Intervista ai Kiethevez



Siamo lieti di ospitare nella nostra sezione interviste BR Jörgen degli svedesi KietheVez: benvenuto! Prima domanda: professionalmente, quale impressione avete dell'Italia? Quali riscontri avete ricevuto dal nostro paese riguardo la vostra musica?

> Grazie, è piacere condividere questa intervista con una webzine italiana! Da bambino ho passato le estati in Italia da alcuni amici dei miei genitori. Un bel ricordo che conservo dell'Italia è che un certo punto, nel primi anni novanta, abbiamo ricevuto una sorta di toplist da qualche, credo piccola, stazione radiofonica italiana, in cui penso che una nostra canzone si era posizionata al numero due. Al numero uno c'era Madonna e al numero tre Michael Jackson, penso. Concorrenza impressionante per quell'eopca. Comunque, in realtà, non credo di avere ottenuto molti feedback in generale dall'Italia.




Vi siete ufficialmente formati nel 1991 ma i vostri primi passi risalgono al lontano 1986, influenzati dalla prima ondata "electro-wave". Durante tutti questi anni quali miglioramenti sono cresciuti nei KtV e quali elementi compositivi avete invece avete abbandonato?

> Beh, io credo di avere le stesse idee su come scrivere canzoni che avevo nel 1986, una ricerca di melodie malinconiche che può riflettere i nostri stati d'animo. Ma, quando si tratta di arrangiamenti e produzione, siamo cresciuti. In particolare, gli arrangiamenti rappresentano la parte in cui siamo maggiormente migliorati come band, penso.



Cosa unisce stilisticamente il debut album "Three Empty Words" del 1994 al più recente "Non-binary" del 2008? In quest'ultima release, a mio giudizio, il vostro sound ha assunto connotati più malinconici e profondi rispetto a un tempo.

> Sì sono d'accordo, "Non-binary" è più malinconico. Comunque penso che ci siano molte similitudini tra i due lavori. Ricordo il modo con cui ho scritto le canzoni per "Three Empty Words" e non credo di averle scritte diversamente da ora. Magari un pò meglio, spero.



Io sono letteralmente innamorato di un brano specifico incluso in "Non-binary, parlo di "Non Compos Mentis". Trovo questa song davvero melodica, catturante, densa di significato ed incredibilmente ben costruita con accordi che incantano al primo ascolto. Diteci come è nata questa canzone e come l'avete sviluppata fino alla sua incisione!

> Interessante che tu menzioni questa canzone. L'ho amata fin dalla versione demo. Ho pensato che in realtà essa possedeva il giusto feeling e nutrivo grandi speranze per la versione finale. Comunque sono rimasto un po 'deluso dalla versione conclusiva. Ho pensato che il brano avesse perso gran parte degli elementi eccitanti presenti sul demo. Quando ancora oggi lo ascolto credo anche che sia una grande canzone. E 'iniziata come al solito, la collaborazione tra me e Per-Henrik, l'ho scritta in una versione demo dove erano presenti alcune chitarre. Penso che sia stato per-Henrik che quando l'ha ascoltata per la prima volta ha detto "questa potrebbe essere una synth-song". Così, Per-Henrik ha riordinato il basso e la batteria, organizzando poi il resto insieme. In "Non-binary" abbiamo pensato che Jesper avrebbe potuto scrivere tutti i testi in modo da permettergli di crearli autonomamente, e così fu. In altri album invece ho scritto io stesso i testi per le mie canzoni.



"Opium" del 1998 è stato nominato all'epoca terzo miglior album al SAMA (Swedish Alternative Music Awards). In quale misura questo importante riconoscimento ha contribuito ad accrescere il prestigio dei KtV all'interno del circuito electro?

> Io non lo so davvero. Naturalmente è molto lusinghiero per noi ottenere premi, ma non so se lla gente in Europa tenga davvero a questo aspetto. Se qualcuno ci ha scoperti in questo modo è comunque una gran cosa.



Artisticamente, come avete trascorso il lasso temporale che separa il vostro ultimo album da questi ultimi mesi del 2011?

> Abbiamo iniziato il lavoro di un nuovo album direttamente dopo l'uscita di "Non-binary". L'album è stato un processo lungo per noi, così abbiamo sentito il bisogno di realizzarne un altro molto più velocemente. L'opera di song-writing per "Non-binary" è iniziata nel 1999, per cui questa volta sentiamo veramente nell'esigenza di essere più celeri. Purtroppo non abbiamo fatto alcuno spettacolo dal vivo con "Non-binary", non abbiamo inserito ciò nelle priorità. E' sempre un gran lavoro concordare un live-comncept tutti insieme.



A vostro parere, come giudicate l'attuale situazione musicale alternativa e, più in particolare, quella riguardante la scena electro europea?

> Devo ammettere di non essere completamente in sintonia con la scena electro europea. Scrivo più musica di quanto non ne ascolti da altri. È un peccato però, sto perdendo probabilmente un sacco di musica da cui ispirarmi.



Parliamo ora del vostro immediato futuro: so che siete in studio per la realizzazione di un nuovo album, vero? A che punto è oggi il vostro prossimo full-lenght? Quanto tempo dovremo ancora attendere prima del suo rilascio ufficiale?

> Credo che abbiamo scritto almeno metà delle canzoni. Ma per la release ci vorrà almeno un anno. Cerchiamo di essere molto più veloci questa volta, ma alcune cose richiedono tempo.



Avete già pensato al suo titolo ed alla label di supporto?

> Nessun suggerimento ancora. Il discorso dell'etichetta è qualcosa che dovremo affrontare in seguito. L'industria musicale sta cambiando velocemente in questi tempi, ciò rende le situazioni completamente diverse di album in album.



Ci saranno differenze sostanziali tra l'eccellente "Non-binary" e la nuova relase?

> All'attuale stato delle cose credo che sarà più elettronico di "Non-binary", un pò un ritorno alle origini.



Tempo o denaro? Quali tra questi due elementi ostacola maggiormente oggi la realizzalizzazione di uno stdio-album per una band?

> Devo dire che in questi giorni è il fattore tempo. Io non credo che oggi nessuno possa criticare le proprie performances per la mancanza di un equipaggiamento costoso, forse vent'anni fa si poteva. Noi facciamo altre cose e non viviamo nemmeno nelle stesse parti del mondo, viviamo in Svezia, Londra e Singapore. Per noi il luogo naturale per incontrarci è Londra, ma in realtà non so ancora dove completeremo la finalizzazione del disco.



Di quali particolari ingredienti necessita un album per risultare interessante e gradevole?

> Oh, vorrei saperlo, allora lo farei ogni volta! Credo che si potrebbe fare qualcosa di molto buono o qualcosa di molto innovativo o ambedue le cose insieme. Si parla spesso di come una band sia in condizioni di "attrito" o di come una canzone non "suoni bene". Devono esistere alcuni punti che devono lavorare contro le armonie, altrimenti le cose non potrebbero essere interessanti.



Durante tutti questi anni, il mio lavoro di osservatore del panorama electro mi ha permesso di vedere nascere moltissimi artisti, alcuni davvero validi ed alcuni decisamente meno. Eppure, tra quelli validi, parecchi di loro si sono estinti dopo uno o due album al massimo. Quali cause determinano sostanzialmente la fine di una band? Da dove traggono invece i Kiethevez le energie e le strategie adatte per rimanere ancora in scena?

> Penso che tutti noi possediamo diversi punti di forza che ci rendono una buona combinazione. E abbiamo anche avuto lunghe pause in modo da non stancarci vicendevolmente. Credo che non abbiamo mai pensato di aver raggiunto il nostro pieno potenziale, c'è sempre l'album perfetto dietro l'angolo.



L'obiettivo finale dei Kiethevez è quello di raggiungere un giorno la fama di "pop-star", oppure per voi suonare è un'espressione spinta esclusivamente dalla passione, senza mirare a traguardi troppo ambiziosi?

> Lo abbiamo fatto per venticinque anni e Kiethevez è una band da venti. Penso che ci siamo resi conto molti anni fa che non saremmo mai diventare ricchi o famosi. Comunque io credo di avere ambizioni molto alte per quanto riguarda la qualità del nostro lavoro, così siamo spinti dalla passione per questo.



Ed ora, oltre i miei rituali ringraziamenti, vi porgo la richiesta di una dedica personale rivolta ai lettori di Vox Empirea.

> Certo! Pensiamo che l'Italia sia un paese meraviglioso e se giungeremo al tour con il nuovo album ci piacerebbe molto suonare da voi, che è qualcosa che non abbiamo ancora fatto.







* (by Maxymox 2011)