intervista agli Handful Of Snowdrops

Una band talentuosa che in passato ha saputo offrire emozioni, un sound unico e la capacità di apparire sempre modesta nonostante il grande apprezzamento dei fans. Vox Empirea ha oggi l'onore di intervistare i canadesi Handful Of Snowdrops quì rappresentati da Jean-Pierre Mercier. Benvenuto nella nostra webzine!

> Ti ringrazio molto per avermi riservato una presentazione così commovente. Sono davvero contento che tu ci abbia ritenuti abbastanza interessanti per i tuoi lettori.

Ad una band come la vostra, con un simile, glorioso passato, vorrei porre moltissime domande, ma proverò a sintetizzare il vostro percorso artistico con le seguenti. Prima tra esse: le origini degli Handful Of Snowdrops risalgono al 1984. Come molte altre bands di quell'epoca, voi siete nati ed evoluti con una strumentazione minimale, poche risorse e con tanti sogni. Cosa ricordi di particolarmente significativo dall'inizio della vostra carriera fino ai nostri giorni?

> Wow! Oggi non so come in realtà possiamo essere considerati 'gloriosi', ma siamo comunque consapevoli di possedere una certa reputazione. Leggendo la tua prima domanda, la cosa principale che mi viene in mente, abbastanza sorprendentemente, è che all'epoca non c'erano molti sogni in noi. Mentirei se dicessi che mi ricordo tutto. In realtà la maggior parte di quel periodo è piuttosto nebuloso. Ciò che resta di esso probabilmente non sono fatti concreti, ma qualcosa di più vicino ad interpretazioni 'fossili' di quegli eventi. Non crediamo di aver avuto alcuna particolare ambizione negli anni della fondazione della band e non sapevamo se quello che ci accingevamo a raggiungere fosse o meno un obiettivo ragionevole, considerando anche la scarsità di mezzi a nostra disposizione all'epoca. Pensavamo solo che fosse interessante comporre suoni che avessero uno specifico senso. Ciò che tuttavia si può dire è che, come molti nostri contemporanei, con la sola eccezione di Michel che eveva già praticato un pò la batteria, non avevamo mai suonato uno strumento prima di allora, nemmeno un xilofono giocattolo o un flauto alla scuola elementare. Ad oggi, io stesso non riesco ancora a scrivere o leggere uno spartito musicale, ed inoltre non riuscirei nemmeno a citarti il nome di un accordo! Ma, a posteriori, l'elemento che ci accomunava era, al di là di qualche ovvia similitudine musicale che avevamo in comune, una quantità di ingenuità di proporzioni insolite. E senza ingenuità non saremmo andati oltre la nostra prima settimana. So che molti artisti fanno affermazioni sull'ingenuità, ma io francamente dubito che avrebbero potuto competere con la profondità abissale della nostra. Da ora in poi farò riferimento a quei primi anni come il nostro periodo di "spontaneità"! Ma più seriamente e concretamente, essa ci ha preservati dalla malignità dell'auto-coscienza.

Jean-Pierre, in base alla tua opinione, analizzando tutto il vostro percorso ed i vostri iniziali progetti, cosa si è concretamente avverato e cosa invece è rimasto incompiuto?

> Quando abbiamo incominciato nel 1993 ti avrei dato una risposta completamente diversa: te ne avrei data certamente un'altra altrettanto differente dieci anni fa ed un'altra ancora due mesi fa. In prima istanza avevamo deciso di considerare solo le canzoni sulle quali stavamo già lavorando, così, per un nostro esclusivo divertimento, interpretando anche ciò come un ulteriore passo avanti. Mi sarebbe difficile ora dire cosa realmente si sia avverato. Come ho anticipato, non avevamo un piano d'azione su vasta scala per iniziare. Proveniamo dai bassifondi, per cui non ci aspettavamo molto dalla vita. Avevamo solo pensato che fosse stupido per dei giovani residenti in mezzo al nulla e dalla parte sbagliata dell'Atlantico, supporre di peter ottenere alcun tipo di riconoscimento. Ricordate, tutto ciò prima dell'Era di Internet! Eravamo completamente isolati, non solo geograficamente, ma anche culturalmente. Quindi sarebbe ironico fingere che una cosa mai data per concretizzabile si sia effettivamente materializzata. Così, tenendo conto di questo, affermerei che abbiamo lasciato tutto incompiuto. A volte mi chiedo cos'altro sarebbe potuto accadere. Rimane sempre la tentazione di estrapolare cosa sarebbe stato di noi se le circostanze ci avessero concesso la possibilità di andare avanti. Ritengo ora che ripensare a ciò sia uno spreco assoluto di tempo prezioso. Certamente io non credo di aver raggiunto alcun tipo di vertice. Lungi dall'asserire ciò, stavamo ancora imparando a suonare i nostri strumenti scrivendo le nostre canzoni quando il tappeto ci è stato tirato via da sotto i piedi. Quindi, se dovessi fare una scelta, non essendo stato in grado di raggiungere il completamento del progetto, questa storia è al numero uno sulla mia lista delle delusioni. A parte ciò, mi piacerebbe dirti che avremmo potuto girare il mondo, ma mentirei. Non mi è mai piaciuto suonare on stage. Ho sempre considerato quella lì, in piedi, di fronte a sconosciuti che ti fissano, un'esperienza stressante e sgradevole. Amo comporre, scrivere, ma suonare era, e lo è ancora, molto più impegnativo per me. Una volta scritto, arrangiato e registrato un pezzo, tutto è stato detto, non c'è più null'altro da aggiungere, il mio messaggio è là fuori. Ai tempi della scuola avrei preferito che avessero detto a mia madre di venirmi a prendere per un'indisposizione piuttosto che esibirmi in qualsiasi tipo di presentazione davanti alla classe. Al college avrei fatto cadere automaticamente ogni classe che mi abbia chiesto di attraversarla tutta da un punto all'altro. Mi hanno messo in una situazione tale che ho dovuto insegnare per un anno intero e l'esperienza mi ha svuotato di ogni vitalità. In queste situazioni, di solito, ricorro all'umorismo, ma dopo un anno non c'è proprio più nulla da poter prendere in giro! Non sono un tipo estroverso o dimostrativo. Non sono un intrattenitore. Ciò riguarda solo me, tuttavia non è la medesima cosa per Michel, ad esempio. Sono una persona angosciata e ansiosa, molto insicura, sempre nello sforzo di cercare di indovinare sè stessa, mentre mio fratello, d'altra parte, potrebbe lasciare il suo lavoro domani stesso e camminare per la sua strada in tutto il mondo senza pensarci due volte e ridere di ogni possibile ostacolo che incontrerebbe. So che per lui la mia mancanza di motivazione per uscire dalla nostra gabbia è stata un'esperienza molto frustrante. Ma hey, dimmi cos'è un fratello se non colui che ti rende la vita insopportabile? Non sto dicendo che non riusciremo a suonare nuovamente dal vivo, ma semmai lo faremo i pianeti dovranno essere allineati in modo tale che io non riesca proprio a vedere cosa accada. Ma è difficile parlare di 'lavoro incompiuto' quando siamo proprio ora nel bel mezzo del finale, ovvero nella fase di conclusione di ciò che non abbiamo a suo tempo finalizzato.

"Melodramatic, Alternative-Electro, Progessive, Moody Synth-Rock", è la combinazione di generi che caratterizzano la vostra musica, intesa però come definizione tecnica. Potresti spiegarci con parole tue la vera essenza ed i significati del suono degli Handful Of Snowdrops?

> Se il tuo obiettivo era quello di inchiodarmi al muro, la missione è compiuta. E' difficile. Le parole che hai scelto sono abbastanza simili a quelle che avrei dovuto usare io per me stesso, e mentre rifletto sulla tua domanda dico che c'è più di un motivo per cui spesso si ricorre a tali fastidiose e restrittive etichette, uno tra i quali è che una più viscerale descrizione implicherebbe l'uso di immagini e concetti che, più spesso che mai, posseggono forme e significati completamente diversi da una cultura all'altra. Ad esempio, mentre faccio del mio meglio per rispondere alla tua domanda, sono diviso tra i concetti culturali della mia lingua madre, che è francese, e l'immaginario inglese che non mi viene più naturale. Questo è uno dei motivi per cui la maggior parte della gente quì non capisce il linguaggio. Non si tratta di parole, ma di idee, di trasporto, immagini, concetti che definiscono la nostra cultura. L'inglese, non essendo la mia prima lingua, posso solo approssimarla nella migliore delle ipotesi. E ora che penso a tutti i lettori italiani che dovranno dare un senso delle mie elucubrazioni, pernso che sia anche peggio! Tenterò di spiegarmi meglio con questo: la nostra musica è un bambino, abbandonato e lasciato a morire per le strade deserte di una desolante città di provincia in una notte di Novembre eccezionalmente fredda. Che ne dici? Ma ancora non si riesce ad intravedere le sfumature e le sottigliezze di questo esempio. Bisogna immaginare che questo povero bambino abbia internamente molte di emozioni contrastanti e bollenti. Non chiamerei tutto ciò "buio", nè tantomeno "luce". Temo invece che sia "grigio". C'è qualcosa di più terribile del grigio? Sia il bianco che il nero sono toni di passione, mentre il grigio non ispira nient'altro che la morte.

E' stata la tenacità l'unico elemento che vi ha concesso di sopravvivere musicalmente fino ad oggi, oppure esistono altre ragioni per le quali è avvenuto ciò?

> Tecnicamente ed artisticamente parlando, in quegli anni non potevamo sopravvivere. Si potrebbe addirittura sostenere che sia stata la nostra mancanza di tenacia a farci staccare la spina, vent'anni fa. Siamo appena ritornati a vivere e questo è già di per sè un miracolo! La band, naturalmente, non è sopravvissuta, ma noi stessi in quanto a individui sì. Durante tutto questo tempo non abbiamo mai smesso di creare musica, infatti ne ho fatta molta negli anni '90 con un progetto che ho chiamato semplicemente Spaceful Of Astronauts. L'anno scorso ho realizzato un album intitolato "Rêvé, Puis Sculpté Des Restes D'Une Étoile" dietro il nome Prochain Épisode: questa musica è disponibile attraverso la nostra label NanoGénésie® nella pagina di Bandcamp. Datele un'occhiata! Michel, di canto suo, ha formato nel 2010 una band chiamata 21g creando un EP di quattro tracce che dovrebbe essere ancora disponibile su iTunes, e se così non fosse sono certo che lui ne possiede ancora qualche copia, basta chiedere! Ora, io non so se il comportamento ossessivo-compulsivo possa essere considerato una passione, ma senz'altro contribuisce attivamente ad essa. Sono certamente un tenace, anche se non sono più certo se oggigiorno ciò costituisca un vantaggio. La musica è come un virus che si integra al mio DNA nel corso del tempo, al punto che non esiste più il mio DNA fine a sè stesso. Non ho alcun controllo sul mio desiderio di scrivere musica, soprattutto perché ciò non è solo un desiderio ma una necessità. E' ormai una parte del mio codice genetico e farà di tutto per sopravvivere, proprio come abbiamo bisogno di mangiare oppure siamo costretti a rirodurci. Vado a dormire con una melodia in testa e l'indomani mattina quando mi sveglio la stessa melodia è ancora lì. Ed è sempre stato così negli ultimi trent'anni.

"Land Of The Damned" e "Dans L'Oeil De La Tempête" sono stati i primi due albums attraverso i quali gli Handful Of Snowdrops hanno dimostrato la loro capacità di creare atmosfere di rara bellezza e suoni immancabilmente catturanti, tutto ciò attraverso un sapiente uso delle chitarre, basso, drum, programming e keyboard: quali erano le bands che maggiormente ispiravano la vostra musica in quegli anni?

> Buon Dio! Vorrei far notare a tutti che non ti ho pagato per dire questo! Ancora una volta, sei troppo gentile. Fortunatamente sono troppo vecchio per credere a tutto. Da dove incominciare? Michel è più grande di me di due anni, ma siamo cresciuti con la stessa musica che a sua volta è stata alimentata da nostro fratello maggiore. Anche se sono nato negli anni '60, la musica per me è diventata significativa solo negli anni '70. Siamo stati forti ammiratori del rock progressivo, del kraut-rock e dei grandi, iniziali pionieri elettronici della "Berlin School". E quando dico "forti", non intendo quindi nulla che abbia a che fare con un concetto di "leggerezza": ne siamo stati realmente sommersi. Ogni singolo centesimo che avevamo in tasca era strettamente investito in un disco e solo in dischi. Avremmo potuto dare tutto ciò che avevamo per acquistare un LP d'importazione, magari solo per l'irresistibilità della sua copertina; naturalmente siamo stati spesso delusi ed avremmo voluto vendere quel disco il giorno successivo a metà prezzo per poi ripetere fiduciosi il medesimo ciclo la settimana dopo, con un grande sorriso sui nostri volti. Non posso elencare ora tutte le maggiori influenze provenienti da quel periodo. Ricordo che ascoltavamo Robert Fripp, Steve Hillage, Mike Oldfield, Michael Rother, David Gilmour, Edgar Froese, Steve Hackett e Bill Nelson, artisti i quali hanno ispirato le nostre prime arie di chitarra. Ma poi arrivò il punk rock! E così, come per ogni cosa "nuova" e per far parte della massa, si doveva credere per forza che le vicende del passato fossero uno schifo assoluto. Per fortuna non abbiamo mai avuto la preoccupiazione di essere "in" : eravamo molto energici, uniti e, soprattutto, portatori di un messaggio forte e chiaro. Chiunque può farlo. I nostri significati erano in completa opposizione a quelli del prog, del kraut e della musica elettronica. Dovevi essere tecnicamente un mago del programming per suonare in un certo modo e noi potevamo solo sognare di permetterci abbastanza denaro per poter comprare materiale a sufficienza e fare quello che i tedeschi stavano facendo, per cui il loro messaggio era già abbastanza chiaro. Sono stato un grande fan dei Buzzcocks fin dall'inizio. Nessun altro poteva suonare con quell'eccentricità e quelle variazioni di accordi che solo Pete Shelley stava mostrando. Erano così forti, così potenti. Non erano "indumenti" o "atteggiamento", erano musica. Ma perché sto usando il passato se essi ci sono ancora? Per avvertire le influenze dei Buzzcocks nel nostro stile si dovrebbe andare al loro ultimo capitolo "A Different Kind Of Tension" e a diverse loro B-sides tra le più avventurose e piene di tensione, nonchè ai loro quattro singoli successivi e finali. Inoltre, c'era tutto quello che era uscito posteriormente o contemporaneamente a questi, mi riferisco ad alcuni capolavori di perfezione come "Secondhand Daylight" dei Magazine e "Rage In Eden" degli ultravox, prodotti da un pionieristico Conny Plank. "Closer" dei Joy Division, ""Power, Corruption And Lies" dei New Order - se qualcuno non è mai stato un grande fan di Adrian Borland quanto me ha bisogno di immediate cure mediche - ed ancora, "From The Lions Mouth" dei The Sound e "Random Hold" degli Avalanche, "Anywhere" dei New Musik, "Architecture And Morality" degli O.M.D. , "Immunity" di Rupert Hine, "Feeding The Flame" dei Sad Lovers And Giants e "Metamatic" di John Foxx. Oltre alla musica di questi artisti, il nostro suono contiene, in dettagli meno evidenti, sfumature in stile Yellow Magic Orchestra, oppure della media-Era dei Simple Minds, alla Modern Eon, MOEV, ma anche attigue agli And Also The Trees, ai Wire di Colin Newman, ai Lowlife e Marquis de Sade, includendo circa un migliaio di altre bands che ho dannatamente dimenticato. Vi prego di comprendere che potrei enumerare decine, se non centinaia di altre magnifiche bands che personalmente amo, ma non credo che esse abbiano fornito alcun contributo significativo alla musica Handful Of Snowdrops. Eppure, in fondo, chi può dirlo? Se volete saperne di più, dovreste venire quì e offrirmi un paio di drinks.

"Mort En Direct" del 1993 fu l'album finale che siglò la dissoluzione della band. Cosa accadde esattamente?

> Abbiamo preso la decisione di porre fine al progetto Handful Of Snowdrops prima di comporre "Mort En Direct". E' stato come una sorta di passaggio, non potevamo più andare avanti. Ero tuttavia ancora molto motivato dal mio desiderio di scrivere nuovi brani, ancor più che in precedenza, ma ero completamente disilluso e non ero più rivestito di sufficiente energia per lottare affinchè la nostra musica fosse ascoltata. Nemmeno una volta, nella nostra breve carriera, abbiamo avuto l'impressione che coloro i quali avrebbero dovuto aiutarci ad ottenere qualcosa avessero dimostrato apprezzamento verso ciò che stavamo facendo. Non ho potuto fare altro con tutti quei costanti alti e bassi, critiche negative ed il desiderio costante di gestione del marketing, delle immagini, dei discorsi. Niente di tutto questo era di alcun interesse o rilevanza per me. Così, quando il nostro ultimo demo fu respinto e gentilmente rispedito indietro, quel poco che avevamo costruito era già crollato. La nostra stessa label "C'est La Mort" ci ha innervosito per aver fatto tardare la distribuzione di "Dans L'Oeil De La Tempête", inoltre, cosa che non avevamo mai saputo prima di quel momento, la Rough Trade, il distributore, aveva cessato l'attività. Non stavamo andando da nessuna parte ed eravamo così ingenui da non sapere nemmeno dove andare in seguito. Ora, io amo la musica e mi sarei ucciso per lavorare ad essa, ma era tutto il resto che allora come oggi mi sta uccidendo. E intendo letteralmente. Il business, il baciare il fondoschiena, l'ipocrisia, la gelosia: niente di tutto questo vale la pena di essere affrontato. Ti fa sentire internamente triste. Se sei un superficiale, narcisista o un coglione, puoi andare avanti: questo business è fatto su misura per te! Poi a Michel venne in mente la pazza idea di registrare i nostri concerti finali autoproducendoci: lo scopo era di dare alle persone la possibilità di ascoltare una parte del materiale che non avevamo mai avuto la possibilità di registrare prima. Una volta che l'album era in fase di ultimazione, tutto ad un tratto, abbiamo percepito un rinnovato interesse, ci hanno così offerto l'opportunità di rilasciarlo. Ma l'esperienza è stata solo frustrante, come le nostre prime due uscite. Abbiamo pubblicato tre albums che sono stati venduti in un numero tale di copie che oggi apparirebbero irrealisticamente oltre la portata di qualsiasi band di simile, limitata notorietà come era la nostra. E non un centesimo tuttavia è tornato nelle nostre tasche. Nemmeno uno. Mai. E non avevamo a che fare con i 'grandi lupi cattivi' delle major, no, stavamo trattando rigorosamente con il settore indie. L'artista è sempre alla base della catena alimentare, sempre. Ogni singola persona attiva in quell'ambito riceve il suo stipendio in base al lavoro degli artisti, venendo pagato per quello che lui o lei fa. Purtroppo tutto ciò accade nella totale indifferenza del pubblico, ma lo stesso non si può dire per gli artisti stessi.

Quali motivazioni vi hanno convinti a ritornare sulla scena?

> Non abbiamo avuto bisogno di nessuna specifica convinzione. Prima di decidere su questo aspetto sentivamo che non c'era nessun motivo per farlo e non credo nemmeno che ci sia stato nessun particolare desiderio di compiere il passo del ritorno. Nulla era davvero cambiato sul piano del business, a parte il fatto scontato che il nostro duro lavoro elargito gratuitamente doveva rappresentare una rivoluzione sociale o una svolta democratica destinata a liberarci rompendo le catene che ci tenevano prigionieri della grande oligarchia delle labels! Ci anche hanno detto che ora una grande democrazia, che è il mondo di internet, renderà l'ego di ogni artista pieno di così tanto orgoglio e amore da farci completamente dimenticare il fatto che non possiamo pagare l'affitto di casa o mettere il cibo sulle nostre tavole. Se questo schifo puzza anche a voi, vi posso assicurare che non è una coincidenza. Quindi non abbiamo avuto ragioni per tornare ma solo motivi per stare lontani. Non c'è ancora alcuna ragione, ma ci sono nuove circostanze che spiegherò meglio successivamente.

Dalla "Morte" alla "Resurrezione". Emergendo dalle ceneri del passato siete nuovamente sulla scena. Jean-Pierre, puoi illustrarci meglio e nei dettagli la genesi e gli sviluppi di questa coraggiosa scelta?

> L'anno scorso, dopo aver finalmente completato e pubblicato l'album di Prochain Épisode, pensavo di aver detto tutto, almeno per un pò. Ma un paio di anni fa, quando Michel lasciò i 21g, ha continuato comunque a scrivere nuove canzoni. In seguito mi ha chiesto se mi sarebbe interessato contribuire a quel progetto, solo per vedere come sarebbero andate le cose. E non a caso, quel sound assomigliava ad alcuni nuovi brani degli Handful Of Snowdrops: ho accettato, divertendomi nuovamente. Alcuni frangenti di quell'esperienza sono stati davvero interessanti, così un giorno Michel mi disse che sarebbe stato divertente comporre e rilasciare un nuovo album degli Handful Of Snowdrops. Immediatamente tutte le luci si spensero, tutto il divertimento svanì per lasciare posto solo al panico e all'angoscia. E' stato come tornare indietro nel tempo strisciando sul fondo per intere settimane. Ma nel corso di un paio di mesi l'argomento è tornato sul tavolo ed abbiamo iniziato a cercare soluzioni per tenere la maggior parte della pressione e dello stress fuori dal processo. In primo luogo, il tempo è troppo prezioso per essere sprecato alla ricerca di labels, trattando con la loro politica ed i loro ritmi: volevamo fare tutto da soli. Poi, per la prima volta, non avrei dovuto comporre interamente tutta la musica. Ciò mi è stato di enorme sollievo e mi ha condotto fuori dalla mia ormai leggendaria inquietudine. Il processo di scrittura è stato ancora una volta piacevole ed emozionante, proprio come stessi arrangiando alcune canzoni non mie. E' stato divertente come i primi giorni, ma ancora più dal momento in cui non avevamo ancora disprezzato ciò che stavamo realizzando! Ultimamente abbiamo visto molte bands ricorrere a campagne di crowdfunding per pubblicare la loro musica, così abbiamo pensato 'perchè non anche gli Handful Of Snowdrops?'. Queste campagne richiedono una una quantità enorme di lavoro, ma dal momento in cui la musica era già stata già scritta e ci siamo divertiti molto nel comporla, sapevamo di non aver nulla da perdere. Abbiamo pensato di uscire e chiedere alla gente là fuori se fosse interessata ad ascoltare le nostre creazioni. Ma su Internet è un'altra cosa: in quella dimensione non si comunica con il pubblico faccia a faccia. Se ora chiedessimo alle persone se vogliono un nostro nuovo album, la risposta sarà certamente un unanime coro di "sì" altamente motivati. Fino, naturalmente, al giorno in cui in realtà dovranno acquistarlo. Immagino alcuni di coloro i quali direbbero quel sì, sperare invece di poterlo scaricare illegalmente da qualche sito, come del resto fanno di solito. Tuttavia, siamo andati avanti con il lavoro, pensando unicamente a raggiungere il nostro obiettivo del rilascio, se le circostanze ce lo permetteranno. Eravamo comunque abbastanza convinti che tutto ciò non avrebbe funzionato, anche se il numero di contribuenti ha appena superato il centinaio: sono stati incredibilmente generosi, togliendoci un enorme peso dalle spalle. Quindi colgo l'occasione per ringraziarli tutti ancora una volta. Noi non potremo mai ringraziarli abbastanza per questo. Così, con il loro prezioso aiuto, siamo quì, pinificando l'uscita di un nuovo album degli Handful Of Snowdrops. Lo trovo irreale.

Molto tempo è passato dalla vostra ultima performance discografica e la musica, concettualmente, ha subìto un profondo processo di mutazione, spesso radicale. Come riuscirete ad adattare il vostro sound alle attuali esigenze d'ascolto?

> Non la addatteremo. O meglio, non lo faremo, visto che ciò è già stato fatto. Non c'era motivo di reinventare noi stessi senza cambiare nome. Abbiamo consapevolmente preso la decisione di generare un disco degli Handful Of Snowdrops che rispondesse agli odierni canoni d'ascolto, conservando nel contempo le medesime radici dalle prime canzoni che abbiamo scritto. Abbiamo ideato questo album come se fosse il primo. I suoi brani provengono dallo stesso identico luogo insito nei nostri cuori e nella nostra immaginazione. Non desideravamo "modernizzarci" o "aggiornarci": come ho detto, abbiamo fatto tutto questo per compiacere a nessun'altro che noi stessi. Se concordate con questa opinione siete i benvenuti a bordo. Altrimenti sappiate che ci sono molte altre navi in mare. Non ci sono state agenzie di marketing coinvolte nel processo. No grazie. Avremmo potuto affidare tutto al senso degli affari, ma sapete già come la penso a riguardo: l'intero concetto di "rilevanza" è arbitrario. Tutti quei "Sono ancora attuale?", oppure "Saremo ancora rilevanti dopo dieci anni?...identicamente, è come discutere se l'ultima tendenza di abbigliamento alla moda sarà ancora rilevante l'anno venturo. Sai bene che non sarà così, perché la sua "rilevanza" non è mai stata altro che un'idea soggettiva forzata nel nostro cervello dai cosiddetti media specializzati. Non si può evitare l'inevitabile, alcuni ameranno la nostra musica, alcuni la odiernno, ed al resto non importerà nulla di essa. Ed ogni ragione che adopereranno per giustificare le loro opinioni sarà puramente soggettiva, come è sempre stato e sempre sarà.

Puoi parlarci ampiamente del nuovo, atteso album che state realizzando intitolato "III"? A vostro giudizio, quando riuscirete a pubblicarlo?

> Quello che posso dirvi è che conterrà nove nuove tracce di materiale scritto sia da Michel che da me. Ho detto prima che tutte le canzoni sono state già scritte, ma ora posso aggiungere che anche la musica è stata registrata, mentre l'unico settore ancora incompleto è quello dei vocals. Per quanto invece concerne il titolo dell'album, abbiamo valutato un paio di idee, ma poi ci siamo semplicemente accontentati di "III". Penso che esso rifletta appieno la situazione attuale. Infatti dà quel senso di continuità che nessuna delle altre idee progettate avrebbe raggiunto. Cos'altro? La cover-art sarà invece affidata ad un dipinto creato da un amico e pittore di nome Daniel Ouellet, il quale aveva già intitolato l'opera "Handful Of Snowdrops", un dipinto generosamente donato alla nostra campagna di crowdfunding. Nulla sarà scritto sulla copertina, nessun nome della band, nè titolo o loghi. Niente. Tutto quello che c'è da sapere sarà incluso all'interno della confezione. Il nostro piano era quello di rilasciarlo alla fine di Ottobre, ma devo ammettere che, soppesando il tempo che passa e quanto ci resta da fare, questa previsione sta incominciando a sembrarci un pò irrealistica. C'è sempre qualcosa che farà del suo meglio per rallentare i lavori, come l'accidentale eliminazione delle tracce vocali solo per aver dimenticato di eseguire correttamente il backup, oppure il computer in crash per giorni senza alcun motivo apparente, una scapola rotta ed un comune raffreddore come quello che ho adesso. Possiamo solo essere sicuri di un fatto, cioè che ci sarà sempre qualcosa di avverso che perdurerà fino al completamento di tutte le tracce. Nonostante tutto ciò, l'album vedrà la luce entro il 2014. Vorrei anche cogliere l'occasione per spiegare perché l'album non uscirà su vinile. Sembra infatti che ci sia una grande richiesta di questo formato, almeno questo è ciò che ci viene detto. Abbiamo comunque preso in considerazione questa possibilità, ma valutando la lunghezza dei nostri brani sarebbe servito un doppio album, ed doppi albums non solo sono molto costosi da produrre, ma sono anche più costosi da spedire. Siamo quindi rapidamente giunti alla conclusione che ciò era irragionevolmente rischioso. Potremmo discutere per ore sul pro e contro dei diversi mezzi che supportano il suono, ma alla fine ho scelto di valorizzare esclusivamente il significato artistico della mia musica, non il supporto su cui è proposta. Ma questa è solo una mia opinione, non ho molto del feticista. Tuttavia, se le vendite oltrepasseranno un certo numero di copie, prometto di riconsiderare l'idea!

Degli originari Handful Of Snowdrops restate quindi solamente tu e tuo fratello Michel: tecnicamente parlando, come riuscite a finalizzare il vostro tipico sound senza la collaborazione di altri musicisti? Quali sono rispettivamente i vostri ruoli all'interno della line-up?

> Ciò mi fa pensare che dai tempi dei nostri esordi abbiamo fatto molta strada, tecnologicamente parlando. In quegli anni il formato MIDI era appena stato inventato, ma non potevamo certo permetterci un sequencer MIDI. Ricordo che affittammo un modello Q7 Yamaha per registrare uno dei nostri primi demos. E oggi quasi nessuno sa cosa sia il MIDI! In quel tempo scritto male intere canzoni solo perchè non avevo altra scelta: lo facevo per imparare a suonare ogni strumento, chitarra, basso, tastiere e persino la batteria! Il training mi ha dato una migliore comprensione dei loro ruoli ed il modo di interagire con essi. Ma la tecnologia rende molto meno complicato lo spingerci ulteriormente avanti con le nostre idee. Per quanto riguarda i contributi di Michel, sono interessanti, infatti ora egli sarebbe in grado di eseguire una demo completamente da sè, aggiungendo quà e là un pò di basso e chitarre per poi inviarìmelo. Anzi, in realtà mi ha già inviato un bel pò di materiale, ed è per questo che abbiamo deciso di rilasciare un EP con quattro tracce aggiuntive. Anche se l'album è costituito di soli nove brani, la maggior parte di essi sono piuttosto lunghi, con due tracce estese oltre i sette minuti. Non volevamo aggiungere altre tracce nella release. Personalmente non amo gli albums troppo lunghi. Preferisco di gran lunga lasciare che sia l'ascoltatore a desiderare qualche brano in più. Michel mi ha fatto decidere quali songs mi piacevano e quali no. Ho fatto lo stesso a mia volta, mandandologli le mie songs riguardo le quali lui mi avrebbe dato il suo verdetto. Una volta deciso quali canzoni avremmo composto, dovevo solo organizzare e finalizzare l'insieme. Oh, e poi c'erano i testi, ma questa volta essi sono stati scritti più facilmente del solito. Ho avuto molto da raccontare. Ci siamo successivamente autogestiti, dagli strumenti alla produzione. Solo il mastering sarà finalizzato esternamente.

Avete provato a proporre la rifondazione dei nuovi Handful Of Snowdrops anche ad altri ex componenti della band?

> No, non lo abbiamo fatto. Dal momento che non avevamo intenzione di iniziare a suonare di nuovo, in realtà non abbiamo bisogno di una band. E nemmeno il lato creativo degli Handful Of Snowdrops è quello di una band. Essi erano nostri amici che ci hanno aiutati a diversi livelli, tra cui suonare le canzoni dal vivo. Le bands in effetti sono complicate. E' politica, diplomazia e programmi impossibili da ottenere in sincronia. Le bands sono solo incubi con nomi freddi. Ma Michel Plamondon, reclutato per suonare le tastiere negli Handful Of Snowdrops, remixerà il brano "Better Later Than Never", cover di un brano appartenente a Colin Newman che includeremo unitamente ad altre due nuove songs nel futuro EP intitolato "+". Purtroppo per i lettori, l'EP è stato utilizzato come incentivo ed era disponibile esclusivamente durante la campagna di raccolta fondi per l'album.

Ascoltando i teasers relativi al nuovo album, percepisco un cospicuo utilizzo di basi elettroniche. E' esatto Jean-Pierre?

> Li ho riascoltati entrambi con questa specifica prospettiva in mente, ed anche se posso desumere le motivazioni che ti hanno fatto affermare ciò, ti posso assicurare che le strutture elettroniche sono altrettanto presenti ed importanti come lo erano nei nostri album precedenti. Le nostre canzoni possiedono spesso peculiarità sorprendenti che le rendono intuibili fin dalle loro prime battute. Ci dovrebbe essere un final-teaser entro un paio di settimane, quindi vedremo se la tua impressione conserverà ancora le medesime caratteristiche. La mia ipotesi è che il nuovo album non vi dirà molto di più rispetto ai precedenti.

Secondo le vostre previsioni, cosa penseranno i vostri vecchi fans riguardo musica che proporrete loro oggi? Cosa avete conservato dei fondamenti sonori della band e cosa avete invece modificato?

> Onestamente non ne abbiamo la più pallida idea. Quello che posso prevedere è che alcuni ameranno la nostra musica ed altri no. Le percezioni delle persone sono spesso enigmatiche. Non so dirti quante volte ho sentito commenti tipo "c'erano molte più chitarre prima", quando in realtà è l'opposto, e viceversa. Credo che la gente veda e senta esattamente ciò che vuole quando si tratta di musica. Ciò che posso dire è che abbiamo conservato intatti tutti i fondamenti degli Handful Of Snowdrops, tralasciando solo la nostra frustrante incapacità di fare del nostro meglio improvvisando. Nulla è cambiato. Non c'è modo per noi di tornare indietro a quando non sapevamo quello che stavamo facendo o a quando cercavamo di scoprire perché non si poteva fare di meglio. Così, ora il nostro songwriting è infinitamente migliore di quanto lo fosse allora, e così è la nostra capacità di suonare gli strumenti. Tuttavia, alcuni utilizzeranno ciò sia contro che a nostro favore. Si sentiranno e si leggeranno cose come "Sono molto maturati", tanto quanto vedremo linevitabilmente "Hanno perso la loro integrità, la loro ingenuità". Tutto è così prevedibile che in realtà è quasi divertente. Non puoi essere preso sul serio in una qualsiasi discussione di musica pop se ammetti apertamente che ti piace una band al suo primo album. E' cattiva etichetta!

"III" è concepito esclusivamente per nostalgici fans oppure in esso esistono abbastanza potenzialità per interessare anche la nuova generazione di ascoltatori?

> Non sono un tipo nostalgico. Lascerò questo giudizio agli ascoltatori. Fin dall'inizio non abbiamo avuto alcuna intenzione di reinventare gli Handful Of Snowdrops, ma bensì di impostare il nostro progetto nel miglior modo possibile. Non potevamo fare altrimenti. E anche se ci fosse stata la possibilità, non cambierei una virgola di quanto realizzato. Ho fatto diverse allusioni circa la nostra convinzione di non voler pregare per ottenere visibilità, ma quì stiamo cadendo nuovamente nel ciclo di "rilevanza". Ci sarà sicuramente da ammettere che abbiamo fatto uno sforzo cosciente per non confondere la nostra fan-base. E non abbiamo affatto utilizzato il nome Handful Of Snowdrops solo per recuperare qualche vecchio ammiratore. Se avessimo voluto farlo, avremmo semplicemente optato per un nome differente. Ciò che so è che, finora, le persone sembrano interessate, o per lo meno curiose.

So che desiderate annunciare il vostro ritorno al più ampio numero di persone possibile: il supporto e l'entusiasmo dei fans è estremamente importante per una band. Quì avete la possibilità di raggiungere un importante range di lettori: dite loro ciò che va detto.

> Non si può discutere su questo fatto. L'entusiasmo dei nostri fans è ciò che ha reso possibile questo album. Ma per la stragrande maggioranza di voi, amanti della musica, voi che potreste non aver mai avuto la possibilità di conoscere qualsiasi nota della nostra musica prima d'ora, suggerisco di compiere qualche sforzo ascoltando le nostre prime realizzazioni. Ciò dovrebbe fornirvi un'idea abbastanza chiara riguardo a quello che gli Handful Of Snowdrops stanno cercando di fare. Se tuttavia non siete ancora convinti, date al nostro prossimo album una possibilità. Forse troverete in esso quella maturità che si suppone mancasse prima d'oggi. Datececi questa opportunità, è tutto ciò che chiediamo. Più che mai, piccoli e sconosciuti artisti come noi dipendono proprio da persone altrettanto appassionate di musica, proprio come noi siamo. Credo che ognuno abbia bisogno dell'altro. Bisogna sostenere l'artista che si ama. Se suona come una preghiera, è perché io mi sento tale. Quì non stiamo chiedendo la carità quì. No. Se non vi piace ciò che facciamo, sappiate che ci sono moltissime altre bands intorno che hanno un grande bisogno del vostro supporto. Quindi siate curiosi, alla fine sarà come premiare sia gli artisti che gli ascoltatori. Non lasciate le cose in mano alle 'industrie del settore'. Servizi di streaming, sistemi aziendali ed altri simili, sono motivati solamente dalla cupidigia. Essi stanno commettendo un omicidio di primo grado sugli autori, in ogni singolo istante di ogni giorno. Tu sei l'unica possibilità che noi abbiamo. E quando dico "noi", non intendo gli Handful Of Snowdrops, ma quell'intera comunità di artisti indipendenti affamati e disperati che c'è là fuori.

Da Vox Empirea un saluto ed un sincero augurio di successo ai grandi Handful Of Snowdrops, un progetto che ritorna dall'oblìo per conquistarvi nuovamente con lo stile inconfondibile ed ineguagliabile di sempre: gioite!

> Ancora una volta sei generoso. Ma mi auguro che un gran numero di persone possano godere del nostri sforzi. E ti ringrazio ancora una volta per averci dato una tale e bella possibilità di raggiungere altre persone altrettanto appassionate di musica come siamo io e mio fratello. Ovviamente, non possiamo promettere che l'album vi piaccia, ma possiamo promettere che ciò che ascolterete è il risultato del lavoro incredibilmente duro di due fratelli dal sangue caldo e vivace, scrittori, compositori e amanti della musica. Dal Polo Nord vi ringrazio: ora siete liberi di andare ed ascoltare.