Intervista Corazzata Valdemone


Questa nuova interview-page di Vox Empirea è dedicata al progetto solistico chiamato Corazzata Valdemone: sono lieto di presentarti ai lettori!


> Ciao Max, grazie mille per il supporto e per la visibilità che offri al mio progetto, è sempre un piacere!


Per incominciare voglio chiederti qual'è l'origine ed il significato del tuo nome d'arte, "Corazzata Valdemone". Inoltre, quale rapporto diretto collega il suono che tu stesso definisci "Totalitarian-industrial" all'appellativo del tuo progetto? E non in ultimo, quale messaggio intrinseco affidi alla musica che componi?


> Il nome del progetto nasce dall'esigenza di far convivere le sue diverse anime, difatti ho cercato di unire il senso di maestosità del termine Corazzata, l'amore per la mia terra d'appartenza (Valdemone è l'antico nome della zona in cui vivo) ed il mistero che nasce dall'unione delle due parole. Si dice che il termine Valdemone sia di origine greca e fosse usato durante l'invasione araba in Sicilia per indicare gli abitanti che non desistevano nella lotta e che non abbandonavano la loro fede. Il rapporto che lega questo nome alla mia musica è derivato dall'importanza che questi termini hanno nel mio background umano: invincibilità, fede, lotta ed orgoglio sono temi a me molto cari. Riguardo l'ultima parte della tua domanda, posso dire che la Corazzata Valdemone porta in sè un unico messaggio inequivocabile: nella vita esistono solamente bianco o nero, maschi o femmine, destra o sinistra, onore o viltà e via dicendo, non ci sono sfumature o mezze misure, prendere o lasciare!


La tua biografia artistica è molto vasta, costellata da variazioni stilistiche provenienti dalle originarie tendenze neofolkish trasformate poi nel tuo attuale sound, ma anche da un cammino discografico dapprima ostico, scomodo per contenuti ed in seguito gradualmente assimilato da pubblico e stampa specializzata. Ne vuoi parlare?


> Come in molti sapranno, il mio esordio artistico avvenne nel 2003 con i Kannonau, ai quali affiancai sin da subito la Corazzata Valdemone, dove amo affrontare suoni e tematiche molto differenti rispetto ai temi drammatici del progetto originario. Nel 2008 l'esperienza con i Kannonau purtroppo si concluse, così pian, piano cercai di riversare parte di quelle influenze nelle songs della Corazzata che finalmente posso ritenere complete da un punto di vista emotivo. Se difatti le prime composizioni della Corazzata erano incentrate prevalentemente sull'impatto, da qualche tempo a questa parte ho spostato l'attenzione su parti più riflessive fino a giungere negli ultimi tempi a delle composizioni interamente acustiche che rappresentano la parte più spirituale del mio ego artistico. Riguardo ai contenuti delle mie composizioni posso dire che sono rimasti esattamente gli stessi degli esordi, semplicemente la gente ha iniziato a comprendere lo spirito con cui do vita alle mie composizioni ed hanno metabolizzato l'approccio politically uncorrect. Le forti polemiche degli esordi sembrano essere calate negli ultimi tempi, special modo se si considera che in principio avevo solo terra bruciata intorno a me, mentre oggi pare che anche la critica musicale - eccezion fatta per alcuni irriducibili - non mi considerino più un nemico pubblico.


Quali sono i principali impedimenti contro cui devi lottare per riuscire ad esprimere il tuo pensiero al mondo esterno? Riflettendo su questo specifico aspetto, il genere musicale di tua appartenenza rappresenta in modo aderente i fondamenti delle tue convinzioni, ma è altrettanto vero che esso è attualmente relegato ad una limitata cerchia di estimatori. Inoltre, la maggior parte dei media tende ad oscurare ciò che reputa "scomodo"...


> Il principale ostacolo che intralcia il cammino della Corazzata deriva dalla stupida paura di coloro i quali, trovandosi tra le mani un prodotto così esplicito, per paura di essere considerati dei collaborazionisti, si rifiutano di recensirmi, di distribuirmi, di produrmi ed addirittura - nei casi più estremi - ho trovato persone che si sono rifiutate di stampare le grafiche dei miei lavori perchè considerate contro le loro idee. Vige la convinzione che chi dia spazio ad un progetto come il mio, di conseguenza ne sposi anche l'estetica e le tematiche annesse, cosicchè anch'essi possano essere bollati come personaggi scomodi all'interno di una società sempre più "politically correct" e benpensante. Degli ignavi non mi curo, quelli che mi fanno pena sono coloro i quali coltivano nei loro petti ideali accomunabili ai miei ma che, temendo il giudizio inquisitorio delle masse, preferiscono continuare a strisciare nell'ombra. Giornali, webzine e fanzine in questo sono molto classiste e posso dire che in troppi tendano ad oscurare ogni release apparentemente compromettente.


Discograficamente sei attivo con molte realizzazioni: vuoi commentare il lavoro da te creato come Corazzata Vademone che più di ogni altro si è rivelato vincente?


> Non saprei dire con esattezza quale dei miei lavori possa essere considerato "vincente", sono orgoglioso della maggior parte delle mie releases e, pur tendendo a considerare l'ultimo lavoro sempre migliore del precedente, posso dire che ognuno di loro gode di atmosfere differenti, il che mi rende impossibile paragonare lavori che - partendo tutti dalla medesima base sonora - si differenziano molto per atmosfere. Prendi l'esempio di "Manipulations", che più di ogni altro è da considerare l'episodio più violento e monodirezionale della mia discografia, non sarebbe mai paragonabile ad "Adunate", dove invece ci sono molte parti atmosferiche.


Geograficamente provieni da una terra piuttosto refrattaria verso il sound alternativo. Noti un recente cambiamento in questa tendenza oppure continui a cogliere le migliori soddisfazioni oltre i perimetri della tua regione? Del resto, "Nemo propheta in patria"...


> La Sicilia è un luogo che, conseguentemente alla sua posizione geografica, risente molto del suo "isolamento" che si riflette su molti aspetti sociali e non ultimo per un discorso musicale. Le altre regioni d'Italia interagiscono tra di loro con una più agevole possibilità di far circolare bands, musicisti e fans che con i loro movimenti creano la cosiddetta scena. Venendo a mancare questa circolazione ne consegue che la scena sia decisamente ristretta e che venga a mancare l'interesse per generi di nicchia come il nostro, che comunque, fortunatamente, non raggiunge le orecchie del grande pubblico e che rimane limitato a chi invece queste sonorità le ascolta per passione. Nonostante questa quasi assoluta mancanza di una scena musicale in cui inserirmi, posso dire che nel mio piccolo ho avuto modo di esibirmi in un paio di eventi suscitando molto interesse nel pubblico, proprio grazie al fatto che per molti si trattasse di un genere nuovo, mentre per tutti quelli che invece il genere lo conoscevano già, è stato piacevole ascoltare dell'Industrial music senza dover arrivare a Roma, se non più su.


Parlaci ora nel dettaglio della tua nuova split-release "Sex Nazis & Noise Und Roll" svolto con Steve Bagman, solo-project inglese di orientamento power-electronics/noise. Cosa ti aspetti concretamente da questo disco?


> "Sex Nazis & Noise und Roll" inizia a prendere forma nel 2010 quando conobbi Steve ed iniziammo a scambiare file, all'epoca lui aveva appena messo in piedi la sua etichetta personale Purge Electronics con la quale c'era l'idea di produrre questo lavoro. L'idea di fondo era quella di creare una sorta di concept album incentrato sui Nazi Sexploitation Movies degli anni 80 ed infatti - oggi più che mai - le mie tracce lasciano trasparire tutto l'amore per quel filone cinematografico. L'album è un classico split album con 3 tracce per progetto ed io partecipo con alcune songs molto particolari nella mia discografia. Da un punto di vista inerente le atmosfere, se il precedente "Adunate" godeva di una spiccata marzialità, oggi questa componente è stata momentaneamente accantonata per dar sfogo alla sperimentazione che caratterizza queste composizioni. Riguardo alla musica invece, l''iniziale "1000 Anni Ancora" è un brano ambient molto atmosferico nel quale ho tratto ispirazione dalle celebri collaborazioni di Lustmord nell'album "Juggernaut", oppure Brian Eno e Robert Fripp. Mi piaceva l'idea di inserire delle parti di chitarra su dei tappeti ambient così ho coinvolto il mio caro amico Nerio, proveniente dalla black metal band Art Inferno, che ha fatto un lavoro impeccabile. Seguono i 3 brani di Bagman, con il suo classico muro di rumore bianco, mentre su W gli Schiaffi penso di aver concepito il brano più futurista della mia discografia. Si tratta di una suite di 17 minuti nella quale ho sperimentato uno stile per certi versi analogo a Nurse with Wound e Die Tödliche Doris, ovviamente rivisti in chiave totalitaria. L'ultima traccia è una scheggia noise incontrollata. Questo lavoro avrebbe dovuto vedere la luce nel 2011 ma a seguito di problemi con l'etichetta di Steve, dopo qualche tempo mi accordai con Claudio e Fabrizio per la realizzazione di quest'opera. Riguardo alle aspettative del pubblico, sono certo che ci sarà molta sorpresa in tutti coloro i quali si aspettavano da me il seguito di "Adunate", ma per questo concept ho preferito sperimentare suoni differenti. Potranno comunque rassicurarsi nel sapere che il prossimo full lenght album sarà nuovamente impregnato da quel tipo di atmosfere così oscure e marziali.


Il precedente album "Adunate" è stato licenziato dalla label tedesca Castellum Stoufenburc. Come sei entrato in contatto con il suo boss Dennis? Qual'è stata la sua reazione quando gli hai sottoposto la tua musica per la prima volta?


> "Adunate" è sicuramente uno dei lavori di cui vado maggiormente fiero così, dopo le fallimentari collaborazioni con le precedenti labels, mi prefissai che per questo nuovo album mi sarei dovuto avvalere di un etichetta nuova, professionale e soprattutto europea. Contattai Dennis, che fino a quel momento aveva prodotto pochissime releases, ma che rispondeva all'identikit appena creato, gli proposi questo lavoro e lui ne fu subito entusiasta. Ricordo le sue giustificate perplessità quando gli presentai tutto il lavoro grafico, in quanto in Germania è assolutamente vietato richiamare determinati spettri del passato che, puntualmente, erano presenti in abbondanza nel mio artwork. Modificammo una parte del retro cover e mandammo in stampa le copie, ma la fabbrica che doveva stamparle si rifiutò di eseguire il lavoro considerandolo illegale, costringendoci dunque a cambiare fabbrica (non artwork) con conseguente ulteriore perdita di tempo. In generale Dennis fu colpito a tal punto dal mio lavoro da chiedermi se fossi interessato a collaborare con lui nel suo progetto personale Waffenruhe per una song di prossima pubblicazione. Il brano si intitola "Roma" e mi vede ospite in qualità di singer.


Nel 2010 hai pubblicato "Manipulations", interessante quanto raro esperimento realizzato con Fabrizio De Bon alias Fukte, alchimista del teorema harsh-noise/industrial. Quale ricordo hanno lasciato in te quelle otto tracce?


> "Manipulations" è sicuramente il lavoro più atipico della mia discografia, in quanto ho cercato di accantonare samples, marce, comizi e quant'altro, in favore di un suono noise brutale e diretto. Si tratta di un concept album incentrato sulla dominazione delle masse, brainwashing e pratiche di manipolazioni del pensiero ed è stato veramente un esperimento molto importante per la mia crescita artistica. L'album fu pubblicato dalla label personale di Fabrizio, la Toxic Industries, in un edizione limitata a 38 copie confezionate in una bellissima rete metallica arruginita che - ovviamente - andarono quasi immediatamente sold out. Fabrizio è un ottimo conoscitore della materia, riesce perfettamente a controllare i suoni così, dopo aver collaborato per questo lavoro, ho avuto il piacere di avvalermi della sua bravura anche su "Requiem Della Casamatta", apparsa su "Adunate", nonchè in sede live in occasione del Post Atomic Youth Festival il 27 aprile 2012.


Qual'è il target della platea devota alla tua musica? Essa accoglie più consensi tra un pubblico giovane oppure il suo criptico significato è percepito da soggetti musicalmente ed anagraficamente più maturi? In pratica, se è possibile catalogarlo e descriverlo, qual'è il profilo dell'ascoltatore ideale di Corazzata Valdemone?


> Non avevo mai considerato l'aspetto anagrafico dei miei potenziali fans, ma adesso che me lo chiedi devo ammettere che la maggioranza dei miei followers (fans è una parola troppo spocchiosa) tende ad avere un età superiore ai 30. Se volessi essere antipatico potrei dire che i più giovani sono quelli che sembrerebbero entusiasmarsi maggiormente per il rumore, mentre quelli più maturi ne apprezzano di più il lato concettuale e soprattutto sono quelli che acquistano più copie, eheh! Comunque sia ci tengo a sottolineare che non esiste un ascoltatore tipo della Corazzata, così come invece sarebbe facile immaginare per bands come Zetazeroalfa, Legittima Offesa et similia. Il mio bacino d'affluenza attinge prevalentemente dalla scena Industrial - che è la fetta più grossa - successivamente vengono gli ascoltatori di Martial, Neo Folk e per ultimi una limitata fetta di pubblico proveniente dalla scena OI.


Quali sono stati gli artisti e le bands i quali, durante la tua crescita musicale, hanno influito nel perfezionamento del tuo stile?


> Se dovessi fare un solo nome non esiterei a dire Boyd Rice! E' stato un vero precursore sia a livello musicale che attitudinale e continua a dettare legge su mode e tendenze nonostante siano passati oltre 30 anni dal suo debutto; l'equivalente di Madonna nella grey area! Altri artisti che ho sempre seguito con stima reverenziale sono i Death in June, Laibach, Nueva Germania, il geniale Von Thronstahl, i Brighter Death Now e gli MZ 412. Queste le influenze che più facilmente sono riscontrabili nel mio sound, mentre per quanto riguarda la mia crescita musicale, ci sono alle spalle 20 anni di metal estremo che continuo a supportare con entusiasmo, una grande passione per l'ambient isolazionista e per completare il quadro anche un profondo amore per il belcanto, lo swing, le canzonette di regime e la musica degli anni 30 come Beniamino Gigli, Carlo Buti e Fernando Crivel.


Ritornando alla tua ultima release, esiste nella sua tracklist un brano concettualmente ed espressivamente più incisivo degli altri?


> Sicuramente tra le tracce che ho utilizzato per questa collaborazione, la più significativa dal punto di vista concettuale è l'opener "1000 Anni Ancora". Il brano è introdotto da una lunga intro tratta da un film-culto, provocatoria, irriverente e scorretta... Era l'intro ideale per il mio album, così mi sono convinto che avrei dovuto cercare di scrivere delle lyrics che potessero riprendere il mood della intro. Si tratta di un'orgia autocelebrativa nella quale non ci si cura del destino che invece, da li a poco, avrebbe ingoiato tutto, accecati da un delirio di onnipotenza. Si traguarda l'immortalità senza vedere che la morte è già intorno a noi. La Corazzata Valdemone non fa politica nè propaganda, mi piace dunque vedere solo l'aspetto "leggero" degli eventi senza entrare nello specifico della questione. In passato grandi artisti ebbero modo di affrontare in modo comico le vicende riguardanti il nazismo senza mancare di rispetto alle vittime della guerra o sminuendo la gravità degli eventi. Prendiamo l'esempio di Totò in tanti dei suoi film come ad esempio "I Due Colonnelli", o più recentemente Roberto Benigni con "La Vita E'Bella" e mille altri casi ancora fino a giungere al filone nazi-erotico che tutto è al di fuori che propaganda. Se qualcuno riesce comunque a reputare questo materiale come offensivo penso che sia palesemente fuori strada!


Dove ha avuto luogo la tua ultima esibizione live? In quale misura riesci a coinvolgere il pubblico innanzi a te?


> La Corazzata Valdemone non vanta una grande attività dal vivo, prevalentemente per un discorso logistico, ma anche perchè penso che non sempre sia facile riproporre su un palco le stesse atmosfere degli album. La mia ultima apparizione dal vivo risale ad aprile scorso al Post Atomic Youth Festival in compagnia di Autocancrena, Nascitari, Fukte e TSIDMZ. In occasione di quella data ho avuto come very special guest Fabrizio aka Fukte al theremin, ed ho avuto il piacere di ospitare la performance di Nausicaa che ha donato al mio set un'atmosfera ancor più forte e violenta. La reazione del pubblico in quell'occasione posso dire che sia stata decisamente positiva, proprio perchè ognuno di noi era pubblico e artista allo stesso tempo e si è creata un'atmosfera veramente familiare tra tutte le persone accorse all'evento. Sono convinto che l'unico modo per coinvolgere il pubblico sia quello di donargli una buona performance. Sono sempre stato contrario alla politica del suonare ovunque ed in qualunque condizione, molto spesso in contesti degradati o addirittura in abitazioni private. Io mantengo una concezione romantica per cui un live set deve essere un evento che deve valere la pena seguire e godersi, un rituale ogni volta differente che deve catalizzare l'attenzione del pubblico per tutta la sua durata. Per questo motivo evito di suonare in posti dove la gente non sia venuta apposta per l'evento, rischieremmo di annoiarci tutti!


Ringraziandoti per la cortese ed interessante intervista: ti chiedo ora di rivolgere ai lettori di Vox Empirea un tuo pensiero che serva ad essi da perpetuo oggetto di riflessione.


> Concludo questa bella chiacchierata ringraziando te per l'attenzione che rivolgi da anni al mio progetto e tutta la gente che in questi anni ha dimostrato interesse nei confronti della mia musica. L'unico invito che mi preme rivolgere ai lettori di Vox Empirea è quello di mantenere vivo nei nostri animi lo spirito identitario della nostra bella nazione. La cultura usa e getta che ormai imperversa nella vita di tutti i giorni ci impone lo svilimento di nostri valori in favore di uno stile di vita veloce e superficiale. Cibi veloci, ritmi di vita estenuanti e musica usa & getta: questo è ciò in cui ci siamo ridotti consumando senza accorgerci che i nostri valori sono finiti in un cassetto per essere coltivati "quando avrò un po' di tempo". L'Italia è stata per millenni un faro a cui le genti di tutto il mondo hanno fatto riferimento, mentre oggi sembra che l'unica cosa che riesca a suscitare un po' di orgoglio nazionale siano le partite della nazionale di calcio. L'invito è rivolto particolarmente ai giovani, sempre più svogliati ed ignoranti, non conoscono la storia o ancor peggio non interessa loro. La gente non studia le proprie tradizioni popolari, non conosce i propri piatti tipici e si disinteressa della propria società, siamo diventati un popolo che si nasconde dietro un monitor LCD per lanciare proclami sui social network a cui in fondo neanche noi crediamo. Il maschio Italiano era un'icona del nostro paese, mentre oggi si vedono in giro per le nostre città flotte di debosciati che fanno accapponare la pelle. Ci dicono che adesso vanno di moda certi cibi etnici e siamo tutti in fila davanti alla bancarella del venditore ambulante a tema, ci dicono di ascoltare hip hop e siamo tutti a scuotere il culo su melodie che nulla hanno a che vedere con la nostra cultura ed infine ci dicono che dobbiamo togliere i crocefissi dalle nostre scuole e dai nostri luoghi pubblici e noi, come tanti pecoroni, ci convinciamo che ciò possa offendere qualcuno ed in silenzio obbediamo supinamente. La Corazzata Valdemone porta avanti da sempre una campagna per il conservamento degli ideali e della memoria; la gente mi definisce "antidemocratico" perchè ho il coraggio di continuare a preferire la cultura Italiana in una società mondialista ed ipocrita che strizza l'occhio a paesi dalla dubbia reputazione ma con i quali facciamo buoni affari. Il monito è semplice e sempre uguale: un popolo senza memoria è un popolo senza futuro.



* (by Maxymox 2012)