interviste a "G"

L'odierno spazio interviste di Vox Empirea ospita "G", titolare del progetto Le Cose Bianche. Sei il benvenuto!

Grazie mille a voi per farmi entrare fra le vostre pagine e dare così voce al mio progetto.

Ho già descritto molto del tuo profilo artistico nella recensione riguardante l'album "Parabused", tuttavia credo sia doveroso approfondire un aspetto tipico di chi, come te, ha trasfigurato gli iniziali fondamenti stilistici in altri musicalmente opposti. L'industrial/power-noise/power-electronics è il dogma sul quale si basa dal 2008 lo stile della creatura Le Cose Bianche, così differente dalle primarie tendenze da te intraprese anni addietro: più che il cambiamento in sè, vorrei mi spiegassi come si riesca ad interpretare con la medesima passione ed efficacia un synthetic-sound astratto come quello attuale e la fisicità di moduli rock-blues, drum'n bass e trip hop come quelli concepiti in passato...

> Una piccola risposta è insita nella tua domanda. Ovvero, è proprio la passione a cui aggiungerei una certa urgenza espressiva ad avermi permesso di approcciarmi con assoluta naturalezza ad entrambe le realtà musicali di cui parli. Questi sono senz'altro gli ingredienti chiave. A dire la verità non ho mai vissuto un vero e proprio cambiamento, il passaggio da un certo tipo di emisfero musicale ad un altro è stato assolutamente indolore ed anche consequenziale. L.C.B. è nato parallelamente al mio precedente progetto Malameccanica, qualche mese dopo la fondazione di quest'ultimo. Lo vivevo in una dimensione privata, non facevo nemmeno ascoltare i miei primi brani ai componenti della band. Era come entrare in una stanza confinando la confusione della festa nell'altra sala. Molte delle sonorità che sto seguendo ora con L.C.B. le vivevo già privatamente al di fuori del mondo trip hop-ambient nel quale ero calato. Ascoltavo diverse cose industriali e power-noise che inevitabilmente andavano a influenzare il mio approccio con Malameccanica; molti brani, soprattutto quelli nati fra il 2009 e il 2010, biennio nel quale L.C.B. andava consolidandosi, presentavano dei forti connotati industriali, mischiati a soluzioni sonore piu melodiche. In quel periodo eravamo in quattro a registrare ed ognuno di noi portava un bagaglio musicale assolutamente diverso l'uno dall'altro. C'era chi proveniva dal blues, chi dalla downtempo, chi come me oscillava fra un certo piglio rock e una morbosa curiosità verso realtà musicali deviate, chi faceva addirittura il dj. Le idee scorrevano, anche troppo, ed a volte qualcuno doveva, nel bene o nel male, dare una direzione a queste idee. Spesso questo qualcuno ero io ed orientavo il tutto verso sfumature più oscure, le stesse che stavo vivendo nei momenti liberi con L.C.B. Queste tinte venivano successivamente ridistribuite in funzione del progetto, e ne risultava questo suono un pò Cabaret Voltaire, un pò Tricky, un pò Massimo Volume, per via dello spoken word. Anche se in realtà, più che a Clementi, guardavo a soluzioni vocali diverse. Mi piaceva l'idea di usare la voce in italiano ma con una resa piu vicina al sussurrato di Tricky, allo strano cantato di Blixa, al perverso declamare di Tomkins.

La musica che componi sgorga dalle apparecchiature riflettendo il vortice di pensieri e di tormenti creati dalla tua mente, ulteriormente ispirati da una particolare selezione di letture ed opere cinematografiche. La radicale manipolazione del suono elettronico che concretizzi può quindi prendere forma autonoma manifestandosi sotto forma di un'animata e tangibile espressione di ciò che l'encefalo genera tra le sue intricate spirali: teorema interessante...

> In teoria dovrebbe essere sempre così, qualunque musica uno faccia, in qualunque forma di arte uno si addentri. Sicuramente per me funziona così. Non solo musicalmente ma anche nelle foto e negli artwork che vado a sviluppare. Ho delle tematiche, delle influenze cinematografiche e letterarie, delle ossessioni, delle morbosità, dei lati oscuri come chiunque altro su questa terra. Ho solo scelto un modo, anche più di uno, per veicolare tutto questo, in maniera oltranzista sicuramente, senza troppi compromessi, ma di fondo onesto. E' un modo per dialogare soprattutto con me stesso e per tenere lontani dalla vita di tutti i giorni alcuni lati di me. Solo che non ci riesco sempre. Ma questo è un altro discorso. Non c'è differenza alcuna tra ciò che faccio e ciò che sono. Non c'è nessun personaggio. L'unica cosa che va sottolineata è che ciò che faccio non è tutto quello che sono. A volte c'è qualcosa di meglio. A volte proprio per niente.

Inoltre, come e perchè è avvenuta la scissione da metriche eteree come quelle originate dal tuo precedente progetto Malameccanica per giungere a quelle più tenebrose, sovrabbondanti di non-melodie e distorsioni contenute nel tuo odierno registro? Il taglio con il passato è stato netto oppure conservi nel tuo stile qualche detrito proveniente dagli esordi?

> Come ti dicevo sopra il passaggio di testimone è stato naturale. Certo, ci sono state anche delle cause umane e temporali che hanno avvantaggiato il tutto. Il progetto Malameccanica stava spegnendosi, dissesti umani, piccole incomprensioni, persone che si orientavano altrove, io che non avevo più alcuna volontà nè interesse a fare da collante, assorbito da situazioni di vita personali che mi spingevano lontano dalla musica, e nei pochi momenti liberi l'unica musica che mi parlava di me era la "non-musica". Va anche detto che Malameccanica morì nel 2011 ed erano già tre anni che andavo manipolando suoni industriali nel silenzio dei miei pomeriggi. c'era già una coesistenza concreta delle due realtà. Quando Malameccanica è stato sepolto non ho fatto altro che concentrarmi con maggiore carnalità su L.C.B. Il taglio con il passato, a onor del vero, non è stato così netto. Oggi, nel 2013 così come nel 2012, posso definirlo netto, ma fra il 2009 e il 2011 no. Molti dei primi dischi avevano suggestioni trip-hop. Perchè? Primo perchè alcune label dell'epoca li volevano esattamente così, avevano apprezzato Malameccanica e cercavano qualcosa di simile, secondo la strumentazione. Facevo un uso costante di digitale e di strumenti canonici come il basso elettrico. Il modus compositivo era simile al precedente, lunghe sessioni di live electronics con pesanti ore di post produzione. L'unico taglio fu con la voce, elemento che eliminai subito: ero convinto fosse la via perfetta per allontanarmi da certe dinamiche. Era solo la via più semplice. Con il passare degli anni, la vera rivoluzione che ha portato al cambiamento l'ho avuta dentro di me, poi sulla strumentazione,modificandola radicalmente, ed ancora reintegrando l'uso della voce e del parlato con testi ancora più autobiografici. Mi rendo conto solo oggi di come la vita che ho condotto e che conduco sia inevitabilmente l'unico ingrediente in grado di condizionare ciò che vado a proporre. Non ho alcuna via di scampo. E non ne voglio cercare una.

Su quali specificità concettuali si fonda quindi il disegno Le Cose Bianche? A quale platea d'ascolto l'hai rivolto?

> Sarò sincero: a me stesso. "Io non faccio sogni su nessuno tranne che su me stesso". E' una frase di una canzone non mia che da anni mi porto dietro. Ad oggi non ne trovo una più adatta. C'è tanta gente che fa musica per tutti, c'è tanta gente convinta di riuscire a fare musica per tutti. C'è tantissima gente che dice di fare musica solo per una propria spinta personale e poi mendica live, recensioni e consensi. Bastano loro. Faccio un pezzo, lo ascolto. Mi piace? Funziona. Non mi piace? Non funziona. Questo è l'unico metro di giudizio. Non sono però un tipo autorefenziale, per cui anche io ho chiesto e ottenuto consigli e pareri sia da persone con un certo peso specifico nell'ambiente, sia da bocche i cui consigli erano pregnanti anche durante le mie giornate. L'importante poi è stato riuscire a liberarmi di questi suggerimenti, amalgamandoli fino a farli svanire con quella che è la mia visione d'insieme. Solo io posso sapere veramente che cosa voglio da ciò che faccio. "Specificità concettuali"? Credo l'unica tematica onnipresente in ogni cosa che ho fatto è quella sul corpo. E soprattutto il predominio che ha la mente su quest'ultimo e a scapito di quest'ultimo.

Si parla di te come un alchimista capace di creare sonorità qualitativamente e strutturalmente superiori alla maggior parte degli artisti attigui al tuo genere, e ciò grazie ad una comprovata capacità esecutiva unita alla volontà di spingersi oltre le convenzioni, sperimentando sonorità anche estreme. Attraverso quali criteri si è sviluppata ed è accresciuta nel tempo questa tua attitudine, da "Modern Holocaust" fino ad oggi?

> Se dicono questo di me, mi sento lunsingato. Non sono mai stato troppo dietro a queste cose. Per un breve lasso di tempo, durante questo ultimo anno, ho commesso l'imperdonabile errore di tendere l'orecchio. E ciò che ho sentito, tipico di un paese come l'Italia, sono solo discorsi da buco della serratura. Sterili punture d'ape. Dico "imperdonabile" perchè in cinque anni mi sono sempre tenuto ben distante da certi tipi di dialoghi con gli altri,soprattutto con i "colleghi" e con me stesso in relazione a loro, tenendo d'occhio giusto qualche recensione ben fatta, che fosse negativa o non. Poi mi sono accorto che stavo solamente perdendo tempo e molte delle voci sibilline provenivano da artisti, come dici tu, a me attigui, la cui unica e concreta capacità stava nel non riuscire a fare nulla di interessante. E ad oggi continuano a non fare assolutamente nulla di interessante. Per mia fortuna non soffro di deliri di onnipotenza con cui autoconvincermi di poter realizzare materiale assolutamente innovativo e sperimentale. Io faccio quello che voglio fare perchè è la sola cosa che so fare. E se quello che voglio fare è già stato fatto tanto meglio. Se quello che sto facendo è già stato fatto con risultati migliori dei miei, meglio ancora. Almeno ho dei punti di riferimento concreti con cui confrontarmi e non piccole parocchie di paese dove il prete dice ciò che è giusto o sbagliato e dove la più santa di tutte batte alla sera in casa. I "criteri"? L'unico criterio è stato quello di seguire la strada che potesse farmi avvicinare ancora di più a me stesso. L'accrescimento vero e proprio, da un punto di vista sonoro, me lo hanno dato le "macchine", non mi stancherò mai di ripetere quanto il passaggio all'analogico abbia reso L.C.B. quello che, nel bene o nel male, è.

In un'epoca in cui l'utilizzo di strumentazioni digitali è sempre più preponderante, sapere di artisti i quali, come te, scelgono per le loro crezioni la via analogica è quantomeno insolito...

> Non sono il solo. Per fortuna. Analogico e digitale. Lamborghini-Ferrari. Coca-Pepsi. Bionde e brune. Sono filosofie, scuole di pensiero, strade parallelle. Devi solo scegliere ed io l'ho fatto. Come ho fatto? Semplice. Ascoltavo, ed ascolto ancora oggi, MB, Mauthausen Orchestra, Atrax Morgue, Ramleh, Sutcliffe Jugend: adoravo quei suoni. Mi sono semplicemente limitato ad approfondire l'aspetto tecnico di ciascuno progetto. E scavando, l'aggettivo anacronistico analogico era ovunque. Così ho venduto molto di ciò che avevo, mi sono preso un sintetizzatore full analog, vecchi e desueti pedali analogici grossi come dei tamper, ho attaccato il tutto e ho premuto REC. Anche la linea compositiva è mutata attraverso un rigore quasi filologico. Tutto nasce in una sorta di "buona la prima". Nessuna sovraincisione, se non per qualche campione di film o linea vocale, nessuna compressione, una post produzione carezzevole. Ciò che avviene nel momento preciso in cui premo e REC e nel momento in cui spengo le macchine, è e sarà il brano che andrò ad esportare. A breve, darò ancora maggior rigore al tutto, registrando direttamente su nastro. Certo, la strumentazione analogica ha dei limiti. Ma ha un pregio immenso: ti spinge a trasformare questi limiti in qualcos'altro. A volte, questo "qualcos'altro" si chiama stile.

Cosa ha significato per te la collaborazione con un fuoriclasse come Maurizio Bianchi? Quanto applichi attualmente oggi nel tuo sound dei suoi insegnamenti?

> E' stato il coronamento di un sogno. Quando uno come Maurizio ascolta le tue tracce e ti dice: OK! significa che qualcosa di buono forse lo hai davvero fatto. Maurizio Bianchi per me è sempre stato un padre putativo, un maestro, ancora prima di intavolare con lui un dialogo. "Neuro Habitat" e "Symphony For A Genocide" sono stati i primi dischi industrial che ho ascoltato. I più formativi. C'è tutto là dentro. In questi mesi ho letto cose vergognose su MB. Frasi disgustose ed inumane sul suo operato. Provenienti da bocche totalmente sconnesse con l'encefalo. Gente del settore la cui superbia va di pari passo con la loro tremenda frustrazione di non aver sostanzialmente concluso un cazzo nella loro vita musicale. Trovo tutto ciò tremendamente orribile e disgustoso. Tornando alla collaborazione di prossima uscita, essa consiste in uno split. Un doppio cd dal titolo "Zyklusters-Structural Session". Al mastering, inoltre, ha contribuito un signore come Siegmar Fricke. Le tracce sono state selezionate da Maurizio e per me, da un punto di vista compositivo, è stato un traguardo importante. Per quanto l'umanità e la gentilezza di MB siano fuori dal comune, egli non è certo tipo da non far capire cosa vuole, o comunque cosa si aspetta da chi ha davanti. Ho impiegato più tempo del solito nello sviluppo dei pezzi, sentivo un pò il "peso" della cosa. Ne sono uscite composizioni che mi hanno personalmente sbalordito. Tra le mie cose migliori, non v'è dubbio. Sullo split in rete ho letto una frase di M.B. che dice: - "Non voglio dire molto sulla collaborazione con L.C.B. I brani che abbiamo fatto parleranno per noi" - . Puro Vangelo. Da un punto di vista sonoro ho cercato di rimanere fedele al mio stile (ne ho uno?) mitigandolo con le atmosfere dei brani di Maurizio e con le tematiche del concept. Una cosa va comunque detta: il suono di M.B. è impossibile da ricreare. Nemmeno se ti metti a tavolino e passi 24 ore al giorno a provarci. Ha un qualcosa che nessuno avrà mai. Da un punto di vista umano Maurizio ha una dote, fra le molte, che non possiedo, ma mi sto allenando: sa sempre cosa dire e sa dirlo in pochissime parole. Un mentore. La nostra collaborazione, che nel corso di questi mesi si è tramutata in un vero rapporto umano, avrà un seguito che mi vedrà impegnato in veste produttiva.

In funzione di quali elementi possono variare le tempistiche di concepimento/realizzazione di ogni singola traccia che componi?

> Sono essenzialmente due: i miei terremoti interiori ed il tempo. Se queste due componenti mi sono favorevoli posso anche registrare sei brani in un ora. In caso contrario possono passare sei settimane senza che io metta mano al synth. A meno che non abbia scadenze precise, in questo caso mi approccio in modo più, diciamo, professionale e meno interiorizzato. Ma nonostante ciò so sempre che tipo di brano andrò a creare. Se sarà un omaggio a qualche film, se sarà un brano su cui adagerò sopra una linea vocale, oppure se sarà un lungo e violento percorso sonoro di venti minuti. Anche qui, come già detto, è spesso la mia mente ad avere il predominio sul corpo.

Le tue musiche esprimono incisivamente un universo interiore colmo di irrequietezza ed a tratti allucinato, così come gli stati emozionali che trasmetti sono vividi e svolgono un ruolo fondamentale nella stesura del sound. Le immagini che associ alle acustiche richiamano esplicite sensazioni di violenza, deturpazione fisica e psichica, oltre ad una visione realisticamente cinica del mondo esterno. All'interno della tua mente, e quindi dell'anima stessa di Le Cose Bianche, non esisterà mai spazio per momenti di serenità?

> L.C.B. è per costituzione un contenitore di zone d'ombra. In esso confluiscono quasi esclusivamente gli aspetti più complessi della mia esistenza. Ma è anche un luogo "giocoso" (per me lo è) dove posso far scivolare un pò di sana provocazione e un pizzico di quel gusto estremo che tanto amo e che vado a ricercare in certe pellicole o in alcuni immaginari visivi. L.C.B. è il buon vecchio e caro "tema libero" che davano a scuola. Ma privo di qualunque forma di buonismo. Non rispecchia ciò che sono completamente. La serenità la respiro altrove. Vero è che quando registro sono quasi sempre molto sereno. E se non lo sono, lo divento mentre improvviso.

Il circuito industrial/power-noise/power-electronics che rappresenti è in costante espansione, tuttavia reputo troppi dei suoi epigoni nazionali ed internazionali come fenomeni transitori o scarsamente in grado di comunicare messaggi concreti. Concordi con questa mia osservazione?

> In parte. Tu, giustamente, sei molto più diplomatico di me. Io non ho molte lodi da elargire alla maggior parte della scena a me coeva. A me basterebbe sentire qualcosa di valido a prescindere dal messaggio che c'è sotto: in fin dei conti, neanche io comunico molto, parlo solo e sempre di me, al massimo di alcuni lati dello scibile umano ma sempre mediati dalla mia esperienza diretta. Ma è l'unica cosa che so fare. E religione, Satana, Cristo, e politica non mi interessano affatto. Il punto è che di realtà valide per il sottoscritto ce ne sono davvero poche. E anche io non mi ritengo alcun che. Troppi teatri dell'assurdo, facile esibizionismo, iconografie desuete e sovrasfruttate, urla prive di senso, suoni privi di dinamiche, progetti grafici inesistenti, inni a morte e nichilismo qualunquista, e spesso tutto ciò viene vissuto con una curiosa spocchia intellettualistica e con una imbarazzante autoconvizione unita ad ancora più imbarazzanti manie di protagonismo. I progetti nazionali coevi che stimo davvero, ho la fortuna e l'onore di averli fra le mie conoscenze strette. Con alcuni ho collaborato, con altri lo farò. Il resto è materia sonora che a me non interessa. Qualche nome sparso e a caso? TSIDMZ, Wertham, Urna, Uncodified, Molestia Auricularum, M.D.T., A Happy Death, E-Aktion; ovviamente sto citando realtà più o meno contemporanee ed emergenti. Altrimenti nella lista dovrei inserire MB, Laxative Souls, Eraldo Bernocchi e altri. Preferisco non sviscerare più di tanto l'aspetto estero, di emergente mi piace poco o nulla, e di consolidati i nomi sono quelli che ripeto da sempre. Tornando in Italia stimo molto Corpoparassita, SantAgostino, Deison, Splinter vs Stalin, ma le nostre strade non si sono mai incontrate. Sicuramente ci sono altri nomi ma adesso non me ne vengono.

Le Cose Bianche è una crisalide contenente un embrione destinato ad evolversi in futuro in qualche altra forma sonica, oppure reputi il tuo progetto l'unica ed ultima identità alla quale affidare musicalmente la tua introspezione?

> Musicalmente morirò con L.C.B. e quando avverrà me ne starò a suonare in cuffia il basso su brani di Nick Cave e Morrissey. Niente teatrini ridicoli-involontari da ultima spiaggia. Non sono interessato a nessun tipo di sviluppo, al massimo la musicazione di un lungometraggio (mi piacerebbe), o progetto parallelo. Nè, tantomeno, eventuali duo synth-noise aggregativi che trovo insopportabili. Nessun collettivo. Al momento, l'unico futuro che mi interessa è il mio presente. Il 2014 dista da me almeno 25 anni. L'unico futuro sarà il compimento degli impegni presi durante questo 2013, sia con L.C.B., che con alcune produzioni che mi sto accingendo ad iniziare. Potrebbero ancora esserci cose molto interessanti.

Giungendo ai saluti, ringrazio Gio per la sua cordialità nonchè per aver illustrato ancor più nitidamente il suo progetto ai lettori di Vox Empirea. Come tradizione, ti chiedo di rivolgere ad essi un tuo personale e significativo pensiero...

> Inanzitutto, Grazie a Voi. Non sono un capo carismatico e non sono persona interessata a fare proseliti. Posso solo dire: provate a fare l'opposto di ciò che ho fatto io fino ad ora, magari le cose vi andranno meglio. Ma abbiate sempre il buongusto di restare coerenti. Un individuo senza coerenza è come una pistola caricata a salve. Può fare tanto rumore ma non farà mai male ad anima viva.