Intervista ai Video Diva


Per la seconda volta nel mio ruolo di intervistatore e per la prima per Vox Empirea, ho il piacere di accogliere i Video Diva, band toscana di orientamento minimal-dark / electro-wave. Di nuovo benvenuti!

> Saluti a te e grazie per averci dato questa possibilità per la seconda volta e per l’interesse che hai sempre dimostrato fin dal primo nostro album per i Video Diva.



Le catalogazioni stilistiche sono una prerogativa di ogni cronista musicale, per cui vi chiedo l'esatta collocazione della vostra tendenza. Come la definireste?

> Seguiamo il nostro istinto nella composizione di ogni brano, facciamo sempre quello che ci piace, non sappiamo come può essere catalogato ma per noi è la nostra musica. Non ci poniamo limiti e non componiamo con l’obiettivo di rientrare in un genere preciso. La nostra musica e il nostro suono sono un collage delle nostre singole influenze musicali.



Due anni fa, ai tempi dell'ep autoprodotto "Inetticho", avevo percepito nelle vostre musiche una glaciale forma di rabbia unita ad un profondo senso di insoddisfazione, entrambi rivolti verso l'ipocrisia e le storture che imperversano nella quotidianità. Mi rivolgo quindi in modo specifico a Lorenzo, autore dei testi: durante questi tempo questa tua visione della realtà ha intensificato il proprio assillo oppure essa ha trovato finalmente una tregua?

> LORENZO – Impossibile che sia cambiata, se devo dire la verità si è consolidata ed amplificata. Più si va avanti e più ci sono cose che ti fanno rimpiangere il fatto di essere un essere umano. Guerre, ingiustizie, intolleranze, prepotenze … ed io faccio parte di questa razza? Purtroppo si. Di conseguenza anche nei nuovi testi tratto temi che descrivono questo schifo. Purtroppo traggo spunto da questo odio interno, mi stimola l’urlare al mondo queste storie. Non sono Ramazzotti, a cui mi pare che vada bene tutto, visto che ha fatto 30 album con canzoni d’amore. Non posso che sperare che come ascoltano lui possano ascoltare un giorno anche me e quel giorno, forse, canticchiare per strada avrà un altro significato. Con l’odio tra i denti, quasi che, cantando un nostro pezzo, uno voglia tenersi a mente di dover sovvertire qualcosa e che forse, a differenza di come è costume oggi, che non va bene proprio un cazzo. L’unica salvezza dovrebbe venire dalle persone, le stesse che supportano le guerre, che fanno leggi xenofobe, che alimentano l’ignoranza nel mondo. Tutto questo pensiero era sintetizzato ne “L’Oratore”, “abbiam tempo per cambiare” dicevo in quel brano. Ma per molti il tempo forse è finito, non si accorgono di stare già nella merda. Ma è la storia che lo insegna. Oggi la cultura è sparita, se non hai campo al cellulare sei rovinato, in TV passa il Grande Fratello, che crea nuovi mostri, e L’Isola dei Famosi, che ricicla vecchi mostri, mentre Guzzanti e Saviano vengono censurati. Stiamo, o meglio stanno, totalmente impazzendo.



Parallelamente a ciò, anche le vostre musiche hanno intrapreso un percorso analogo?

> DAVIDE – Certamente. Quasi senza rendersene conto, con l’abbandono di Fabio, la nostra musica ha assunto un carattere necessariamente più essenziale e di conseguenza la rabbia è emersa. Ma non si tratta di uno sfogo composto, di una catarsi. E’ semmai una presa di coscienza, una visione (e denuncia) dell’inevitabile. Anche coloro che assistono ai live percepiscono una forte compopnente emotiva come più volte ci hanno confermato.


> ANTONIO – Sono d’accordo con tutto quanto è stato detto, ma questo va in parallelo ad una meticolosa ricerca di una sottile atmosfera che contribuisce a dare una forma estetica alla rabbia.


Come avete trascorso artisticamente questi ultimi anni? Se è accaduto, quali particolari esperienze hanno mutato la livrea della band?

> DAVIDE – Sono tornato a far parte in pianta stabile dei Downward Design Research, gruppo di musica elettronica/industrial fiorentino (che fondai nel 2004 insieme all’amico Andrea Giacobe ma che abbandonai nel 2006). Ho poi coltivato maggiormente la mia passione verso la poesia che mi ha portato alla pubblicazione di una raccolta di versi uscita a settembre 2011 per Fara Editore di Rimini (titolo “Magari in un’ora del pomeriggio”). Nel 2010 ho scritto un romanzo di fantascienza in collaborazione con Paolo Frusca, risultato poi finalista al Premio Urania Mondadori. Mi muovo nell’ambiente culturale fiorentino partecipando e contribuendo alla realizzazione di eventi legati alla poesia e alla letteratura con particolare riguardo agli aspetti multimediali. In questo 2012 ho ripreso anche l’attività musicale come aal, progetto solista dedicato alla sperimentazione in campo elettronico, ambient ed elettroacustico, con il quale fino dal 2001 ho realizzato diversi lavori per varie etichette indipendenti italiane e non. Ogni tanto riesco anche a curare un blog di poesia. Vi lascio qualche link: http://davidevalecchi.blogspot.it/
http://www.downwarddesignresearch.com/
http://www.myspace.com/almostautomaticlandscapes


> LORENZO – mi sono orientato su aspetti più “socio rivoluzionari”, gettandomi completamente a supporto dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), faccio parte del direttivo del mio paese, di quello provinciale e regionale. Non escludo che tutto ciò sia collegato alla mia voglia di Resistere e alla presenza tra i partigiani di mio nonno paterno.


> TONIO – Mi sono riposato.

> VIDEO DIVA – Per quanto riguarda avvenimenti che ci hanno cambiato e segnato, c’è poco da nascondere, l’uscita dal gruppo di Fabio, per motivi del tutto personali e non dovuti ad incrinature tra noi, ha scosso molto quello che era oramai una formazione collaudata. (Ringraziamo Gabò per tutto quello che ha fatto e condiviso con noi). Questo ci ha costretti a riprendere in mano tutti i nostri brani, lavorando a lungo e con fatica, almeno all’inizio. Ma da quando le cose hanno ri-cominciato a girare la nostra creatività si è rinvigorita trovando nuovi stimoli. Abbiamo accettato la scelta di Fabio e abbiamo lavorato in una direzione che non facesse rimpiangere i VD di Inetticho cercando di creare/tornare alle sonorità originarie del gruppo, che, in fondo, nacque come trio, il tutto filtrato attraverso la maturità e l’esperienza acquisita negli anni.



L'uscita di Fabio dalla line-up ha creato in essa uno vuoto colmabile oppure momentaneamente irrecuperabile?

> TONIO – Se inizialmente l’uscita di Fabio aveva creato uno squilibrio all’interno della band, col passare del tempo un nuovo stimolo ha fatto si che i VD reagissero positivamente. Nuvistasi ne è una prova evidente.

> DAVIDE – Trovarsi di colpo senza il suono di un chitarrista della qualità di Fabio inizialmente è stato drammatico, ma a poco a poco il vuoto è stato riempito da nuovi soluzioni che ci hanno portato a rivedere i ruoli di ogni strumento all’interno della band e a ridefinire l’identità dei VD.


> LORENZO – Oltre a confermare quanto già detto, voglio soffermarmi sul rapporto umano che avevo con Fabio. Ci siamo conosciuti e abbiamo fin da subito condiviso l’amore per la musica. La mia richiesta di suonare nei VD fu accolta con entusiasmo e ha portato a maturità un progetto a quel tempo embrionale. Son più che certo che sia contento nel vedere che i VD esistono ancora e che continuano con lo stesso entusiasmo degli esordi a guardare avanti come hanno sempre fatto.



Potreste quindi descrivere nel dettaglio la vostra attuale disposizione all'interno del progetto?

> I nostri ruoli originali sono rimasti invariati, con l’aggiunta per ciascuno di necessari compiti supplementari. Davide ha dovuto sopperire all’assenza di una seconda chitarra, modificando sensibilmente gli arrangiamenti e introducendo la sua voce nei cori. Antonio ha mantenuto la sua linea modificando le sonorità con l’introduzione di un set effetti. Lorenzo ha aggiunto piccole parti di sax, assente fino ad oggi, sulle nuove composizioni. Va sottolineato l’impegno e la pazienza di Davide nel riarrangiare le parti elettroniche. Per il resto non è tanto modificato il nostro modo di vivere la musica dei VD, ma è nata la consapevolezza che dovevamo procedere verso qualcosa di diverso, anche grazie alla nostra maggiore esperienza. Credo che la sintesi di tutto questo si ritrovi tutta nel nuovo disco.



Vi ho sempre ritenuti introversi ed insieme meticolosi scrutatori di ciò che molti non vedono e non sentono. Inoltre, le vostre recenti intenzioni musicali sembrano curvare verso forme adottate agli inizi della vostra carriera: sono quindi queste le prerogative che reggono le liriche e le strutture delle nuove creazioni?

> Forse siamo anche stati obbligati a fare questo. L’uscita di Fabio ha riportato il gruppo alla formazione originale, siamo nati in 3 e siamo tornati in 3 (tre somari e tre briganti), è normale che l’assenza di una chitarra così presente ed eclettica come la sua avrebbe svuotato i pezzi. C’era da decidere tra due strade: colmare il vuoto con un altro chitarrista o con l’aggiunta di parti elettroniche, o andare in direzione del minimalismo originario che dette vita a questo progetto? Abbiamo optato per la seconda strada, trovandoci alla fine più preparati di quanto pensavamo. Il processo di rivedere i pezzi è stato lungo ma ha dato davvero buoni frutti, lasciandoci soddisfatti. Inoltre ha fatto riemergere elementi che stavano alla radice dei VD. Gruppi come i Tuxedomoon hanno fatto scuola per la loro grandezza ed il loro genio attraverso la semplicità. Sicuramente il paragone non si pone neanche ma abbiamo cercato di prendere spunto da questi maestri per compiere il nostro percorso di rinnovamento.



Ed ora è giunto il momento di discorrere del nuovo album che reca il nome di "Nuvistasi": avete quì e ora ampio spazio per descriverlo ai lettori...incominciando dal titolo...

> Nuvistasi , come Inetticho, è il titolo di un quadro di Fabio. E’ il simbolo di un cambiamento che deve fare i conti con le esperienze del passato, così forti talvolta da rendere difficili i passi verso il futuro. In un certo senso è una metafora di tutto quello che ci circonda ed in particolare della situazione del gruppo, con Fabio che ha lasciato un forte segno, ma con la volontà di continuare per il meglio. E’ una nuova sfida. Il disco rappresenta per noi un’evoluzione in direzione di una maturità fortemente cercata. Riesce a trasmettere le sensazioni che abbiamo sempre inseguito con il minimo essenziale e con un taglio più colto rispetto al passato. Pecchiamo di presunzione? Non sappiamo dirlo ma a noi piace e lo vediamo come un bel punto d’arrivo. Ora la sfida più grande è riuscire a fare meglio.


> LORENZO – Il disco si articola su sei tracce. Alcune sono nuove altre invece sono arrangiamenti di brani esistenti, alcuni risalenti alle origini dei Video Diva: proprio per queste ultime abbiamo voluto far riemergere lo spirito originario con cui erano state concepite. Si inizia con BABEL, dedicata a Semitalia.com, un sito di vendita on-line di semi di marjuana, oggi chiuso per bigottismo della società. La vendita di semi in Italia è legale ma si viene arrestati ugualmente! Amici sono rimasti in cella per 20 giorni per poi essere scagionati del tutto per non sussistenza del reato. E poi vedo tutta la classe politica che tra ruberie, brogli, omertà, stratagemmi, favoritismi e attaccamento feroce alla propria posizione di potere la fa sempre franca. Le banche e le classi dirigenti hanno rovinato il mondo e pur di non condannarle si fanno leggi particolareggiate. SARAJEVO rappresenta la storia dei Video Diva: è stata composta alla nascita del gruppo come terzo pezzo ed è una visione dall’interno della disperazione della guerra, attraverso gli occhi di qualcuno che ha perso tutto in quel conflitto. NUVISTASI tratta proprio di quanto detto nella risposta inerente al titolo: parla delle cicatrici che lasciano i rapporti, così indelebili da far si che spesso non si cerchi più il distacco ma si rimanga nella situazione corrente. E’ il primo pezzo realizzato dalla formazione attuale. CROCE DISSIMULATA è autobiografica. Come canzone nasce molti anni fa ma è stata rielaborata totalmente da Davide per questa formazione. Tratta di un periodo di disperazione, tenuto nascosto, che ebbi a 25 anni. Anche SANTI DEL GHIACCIO parla di una concomitanza di situazioni negative che ho vissuto nel maggio del 2009. Il testo ripercorre le diverse fasi di questa mia personale crisi. Il disco finisce con un tributo a Piero Ciampi, A LITALIANO. Ciampi è stato un grande della parola in musica e a mio avviso anche maestro di vita, un genio mai capito, odiato persino dalla sua Livorno. Ho voluto rendergli merito quasi come se la stessa Livorno oggi, era il trentennale della sua morte, lo rimpiangesse.



Diaframma, Litfiba, Pankow, Neon: quanto c'è di essi ancora oggi nei Video Diva?

> DAVIDE - Per quanto mi riguarda l’influenza di queste band fa ormai parte del mio background, vorrei quasi dire del mio inconscio. Non penso a nessuno di questi gruppi quando suono la chitarra o assemblo le parti ritmiche e elettroniche ma è innegabile che poi l’influenza emerga. Decisamente molto più Pankow e Neon che non Litifiba e Diaframma. Direi però che si tratti di un’influenza di base, di un sottofondo che permane ma che è il punto di appoggio per costruire un suono che sia mio e soprattutto nostro.


> ANTONIO – Anche se l’influenza c’è stata e continua in parte ad esserci, noi abbiamo sempre cercato di attualizzare il suono dei VD. Inutile dire che parte tutto da quelle che erano le sonorità dei gruppi che hai appena citato ma credo che il prodotto che presentiamo sia decisamente attuale.

> LORENZO – Non saprei dirtelo con sicurezza, di sicuro mi fa piacere essere associato a gruppi che hanno fatto la storia, partendo da Firenze, della musica underground. Mi piacerebbe che di loro si ricordasse il contributo che hanno dato alla musica, la schiettezza dei progetti che portarono avanti e la voglia di andare avanti a tutti i costi: ma comunque fosse andata bastava averci provato. Ecco, se tra qualche anno diranno di noi le stesse cose sono ben lieto del paragone.



A proposito dei Diaframma, quali sensazioni avete carpito nella tre giorni dark-wave live “80 Herz Wave Festival” organizzata a San Giuliano Terme, Pisa?

> LORENZO – Come dicevo precedentemente, io nasco con l’amare i Diaframma, ricordo che agli esordi dissi, vista la mia assenza di voglia a scendere a compromessi, il massimo che potevamo fare sarebbe stato suonare con i Diaframma. Eccoci qua, sogno raggiunto e non desiderio .. sogno. Quindi immaginati sensazioni forti, come un bimbo a cui hanno promesso un gelato se fa il bravo e dopo una giornata a trattenersi dallo spaccare un vetro vede davanti a se un bel cono, ecco cosa ho provato. Abbiamo fatto i bravi bambini e abbiamo vinto il gelato. Ringrazio Dampyr D.


> DAVIDE – Io ero intimorito da questo concerto. Poi invece ho trovato in Federico una persona semplice e gentile e tutto si è svolto per il meglio, come una vera e propria festa o celebrazione musicale. E in qualche modo ho avvertito che Diaframma e Video Diva appartengono alla stessa parte di mondo.


> ANTONIO – Fu una bella serata per noi e reputo che Federico, nonostante la richiesta di ripresentare pezzi oramai fuori dal suo repertorio, abbia dato il massimo.


Continuate a mantenere un atteggiamento di misurato distacco nei confronti delle esibizioni dal vivo, probabilmente, e questa è una mia personale opinione, privilegiando l'aspetto qualitativo delle sessions piuttosto che i loro numero. Concordate?

> La questione è un po’ delicata. Sicuramente privilegiamo concerti di qualità in posti di qualità dove possiamo essere sicuri che qualcuno sia davvero venuto per la nostra musica e non (solo) per bersi una birra o passare qualche ora perché non aveva di meglio da fare o peggio ascoltare l’ennesima merdosa cover band. In ogni caso si tratta sempre di circuiti piuttosto circoscritti. La nostra musica è lontana dall’appeal commerciale del momento e spesso, in Italia, anche in piccoli circuiti come quelli dove un gruppo come il nostro potrebbe trovare spazio, si assiste a fenomeni come meschinità, favoritismi, leccaculismi e gelosie varie. Insomma, a noi non va di leccare il culo a nessuno e quello che siamo riusciti a fare, e che faremo, sarà sempre merito della nostra musica. Non nascondiamo però che con Nuvistasi vorremmo provare ad alzare un po’ il tiro per raggiungere un po’ di persone lontane che non conoscono i Video Diva e che non sanno quello che perdono.


Come temperamento proprio della band, tenete molto a far trasparire un'immagine non particolarmente estroversa, ma soprattutto priva di atteggiamenti altezzosi. Condivido appieno questa scelta.

> ANTONIO – A mio avviso e’ dovuta dalla nostra concentrazione nell’affrontare i live. Che porta a prediligere la perfetta riuscita del concerto senza sprecare energie ad intrattenere il pubblico con cose che vanno al di fuori di quello che realmente siamo chiamati a fare. Per quanto riguarda la modestia, posso solo aggiungere che è la virtù dei forti.

> LORENZO – Per me, come già detto, il più grande di tutti è stato Fabrizio De Andrè, e non l’ho mai visto far spettacoli estroversi. Ma nessuno sapeva fare bene il proprio mestiere come lui. Siamo tutti nati nello stesso modo, moriremo tutti un giorno e non c’è motivo per sprecare tempo a mostrarsi meglio di altri o a fare i cretini. Ognuno ha il proprio compito e tutti insieme lavoriamo per un risultato comune. Chi ti vuol far credere di essere meglio di te già parte in difesa, forse spera che chi ha davanti si limiti a starsene in silenzio, preoccupato; io sto in silenzio ma non sono preoccupato, semplicemente perché uno così non merita risposta.


> DAVIDE – Nessuno di noi è protagonista e lo siamo tutti. Davvero le nostre singole personalità non contano molto. Nessuno di noi possiede l’ego necessario e neanche il desiderio di mostrarsi diverso da quello che si è. Ma tutti insieme lavoriamo perché quello che viene percepito dall’esterno sia una unità chiamata Video Diva.


Ritornando alla nuova release, quali specifici obiettivi vi siete prefissati con il suo rilascio? Quali menti saranno scosse dai suoi contenuti?

> LORENZO – Tenendo presente che ho già detto tra questa intervista e la precedente che: non lecco culi, non ho soldi per investire su grosse produzioni, i gruppi di nicchia non vengono considerati, non presentiamo un prodotto commerciale e non sono Gigi D’Alessio, ne’ un suo parente, ne’ sua moglie: manco i Casalesi mi cagheranno di conseguenza. Dovesse dipendere da me chiederei solamente di aver la possibilità di essere ascoltato e preso in considerazione, il giudizio dovrebbe essere compiuto sui contenuti, sulla nostra musica, sulle nostre parole, sulla nostra proposta nel suo insieme. Ma forse la gente non vuol essere scossa da certi contenuti. Già avere il consenso delle persone vicine è molto importante e dà forza. Se poi pian piano i consensi aumenteranno ben venga, ogni persona che si avvicina ai Video Diva ci regala qualcosa e spero che con quello che abbiamo trasmesso qualcuno possa ampliare le proprie vedute e avere qualcosa in più su cui riflettere.


> DAVIDE – Io credo che Nuvistasi debba essere fruito nella sua totalità a cominciare dall’artwork, per il quale, va detto, io e Lorenzo ci siamo fatti in quattro al fine di ottenere quello che ci eravamo proposti. Testi, suoni, atmosfere, colori e sensazioni dovrebbero contribuire ad un’esperienza globale corroborante e abrasiva allo stesso tempo. Presa di coscienza e “pessimismo della ragione” unito al piacere estetico e fisico che solo la musica può regalare.


Nonostante l'attuale crisi economica ed un sempre più aggressivo mercato commerciale, l' underground music sembra reggere bene. Non certo per merito dei mezzi informativi di supporto, spesso poco disposti a sostenere i micro-progetti, per quanto promettenti essi siano. Qual'è la vostra opinione?

> ANTONIO - Coloro che hanno influenza nel mercato discografico preferiscono investire su prodotti o già consolidati o simili a questi. Non puntano su nuovi orizzonti, forse più rischiosi, ma sicuramente più interessanti.

> DAVIDE – In anni di militanza in varie zone dell’undergound musicale ho capito che le proprie passioni vanno portate avanti con forza e convinzione senza attendersi aiuti o favori da chiccessia. Quando l’arte è vera, qualcuno se ne accorge. E se anche così non fosse l’onestà verso se stessi è tutto. Io (e scusate la frase fatta) metto l’anima in quello che faccio, sono interamente in quello che suono e in quello che scrivo: non ho maschere. Detto questo trovo che oggi più che mai si stia ritornando anche grazie ai mezzi messi a disposizione dalla rete (a cui tutti dobbiamo molto) ad una filosofia DIY matura, consapevole, diversa da quella del passato (penso agli anni ’80 e primi ’90) che era ancora troppo naif e amatoriale in senso negativo. Con le nostre gambe possiamo fare un bel pezzo di strada.


Se dipendesse da voi, quali modifiche apportereste al mondo musicale così com'è oggi?

> ANTONIO – Mettere al bando le cover band, accusandole di mancanza di idee, che sottraggono spazi a migliaia di gruppi veramente validi che avrebbero potuto influenzare in maniera positiva l’evoluzione della musica degli ultimi 20 anni, se solo avessero avuto una possibilità. Purtroppo la presenza massiccia di queste, e la vergognosa richiesta di locali e pubblico-gregge, diminuisce i concerti dei nuovi gruppi e di conseguenza non dà la possibilità di far emergere nuove realtà.

> LORENZO - Tornare agli anni 60, ripartire dal boom musicale. Dare una possibilità a tutti, poi se hanno consensi andranno avanti, per lo meno hanno avuto la possibilità di giocarsi una chance. Se tutti si ripartisse da zero tanti neo cantanti famosi oggi e pompati da canali di mercato non verrebbero neanche considerati, invece ne conosceremmo altri che fino ad oggi sono rimasti nell’oscurità. Abbassare i costi di realizzazione. Solo coloro che hanno alle spalle investimenti forti ce la fanno. Inoltre i canali di distribuzione (radio, TV ecc ecc) dovrebbero poter far ascoltare per ogni album che esce solo uno/due pezzi per artista al mese. Questo porterebbe ad una rotazione vera e non a stracciare le palle alla gente con Gigi D’Alessio due volte al giorno su 10 stazioni per un anno.


> DAVIDE – Molti, molti più concerti a prezzi ragionevoli. Un gruppo come il nostro dovrebbe potersi sostentare con la musica dal vivo. Comuni, regioni, province dovrebbero promuovere politiche per incentivare la musica vera, quella originale, nuova, fatta da chi si sbatte per creare qualcosa di nuovo e bello. Utopie e speranze.



Concludo l'intervista ringraziandovi per aver dedicato il vostro tempo a Vox Empirea. Ora, come tradizione impone, vi chiedo di dedicare un messaggio a tutti i lettori!

> ANTONIO – La sera quando tornate a casa dalla vostra compagna mentre fate l’amore ascoltate il nostro disco.

> LORENZO – Fatemi un piacere. Dite NO qualche volta in più. Inoltre un bel vaffanculo non è sempre offensivo, spesso è molto liberatorio. P.S. andate a votare che molte persone son morte per permettervi questo, se poi non voterete nessuno, e vi capirei benissimo, non importa.

> DAVIDE – Non accontentatevi di ripetere parole già dette da altri. Di suonare musiche già suonate da altri. Siate voi stessi fino in fondo. Costruite il vostro linguaggio e usatelo. Inseguite le vostre passioni, sempre.



* (by Maxymox 2012)