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Aes Dana - "[Pollen]" - cd - by Maxymox 2013

aesd  Nell'incessante scorrere della musica underground si distinguono personaggi i quali, attraverso una grande competenza, volontà, intuizione ed amore per forme sonore alternative, hanno saputo dare corpo fisico alla loro passione costruendo efficaci strutture produttive su più fronti: il francese Vincent Villuis, alias Aes Dana, appartiene ad essi. In possesso di una più che solida esperienza nel settore musicale tecnologico maturata come DJ e sound designer, l'artista da sempre esalta le sue attitudini soprattutto cercando costantemente nuove formule che sappiano interagire attivamente con l'ascoltatore combinando sapientemente acustiche estrapolate da plurimi generi come il British Progressive, l'American Space Music, l'allucinogena sequenza della trance e l'elegante passo dell'electronic-downtempo. Ma non è tutto. Vincent Villuis è inoltre co-fondatore della celeberrima label francese Ultimae Records, spesso descritta con entusiasmo tra le webpages di Vox Empirea, responsabile essa dal 2000 del rilascio di autentici capolavori in stile psych-ambient, chill-out ed intelligent-trance, all'interno dei quali Vincent, frequentemente, realizza il relativo sleeve-artwork. Oltre ciò, il nome dell'artista è attivo anche nel ruolo di co-protagonista in alcuni progetti gravitanti attorno la medesima label come Asura e H.U.V.A. Network. Ma è come Aes Dana che il musicista dimostra concretamente tutta la propria statura creativa esordendo nel 2009 con il promo split in formato CD-r intitolato omonimamente "Ultimae Records" nella cui tracklist l'interprete inseriva tre songs accanto ai nomi di Mahiane, aka Sandrine Gryson, di Jean-Michel Blanchet e dello svedese Magnus Birgersson alias Solar Fields, egli congiuntamente a Vincent Villuis membro del citato power-duo H.U.V.A. Network le cui tre tracce concludevano la titletrack del disco in questione. La cronologia discografica di Aes Dana elenca quindi il successivo album "Season 5" edito nel 2002 seguito dalle mixed-releases "Aftermath" e "[Memory Shell]" rilasciate rispettivamente nel 2003 e 2004, dal singolo "[Manifold]" licenziato nel 2007, dagli albums "[Leylines]" del 2009 e "[Perimeters]" del 2011, nonchè dal presente "[Pollen]" ora oggetto di analisi. Come tutte le realizzazioni by Ultimae Records anche questa opera risulta impreziosita esteriormente da una sleeve riproducente un moderno astrattismo fotografico, elemento che anticipa otticamente ciò che si ascolterà nei dieci brani totalmente strumentali integranti finissimi artifici high-tech, intelligenza superiore, calcolo, estetica ed una visione assolutamente avanguardistica del mondo, peculiarità inserite all'interno di suoni ambientali e fields-recordings catturati da Vincent attraverso sofisticati processi di estrazione presso differenti locations situate attorno al Pianeta. Atmosfere dalle quali si diffonde percettibilmente un'aura di solenne modernismo caratterizzano il primo episodio, "Jetlag Corporation", scandito da una percussività downtempo-IDM a sostegno di un globo di acustiche ipnotiche formate da virtuali espansioni di aria tastieristica e magici interludi elettronici durante i quali il tempo sembra fermarsi per poi riprendere il suo infinito tragitto unendosi all'eleganza di questa song. Il drum-programming midtempo e le suggestive iridescenze tecnologiche sono le decorazioni che abbelliscono la struttura di "Borderline", traccia colma di sonorità futuribili progettate con estrema meticolosità ed inserite in un evenescente contesto di micro-frazionamenti sequenziati ed avvolgenti vaporizzazioni di keys. La successiva "Conditioned", quì in versione "album edit", utilizza una scricchiolante ed acuminata timbrica per effettare inizialmente il proprio drumming midtempo il quale, in fase di sviluppo, accentua la bass-line potenziandosi ulteriormente e trainando rallentate dilatazioni tastieristiche, clicks, vocal-loops e mesmerizzanti cicli di programming, il tutto intervallato da momenti altamente atmosferici in cui il suono viene cristallizzato in attesa di una nuova replicazione. Scritta da Vincent in stretta collaborazione con Mahiane, "Tree.Some" è un dinamico electronic-uptempo fantasticamente ballabile entro il quale la calcolata energia dell'impianto ritmico processa impulsi dalla consistenza piena circondati da una galassie di e-effects in sintonia con glaciali prolungamenti tastieristici e riverberi spaziali. Gli stessi due protagonisti della traccia precedente congegnano anche la seguente "A Carmine Day", anch'essa propulsa da gagliarde bpm's, formulazioni electronics-trance estremamente avvincenti e danzabili, echi effettati, pulsanti intermittenze, freddi aliti tastieristici ed effervescenti micronizzazioni di programming. "101 Clouds" riduce la velocità percussiva assestando precise cadenze midtempo attraversate dalle lente esalazioni generate dalle keys in binomio agli avveniristici innesti elettronici ed i fragori disseminati durante tutta la percorrenza della song. Tattiche IDM-electronics garantiscono lunghi attimi di relax nella successiva "Riven", un downtempo elaborato da sottili tecnicismi dai quali si dirama un drumming multiarticolato, gocce di materia sintetica, micro-frammenti sonici, una fuggevole coralità proveniente da un Eden artificiale e lunghe scie di ghiaccio tracciate dalle sezioni tastieristiche, tutto ciò punteggiato dalla bass-guitar manovrata da Vincent. Il medesimo strumento è integrato anche nelle seguente "The Meeting Point", una techno-trance/IDM cadenzata da precise ed echeggiate percussioni downtempo simmetricamente alle futuristiche partiture che ne affiancano le battute, il tutto atmosfericamente impreziosito dalla sfericità tracciata dalle keys. L'introduzione ambient-oriented di "Horizontal Rain" viene soppiantata da un registro trance-electronics di stupefacente bellezza entro cui le robotiche architetture del drum-programming trasmettono pulsazioni downtempo, il sequencer calibra replicazioni simili a microscopiche fratture, tutto ciò unitamente ad altrettante segmentazioni alle quali è affidata la costruzione della futuristica melodia che accompagna i soffi della key e gli arpeggi riverberati che colmano gli interspazi. "Low Tide Explorations" chiude l'album provvedendo ad incrementare il valore dei contenuti ascoltati fin'ora attraverso una fascinosa mescolanza di ambient-sound ed advanced-electronics il cui risultato, saturo di moderna raffinatezza e coinvolgimento, diffonde field-recordings sottoforma di lontani vocii ed il romantico infrangersi delle onde sull'arenile, dettagli ai quali si aggiunge un incantevole aggregato di water-noises, lunghe sospensioni tastieristiche, secchi comparti di drumming midtempo e pads dalla tonalità acre. Ancora una volta Aes Dana propone al suo seguito un imperdibile affiche a dimostrazione di quanto sia rilevante la levatura compositiva di questo artista il quale sviluppa al meglio i canoni elettronici di ultima concezione interpretandoli secondo logiche razionali ma non asettiche, concedendo così opportuno spazio alla possibilità di innamorarsi perdutamente delle sue musiche. "[Pollen]" è una release che riafferma Vincent Villuis quale eccellente sperimentatore, imprimendosi indelebilmente nella memoria del modern-listener attraverso formule tecnologicamente avanzate, purezza espositiva ed atmosfere da sogno: la realistica anticipazione su base sonico-figurativa del mondo che sarà.

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Antikatechon - "Chrisma Crucifixorum" - cd - by Maxymox 2013

antika  Antikathecon è attualmente considerabile come una tra le migliori espressioni italiane presenti nel sottosuolo dark-ambient. L'ideatore di questo importante solo-project è Davide Del Col, multiarticolato interprete di identità quali, dal 1999 al 2003, l'iniziale piattaforma death-industrial-minimal-ambient nota come Ornament con la quale completò un'interessante discografia comprendente dapprima il mini-album su cassetta "Strychninlovenectar", edito per la label Ossarium, seguito dagli album: "Adorers" licenziato dalla Oktagön nel medesimo 1999, "Unicorn Lullaby" pubblicato nuovamente dalla Ossarium nel 2000, "Yzaniaveis" del 2002 per la Blade Records, ed infine "Effortless", sei tracce realizzate nel 2003 e pubblicate in versione digitale nel 2006 dalla netlabel Benekkea. Seguì una seconda livrea, O Diabo De Vila Velha, in questa occasione contemplante formulazioni cosmic-80's electronics integrate nell'album "Zodiack Flenner Torpedo". L'estro compositivo e l'innato desiderio di progettare nuovi schemi favorirono l'edificazione di un terzo modulo chiamato Nimeton Geist attraverso cui l'artista esplorò meandri alternativi del concetto ambient gravitando così attorno la label The MGS, dimensione entro la quale conobbe il mastermind Fabio Volpi ed Accursio Graffeo, esecutori nel 2003 con Davide della struttura experimental-abstract-ambient Echran e degli album da essa scaturiti: l'omonimo "Echran" del 2005 rilasciato dalle etichette Smallvoices/Ebria Records, e "In Offret" realizzato nel 2009 per la label A Silent Place. L'attività collaborativa del protagonista continuò quindi nel 2007 edificando con Andrea Marutti il progetto ambient-glitch Molnija Aura, sodalizio dal quale scaturì nel 2010 attraverso la label Topheth Prophet lo splendido "Utopian Suns", album che sarà prossimamente recensito da Vox Empirea. La poliedricità di Davide Del Col è estesa anche all'interno di scenari diametralmente opposti alla matrice ambient e quindi alle sue ramificazioni; infatti è con il disegno Rhetra, intrapreso con la chitarrista-vocalist Sophia Anna Pezzali, che l'artista, alle sezioni basso e batteria, perlustrò nel 2012 le occulte angolazioni del black-metal con l'album "Ego Sum Mors Vestra" edito per la Heder Music. A completamento della biografia dell'autore, si menzionano altre due nebulose e misconosciute sperimentazioni: il duo-project 30 Seconds Over Teheran impersonato con Paolo Romano, membro della band jazzy-electroacoustic-rock I/O, ed una sommersa tape-release del 2011 congegnata sotto l'esplicito nome Davide Del Col, includente quattro episodi non titolati e nominata sinteticamente "H", capitolo in edizione limitata incorporato nella "Collezione Del Silenzio", rassegna di ventisei cassette appartenenti alla bipartizione della label Silentes, la Silentes Tapestry. L'elemento unitario che caratterizza ed unisce concettualmente gran parte del regime produttivo di Davide è una maestosa, corrotta ed impura aura di sacralità fortemente espressa sia nelle musiche che nei titoli stessi: Antikatechon rappresenta probabilmente l'indagine più profonda indirizzata in tal senso, una figura parallela mediante la quale l'interprete si spinge oltre la convenzionale non-musicalità immota che distingue il genere dark-ambient, fino al raggiungimento di una sottodimensione viva, pulsante, colma di solenni partiture, mistero e simbolismo, una lenta raffigurazione di suoni e scenografie ideali a carattere religioso intrecciate ad un'implicita marzialità, con l'introduzione di elementi melodici ed industrial-elettronics costruiti mediante drones e rumoreggi, oltre ad un massiccio impiego dell'apparato tastieristico. L'album "Chrisma Crucifixorum", pubblicato in formato digipak nel 2012 da una label che da tempo onora le mie pagine, la polacca Rage In Eden, giunge posteriormente all'ottimo debutto "Privilegium Martyrii" licenziato nel 2011 dalla Silentes Minimal Editions, interpretando in sei tracce gli aspetti di un cristianesimo antico quanto lugubre, umido e sepolcrale in cui la paura e la tetraggine originate dall'ignoranza umana stravolgono ed oscurano l'immacolata luminosità del culto ultraterreno rivelando l'essenza di ciò che per secoli si è temuto e si teme, invece di Ciò che si sarebbe dovuto amare. Il suono e l'immensità che Antikatechon esterna concede all'ascoltatore un lungo momento di riflessione sulla propria condizione spirituale, evidenziando il lato criptico ed oscurantista di un credo millenario senza necessariamente forzare nessuno dei suoi dogmi ma, al contrario, assentendo alla mente la libertà di dare la giusta collocazione al significato intrinseco contenuto in questa preziosa opera. L'apertura della tracklist avviene mediante "Altaria Expiationis" e le sue algide volatilizzazioni dark-ambient simili al prolungato respiro di una creatura mitologica, riverberi ed amplificazioni soffiate tra gli ombrosi corridoi di un'infinita cavità sotterranea, modulazioni che si diluiscono gradualmente fino ad estinguersi tra gli inattesi arpeggi di una chitarra di cristallo avvolta dalle malinconiche e solenni scie tracciate dalla tastiera. Oceaniche quantità di materia neutronica sgorgano da "Delubra Vexatorum", un obscure-ambient con venaure industrial nei cui rumoreggi echeggiati e nelle cui tenebrose espansioni si avverte una potente carica emozionale prossima all'angoscia, mentre nella successiva "Violatio Sigillorum" il sound crea ipnotici meccanismi ritmico-programmati oltre i quali si libra un fraseggio distorto ed una sinfonia di ghiaccio foggiata dalla key. "Convivium Vulturum" ottenebra l'ambient per mezzo di regolari innalzamenti tastieristici trainati a loro volta dall'opaca energia tridimensionale prodotta dalle macchine e dalla lenta glacialità di un battito sintetico. L'ascolto della seguente "Cunabula Improbitatis" proietta sensazioni di inquietudine ed alienazione generate da spiralizzazioni dark-ambient e da vocals destrutturati, del tutto simili allo spietato intercalare di un inquisitore, trasmessi nel primo segmento del brano ed in seguito soppiantati da passi strascicati in un crescendo di pads color notte, baratri elettronici e soffi ascensionali trafitti dall'immaterialità di raffiche computerizzate. L'omonima "Chrisma Crucifixorum" chiude la sequenza delle tracce propagando in un cupo ambient risonanze pregne di marzialità ed anche il percettibile senso di un qualchè di indescrivibilmente nostalgico, suggestioni impresse nelle fredde ed ascensionali orchestrazioni della tastiera, nelle microparticelle ritmiche disseminate lungo le strutture, e nelle electro-ondate che lambiscono i margini delle stesse. Antikatechon scandaglia le abissali depressioni e gli avvallamenti dell'ambient-sound alla ricerca di un equilibrio, perfettamente raggiunto, tra atavica evocazione, oscurità esecutiva ed avanguardia, originando una release che sussurra con voce sibillina ignoti arcani e memorie afflitte, tormentate dalla persistenza di atmosfere gravide di oppressione emotiva. "Chrisma Crucifixorum" è un album eminente, livido, fondamentale per l'audiofilo devoto al dark-ambient di elevata qualità, un'esperienza da vivere con assoluta partecipazione avventurandosi nei remoti antri del suono più desolato. Chi decidesse di avvicinarsi alla musica appartenente a questo progetto con cosciente predisposizione incontrerà frequenze superbamente colte, razionali e nel medesimo tempo eteree: ogni singolo istante trascorso immersi in questa tracklist significherà avanzare di molte lunghezze nel proprio cammino evolutivo.

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Arkane - "Mesmeric Masquerade Seduction" - cd - by Maxymox 2013

arka  Ritorna il sottile gioco della seduzione mascherata condotto dall'ateniese ArkanumX, misterioso artista di ispirazione dark/neoclassical/symphonic ed interprete di un terzo atto su album, "Mesmeric Masquerade Seduction". Tutto ciò che riguarda l'aspetto biografico del protagonista è leggibile nell'intervista pubblicata su Vox Empirea, mentre, quando essa sarà a suo tempo disponibile all'interno dell'imminente "archivio" on line di questo sito, il lettore potrà fruire di altre specifiche notizie riguardanti l'impronta compositiva di Arkane all'interno di una recensione quì pubblicata nel 2011 relativamente a "Enraptured Serene Mesmerism", secondo full-lenght edito nel 2008 per la Seduction Prod quale degno seguito dell'esordio "Arcane Etilism" licenziato nel 2002 dalla statunitense The Fossil Dungeon. Anche in questa occasione Arkane magnifica un sound elegantemente sinfonico enfatizzandolo con quel romanticismo e quella profonda malinconia che da sempre contraddistinguono il suo stile, elementi i quali interagiscono perfettamente con la raffinata scenografia ed il simbolismo erotico legati al progetto, ma anche alla regale sofisticatezza delle danze immaginarie evocate nella fantasia ed alle decadenti, oscure atmosfere che aleggiano sulle musiche. La preziosità della voce rappresenta un fattore determinante ed irrinunciabile nelle creazioni del compositore: infatti, identicamente alle due antecedenti esecuzioni, le arie nostalgiche e le struggenti afflizioni che dimorano nel repertorio di Arkane sono affidate alla grande capacità espressiva di una vocalist la cui identità è da sempre celata, ma le cui estensioni liriche sanno rapire i pensieri dell'ascoltatore mesmerizzandoli con grazia regale e charme sfiorito. Come in passato, troviamo nuovamente la line-up vincente che dispone ArkanumX (art/music/propaganda/aesthetics/concept) in sinergia con Drg (orchestration/audio concept) e Stephen John Svanholm (recitation), titolare egli del solo-project modern-classical/darkwave Sibelian: ecco quindi gli autori di questa release licenziata nel 2013 in formato digipak dalla duplice collaborazione tra la label americana The Fossil Dungeon e l'argentina Twilight Records. La tracklist inclusa in "Mesmeric Masquerade Seduction" presenta sette episodi i cui concepts sono esclusivamenti rivolti al culto della maschera e del mesmerismo: il primo di essi reca il titolo "Memeric Masquerade Seduction", un componimento neoclassico colmo di penombra e tristezza, connotati percepibili nel canto infinitamente malinconico intonato dalla vocalist e dall'accompagnamento di piano e key che ripartisce toccanti note da soundtrack. Le suggestive e rarefatte narrazioni di Stephen impreziosiscono ulteriormente la nobiltà ed i lineamenti della successiva "Mesmersed Seductrise" la quale, attraverso la poesia dark creata dalle sezioni tastieristiche e le arie da opera decadente inneggiate dalla singer, polarizza l'ascolto tramutandolo in un collegamento diretto tra realtà e sogno. "Mesmerising Masquerade" predilige tonalità vocali, recitazione e sinfonie di key inclinate verso l'esaltazione del dramma e della suggestione, così come la seguente "Masqueara Mesmerised" decora le sonorità con crepuscolari orchestrazioni tastieristiche ed un canto lirico estremamente catturante attorno ai quali si odono i succinti fraseggi di Stephen e, solo per alcuni istanti, un sotterraneo tambureggiare. "Mesmerism Seductiva", come ogni altra traccia dell'album, interiorizza in un unico modulo il senso dell'abbattimento e la riproduzione scenica del corteggiamento tra due amanti, tacito, rituale, esternato mediante gestualità eleganti ed impercettibili sfioramenti, tutto ciò, nuovamente, in un tema ornato da ammalianti liturgie vocali ed enigmatici concerti di tastiera. Si giunge quindi al cospetto di "Mascarada Sedition" e delle sue acute diffusioni di canto e finiture tastieristiche le quali, simili a brezze notturne percepite sulla pelle nuda, si propagano eteree, insinuandosi al di sotto della dimensione fisica spingendosi sempre più internamente raggiungendo infine quella prossima all'anima, mentre "La Masquerada Mystique", brano di chiusura, è considerabile come un poema dark-neoclassico di grande attrattiva fondato sull'archetipo vocal-strumentale fin'ora espresso, ovvero vibranti, nostalgiche emanazioni canore supportate da pads ed evoluzioni tastieristiche perennemente circoscritte entro accordi principeschi ma nel contempo straripanti di mestizia e ponderata sontuosità. Arkane allestisce con grande efficacia un particolare campionario di armonie che imprigionano le emozioni stregandole con il potere mesmerizzante del canto e dell'orchestralità ispirati al classicismo depresso, tutto ciò in una seduttiva performance fatta di sguardi di cristallo, movimenti vellutati, ipnotismo, eros ed atmosfere da arcaici balli mascherati. Come dichiarato a suo tempo da ArkanumX intervistato da Vox Empirea, il sound del progetto non ambisce affatto ad una capillare diffusione d'ascolto tra le masse: al contrario esso, imponendosi con la sua estrema ricercatezza, seleziona richiamandola a sè quella èlite di auditori dotati di un'accentuata propensione all'estetica ed un'adeguata ricettività verso l'Opera erotica sensualmente oscura. Chiunque ritenga far parte di questa casta di privilegiati sarà irretito dai suoni di "Mesmeric Masquerade Seduction", conservando indelebilmente nello spirito e nel corpo il marchio del suo fascino.

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[basementgrrr] – "Arrival/Departure" - cd - by Maxymox 2013

base  La concisa biografia disponibile relativa al one man-project tedesco [basementgrrr] descrive l'interprete Ralf come un solitario alchimista impegnato nella sperimentazione di nuove convergenze tra l'intricatezza dell'electronic/IDM/industrial/noise e le atmosferiche sospensioni dell'ambient, peculiarità che l'artista trasforma in una tipologia di suono le cui uniche funzioni sono quelle di intrattenere, ipnotizzare e creare scenari che rapiscano l'immaginazione dell'ascoltatore. Traiettorie artificiali dall'andamento alternativamente lineare ma assieme imprevedibile ed un senso di modificazione strutturale della realtà, costituiscono i primi effetti scaturiti dall'inventiva dal protagonista, attivo discograficamente dal 2011 con l'ottimo "Skull", un digital-ep autoprodotto di sette tracce contenente "Until I Am Rotten", pietra angolare dell'intera costruzione. Lo schema tattico impiegato da [basementgrrr] nella release prevedeva una musicalità elettronica esclusivamente strumentale con totale assenza di vocals, entro cui prevalevano bassi tratteggi di drum-programming come basamento portante sul quale si avvicendavano le suggestive melodie elaborate dal corpo tastieristico: le medesime coordinate sono riscontrabili anche all'interno dell'atteso "Arrival/Departure", il debut-album licenziato nel 2013 dalla celeberrima Raumklang Music, home di Rottenburg nata nel 2003 come sublabel della Format Noise, nonchè piattaforma di pubblicazione di importanti albums appartenenti a progetti quali tra tutti Pandora's Black Book, Exosphere, Dirk Geiger, Tapage e Klangstabil. Degna di nota, la partecipazione di [basementgrrr] ad una significativa compilation edita nel 2012 per la medesima Raumklang Music dal titolo "Snowflakes III", entro la quale il musicista evidenziava il proprio stile con una traccia particolarmente accattivante, "Room 173", inclusa in due versioni nel presente album "Arrival/Departure" ora analizzato da Vox Empirea: la prima di esse, quella originale, apre atmosfericamente l'elenco delle nove tracce mediante lente evaporazioni di tastiera, femminei fraseggi di sottofondo e, successivamente, eterei pads intersecati da gelide asimmetrie percussive downtempo. "24 Hours Sleepless In New York City" esordisce proponendo rumoreggi e vocii urbani che proseguono accorpandosi alle ipnotiche, minimali scansioni del drum-programming downtempo ed ai futuristici innesti del synth. Il segmento introduttivo della seguente "Gothenburg" si presenta come un esteso periodo ambient che sembra immobilizzare lo spazio intorno all'ascoltatore, fino all'arrivo della materialità espressa dall'automatismo ritmico le cui cadenze, dapprima allo stato liquefatto, ispessiscono progressivamente le timbriche a completamento di un rallentato reticolo di impulsi coperti a loro volta da un denso, stupendo appoggio tastieristico, tutto ciò in una traccia che giudico tra le più seducenti dell'album. "Down BRixton Road With Dub In My Head" avvia il suo processo esalando inorganiche dissonanze sillabate da uno scarno alfabeto electro-percussivo midtempo il quale, dopo una radicale trasformazione, espande granulose bpm's circondate da multi-effects, da vocal samples e dagli aspri respiri generati dai synths. Richiami di techno-trance culture ora per la successiva "Subhuman Station", assestata ritmicamente su snelle battute midtempo sulle quali dilaga la brumosa corrosione azionata dalla tastiera e dalle complicate trame del programming, mentre in "Transit" si ode inizialmente e per un lungo tratto una commistione di pulsazioni su traiettorie elettroniche dall'andamento concettoso, seguite da uno sviluppo in cui predomina la centralità della macchina ritmica e le fredde marcature industrial-oriented rincorse da impure manomissioni e dall'impalpabilità tastieristica. Le estensioni ambient-electronics che compongono la materia di "Illuminated Skylines" avviano un sound particolarmente ballabile ed avanguardistico utilizzando la fluida corrente del drum-programming e combinando armoniosamente le celestiali note del synth con gli aliti riverberati riprodotti dalle strumentazioni. La seconda edizione di "Room 173" è realizzata in formato -Behind Closed Doors- dal progetto rhythmic-noise/IDM/ambient Mind.Divided, il quale ne rielabora il nucleo esponendolo all'irradiazione di un caustico automatismo percussivo industrial e di echeggiate, buie effettazioni che ne trasfigurano l'originaria conformazione rendendola ancora più intensa e penetrante. Victor Popescu alias Brazda Lui Novac, musicista rumeno consacrato al genere electro/IDM, conclude il percorso remixando magnificamente la corporatura di "Gothenburg" facendo ricorso ad avveniristiche immissioni di ambient, rarefatti noises e ad un crescente flusso tastieristico sorretto dalla tratteggiata geometricità del drum-sequencing. "Arrival/Departure" è un album il quale, senza sovvertire i principi del genere elettronico ultra-alternativo a cui appartiene, interpreta efficacemente le norme che lo caratterizzano, riuscendo ad allestire un comparto musicale molto sofisticato e dalla solidità inalterabile: [basementgrrr] è un artista che saprà meravigliare la moltitudine di intenditori dell'espressione musicale avanguardistica conquistando immediatamente la loro completa ammirazione ed il loro profondo rispetto. Il melodismo tecnologico di cui è colma la tracklist esterna il medesimo algido fascino di una scultura di ghiaccio, conglobando in un unico modulo l'incorporeità delle fluttuazioni tastieristiche e la concretezza del planning percussivo, edificando così suoni soprattutto "mentali", acustiche in grado di insinuarsi nell'ascoltatore raggiungendo le vibrazioni dell'inconscio, l'area presso cui risiedono le sensazioni più intense. Auguro a [basementgrrr] ed al suo album una risonanza eterna.

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BloodSoil - "Domination" - cd - by Maxymox 2013

bloods  Vox Empirea ha selezionato per i suoi lettori BloodSoil, un valido rappresentante del movimento martial/industrial/neoclassic/military/dark-ambient. Il solo-project, proveniente dalla Spagna, è impersonato fin dal 2010 da Aeon (words/musics/grapgic art), personaggio radicalmente opposto all'attuale configurazione socio-economica planetaria e convinto assertore della morale, della Tradizione e della Spiritualità quali unici rimedi atti a contrastare l'attuale condizione di declino ed autodistruzione che domina il Mondo. L'intento dell'artista è quello di scuotere le menti infondendo in esse la consapevolezza dell'esistenza di un subdolo, incontrastato sistema che distrugge progressivamente i dogmi sui quali si fondano le nostre origini, corrodendo esso ogni giorno i pilastri che reggono la Civiltà europea rendendola succube attraverso la depravazione, la corruzione e tutto ciò che è in evidente disaccordo con la disciplina e la rettitudine. Secondo il pensiero del musicista, questa perpetua condizione di caos trascinerà inevitabilmente i popoli occidentali ad una progressiva dissoluzione a seguito della quale si imporrà il provvidenziale risanamento attuabile non da un fallibile esponente dell'Umanità stessa, ma bensì da un'Entità superiore, potente, indomita, dispensatrice di ordine e Sacralità, soluzione questa vista da BloodSoil come unica ed ultima speranza per la redenzione dell'Uomo e la salvezza della nostra Europa, della sua discendenza, della sua Élite. Ed è in questo frangente che subentra l'ardimento, il risveglio della fierezza individuale e collettiva, animata dal desiderio di Liberazione dalle congiure, concetti fortemente impressi nello spirito del progetto ed esternati musicalmente in composizioni aventi come principali denominatori la marzialità ed il senso dell'angoscia, ovvero le due forze contrapposte presenti nell'eventuale disputa indispensabile per il Cambiamento. Nel music-concept ideato da Aeon, quindi, il primo elemento deve necessariamente prevalere sul secondo, per cui il suo sound incarna la volontà di comunicare, combattere, infondere Fede nella vittoria finale, pur conservando percettibilmente al suo interno un evidente condizione di tormento, fondamenti immessi nelle realizzazioni pubblicate dal musicista che comprendono il demo di tre tracce autorealizzato nel 2010 dal titolo "Willpower", seguito nell'anno 2011 dall'ottimo debut-album "Svvm Cviqve" edito per la label War Doctrine e, nel 2012, dallo split "Civis Europaeus Sum" licenziato dalla prestigiosa home russa UFA Muzak e dalla germanica SkullLine, una release questa entro cui BloodSoil condivideva l'estensione con i progetti Striider, Legionarii e TSIDMZ. L'ultimo lavoro rilasciato dall'artista nel 2013 è l'album "Domination", sempre edito dalle due citate labels, comprendente otto tracce oscure, inquiete, pregne di sonorità militaresche ed atmosfere plumbee, come dimostra l'opener "The End Of An Era", un brano percorso da orchestrali, grevi sezioni di tastiera sulle quali si avvicendano rotazioni di fraseggi campionati, suoni oltrepassati da quelli appartenenti a "Ouroboros", un tema martial/symphonic carico di tensione, eretto su percussioni tambureggianti, vocal-loops ed esecuzioni di keys che richiamano idealmente l'Eroismo e gli attimi precedenti la Battaglia. Un inno guerresco, austero, tratto da un repertorio d'epoca, si eleva da "Interludium I", traccia in cui la possenza del coro e le sontuose manovre orchestrali sono riprodotti fedelmente con le imperfezioni del vecchio vinile, dettaglio che rende il sound opaco, punteggiato dai "clicks" e quindi caratterizzato da una forte autenticità. "God Is Dead" è una tenebrosa sinfonia martial che incorpora un drumming da parata, pads simili a perturbazioni nordiche e segmenti narrati con voce suggestiva, mentre la seguente "Decay Of The West" diffonde lente battute militaresche le cui cadenze impongono disciplinatamente il ritmo alla tetraggine ed al rigore evocati dalle tastiere. Un altro reperto sonico risalente a trascorsi periodi bellici si ode in "Interludium II", traccia suddivisa in due atti: il primo severo, nostalgico, composto da ritmici frazionamenti di fisarmonica e coralità soldatesca, ed il secondo che riprende le medesime note in versione pianistica. L'omonima "Domination" è un altorilievo marziale scolpito con mano d'acciaio e spirito altero, una song che invoca grandezza, eroismo, tutto ciò attraverso inflessibili rullate, una umbratile solennità tastieristica e vocals in modalità narrata, così come la conclusiva "The World Is Sick, We Are The Cure" propone un dark-ambient/martial dai tratti elegiaci esposti mediante rigorosi stacchi di tamburo, raffiche, rumore di proiettili vaganti, deflagrazioni e da pads traboccanti di suggestione le cui timbriche sembrano disgregarsi, logorate dai tormenti che angustiano questa Era. "Domination" è un album colto, significativo sotto ogni punto di vista, sia esso contestualizzato musicalmente, sia inteso come strumento divulgativo finalizzato ad allertare le menti contemporanee sensibili a questo richiamo: Aeon dispensa ombra e speranza, veleno ed antidoto, eviscerando lucidamente le cause delle afflizioni del Mondo moderno ed annunciando la panacea universale per neutralizzare il suo attuale disordine. La release, inoltre, riesce a mantenere costante la soglia di attenzione dell'ascoltatore rendendolo emotivamente partecipe attraverso il dramma raffigurato nelle arie, conducendolo a ritroso in una dimensione temporale visualizzabile sottoforma di fotogrammi in bianco e nero riguardanti imprese belliche, frammenti di Storia eccezionalmente simbolici e tutta la magnificenza espressa nell'eburnea bellezza di sculture epiche. BloodSoil infligge un ennesimo fendente alla menzogna responsabile di ogni questione che ottenebra la Terra e particolarmente la sua Civiltà occidentale, esponendo con grande coraggio il suono del "domani" che tutti vorremmo vedere realizzato.

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Blume - "Autumn Ruins" - cd - by Maxymox 2013

blumes  Enrico Filisetti (vox), Ivan Savino (Synths/programming) e Daniele De Fabritiis (guitars) formano la band chiamata Blume, nata a Milano nel 2008. Gli elementi che compongono lo stile musicale del progetto incorporano prevalentemente modulazioni synthpopish, ombreggiature darkwave e viraggi 80's wave/electro rock aventi come fondamentale principio una forte componente malinconica e la rara capacità di polarizzare istantaneamente l'attenzione attraverso modulazioni ricercate, combinate a formule vocali splendidamente melodiche, tutto ciò impreziosito da intuizioni compositive studiate nei dettagli e da una qualità sonora eccelsa. Durante tutta la percorrenza dell'anno 2008, periodo introduttivo, i Blume ottennero incoraggianti encomi provenienti sia dal pubblico che dalla stampa specializzata, finchè nel 2009 essi siglarono un accordo discografico con la celeberrima label statunitense A Different Drum, fondata e diretta dal mastermind Todd Durrant, attraverso la quale pubblicarono nel 2010 il fortunato debut-album "Rise From Grey", una release di levatura sovrastante la media il cui valore fu prontamente colto dagli estimatori del genere nonchè dalle più importanti piattaforme mediatiche indipendenti, contribuendo così all'ascensione del terzetto verso importanti postazioni nelle alternative-charts europee ed americane. Dopo tre anni dalla realizzazione del primo full-lenght ed a seguito di una lunga fase dedicata ai concerti, i Blume ritornano nel 2013 con un nuovo album, "Autumn Ruins", risultante dall'accordo intrapreso con la Chicagoan-label WTII Records, parent-label della Bitriot Records ed istituita dal General Manager della WaxTrax! Bart Pfanenstiel in società con David Schock: la tracklist della release, contenente dieci brani, costituisce l'ulteriore, decisiva conferma dell'elevatezza che distingue questa talentuosa ensemble. Nella sleeve relativa all'album, i colori plumbei scelti dall'art-worker Michal Karcz per ritrarre un cielo minacciosamente gravido di nubi, si fondono con le cromature più annerite dell'orizzonte sottostante il quale delimita un paesaggio diroccato, quasi lunare, tra le cui macerie spicca l'inquietante presenza di un corvo appollaiato su un masso nell'intento di osservare la spazialità dello scenario, dettagli illustrativi che conducono già visivamente l'ascoltatore in una dimensione sonora contraddistinta dalla mestizia e da atmosfere decadenti. "Ruins And Despair" è l'opener track che introduce al percorso dell'opera, una tenebrosa, atona e breve espansione di materia tastieristica mescolata a fruscii di ignota provenienza e sinistramente animata da un unico filtraggio vocale. L'essenza del disco si sviluppa quindi dalla successiva "Western Rust", song proposta nel 2013 dalla medesima WTII Records anche come digital-Maxi single includente i remixes elaborati dai progetti Technoir, Blank, Interface, Wade Alin e I:Scintilla: la traccia in questione risulta perfettamente in equilibrio tra le nostalgiche introversioni della darkwave ed i dinamismi del synthpop, connotati riscontrabili nelle liriche cantate con struggente passionalità da Enrico, possessore di una timbrica calda e modulata con garbo, tra sfiorite armonie generate dal synth e linearità percussiva midtempo. "Alone" possiede l'eccezionale capacità di mesmerizzare in modo definitivo fin dal primo minutaggio, caratteristica derivante dalla sua irresistibile fluidità melodica attraverso la quale sono veicolate le partiture vocali ed i fascinosi accordi della tastiera, il tutto ritmato da una pulsante e ballabile scansione di drum-programming midtempo. "To The Night" predilige a sua volta soluzioni elettroniche ancor più inclini alla riflessione ed alla tristezza, particolarità evidenziata soprattutto nell'inflessione canora del singer morbidamente deposta sul suggestivo spartito tastieristico riprodotto da Ivan, cadenzato da bpm's downtempo. Segue "The Chosen", episodio midtempo proponibile con successo nei dancefloors alternativi, stilisticamente circoscrivibile nei generi synthpop/wave e saturo di accattivanti melodie vocal-tastieristiche nonchè di ornamenti electro-rock rappresentati dal ciclico accompagnamento della chitarra elettrica, tutto ciò flessuosamente ritmato dal metronomico incedere del programming. "Arclight", brano dark-technopop completamente strumentale, aumenta di pochi bpm's la velocità percussiva strutturando un preciso ed invariabile rettilineo di drum-sequencing sul quale aleggiano estatici pads, mentre la successiva "Plutonian Shores" recupera un'andatura downtempo accarezzata dalla malinconia entro cui il drum-system fraziona meccanicamente soffici battiti simmetricamente processati dal tracciato del programming, mentre la voce di Enrico propaga armonie colme di struggimento accorpandole alle calde orchestrazioni del synth ed ai riverberi chitarristici forgiati da Daniele. La perturbazione campionata udibile nel primo tratto di "Freia" sfuma nell'oblìo evolvendosi in un sad-electropop downtempo elegantemente nostalgico entro il quale le afflitte eufonie vocali, le geometrie tastieristiche, i filamenti sequenziati e le secche battute del drum-programming si armonizzano fino a culminare in un refrain fortemente sentimentale che commuoverà gli animi più sensibili. Sempre rispondente a schemi dominati dall'amarezza, "It's Your Turn" rinnova anch'essa una sonicità tipicamente 80's congiungendola all'attuale concezione del synthpop, precetto dal quale scaturisce una song impreziosita dal melodioso ed accorato canto di Enrico stupendamente predisposto sulle precise ripartizioni midtempo del drum-sequencing e sui tiepidi venti generati dalla keyboard, insieme sul quale si innestano le seduzioni riverberate provenienti dalla chitarra. L'inatteso sad-folk inscenato nella conclusiva "For My Lorraine" incanta, confonde con la sua toccante calligrafia vocale, abbandonandosi con delicatezza agli arpeggi chitarristici costruiti dal plettro di Enrico ed alle malinconiche sinfonie innalzate dal comparto tastieristico, un finale magicamente poetico la cui musicalità si discosta diametralmente dalla matrice originaria fin'ora ascoltata manifestando aperture soniche sempre orientate verso emozioni depresse che riescano ad interpretare con forte intensità il senso del patema e della desolazione interiore. I protagonisti espongono per la seconda volta una scenografia musicale attraente in termini assoluti ed uno standard tecnologico indubbiamente elevato: l'album "Autumn Ruins" denota, oltre ad un'apprezzabile finezza estetica nell'assegnazione delle parole che compongono i testi, forme complessive del fattore suono e peculiarità tali da attribuire alla band uno stile proprio, istantaneamente riconoscibile. La raffinatezza insita nelle dieci composizioni di questo full-lenght conferisce ad esse la medesima signorilità ed il fascino che i Blume sfoggiano con disinvoltura fin dalle origini della loro fondazione, dimostrando inoltre di aver superato di molte lunghezze gli ordinari stilemi che costringono all'anonimato molti progetti appartenenti allo stesso genere. Stesure vocali irresistibilmente catturanti, ottime pianificazioni di drum-programming ed architetture tastieristiche di gran classe attendono solo di introdursi nella fantasia dell'ascoltatore per sedurlo con immalinconita grazia: sarete sopraffatti da tanta, prodigiosa bellezza.

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Cinemascape - "Cold Heaven" - cd - by Maxymox 2013

cine  Un'altra valida pubblicazione by Conzoom Records è questa dei Cinemascape, quadrato synthpop di Stoccolma composto da Johan Jarl (lead vox/composer/co-producer), Sebastian Milo (lead-vox/composer/co-producer), Marcus Johansson (keys/sound engineer/composer/producer) e Katie de Bourgh (keys). Gli interpreti, tutti giovanissimi, avviarono il progetto nel 2005 dedicando grande attenzione al fattore estetico, valorizzando la propria immagine con un look sempre aristocraticamente ricercato ed ispirato a modelli provenienti dall'arte, dal mondo cinematografico e dalle opere letterarie, associando all'esteriorità un sound armoniosamente elettronico con richiami glamrock e cabarettistici. Tuttavia, la band non ama essere relegata ad un genere preciso o descritta attraverso specifiche catalogazioni: da quì la scelta di ampliare il canonico stile avantgarde-pop personalizzandolo con registri intelligenti e mai cervellotici che proiettano nei vocals un sottofondo di raffinata irrisione, unitamente a melodie fortemente legate a schemi in voga nell'universo minimal-electronic risalente alla decade '80. Su queste basi i Cinemascape incominciarono il loro fortunato percorso musicale esibendosi frequentemente dal vivo raccogliendo una sempre maggiore popolarità tra i fans, catturandoli con un brillante ed elegante insieme di visuals ed acustiche tecnologicamente evolute: l'esperimento ricevette un'accoglienza decisamente promettente, dettaglio che stimolò la volontà di lavorare su un progetto ancora più ambizioso, l'edificazione di un album che potesse confermare i Cinemascape come esponenti di un synthpop che riconducesse istintivamente l'ascoltatore al loro specifico stile mediante sonorità e vocals dall'impronta inconfondibile. Su questi propositi fu concepito quindi nel 2010 l'album autoprodotto "The Falling Impossible", ripubblicato nel 2012 dalla Conzoom Records in formato Expanded version con l'aggiunta di due bonus tracks. Un anno più tardi fu la volta della release, "Bodily Harm", un extended play la cui tracklist di cinque episodi, inizialmente progettata come remixes del brano "Night Vision", introduceva invece materiale creato tempi addietro quì professionalmente rimasterizzato, otre a tracce appartenenti ad epoche più recenti, tutto ciò in una sorta di primo test finalizzato alla diffusione tra il pubblico di songs inedite alle quali l'ensemble risultava particolarmente affezionata. Il nuovo album "Cold Heaven", rilasciato nel 2013 dalla stessa produttiva label tedesca Conzoom Records, dispone di caratteristiche in larga parte differenti rispetto quelle ascoltate precedentemente, offrendo scorci pop-elettronici più umbratili, a volte introspettivi e marcatamente atmosferici, benchè in certune occasioni sorretti da una musicalità pulsante e vivace. Ospite d'onore all'interno della tracklist è Henrik Palm, chitarrista della heavy metal band svedese chiamata In Solitude, il quale funge da unità di appoggio a sei delle dodici songs incluse nell'album: il titolo di apertura è "Second Coming", una riuscita sinergia tra modernismo pop e nostalgia, dettagli la cui congiunzione origina un synthpop downtempo cullato da un canto malinconicamente intenso, accarezzato da tiepide irradiazioni di tastiere, dal programming a basso regime e dai rarefatti arpeggi della chitarra manovrata da Henrik. "Private Property" è un delizioso pop elettronico midtempo dalle note pure come cristalli, racchiuse soprattutto nelle melodiose vocalizzazioni di Johan e Sebastian oltre le quali si innalzano fascinosamente gli abbellimenti tastieristici, il tutto ritmato da un drumming poco più che minimale. Si giunge quindi ai garbati sintetismi che adornano le movenze electropopish di "Frantic", le cui strutture midtempo si configurano attraverso secche replicazioni di programming, arcobaleni vocali e leggere fantasie tastieristiche, mentre in "Silhouettes" rivivono vividamente formule curvate su una certa aura malinconica e corrispondenti alla discendenza electropop 80's, aspetti riscontrabili nella semplicità con la quale sono impostate le sezioni canore, nel particolare passo e nelle timbriche midtempo del drum-programming, contemporaneamente alla finezza che impreziosisce le brevi toccate dei synths. La successiva "Frozen Ground" allinea le danzabili pulsazioni uptempo generate dal programming affiancandole simmetricamente alle dinamiche costruzioni tastieristiche, alle fuggevoli punteggiature chitarristiche di Henrik ed ai vocals trascinanti, soluzioni contenute in una traccia pop-futuristica anch'essa di evidente derivazione 80's. "Nuclear Skies" ripropone a sua volta teoremi synthpop recanti mestizia e languore, attorno ai quali fluttuano con poetica leggerezza e-percussions downtempo, minimali orchestrazioni tastieristiche ed il canto che il vocalist esprime con aggraziata tonalità. L'elenco delle tracce prevede ora "Trespassing", episodio ritmicamente velocizzato ed in possesso di notevole fluidità melodica applicata con metodo alla fisionomia canora che il singer esterna con malinconica passione stendendola con morbidezza sulle battute del drumming midtempo e sulle eleganti micro-sinfonie pianistiche in sottofondo. "High Hopes" è un futurepop caratterizzato da sensibili eufonie vocali introdotte all'interno di un dinamico ingranaggio electro-percussivo le cui cadenze midtempo segmentano fittamente il ritmo trainando le leggiadre efflorescenze dei synths, così come nella successiva "Deep Ravine" si percepiscono sofisticatezza pop-elettronica ed armonie primaverili di canto e tastiere sospinte da meccanici comparti di drum-programming. L'asse ritmico-tastieristico di "In The Company Of Strangers" è ombreggiato da una certa severità che incupisce di qualche tono le modulazioni synthpopish rendendole così più rigide senza tuttavia privarle delle loro nostalgica poeticità esaltata prevalentemente nel canto. Quasi in conclusione troviamo "Ran", un pop tecnologico costruito mediante robotiche scansioni percussive sulle cui secche bpm's midtempo germinano sporadicamente le elettriche textures scaturite dalla chiarra di Henrik, concedendo alle tastiere di completare il sound-system integrandosi con discrezione alla musicalità ed alla consueta avvenenza tonale che distingue gli accenti del vocalist. "Artifacts" conclude la lista permeando il suono di emozione attraverso un sad-synthpop downtempo basato essenzialmente su depresse evoluzioni canore i cui riverberi si combinano atmosfericamente al lacrimevole spartito pianistico che volteggia sulle arie ed ai ricami chitarristici di Henrik, riuscendo a far affiorare da questi elementi una percepibile sensazione di elegiaco romanticismo. Ciò che maggiormente colpisce nei Cinemascape è la loro innata capacità di rendere aristocratico anche il suono più semplice, avvolgendolo con dolcezza e convogliandolo infine in un sobrio impianto tecnologico. "Cold Heaven" è un album colmo di innocenza e sentimento, un'opera che sancisce definitivamente il mirabile stato d'arte raggiunto dalla band in questo biennio, requisito indispensabile per oltrepassare il cancello dorato della Conzoom Records. Musica che comunica il senso del bello, musica per gli ultimi, irriducibili sognatori.

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Comaduster - "Hollow Worlds" - cd - by Maxymox 2013

comad  Fondato ufficialmente nel 2009, Comaduster è il solo-project di tendenza rhythmic-noise/IDM/EDM/industrial/dubstep interpretato dal canadese Réal Cardinal. Grande appassionato di musica elettronica, il protagonista sviluppò la sua creatività lavorando nel 2008 in qualità di game sound designer presso la conterranea software house BioWare, perfezionando inoltre nei primi tempi tecniche ed idee attraverso un breve percorso come batterista, ed in seguito mediante la sperimentazione di sonorità avanguardistiche generate inizialmente, come per molti altri pionieri del genere, da un basilare equipaggiamento. Quando Réal Cardinal percepì in sè un'adeguata preparazione, nacque il progetto Comaduster unitamente all'EP autoprodotto nel 2009 "Slip Through", sette tracce in stile IDM/ambient/industrial tratte e riedizionate da un repertorio perfezionato tra il 2002 ed il 2007, tra le quali si distingueva "Foam Abattoir", realizzata in collaborazione alla singer Cecil Frena. Questo prodotto discografico rivelò un artista ben al di sopra gli standards, accogliendo universalmente una moltitudine di feedbacks positivi ed assicurando a Rèal un'elevata quotazione presso gli opinion-makers. A seguito di quell'esordio, Comaduster dimostrò anche eccellenti doti di alchimista sonoro remixando "Wachsmuth", uno dei quattordici episodi inclusi nel primo volume di "Upload Select Remix" pubblicato nel 2011 dalla Hymen Records, una selezione di tracce estratte dall'archivio appartenente ad Architect alias Daniel Myer, brani quindi affidati alla notevole capacità di trasformazione d parte di professionisti del breakbeat/techno/dubstep/IDM quali, citando i migliori esempi, Stendeck, Subheim, David Partido, For A Space, André Winter e Hecq. Degna di evidenza è inoltre la live-performance di Comaduster nel ruolo di audio-visual compositor in "Scrape", opera realizzata nel 2011 in occasione del Mutek, evento organizzato fin dal 2000 a Montréal, finalizzato alla promozione della musica elettronica: durante questa lunga sessione, Réal manifestò una pregevole arte ed una particolare acutezza nel congegnare atmosferiche espansioni dark-ambient/soundscapes. Il 2013 fu l'anno in cui l'evidente potenzialità dell'artista fu accolta dal mastermind della mitica Tympanik Audio, Paul Nielsen, il quale accettò di pubblicare, oltre al five-tracks digital-single "Winter Eyes" includente le remixed versions di Access To Arasaka, iVardensphere e Aliceffekt, anche il presente album "Hollow Worlds". La release in questione contempla gli svariati viraggi stilistici intrapresi negli anni da Comaduster, offrendo un compatto allestimento di suoni che spaziano dalla durezza dell'industrial alle intricate movenze del dubstep, dalle corroboranti energie dell'Electronic Dance Music al post-rock, incorporando finezze glitch/IDM e suggestivi elementi ambient/pop. Il full-lenght, edito in digipack, contiene dieci brani estremamente elaborati che prendono inizio da "Ma", oscuro cerimoniale downtempo-dubstep-electronics saturo di improvvise traiettorie percussive in grado di disorientare ed atterrire. "Winter Eyes" codifica potenti stacchi midtempo sezionati in periodi matematicamente lineari ed altri aventi come principio l'imprevedibilità, con repentine accelerazioni e rientri sincopati sui quali si distendono pads color alluminio, vocals suggestivi ed un turbine di synthetic-effects che circondano interamente la traccia. "The Send Off" è un avveniristico dipinto IDM/dubstep iper-elaborato tridimensionalmente dal quale si estendono pulsanti turbo-bass/drum-lines programmate per originare un poderoso e scattante tracciato midtempo intersecato da profondi respiri tastieristici e da un canto suddiviso in partizioni umane e robotiche innalzanti disperazione, fascino e mistero. Più innanzi, l'elegante incedere dubstep-breakbeat/EDM di "Hollow Worlds" penetra il suono trasportando in esso flessuosità poliritmica downtempo, morbidezza vocal-tastieristica e riverberate punteggiature di guitar, tutto ciò alonato da stranianti elaborazioni di sintesi, anticipando il successivo ed onirico tema ambient/electronics intitolato "Unfound" e le sue crepuscolari note pianistiche che inducono al raccoglimento. "Walls" accoglie a sua volta atmosfere tecnologicamente malinconiche sottolineate dal canto interpretato da Réal con voce parzialmente filtrata che nel refrain riesce a toccare l'anima creando fantastici scenari, acustiche accerchiate da una percussività rettilinea, da lente espansioni di synth e dalle millimetriche intersezioni del sequencing. In "Chasms" si distinguono vocals inquieti, trasognatamente armoniosi, distribuiti tra le lente cadenze industrial/trip-hop del drumming sulle quali si elevano con oscura solennità nuvole di keys trafitte da febbrili scosse, da inserti robotizzati e da micro-fratture elettroniche. La stupenda "Futureproof Design" continua impeccabilmente la tracklist sfoggiando nuovamente il perfetto abbinamento tra dubstep e EDM, velocizzando le bpm's attraverso le vigorose, fredde scansioni del drum-programming, ammantando il suono mediante incantevoli pads ed un canto straziato dal tormento, ciò in un brano che considero il più significativo dell'album. La musicista Cecil Frena, proveniente dal progetto noise/experimental Gobble Gobble, collabora con Comaduster nella stesura di "Nightsail", traccia la cui struttura EDM/glitch/drum'n bass rotea con dinamismo traendo vitalità dalla spettacolare alternanza di torsioni, rincorse, fremiti, scismi e curvature originate dalla drum-machine alla quale si combinano fulminee frecciate digitali, vocals depressi e dilatati accordi tastieristici. Il finale viene annunciato da "Connecting The Seams", episodio psychedelic-downtempo-glitch/electronics circonfuso di malinconia, architettato mediante un ampio sostegno di pads lisergici, arpeggi distanti ed echeggiati, rallentate sezioni di drum-beats e da un canto che il protagonista colma di mestizia durante l'intera percorrenza del brano. Réal Cardinal è un inesauribile generatore di energia elettronica e di evoluzione sperimentale, elementi espressi in tutta la loro forza all'interno di questa magnificente release, simbolo di una genialità oltremisura e di una concezione multidimensionale del suono. L'incontro con "Hollow Worlds" costituisce per il moderno auditore una costruttiva opportunità per ampliare la propria esperienza musicale, distinguendo in questo grandioso full-lenght di esordio innovazione ed un'inedita metodologia applicata al suono. L'onda contenuta nella tracklist appena ascoltata farà oscillare i vostri recettori auditivi, trasferendo in essi modulazioni iper-sequenziate, instabili geometrie ritmiche e quel percepibile senso di cupezza che ha ispirato il concept dell'album. Fuori dagli schemi, oltre le convenzioni. E' Comaduster.

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Dark Awake - "Epi Thanaton" - cd - by Maxymox 2013

darkaw  Dark Awake, one-man project fondato ed impersonato fin dal 2001 dall'ellenico Shelmerdine VI°, inquadra un vasto ordinamento di stili che l'interprete ama definire sinteticamente nelle due parole "apocalyptic-ritual": più nel dettaglio, il suono creato da questo originale musicista tocca una pluralità di stili che vanno dal dark-ambient/soundscapes al neoclassical toccando derive martial e neofolkish, generi nei quali il protagonista introduce impliciti messaggi collegati ad una lunga serie di tematiche riguardanti, per citarne alcune, la Letteratura, l'Occultismo, la Filosofia, la Storia, molti tra i principali movimenti culturali ed artistici come il Dandismo, il Barocco ed il Romanticismo, oltre ad elementi di svariata natura quali l'Orientalismo ed il Simbolismo. E' pertanto doveroso segnalare nella piattaforma Dark Awake la collaborazione di due additional-members localizzati alle sezioni vocali, ovvero Elina P. reclutata anche in occasione del primo album, e Sekte, narratore reperibile nei credits di questa ultimo lavoro oggetto di recensione. La discografia del progetto rileva inizialmente il debut-album "Meseonas" pubblicato nel 2008 dalla label argentina Twilight Records, disco le cui musiche dark-ambient/neoclassical/martial erano concettualmente ispirate dal misticismo medievale e da una lugubre immaginazione stimolata nottetempo, canoni ai quali fanno seguito quelli ancora più sinistri dedicati alla Stregoneria della Tradizione Typhoniana, alla Mitologia ed ai testi occulti appartenenti a civiltà ataviche, elementi distillati ed inclusi nei diciassette minuti della tape-format/ep-release limited edition intitolata "Imago Typhonis", pubblicata nel 2010 dal marchio Depressive Illusions Records e contenente acustiche ritual/dark-ambient/neoclassical suonate da Shelmerdine VI° anche con l'ausilio di ossa umane. Il nuovo lavoro "Epi Thanaton", edito nel 2013 per la sempre eccellente label Rage In Eden, consta di nove tracce idealmente legate, oltre agli identici argomenti che hanno caratterizzato il titolo precedente, all'Esoterismo, alle Rune ed alla Cabala; la scelta dei generi dark-ambient/soundscapes e neoclassical si rivelano ancora soluzioni vincenti, soprattutto quando lo impone l'esigenza di costruire il più realisticamente possibile atmosfere opprimenti, minacciose, ottenebrate da un suono in grado di rappresentare l'ombra ed il senso dell'arcano. "Anaphexaton Primeumaton", opening track, riassume in sè questi elementi diffondendosi pesantemente nell'aria come una nebbia artica, e ciò attraverso la spettralità con la quale Dark Awake imposta i cupi stacchi della tastiera i quali, come messaggi d'altri mondi, si allineano con atona melodia unendosi alle rarefazioni del tamburo marziale ed alle tossiche esalazioni che ammorbano sottilmente l'insieme, il tutto attorniato delle misteriose litanie pronunciate dalla vocalist, da ignote e sibilline implorazioni, da flussi elettronici senza nome e crepitare di fiamme. L'omonima "Epi Thanaton", altrettanto suggestivamente, ripartisce, attraverso l'utilizzo di strumentazioni percussivo-rituali di tamburo, una linea ritmica di varia tonalità all'interno di un dark-ambient soggiogato da un vento notturno e da lente espansioni tastieristiche, da un argentino tintinnare e da ombrosi soundscapes, suoni resi ulteriormente affascinanti da rarefazioni corali simili ad un enigmatico richiamo, ed in ultimo, come generata dal nulla, da una composizione pianistica traboccante di malinconia e decadenza. L'essenzialità percussiva che articola "Freya's Aettir" delinea atmosfere ipnoticamente sciamaniche unendosi ad un altrettanto scarno e minimale accordo tastieristico, a tetri rintocchi di campana, ad astrazioni corali ed al primitivo soffio di uno strumento a fiato, tutto ciò compreso in una traccia definibile come tribal-ambient. Il tambureggiare marziale che ritma "Sigillum Of Cutha" risuona con severa cupezza tra le atmosferiche strutture originate dalla tastiera conferendo alla song un portamento d'acciaio, mentre nella successiva "Mithraic Mystica" si ode una spettrale melodia suonata dagli arpeggi pizzicati della chitarra oltre i quali, come in un'occulta celebrazione, si distingue il rumore asciutto e rituale del mescolamento di ossa umane. "Kia Mass Ssaratu" trasmette abbandono e mestizia affidando queste sensazioni ad un ethereal-ambient dapprima introdotto con aristocratico neoclassicismo dalle note del pianoforte, ed in seguito da sezioni di corde etniche, basse vibrazioni elettroniche e rumoreggi di ossa, il tutto ammantato da luminose verticalizzazioni tastieristiche episodicamente ritmate da una scheletrica percussività. "Ichor" possiede un nobile profilo ed una superba eleganza, connotati rappresentati acusticamente da una sfiorita e stupenda composizione pianistica ricolma di classicismo le cui note, eseguite con orchestrale sapienza, si accorpano con naturalezza ai richiami dark-ambient ed alle profonde marcature create dal tamburo. L'allestimento di ritual-noises si impossessa ora di "Medea" ottenebrandola interamente mediante un sotterraneo rombo attorno al quale gravitano minimal-percussions dalle cadenze tribali ed argentei campanelli, suoni immessi in un obscure-ambient evocante con realismo e suggestione credenze pagane e cerimonie notturne. Le evanescenze di "Spheres Of Qlippoth", brano conclusivo, sono congelate in un nucleo dark-ambient attraversato da plumbei fragori industrial, esalazioni dai colori metallizzati e da immense quantità di buio artificiale indotte attraverso livide manipolazioni di laptop. L'elegiaca musicalità appartenente a Dark Awake crea una performance attraverso cui l'Esoterismo incontra l'elemento suono: ne risultano creazioni arcane entro le quali la suddivisione tra due stili comunica all'ascoltatore altrettante interpretazioni del disco, la prima, riguardante soprattutto gli episodi in fase ambient, esalta la preminenza del concetto di ritualità mentre la seconda, percepibile nelle tracce realizzate mediante soluzioni pianistiche, evidenzia il seducente potere che il mondo del soprannaturale esercita sulla psiche umana. "Epi Thanaton" è un album che racchiude in sè significati oltre l'immaginabile, il cui ascolto impone un'assoluta partecipazione interiore nonchè una convinta attitudine verso sonorità tenebrosamente contemplative oppure pianificate con minimalismo orchestrale. Lasciatevi cadere dentro le sue nere spirali oppure tra le depresse melodie dei suoi componimenti neoclassici: vivrete attimi durante i quali la barriera spazio-tempo si infrangerà manifestando alla vostra immaginazione ciò che esiste al di là della dimensione razionale entro cui siamo confinati. Oltre ciò, cos'altro potrebbe stupirvi?

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Desiderii Marginis - "Procession" - cd - by Maxymox 2013

desid  Come sempre, quando si ascoltano le composizioni ideate dallo svedese Johan Levin, risulta mpossibile non sentirsi sopraffatti dal fascino, dalla solennità e dall'eleganza scaturiti da musiche così suggestive e traboccanti di atmosfera: Desiderii Marginis, noto progetto solisticamente rappresentato dal citato protagonista, è di fatto uno tra i nomi più altisonanti nell'area dark-ambient/industrial: meritevole di appunto è inoltre la versatilità manifestata attualmente da Johan, il quale si distingue con onore in qualità di polistrumetista anche nel nel medieval-act Galtagaldr. L'intento previsto originariamente dall'artista nel 1993, inteso come Desiderii Marginis, avrebbe dovuto semplicemente ed unicamente essere finalizzato al compimento di tre demotapes limited-edition, ovvero "Consecrare", "Via Peregrinus" e "Hortus Conclusus/Triptych", utilizzando tracce non incluse nella discografia appartenente ad una precedente piattaforma chiamata The Wounded Meadow, valida synthpop-gothic band la cui line-up menzionava Johan in collaborazione con Daniel Nilsson, Fredrik Rydberg e Lars Tängmark. Le epoche successive permisero a Johan una profonda analisi interiore orientandolo gradualmente verso sonorità sempre più eteree, imponendo così alla creatività del musicista una radicale variazione stilistica intesa come perpetua ricerca di formule che avessero il potere di soggiogare la mente dell'ascoltatore attraverso l'incanto di modulazioni avvolgenti ed oscure. La scritturazione con la prestigiosa label Cold Meat Industry avvenuta nel 1997 fu sinonimo di garanzia e buon auspicio per "Songs Over Ruins", esordio su album, ripreso nel 2001 dalla medesima etichetta in una seconda versione, e precursore di una solida genealogia di releases quali il full-lenght "Deadbeat" del 2001, anch'esso pubblicato dalla Cold Meat Industry, lo split del 2004 "Lost Signals From Unknown Horizons" edito per la polacca Beast Of Prey ed includente tre episodi realizzati da Desiderii Marginis unitamente ad altrettanti composti rispettivamente dai seguenti progetti dark-ambient: Moan, impersonato dal polacco Rafal Sadej, ed Artefactum, interpretato Merissa d'Erlette. Sempre nello stesso anno fu rilasciato dalla Cold Meat Industry l'album "Strife", mentre nel 2005 l'indus-label parigina Kaosthetik Konspiration pubblicò il vinyl lp "The Ever Green Tree" riedizionandolo nel 2007 in formato CD. Dal rientro di Desiderii Marginis nella home Cold Meat Industry scaturì l'album successivo, "That Which Is Tragic And Timeless", il cui evocativo booklet di quattro pannelli si impreziosiva dell'opera di layout eseguita direttamente da Roger Karmanik, fondatore della citata, importante label attraverso la quale nel 2007 fu rilasciato il full-lenght "Seven Sorrows". Impossibile non menzionare in questa sede il titolo "Years Lend A Golden Charm", compendio licenziato nel 2009 dal marchio russo Eternal Pride Productions includente brani tratti dai primi tre demotapes completati tra il 1992 ed il 1993 in aggiunta ad una una unreleased-track. Il nuovo album "Procession" del 2012 è affidato per l'occasione alla magnificenza della label canadese Cyclic Law, riversando in otto suites un ambient dalle movenze oscure, verticalizzate: "Come Ruin And Rapture", opening track, conferma questo concetto introducendo in una musicalità di ghiaccio le suggestioni provenienti da un cupo modulo tastieristico sopra il quale si ampliano evoluzioni creanti ondate di materia tenebrosamente armonica le cui sciamaniche espansioni, lentissime e meditative, riverberano come messaggi propagati in ignote vallate circondate dalla nebbia. "Land Of Strangers" segue le medesime traiettorie condensando il suo dark-sound in un nucleo centrale composto da basse frequenze di laptop oltre le quali volteggiano immaterialmente affascinanti arabeschi etnici, mentre la seguente "Her Name Is Poverty", documento sonico di eccezionale bellezza, conferisce alla musicalità una sorta di umbratile surrealismo vissuto attraverso una sinfonia obscure-ambient dal potente effetto ipnoinducente, entro cui il funereo rintocco della campana e l'orchestrale mestizia replicata dalla tastiera si fondono al rombo dell'unico, basso accordo che scorre nel sottofondo. "Silent Messenger" riesce a combinare con stupefacente equilibrio malinconiche armonie e sonorità dark-ambient, esponendole mediante due sezioni parallele: la prima dalla timbrica profonda, greve, resa abissalmente lugubre dalla risonanza della campana e da bui corridoi tastieristici, la seconda invece descrivente rarefatte melodie dall'andamento orientaleggiante che nello sviluppo si evolvono in una rallentata, drammatica orchestrazione da soundtrack. Si giunge quindi a "In Brightness", una densa propagazione di acustiche dark-ambient aventi per propulsore l'incessante, tenebroso rombo della corrente che dilaga elettronicamente nell'anima della song, attorniata da rumoreggi industrial e notturne armonie tastieristiche. "Here's To The Future (And The Harsh Frontier)" presenta tipiche connotazioni obscure-ambient/industrial sconfinanti nella psychedelia, elementi riprodotti attraverso un lineare, cavernoso basamento di laptop incanalato entro dilatate evaporazioni di tastiera, così come internamente l'incantevole "Adrift" soffia un vento elettronico il cui ampio respiro fluttua con rallentata tetraggine modellandosi gradualmente attorno i delicati intarsi scolpiti dal synth e sulle glaciali rifrazioni provenienti dal background. L'omonima "Procession" conclude la lista dei brani predisponendo un dark-ambient attraversato da un'opaca introduzione tastieristica le cui vaporizzazioni abbracciano con monolitici accordi e tonanti brume lo struggimento originato da note di archi che rimandano ad antiche nostalgie, ad epici paesaggi osservati al rallentatore da infinite altezze. Desiderii Marginis celebra la sua liturgia dark utilizzando l'apparato tastieristico come corpo radiante, deformando la prospettiva del suono ed ottenebrandola fino a renderla inquieta e significativa come i sogni che affiorano prima dell'alba. "Procession" è una release fortemente seduttiva, da scrutare in ogni sua più infinitesimale angolazione per comprendere che oltre l'Universo si ampliano dimensioni in continua espansione nelle cui risonanze molti di voi ritroveranno finalmente sè stessi.

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Der Waldläufer - "Wanderlust" - cd - by Maxymox 2013

wald  Der Waldläufer, conosciuto anche con il nome Tobias Seidenthal, è un compositore light-ambient/ambiofusion/chillout/IDM-downbeat tedesco proveniente da Kassel, dotato di una personalità riflessiva, sensibile, osservatrice, indissolubilmente legata all'astrattismo ed alle profonde emozioni che solo la Natura con i suoi infiniti cicli, i suoi misteri, i principi e le sue meraviglie, sa provocare nell'animo. La sperimentazione elettronica unita alla ricerca di suoni particolarmente volti a consolidare l'assoluta sintonia tra corpo, mente e Creato, hanno sempre costituito le espressioni principali sulle quali l'artista, solisticamente e con rari episodi collaborativi da parte di altri musicisti, ha edificato nel corso degli anni il proprio stile musicale caratterizzato da atmosfere distensive, eteree, appositamente pianificate per dare il più ampio spazio possibile alla contemplazione, formule costruite attraverso un largo impiego di tastiere, drum-programming, e, talvolta, strumentazioni acustiche come il sax e le chitarre elettriche. Il debut-album autoprodotto "Completely Near & Far Away" edito nel 2010, disco da me all'epoca positivamente recensito e nei confronti del quale personalmente provo ancora autentici sentimenti di ammirazione, era riuscito a dare vita ad un Eden artificiale composto da sonorità visionarie, malinconiche, con suggestivi paesaggi ambient splendidamente rappresentati in dodici tracce capaci di rapire l'immaginazione dell'ascoltatore facendola volare per un lungo minutaggio unendola spiritualmente all'intera gamma di Elementi che compongono la dimensione terrestre. Seguendo concettualmente l'identico masterplan intrapreso nella precedente release, il nuovo album "Wanderlust", pubblicato da Der Waldläufer nel 2013 nuovamente come auto-realizzazione, perlustra orizzonti ambient/chillout/downtempo concentrandoli in tredici episodi dal tocco raffinatissimo: tutto ha inizio dal segmento introduttivo, "Nature - The Calling", un breve accordo di synth dalla tonalità gassosa abbellito al suo interno da effetti cosmici e dilatazioni elettroniche, attendendo l'ingresso della successiva "Another Venus", traccia ambient-meditativa entro cui emergono armonie tastieristiche, riverberi da sogno e sofisticati ornamenti elettronici simili al rosa pallido che pennella l'aurora, a cui si aggiunge un e-drumming downtempo dall'incedere ipnotico. Attorno alla seguente "En Route" vorticano soavi le toccate di plettro sulla chitarra elettrica ed i sintetici riverberi che si innestano ritmicamente sulle sciamaniche battute del programming, adagiandosi completamente su un incorporeo sfondo di key. "Beyond Horizon" è un'ambient/IDM-track permeata di grande fascino ed eleganza, aspetti percepibili nelle evaporazioni e nei cori tastieristici che suscitano immediatamente una condizione di serenità, ma anche nelle fini textures ordite dalla chitarra e nelle micro-frammentazioni artificiali che costituiscono il corpo percussivo della song. Suoni estrememente rasserenanti, concepiti attraverso soluzioni ambient/downtempo si distinguono in "Caligaris", traccia nel cui interno si elevano e si dissolvono le sospensioni generate dalla tastiera in uno scenario composto dalle delicate iridescenze che sgorgano sinteticamente dalle macchine, formule queste trafitte a loro volta dalla cristallina rifrazione udibile nei tocchi di synthetic-bell e, nello sviluppo, ritmate mediante un lento tracciato di drum-machine. Da "Eclipse Illumina" si eleva un ambient-sound caratterizzato da un'aura di raffinatezza ed in possesso di un istantaneo potere mesmerizzante per corpo e spirito, effetto questo reso possibile da una rilassante disposizione di accordi e da brevi evoluzioni di keys, entrambi suggestivi quanto un crepuscolo di fine estate ed uniti a rarefatte, attenuate intromissioni downtempo. "Green Oaks", non da meno, induce alla riflessione impiegando un'atmosferica sequenza di pads dai quali si distaccano le malinconiche evanescenze delle melodie, anch'esse costituite dall'identica, incorporea consistenza distinguibile nelle sezioni tastieristiche della base, così come la successiva "Lucid Crystal" immobilizza ogni movimento, ogni singolo istante, circoscrivendoli con solenne lentezza nel suo spazio utilizzando una serie di frazionate emissioni di synth i cui flussi, come elementi senza peso e materia, verticalizzano la loro traiettoria espandendosi in direzione di lontane Galassie. Si giunge quindi alla seguente "Innercircle" ed alle sue sonorità ambient che accarezzano delicatamente l'anima placando in essa le tensioni ed estrapolando dal suo nucleo nient'altro che sensazioni di pace interiore e definitiva conciliazione con la Natura, percezioni che sembravano da lungo tempo dimenticate ed ora emerse accompagnate dalle opache correnti di una prima sezione di key attorno alla quale gravitano le lente parabole descritte fascinosamente dalla seconda sezione di tasti. Le volatili geometrie ambient formulate per "Sleepover" esemplificano in termini pratici ciò che si intenderebbe per "tranquillità sonica", concetto prettamente idealistico esposto attraverso pads simili a propagazioni d'aria, estesi fino alla loro parziale dissolvenza dalla quale hanno origine altre successioni tastieristiche più compatte e retroilluminate da bagliori elettronici. "Naranja Nubis" aggiunge morbidi arpeggi di chitarra alle oniriche ed immote strategie ambient fin'ora ascoltate, combinando un sound altamente meditativo che farà viaggiare l'immaginazione oltre i limiti del cerebralismo. Tra i migliori brani reperibili in questa tracklist spicca la meravigliosa "Flores" nella quale si intersecano armoniosamente emozionanti comparti chitarristici e stranianti melodie di keys su percussività downtempo, suoni circondati da raffinatezza che siglano l'epilogo di una release dalla musicalità sublime. L'asse strutturale che contrassegna questo album è incentrato prevalentemente sull'intenzione da parte di Der Waldläufer di collegare una musica fortemente evocativa ai primordiali legami che accorpano l'Uomo all'essenza stessa della Natura ed alle sue più spettacolari manifestazioni. Questo disco consentirà all'ascoltatore di estraniarsi completamente dalle nevrastenie che regolano la quotidianità del mondo industrializzato facendolo accedere ad una dimensione sonora incantata nella quale egli si identificherà con straordinaria immediatezza riconoscendo istintivamente in essa un richiamo ancestrale. Se siete attratti dai suoni per viaggi psichici e soggetti a visioni ad occhi aperti, "Wanderlust" è sicuramente una parte fondamentale di voi stessi.

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DI*ove - "DI*ode" - cd - by Maxymox 2013

diod  I belgi Eric Manchiniste (music/vox) e Lukk (vox/lyrics) costituiscono la line-up del progetto DI*ove, giustamente apprezzato per la sua formidabile arte nel combinare i principi fondamentali dell''Electronic Body Music con la gradevolezza e l'estetica del dark-electro/synthpop. L'inclinazione per il suono artificiale fu una prerogativa di Eric fin dai primi anni 90's, periodo durante il quale il protagonista si cimentò artigianalmente con altri due membri in una sorta di sperimentazione home-made formando con essi gli Escape Industry, band attraverso cui egli registrò e diffuse un demo assai acclamato all'epoca prima del definitivo scioglimento della piattaforma avvenuto nel 1999. Con caparbietà, Eric mosse il passo successivo mediante il solo-project di tendenza minimal-electro chiamato Evoid, e più specificatamente con tre mini-CDs autoprodotti rilasciati tra il 2000 ed il 2004, finchè nel 2006 la cooperazione con il neo-entrato Luc incrementò notevolmente il database sonico completato in quel tempo con elementi 80's, conducendo i due musicisti alla formazione degli odierni DI*ove. Ufficialmente, i prodotti discografici attribuibili al progetto risalgono al 2009 attraverso il digital-EP "Evoid Becomes DI*ove", licenziato dalla net-label belga Knovel Records, entro la cui tracklist, composta da cinque brani electro-sperimentali, svettano le due creazioni ideate nei primi periodi di operatività, "Haunting Me" e "I Want A Bear". Nel 2010 fu pubblicato autonomamente l'EP "DI*verge", la cui tracklist include sei episodi industrial/electro masterizzati da Kevin Jaspar, alias A.L.F. militante nel duo noise/breakcore conosciuto come E25 Corporate. Dopo tre anni trascorsi come live-supporters ed intraprendendo collaborazioni per remixed versions, nel 2013 i DI*ove ritornano gloriosamente firmando l'intesa con la EK Product e rilasciando questo debut-album in digipak format colmo di aspettative, "DI*ode". La sua tracklist, enumerante nove brani, apre con le atmosferiche espansioni di "Understöen", propagate fino a raggiungere l'ipnotico circuito midtempo del drum-programming le cui battute sostengono l'alienazione vocale espressa dai singers e la complessità delle textures elettroniche, mentre la successiva "Mayday" avvicenda sonorità dark-electro/industrial erigendole su un accelerato impianto di sequencing e drumming, i cui pulsanti bassi codificano una punteggiatura ritmica da ballare con enfasi scandita tra le scie del synth, dei loops, ed unita alla trascinante metrica cadenzata vocalmente da Eric. "ADT" è impreziosita dalle sezioni canore elaborate da Lady Funk, la quale unisce le sue sensuali vocalizzazioni a quelle più marcate appartenenti al singer, tutto ciò in una electro-track midtempo con vaghi richiami EBM dove l'azione combinata tra il programmig, l'apparato percussivo ed i suggestivi respiri della tastiera, innesca un dinamico circuito di sonorità richiamanti cupezza e tormento. "Gaze" è una grintosa interazione tra strategie EBM ed altre connaturate al dark-synthpop con una particolare attenzione rivolta alla danzabilità, aspetti evidenziati nelle cicliche e potenti intermittenze del drum-programming spronato in modalità midtempo, contemporaneamente a vocals incitanti e fredde irradiazioni tastieristiche. La seguente "Addictions" rallenta la percussività frazionandola in precisi drum-beats accanto ai quali si allineano le allucinate tonalità di Claus Kruse, titolare del solo-project EBM/Electro-industrial noto come Plastic Noise Experience, il quale canta con asprezza sulle ossessive replicazioni del sequencing. La vocalist Mad Woowoo partecipa attivamente alla song "What The Fuck!", gestendo in essa i costrutti pronunciati in lingua francese intercalati a quelli del singer: ne risulta un piano vocale male-female raffinato ed allo stesso tempo nevrastenico, mirabilmente adattato alle ballabili modulazioni EBM oriented. "Clinically Dead" propaga acide melodie di synth, vocals insoddisfatti e cinici, dettati con inflessibilità sulla secchezza del drumming le cui sferzate uptempo, unitamente alla glacialità del programming, trainano una tenebrosa electro-EBM song ideale per il d.j. avanguardistico, così come la successiva "I Need More", altro ottimo congegno midtempo per gli alternative-dancefloors, diffonde vocals saturi di tensione e pneumatiche evoluzioni di tastiera/sequencer inserite in un metronomico drum-system, tutto ciò creante un dark-electro/synthpop vagamente 80's. Nell'ultima traccia dell'opera, "Never!", prevalgono le timbriche distorte e scattanti del drum-programming midtempo e le eccitanti emissioni vocali di ambedue i componenti, sonorità intossicate dai rintocchi della tastiera e da caustici schizzi di materia sintetica. L'intento dei bravissimi DI*ove è dare movimento a tattiche affini alle moderne concezioni tecnologiche, all'interno delle quali deve essere necessariamente percepita la presenza di sonorità appartenenti alla retroguardia elettronica, missione questa pienamente riuscita in "DI*ode", un esordio su album che disvela una concetrazione di acustiche proponibili sia all'ascolto diretto, sia come strumenti per ballare fino al completo spossamento. Propulsioni electro-urticanti, vibrante dinamismo EBM, atmosfere ottenebrate da minacciose nebule, vocalizzi che ledono con la loro sottile affilatezza: questa è semplicemente classe.

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Donamorte - "Gemini" - cd - by Maxymox 2013

dona  L'intervista pubblicata su Vox Empirea fornirà al lettore ogni informazione biografica riguardante il progetto italiano Donamorte, mentre questa analisi sul loro debut-album intitolato suggestivamente "Gemini", evidenzierà le motivazioni per le quali il terzetto è considerato una tra le più accreditate promesse emergenti della scena underground nazionale. Il genere musicale appartenente alla band è una mixture di sonanze retro/new/wave, elettroniche, rock e gothic, esposte con eleganza e professionalità da Armand Donamorte (vox), Garmo (vox/keys/progs) e Kaos K (guitars) in un contesto sempre avvincente, policromo, con episodi che rasentano l'autentica eccellenza. Il full-lenght, edito in formato digipak dalla Space Race Records, l'addition-label della EK Product, consta di dodici tracce entro le quali la compresenza di procedure tecnologiche particolarmente elaborate unite ad esposizioni e tonalità vocali ricolme di fascino nonchè a scenografie oscure combinate ad un planning strumentale studiato nei minimi dettagli, forgia suoni emotivamente catturanti che sedurranno una vasta platea d'ascolto con il loro penetrante carisma. L'esplorazione del disco conduce inizialmente all'omonima "Gemini", visualizzabile sul web in un video ottimamente realizzato: il suo trascinante incipt vocale, ritmicamente supportato dalle bass-lines midtempo generate dal drum-programming, si unisce alla nebula tastieristica creando l'apertura oltre la quale si sviluppano con maggiore intensità le marcature electro-wave/rock processate dal synth, da un corposo innesto di chitarra elettrica e dal canto di Armand culminante in un refrain che riecheggia nella memoria per ore. "Can't You Feel It" rallenta la velocità aggiungendo ai circolari arpeggi di chitarra, al tratteggio del programming ed alla suggestiva voce del segmento introduttivo, le simmetriche battute che costituiranno in seguito lo schema ritmico di questa traccia electro-rock, tutto ciò suddiviso in quieti periodi di minimalismo vocal-percussivo alternati alle roventi verticalizzazioni provocate dalla chitarra di Kaos K ulteriormente rafforzata dalle espansioni tastieristiche. Dal ballabile schema di "End Of Your Reign" proviene una mescolanza di risonanze dapprima dark-electro, unite ad arrangiamenti industrial-oriented seguiti nell'evoluzione da melodiche interazioni tendenzialmente new waver, modulazioni queste costruite mediante le ombreggiature vocali di Armand, da impulsi uptempo, rivoli di programming, da effetti sintetici e consistenti flussi di tastiera. Tecnologia, sperimentalismo ed una sottile nevrastenia sono percepibili nella successiva "Down Down", le cui procedure richiamano alla mente l'alienazione dei Depeche Mode più alchemici unita a foschie post-rock, un insieme sonoro edificato attraverso depressioni vocali poco più che sibilate, dissonanze chitarristiche, drumming robusto e lentamente scandito, in aggiunta ad impurità elettroniche. "I'll Be Dust" configura un'interfaccia dark-synthpopish/wave abbellita da un canto armoniosamente solido, inserito nel meccanismo della drum-machine la cui ritmica, scandita con esasperante lentezza, si combina alle trafitture del programming ed alla densità dell'apparato tastieristico da cui hanno origine istanti atmosfericamente visionari. Si giunge a "Psycho End", una trascinante cavalcata electro-rock propulsa dal battito midtempo del drum-sequencing, in un succedersi di vocals pronunciati con fermezza, estensioni e guizzi di tastiera unitamente all'elettrica abrasività della chitarra, mentre "In The Woods", come in un romanzo radiofonico a sfondo horror, proietta nella fantasia dell'ascoltatore le terrorizzanti immagini ambientate tra la notturna cupezza di una foresta avvolta dalla bruma entro la quale, per diabolico prodigio, si materializza una creatura mostruosa che aggredisce la propria femminea vittima, coreografia traboccante di suspense, resa veritiera attraverso una soundtrack spettralmente lunare composta da fluide dilatazioni di key e tambureggiare elettronico, ambiente entro cui prendono successivamente forma i raggelanti ruggiti della bestia, gli ansimi convulsi della corsa, le disperate urla della preda umana; a questo interludio è strettamente connessa la susseguente "Necronomicon" la quale, fedele al proprio titolo, diffonde una musicalità dark-electronics/dark-rock opprimente, sciamanica, progettata mediante comparti ritmici freddamente downtempo appesantiti da timbriche color ebano, asimmetrie di programming, plumbee intersezioni di guitar e da sibillini vocalizzi che si stemperano in un mantra. Nella susseguente "D.r.e.d.a." si distinguono, seppur in quantità meno evidente, i medesimi elementi dark-electro e le misteriose evocazioni che hanno caratterizzato i due precedenti atti: il registro della song predilige il rientro di danzabili calligrafie electro-wave/rock, dinamizzate da una pneumatica accelerazione in fase midtempo rincorsa dal programming, basamento sul quale turbinano vocals risoluti, scanditi con tono fascinosamente determinato, intersecanti nel refrain i luminosi ampliamenti della tastiera e la compattezza del supporto chitarristico. "I Want To Escape" è un tenebroso electro-rock in cui serpeggiano la decadenza del gothic-style e le atmosfere wave, acustiche dominate dall'egemonia creata dalla combinazione tra la voce magica e ben frazionata di Armand e la graffiante elettricità chitarristica, dal drumming downtempo e, nelle aperture del refrain, dagli intensi accordi di tastiera. Il buio domina anche la successiva "Accept And Understand", un sincopato calvario di elettronica e rock i cui effetti comunicano tormento, inquietudine, rabbia, sentimenti che trovano espressione nella claustrofobica immensità di un sound indurito con rigore dalle bpm's downtempo/midtempo sgorganti dalla macchina ritmica, le quali feriscono con disumana spietatezza le alterate vocalizzazioni di Armand, congiungendosi quindi alla potente tensione propagata dalla chitarra. Raramente alla traccia finale di un album è affidato il ruolo di "magnifico Sigillo": è ciò che avviene ora con la conclusiva "Charade", un formidabile electropop/wave di bellezza ultraterrena, la cui forza melodica, accezione ed aristocrazia non trovano aggettivi sufficientemente rappresentativi per essere descritti in tutta la loro straordinarietà: il pentagramma del brano è stato elaborato ed eseguito dalla band con impareggiabile criterio musicale, facendo convergere con la massima efficacia estetizzate armonie di voce combinate alle ballabilissime spinte del drum-programming, le cui pulsazioni uptempo, l'eccezionale autorevolezza del refrain, la vastità della tastiera e gli angelici additional-chorus, contagiano istantaneamente l'ascoltatore incatenandolo, estasiandolo. Forefront-project di incalcolabile valore, i Donamorte plasmano musica che trascende da ogni concepibile semplicismo riservando suoni di levatura superiore e testi ardentemente simbolici: il concept e le sonorità riscontrabili in questa tracklist sono la tangibile manifestazione di inventiva, acume e fertile ispirazione. L'album, modellato ad arte dai tre protagonisti, è depositario di enunciati che si confrontano favorevolmente con le migliori proposte del medesimo panorama sonoro i quali, tuttavia, esigono partecipazione e coinvolgimento per essere vissuti nella loro pienezza: se state vagliando elenchi di proposte discografiche alla ricerca di qualcosa che possa stupirvi, orientate la vostra investigazione su "Gemini", una release attraverso la quale varcherete nell'arco del suo corso le profondità dell'Abisso e le frontiere del Cielo.

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Endless Shame - "Elevator" - cd - by Maxymox 2013

endless  Gli Endless Shame nascono negli anni 90's a Kristianstad, Svezia, seguendo l'ondata tecnologica che imperversava sulla scena musicale alternativa europea: la line-up consta di tre elementi: Mika Rossi (sounds/live keys/live percussions), Mattias Levin (Vox/guitar) e Anders Olsson (keys/backing vox). Gli esordi compositivi della band furono rivolti essenzialmente alla ricerca di una direzione stilistica che potesse combinare l'elettronica a differenti tendenze quali l'alternative rock, new wave, il synthpop, EBM ed alcune forme di crossover, sperimentazioni gradualmente perfezionate fino all'ottenimento dell'attuale sound-system in cui spiccano doti di competenza e forte motivazione, ma soprattutto armonie curate, mature, tessute con garbo ed un'abilità che dona all'insieme una nitida gradevolezza d'ascolto. Nel 2007 il progetto eseguì il suo primo step discografico optando direttamente per un full-lenght edito dalla label KTOWN Records, il fortunato "Price Of Devotion", la cui uscita fu immediatamente captata dai media specializzati e premiata nel 2008 con l'effige "miglior album dell'anno" presso il Manifestgalan di Stoccolma: nelle dodici songs della tracklist è segnalabile la presenza di un piccolo capolavoro di arte synthpopish, "Sweet Illusion", ma anche "Rebel Girl", brano pubblicato nel medesimo anno come maxi-single includente cinque versioni delle quali una remixata dal duo techno-electronic Hard Act 2 Follow, una rielaborata dal celeberrimo terzetto electropop di Gothenburg, gli Universal Poplab, più una terza ricostruita da Albert Shepard, ovvero il musicista-produttore hip hop conosciuto come Blueprint, ed una quarta rielaborata dai Kvantisera. Durante la celebrazione dell'evento sopracitato, Anders e Mika incontrarono una loro vecchia conoscenza, Jesper Nilsson, con il quale fondarono la contemporanea piattaforma Autodafeh esplorando attraverso essa nuovi versanti EBM-oriented: sopraggiunse nel 2009 un secondo album pubblicato dalla statunitense A Different Drum, "Unspoken Words", un acclamato congegno sonico prevalentemente synthpopish con vaghi richiami rock dai cui ottimi contenuti spiccava per particolare importanza la traccia "My Creation", oltre ad una sleeve-image colma di fascino e raffinatezza. La scritturazione presso la label partenopea EK Poduct avvenuta nel 2011 rappresentò per gli Endless Shame l'opportunità per rilasciare "Generation Blind", un full-lenght in perfetto stile electro/synthpop dal quale fu estratta la song "Halo" edita come maxi-single in quattro separate versioni delle quali un remix forgiato dagli stessi Autodafeh, oltre all'edizione "album" di "Erase The Beautiful", traccia impreziosita dalle sezioni violinistiche di Christoph Demetriou, e la versione video di "The Reaper". Il presente "Elevator", sempre distribuito dalla EK Product, è un album sfoggiante un look decisamente avveniristico ed un sound ulteriormente potenziato da brillanti formule synthpopish che entusiasmeranno l'intera platea di devoti al genere. Le melodie svolgono una funzione particolarmente attiva all'interno delle strutture, così come la potente ritmica midtempo/uptempo elaborata dal drum-programming scatena il desiderio di ballare: "Freakshow", l'opener che avvia la tracklist, manifesta queste descrizioni offrendosi come un pop tecnologico entro cui prorompono vocals ed elevazioni tastieristiche assolutamente trascinanti accorpate ad un pulsante drumming midtempo, mentre la successiva "Hear Me Now" costituisce una traccia di straordinaria avvenenza e dal contagio istantaneo, a mio parere la migliore dell'intera opera, predisposta su danzabili battute sulle quali si ergono con pienezza l'apparato dei synths e l'onda lineare del sequencing, tutto ciò abbellito da un canto d'effetto il cui refrain propaga strofe ed accordi così ben modulati da risultare irresistibili. Non da meno, "Winter Skies" accelera la base percussiva convogliandone il battito in modalità upempo sulle fini armonie vocali e sulle atmosferiche textures dei sintetizzatori, ottenendo così un pop elettronico di enorme presa proponibile con successo al popolo degli alternative clubs. Si prosegue con la seguente "I Am Nothing", anch'essa predisposta su un veloce impianto ritmico-programmato, vocals suadenti ed affilate finiture tastieristiche, le medesime che nella grintosa "Lack Of Communication" punteggiano il canto di Mattias correndo rapide e simmetricamente alle incalzanti bpm's uptempo. In "Universe" si avvicendano con celerità vigorosi schemi technopop/EBM che impongono movimento alle gambe, ciò grazie all'azione congiunta tra le dinamiche battiture della drum-machine, i febbrili cicli dei vocals e la solidità del corpus tastieristico. "Rites" trae vividamente ispirazione dalle intuizioni elettroniche e dagli strepitosi arrangiamenti dei primi Depeche Mode, combinando ad arte la melodica compattezza dei suoni artificiali e del programming midtempo con gli stacchi dei synths, le suggestioni del planning vocale e l'alienante flusso della chitarra elettrica. E' il turno di "Twilight Zone" e delle sue atmosferiche connotazioni synthpop edificate mediante flessuose scansioni midtempo accarezzate dal caldo manto tastieristico, dalle toccate di piano e da un canto entro cui si percepisce nettamente un retrogusto malinconico. "People Of The Sun" propone invece un pop avanguardistico ricolmo di prospettive visionario-misticheggianti, elementi avvertibili nel percorso vocale, nel passo rallentato del drumming e nell'ossessività trasmessa unitamente dalle evoluzioni tastieristiche e dal refrain. La conclusiva "Savior" concede un ultimo spazio alla nostalgia esprimendola in una electro sad-song caratterizzata da percussività downtempo e dalla struggevolezza canora diffusa dal singer, note cariche di romanticismo autunnale ulteriormente sottolineate dagli emozionanti arcobaleni dipinti delle tastiere. Ogni brano è interpretato come un esercizio da portare a termine impeccabilmente e con il massimo impegno, attivando ogni possibile ricorso a raffinatezze vocali e strumentalità elettronica accordata con esemplare sapienza, dettagli questi che conferiscono all'album una reputazione superiore alla media nonchè il pieno diritto ad auto-affermarsi come una delle più significative realizzazioni dell'intero iter discografico appartenente all'ensemble. Le raggianti vocalizzazioni di Mattias, il sofisticato ma fruibile allestimento tastieristico e la solidità della macchina ritmica finalizzano un album esteticamente perfetto attraverso il quale l'ascoltatore potrà sperimentare la vera essenza del new-synthpop. Chi già conosce dalle origini le gesta della band potrà verificare il grado di miglioramento da essa raggiunto con "Elevator", per chi invece non avesse ancora sperimentato il suono degli Endless Shame prenda immediato contatto con questa loro ennesima meraviglia.

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Escalator - "Let There Be Lie" - cd - by Maxymox 2013

esca  Gli ungheresi Escalator, fondati nel 1988 a Budapest, sono formati da due membri identificabili con i codici 2rt+TB e IGOR404. Il genere contemplato dal progetto si ispira sostanzialmente a due ipotetici concetti evolutivi, nel cui primo enunciato l'Uomo interagisce attivamente con il mondo animale ed i computers, mentre nel secondo si esalta la percezione dell'angoscia scaturita dal crescente, implacabile predominio e sottomissione esercitati dalle macchine sull'Umanità, condizioni espresse musicalmente attraverso un'inedita e danzabile variante dell'EBM particolarmente elaborata dai softwares che gli stessi Escalator definiscono come "Intelligent Robot Music", ovvero uno stile tecnologico il cui registro compositivo palesa contemporaneamente le fredde esecuzioni old-school dei tedeschi Kraftwerk combinate al circolare ed ossessivo dinamismo dei Front 242, alle alchimie da laboratorio dei Clock DVA, al geniale sperimentalismo industrial/post-punk dei Throbbing Gristle ed all'avanguardismo elettronico dei Cabaret Voltaire. Discograficamente attivo dal 1989 con il tape-recording di sei tracce autoprodotto in limited edition intitolato "No Accoustic Music", il duo proseguì con un album autonomamente prodotto risalente al 1990, "Human Experiments", mediante il quale raggiunsero un discreto livello di notorietà in terra nativa. "Helicopter", full-lenght anch'esso edito come self-producion nell'anno 1992, contribuì all'ulteriore popolarità degli Escalator. Il successivo "Antropologia", pubblicato nel 1993 dalla label ungherese EMI Quint, includeva tracce di nuova ideazione ed altre estrapolate dall'archivio, queste ultime opportunamente remixate: la sinergia tra l'elevato standard qualitativo del sound, il significato dei testi e l'energia sprigionata dalla tracklist, favorì l'ascesa di quest'opera rendendola indispensabile ancora oggi per i cultori del genere EBM/post-industrial. Continuando, la piccola label Rockland Bt. licenziò nel 1994 le otto tracce di "Arbeid", full-lenght concettualmente rivolto all'esplorazione dell'Universo ed al potere di una tecnologia sempre più disconnessa dal controllo umano, nella cui musicalità elettronica si percepiva un deciso inasprimento della tensione e della morbosità già presenti nelle precedenti releases. Seguirono quindi sette anni di momentaneo abbandono della scena a seguito di cui gli Escalator rientrarono in azione con una raccolta autoprodotta nel 2001 recante il titolo "1990-2000", la cui tracklist incorporava sia new-releases che brani scelti dagli albums antecedenti. A ciò seguì nel 2007 un'apparizione nella compilation "Lieder Der Berge", mentre il completamento di una nuova antologia denominata "1989-2009" avvenne per mezzo della home tedesca Electric Tremor Dessau esattamente nel medesimo anno 2009. Il tentativo degli Escalator, represso mediaticamente dal regime socialista ungherese, di ottenere una maggiore visibilità rafforzando il prestigio conseguito ottenendo così la chance di ampliare esponenzialmente il numero dei fans, trovò riscontro positivo attraverso l'album "Out Of My Ego" pubblicato nel 2011 dall'eccellente EK Product, label dalla quale è scaturito nel 2013 anche questo nuovo atto di valore sonico, il full-lenght "Let There Be Lie" ora analizzato da Vox Empirea, disponibile sia in versione digipak-CD che in nel prestigioso formato vinilistico limited edition. La release, composta di dieci episodi complessivi dei quali otto "regular" e due bonus-tracks, esordisce con il prolungato silenzio che introduce l'opener "You And I", il cui schema electro/EBM si avvale di una ritmica midtempo lineare, squadrata, supportante vocals malevolmente deformati ed inaciditi dai filtraggi, tutto ciò avvolto dall'ossessiva circolarità del programming. "Friendly Fire" aumenta la spinta percussiva obbedendo alla necessità di energia, strutturando così un iper-ballabile congegno Electronic Body Music che flagella velocemente il sound in parallelo alla rincorsa del sequencing, ossatura questa designata al sostegno di asciutte sezioni vocali e delle trascinanti partizioni del synth, in una traccia che possiede incisività, carattere ed efficacia tali da poter essere candidata come potenziale power-hit. "Everybody's Lying" diffonde una pavimentazione ritmica ancor più prorompente e velocizzata, le cui saettanti timbriche costruiscono un nucleo industrial-punk/EBM incessantemente smerigliato dall'azione della tastiera ed aggredito da un canto ostile, sprezzante, al quale è affidata una funzione glacialmente decorativa. E' quindi la volta di "Sniper", il cui pulsante drumming uptempo si protrae con rettilinea continuità affiancandosi simmetricamente al tracciato del programing, concedendo quindi agli inserti vocali, manipolati fino a renderli aspre emanazioni, di punteggiare con robotica freddezza la percorrenza di questa EBM/electro song. "God Eat God" è un altro ipotizzabile dancefloor-hit edificato mediante impulsi uptempo incalzati con matematica precisione dal sequencing, la cui fluidità, attraversata dalle metalliche pronunce del singer, incorpora i sintetici ornamenti delle tastiere. Anche in "Fuck You Union", come nell'intera tracklist dell'album, si distinguono nettamente i tecnicismi old-school dei Cabaret Voltaire, ora elaborati mediante sequenze percussive nervosamente e geometricamente midtempo, nonchè da scattanti drum-beats e programming che dettano il ritmo a taglienti frazionamenti vocali ed alle effervescenze elettroniche che abbelliscono le arie. Sulla medesima fase electro/EBM delle precedenti tracce, l'efficiente meccanismo di "Final Collision" scansiona una pneumatica, razionale, danzabile percussività midtempo saldata a freddo allo stroboscopico tracciato del sequencer, battute e micro-vibrazioni sulle quali si evolvono con altera perfidia ispidi vocals, effects, loops e le veloci toccate del synth. La bellissima "Houston...Who Am I" propaga uno sciame di segnali elettronici iper-processati e convogliati in una corsa midtempo programmata con cartesiana esattezza, acustiche in grado di evocare atmosfere futuristiche da viaggio interplanetario illustrate in questo capitolo mediante un'avanzata concezione del suono. L'ultimo segmento della release è costituito da due bonus-tracks, più specificatamente i remixes del brano "God Eat God". La prima traslazione, denominata Aragamix, è rielaborata dal tastierista dei Front 242 Patrick Codenys: questo brano sfoggia una progressione di impreziosimenti dance-oriented che la rendono particolarmente adatta ai d.j.'s, mentre Jeremy Inkel, dal 2005 tastierista dei Front Line Assembly, remixa la medesima song in modalità Vapour Lounge Dub Edit attraverso formulazioni strutturali più complesse ed effettate che irromperanno con grande successo tra gli avventori degli electro-clubs. Con "Let There Be Lie" il duo ha compiuto un ulteriore progresso evolutivo combinando un'esercitata perizia sonora contemporaneamente a canoni di avanguardismo e retroguardia: da questi principi è scaturito un album formidabile, entro cui l'interplay tra l'EBM di ultima generazione e soluzioni tecnologiche appartenenti ad epoche remote sviluppa un irresistibile contesto dancehall da ascoltare al massimo volume. Escalator: considerate ora e sempre questo progetto come un tocco di sublime ed anticonformista nella cultura musicale elettronica.

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Etage Neun - "In My Place" - by Maxymox 2013

eta  I tre componenti del progetto synth-rock chiamato Etage Neun provengono da Ystad, Svezia, mentre la loro intesa musicale annovera origini risalenti ai tardi 80's, precisamente al 1987: da quell'epoca fino al decennio successivo, Fredrik Bergman (first-vox), Magnus Jönsson (second-vox/keys) e Rickard Karlsson (keys) hanno evoluto il loro stile attraverso un percorso live tenutosi in Svezia, perfezionando nel contempo covers di brani dei Depeche Mode e manifestando una certa, percepibile inclinazione verso moduli synthpopish, cessando poi l'attività artistica della band dagli anni 90's fino ad una larga parte del nuovo Millennio, condizione di stand-by preceduta dalla realizzazione di demo-tracks e dei seguenti albums autoprodotti: "One" e "War And Emotions", editi ambedue nel 1998, "From The Cradle To The Grave" licenziato nel 1990, e "Once" risalente al 2000. In seguito, dal 2002 in avanti, esaurito il periodo di stasi, gli Etage Neun ripresero esercizio esibendosi nuovamente on stage e componendo dal 2008 una serie di nuove tracce, partecipando inoltre a diverse compilations pubblicate in Germania, Svezia, Russia e Stati Uniti. Il nuovo full-lenght "In My Place", pubblicato nel 2013 per la label svedese Record Union, conferma ancora una volta la spiccata predisposizione degli Etage Neun rivolta verso soluzioni melodiche di pregevole livello, nonchè la loro spiccata capacità di saper apportare alle armonie elevati dosaggi di assimilabilità, come nella prima delle dieci tracce incluse nell'album, "Anywhere But Here", un fresco synthpop architettato con la finalità di renderlo particolarmente accattivante ed immediato, obiettivo questo perfettamente raggiunto grazie alla sinergia tra i vocals di Fredrik inseriti in un preciso tracciato di drum-programming midtempo attorno al quale si sviluppano le luminose evoluzioni delle tastiere. Altrettanto efficacemente, in "Tonight" le melodiose partiture vocali del singer, le affascinanti atmosfere create dai synths e la veloce propulsione del drumming, edificano un pop-wave elettronico che inebria al primo ascolto, mentre nella successiva "Worth" il climax viene reso più sentimentale da una musicalità synthpop-downtempo all'interno della quale Fredrik propaga un canto dolcemente rattristato dalla malinconia combinandolo alle basse modulazioni del sequencing ed alle elettriche scintille della chitarra. "Scream" è un pop sintetico in cui le algebriche pulsazioni midtempo del drum-programming si accorpano a suggestive inflessioni vocali sostenute da formule tastieristiche ed arrangiamenti che rivelano tendenze post-Depeche Mode, così come la seguente "A Choice Of Faith", predilige metriche tendenti allo sperimentalismo electropop composte mediante meccaniche sezioni di drumming midtempo sulle quali si innestano le ipnotiche simmetrie calcolate dal sequencer, i lunghi pads generati dalle tastiere e vocal samples da androide. Sonorità nuovamente inclini ai nobili insegnamenti dei Depeche-Mode si distinguono anche nella successiva "Bitter Man", peculiarità evidenziate dagli alienanti filtraggi vocali che Fredrik proferisce intrecciandoli ad un ondeggiante e solido andamento electro-swing-rock. "In My Place" è una stupenda traccia synthpopish circondata dall'emozione, particolarità percepibile nella forma di canto armoniosamente nostalgica ed espressa con intensità dai singers, fusa alle liquescenti orchestrazioni del drum-programming ed al caldo abbraccio dei synths. "Time" dispensa in egual misura modulazioni electropop e downtempo-rock, ombreggiando inizialmente le strutture attraverso vocals leggermente filtrati e lenti drum-beats, la cui iniziale risolutezza concede in seguito l'ingresso ad un'aura di malinconico romanticismo, sottolineata soprattutto nell'interludio pianistico trasportato poeticamente dal flusso delle tastiere. "(You Can Always) Come Back To Me" è un classic-synthpop old-school edificato su registri vocali istantaneamente attraenti e sfocianti in un refrain di grande effetto, tutto ciò abbellito dai catturanti accordi generati dalle keys e da un ballabile sostegno ritmico midtempo. L'ultimo atto dell'opera è "Electric X-Mas", un pop d'avanguardia saturo di dinamismo e piacevolezza melodica, le cui battute percussive, programmate in modalità uptempo, sospingono con energia la corposità dell'impianto tastieristico e le accattivanti intonazioni vocali di Fredrik, in un contesto che richiama squisitamente mediante l'electronic-sound l'atmosfera natalizia. L'esperienza accumulata durante una lunga tempistica, la tenacia, ed il desiderio di ottenere musiche dal range qualitativamente elevato, hanno prodotto infine un album che gli Etage Neun esibiscono con il medesimo orgoglio di chi è consapevole di aver realizzato qualcosa di concretamente valido e decisivo. L'allestimento di suoni progettato nella tracklist aumenta di molte misure la quotazione della band, la quale si rende protagonista di uno stile irresistibile in cui si rinvengono sostanzialmente fluorescenze pop-elettroniche concepite senza eccessi e legate a misurati cenni rock-minded, un accostamento di generi che seduce l'ascoltatore privilegiando soluzioni disimpegnate, funzionali. Chi dedicherà la propria attenzione agli Etage Neun, scoprirà un progetto underground in rapido avanzamento la cui onestà, bravura ed ispirazione sapranno come conquistare l'ammirazione di un numero sempre maggiore di fans; è di fondamentale importanza quindi segnalare "In My Place" come una release da sperimentare, amare e diffondere con entusiasmo: accoglietela con tutti gli onori!

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Eurasianeyes - "Silent Cries" EP - cd - by Maxymox 2013

eura  Mel Bell e Paul Russell formano dal 2012 il power-duo inglese Eurasianeyes, stilisticamente dedito ad un ibrido electro/synthpop di matrice 80's old-school al cui interno si scorgono nitidamente i sofisticati contrappunti degli Ultravox, l'alienazione melodica di Gary Numan e la geniale tecnologia dei Depeche Mode, principi fortemente insiti nel DNA di ognuno dei due componenti. L'intesa artistica degli Eurasianeyes trae ispirazione dalle rispettive esperienze e delle scelte ampliate nel corso della giovinezza dei protagonisti: infatti, più precisamente, l'evoluzione musicale di Mel si è sviluppata attraverso la contemplazione della suggestiva orchestralità tastieristica concepita nelle soundtracks di Ennio Morricone, ma anche in quelle elaborate dal synth di John Carpenter, orientando in seguito l'attenzione verso il cerebralismo elettronico dei Kraftwerk ed in direzione degli illustri progetti sopra menzionati. Il gusto musicale realtivo Paul Russell è stato invece sollecitato inizialmente dalla genialità dei Police, portavoce all'epoca del movimento wavepop-rock/post-punk londinese, passione curvata successivamente in varie direzioni transitando anch'egli dal rock-wave elettronico di Gary Numan alla colta raffinatezza degli Ultravox, spostandosi contemporaneamente verso il fenomeno heavy rock e, ancora più innanzi, verso la British pop-wave dei Duran Duran e Howard Jones. L'elemento di congiunzione tra i due musicisti è da sempre la sconfinata passione per il keyboard's sound, fattore preponderante nella lunga fase di sperimentazione e di preparazione al debutto, riscontrabile ancora oggi nel nucleo stesso di tutte le cinque composizioni elencate nella tracklist di questo debut-EP autoprodotto datato 2013 intitolato "Silent Cries", oggi recensito da Vox Empirea, un evento discografico preannunciato da "Far Off Land", single-release mixata dal mastermind Geoff Pickney, componente e protagonista delle piattaforme Tenek, The Nine e Alien#Six13. In "Afterworld", traccia iniziale, l'ascoltatore può distinguere la strumentalità elettro-waver appartenente allo stile di Gary Numan, dettaglio sottolineato fortemente nelle stranianti atmosfere create dalle sezioni tastieristiche che accompagnano un canto ben scandito, melodico, ritmato da un solido drumming midtempo, tutto ciò anticipante la successiva "Silent Cries", anch'essa marcatamente contrassegnata da atmosfere Numan-oriented, tipicità evidenziate dalle visionarie armonie evocate dai synths e dalle inflessioni vocali che Mel riproduce fedelmente con catturante efficacia inserendole all'interno di una cadenzata percussività. "Chaos In Your Mind" è un brano electropopish impreziosito dalla magia 80's, la cui metronomica struttura di drum-programming, dopo i sussurri dell'intro, trascina flessuosamente vocals effettati ed avvolgenti respiri tastieristici in grado di descrivere fascinose ed aeree evoluzioni di retroterra Ultravox. Le meccaniche e rallentate bpm's del drum-programming formano il basamento ritmico di "Guardian Angel", traccia in cui si percepisce nuovamente la devozione degli Eurasianeyes nei confronti delle peculiarità elettroniche by Numan, elemento di fondamentale importanza nelle creazioni del duo, aspetto replicato anche anche in questo episodio grazie alle deviazioni tonali delle keys sulle quali aleggiano gli echi di un canto ipnotico e downtempo drum-beats. La conclusiva "Jealousy" propaga un nobile melodismo e purezza estetica mediante formule tastieristiche ed estensioni vocali di chiara derivazione Ultravox, accorpate ad un ballabile dinamismo electrowaver architettato dalla spinta midtempo della drum-machine e dalle punteggiature del sequencing. Degni epigoni dei loro modelli ispiratori, gli Eurasianeyes, all'apice della loro bravura, denotano una spiccata arte nel saper estrapolare ed armonizzare le prerogative dei differenti artisti-guida che hanno condizionato la loro tecnica compositiva, elaborando un technopop/wave nel quale rivivono le indimenticabili memorie della "80's golden music Age". Mel e Paul interagiscono contemporaneamente con il passato ed il tempo presente, assemblando suoni inalterabili dal tempo associati a moderne strategie, pubblicando così un EP accessibile, onesto, molto gradito dai nostalgici estimatori del genere ma rivolto con le medesime ambiziose intenzioni anche ai new listeners, i quali avranno modo di conoscere ed approfondire le modulazioni, l'inventiva e l'avvenenza melodica che hanno contrassegnato indelebilmente un Decennio musicalmente storico. Dopo un minuzioso ascolto dedicato alla titletrack di "Silent Cries" ognuno comprenderà appieno il significato di tutte queste parole.

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Favole Nere - "La Metà Fuori" - cd - by Maxymox 2013

favo  Il repertorio musicale del progetto torinese Favole Nere ebbe origine nel 2007 per volontà di Dario Calò (bass), mentre la concretizzazione di una vera e propria line-up si sviluppò tra il 2008 ed il 2009 includendo complessivamente sei membri, per assestarsi successivamente nell'odierna formazione composta dallo stesso Dario con Caterina Pritoni (vox), Silvio Oreste (vox/guitars), Paolo Accossato (drums) e Daniele Valenzano (synth/Workstation). Il suono ideato dalla band contempla sostanzialmente un unico, inedito modulo nel quale si odono richiami 80's new waver accorpati a formule chitarristiche Italian-rock-oriented, stili destrutturati nella loro essenza da misurati innesti elettronici e resi particolarmente suggestivi mediante sezioni vocali colme di significato. Intraprendenza, qualità musicale e desiderio di emergere, hanno concesso all'ensemble una sempre maggiore visibilità ed una sempre crescente evoluzione nella scena alternativa: live-sessions di forte risonanza tenutesi durante gli anni tra Piemonte, Lombardia e Liguria, importanti riconoscimenti, due fondamentali partecipazioni come openers presso due concerti, il primo, quello di Paul Di'Anno, ex vocalist della leggendaria heavy metal band britannica Iron Maiden, ed il secondo realizzato dai cyber-glam-electro punkers Sigue Sigue Sputnik, una distinta capacità come video-makers nonchè la sound-elaboration di alcune tracce concepite per “Inside & Seek”, web-serie dedicata ai misteri di Torino, costituiscono il patrimonio biografico del progetto, unitamente ad una discografia scaturita nel 2008 dall'album omonimo ed autoprodotto "Favole Nere" succeduto due anni più tardi dall'EP "Nessuna Lacrima", anch'esso autonomamente realizzato. La sequenza delle produzioni continuò quindi con il successivo full-lenght "Specchio Delle Fantasie", edito nel medesimo 2010 per la label ravegnana Crotalo New Lm Records, mentre durante l'anno 2011 la band partecipò a due compilations: dapprima a “This Is Core Vol.2” con la song "Fantasmi", ed in seguito a "Sounds Behind The Corner Vol.2" includendo in essa la song "Nessuna Lacrima". L'anno 2012 fu a sua volta caratterizzato dall'adesione alla digital-release intitolata "Dark Emotions Vol. 1" licenziata dal portale Gothic World, entro cui i Favole Nere inserirono la traccia "Camera A Gas", evento al quale segue nel 2013 un terzo album autoprodotto, il presente "La Metà Fuori", disponibile anche in versione CD limited edition. I dieci episodi della tracklist, registrate presso gli Alarm Studios di Torino, incorporano le tipicità compositive espresse dal progetto durante il suo graduale progresso, sonorità ora ulteriormente perfezionate, ancor più tecnicamente convincenti ed in grado di offrire scorci nelle profondità delle emozioni, ciò grazie alle seducenti polifonie vocali che intercorrono tra Silvio e Caterina combinate ad un'accattivante interconnessione wave-rock generata dall'impianto strumentale, la medesima udibile nel primo brano del disco, "Folle Requiem", impreziosita dalle magiche estensioni canore della singer alle quali replicano quelle stupendamente tonalizzate di Silvio, in un tripudio di affilati riff chitarristici, drumming midtempo, pulsazioni di basso e voli di tastiera. La sinuosità melodica intessuta dai vocalisti e dal synth nel tratto introduttivo di "Straniero" viene prepotentemente curvata da un fiammante getto di elettricità chitarristica e da un'accelerazione percussiva pianificate a sostegno del refrain e del successivo registro di canto, elementi entro i quali la sinergia tra i due flussi vocali origina decadenti poesie affidate all'energia del vortice rock-waver. "Il Peggio Di Me", song trascinante e ben costruita, coniuga anch'essa il verbo relativo alla "new way of thinking" di provenienza 80's declinato parallelamente a richiami rock, acustiche ballabili e dinamiche, create attraverso un veloce comparto percussivo sulla cui linea scorrono ordinatamente le punteggiature del basso e del programming, le incantevoli scie della tastiera e la passionalità armonica che caratterizza la voce di Caterina. "Dolce Veleno" esegue inizialmente una musicalità rock-wave claustrofobicamente sincopata dall'azione del basso e dagli scambi ritmici del drummer Paolo, formule assorbite in seguito da una metrica strumentale e canora più aperta in cui i soggetti principali restano ancora le limpide vocalizzazioni della singer, le quali intrigano, affascinano, unendosi alle altrettanto stupende repliche di Silvio, alla robustezza forgiata dall'impianto chitarristico ed alla coriacea percussività midtempo. "Solstizio D'Inverno" reca marcatamente l'inconfondibile tratto della early-wave italiana, aspetto evidenziato dalla forma arpeggiata e riverberata della chitarra, dal simmetrico battito midtempo del drum-system, dalle modulari replicazioni della tastiera e dalle inquiete forme di canto appartenenti principalmente a Silvio, abbellite nel refrain dalle decorazioni di Caterina e, più in seguito, da temporanee intuizioni rock-minded. La successiva "Madre (ecce homo)" è una straniante composizione alternative-rock in cui le decelerazioni strumentali si alternano a vivaci impennate ritmiche: ne risulta un pentagramma variabile, tormentato dall'alienazione riscontrabile nelle liriche e nelle tonalità dei singers, dominate dall'energia scaturita dalle chitarre e dall'asciutta percussività. "Un Istante, Un'Idea" profuma di essenze dream-wave mescolate all'alta gradazione del rock, elementi esposti attraverso un seducente duello vocale immerso nel turbinare midtempo della batteria, ispessito dalle rotazioni del basso e scorticato dalle roventi emissioni chitarristiche. Nella seguente "L'Ultima Danza" si denota un più ampio impiego di soluzioni elettroniche uptempo sapientemente miscelate a reminescenze 80's wave ed a sedimenti rock, stilemi creanti atmosfere decisamente coinvolgenti che catturano senza difficoltà l'attenzione dell'ascoltatore utilizzando la comprovata efficacia del planning vocale male/female inserito in un dinamico contesto di keyboard, chitarra elettrica, basso e drums. Si prosegue con la successiva "Bianco Vortice" e la melodica fermezza esaltata nelle eufonie diffuse da Caterina sulle quali piovono i massicci rock-beats midtempo della batteria attorniati da spirali tastieristiche, da folate chitarristiche e trafitture di basso. La malinconia ed il senso dell'amarezza si percepiscono nella conclusiva "Nuovamente Ieri", traccia downtempo i cui accordi raggiungono con gradualità l'area della mente preposta all'archiviazione dei ricordi, stabilendo con essi un'immediata connessione proiettandoli con nitidezza nella memoria, ciò attraverso un garbato dialogo tra il dilatato ondeggiare del plettro, le trasversalità del synth, i delicati pizzichi del basso e le intime afflizioni materializzate vocalmente da Caterina e Silvio. Il progetto Favole Nere è l'artefice di un'originale reinterpretazione delle migliori prerogative wave risalenti ed un'epoca lontana quanto indimenticabile a cui si intrecciano la durezza del rock e consonanze vocali colme di bruciante intensità. Ogni brano dell'album si muove autonomamente all'interno di un sound professionale conservando integra la propria completa estraneità ad atteggiamenti easy o eccessivamente pretenziosi, fattori che indicano l'elevatezza, le grandi potenzialità e le virtù ispirative possedute dalla band, la quale mediante il valore dimostrato nella release "La Metà Fuori" e la brillante carriera artistica che ha preceduto questo nuovo full-lenght, consolida finalmente i presupposti per entrare a far parte dell'aristocrazia sonic-underground nazionale. Come in un lieto fine, la Favola continua...

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Frontier Guards - "Interface" - cd - by Maxymox 2013

frontie  Sfuggenti alla notorietà esplicita ed operativi dal 2008 negli antri più remoti dell'electronic sound system, i Frontier Guards provenienti dalla Repubblica Ceca dispongono nella line-up i fondatori Martin Pavlik, alias Atried, (audio/electro-vox) con il fotografo Tomas Galle (picture/video) ai quali si è recentemente aggiunto Patrik Lev, egli con Radim Cap protagonisti dell'EBM-act chiamato Depressive Disorder. Una dinamica e funzionale interazione tra questi personaggi è alla base di alcuni interessanti progetti paralleli come i Beamship, band EBM/IDM/industrial-oriented interpretata nel 2001 da Martin Pavlik in collaborazione con Jirí Marek e, dall'anno 2003, con il vocalist Ondrej Václavík alias Werewolf, oppure la piattaforma audiovisiva H.E.E.L. di tendenza ambient-electronics, nata sempre nel 2001 dalla sinergia tra Patrik Lev e Martin Pavlik alle sezioni strumentali e Tomas Galle agli effetti e visuals. Il disegno Frontier Guards nasce con l'intento di accorpare in forma armonica suono ed immagine, elementi attraverso i quali scandagliare i più oscuri anfratti della psiche e dello spirito umano utilizzando allo scopo tecnicismi elettronici capaci di creare textures multiarticolate e percorsi sonori intensamente atmosferici, caratteristiche inizialmente riscontrabili nel loro debut album del 2008 "Predestination", dodici tracce edite dalla nota label slovacca Aliens Production ed improntate su traiettorie dark-ambient/IDM. Questo secondo capitolo intitolato suggestivamente "Interface" viene diffuso nel 2013 dalla contemporanea azione tra la citata Aliens Production e la statunitense Signifier, brand quest'ultimo specializzato nei generi rhythmic-noise/technoid/power noise/ post-industrial, allineando dieci episodi combinanti alternativamente sospensioni obscure-ambient e danzabili formule dark-electronics/EBM di classe suprema: il panorama della tracklist, enumerante dieci brani, apre con "Four Ways" e le sue capillari ed impure trafitture di programming anticipanti i frazionamenti midtempo EBM/martial/industrial dell'impianto percussivo, strutture sulle quali sia alternano ciclicamente vocal-loops, saturazioni elettroniche e di keys le cui armonie propagano con solenne cupezza atmosfere militaresche. Le litanie dark-electronics di "Doppelgänger" vengono esplicate attraverso un insieme di pads acidificati, sussurri, loops, drum-effects, modulari pulsazioni ritmiche su base midtempo e torbide orchestrazioni tastieristiche, mentre la successiva "Dark Age" ritrae una dark-EBM cerebrale ed allo stesso modo ballabile, composta da glaciali battute sulle quali prendono corpo vocalizzi filtrati ed altri emessi con tenebrosa asprezza, tutto ciò oppressivamente succube di ipnotici pads, sequencing, nonchè di masse elettroniche cariche di phatos ed inquietudine. Al countdown che introduce "At The End" seguono le oscure energie delle keys, le intricate sezioni di un drum-programming accerchiato da contorte electro-elaborazioni e vocals suddivisi in fredde espressioni di natura umana ed emissioni aliene. "Narrowest Path", ideata in cooperazione con Wyvern, ottenebra le atmosfere propagando microscopici corpuscoli sintetici all'interno di una buia galassia di tastiere, cicliche ripartizioni di sequencing, rumore industrial e fitti tratteggi downtempo, unitamente ad un canto dagli accenti sinistramente angosciati espressi con distacco ed asprezza. Si prosegue con le fosche elaborazioni di "Behind The Tunnel", un ottimo compromesso tra EBM, industrial e dark-electronics composto dagli algidi strali downtempo generati dal drum-programming avvolti a loro volta da un complesso grafico di accordi tastieristici, punteggiature sonico-tecnologiche e perturbazioni vocali che il singer pronuncia attraverso oscuri filtraggi, soluzioni alle quali fanno seguito le stupende procedure dell'omonima "Interface", una dark-electronics track che coniugante eleganza, intelligenza e potere attrattivo, impiegando allo scopo le lunari armonie dei synths combinate alla scattante compattezza del drumming midtempo, a liquidi incanalamenti di sequencers ed impulsi pieni simili a flashes che segmentano ritmicamente lo schema. Le sotterranee liturgie corali che introducono "Civitas Dei" si diluiscono tra le irradiazioni cosmiche emanate dalle tastiere scandite dalle secche frammentazioni del drum-programming, così come la successiva "Cum Spiro Spero" genera aree sonore entro le quali il buio si unisce indissolubilmente a futuribili strutture elettroniche composte da interludi techno-ambient e folgoranti accelerazioni EBM-industrial spinte da un pulsante drumming, da atmosferiche toccate di piano, vocal-loops e dalle complicate traiettorie descritte dai sequencers. L'album si chiude con la ricostruzione di "Narrowest Path" remixata in chiave melancholy-ambient/dark-electronics dal progetto Wyvern Origin, attraverso uggiosi contrappunti di pianoforte e synths cadenzati periodicamente dal battito downtempo del drum-programming. L'accostamento tra la tecnologia musicale di "Interface" e l'astrattismo riprodotto nelle immagini di Tomas Galle originano una modernissima coreografia di suoni e figure indirizzati all'ascoltatore progredito il quale troverà in questo full-lenght geometrie elettroniche dal trend instabile, oscillante tra gelido razionalismo, momenti di passione, ricercatezza, oscura sperimentazione e misurata ballabilità. I Frontier Guards e la Aliens Production si riconfermano straordinari interpreti dei migliori criteri sonico-tecnologici reperibili attualmente sulla scena, circoscrivendo i loro nomi tra le massime istituzioni rivolte a questa specifica disciplina. "Interface" è una release splendida e preziosa che deve obbligatoriamente appartenervi: essa anticipa il suono del Futuro. Oggi.

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Friends Of Alice Ivy - "We Are As Ghosts" cds - by Maxymox 2013

friend  Australiani di Melbourne, Kylie and Amps sono i protagonisti del duo-act Friends Of Alice Ivy, corrispondente al genere plurimo ethereal/electronic/neoclassical. La piattaforma nacque nel 2006 come il side-project dei precedenti Ostia, ensemble fondata a Brisbane, vissuta tra 1992 ed il 2007 in stile Cocteau Twins-oriented, la cui line-up integrava i suoi due precursori unitamente ai guest guitarists Justin Bartlett e Mark Tansley, egli conosciuto soprattutto per le sue espressioni dark-electro/EBM Intra-Venus e Razorfade. La musicalità degli attuali Friends Of Alice Ivy resta tuttavia disconnessa da quella realizzata anteriormente con gli Ostia, in quanto quest'ultima curvata verso arpeggiate, trasognanti e limpide formule European-gothic/dream-pop/electronic/shoegaze di basso chitarre, programming e voce, mentre il sound congegnato dal progetto in questione predilige soluzioni più orchestrali, struggenti ed eleganti, create prevalentemente con l'impiego di strumenti come l'arpa, il violoncello ed un'avvolgente copertura tastieristica, unitamente alla voce di Kylie paragonabile a quella di una musa addolorata. Romanticismo depresso, decadenza ed un inconsolabile rimpianto per una dimensione temporale infinitamente oltre l'antico, sono i concepts che ispirano la musica dei due artisti, i quali vantano una serie di pubblicazioni che reputo essenziali per gli ascoltatori devoti ai generi in questione. Con il progetto Ostia, Kylie e Amps hanno rilasciarono dal 1997 due EP's: l'acclamato "From The Aether", licenziato dalla label australiana Oracle Distribution Service e contenente sette tracce tra le quali la meravigliosa "Seasilk", mixata dal sound-engineer James Clark la cui presenza è segnalata nei progetti Blood Party, Dharma Buffer e The Power Of Velcro. Annotabile inoltre nel disco è l'importante azione di mixaggio prestata anche da Michael Borkowski, proveniente dai Vibrafeel Studios, home-recording di Brisbane. Il secondo EP degli Ostia reca il titolo "Between Two Cities", quattro brani rilasciati nel 2007 dalla piccola label fondata da Kylie, la Gala/Sono Records, tra quali si distingueva l'incantevole "Strange Birds". La discografia relativa ai Friends Of Alice Ivy menziona ad oggi due EP's ed il recente singolo ora in esame, incominciando da "Hereafter Moth", licenziato dalla medesima Gala/Sono Records, nella cui tracklist composta da cinque episodi si evidenzia la partecipazione dei due chitarristi degli Ostia Justin Bartlett e Mark Tansley, nonchè il tocco professionale in fase di mixaggio dato da Mirko Vogel, eccellente sound-engineer e co-produttore di Melbourne. "In The Gloaming" è il secondo EP pubblicato dalla Elysium Sounds, label australiana menzionata in queste pagine nel 2011 all'interno recensione di "Memoirs Of A Resurrectionist", l'album dei The Victim's Ball: la release dei Friends Of Alice Ivy ospita il protagonista stesso di questo solo-project, Robert Massaglia, al quale sono affidate le sezioni vocali di una delle sei tracce, "A Requiem (For Fuchsia)". Oltre ad egli, nell'EP appare anche il nome del percussionista Nicole Perry, del vocalist David Redhill e nuovamente dei due citati chitarristi Justin e Mark. Il singolo "We Are As Ghosts", autoprodotto, preannuncia l'atteso album "The Golden Cage And Its Mirrored Maze", dimostrandosi stilisticamente consequenziale alle trascorse creazioni del duo: la tracklist include due versioni della song incredibilmente affascinanti, di cui la prima, leggermente più prolungata, offre un raffinatissimo poema gotico colmo di mestizia e sinfonia notturna musicata utilizzando suggestioni pianistiche, delicati pizzichi d'arpa ed il violoncello sapientemente manovrato da Emily Williams, il tutto cerchiato dalle struggenti estensioni canore di Kylie le cui note catturano, straziano lo spirito con infinita dolcezza, contemporaneamente alle orchestrazioni tastieristiche di Amps ed i backing vox di Sean Bowley-Kramer. Il secondo atto di "We Are As Ghosts", non sostanzialmente difforme dal primo, rappresenta di fatto l'"alternative version" all'interno della quale gli strumenti dialogano senza il supporto della tastiera, donando così particolare visibilità alle punteggiature dell'arpa, alle commoventi scale pianistiche, alla nobiltà del violoncello e, soprattutto, al canto languidamente riverberato che Kylie intreccia alle melodie con tale bravura da far sembrare la voce stessa un elemento perfettamente integrato alle strumentazioni acustiche. Atmosfere cariche di sentimento avvilito, elevata qualità canora e composizioni neoclassiche di straordinaria bellezza culminano in questo singolo che costituisce il preludio di una prossima opera su full-lenght altrettanto grandiosa che auspico possa essere presto oggetto di analisi nelle pagine di Vox Empirea. La garbatezza e la profondità di questa musica vi ammalieranno sussurrandovi parole incantate, disvelando ad ogni anima in grado di coglierla una dimensione parallela fatta di amore depresso ed una magia che non si farà mai dimenticare. Aspettando l'album dei Friends Of Alice Ivy, concedetevi l'ascolto di queste due songs: assicuratevi quindi un periodo di totale isolamento dal resto del mondo e godetevi fino alla fine questo superbo capolavoro.

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Gabe Unruh - "Endzeit" - cd - by Maxymox 2013

gabe  Piattaforma martial-industrial/military-pop/dark-ambient/neoclassical originaria della Germania centrale, costituita inizialmente nel 2009 dai misteriosi Linox e Adonar, quest'ultimo uscito dal progetto nel 2012. Nella frammentaria biografia relativa ai Gabe Unruh emergono pochi ma significativi elementi attraverso i quali si evince che la musica creata dal duo predilige incorporare concettualmente immagini, descrizioni, sentimenti, ambientazioni ed ideali riferiti ai due conflitti mondiali del secolo scorso, peculiarità trasferite all'interno di suoni atmosferici, severi, minimalmente orchestrali e dal forte karma militaristico. I vocals, rigorosamente scritti in lingua tedesca, sono presentati in forma commentata, con una matrice principale esposta in stile "documentaristico" alla quale fanno seguito accerchiamenti di vox-samples, rapidissimi innesti elettronici e cupi tatticismi sinfonici, tali da rendere le tracce dei veri e propri cortometraggi sonori proiettanti immagini in bianco e nero altamente simboliche di personaggi, architetture, invenzioni ed allegorie appartenenti e collegate alla trascorsa epoca conflittuale. La discografia dei Gabe Unruh, interamente licenziata dalla germanica SkullLine, enumera dapprima due split-albums realizzati in collaborazione ad artisti del medesimo orientamento musicale: il primo lavoro, pubblicato nel 2009 in edizione limitata, reca il titolo di "Overblijfsel/Wiederklingen" e pone in relazione il duo con il solo-project martial/industrial/neoclassical Droefheid con il quale i protagonisti condividono una tracklist di dieci brani inquadrabile in un genere modern-classical/industrial/neofolk. Il secondo atto, licenziato nel 2010 e nominato essenzialmente "Split", stabilisce una stretta cooperazione tra i Gabe Unruh e l'inquietante figura di Art Abscons, sinergia dalla quale scaturisce un'eccellente tracklist di sedici episodi brass & military colmi di formule dark-ambient/neofolker/military/synth-pop. "Endzeit", rilasciato nel 2013 in sole cinquecento copie numerate a mano, è da considerarsi ufficialmente il debut album che per l'occasione raduna quattro guests appartenenti alla label SkullLine e tendenzialmente affini allo stile di Linox, unico rappresentante dell'attuale configurazione Gabe Unruh. La prima song delle nove incluse nell'album è "Somnium (Spec)", un brano concepito unitamente ad Art Abscons su avanguardistiche basi modern-classical di tastiera e pianoforte inserite in un sussurrato registro di voce, la cui umbratile e malinconica coralità espressa nel refrain si amalgama perfettamente alla soldatesca rigidità del drumming. "Illusion" amplifica le evocazioni militaresche attraverso l'impiego di una tambureggiante, ossessiva percussività midtempo sgorgante dal drum programming sulla quale sono freddamente distribuiti teutonici fraseggi e livide orchestrazioni tastieristiche, sonorità la cui interazione richiama alla mente disciplina, inflessibilità e dramma. Ancor più solida, "Hindenburg" affida gran parte della sua algida sontuosità alle trionfali rullate del drumming ed alla magnificenza sinfonica riprodotta dalla tastiera, strutture attorniate da campionamenti di proclami pubblici risalenti alla Germania del secondo periodo bellico. "Streit Und Kampf" è una traccia in stile industrial/military/neoclassical forgiata da Gabe Unruh in collaborazione con il progetto olandese Strydwolf, presente esso nelle pagine di Vox Empirea con l'analisi dell'album "Dunkle Wälder": il risultato di tale unione genera un brano downtempo elettronicamente atmosferico, composto mediante algebrici moduli di drum-programming sulle cui scansioni si allineano vocals convulsi e lunghi pads che disegnano armonie dalle inflessioni marziali ed oscure. "Deutschland Treffen" è un'alternanza di sezioni dark-ambient, martial/industrial e neoclassiche, sonorità predisposte inizialmente da estesi comparti tastieristici e dalle dilatazioni elettroniche che formano il sistema percussivo, elementi sovrastati nel contempo dalla gelida tonalità vocale del "parlato" alla quale fa seguito uno sviluppo ritmico dalla corporatura fortemente soldatesca. Shattered Hand, solo-project dark-ambient/neofolk/electronics statunitense interpretato da Matthew S. Toth, vocalizza la traccia "Far North (Kaosversion)" espandendo nelle musiche le sue riverberate emissioni, stemperandone le scie nel solenne buio delle orchestrazioni tastieristiche e nella corale spettralità di femminea origine udibile in alcuni istanti del brano, il tutto ritmato da sotterranee pulsazioni ed abbellito nel finale da nostalgici arpeggi di chitarra. Differente invece la predisposizione della successiva "Sie Sind Da", capitolo definibile come uno sperimentale, ossessivo agglomerato di flussi elettronici prodotti dalle tastiere e dal programming, intersecati dall'oscuro tambureggiare in sottofondo e da intermittenze vocali elaborate dalle apparecchiature, così come in "Heimkehr (Gesang)" la band neofolker tedesca In Scherben collabora alla stesura delle musiche in stile dark-ambient/martial/neoclassical, facendo risaltare in esse la profondità tonale del singer le cui cupe e circolari vocalizzazioni, intrecciate alla notevole lunghezza ed alla rannuvolata austerità dei pads, colmano l'insieme di mistero e suggestione. Nel tratto finale, si stagliano le atmosfere tenebrosamente marziali di "Wollen Wir Weiterleben?", eretta su battiti da marcia midtempo cadenzati dal programming, su sofisticate e granitiche partiture orchestrali, nonchè su militareschi vox-samples ed electronics sounds disseminati nei punti più strategici della traccia. Le sonorità contenute in "Endzeit" penetrano in modo graduale ma definitivo nell'encefalo dell'ascoltatore devoto a questo specifico genere, facendolo retrocedere cronologicamente fino a raggiungere gli stessi scenari di Guerra che hanno marchiato indelebilmente la Storia dell'Europa del secolo scorso. In questo album risiedono enfasi e dottrine marziali di grande pregevolezza, comunicate attraverso stilemi musicali che si addentrano nella cultura battagliera estrapolandone la "sacralità", riversandola in movimenti sonici dalle sfumature melodrammatiche e dal fascino statuario. Gabe Unruh dimostra di aver acuito notevolmente la propria tecnica perfezionando una release di importanza fondamentale schierata tra le più rilevanti di questa prima metà dell'anno: l'auditore musicalmente consacrato al military-sound ha da oggi un ulteriore motivo per applaudire.

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Gianfranco Grilli - "Ancient Roads" - cd - by Maxymox 2013

gianf  Tra le eccellenze provenienti dal settore ambient/electronics realizzate nel 2013, Vox Empirea suggerisce quest'ultimo album creato da Gianfranco Grilli, compositore la cui biografia e discografia sono state esaustivamente descritte in queste webpages nella recensione riguardante l'opera "Memories Of The Old Days" reperibile nella sezione dell'anno 2012. Il nuovo lavoro, come il resto del repertorio generato dal protagonista, manifesta ancora profonde corrispondenze sia con la Meditation music e la sua contemplativa sonicità, che con le espansioni psichedeliche della Kosmische musik germanica appartenente alla decade 70's i cui principali rappresentanti, Popol Vuh, Cluster, Klaus Schulze e Brian Eno, hanno funto vividamente da ispirazione per la genesi di questo significativo full-lenght licenziato da Grilli attraverso la propria label denominata Mons Avium. Il concept del disco incentra globalmente ogni sua accezione nelle due semplici parole del titolo, "Ancient Roads", astrazione interpretata ed applicata come simbolismo alle vicende umane, "strade" antiche e nuove, calpestabili fisicamente oppure esprimibili come viaggi psichici, ma anche rivolte verso le innumerevoli direzioni intraprese nella vita da ogni singolo individuo, strade dalle infinite forme e senza confini, tracciati sorvolanti itinerari fantastici, astrali, o relativi ad altri concretamente geografici, percorsi legati indissolubilmente al Tempo, alla Storia più antica ed insieme al futuro del Mondo, ed infine "strade" decifrabili come rotte vissute personalmente dall'artista durante un'esistenza nella quale sentimenti, pensieri, esperienze, visioni ed Arte si trasformano magicamente ora in suono. La tracklist dell'album enumera sei brani interamente strumentali, distensivi e dal lungo minutaggio entro i quali si distingue un sapiente equilibrio tra minimalismo elettronico e la rilassante spazialità dell'ambient, elementi splendidamente combinati fin dal primo episodio, "The Journey", i cui echeggiati arpeggi generati dal synth si intrecciano in una lisergica, evocativa nebula di accordi ai quali si accorpano rumori d'acqua e richiami di volatili. "Arrival At Dakhla Oasis" affascina con le sue segmentate estensioni tastieristiche che sembrano librare diafane nell'aria con la medesima leggerezza di un sogno, mediante acidi pads, melodie fluttuanti dalla configurazione spiroidale e rarefazioni elettroniche. Placidità e mistero caratterizzano invece la successiva "Underground Roads", ambient-track poliforme sviluppata inizialmente attraverso fosche dilatazioni alle quali fanno seguito trasversali ondate di pads, sottili armonie tastieristiche dallo schema imprevedibilmente articolato, sfuggente, ed infine rientri nell'immobilità del sottosuolo, condizione espressa mediante un'atmosferica e crepuscolare replicazione di accordi. "Water Roads" genera un sottofondo di lunghe sospensioni i cui flussi argentati si espandono come nebbia crescendo progressivamente e concedendo esclusivamente al synth di tracciare il luminescente, metallico filamento che conferisce forma alle strutture ethereal-ambient. "A Long Walk" espone una suggestiva musicalità cosmica impiegando allo scopo estetizzate toccate di synth simili a pizzichi d'arpa trasformate in seguito in timbriche più dilatate con le quali accarezzare dolcemente i sensi, un solenne background di accordi tastieristici ed un sostegno ritmico midtempo calcolato dal programming. "Sky Roads" conclude la tracklist diffondendo minimalismo e suggestione unicamente attraverso torpidi prolungamenti creanti uno psychic-ambient cristallizzato, onirico, composto da lunghi attimi di stasi meditativa orchestrata con incorporeità dal synth. "Ancient Roads" è un album che possiede il pregio di saper raggiungere e plasmare a sua immagine i substrati del pensiero, nonchè la rara capacità di comunicare intimamente con l'inconscio dell'auditore: nella mente, potrete visualizzare voi stessi nella vostra completezza, serenamente disconnessi da interferenze materiali e da pensieri terreni. Lascerete che siano solo il germogliare dei ricordi passati e delle emozioni appartenenti al presente, le fantasie assopite e la vivida consapevolezza di essere parte di un cammino, a colmare l'anima con qualcosa di molto vicino all'infinito. Gianfranco Grilli e la sua musica vi indicheranno la Strada.

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Half Light - "Black Velvet Dress" - cd - by Maxymox 2013

halfl  I polacchi Half Light sono i portavoce di quel genere synthpopish caratterizzato da raffinatezza, garbo e suggestione. La line-up, formata nel 2009, annovera Krzysztof Janiszewski (vox), Peter Skrzypczyk (keys/vox) e Krzysztof Marciniak (guitars), artefici di una discografia inaugurata nel 2010 con il singolo "Take My Hand" rilasciato dalla fedele label conterranea MJM Music Pl, seguito da un secondo, "My Mary" pubblicato per la medesima etichetta e nel medesimo anno con lo scopo di anticipare ciò che si sarebbe ascoltato nei tredici brani inclusi in "Night In The Mirror", album d'esordio quotato positivamente sia dalla critica polacca che da quella oltreconfine. Il compito di promuovere il secondo album del 2011 "Nowe Orientacje" fu affidato ai singoli "Halucynacje", proposto nello stesso arco temporale anche nella compilation "To Tez Ciechowski", e "Smierc W Bikini", colonne portanti di un full-lenght entro cui gli Half Light riproposero in versione elettronica le creazioni incluse nel 1983 in "Nowe Sytuacje", release della storica new-wave band polacca Republiki. Il presente "Black Velvet Dress" costituisce di fatto la terza performance su album: distribuito come i precedenti lavori dalla label MJM Music Pl, questo recente full-lenght propone la band ulteriormente migliorata sotto il profilo delle intuizioni e dal punto di vista tecnico-compositivo, nonchè fautrice di dodici interessanti songs con le quali l'ensemble sembra decisa a conquistare posizioni e consensi ancor più vasti. Le musiche contenute nell'album sono distinte da un ricercato bilanciamento tra malinconiche sonorità pop-tecnologiche e derive soft-rock oriented, con una particolare predominanza riservata alle espressive sezioni vocali ed alla chitarra, per un andamento complessivo che non di frequente sconfina oltre soluzioni ritmiche down-midtempo e che solo talvolta si concede in forme esplicitamente melodiche, ciò a vantaggio di textures relativamente complesse e non sempre prevedibili, specie nei momenti in cui si eleva il comparto strumentale. Il concept dell'opera verte sul piano prettamente emozionale, più nel dettaglio sulle divergenze nel rapporto uomo-donna, sulle nostalgie che avvolgono la sfera delle amicizie e sul tempo irrimediabilmente trascorso, elementi resi vividi già nel primo episodio della track-list, la pseudo-strumentale "Paranoia", un pop elettronico riflettente nevrosi metropolitane osservate attraverso il prisma di un drumming programmato simmetricamente ad estesi pads, luminescenze sintetiche, psicosi vocalizzate ed un saxofono che conferisce alla traccia una fascinosa signorilità. Più malinconica e lenta, "Cold Friends" esprime un mood carico di struggimento impiegando al meglio l'accorpamento voce-chitarra inserito armoniosamente all'interno di un synthpop in cui le tonalità di Krzysztof descrivono fraseggi abbattuti mescolandosi al fluido scorrere della tastiera, alle ritmiche midtempo ed ai riff chitarristici, meditabondi come uno sguardo rivolto al porpora del tramonto. "Confused" è una traccia entro cui si intersecano afflizione e crepuscolo, tutto ciò mediante un lacrimevole canto che accarezza una musicalità pop elettronica ben assimilabile per lunga parte del percorso ed in seguito sviluppata su procedure strumentali di key, drum-machine downtempo e sequencing, gradualmente più sfuggenti ed intricate ma sempre circondate di romanticismo depresso. Concepita su formulazioni più easy, "Bitter Paris" modula un synthpop downtempo la cui essenza è distillata attraverso le nostalgiche estensioni ed il refrain che il vocalist immette tra l'elettronica morbidezza di un contesto di programming e tastiera. "Your Perfume" restituisce in termini musicali quelle sensazioni di vibrante emozione, melodia e ballabilità che il moderno synthpop-listener desidera reperire in una traccia: l'azione congiunta del singer, della chitarra rock-minded e della spinta midtempo propulsa dalla percussività electro-programmata disegnano un brano di soddisfacente presa. "Time" recupera l'atteggiamento umbratile e romanticamente affranto di cui l'album è testimone utilizzando allo scopo i tipici schemi techno-pop offerti fin'ora, ovvero lunghe e pacate introduzioni di canto, key e languidi sottofondi elettronici attraversati in seguito dalle pulsazioni del comparto ritmico, in questa occasione pianificato su base midtempo, in aggiunta al sottile ed elettrico lavorìo della chitarra. Si prosegue con la successiva "Dance With Death", un synthpop sfiorito, lentamente cadenzato nel primo tratto dalla passionalità vocale che Krzysztof riversa sul filamento di sequencing e sui pizzichi della chitarra, precedendo l'arrivo di un refrain traboccante di sentimento e melodia con il conseguente rientro nella tranquilla dimensione da sogno sperimentata nel segmento introduttivo. "Happy Useless Nation" sfoggia strategicamente e palesemente formule mainstream di canto, cori femminili ed una aperta musicalità popish-downtempo, mentre la seguente frenesia electro-rock di cui "Heart Of My City Died" è satura si diffonde attraverso la schizoide centralità del drum-programming, degli abrasivi riff e delle luminescenze tecnologiche, a supporto di altrettanto psicotiche manifestazioni di tastiera e di amare impostazioni vocali. "Why" è una sad-ballade indirizzata con intensità agli amanti ed al loro universo di emozioni, tematica espressa mediante la lentezza di un synthpop composto da vocals innamorati e malinconici quanto la pioggia autunnale, in combinazione a meste orchestrazioni di pianoforte, tastiera e drumming downtempo, così come la successiva "Moment" veleggia incorporea tra un micro-oceano emozionale le cui acque blu cobalto ondeggiano seraficamente muovendosi al tocco della chitarra, delle tiepide brezze soffiate dalla key e dei riverberati sussurri emessi da Krzysztof. La conclusiva "Poranna Wiadomoscby" sperimenta in rapida successione vocal-loops di svariata natura mediatica, evoluzioni electro-percussive midtempo, ascensionali fluttuazioni tastieristiche ed acuminate sezioni di electric guitar, a compimento di un album insolito ma allo stesso tempo confortevole e fruibile. Le sonorità ascoltabili in "Black Velvet Dress" perlustrano orizzonti differenti del modello synthpop convenzionale offrendosi con quella particolare trasversalità che contraddistingue le bands emergenti dell'Est europeo. L'album appena ascoltato evidenzia una crescita esecutiva degli Half Light in costante ascesa, cercando ancora e definitivamente di infrangere i limiti geografici d'origine per allietare i fans con la ricercatezza e la sensuale classe del velluto nero tramutato in musica. Se fin'ora pensavate di aver ascoltato proprio tutto è giunto il momento di cambiare opinione.

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Hidden Place - "Novecento" - cd - by Maxymox 2013

hiddenp  Per la terza volta ho il piacere di saggiare un prodotto discografico creato dagli Hidden Place, ensemble italiana concepita nel 2004 e composta dall'affascinante Sara Lux (vox/lyrics), Fabio Vitelli (synths/progs), Antonio Losenno (synths/progs) e Giampiero Di Barbaro (synths/progs). Quella ideata dalla band è una sorta di melodiosa estetizzazione del formulario electro-waver avvenuta progressivamente nel tempo incominciando dal demo autoprodotto nel 2005 in versione CD-r dal titolo "Weather Station", la cui tracklist, ripresa parzialmente nella seconda edizione del 2011 "Weather Station/Early Works", licenziata dalla label argentina Twilight Records, esternava sonorità alla ricerca di una definitiva collocazione, spaziando dall'elettronica più scarna, oscura e glaciale, fino ai primi approcci con la wave tecnologica di epoca '80 contemporaneamente a deviazioni nell'ambito neofolker, moduli succeduti da quelli più clubby e dance/electrodark-minded ascoltabili nell'opera successiva, "Fantasia Meccanica", album realizzato nel 2007 per la home barese HellektroEmpire ed anch'esso riedizionato nel 2011 sempre dalla Twilight Records: rimarchevoli tra i suoi contenuti i due episodi della song "Spazio Zero" remixati sia in versione vocal che strumentale dai The Frozen Autumn. Il 2009 fu l'anno del full-lenght "Punto Luce", pubblicato come i precedenti lavori dal marchio Twilight Records e recante soluzioni electro-waver più determinate ed armoniose che in passato, nello stesso tempo capaci di eleganza vocale, malinconia ed attimi rivolti all'introspezione, aspetti che favorirono l'inclusione del disco tra le pagine dell'edizione argentina di Rolling Stone, magazine che nominò il titolo come uno dei migliori cinquanta albums di quell'anno, ciò grazie anche al contributo fornito dal synthpop-duo, anch'esso argentino, dei NeKrodamus, al quale fu affidato il remix della bellissima "United". Nel 2010 gli Hidden Place contribuirono all'elaborazione dell'album "La Mia Piccola Guerra" concepito dalla band neofolk genovese Egida Aurea, mentre l'anno successivo Sara Lux fu introdotta dalla piattaforma electro/ambient/experimental berlinese Patenbrigade:Wolff nel loro album "Verbundstoff" quale vocalist della danzabile traccia "Fragrance". Ma fu nel 2012 con la scrittura della song "Beetween The Devil And The Blue Sea", avvenuta congiuntamente a Jean-Pierre Mercier, elemento proveniente dalla melodramatic-electropop/rock band canadese degli Handful Of Snowdrops, che gli Hidden Place, ormai in possesso di ampie esperienze maturate durante la carriera nonchè di un'accresciuta ispirazione, perfezionarono stile ed espressività completando il presente album "Novecento", un'opera colta, proiettante visioni poetiche osservate attraverso la passionalità, la nostalgia e l'evocazione di atmosfere appartenenti ad un'epoca indimenticabile e prodiga di arte, industria e profonde mutazioni del costume sociale. La band soffia sul tempo con sguardo malinconico liberando dalla polvere la superficie opacizzata di una fotografia dai colori bruciati, la medesima osservabile impressa sulla sleeve dell'album nella cui title-track si susseguono dieci atti intensamente suggestivi e recanti una percepibile aura di preziosismo sia nella scelta dei titoli stessi, sia nella nobiltà che caratterizza il significato delle liriche, sia nelle musiche sempre in grado di catturare l'ascolto. Licenziata dalla Calembour Records, etichetta veronese fondata e condotta da Froxeanne dei The Frozen Autumn, la release incorpora apprezzabili contributi vocali, forniti dalla stessa Froxeanne, e chitarristici, per questa occasione interpretati dal guitar-noiser-dreampop-electronic californiano Andrew Saks, alias Sway, nonchè da Duccio Del Matto, membro del progetto post-folkish noto come La Pietra Lunare. Degno di essere menzionato è inoltre il nome di Mirco Dean, conosciuto con l'appellativo d'arte "The Count" ed ancor meglio con il suo progetto elettronico Nabla Operator, ma anche per la sua presenza nella line-up dei più recenti The Frozen Autumn, il quale si adopera attivamente in "Novecento" alle sezioni di mastering e post-producing. L'introduzione alle tracce incorporate nell'album avviene mediante la spazialità tastieristica emanata da "Radio Avanguardia", un segmento composto da torbide brume di synths unitamente a fredde trasmissioni di vox-samples, il tutto atmosferizzato dalle lunghe estensioni propagate dalla chitarra. "Off & On" prosegue l'itinerario sonico proponendosi come una electro-wave percossa da replicazioni midtempo, abbellita da armonici tracciati di programming, resa affascinante attraverso i flussi delle keys e robotizzata dal canto di Fabio trasfigurato dall'azione del vocoder. Song di eccellente fattura, potenziale riempipista nonchè ipotizzabile alternative-hit, "Beetween The Devil And The Blue Sea", come accennato in apertura vergata in cooperazione con Jean-Pierre Mercier, riserva all'ascolto i melodiosi filtraggi vocali intercalati dal medesimo componente degli Handful Of Snowdrops il quale, in aggiunta, tesse anche le catturanti trame del synth, della chitarra e del programming, intrecciandole a loro volta alle sintetiche scansioni midtempo che reggono il basamento ritmico ed al background creato dal secondo supporto key-guitar, per una wave elettronica di formidabile effetto che affascinerà istantaneamente. Una malinconica prosa in amplesso con rallentate sospensioni electro-waver si ode in "Fuochi Fatui", le cui liriche, ordite con straniante delicatezza dalla voce di Sara Lux, vengono blandite da un filamento di programming ed avvolte dalle profumate correnti generate dai synths, mentre la successiva "Legendary Divers" delizia l'anima sfiorandola con il canto da sirena assolutamente splendido pronunciato da Froxeanne, modulazioni crepuscolari e romantiche attraversate dai nostalgici pads che circondano tutto l'insieme, un abbraccio stretto con intensità dalle secche replicazioni del drum-programming e dalla gentilezza emanata dalle toccate pianistiche. Orientando la percussività verso danzabili traiettorie midtempo, "Stunning Art" descrive una musicalità wave edificata con un sintetico dinamismo originato della macchina percussiva e dalla rarefatta luminosità proiettata dalle tre key-lines, argentee sequenze punteggiate dal vocoder, in questo frangente destrutturante le tonalità canore di Antonio. La dannunziana "Ermione" recupera malinconie e poesia autunnale attraverso le toccanti liriche del poema "La Pioggia Nel Pineto", perle vocali interpretate con struggimento da Sara Lux ed affidate agli accordi sfioriti e trasognanti dei synths, alle cadenze downtempo tracciate dall'impianto ritmico, ai rattristati arpeggi generati dalla chitarra di Andrew Saks, ed alla freddezza diffusa dal sequencing, il medesimo che disegna l'ossatura della successiva "Scenari d'Occidente", una lenta sad-ballade waveggiante interamente strumentale, eretta sulle meditabonde scie tracciate dalle tastiere e sull'idilliaca morbidezza con la quale Duccio Del Matto sfiora le corde della chitarra. La versione clubby di "United", brano collocabile in un contesto dance-minded, impreziosisce la tracklist offrendosi con simmetriche geometrie electro-percussive midtempo perfettamente allineate agli impulsi dei programmings, alle moderne sinfonie create dai synths ed ai femminei fraseggi distribuiti glacialmente dai vox-samples. Il tratto finale dell'opera si sviluppa attraverso la rivisitazione in fase ambient mix del brano "Fuochi Fatui", ora concepita mediante le dilatate e placide cristallizzazioni dei synths trasportate dagli echeggiati inserti chitarristici affidati per l'occasione ad Andrew Saks, oniriche melodie che elevano con nitidezza il fascino della song ulteriormente rischiarato dai riverberi vocali che Sara Lux dissemina nei punti più rappresentativi del brano. Allestimenti tecnologici, brezze surreali, malinconica poeticità e memorie simili ad inchiostro sbiadito configurano un album tra i migliori appartenenti alla recente scena alternativa italiana. "Novecento" sa essere sofisticato nella giusta misura ed allo stesso tempo raggiungibile senza cedere mai ed in alcun modo a soluzioni easy, una realizzazione interessante entro cui spicca vividamente la consacrazione del progetto ad una electro-wave di gran classe armonizzata ad un concept dal significato fortemente commemorativo. Il melodismo vocale e la scelta delle armonie tastieristiche accentrano l'attenzione dell'ascoltatore il quale sarà coinvolto con garbo in una dimensione sonora che confluirà nel suo sistema uditivo con naturalezza ed incantevole grazia. Questo album è un prezioso astro che socchiude la prospettiva temporale fuoriuscendo da essa aggiungendosi al microuniverso sonoro creato dagli Hidden Place: se desiderate farne parte raggiungetelo ed arrendetevi alla sua seduzione.

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Human Machines Second Connection - (compilation) - cd - by Maxymox 2013

humanm  Degno proseguo del primo atto "Human Machines", una compilatione stilisticamente improntata sui generi electro/synthpop/dark-ambient/industrial/noise pubblicata in formato digitale nel 2012 dalla label italiana Hypnopompic State. Il presente secondo volume, come predisposto nella precedente opera, integra nella tracklist una moltitudine di progetti nazionali ed internazionali, alcuni di essi di rilevante fama ed altri invece operativi, con differente produttività, all'interno di più occulte sottodimensioni in attesa di affioramento. Questa interessante release, proposta nel medesimo 2012 sia in versione mp3-file che, provvidenzialmente, in formato digipak CD, perlustra in quattordici passaggi svariate diramazioni della scuola elettronica includendo prevalentemente nel suo tragitto la linearità melodica del synthpop, l'inflessibilità dell'EBM e l'asprezza dell'industrial coniugato nelle sue declinazioni più irruente: il primo paragrafo del disco, orientato su derive pop-elettroniche, è affidato inizialmente a People Theatre, solo-project in stile electro/new wave/synthpop personificato dal produttore francese Peter Rainman, il quale nella traccia "...Again" introduce la vocalist Soe, alias Soe V della electro-band conterranea Waiting For Words, ideando con ella un pop tecnologico saturo di melodia e sentimento realizzato attraverso drum-programming midtempo, nostalgiche polifonie e caldi aliti di keys, il tutto abbellito da malinconiche note di pianoforte che aggiungono alle strutture un tocco di romanticismo. I TourdeForce, dinamico electro-set bergamasco capeggiato dal bravo Christian Ryder e supportato con entusiasmo nelle trascorse pagine di Vox Empirea, compongono la successiva "Factory", un futuribile e danzabile synthpop circondato da avanguardistiche strategie di tastiere, effects ed eretto primariamente sull'importante timbro vocale della singer Kyt Walken, mentre più innanzi nella tracklist si incontra Eloquent, progetto synthpopish statunitense la cui line-up menziona Steven Cochran e Randall Erkelens, autori della trasognante "The Consequence Of Karma", un brano basato essenzialmente su languide, pacate suggestioni di voce e tastiera tratteggiate da minimalismo percussivo. Il disegno americano con base a Dallas dei True Fallacy, devoto al genere rock-progressive ed impersonato da Ben Gorena con Ryan Main, riversa in "How Are You Human" l'elettrica ruvidezza di guitar-riff unitamente all'arida concisione della batteria e vocals dapprima psicoticamente meditabondi, ed in seguito espressi con lancinante disperazione. Quello dei WANT/ed è un terzetto russo synthpop-minded reduce di un ottimo debutto su album dal titolo "A Few Steps Behind The Sun" licenziato nel 2012 dalla label ScentAir: dal medesimo full-lenght è estratta "Never Will Take It Back", quì ulteriormente potenziata dall'ingegno del remixer AndyK impiegando una cadenzata, lineare percussività midtempo, ornamenti di sequencing e vocals riverberati che nel refrain si rivelano decisamente trascinanti. L'inesistente biografia relativa al successivo ospite non permette informazioni di accompagnamento: Sons Of Hadit è quindi descrivibile solo attraverso la sua "Oriental Gods", un trance/techno-pop interamente strumentale edificato sull'ipnotica pneumaticità di bpm's midtempo e modulari trafitture di programming, elementi alternati ad interludi nei quali l'artista accenna ad armoniose intuizioni elettronico-levantine. Nydhog, one-man project romano di matrice EBM impersonato da Riccardo Rieti, aumenta la velocità ritmica applicando alla versione 2012 Mix di "R.O.T.O.", anch'essa come il precedente brano interamente strumentale, un pulsante diagramma uptempo attraversato da filtraggi, compatte interpunzioni di programming, samples e tatticismi riempipista. E' quindi il turno di Haru Yasumi, techno-indus girl inglese conosciuta anche con l'appellativo Ninja Spice, la quale in "Just Rude" pianifica una battente compattezza percussiva uptempo accorpandola ad acide melodie di synth, a guizzanti campionamenti vocali, ad una pioggia di interferenze e ad effetti spaziali che fanno della traccia un eccellente congegno per dancefloors avanguardistici. Progetto misterioso dai tratti identificativi ignoti, Santhelia prosegue con un altro sofisticato meccanismo electro-EBM, "Teardrops Of Neutrons", una spossante incursione tra un drumming bifasico a traino di suoni elettronici diffusi in dimensioni stereoscopiche, tutto ciò mediante acustiche elaborate tridimensionalmente e roteanti seguendo logiche vagamente dubstep/clubby. I No Forgiveness, duo torinese indus-metal formato dal vocalist HolySmoke ed il chitarrista Celesh, aderiscono alla raccolta affidando a FabrikC l'edizione Mix Y2010 di "Natural Born Sinners", traccia in cui Thorsten Berger, esperto in strategie industrial/dark-electro, erige un martellante sound uptempo lastricato di bpm's simili a frustate e vocals aggressivamente dilatati, elementi accompagnati dalla vigorosa azione del grafico sequenziato in una traccia dalla potenza che farà muovere al suo ritmo folle di agguerriti electro-listeners. L'esplorazione della release continua attraverso la piattaforma industrial/EBM italiana degli Outworld: il brano da essi interpretato è "Neverending Odissey", un'ibrida combinazione di stili con denominatore comune un electro-industrial lacerato ed oscurato da un canto sinteticamente malevolo inserito tra scansioni midtempo, loops, flashes e radiazioni tastieristiche, suoni che in appositi comparti magnificano una dantesca terzina tratta dal capitolo "Inferno" fraseggiata con enfasi ed immessa nella song con grande senso estetico. TSIDMZ, sigla attestante la definizione ThuleSehnsucht In Der MaschinenZeit, è un manifesto sonico italiano impersonato da Tetsuo aka Uomo D'Acciaio e Nausicaa aka Chéri Roi, realizzatori di uno stile sperimentale e multi-ispirato da elementi industrial, noise, electro, martial e ambient: il duo offre all'ascolto "The Power Of The Wolves", traccia di matrice electro-trance eseguita strumentalmente attraverso periodi replicati di programming, synths ed urla lancinanti, la cui sinergia crea un insieme da contemplare con sguardo atterrito. I prossimi due episodi, disponibili esclusivamente nella versione CD, prevedono dapprima l'ingresso di Ira-K-Organisation: questo è il nome del duo catanese composto dall'omonimo Ira ed Andy, progetto gravitante sul genere industrial le cui peculiarità disciplinano ora "Colera" rivisitata in veste Soh Remix, una struttura interamente percorsa da bombardamenti uptempo, vocal-loops e rivoli di materia elettronica, mentre la conclusione del lavoro avviene attraverso i M.O.D. power-duo barese fondato da Maryhell ed Angie Vhelena dedito ad un cyber-EBM sperimentale che imperversa anche in questa "Makaber Tanz", anch'essa ideata in versione Soh remix e letteralmente assalita da ritmiche stroboscopiche, tratteggi programmati, harsh vocals e fulminee ascese di aggrotech-sounds. E' di fondamentale importanza evidenziare che "Human Machines Second Connection" costituisce di fatto una tra le migliori electro-compilations prodotte recentemente in Italia, ciò in virtù della mirata selezione dei partecipanti e della varietà sonica disponibile in una tracklist che si rivela vincente dall'inizio all'epilogo. Per gli appassionati del genere l'approccio con questa release può altresì rappresentare una valida occasione per conoscere ed apprezzare alcuni esponenti dell'area tecnologica attualmente celati nella cosidetta "gray zone", ma anche un'opportunità finalizzata a testare lo stile di progetti già noti per la loro reputazione ma non ancora opportunamente approfonditi. Il principale obiettivo di una raccolta è quello di concentrare in un'unica sequenza le realtà che l'ideatore considera più meritevoli di risalto instaurando simultaneamente con l'ascoltatore un feeling vivido e duraturo: se ciò è davvero il proposito meditato dalla Hypnopompic State, questo suo titolo lo ha raggiunto pienamente.

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Ien Oblique - "Drowning World" - cd - by Maxymox 2013 -

ien  Il progetto Ien Oblique è stato fondato nel 2007 a Tampa, Florida, da tre protagonisti: il vocalist/songwriter Jared Lambert con i tastieristi Juan Espinosa e Bryant Griffin. Prima di convertire il proprio stile nella dimensione elettronica, il front-man Jared sperimentò il suono rock della decade 90's attraverso il suo solo-act denominato Cellmod, mentre Bryant si segnala a sua volta come resident D.J. presso l'internet radio Communion After Dark, proponendo eccellenti selezioni tratte dal repertorio EBM/obscure-electro/synthpop; gli esordi discografici degli Ien Oblique menzionano dal 2008 ad oggi numerose comparse su compilation quali, citando le più rappresentative, "Infacted 4", "Infacted 5", "Aderlass Vol.7", "Zillo CD 05-2011" e "Schwarze Nacht Vol. 6", siglando così nel 2012 l'intesa con l'illustre label tedesca Infacted Recordings che portò alla rilascio del debut-album "Drowning World" ora in esame su Vox Empirea. Il sound ideato dalla band accomuna a fasi alterne ipnotici elementi EBM-oriented, dark-electro ed episodi synthpop relativamente melodici, tutti sempre caratterizzati da una solida ballabilità ed accompagnati da atmosferiche formule di canto e keyboards: è esattamente su queste basi che gli Ien Oblique hanno concepito gli undici brani di questo full-lenght destinato a presentarli ufficialmente alla platea di ascoltatori, incominciando dall'introduttiva "Prelude", una traccia strumentale di evidente matrice obscure-electro pianificata su robotiche scansioni downtempo, ossessive punteggiature di programming e torbidi flussi di gelo tastieristico la cui sinergia crea un insieme evocante inquietudine e mistero. "A Moment With You" espone definitivamente la vera essenza creativa della band, combinando velocità ritmica, vocals tesi, acide effervescenze di sequencing ed alienanti ventate di tastiera, mentre nella successiva "Slaves Of Pleasure" l'interazione tra EBM e dark-techno origina dinamiche e ballabili bpm's uptempo simmetricamente affiancate a stroboscopiche intermittenze di programming ed umbratili toccate di synths, moduli carichi di tensione elettronica e suggestione, resi ancor più incisivi dall'amarezza e dal disincanto presenti nelle tonalità vocali di Jared. "Change The Words" è una traccia che pedilige marcate curvature synthpop composte da armonici pads fluidamente disposti sulle flessuose replicazioni midtempo del drumming e sui toni malinconicamente romantici del vocalist, così come la seguente "The Dawn" prosegue la medesima linea stilistica offrendo una song colma di sentimento, distinta da un garbato melodismo electropopish entro cui si avvicendano le fascinose intonazioni di Jared e le catturanti modulazioni dei synths intersecate con perfetta regolarità dalle scansioni del drum-programming midtempo. "Interlude" costituisce un momento di distacco psichico dalla dimensione razionale, conducendo l'ascoltatore per un breve minutaggio oltre i confini della realtà attraverso dilatate espansioni di key-sounds e micro-innesti elettronici, fino al raggiungimento della successiva "Free", capitolo in cui la rallentata forma eletropop ricorda vagamente i De/Vision più meditativi ed atmosferici, aspetto marcato da vocals depressi, intercalati da minimali battute downtempo, da esangui irradiazioni di programming e rarefazioni tastieristiche. "Drowning World", uno tra i migliori atti dell'album, opta per sonorità dark-electro caratterizzate da ballabili e velocizzate pulsazioni midtempo il cui trascinante diagramma incita al movimento affiancandosi con matematica precisione alle ininterrotte punteggiature del sequencing, ai vortici creati dalle aeree correnti dei synths ed al canto che Jared emette attraverso una leggera velatura di filters. Si prosegue quindi con "Days Of Happiness" e le sue scattanti traiettorie synthpopish, tra le cui battiture uptempo si sviluppano vocals armonici ed introspettivi connessi al mood vivace ed allo stesso tempo nostalgico evocato dalle tastiere e dai tratteggi del programming. I viraggi obscure-electropop di "Perfect Crime" risuonano elegantemente sulla percussività uptempo e sulle nostalgiche intonazioni vocali, creando un sound danzabile, impreziosito dalle rifiniture predisposte dai synths, mentre "Sinking", ultimo brano della tracklist, esterna le melodiche eufonie pronunciate da Jared veicolandole ad arte in un ritmato contesto techno-popish composto da meccaniche sillabazioni midtempo su chiaroscuri di programming e tastiere. I Floridians Ien Oblique varano un album saturo di repertori elettronici che suggeriscono una considerevole preparazione tecnica ed una vivida ispirazione, intraprendendo con "Drowning World" un cammino che darà gradualmente rilievo al loro indiscusso talento: gli equipaggiamenti pilotati dai tre artisti eseguono oscure incursioni nel pop avanguardistico, iniettando nelle musiche una galvanizzante energia e funzionali strategie che attireranno senz'altro i consensi degli electro-accoliti. Quando in futuro riascolterete le undici songs appena descritte esse procureranno l'identica piacevolezza di oggi, manifestando così la concreta stabilità di questa release che onora lo scenario electro: Imperitura, come il Tempo.

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In Scherben - "Das Neue Land" - cd - by Maxymox 2013 -

insch  Le frammentarie, quasi inesistenti note biografiche riguardanti il duo tedesco In Scherben, creano un alone di mistero attorno l'identità dei membri Lars M. (guitar/vox) e Maren (vox) i quali aggiungono nel 2013 un quinto album ad una produttività discografica incominciata nel 2008. Fin dalle sue origini, la musica del progetto, perfettamente inseribile nell'area neofolk/acoustic/apocalyptic-pop, significa profonda contemplazione rivolta agli Elementi della Natura nonchè alle opere scritte dai drammaturghi e poeti Ottocenteschi Joseph Freiherr von Eichendorff e Nikolaus Lenau, oltre a quelle vergate da Gottfried Benn vissuto fino al 1956, tutto ciò unito, reso vivido e suggestivo dalla migliore tradizione neofolkish tedesca. Il suono elaborato dagli In Scherben è espressivamente sobrio, conciso, poco incline alle sovrastrutture: esso lascia trasparire la poeticità e l'essenza di una musicalità che raggiunge l'ascoltatore trasportandolo nelle più ampie estensioni della sua stessa fantasia, nella quale germineranno immagini campestri e le selve inesplorate delle terre Teutoniche, grazie al potere evocativo degli strumenti e delle liriche cantate in lingua germanica. La lista delle releases pubblicate dagli In Scherben elenca esclusivamente albums il cui primo, "Erlenkönige", come indicato in apertura licenziato nel 2008 ed in numero limitato a cento copie, reca la firma della label scopritrice del duo, ovvero l'eccellente SkullLine: la release in questione consta di sedici tracce in stile neofolk/poetry/electronic/ambient tra le quali spicca "Erwachen In Waffen" creata in collaborazione a Waffenruhe, solo-act martial/industrial interpretato da Soldat D. L'anno successivo fu rilasciato, sempre per la medesima SkullLine, "Ostrakon", full-lenght anch'esso in formato limited-edition in cento esemplari nella cui tracklist, composta da sedici episodi ideati come i precedenti su teoremi neofolk/poetry/electronic/ambient, si rilevava la song "Theatrum Europaeum Introitus" interamente composta dalla piattaforma martial chiamata Deutsch-SüdOst, così come nel 2011 furono affidate alla label Lichterklang le dodici tracce dell'album "Dort An Jenem Baume...." limitato a cinquecento copie. Nel 2012 gli In Scherben rientrarono nella SkullLine pubblicando le trecento riproduzioni numerate a mano del full-lenght "Dagaz", includente sedici brani caratterizzati dai generi electro/neofolk/ambient ai quali fecero seguito nel 2013 i quindici dell'album oggi trattato da Vox Empirea, "Das Neue Land", edito nuovamente dalla label tedesca SkullLine. All'interno della nuova title-track si percepiscono svariate tendenze stilistiche le quali incorporano atmosferici elementi darkwave, neofolk e neo-classical comprendenti anche viraggi elettronici e martial, come nella bellissima opening track "Das Neue Land (Intro)", la cui magnificenza orchestrale, costruita da melodie di keyboard, percussività rullante e bells, assume la forma di un inno dedicato alle Glorie di una nuova Speranza rivolta ad un nuovo modello esistenziale avente per fondamento l'Onore, la Disciplina, l'Eroismo. Le emozioni scaturiscono con naturalezza dalla successiva "An Den Mond", una tranquilla ballata neofolker basata esclusivamente su morbidi arpeggi di chitarra, classicismo tastieristico e sul canto distensivo dei singers. "Um Mitternacht" estende uno spartito composto da carezzevoli pizzicate chitarristiche plasmate sulla delicatezza canora di Lars, allo stesso modo di "Gedanken", traccia in cui la garbata strumentalità acustica tessuta dalle due serie di corde origina, unitamente alle scarne armonie della key, uno stupendo neofolk-theme privo di vocals. "Heimkehr" è un acquerello sonico Apocalyptic-folk, dipinto attraverso veloci arpeggiamenti di chitarre incontrando l'argentea purezza delle campane tubolari, tutto ciò abbellito da un melodico background tastieristico e dalle sporadiche inserzioni vocali di Lars, mentre la seguente e strumentale "Erwachen" formula arie surreali, riflessive e malinconicamente neofolkish, edificandole con trasporto mediante le emulazioni tastieristiche di viola le cui sinfonie accompagnano le altrettanto meditabonde punteggiature chitarristiche. "Ernte", breve episodio musicato strumentalmente da una base di chitarra, celebra i classici stilemi neofolk rendendoli nostalgici e cupi attraverso le baritonali inflessioni che caratterizzano i vocals di Lars, così come la successiva "Septembermorgen" cristallizza il tempo e lo spazio circostante introducendoli in una dimensione da foresta incantata, ciò grazie alle ripetitive ed esangui scale di plettro unitamente agli atmosferici sussurri che aleggiano sulle melodie. Il crepitìo di fiamme introduce e termina "Mythische Schau", strettamente legata ai migliori classicismi Apocalyptic-folk, integrando le modulari partiture della chitarra alla nobiltà dei pads elevati dalla tastiera, i quali, con grande effetto emozionale, circondano l'essenzialità del canto che Lars diffonde linearmente facendone scorrere le replicate modulazioni su opalescenti ed evocativi accordi oltre i quali si stagliano orizzonti colmi di malinconia. "Knospentanz" è un quieto dialogo folker tra due chitarre i cui arpeggi, pizzicati con maestrìa, addolciscono il corso dei pensieri facendoli convergere in una luminosa distesa fatta di sogni ad occhi aperti, tutto ciò in anticipo sulla seguente "Mondnacht", un sad-neofolk creato con limpidezza chitarristica e vocals armoniosamente malinconici, sapientemente adattati all'eleganza che avvolge le sezioni di viola dalle quali si percepisce un tocco di classicismo. Corde sollecitate con finezza neofolker vibrano con melodico garbo anche nella successiva "Abschied", una costellazione di amabili note combinate all'intimismo vocale di Lars ed alla struggevolezza che si eleva dalle scie violinistiche, mentre in "An Die Sonne" possiamo distinguere un canto meditabondo proferito da entrambi i singers in cui le basse inflessioni di Lars si intrecciano a quelle seducenti di Maren, piano vocale che segue fedelmente le intricate e tranquille evoluzioni delle chitarre sulle quali si posa un crepuscolare filamento tastieristico. Molto ben costruita su fondamenta ethereal-neofolk, "The Grass Is Always Browner" è un componimento la cui sonicità, leggera come l'aria e quieta come una notte invernale, si espande con fascino diafano mesmerizzando l'ascoltatore attraverso replicazioni arpeggiate e l'uniforme copertura della tastiera, elementi in cui la profondità tonale di Lars alterna viraggi sibilati aggiungendo ulteriore magia alla song. La chiusura della release avviene con "Stimme Der Heimat", episodio neofolk entro cui un'impercettibile percussività di sottofondo ritma il tempo mentre le dita del chitarrista, scorrendo tra il manico e la cassa armonica, originano circolari accordi e preziose armonie offerte al canto perennemente adombrato del vocalist le cui strofe traggono ispirazione dal desiderio di trascrivere musicalmente, con pacatezza ed intensità, l'immaginario mondo illustrato nel testo; ciò rappresenta la medesima predisposizione che sostanzialmente anima l'intero album, il cui intento è narrare l'arcano significato delle liriche, aprendo varchi di pura evocazione e concedendo ai sentimenti, alla fantasia ed alle memorie, di accompagnare l'auditore durante tutto il suo viaggio nella tracklist, deliziandolo attimo dopo attimo con sonorità discrete e vicine allo spirito. Naturalezza, espressività e rituali neofolkish suonati con minimalismo acustico, riescono a rendere "Das Neue Land" un full-lenght rappresentativo nel suo genere, un'ennesima, meravigliosa gemma incastonata nel diadema della SkullLine: se siete inclini all'introspezione, attratti da atmosfere silvestri e sensibili al richiamo della cultura neofolk europea, troverete in questa release un ideale punto di incontro verso cui far convergere la vostra passione. In Scherben è un progetto di grande valore, come solo pochi sanno essere.

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I.R.O.N. - "Evolving" - cd - by Maxymox 2013 -

irons  Ritorna l'Angelo d'acciaio, l'ermetico I.L. alias Legionarii, compositore reduce di uno strepitoso nuovo album intitolato "Disciples Of The State": in questo frangente il musicista indossa la nuova corazza rappresentata da un side/solo-project che egli ha voluto nominare suggestivamente I.R.O.N. attraverso il quale dispensare tenebre apocalittiche e tutta l'espressività del military/martial/industrial. Chi desiderasse particolareggiare sull'identità musicale e le imprese attuate dal protagonista, potrà collegarsi alla sezione interviste relativamente a Legionarii, oppure ricercare il medesimo artista tra le recensioni inerenti l'anno 2012. La personalità che caratterizza questa recente interpretazione di I.L. è sostanzialmente differente, seppure in qualche aspetto consecutiva, a quella vissuta con l'identità stilistica ed i teoremi guerreschi-antiglobali fin'ora manifestati con Legionarii: attribuendo infatti le esatte collocazioni, possiamo inquadrare quest'ultimo in un contesto ideologico legato prevalentemente all'atavico Misticismo, alla Gloria dei Padri dell'Europa e musicalmente foriero di sonorità dark/martial/neoclassical, mentre la seconda piattaforma I.R.O.N. simboleggia con tangibile fisicità la potenza tecnologica, l'evoluzione dell'universo militare, la perfezione della "macchina bellica", astrazioni illustrate mediante formule tendenzialmente martial/dark-industrial. L'album "Evolving", licenziato in soli trecento esemplari dall'ormai leggendaria label polacca Rage In Eden, è il primo atto del promettente repertorio by I.R.O.N. il quale si propone di raffigurare fantasticamente città entro le cui fumose strutture vivono e lavorano con disciplina e rigore soldatesco masse umane provenienti da civiltà post-atomiche: ogni individuo appartenente ad esse svolge un ruolo fondamentale nell'avanzamento del progresso industrial-militare e della sua radicalizzazione, contribuendo instancabilmente all'edificazione di velivoli, natanti ed automezzi su ruota e rotaia finalizzati alle sezioni difesa-aggressione, tutto ciò realizzato da società super-organizzate e tecnologicamente progredite, animate da volontà ferree e da spiriti infervorati dal desiderio di battaglia, ambientazioni queste sovrastate da un cielo minacciosamente plumbeo e venti radioattivi che spazzano orizzonti rosso porpora. Esplorando la tracklist di "Evolving" troviamo nove episodi completamente strumentali dei quali "United Machines" è il segmento iniziale, distinto da un drumming militaresco, implacabile, freddo e battente, sul quale I.L. propaga due oscure sinfonie tastieristiche, la prima destinata alla costruzione di accordi solennemente cupi, la seconda diffondente frammentate emulazioni corali. "Dawn Of Steel" rannuvola il suono evocando tenebrosità martial e sedimenti industrial-oriented mediante orchestrazioni di keys che irradiano un'aura tetra, opprimente, attraversata da una simmetrica linea di programming e da stacchi tambureggiati. "Hammer Down, Build Up" è una fitta successione di percussività militaresca ritmicamente concatenata ad emissioni tastieristiche e metallici clangori industrial, soluzioni anticipanti quelle più marcatamente elettroniche pianificate per "Assemblage/Convoys", traccia il cui meccanismo percussivo downtempo elabora scansioni dalla timbrica di ghiaccio circondate dalle nebbie artificiali generate dai tasti, sonorità dark-industrial che suscitano visioni ritraenti automazioni futuristiche perpetuamente manovrate da schiere di infaticabili lavoratori, uniti dall'entusiasmo di contribuire all'avanzamento dei loro ideali e di una prorompente supremazia battagliera. "Mechanic State" raffigura musicalmente questa accezione evidenziando, attraverso l'ossessiva, lenta circolarità martial-industrial del drum-programming, una fase ritmica simile ad avvicendamenti di raffiche di mitraglia e pads il cui buio ricoprirebbe interamente il Mondo. "Destroy" replica specularmente gli schemi dark-martial/industrial fin'ora sperimentati, e ciò mediante il dominio di un algido apparato dal quale hanno origine le automatizzate cadenze downtempo del drumming ed i severi inserimenti tastieristici. Identiche connotazioni anche per la successiva "Holy Armor", traccia perturbata da metronomiche replicazioni percussive dall'incedere marziale combinate alla raggelante pesantezza del comparto tastieristico, un insieme di suoni supportati da tratteggi elettronici e fragori industriali. L'omonima "Evolving" scandaglia le abissali profondità del dark-ambient tra i cui immoti vortici si odono incessanti rumori di lavorazione siderurgica, mentre la grandiosità riflessa da "The Power Inside (Holy Armor edit)", traccia finale, si sprigiona mediante il trascinante furore dell'asse percussivo, le cui continue battute riverberano fiere suddividendo il tempo con meccanizzata veemenza, sovrastando mediante portamento e phatos militaresco le drammatiche armonie create dalle tastiere, tutto questo in una impavida, eccitante cavalcata industrial in assetto da combattimento. Lastre di metallo incandescente fuoriescono da enormi congegni di fusione pronte ad essere pressate, forgiate e divenire parte integrante di avanguardistici ed efficaci dispositivi da guerra; l'alacre, incondizionata operosità di milioni di addetti ai lavori la cui presenza ed organizzazione colma ogni spazio nell'immensità di laboratori posizionati sulla superficie e tra le viscere del sottosuolo urbano; le atmosfere perennemente tese eppure nel contempo elettrizzanti, colme di euforia e vigore, giorni di eccezionale produttività tecnologica, futurismo, stato di guerra ed allarme, odore acre e chimico nell'aria, senso del dovere e solennità, tutti componenti sui quali regna il suono di I.R.O.N. autore di un colossal che compie importanti progressi sul fronte del genere trattato. I contenuti di questo album, direttamente opposti alla luce, ottenebrano ogni singolo istante della tracklist allungando in essa emblematiche ombre di venturi paesaggi ultra-modernisti, temprando le melodie simultaneamente attraverso il fuoco del martial-sound ed il gelo dell'industrial. E' altresì ammirevole la versatilità stilistica del protagonista il quale in ogni passaggio riesce a conferire alle musiche una morfologia ben definita, avvincente, facendo risaltare mediante la loro potenza il concetto di "superiorità". I tempi annunciati da "Evolving" subiranno drastici cambiamenti, l'attuale assetto della società umana muterà irreversibilmente verso modelli aventi per unica aspirazione la cultura dell'armamento: per meglio comprendere quale sarà il climax delle atmosfere descritte, procuratevi questo full-lenght ed interagite con le sue armonie, è una release di incomparabile significato e valore che fa trionfare nuovamente I.L. in una delle sue più formidabili interpretazioni.

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Jens Bader - "Total Eclipse" - cd - by Maxymox 2013 -

jensb  Jens Bader, tedesco di Stoccarda, è parte attiva di quel settore di artisti electropopish indipendenti ed autoprodotti in possesso di competenza, talento e risultati di tale eccezionalità da poter essere paragonati a quelli appartenenti ai progetti più blasonati reperibili nella medesima scena. Gli elementi che rendono particolarmente apprezzabile il musicista sono la sua inesauribile inventiva nel concepire il pop avanguardistico, la ricercatezza nei suoni creati e la scelta di armonie sempre immediate e catturanti, basate su un canto aperto, intonatissimo, completato da un solido timbro vocale capace di refrains che si introducono nella memoria con disarmante naturalezza. Non esiste ufficialmente una vera e propria fonte biografica dell'artista, tuttavia è nota la sua completa discografia, interamente autonoma, inaugurata nel 2007 con gli undici episodi del debut album "Second To None" nel quale, oltre al guest-guitarist Horst Jäkel, erano presenti nel ruolo di tecnici del mixer Florian Gypser e Markus Kretschmer. La seconda album release "Out Of Phase", composta, prodotta e pubblicata da Jens nel 2008, era caratterizzata da sonorità elettroniche più elaborate rispetto a quelle ascoltabili nell'esordio, con tatticismi synthpop palesemente ispirati ai modelli di epoca 80's. Il 2008 fu per Jens un'annata particolarmente attiva sul fronte delle uscite discografiche, infatti, oltre il precedente lavoro, furono rilasciati "Compensation For Pain And Suffering", una congrua raccolta delle migliori tracce composte tra il 1991 ed il 2004 che l'artista volle creare appositamente a solo titolo personale, nonchè lo strepitoso "Zenith", un album costruito con grande professionalità e tecnica grazie all'eccellente lavoro di mastering effettuato da Andreas Kupfer, colmo di fresche strategie eurodance-oriented comprendenti le terse electro-elaborazioni dei primi Depeche Mode e l'esplicita, aggraziata melodia synthpop di scuola Pet Shop Boys: ne sono testimonianze l'irresistibile "Too Expensive", traccia davvero perfetta sotto ogni minima angolazione, "Some Travel Far" e "Special Treatment". "Zenith" fu oggetto di plausi e critiche positive quanto i successivi full-lenght "Lucky Streak", edito nel 2009 e "Climax" del 2010, in cui spiccavano per distinta gradevolezza le tracce "Wrong With Me", "Highly Civilized" e "Contract For Love". Nel 2011 uscì "Starlight", album dalle prospettive electropop immediatamente seduttive dove si evidenziavano i nomi delle vocalist Bianca Zenz e Greta Wegeng, nella cui tracklist, come sottolineava all'epoca lo stesso Jens, si percepivano sonorità attigue a quelle ascoltabili nei repertori degli IAMX e di Reagan Jones, leader del progetto synthpop texano Iris. Il presente album "Total Eclipse", pubblicato nel 2012, anticipa cronologicamente il successivo "Unisex" rilasciato a sua volta nel 2013, offrendo una titletrack di undici brani squisitamente e romanticamente pop-tecnologici, primo dei quali è "Lovechild", un midtempo composto da ipnotici impulsi di drum-programming, vocals seducenti e multiformi decorazioni tastieristiche, sonorità oltrepassate da quelle di "Nervous", un synthpop fondato con linearità su essenziali punteggiature di sequencing le cui strutture canore, dolcemente malinconiche, testimoniano nella cadenza tonale evidenti analogie con il duo Tennant/Lowe. Una percussività elettronica downtempo ed un registro vocale improntato sulla pacatezza melodica costituiscono le strutture di "Violent Approach", traccia abbellita da morbide espansioni tastieristiche unitamente alla ciclica rotazione del sequencer. Very Pet Shop Boys oriented, la successiva "Ever Since" privilegia atmosfere traboccanti di sentimento riversate in un synthpop 80's che unisce armoniose forme di canto alle soffici orchestrazioni della key, il tutto integralmente attraversato dai tratteggi downtempo del programming. "The Last True Messiah" prosegue nella medesima direzione del brano precedente accelerando leggermente la macchina ritmica ed aggiungendo all'emotività del canto luminosi ornamenti pop-elettronici, mentre la seguente "Last Long Trip" rallenta nuovamente la spinta percussiva spogliandola di timbriche supplementari ed assestandola alla modalità downtempo immettendo poi al suo interno, con spirito affranto, decorazioni vocali colme di mesta riflessione circondate dalle armoniose sezioni originate dalla tastiera. Il ritmo aumenta raggiungendo la velocità midtempo per accogliere le incantevoli note emesse dalla voce di Jens, le scintillanti esecuzioni tastieristiche e le ballabili electro-formule che rendono "The Original Love" una song synthpop-old school di larga fruizione ma allo stesso modo anche interessante ed avvincente dal punto di vista melodico, così come la successiva "Hold Me" recupera scarne linee ritmiche disegnate con sostanzialità dal drum-programming con esternazioni vocali avvolte da passione e mestizia. "I Don´t Belong Here" continua la tracklist posizionandosi anch'essa in direzione di un pop sintetico il cui assetto vocale, malinconicamente lento quanto il background di progamming e di tastiera che lo circonda, rende questo episodio adatto alle fantasie dei moderni sognatori, mentre la versione Dance Mix di "Nervous" impreziosisce lo schema originale di ulteriori finezze elettroniche ed artifici percussivi mirati a donare maggiore ballabilità, dinamismo e spessore al brano. La conclusiva "Playing The Fool" sembra richiamare una sottile predisposizione al futurismo, dettaglio che Jens concretizza progettando effetti spaziali, avveniristiche sonorità di key, drum-programming downtempo e melodici frazionamenti di canto. Stile lineare, pulito, onesto, privo di qualsiasi virtuosismo e per questo rivolto ad un pubblico incline al synthpop leggero che intrattenga con serenità e disimpegno: questo è Jens Bader, un artista meritevole di essere evidenziato per la sua sagacia compositiva nonchè per le sue formulazioni easy così deliziosamente assimilabili: "Total Eclipse" è quindi un album che ripartisce in parti uguali romantiche passioni e tecnologia popish, esprimendole attraverso il linguaggio semplice di un geometrismo elettronico intuibile e di comprovata efficacia. Esplorate, oltre questa release, l'intera discografia del protagonista ascoltando con attenzione la sua musica: sarete stupefatti quando vi accorgerete di esserne attratti istintivamente.

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Le Cose Bianche (L.C.B.) - "Parabused" - cd - by Maxymox 2013 -

lcb  Solo-act aretino fondato da "G" nel 2008 come diramazione trasversale all'antecedente progetto electronic/trip-hop Malameccanica, Le Cose Bianche è accostabile idealmente ad un laboratorio sotterraneo entro le cui asettiche mura si eseguono oscure sperimentazioni sonore circoscrivibili tecnicamente nel radical/industrial/power-electronics: la piattaforma è stata generata dall'esigenza di creare un sound che fosse più incisivo ed estremo rispetto a quello equilibrato ed ordinario intrapreso nella trascorsa esperienza, dirigendo progressivamente il suo stile verso elaborazioni elettroniche sempre più cerebrali, distorte, infette, originate dalla graduale scissione avvenuta tra le tendenze Bristol-oriented, caratterizzate da una percepibile aura di raffinatezza, ed una nuova, deviata interiorizzazione del concetto industrial. La svolta finale di "G" all'interno della dimensione Le Cose Bianche ha concesso al musicista un'ampia spazialità rivolta essenzialmente alla ricerca di acustiche sintetiche di forte intensità e testi particolarmente carichi di significato. La combinazione tra vetuste strumentazioni analogiche, drumming artificiale, pedali e synth, con occasionali intromissioni di guitar e basso, forgia sonorità istintive, prive di compromessi, create estemporaneamente senza una pianificazione anticipata, seguendo il naturale corso dei pensieri e dello stato d'animo dell'artista, soluzioni caratterizzate da fraseggi contenenti i profondi simbolismi e le emozioni scaturite dal suo vissuto, oppure evocate dalla più disparata bibliografia e dall'universo cinematografico italiano e statunitense di matrice neorealista, moderna, erotica ed horror: tuttavia, al di là delle dovute informazioni biografiche, "G" non desidera concentrare l'attenzione del pubblico sulla figura stessa di colui che plasma le composizioni e tantomeno per ciò che concerne l'etimologia del proprio nome d'arte, ma bensì sviluppare un percorso d'ascolto il più realistico possibile che coinvolga integralmente l'immaginazione dell'auditore spingendosi fin nei suoi bui recessi, facendolo infine sprofondare in un cosmo di impulsi innaturali, samples e vocals dal forte potenziale ipnotico. La discografia prodotta da Le Cose Bianche, la cui lista completa è visualizzabile nel sito stesso del protagonista, prende inizialmente via da "Numeri Neri", demo autoprodotto nel 2008, e conta alla prima metà dell'anno 2013 ben ventiquattro album-releases, dodici splits e dodici partecipazioni a compilations, lavori rilasciati da labels volta dopo volta differenti tra loro: l'opera ora in esame su Vox Empirea è intitolata "Parabused", album recante la firma della home newyorkese Whispering Eye Recordings, la cui uscita rappresenta cronologicamente il primo full-lenght pubblicato nello stesso 2013, seguito nel medesimo arco temporale da una congrua successione di altri albums quali "Lavoro In Pelle" affidato alla Placenta Recordings, "Metacarnale" edito per la Makadam Circus, "Fucking In A Stehzelle" pubblicato dalla Shit Noise Records, "SanSabba" diffuso ad opera della Santos Productions, "Cochinos" rilasciato dalla Floppy Noise Records ed il digital-album "Whitethings" editato dalla Parkbench Records, tutto ciò a palese manifestazione di un'inesauribile quanto produttiva creatività. "Parabused", incominciando dall'artwork, è una successione di otto capitoli simbolicamente traumatici: confrontarsi con il suono ideato in questa occasione dall'autore significa introdursi straniati nell'inesplorata zona d'ombra situata tra le pareti encefaliche ascoltando atterriti in quell'ambito le frequenze di varia intensità emesse da un'allucinata forma di energia psichica qual'è il desiderio di abuso su un corpo facilmente violabile ed aggredibile senza che esso, debole ed impossibilitato dal poter reagire, possa opporre la benchè minima resistenza. La sofferenza, lo scempio, l'innominabile: ecco la patologica essenza concettualmente impressa nell'album. L'esplorazione della tracklist conduce immediatamente a "Preamble", una serie di modulazioni in fase crescente congiunte ad un'alternanza di emissioni lineari, opacizzate dai filtraggi, oppure ad altre improvvisamente proiettate su orbite imprevedibili e lancinanti. "Scopophilia" elabora a sua volta ruvide effervescenze elettroniche percorse da fraseggi dilatati e riverberati estratti da una pellicola porno-thriller, mentre la successiva "Parabused" diffonde pads dalla tonalità acre in progressiva ascesa, punteggiati da un background di vocals campionati che trafiggono le minacciose foschie riprodotte dal synth. "Il Teorema" esordisce attraverso il monologo recitato con inflessione meditabonda nell'omonimo film di Pasolini, un testo dallo spiccato valore allusivo i cui echi irraggiano granulosi flussi di tastiera. "Linda" è un'agghiacciante concatenazione di spezzoni estratti dal film "L'Esorcista" ulteriormente tormentati dalla caustica azione del synth, in anticipo sulle buie ed abrasive rifrazioni che corrodono la seguente "Carnemorta", traccia ricolma di dissonanze, torsioni sonore e gelo provenienti da estemporanee manipolazioni. La successiva "Memorie Di Un Esorcismo" propone nuovamente frammenti di testi estrapolati dalla celebre pellicola horror precedentemente menzionata, ora riprocessati ed introdotti come flashes che irrompono repentinamente sconvolgendo le velenifere ondate fuoriuscenti dalla tastiera. Brano di chiusura, "Softdoll" emana luce e freddo plutoniani, condensati in un fascio di impulsi generati dal synth, contrasti echeggiati e raffiche di vento notturno, artifici in grado di alienare l'ascoltatore svuotandolo di ogni volontà. Un subisso di disadorne formulazioni power-electronics ammorba lo spazio circostante emulsionandosi ad esso dilagando inesorabilmente, spingendosi oltre l'immaginabile, portando con sè masse di suono e testi emblematici,lesivi, deliranti, unitamente ad atmosfere livide, violentate con sadismo e frenesia da contrazioni sintetiche: tutto ciò creato mediante un equipaggiamento minimale ed una lucida follia compositiva. Le strutture di "Parabused" si vetrificano istantaneamente compattandosi strato dopo strato fino a divenire un immenso blocco di acustiche immateriali, private di ogni melodia e di ogni forma se non quella graficamente descritta nello schermo dell'oscilloscopio. Le Cose Bianche, artista iper-produttivo nonchè reduce di una nuova pubblicazione, lo split "Zyklusters-Structural Sessions" realizzato in sinergia con Maurizio Bianchi, dimostra di saper congegnare schemi che sottopongono l'udito ad una cruenta terapia d'urto i cui effetti si spingono fin nelle profondità della mente permanendo entro essa per un indefinibile periodo. L'album appena ascoltato ripartisce in parti uguali sperimentazione ed inquietudine, orrore e malversazione, focalizzandosi sugli aspetti più contorti, terrificanti e depravati che la psiche umana possa mai concepire: è quindi possibile affermare che gli estimatori del genere vivranno l'audizione di questi otto episodi come il viaggio senza ritorno in nei meandri di un incubo.

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Legend - "Fearless" - cd - by Maxymox 2013 -

legend  I Legend, progetto islandese di Reykjavik formato da Krummi Björgvinsson & Halldór Agust Björnsson, si distinguono interpretando con risultati sorprendentemente eloquenti uno stile plurimo combinante ombreggiature darkwave e formulazioni electropop/industrial di qualità superiore. Curiosamente, questa nuova piattaforma è stata fondata dal duo in tempi recenti come side-experiment alla loro primaria country-rock band denominata Esja, una conversione di genere musicale indicante l'eccezionale poliedricità creativa che si muove all'interno delle menti dei protagonisti, un talento che, come vedremo, si concretizza soprattutto in tracce di immenso valore espressivo. Biograficamente, le note riguardanti la singola attività appartenente al leader Krummi citano la sua militanza in qualità di songwriter e vocalist nella post-punk/rock band Minus, mentre il nome di Halldór Agust viene menzionato come instancabile produttore e compositore di musical acts: l'intesa artistica tra i due, immediata e duratura, avvenne un decennio fa scandagliando con metodo svariati repertori rock-oriented ma sviluppando nel contempo una reciproca passione per il suono elettronico, intenzione tramutata in realtà con la struttura Legend, esperimento perfettamente riuscito al quale si attribuisce un debut-album, "Fearless", contenente dieci brani che colmeranno di orgoglio gli appassionati del pop sintetico di specie evoluta. La release, licenziata nel 2012 dalla label canadese Artoffact Records, ha già raccolto i favori ed i plausi dalle critiche specializzate grazie ad una tracklist funzionale ed intelligente, traboccante di soluzioni elettroniche dalla forte personalità che si differenziano per la loro inappuntabile estetica, per il sound pieno, colto, elaborato con estrema pulizia, e per una resa complessiva che supera ogni iniziale previsione. Addentrandoci nella release si incontrano le modulazioni elettroniche dell'introduttiva "Amazon War", propagate da atmosferici pads ed un particolare uso della voce che si estende come un mantra inarticolato, espedienti tecnologici dai quali si sviluppa da lì a breve il glaciale tratteggio del programming, la rigorosa cupezza delle percussioni e la stessa magnificenza sinfonica di una soundtrack tratta dalla cinematografia epico-drammatica. Si prosegue con "Benjamite Bloodline", ovvero una darkwave elettronica dai richiami post-punker, elementi espressi mediante un ossessivo drumming midtempo corroso da caustici e suggestivi vocals, synths dalla timbrica inacidita e, nel sottofondo, dall'incessante tormento elettrico della guitar. "City" è un electropop creato con eccezionale senso melodico ed una perfetta padronanza tecnica, unione di fattori che origina un sound artificiale eretto su ballabili drum-beats, un canto ritmicamente scandito che avvolge l'ascolto catturandolo istantaneamente, ed una lineare sequenza di programming che tratteggia la graffiante corrente chitarristica sottostante. "Sister", traccia di straordinaria risonanza e bellezza, richiama apertamente gli insegnamenti Depeche Mode-oriented ai quali i Legend sono devoti, attraverso sofisticati tecnicismi eletropop 80's, un canto dagli accenti profondi, armonici e levigati da intonazioni che nel refrain esplodono in una meravigliosa fioritura di accordi tastieristici regolati dalla geometrica e rallentata punteggiatura del drum-programming. Le tonalità vocali manifestatamente nostalgiche pronunciate nel canto da Krummi unitamente alle procedure downtempo che sostengono ritmicamente il melodioso sentimento di abbandono proveniente dai synths e dal grafico programmato, rendono la successiva "Violence" un sad-electropop composto con ammirevole perizia ed amore per i dettagli, mentre la seguente "Runaway Train" recupera nuovamente i tratti sonori dei Depeche Mode più introversi e malinconici adattandoli con sbalorditiva efficacia e passionalità a nuove concezioni electropop: ne risulta un sound-system midtempo tecnologicamente avanzato, preciso, umbratile, straripante di afflizione vocale e torbide orchestrazioni sintetiche, per una traccia descrivibile esclusivamente in termini elogiativi. L'omonima "Fearless" rischiara parzialmente le atmosfere proponendo vivacizzazioni ritmiche midtempo in un pop elettronico dal canto romanticamente aperto, illuminato da rifrazioni tastieristiche e percorso da speculari tracciati di programming, così come la successiva "Sudden Stop" incrementa ulteriormente l'aura di gran classe e finezza electropopish che riveste i Legend sottoponendo all'ascolto un brano in cui si combinano il canto di Krummi, ed i suoi relativi seppur episodici viraggi tonali alla Phil Collins, le pneumatiche replicazioni midtempo, scorci di eletric guitar e fulgide emersioni di synth che sfumano tra gli algebrici codici del programming. L'ipnotica percussività midtempo applicata a "Devil In Me" trasmette impulsi che danzano unendosi al canto alienante e multiarticolato del vocalist nonchè alla lineare concatenazione del sequencer in appoggio alle effervescenze generate dalle sezioni tastieristiche, tutto ciò riscontrabile in questo avvincente pop sintetico particolarmente adatto agli electro-listeners più esigenti. Sul medesimo versante, "Lust" chiude degnamente l'opera predisponendo un metronomico flusso di drum-programming midtempo attorno al quale si innalzano gradualmente le avanguardistiche armonie dei synths e tutto lo splendore vocale di cui Krummi è innegabilmente detentore, formulazioni esternate in un electropop entro il quale la ricercatezza e la grandiosità dominano fino all'ultimo istante. I Legend, dalla nordica Terra dei ghiacci, oltre alla capacità di saper miscelare con rara sapienza modernismo sonoro ed intuizioni 80's, posseggono un formidabile ingegno creativo unitamente all'attitudine di stilizzare il pop tecnologico curvandone le fattezze in direzione di un climax non propriamente oscuro ma piuttosto tendente alla riflessione interiore, e tutto ciò attraverso un grado di espressione e di nobiltà che ben pochi progetti appartenenti alla medesima area possono vantare con altrettanta evidenza. "Fearless" è l'album che aspettavamo da lungo tempo, consistente, vibrante, realizzato con la massima sicurezza e concentrazione, un elemento fondamentale alla discografia elettronico-altenativa dell'ultima Era: "entusiasmante", concorderete, è l'aggettivo più adatto per definirlo.

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Legionarii - "Disciples Of The State" - cd - by Maxymox 2013 -

legii  Estetica rigorosa, acustiche marmoree, concept ispirato fantasticamente ad una gerarchia militare imperante, sotterranea, capace di controllare totalmente il Mondo: valoroso e nobile condottiero Legionarii ritorna sulla scena cavalcando i fulmini del suo inconfondibile suono martial/industrial/neoclassical/dark-ambient; maggiori informazioni sull'artista sono reperibili internamente la recensione dell'album "Europa Rex" disponibile nella sezione 2012 di Vox Empirea. Il nuovo e terzo full-lenght "Disciples Of The State", edito nel 2013 in formato digipak per la label Rage In Eden, segue l'altrettanto grandiosa release "Evolving", anch'essa recentemente trattata da Vox Empirea, pubblicata nel medesimo anno da I.L. in veste di side-project con lo pseudonimo I.R.O.N. Come sempre, le atmosfere evocate nelle dieci tracce dell'album, perennemente oscure, magnificenti, si intrecciano ad orchestrazioni elegantemente drammatiche, gloriose e ricolme di phatos guerriero, come nell'opener "Enter The Global Union", entro la quale l'opera di Richard Wagner "La Cavalcata Delle Valchirie" si accorpa ad una sonicità aggiuntiva di matrice dark-ambient, in un susseguirsi di proclami riverberati, femminei innesti lirici e cupe discese nel classicismo più solenne. Da "Ordo Ab Chao" si eleva un tenebroso calligrafismo marziale comunicante Potenza, indefessa Disciplina, Totalitarismo e Ordine, tutto ciò in un brano creato da un abissale vortice che ingloba coralità epica, plumbee tastiere, un visionario lirismo, il rigoroso tambureggiare della percussività military-industrial e spoken-words freddamente echeggiate, proferite da un occulto esponente dell'élite al comando. Si giunge quindi alla seguente "The Inner Circle", integralmente composta dalle foschie di un criptico dark-ambient attorno ai cui atoni pads ed alla circolarità del suo rombo percussivo in sottofondo, si odono i tratti di un misterioso discorso per gli adepti, formulato con voce microfonata nella più inviolabile segretezza, in un insieme di acustiche circondate di ombra e spettralità elettronica, anticipanti la successiva "Aristocracy", la cui statuaria bellezza, ergendosi con regale maestosità, richiama alla mente autorevolezza, controllo su ogni elemento e Forza dominante, esponendo questi concetti attraverso il boato del martial-drumming che deflagra prepotentemente colmandosi di enfasi battagliera, unendosi poi carnalmente alle immense, potentissime verticalizzazioni corali inserite in un'orchestralità tastieristica solida come una parete di metallo. "World In Flames" propone sonorità dark-ambient/dark-classical/industrial sulle quali incombe la pesantezza di un'aura militaresca rappresentata con vivida espressività mediante le sontuose risonanze provenienti dalla tastiera e dalle atmosferiche sequenze del tamburo, enigmaticamente decorate da trasmissioni vocali emesse via radio al cui termine sopraggiungono istanti più rasserenati creati da placide armonie e cori artificiali. Come una costruzione d'alabastro, "The State" troneggia gloriosa sul suono conferendo ad esso tonanti strutture martial-industrial/dark-ambient modellate da samplers operistici, esplosioni percussive e focosi innalzamenti coral-tastieristici che trascinano l'ascoltatore in un climax di drammaticità guerresca e tensione. "Blood Of Millions" è una marcia apocalittica di keys, tamburo e campionamenti lirici effettuata tra le brume del dark-ambient, le cui spiralizzazioni inglobano lentamente tutta la glacialità delle esecuzioni orchestral-military ed il tuono sotterraneo provocato dalla percussività. "Strength And Power", fedelmente al suo stesso titolo, evidenzia la percezione dell'"energia sovrastante" attraverso ritmiche create con straordinario vigore da un possente tambureggiare di battaglia sul quale si riversano tenebrosi oceani di partiture tastieristiche da colossal cinematografico, per un brano spettacolare, unico, estremamente intenso. "The Titan" diffonde per un lungo percorso la cadenzata solennità dei battiti martial-industrial e frazionamenti di keys, le cui procedure, dopo l'accecante deflagrazione di un inno alla Guerra, calano fino a raggiungere suggestive interpause dark-ambient all'interno delle quali aleggiano occulti fraseggi e pacate arie tastieristiche. "Dominion (Lvx Aeterna)" chiude la tracklist catturando l'immaginazione dell'auditore mediante gassose emissioni dark-ambient sinistramente rifinite da ulteriori marcature martial/obscure-classical, la cui nobiltà affascina, mesmerizza. L'album "Disciples Of The State" rappresenta per gli estimatori del genere un'Opera di inestimabile valore e significato da ascoltare ogni qualvolta si imponga l'esigenza di una musica altisonante, tempestosa, che sappia coinvolgere attivamente sollecitando la partecipazione emotiva: I.L. apre varchi di immenso con la sua supremazia musicale, in questo capitolo rivolta ad un'immaginaria Leadership assolutista la cui reggenza è intesa dal protagonista come "Ordine", "Obbedienza", come la radicale estirpazione del caos sul Pianeta. Ancora una volta la figura di Legionarii impersona musicalmente l'eroico Messaggero la cui voce travalicherà ogni barriera dilagando presso l'Umanità prossima ventura: la sua Fede è incrollabile, la sua ascesa inarrestabile. Che i futuri oppositori dello "Stato" incomincino fin da ora a disperare.

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Love? – "Electronically Yours" - cd - by Maxymox 2013 -

loves  Love?, abbreviazione della più estesa e reale definizione Love Minus Questionmark, è il nome del progetto synthpop/electro/industrial tedesco formato nel 1997 dal musicista e designer bavarese Tom Wunder alias Wonderboy (vox/synths/drums) unitamente a Miss Violett (vox/synths) ed in collaborazione con Reiner Keller (production/TI Language Translator). In particolare, i credits relativi a Tom menzionano sue ulteriori identità artistiche, nello specifico quella codificata come OVM01 oppure OV!, prefisso che contrassegna l'EBM/industrial/gothic duo Overgament, fondato nel 1990 a Nürnberg dal protagonista in sinergia con DJ = Taurinbaby, autori del three-songs Maxi-CDs intitolato "Works", licenziato nel 1992 dal brand KM-Musik, sublabel della Sounds Of Delight, oltre agli albums "Vulva" e "The Machinery Of Destruction", pubblicati entrambi nel 1994 dalla Dark Star, sidelabel della prestigiosa Strange Ways Records. L'attività progettuale di Tom ha inoltre creato, in cooperazione con Mario Pförtner e Reiner Keller, i Monochild, band gravitante nell'area house/electro/power-electronics attraverso cui fu realizzato nel 2006 il Maxi-single autoprodotto "2000 To 2006". I Love? costituiscono attualmente una delle migliori esternazioni della musica elettronica interiorizzate e concretizzate da Tom, un disegno dal quale è scaturita una discografia con base di partenza il Maxi-single Extended-Play "Soundz For Lovers", quattro tracce in stile new wave/electro/synthpop, pubblicate nel 1997 dalla label Visage Records, divisione della Westcom GmbH. A seguito di questa release, seguì nel 1998 il debut-album "Unique" licenziato dalla Frame, sublabel della più nota Nova Tekk, e prodotto da Heiko Michael Maile, compositore, produttore nonchè tastierista della celeberrima synthpop band Camouflage. Nel 2005 fu realizzato anche il promo-album "Fragile" limitato a cinquecento copie, fino al raggiungimento del vero e proprio apice evolutivo, ovvero il presente album del 2013 "Electronically Yours" rilasciato dalla Emmo.biz, label presso cui sono transitati importanti progetti del panorama electronic quali ad esempio Mentallo & The Fixer, S.P.O.C.K, Leæther Strip, Nitzer Ebb, Klutæ, Covenant e Apoptygma Berzerk. Il nuovo full-lenght, masterizzato da John Cremer della folk-rock band tedesca Gurnemanz e prodotto da Olaf Wollschläger del solo-act trance chiamato 6 Traxx, è disponibile in due versioni: la prima, la medesima analizzata ora da Vox Empirea, include dodici tracce più un elemento aggiuntivo, il 3" bonus-disc contenente la Depeche Mode cover "In Your Memory (Love? Version)", mentre la seconda incorpora questa song direttamente nella title-track. La musicalità appartenente ai Love? riproduce nell'album dinamismi sintetici, formulazioni pop-elettroniche elegantemente costruite su reminescenze 80's, melodiche forme di tecnologia del suono ed atmosfere decorate da un sofisticato tocco di modernismo, dettagli già percepibili nell'opener "This City ", traccia in cui le pulsazioni del drum-programming scansionano rettilinee battute midtempo sulle quali sono predisposti i filtraggi vocali emessi da Wonderboy e le catturanti punteggiature del synth. La bellissima "I Walk Alone" accelera i bpm's creando mediante essi un ballabile filamento ritmico attorno cui roteano le affascinanti estensioni del vocalist supportate dagli avvolgenti flussi della tastiera, mentre nella successiva "I Want You" si distinguono rarefatte intuizioni post-Kraftwerk riscontrabili nei frazionamenti ritmici midtempo e nel pallore futuristico emesso dal synth, tutto ciò millimetricamente tratteggiato dall'azione del sequencing e reso suggestivo dalla malinconia che Wonderboy esprime nel suo canto. Nelle sezioni vocali di "I Need My Baby" si evidenzia nuovamente una predisposizione alla tristezza, sentimento affidato al nostalgico registro vocale di Tom ed all'emozionante fascino propagato attraverso le sinfonie tastieristiche, suoni che inducono a momenti di riflessione, specialmente nel refrain e nelle sospensioni tra i periodi, condizionati dalla variabilità downtempo/uptempo del drum-programming. "Like Back In The 80's", coerentemente al suo stesso titolo, finalizza un gradevole electropop strutturato da linearità percussiva midtempo, arrangiamenti, timbriche, diffusioni di synth, atmosfere ed impostazioni vocali orientati verso i classici melodismi di quell'Epoca indimenticabile, per una song che trasporterà piacevolmente l'ascoltatore a ritroso nel tempo. Schemi electro-avveniristici si odono ora nella seguente "Mein Taschenrechner Und Ich", brano in cui le robotiche emissioni del vocalist interagiscono perfettamente con gli algebrici comparti della tastiera, con i tecnicismi future-minded e con la danzabile celerità del drumming, evocando visioni artificiali che si animano istantaneamente nella fantasia. "Shivering Skin" tende ai Depeche Mode più introspettivi, una tipicità chiaramente percepibile nelle impostazioni del canto nonchè nelle fasi generate meccanicamente sia dalla tastiera che dal rallentato drum-programming, le cui note e timbriche, pur conservando intatta l'impronta dei Love?, acquisiscono i medesimi stilemi synthpopish della band ispiratrice. "The Sign" è un raffinato, stupendo e ballabile electropop velato di romanticismo alla cui introduzione, soavemente vocalizzata da Wonderboy su morbidi pads, segue il modulare battito del drumming midtempo circondato dai caldi accordi generati dal synth. La successiva "Sex Me, I'm A Robot", invece, inscena un freddo techno-pop tendenzialmente 80's Kraftwerk-oriented costruito utilizzando automatismi downtempo come impianto percussivo, bass-lines/sequencing dalle timbriche piene, metallizzate, e vocals androidi. E' il turno di "In Your Hands-The Complete Story", brano dal portamento future-electropopish in cui si avvicendano estatici momenti con protagonisti il canto ben definito del singer, le sofisticate e melodiche espansioni "trance" create dalla tastiera unitamente alla ritmica ipnoticamente ballabile formulata dalla drum-machine su cui gravitano gli impulsi del programming, così come la seguente "No Love!" espone nostalgiche armonie vocali racchiuse all'interno di un involucro synthpop-downtempo entro cui la tastiera, il piano campionato ed i tratteggi del sequencer diffondono una musicalità preziosamente rattristata. La tracklist ufficiale dell'album si conclude con le arie dream-electronic/downtempo di "Monochild" originate con surreale lentezza da frazionamenti ritmico-programmati, evanescenze riverberate e da sonanze vocali proferite con malinconia, comprendenti anche l'assolo di "The Hax'n at 2 AM, tutto ciò magicamente attraversato dalle scie del synth. Come accennato in apertura, il bonus-disc in formato 3" incluso nella realizzazione contiene la cover-version di "In Your Memory", B-side del singolo "People Are People" pubblicato dai Depeche Mode nel 1984, la cui reinterpretazione ingegnata dai Love? è ri-arrangiata in modo tale da evocare sonorità molto simili a quelle appartenenti alla traccia originale, mediante un foreground vocale specularmente modellato seguendo le inflessioni tonali di Dave Gahan ed un funzionale dispiegamento di programming, tastiera, alchimie elettroniche e drum-beats in grado di simulare anch'esse con eloquenza le procedure synthpop udibili nel modello di riferimento. "Electronically Yours" è un full-lenght che seduce, incanta, dando mirabile sfoggio di quanto il progetto sia riuscito ad incrementare il proprio spessore creativo risultante da una lunga esperienza dedicata alla musica tecnologica, una passione continuata nel tempo che ha consentito la stesura di una tracklist scintillante, ricca, in cui ballabilità, significato, echi 80's, moderne armonie ed emozioni intrattengono l'ascoltatore coinvolgendolo fin dal primo istante. Concedetevi ai Love? : essi vi conquisteranno, attraendovi con l'irresistibile richiamo dell'electronic-sound.

* M *

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Martin Kleid - "8lights" - cd - by Maxymox 2013

martin  Quartetto italiano di orientamento indietronic composto da Sasha Polita (vox/guitar/progs), Claudio Santoni (guitar/synth), Francesco Pellegrinelli (bass guitar) e Michele Bellagamba (drums). I Martin Kleid hanno intrapreso fin dal 2010, anno della loro fondazione, un iter compositivo particolarmente interessante combinando melodici elementi alternative-rock di provenienza britannica con sostegni elettronici di fulminea presa sull'auditore e vocals accostabili, per inflessione, a quelli di Brian Molko dei Placebo, dettagli questi che finalizzano un sound fresco, dinamico, fortemente attrattivo, capace inoltre di provocare istantaneamente entusiasmo se ascoltato e vissuto durante le esibizioni live, ambito in cui la band, con il supporto di visuals e di una trascinante disinvoltura, riesce a catalizzare l'attenzione dei partecipanti instaurando con essi un feeling di significativa intensità: queste caratteristiche qualitative hanno concesso in tempi recenti alla band di partecipare con successo agli importanti eventi musicali indipendenti di Arezzo e Roma e, soprattutto, di vincere presso quello relativo all'Italia Wave Love Festival Marche, nonchè di essere largamente apprezzati in occasione del loro mini-tour svolto in terra russa. "8lights" rappresenta di fatto l'esordio ufficiale dell'ensemble, un album rilasciato inizialmente nel 2011 in versione downloading attraverso la label nazionale Three Hundred Records: dalla successiva scritturazione avvenuta nel 2013 con la Alice in..., l'industrial-gothic-EBM-indie home tedesca fondata da Frank D'Angelo e sub-label della Dark Dimension, scaturì la ripubblicazione dell'opera che raggiunge nuovamente la platea di fans con le sue sette tracce delle quali l'omonima "8lights" costituisce l'opener, un episodio di tendenza electro-rock-wave edificato sui vigorosi sostegni percussivi elaborati da Michele in sincronia con i tratteggi del programming e con la brillantezza delle chitarre i cui elettrici spasmi avvolgono nel refrain le belle costruzioni vocali di Sasha accompagnate da un leggero sottofondo tastieristico. "A Man With A Code Gun" integra nel suo schema formulazioni percussivo-chitarristiche indie-rock combinate a vaghi sedimenti new-waver, aspetti questi ultimi intuibili dalle sezioni canore del vocalist emananti malinconia e dalle punteggiature elettroniche abbellite da fascinose emissioni di synth. Altrettanto catturante, "Fat Land" viene annunciata da una romantica scala di accordi tastieristici all'interno dei quali prende via il sostegno ritmico midtempo irrobustito dalle pulsazioni del basso, attendendo l'ingresso del planning vocale di Sasha dapprima riflessivo, ed in seguito proiettato verso tonalità più elevate correndo al fianco della luminosità generata dalle chitarre. Connotati electro-rock-wave anche per "Most Beautiful Thing", traccia introdotta da un metronomico grafico di programming sormontato dal solido rivestimento indie-rock descritto unitamente dal drumming, dal crescendo di intensità dell'impianto chitarristico, e quindi dalle melodiche aperture vocali del singer. Le intuizioni synthpopish-wave relative a "The Distance" diffondono un sound limpido e ballabile ideato su lineari sequenze ritmiche midtempo a loro volta simmetricamente rincorse dagli impulsi del basso, soluzioni adornate dal canto cadenzato di Sasha abbinato alle scintillanti rifrazioni delle guitars e della tastiera. "You Are All That I Need" predilige invece un lento atteggiamento indie-rock spogliato quasi totalmente della sua sostanza artificiale, concedendo spazio alla materialità delle chitarre elettriche le cui scariche si infrangono sulle malinconiche tonalità del vocalist e sulle carezzevoli fluttuazioni del synth. L'epilogo "Stranger", recupera parte dell'originario slancio elettronico ora sapientemente mescolato ad un romantico contesto rock-oriented di voce, batteria e tastiera, a conclusione di un album che mostra tutta la sagacità e la tecnica di una band in fase emergente impegnata nella creazione di una propria impronta stilistica verosimilmente inconfondibile e personalizzata. L'insieme di rock ed elettronica si armonizza perfettamente descrivendo parabole agevoli ed al medesimo tempo contraddistinte da una certa ricercatezza, favorendo congiunzioni molto gradevoli che penetrano nella memoria con disarmante facilità. "8lights" è un prodotto in grado di tracciare un netto confine tra l'improvvisazione fine a sè stessa ed il desiderio di evolversi in dimensioni più professionali: i contenuti della tracklist confermano i Martin Kleid come un fenomeno in graduale ascesa, una nuova promessa destinata alla sua completa concretizzazione. Quello ascoltato è ciò che potrei definire un debutto notevole.

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Midnight Resistance - "The Mirror Cage" - cd - by Maxymox 2013

midn  Nicolay Frank è il musicista germanico di Essen noto per far parte con Marc del duo EBM/synth-futurepop ReActivate: egli, dal 2007, è anche fondatore ed unico titolare del progetto Midnight Resistance, nome sinonimo di una musicalità che racchiude in sè elementi electro-rock/synthpopish di considerevole interesse. La biografia del protagonista è vaga ed incentrata quasi esclusivamente sulla descrizione tecnica del suo sound descrivibile come una melodica e spesso romantica armonia tra chitarra elettrica, drum-programming e synth, con vocals supportati da un'incisiva personalità e sempre capaci di descrivere catturanti parabole aprendo varchi colmi di sentimento; l'artista, inoltre, esterna sul palco una prorompente carica espressiva che lo rende particolarmente apprezzato dai fans, combinando il suo inconfondibile canto all'appoggio strumentale fornito dai live-performers Ian Deveraux (guitars), Per-Anders Kurenbach (keys) e Mr. Avalanche (drums). Midnight Resistance significa anche perpetua ricerca di combinazioni sonore sempre più determinate, funzionali, che sappiano sedurre istantaneamente l'ascoltatore attraverso formule colme di atmosfera ed estetica sonora, dettagli sui quali si fondano i prodotti discografici fin'ora rilasciati elencanti dapprima l'adesione alla compilation "Dopamin Vol. 3", licenziata nel 2007 dalla home tedesca Codeline Records, episodio seguito dalle raccolte "Synthpop Club Anthems 5" e "A Different Mix Vol. 6", edite rispettivamente nel 2008 e nel 2009 dall'ottima label statunitense A Different Drum, alle quali susseguì la partecipazione a "Remote-Sounds", pubblicata nel 2011 dalla germanica Remote Music, ed infine a "Gothic Compilation 55" per la conterranea Indigo. Il primo, concreto lavoro fu realizzato da Midnight Resistance nel 2008 con il power-album "Remote", un'opera importante edita dall'etichetta A Different Drum e considerata ragionevolmente all'epoca un autentico synth-rock masterpiece in possesso di fascino, sentimento ed autoanalisi, concepts abilmente miscelati ed introdotti in dieci brani ufficiali, masterizzati dal tastierista/songwriter/vocalist americano Brian Hazard del progetto Color Theory, più due remix elaborati dall'electro duo tedesco SideChain e dall'electro-wave solo-project francese People Theatre. I contenuti di "Remote", danzabili e riflessivi, sono adattabili per la loro versatilità ad ogni tipologia d'ascolto, individuale o collettiva per i clubs: in entrambi i casi il risultato garantisce un coinvolgimento assoluto e longevo. Menzionando un ulteriore pregio relativo al citato album, è obbligatorio ricordare la song "Wide Awake" scritta da Dirk Breuning e Frank Steding, membri con Panida Breuning dell'electro-act Boundless. Prima di analizzare in profondità la nuova release, è utile sottolineare la pregevole attività di Nicolay come remixer, compito svolto mirabilmente attraverso le rielaborazioni di brani appartenenti ad importanti progetti inclusi nella synthetic-music area quali Silencio Personal, Endanger, Ultima Bleep, ReActivate, Minerve e Jesus On Extasy. L'album sul quale focalizzerò oggi l'attenzione è "The Mirror Cage", pubblicato nel 2012 dalla sinergia tra i brand Farscape Records/Alive ed includente undici meravigliosi eventi electropop-rock che elevano, suggellandola definitivamente ai più alti vertici qualitativi, la bravura dell'artista nel saper creare con sistematica perfezione orizzonti sonori che sanno di vastità. L'uscita del disco è stata preannunciata nel 2011 dal singolo "Living a Lie", edito dalle labels Remote-Music/Broken Silence, la cui "B-side", la remixed version di "Inward Exile", reca la firma di Chai Deveraux, artista proveniente dalla citata industrial-rock band Jesus On Extasy. L'apertura dell'opera è affidata alle note di "Marble Index", song di notevole intensità electro-rocker, strutturata durante il suo tratto iniziale da un tambureggiante drumming midtempo circondato dalle elettriche rotazioni generate dalla chitarra e da un canto introduttivo al quale, successivamente ad un lungo, atmosferico istante di sospensione, subentra un refrain semplicemente incantevole, potenziato da estensioni di tastiera e voce che esaltano appieno l'essenza della malinconia. "Wastelands" segue orientamenti decisamente più synthpopish puntando sulla leggerezza dei suoni elettronici, sulla ballabilità midtempo impostata dal pulsante drum-programming e sul canto che Nicolay filtra attraverso il vocoder unendolo ai seducenti sussurri della guest Leandra, poliedrica musicista modern-classical/electro-rock. Nella seguente "The Bell Jar" prevalgono contemporaneamente nostalgia e vigore rocker, elementi espressi attraverso formule vocali ispirate dal rimpianto e combinate all'elettrica compattezza dei riff chitarristici ed alle secche cadenze dell'e-drumming. La seguente "Living a Lie", come inizialmente anticipato, è disponibile anche in versione single edit: la traccia si avvale delle liriche scritte, oltre che dallo stesso Nicolay, anche da Chai Deveraux, realizzatore inoltre del mixaggio dell'album. Il brano in questione, molto interessante dal punto di vista melodico, è un efficace congegno entro il quale si intersecano solidi elementi rock-minded ed in parte electropop: i primi sono evidenziati soprattutto nel refrain, periodo caratterizzato da fulgide immissioni di chitarra e dall'andamento midtempo della batteria programmata. Il secondo stile, meno evidente ma distinguibile, si riscontra nei periodi antecedenti lo sviluppo del brano durante i quali la voce di Nicolay viaggia in armonia parallelamente alle morbide scie del synth. "Inward Exile", traccia meravigliosa, predilige soluzioni electropop-rock-wave paragonabili per atteggiamento ad un amplesso tra Iris e Mesh: ne risultano vocals dagli accenti elegantemente malinconici che ondeggiano tra ordinate cadenze di drum-programming, basse pulsazioni, un tenue sottofondo di guitar e tiepidi venti innalzati dal synth, attendendo l'arrivo del corposo refrain che riempie il suono di meraviglia e romanticismo depresso, sensazioni evocate dal rafforzamento del fronte chitarristico sul quale si riversano gli avvolgenti pads della tastiera e le tonalità passionali di Nicolay. E' il turno di "Snowblind" e della sua delineazione rock-pop elettronica, una song in possesso di connotati da hit grazie ad un sapiente dosaggio di energia chitarristica, drumming midtempo e gradevoli armonie canore che il vocalist propaga in duetto con Julia Beyer, singer della wave-pop/darkwave band germanica Chandeen. Il delizioso tocco di sentimentalismo percepibile nella successiva ed omonima "Mirror Cage" è manifestato dalle romantiche intonazioni che abbelliscono il canto di Nicolay e dalle modulari sezioni di e-piano, synth e violino disseminate in uno schema electropop/wave di assoluta purezza, diretto dalle cicliche battute rock-oriented del drum-programming: tutto ciò in un altro episodio potenzialmente in grado di raggiungere posizioni di rilievo nelle alternative-charts. Più innanzi, "Second Skin" perlustra nuovamente territori electro-rock aumentando la trasmissione ritmica del programming sul quale si allineano fitte intersezioni di chitarra elettrica, folate di key e le aperte vocalizzazioni del singer, mentre nella seguente "The Living End" la velocità delle bpm's riduce la corsa a sostegno di un synthetic-rock levigato dalle continue abrasioni della guitar i cui riff scalfiscono in profondità le strutture mescolandosi al sostegno della tastiera ed all'amarezza che trapela nel canto di Nicolay. Dopo aver sperimentato l'introspezione, ecco la fresca avvenenza rock-pop-electro di "Broken Flowers" le cui snelle e celeri coordinate percussive, unitamente alle pulsazioni del programming, attivano il desiderio di muoversi ritmicamente cantando con il vocalist liriche terse, coinvolgenti, tutto ciò una song estremamente catturante ed ornata da brillanti progressioni di synth e chitarra elettrica che trasformano il refrain in qualcosa di indimenticabile. Tuttavia, la riflessione e la tristezza rimangono elementi irrinunciabili nelle musiche create dal protagonista, aspetto rimarcato anche nell'epilogo, "Sheltering Skies", una sad song costruita da struggenti quanto minimali accordi pianistici attorniati da orchestrazioni afflitte di voce, key e, più in lontananza, dai battiti del programming. Relazionare con "The Mirror Cage" significa approfondire la conoscenza di acustiche colte, emozionanti, sofisticate quanto basta da accentuarne l'implicita bellezza senza tuttavia essere considerate irraggiungibili. L'equilibrio strumentale tra rock ed armonia tecnologica si protrae in tutto l'album sublimando inevitabilmente i contenuti vocali che Nicolay innalza per raggiungere la destinazione prefissata, ovvero quella parte della mente preposta alla germinazione dei sentimenti. E l'ascolto, come per incanto, si perde nell'immensità di questo suono.

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Mechanical Apfelsine - "R.E.D." - cd - by Maxymox 2013

mech  L'inarrestabile ondata elettronica russa propone una delle sue migliori espressioni attualmente operative, i Mechanical Apfelsine, un synth-act costituito nel 2007 dalla seguente triade: Sergey Dubrovin (vox), Alex Bulban (acoustic backing/sampling/synths) e Ed Tabakov (synths), con la collaborazione esterna del live-keyboardist Vasilij Prohorov e dei songwriters Tatiana Prokhodenko e Michael Makarzchev, quest'ultimo subentrato al precedente Mikhail Makarychev. L'intelligenza artificiale in possesso dagli equipaggiamenti genera manifestazioni elettroniche stilisticamente circoscrivibili in un variegato contesto electro-synthpop traboccante di melodia, futurismo e ballabilità, connotati che nell'album "R.E.D.", edito nel 2012, si differenziano dalle formule monoliticamente techno-pop congegnate nel 2009 per "Space Without End", il debut-full-lenght che all'epoca suscitò l'interesse e l'ammirazione sia da parte delle più illustri istituzioni mediatiche alternative, sia da parte di molti appassionati del pop tecnologico. Oltre i due titoli appena menzionati, ai Mechanical Apfelsine si attribuisce discograficamente anche lo split "Trinity" realizzato nel 2010 in sinergia con le piattaforme russe Haloed Ghost, duo devoto al synthpop/darkwave, e Purple Fog Side, terzetto di tendenza synthpop/EBM/gothic/darkwave/post-punk. La label conterranea con base a Voronezh supportante tutte le realizzazioni della band è la Shadowplay Release, specifica nei settori gothic rock/electro/dark wave/ethereal/industrial/ambient, dalla quale è scaturita una vastissima serie di prodotti appartenenti svariate discipline, come ad esempio alcune importanti releases dei Moon Far Away, Fading Colours, Fiction 8, The House Of Usher, Rosetta Stone, In The Nursery, Patenbrigade: Wolff, Escape With Romeo e Rot On The March. La medesima record-home diffonde anche il presente album "R.E.D." oggi analizzato da Vox Empirea il quale, come accennato, si avvale di sonorità maggiormente definite e professionali rispetto agli esordi, studiate e create attraverso un'evoluta padronanza del concetto electro ed una precisa conoscenza delle sue più avanzate linee guida: l'esito di tale metodica è inevitabilmente una release dai contenuti solidi ed intriganti, come conviene ad una produzione di qualità superiore, per cui la norma alla quale obbediscono i nuovi Mechanical Apfelsine prevede formule synhpopish eseguite con una minuziosa cura rivolta prevalentemente ai costrutti vocali, sempre molto ben adattati alle armonie strumentali, ed al dinamismo ritmico. La tracklist di "R.E.D." propone tredici episodi la cui apertura è "Feel The Difference", ovvero una breve e cupa emissione di impulsi tastieristici in fase crescente punteggiata da fredde replicazioni vocali, concedendo alla successiva "You Can" di illustrare le vere intenzioni della band, presentandosi come un pop elettronico di smisurata efficacia e dotato di ogni requisito per essere considerato infallibile sotto ogni fronte, primariamente su quello dell'attrazione al primo ascolto: la stupenda voce di Sergey irretisce con le sue tonalità profonde e calibrate, l'incedere midtempo del drum-programming scandisce battute che impongono movimento alle gambe, l'apparato tastieristico diffonde trascinanti consonanze, specialmente nell'indimenticabile refrain. La combinazione di questi elementi genera un brano vincente che interiorizza in sè l'eccellente livello compositivo raggiunto oggi dal progetto. "Poison" incrementa la pienezza dell'automatismo percussivo impostando nuovamente le battute su un'incalzante base midtempo integrata abilmente agli accecanti fasci emessi dalle keys ed alla forte trazione esercitata dai vocals, tutto ciò in un electropop di notevole pregio e squisitamente clubby. Intermittenze uptempo, catturanti intrecci di voce e synths, propagazioni di samples e spazialità elettronica si incanalano in "Light Inside", un pop avanguardistico ostentante un'innata predisposizione alla danza, mentre internamente a "Worse" si attivano pneumatiche replicazioni di drum-machine le cui bpm's midtempo imprimono risolute sferzate sui lineari flussi delle tastiere e sui corposi vocalizzi di Sergey, descrivendo così un technopop saturo di effetti ed assolutamente ballabile. "Test My Heart" esibisce matematiche scansioni di drum-programming, fulgidi inserti tastieristici ed un canto avvincente, delineando mediante essi un percorso ritmico midtempo e fisionomie elettroniche impiegabili dal d.j alternativo come perfetti strumenti per riempire con successo la pista, tutto ciò precedendo la successiva "Believe", un'elaborazione synthpop vagamente Depeche Mode-minded originata attraverso pulsanti traiettorie di drumming midtempo sulle quali sono innestate con morbidezza le nostalgie vocali del singer e le avvolgenti sezioni tastieristiche. Il sound si ristabilisce la connessione con l'electro-dance sfoggiando per "Push Me" un energico dispiegamento di battiti sequenziati come forza motrice, unitamente a funzionali scambi di melodie e riverberi tra vocals e backing vocals, il tutto abbellito dagli scintillanti tratteggi del programming e dalle irradiazioni provenienti dai synths. "Pop Monster" configura una traccia più radiofonica, sempre eretta su una vivace percussività e distinta da una sorta di eleganza futurepopish, aspetti riscontrabili nella gamma delle timbriche selezionate per le keys, nella globale fluidità dei suoni elettronici e nelle inflessioni vocali ora marcatamente easy. "Let Me Trying" rialza di ulteriori misure il picco di gradimento offrendo fascinose scenografie synthpop in cui la voce di Sergey intona un canto prezioso e garbato, introdotto all'interno di armoniose rifiniture tastieristiche e di un danzabile tracciato ritmico, così come nella seguente "Space Without End" si assemblano meccaniche ripartizioni percussive downtempo circondate dalla fitta densità dei synths e da vocals che incantano con le loro aggraziata intensità. Gli electro-codici midtempo dettati dal programming in "Frequency Of Love" si accorpano alla suggestione evocata dal canto di Sergey ed al caldo abbraccio delle tastiere, mentre la conclusiva "We Never Back Again", fugace tema totalmente strumentale, prevede atmosferiche toccate di synths ornate da ricami chitarristici e sostenute dai robotici frazionamenti percussivi. "R.E.D." è un album essenziale per ogni seguace del pop tecnologico, un'imperdibile occasione per ascoltare una tracklist efficiente e priva di divagazioni: la band si aggiunge a pieno titolo all'elenco dei più quotabili fenomeni affioranti dal sottosuolo Est-europeo, confermandosi impeccabilmente come un modello di eccellenza creativa ed un progetto da seguire con particolare attenzione. Questo full-lenght offre la possibilità di trascorrere un lungo minutaggio sommersi da una cascata di tastiere, vocals catturanti, ritmiche dance-oriented ed arrangiamenti elettronici che rimarcano tutto il carisma e la giusta direzione intrapresa dai tre protagonisti: un altro album simile a "R.E.D." e potremo annoverare i Mechanical Apfelsine tra le electro-bands di culto.

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Moonrise - "Ten Flowers For The Shade" - cd - by Maxymox 2013

moon  Quintetto tedesco di Amburgo edificato nel 1994 e costituito dal front-man Timo Pete (vox/guitars), WojZen (bass guitar), Taikonaut (keys(progs) con De.Bow (guitar/mixing/pre-production) e Nik (drums), questi ultimi due reclutati nel 2006 in sostituzione di Sir Steven Cordic e T.G. Lo stile elaborato dalla band si ricongiunge ad una wave iniettata di dinamiche alternative-rock, post-punk, gothic-rock e reminescenze 80's, elementi rifiniti durante una carriera varata ufficialmente nel 2004 in occasione del Zillo Festival e concrettizzata discograficamente mediante quattro autoproduzioni, prima delle quali rilasciata nel 1997, "No Mean Depression", ep nella cui ultima di quattro tracce presenti, "Whispering Voice", spiccava con onore il nome di Peter Heppner. Un secondo ep edito nel 1999, "Realize", anch'esso di quattro episodi, consolidò ulteriormente la tecnica sonora dell'ensemble ponendo in risalto un maggior uso del synth e di testi più audaci, mentre il terzo ep "Cursed" del 2002 presentava a sua volta un concept diretto verso tematiche horror-oriented. Nell'anno 2006 fu la volta del quarto lavoro in versione extended play espresso in cinque atti, "End Of Grace", capitolo che annunciò la definitiva strategia operativa intrapresa dai Moonrise nella quale si evidenziava un utilizzo più disinvolto dei moduli post-rock/gothic/wave questa volta curvati in direzione di formule malinconiche ed introverse; da segnalare la strepitosa versione dance del brano "When I See You" elaborata dai Girls Under Glass. Ai protagonisti si attribuiscono inoltre almeno tre partecipazioni su compilation, rispettivamente: "Goth Is What You Make It, Vol. 5" con "Gothic Compilation Vol. 31" entrambe edite nel 2005, ed "Extreme Traumfänger" del 2006. "Blackest Blue", rilasciato nel 2008 dalla lega Danse Macabre/AF-Music, costituì l'acclamato ed atteso debutto su album che la band volse stilisticamente in direzione di un gothic-rock elettronico colmo di melodia e romanticismo, una realizzazione destinata a ricoprire il nome dei Moonrise di gloria e, soprattutto, dell'intenzione di procedere verso un secondo full-lenght per mezzo del quale raggiungere apici d'ascolto sempre più elevati e solidi: ecco quindi "Ten Flowers For The Shade", licenziato nel 2012 dalla sinergia tra i marchi germanici Echozone/Bob Media Distribution, dodici songs, due delle quali bonus-tracks, che intrecciano in misura variabile e con esecuzioni sensibilmente migliorate gothic-rock, electro-tecnologia, indie sounds, new wave e post-punk. La sequenza dei brani prende inizio da "In Die Ferne", evento nelle cui procedure gothic-wave midtempo troneggia la bella voce di Timo estesa su un dialogo strumentale ben organizzato da melodici scambi tra keys e chitarre. "Ribbons" è introdotta da un freddo tratteggio di programming che replicandosi costituisce il vero nucleo della struttura al quale si aggiungono le cadenze rock-minded dell'impianto ritmico azionato da Nik, gli elettrici riff delle chitarre, le disciplinate pulsazioni di basso ed il canto disperato del vocalist, così come la successiva "Rhododendron" si identifica in una cavalcata gothic-wave dal drumming preciso ed incalzante attorno al quale rotea con grande efficacia e compattezza un superlativo insieme di voce tesa, i backing chorus, le avvolgenti ventate di tastiera e gli abrasivi apporti chitarristici. "Don't Look Back" rallenta il passo inscenando un sad-rock dai risvolti gothicheggianti ritmato da modulari rullate di batteria sulle quali si stratificano armonicamente le malinconie vocali di Timo, le altrettanto nostalgiche scie tracciate dalla prima chitarra, un susseguente flusso tastieristico ed il corposo supporto della seconda chitarra che rafforza l'atmosfera e l'afflizione del refrain rendendolo indimenticabile. E' il turno di "Don't Look Back", anch'essa obbediente ai criteri gothic-waver citati fino a questo istante ma ulteriormente abbellita da un sottile lineamento pop-rock tale da renderla fruibile senza tuttavia rinunciare ad una percepibile ricercatezza alternativa sottolineata dalle sue battute midtempo, dalle intense folate di guitars e key, progs e, magnificamente, vocals limpidi e melodici. "Bataillon" si presenta risoluta e ballabile attraverso drum-beats programmati su base midtempo ed un canto perfettamente modellato sull'allestimento delle guitars, sequencing e tastiera, tutto ciò a vantaggio di una traccia integrabile con successo nella playlist dei d.j.'s più audaci. L'animo sensibile alla tristezza rimane tuttavia una delle peculiarità dei Moonrise, aspetto esternato nella struggente musicalità gothic che abbellisce ora "Autumn Leaves", traccia conturbante e suggestiva, costruita mediante il battito downtempo delle percussioni sostenenti malinconiche dilatazioni di chitarra e basso, sussurri tastieristici, unitamente al canto di Timo reso maggiormente lacrimevole dalle sezioni di violino campionato che abbelliscono i momenti più toccanti della song. "Miss Havisham" riesuma antiche esecuzioni in stile post-punk mescolandole abilmente a decadenti reminescenze gothic-rock e ad un impalpabile velo di psychedelia elettronica, generi accorpati impiegando la regolare lentezza del drumming, un canto che il vocalist diffonde con tonalità romanticamente morbide, tristi ed armoniche, innestate con maestrìa tra le visionarie ascensioni della key, effetti sintetici ed elettriche correnti generate dalle chitarre. Si guinge quindi a "Purgatory", un massiccio gothic-rock percosso da drumming ben combinato replicante battute uptempo che sollecitano con energia filtraggi vocali, programming, guitars e tastiere, tutto ciò processato da trascinanti espedienti elettronici. "Ready To Leave" è introdotta da tuning radiofonico a cui segue la desolazione canora che Timo amplia sulle scarne textures percussive, sugli arpeggi riverberati e lievi della chitarra e sulle alienanti nebbie create dalla key. Chiudono la tracklist due bonus, primo dei quali è il rifacimento in versione 2012 di "The Curse", brano appartenente all'ep "Cursed" citato in apertura, per questa occasione riedizionato da linee più snelle e finemente elaborate da moderni tecnicismi, per quanto essi preservanti integralmente la medesima aura gothic-rock dell'epoca d'origine interpretata attraverso vocals dolorosi e ben eretti sui lenti pattern ritmici oltre i quali scorrono le leggere ripartizioni del programming, l'elettricità generata dalle corde e l'impalpabile massa formata dalla tastiera. Il grande Solar Fake, side-project di matrice dark-electro impersonato unicamente dal vocalist dei Zeraphine Sven Friedrich, studia e porta a compimento un eccellente club-hit, il remix di "Bataillon" in cui la sagoma iniziale della song viene arricchita e potenziata ritmicamente da irresistibili artifici di sintesi e catturanti alchimie rivolte a balli futuristici, un brano letale e strategicamente introdotto nell'elenco del CD per impreziosirne e variarne i contenuti nonchè per introdurre il sound dei Moonrise anche tra gli avventori dei dancefloors ultra-alternativi. L'album "Ten Flowers For The Shade", per qualità ed ispirazione il migliore ed il più evoluto dell'intero iter discografico creato dalla band, troverà sicuri riscontri, gradimento e successo presso tutti i romantici gothic-rock listeners che posseggano la volontà di spaziare oltre le convenzioni ed apprezzare musica come questa, inattaccabile dal fattore tempo e praticamente immune dalla spietata erosione che dissolve le proposte più à la mode. La band capitanata da Timo Pete è riuscita ad unire carnalmente poesia, sentimento e decadenza, in un amplesso così intenso e speciale che nessun'altra parola riuscirà ad esprimere.

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MRDTC - "#2 [We Transfer]" - cd - by Maxymox 2013

mrdtc  Provenienti rispettivamente da Braunschweig e Lipsia, Christoph Lemke, alias MRD (music/arrangements) e Tino Claus, alias TC (lyrics/vox/arrangements), formano il duo EBM siglato con l'effige MRDTC, attivo nella scena dal 2010. La biografia dei protagonisti si presenta alquanto articolata e ricca di credits: Christoph, infatti, è membro dal 2010 con André Schitteck - a sua volta facente parte dei Proceed - della piattaforma EBM chiamata NordarR, oltre ad impersonare il noto solo-project Mr. Dupont, anch'esso EBM oriented ma con deviazioni techno-experimental. Sempre a Christoph si attribuisce l'identità di Kraftakt, attraverso la quale pubblicò nel 2008 il significativo sette tracce "Too Much Media", oltre ad una militanza risalente al 2006 nel terzetto electro/EBM Zentrum Der Arbeit. Tino vanta invece un'estemporanea comparsa in stile electro-hardcore avvenuta nel 2012 come Der Gerät, evento preceduto nel 2008 dall'integrazione del musicista nel quartetto EBM chiamato Neukampf: ma è con gli Amnistia che Tino esprime la massima resa artistica, condividendo sperimentazione bodywave con Stefan Schœtz e Jan Moritz. Gli MRDTC si formarono a seguito di una fortuita collaborazione tra i due artisti nata durante la stesura di "Retro Disko", album appartenente alla discografia di Mr.Dupont in cui Tino partecipò come guest-vocalist nella traccia "Daily Monster" mostrando immediatamente una perfetta intesa con i canoni musicali congegnati da Christoph: da quella sinergia nacque e si sviluppò l'interplay che condusse il progetto alla pubblicazione nel 2012 del 7" edito dalla label MRDTC Recordings, "#1 [Liar]", release succeduta nel medesimo anno dalle partecipazioni alle raccolte "Care Artists For Kids Vol. 1" e "Cold Hands Seduction Vol. 134". Più recentemente, nel 2013, gli MRDTC contribuirono alla tracklist di " Gothic Compilation Part LVIII", "Winter Stomp 2013" e "Cold Hands Seduction Vol. 139", distinguendosi inoltre come remixers nell'album di Leæther Strip "Serenade For The Dead II", rielaborando magistralmente le due tracce "Power Trip" e "Paranoia Nr13". Il 2013 fu per gli MRDTC soprattutto l'anno dell'esordio su full-lenght con il presente titolo "#2 [We Transfer]" pubblicato da un'interessante quanto illustre label tedesca, la Emmo.biz, alla quale si affidarono nomi di grande risonanza nel panorama elettronico come ad esempio Covenant, S.P.O.C.K. Mentallo & The Fixer, lo stesso Leæther Strip, Nitzer Ebb e Container 90. L'album, contenente quattordici tracce molte delle quali decisamente ballabili, incomincia con le grevi scale tastieristiche della strumentale "Kick Off", tema introduttivo che cede lo spazio alla successiva "Traffic", un electro-EBM in cui il drum-programming scandisce il ritmo sezionando secche battute midtempo accanto alle quali Tino allinea un canto disilluso circondato dalle intermittenze del synth. "Discretion" espone tutta la sua compattezza EBM attraverso un modulare ciclo di sequencing, tastiera e percussività elettronica trafitta da rigide impostazioni vocali, mentre in "Liar" confluiscono un'ossessiva ripetitività programmata su base midtempo, dissonanze artificiali e le cupe, malevole estensioni canore di Tino quali sostegni per danzabili strutture Electronic Body Music. Ancora più trascinante, "For The Good Times" espone vocals gutturalmente ruvidi, circolarità sequenziata e bpm's midtempo posizionati all'interno di un freddo diagramma tecnologico, così come nella seguente "[Aynosis]" si articolano le vivaci sonorità electro-EBM create dai synths e dai tratteggi del programming senza alcun ausilio di voce. "Motif" replica sommariamente le identiche procedure midtempo ascoltate nei precedenti episodi, aggiungendo ad esse la glaciale, soffocata asprezza propagata dal singer, formule oltrepassate da quelle più dinamicamente clubby appartenenti a "Sickness", traccia EBM adattissima a spossanti forme di danze, concepita su battute uptempo, pallidi filamenti tastieristici e profondi frazionamenti vocali. Le sonorità da navicella spaziale collocate nell'introduzione di "Netwerk", traccia semplicemente irresistibile, si evolvono in un ballabile meccanismo electro-EBM caratterizzato da pneumatiche cadenze midtempo trainate dall'asprezza vocale di Tino e dalle simmetriche pulsazioni del programming, tutto ciò per un brano che considero l'apice dell'intero lavoro. Si giunge quindi alla successiva "On Your Side", traccia completamente strumentale entro cui si odono robotiche sillabazioni percussive strettamente connesse alla riverberata melodia dei synths, sonorità varcate da quelle più complesse ed a tratti febbrili pianificate per "Stay", traccia dark/electro-EBM realizzata in collaborazione con Claus Kruse alias Plastic Noise Experience, nelle cui ipnotiche textures si evidenzia un massiccio impiego di granulosi flussi tastieristici, asimmetrie techno-percussive midtempo e vocalizzi spasmodici, infettati da una patologica nevrastenia. "God Of Anger" rallenta la base ritmica programmandone le emissioni in un drumming simile ad una marcia per androidi, impostazione supportante un canto amaro reso ancor più suggestivo dalle oscure immissioni del synth, tutto ciò in anticipo sulla seguente "Motif" rielaborata in versione Unanimous Mood Remix da Daniel Richter e Der DPunkt, ossia il progetto Unisono, il quale completa una traccia spettralmente EBM costruita attraverso algide replicazioni di programming midtempo e tastiere, soluzioni attraversate da un canto arrochito, depresso, tossico. L'eclettico ed avanguardistico musicista Philipp Münch, alias Philip Muench, remixa infine "God Of Anger" trasformandone le originarie forme in altre più schematicamente automatizzate, diafane, propulse da minimali frammentazioni oltre la cui concatenazione gravita una nube composta da futuristiche alchimie, impurità elettroniche e le ombre di vocals alienati. "#2 [We Transfer]" è un album osservante tutti i fondamenti della classica disciplina EBM nella quale convergono sottilmente moderni tecnicismi electro: ne consegue un sound in equilibrio tra passato e presente con una più decisa oscillazione verso metodiche old-school che tuttavia non assumono mai un'impronta considerabile come definitiva, rivelando e miscelando nel contempo il lato migliore degli stili maturati individualmente dai due musicisti durante il corso delle rispettive carriere. Gli MRDTC hanno plasmato un lavoro in possesso di ogni possibile attributo per essere lanciato con orgoglio nell'orbita del suono sintetico: techno-ballabilità garantita, il rigoroso battito della drum-machine, i desolati costrutti vocali, la freddezza diffusa dalle tastiere: nell'eventualità vi troviate nella condizione di esigere urgentemente una iperdose di energia.

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Neutral Lies - "Cryptex" - cd - by Maxymox 2013

neut  Biografia, notizie e future intenzioni riguardanti il progetto franco-inglese, sono leggibili nell'intervista realizzata da Vox Empirea reperibile nell'apposita sezione del sito. L'attenzione ora è focalizzata verso un disco di sicuro interesse per chiunque privilegi il genere electro/future-synthpop; la linea maestra seguita dal duo è quella di una technological music elaborata con estrema accuratezza, concentrata in un full-lenght distribuito dalla label marsigliese BOREDOMproduct diretta da un personaggio di spicco nell'area elettronica alternativa, ovvero Member U-0176: egli, inoltre, è il titolare del solo-project EBM/electro/synthpop chiamato Thee Hyphen, ma anche un componente del terzetto minimal-electro/synthpop Celluloide, nonchè artefice dell'artwork, dell'additional production, del mixaggio e della fase di mastering riguardante "Cryptex", ultimo atto discografico in ordine cronologico dei Neutral Lies pubblicato nel 2013. Jean-François Dean (vox/synths/programming) e Nicolas Delbarre (vox/synths/programming) sono gli ideatori degli undici esempi di avanguardia sonora contenuti nella tracklist dell'album disponibile in formato 6-panel-digipak, il cui inizio si concretizza attraverso "Decipher Me", ritmata da matematiche scansioni di drum-programming midtempo sulle quali si sviluppano strutture vocali decantate con amarezza, loops, effetti spaziali e frazionamenti di synth. "Glitter Ball" è un pop avveniristico sezionato con gelida precisione da battute midtempo e da simmetriche punteggiature di sequencing, tra le cui textures si articolano con misurato distacco le strofe pronunciate dal singer. "Aching Sign" processa con rigorosa esattezza segmenti di drum-programming, suddivisioni di keyboards e melodie vocali post-Depeche Mode che idealizzano il concetto della malinconia, grazie anche alle fascinose immissioni aggiuntive della guest-vocalist Sarah Stulzaft, le medesime che abbelliscono inoltre le procedure canore della seguente "Bewitching After-Shave", un synthpop futuristico marcato da meccanici tratteggi percussivi midtempo sui quali si allineano disciplinatamente le ripartizioni del programming, le algide toccate della tastiera ed un canto che il singer pronuncia con seducente disincanto. "Mobile Transplant", un danzabile electropop, trasmette il suo sound teso a ricreare atmosfere avveniristiche, impiegando cicliche rotazioni di drumming midtempo, linee sequenziate, granulose emissioni di keys ed eufonie vocali espresse con sottile rancore, mentre la successiva "Neon Fascination", traccia dal potere catturante, diffonde traiettorie futurepop midtempo esponendole attraverso geometriche squadrature di drum-programming, poche ma efficaci note di synth, ampia copertura tastieristica ed una razionale metrica di canto. Gli impulsi midtempo ripartiti nella electro-percussività di "Ransack Your Dignity" stimolano la volontà di danzare al all'ipnotico battere della drum-machine e del sequencer, creanti l'impianto ritmico a cui si affianca la voce ben sezionata e vagamente oscura del singer, tutto ciò avviluppato da una sintetica nube di keys. "Impostor" estende inizialmente vocals metallizzati per accentuare la percezione del futurismo, dettaglio anticipante il registro canoro vero e proprio dalle cui inflessioni, esposte con la stessa tagliente freddezza del tono accusatorio, si percepisce un'aura di insoddisfazione, di aspettative ingannate, elementi vocali combinati alla cartesiana perfezione del drum-programming, ovvero un palpito midtempo regolare, asettico, attorno al quale si ampliano le onde ascensionali dei synths, mentre la successiva "Lésions Dangereuses" predispone un electro-futurepop edificato attraverso l'automatismo midtempo di un drumming dalla timbrica sottile, minimale, circondata dai glaciali chiaroscuri dipinti dalle tastiere e da vocals in parte umanizzati ed in parte inespressivi quanto un fraseggio androide. Le avanguardistiche connotazioni electropopish che dinamizzano "Whose Racket Is It?" rendono il sound-system della traccia un congegno sonico-meccanizzato da ballare preferibilmente con movimenti robotici, ciò spronato da un'alienante forme di canto, ritmato da sofisticate partiture di drum-programming e decorato con essenzialità dai synths, così come "Stink Bombs", ultimo brano presente nella title-track, predilige uno spartito entro cui sono miscelate con sapiente misura componenti electro-oriented e EBM, in un insieme di sonorità high-tech formulate mediante la circolarità midtempo del drummming, acide effervescenze, stroboscopici flussi di sequencer, futuribili manovre tastieristiche e vocals alternativamente trasportati dall'impeto, oppure freddi come un dispositivo extraterrestre. Dimensioni virtuali, suoni evoluti, modulazioni per ascoltatori musicalmente progrediti; questo autorevole album è il risultato delle continue sperimentazioni e dei perfezionamenti dello stile elettronico effettuati dai Neutral Lies. Le tracce utilizzano un linguaggio intuitivo ed assimilabile ma scevro da ovvietà, con traiettorie strumentali ricercate, corroboranti, assemblate ad un foreground vocale perennemente tormentato dalle intime elucubrazioni trascritte nelle liriche. Scienza e vibrazioni umane si incontrano in "Cryptex", una release che allungherà di un'unità l'elenco dei titoli che ritenete categoricamente indispensabili.

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Nimh & Antikatechon – "Out Hunting For Teeth" - cd - by Maxymox 2013

nian  La congiunzione artistica tra Giuseppe Verticchio alias Nimh e Davide Del Col alias Antikatechon, rappresenta di fatto un importante evento nella scena experimental-dark-ambient/electronics/noise, essendo entrambi talentuosi protagonisti ai quali si attribuisce un trascorso discografico colmo di opere indiscutibilmente valide. La dettagliata ed esaustiva biografia inerente Antikatechon è fruibile internamente la recensione dell'album "Chrisma Crucifixorum" pubblicata da Vox Empirea nel 2013, quindi in questo specifico spazio ci occuperemo del profilo appartenente a Nimh. Il musicista, operativo fin dal 1994 nell'aerea del suono tecnologico, fu ispirato due anni più tardi dalle strumentazioni di origine orientale così da assemblarne le acustiche nelle creazioni ideate in quel tempo, finalizzando con il nome Giuseppe Verticchio ibridi technological-ritual-ethnic. Nel 2001, a risposta della successiva ricerca ed individuazione di nuovi elementi sonori che potessero rendere particolari le strutture concepite, Verticchio ideò per il proprio solo-act il nome d'arte Nimh, inoltrandosi con esso entro alcune delle più recondite dimensioni del concetto sperimentale quali l'isolationist music e l'abstract/dark-ambient, emergendo nell'universo industrial e quindi in quello formalmente elettronico. L'aspetto collaborativo ha svolto il ruolo di ulteriore perfezionamento nella crescita musicale di Nimh, il quale ha concretizzato nel tempo un congruo numero di esperienze discografiche realizzate con alchimisti elettronici come il famoso Maurizio Bianchi, nonchè con il progetto power-electronics di Pierpaolo Zoppo denominato Mauthausen Orchestra, oppure con la piattaforma ambient-experimental/industrial Amon impersonata da Andrea Marutti, ma anche con il giapponese Akifumi Nakajima, meglio conosciuto nel settore experimental-noise/electronic come Aube, con il musicista Philippe Blache alias Day Before Us, egli devoto ai generi acoustic-minimalism/ambient/soundtrack-soundscapes, continuando con l'one-man-project italiano di matrice dark-ambient chiamato Nefelheim e quello electro-tribal Amir Baghiri, concludendo quindi con Antikatechon. Oltre a tutto ciò, Giuseppe Verticchio ha inoltre cooperato sia in studio che in fase live elaborando l'editing ed il mastering per molti ed importanti nomi attivi nei vari panorami electronic, industrial, ambient, IDM ed ethnic nazionali quali Eidulon, K11 alias Pietro Riparbelli, New Risen Throne alias Gabriele Panci, il misterioso Vestigial, Hue alias Matteo Uggeri, Raffaele Serra, Andrea Ferroni, Stefano Scala, Andrea Ferraris, Subinterior alias Andrea Freschi, Stefano Gentile, Gianluca Favaron ed infine l'ex componente dei Prima Materia Claudio Ricciardi. Numericamente ingenti e stilisticamente poliedriche, le realizzazioni attribuibili al musicista, sia con l'appellativo "Giuseppe Verticchio" che "Nimh", contano dal 1998 al 2013 ventotto album ufficiali, tre compilations e sette differenti partecipazioni, i cui titoli e relativi dettagli sono elencati in ordine cronologico nel suo sito web: l'attenzione ora è focalizzata sull'ultimo full-lenght di Nimh edificato in sinergia con Antikatechon, "Out Hunting For Teeth", licenziato nel 2013 dalla label polacca Rage In Eden in formato digipak-limited edition in trecento copie. Il disco, mixato e masterizzato nel 2012 dallo stesso Verticchio, integra nella sua tracklist cinque sperimentali episodi di lungo minutaggio caratterizzati da atmosfere spettralmente eteree ed acustiche marcate da intriganti tecnicismi dark-ambient/noise. Interessante anche la scelta effettuata per l'artwork: i pannelli dell'album e la superficie del CD illustrano cinque delle ottanta tavole tratte dalla collezione "Los Caprichos", realizzata intorno al 1790 dal pittore spagnolo Francisco Goya con l'intento di comunicare figurativamente il suo profondo biasimo indirizzato contro la condizione di superstizione, irragionevolezza e disinformazione che ammorbava le abitudini dei potentati dell'epoca. La disposizione esecutiva del duo prevede Antikatechon ai seguenti comparti: synth, electric guitar, sounds/samples/audio montage, loops, effects/effects treatments, mentre a Nimh sono affidate le sezioni di: synth, electronics/sequencers, electric guitar, violin, sounds/field recordings/samples/audio montage, vox, effects. L'omonima "Out Hunting For Teeth", la prima delle cinque songs incorporate nella tracklist, apre il disco espandendo modulazioni dark-ambient costituite da pads caustici, granulosi, ricolmi di erosive micronizzazioni sulle cui ondate volteggiano industrial-noises, saturazioni elettroniche ed un background formato da un'ossessiva scala di accordi provenienti dalla seconda sezione tastieristica. Il dark-ambient/noise relativo a "Those Specks Of Dust" irraggia il suono con cupe dilatazioni di field recordings e fragori echeggiati simili a congegni extraterrestri, tra le cui strutture si leva l'opprimente replicazione di una sola nota e, più innanzi, minimali successioni di arpeggi, combustioni sintetiche e vocii indistinti, tutto ciò affondato gradualmente in un baratro scavato nelle tenebre. Sopraggiunge ora "You Will Not Escape" e le sue foschie obscure-ambient attraversate in tutta la loro lunghezza da meccanizzate cadenze industrial, un algido diagramma entro cui riverberano le distorsioni della chitarra, offuscate in seguito dalle cosmiche dissonanze di pads atoni e da sospensioni ampliate all'infinito. "All Will Fall" configura a sua volta un dark-ambient malinconicamemte armonizzato da un ripetitivo mudulo di note violinistiche, frazionate con esasperante lentezza da un'unica battuta di sequencing sui cui echi gravitano tossiche nebule di synths ed acidificazioni elettroniche, mentre il conclusivo e diafano dark-ambient di "Sleep Overcomes Them" estasia dapprima attraverso rarefazioni percussive alternate alle echeggiate risonanze generate dalle corde, ed in seguito sviluppando un incessante, avvolgente sottofondo di pioggia accompagnato da lunghissimi accordi tastieristici e da un susseguirsi di voci appena percettibili: questa specifica composizione possiede un fascino glacialmente statuario, quasi trascendentale. Forme di suono modellate dal buio e dall'immota energia ambient, si contestualizzano in una musicalità spenta, la cui ampiezza, premendo sui condotti uditivi, percorre la distanza tra essi e le zona encefalica in cui risiede la percezione dell'ignoto, del surreale, interrompendo nell'ascoltatore ogni sua connessione con la realtà. Nimh e Antikatechon interagiscono magistralmente, progettando esecuzioni che sorprenderanno piacevolmente i veneratori del "dark-concept" i quali troveranno in questa notevole release segnali iper-processati, trasmissioni di vuoto armonico, indefinibili suggestioni e perpetui stati di alterazione sensoriale: difficile stabilire con esattezza se e quando i due interpreti potranno combinarsi nuovamente concedendo alla scena dark-ambient una prossima ed altrettanto stupefacente opera come quella ascoltata, tuttavia "Out Hunting For Teeth" rappresenta senza incertezze la conferma di un esperimento perfettamente riuscito.

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Nine Seconds - "Poladroids" - cd - by Maxymox 2013

nines  I Nine Seconds, band di orientamento EBM/synthpopish, sono originati dalla fusione avvenuta tra Oliver Spring, vocalist del terzetto dark/electro bernese Sleepwalk nonchè fondatore con Charly dei tEaR!dOwN, unitamente ai tedeschi René Ebner e Thomas Kowalzik, a loro volta con la singer Franziska Kalb interpreti della piattaforma EBM/electro-pop chiamata No Comment. Relazionare con la musica dei Nine Seconds significa entrare in contatto con una forma di modernismo sonico-tecnologico tendenzialmente scuro e ballabile, elementi contenuti in ampia quantità nel repertorio della band fin dal primo atto discografico, "Irresolution", quattro tracce autoprodotte in formato 12" nell'anno 2012 collocate in una release ideata come anticipazione "clubby" delle relative album-versions collocate all'interno del successivo ed ufficiale debut full-lenght ora analizzato da Vox Empirea, "Poladroids", edito nel 2013 per l'efficiente e giovane home italiana Space Race Records, sublabel della EK Product. Questo disco si rivela nientemeno che uno sfolgorante decollo indirizzato verso le altolocate sfere del cosmo elettronico: durante l'intera estensione della tracklist, si assiste ad un bilanciato avvicendamento di episodi in linea con le più recenti interpretazioni del concetto EBM alternate ad altre colme di umbratili evocazioni synthpop, formule elaborate strumentalmente attraverso un massiccio impiego di drum-programming e keys interconnessi con l'acidità vocale che Oliver riversa a profusione nelle strutture. Nei credits impressi nel digipak, troviamo i Nine Seconds schierati con i seguenti ruoli: Oliver (vox/lyrics), Thomas (synths/production) e René (drums/video), tre emancipati generatori di suoni dalla cui combinazione hanno origine dodici delle quindici tracce incluse nell'album, tre delle quali remixate da nomi eccellenti. Il primo brano, "90 Seconds" pianifica l'introduzione alla tracklist espandendo nel suo breve percorso vocal-samples, caliginose emissioni di sintesi e robotici impulsi, mentre la successiva "Heal My Hurts" perfeziona lo schema esecutivo del progetto in direzione di un dark-electro midtempo entro il quale la pienezza del drum-programming è soverchiata dagli aspri filtraggi che infettano le linee vocali di Oliver. "Girl Panic", presente nell'ep in livrea Shizophrenic Mix, è un danzabile e futuristico electropop vagamente in stile And One composto da dinamiche propulsioni uptempo e sensuali, femminee diffusioni di vox-samples che ritmano le trascinanti geometrie disegnate dal vocalist e dalle tastiere. "Irresolution" è anch'essa una delle quattro songs disponibili in versione "Extended Mix" nel precedente ed omonimo ep, traccia inoltre visualizzabile in un interessante video realizzato con il contributo di Marco Aeschimann: essa possiede strategie che flagellano il ritmo mediante veloci scansioni uptempo le quali erompono con grande energia affiancando simmetricamente intermittenze programmate, l'abrasività dei synths ed i vocals che Oliver modula con tensione ed astio, a completamento di una song di matrice EBM infettata da batteri dark-electro. Avanzando nel corso della tracklist si incontra la seguente "Homesick Robot", episodio anch'esso corrispondente ad uno stile obscure-electro, in cui le tonalità alienanti e metalliche del vocalist creano atmosfere da incubo tecnologico, accorpandosi a cupi accordi tastieristici, alla tratteggiata freddezza del drum-sequencing impostato su base midtempo. "Burn Superstar Burn", traccia altamente significativa, accelera la battitura ritmica trasformandola in un dinamico e ballabile tracciato di impulsi uptempo il cui automatismo funge da potente veicolo di traino per le incitazioni vocali che Oliver pronuncia con autorevolezza tra foschi turbini di materia sintetica, tutto ciò in un ibrida logica new-EBM/hard-electro. "Dans Les Yeux De L'Autre" è il terzo brano ascoltabile nell'antecedente ep in una versione alternativa denominata "Short Cut": il brano riduce ora la metrica percussiva calibrando le bpm's su un grafico elettronicamente downtempo sormontato da ronzanti ed acidi flussi di synths e dal plan vocale di Oliver, trasfigurato dai filtraggi e successivamente alternato a quello più limpido esteso dalla guest-singer Corinne Boichat: la sinergia tra i due protagonisti sviluppa un paragrafo dark-electro culminante in un refrain estremamente incisivo. "Redeem Your Vision" mantiene inalterata la velocità ritmica edificando ombrosi scenari futuristici entro i quali scorrono ipnoticamente le oscure correnti propagate dai synths e dal programming, annesse alla cadenzata risolutezza delle sezioni vocali, alla tetra spazialità degli effects ed alle immissioni di brevi fonemi articolati da una forma di vita androide. "Borderland (First Request)", traccia electro/EBM esordisce attraverso brume artificiali alle quali fanno seguito monodimensionali replicazioni midtempo, vocal-samples ed un ripetitivo modulo di battiti programmati, sonorità anticipanti la successiva "Victim" e le sue pneumatiche sillabazioni electro sorrette da una linea di sequenze tratteggiate sulle quali sono azionati i circolari meccanismi tastieristici e le incitazioni vocali di Oliver. "Living On Video" è il rifacimento dell'omonimo Euro disco-hit pubblicato nel 1983 dai Trans-X, ora riedizionato dai Nine Seconds in un'irresistibile ed ultra-ballabile versione electropopish che segue complessivamente le identiche movenze strumentali e vocali del brano originale, queste ultime costruite in binomio da Oliver e Corinne in aggiunta a formule e sonorità più tecnologicamente progredite che non mutano nulla della catturante ed inconfondibile melodia del synth e del ritmo le quali, oggi come allora, invitano alla danza: anche questo brano è reperibile in formato "Extended" all'interno dell'ep "Irresolution". Un progredito criterio dark-electro/EBM combinato a cicliche ripartizioni percussive midtempo, costituiscono "Mission Accomplished", traccia dalle armonie tastieristiche ossessive, impure, sostenute dal veloce e minimale andamento del drum-programming le cui geometrie costituiscono il sostegno per i vocals sibilati aspramente da Oliver, mentre Andreas Lehmann, Daniel Konrad e Sigmund Droese, aka l'electro-act tedesco denominato Framework, remixa il brano "Irresolution" delelerando la focosa struttura ritmica della prima versione e rendendo più atmosferica la sua complessità mediante un maggiore impiego di keys e suggestive interpause. I ginevrini DDDmix, Baron von Smock e Garf, titolari del progetto dark-electro/80's-wave conosciuto con l'appellativo BAK XIII, sono gli interpreti della rielaborazione di "Burn Superstar Burn", arricchita in fase clubby da sonorità da video-game, fisonomie elettroniche più elaborate ed una snella celerità ritmica che ben si adatta ai vocals trascinanti. In conclusione, il noto progetto belga Vomito Negro con protagonista Gin Devo è l'artefice del remake di "Mission Accomplished", ora espressa apportando una maggiore fluidità nel drum-sequencing ed avveniristiche immisioni di minimal-electro-wave. I virtuosi Nine Seconds svolgono impeccabilmente la loro funzione di electro-entertainers, completando una release geometricamente perfetta entro cui sono incorporati intriganti elementi dance ed una oscura, moderna reinterpretazione dei tradizionali costrutti sonico-tecnologici. "Poladroids" è quindi da considerarsi un'interessante audiogramma che gli accoliti del genere sono invitati ad ascoltare minuziosamente ammirando in esso la morfologia e la varietà delle sue strutture. Release fondamentale, un oggetto che mai dovrà mancare nell'archivio discografico di ogni electro-listener che si ritenga evoluto.

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Organisation Toth - "The Living Forces Of Evil" - cd - by Maxymox 2013

organis  Cinque anni distanziano questa novità dall'ultima album-release pubblicata da Organisation Toth, solo-project francese con protagonista il criptico Ö.livier.T. alias .Ö.siris, orientato, soprattutto nel trascorso repertorio, verso composizioni sperimentali caratterizzate da fredde risonanze martial, ambient e noise. Le produzioni rilasciate dall'artista prendono via nel 2000 attraverso l'ep in stile ambient "The Voice of T.ERR.O.R" seguito l'anno successivo da un secondo ep questa volta tendenzialmente industrial, "Follow The Red Örder": ambedue i lavori recano il print dell'etichetta transalpina Athanor, specializzata nei generi indus/ambient/ritual e nota per aver incluso tra i suoi iscritti nomi come Psychonaut, Blood Axis & Les Joyaux De La Princesse, Dawn & Dusk Entwined e Ain Soph. Seguì nel 2002, la promo-release concepita in modalità tribal-electronics dal titolo "Red Light Rituals", autoprodotta mediante l'effige Temple Ov Toth, brand con il quale Ö.livier.T. rilasciò nello stesso periodo "Operation Slaughterhouse", il mini album ultra-limitato a soli sette esemplari e congegnato dalla sua identità parallela dedita ai generi power-electronics/industrial chiamata Project Toth. Il rientro di Organisation Toth nella home Athanor avvenne nel 2003 con la vinyl-release in formato 7" "Red Light", un disco edito in un'insolita tiratura limitata a 333 copie e sfoggiante una glaciale musicalità industrial/ritual/dark-ambient, lavoro a cui fece seguito nel medesimo anno il primo album "Birth Ov Light", un debutto presentante empiriche sonorità frammiste di industrial, ambient e noise, concepite da Ö.livier.T. con l'effimera collaborazione di Frater Th e Mephisto.S. : piattaforma di supporto la prestigiosa cult-label italiana Old Europa Cafe. Trascorsero quattro anni ed in seguito nel 2006 l'autore pubblicò un'altra autoproduzione, il mini-CD-r "Order ov Light", nella cui tracklist di quattro brani si percepivano fondamenti electronics/dark-ambient, mentre nel secondo full-lenght "Presents Gloria Victis!", edito nel 2007 per la polacca War Office Propaganda, Organisation Toth elaborava oscure tecnologie soniche e sperimentazioni su base martial/ritual. Nel 2012 la gloriosa etichetta polacca Rage In Eden rilascia le trecento copie in digipack-limited edition di questo suggestivo "The Living Forces Of Evil", terzo album le cui otto tracce esprimono ora glaciali formulazioni minimal-industrial/dark-ambient, non soggiogate come in passato da una tangibile e primaria marzialità ma piuttosto da una simbolizzazione trasfigurata della medesima, elementi pseudo-militareschi inseriti nelle musiche in forme indirette, evocative, tuttavia ancora strategicamente percepibili. Internamente a "The Living Forces Of Evil" tutto si svolge in modalità attutita: le timbriche percussive ed il sound-system vengono opacizzati e filtrati attraverso le macchine dalle quali fuoriesce un torbido distillato che esalta in otto tracce l'inflessibilità delle ritmiche e l'ossessività di atmosfere perennemente cariche di tensione, aspetti che iniziano il loro percorso dal primo segmento della tracklist, la breve e disturbata "Only Fear…", un esperimento sonico espresso attraverso distorte mutilazioni vocali logorate da una pungente nube di interferenze. La successiva "Örden" assembla la concisa e fosca ripetitività del modulo ritmico-programmato a sporadiche inserzioni di inni e manipolazioni elettroniche, mentre "The Iron Evangel" è un martial-sintetico la cui austerità esecutiva è creata esclusivamente da un modulare tambureggiare soldatesco e dalla riverberata linea del sequencing, elementi sottoposti da Ö.livier.T. a continue alternanze di volumi ed effetti. Sullo sfondo di un ambient-industrial si eleva "Hypnotik Spell", cerimoniale composto da ovattate intermittenze annebbianti il pulsante drumming e cicliche electro-replicazioni soffocate nell'oscurità. "The Death Issue" crea nell'ascoltatore un perpetuo stato di allerta utilizzando sirene d'allarme, acide iterazioni di noises e bombardamenti percussivi dalla cadenza granulosa, mentre la seguente "Circles Ov Dust" pianifica un minimal-electro/industrial sound attraverso il veloce e convulso andamento dell'impianto ritmico, robotiche scansioni unitamente ad una massa di sintetismi quali riverberi ed espirazioni di materia computerizzata. "Higher Law" predispone un ambient-electronics tramite un'immutabile sequenza di ripartizioni simili a ciò che si ode invertendo un frammento di suono atono e gassoso, il tutto accompagnato dall'argenteo bagliore che scintilla nel background. Il compimento della release è assegnata alle espansioni ambient-industrial di "O.T. Signal", traccia, come tutte le precedenti, monodimensionale, elaborata attraverso i frazionamenti processati dalle apparecchiature e riversati in un morboso, circolare insieme di automatismo minimale, atmosfere aliene, plumbei tracciati elettronici e, occasionalmente in questo episodio, un tragitto di samples vocal-echeggiati. Album strettamente riservato ai soli esperti del genere, ovvero quell'entourage di appassionati di suoni tecnologici forgiati con essenzialità e rigore, del tutto privi di melodie ed ornamenti di sorta. Organisation Toth schematizza il concetto sonico destrutturandolo con inumana freddezza, annientandone il nucleo e ricomponendo ciò che resta sottoforma di acustiche ossidate, inerti, eppure al medesimo tempo artificialmente dotate di una misteriosa forma di vita. Ciò che più si percepisce in "The Living Forces Of Evil" è una sensazione di estrema disciplina, di inflessibilità e totale controllo dei suoni, atteggiamenti che riflettono pienamente l'austerità che domina la mente e di conseguenza l'estro creativo dell'artista. Il nuovo rito elettronico celebrato da Ö.livier.T. rappresenta materialmente l'equivalente del ghiaccio sulla pelle.

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Pieter Nooten - "Haven" - cd - by Maxymox 2013

piete  Fin dagli esordi della sua carriera solistica ho considerato Pieter Nooten uno tra i massimi esponenti dell'ambient/progressive sound, un artista dotato di incommensurabili qualità comunicative ed una sensibilità che travalica l'ordinario. La carriera artistica del protagonista ha attraversato differenti fasi stilistiche prima di trovare una dimensione a lui congeniale, sperimentando verso la fine degli anni 70's le sue originarie qualità di rock-symphonic drummer, rivolgendo in seguito l'interesse dapprima verso le pulsazioni della bass-guitar e più innanzi verso l'universo tastieristico. Esattamente in quell'epoca, l'Europa fu attraversata dall'impeto new waver dalle cui numerose scissioni ed interpretazioni nacque un ibrido chiamato dark-electrowave. Gli eventi successivi furono ispirati da questo specifico sottogenere: essi prevedono l'incontro di Pieter con due personaggi i quali determinarono in larga parte la sua fortunata ascesa artistica, i connazionali Anka Wolbert e Ronny Moorings, con i quali egli fondò nel 1981 una band destinata ad entrare meritatamente negli annali della musica underground contribuendo significativamente al suo sviluppo, i celeberrimi Clan Of Xymox, collettivo dall'organico tradizionalmente in costante mutazione. Il ruolo di keyboardist affidato a Pieter all'interno del progetto fu leggendario e decisivo sia per le riservate ed oscure sperimentazioni incluse nell'EP autoprodotto risalente al 1983 "Subsequent Pleasures", sia per l'iniziale successo conferito all'omonimo ed indimenticabile album "Clan Of Xymox" licenziato nel 1985 dall'altrettanto magnificente label londinese 4AD di Ivo Watts-Russel, presso quale il terzetto approdò grazie a Brendan Perry e Lisa Gerrard dei Dead Can Dance: nella tracklist di questo full-lenght spicca ancora oggi l'episodio più rappresentativo intitolato "A Day", un brano "simbolo" destinato a cavalcare i decenni senza mai conoscere declino, un capolavoro di arte romantic-electro/darkwave le cui sezioni tastieristiche musicate da Pieter si imprimono indelebilmente nella memoria. Il prorompente avanzamento dei Clan Of Xymox continuò nel 1986 con un secondo album più elaborato ed oscuro sempre distribuito dalla gloriosa 4AD, "Medusa", il quale conferì alla formazione il definitivo sigillo di "legendary-band", conquistando future generazioni di wave-listeners e concedendo a Pieter di evidenziare le sue mirabili capacità tastieristiche evidenziate anche con il terzo album "Twist Of Shadows", edito nel 1989 per una sublabel della statunitense Mercury Records, la Wing Records. L'esperienza del musicista con i Clan Of Xymox si concluse posteriormente alla pubblicazione di un disco caratterizzato da intenzioni decisamente più commerciali, l'album "Phoenix", rilasciato nel 1991 sempre per la Wing Records: Pieter e Anka uscirono quindi dal progetto di Ronny Moorings il quale intraprese attraverso una solida discografia la molteplicità di stili che ha reso conosciuta la sua ensemble in tutto il mondo: synthpop, techno-trance ed in ultimo il gothic-rock, generi applicati in varie fasi attraverso numerose ed ulteriori mutazioni di line-up, variando dal 1987 al 1997 il nome della band nel più essenziale marchio "Xymox", effige ricollegata nuovamente in tempi successivi all'originario, definitivo ed attuale segmento "Clan Of". L'impronta esecutiva di Pieter manifestava in quel periodo una certa variabilità seguendo l'istintivo orientamento ambient insito da tempo nella sua mente: da ciò ebbe vita uno dei migliori albums ethereal/abstract/dark-ambient di ogni epoca, l'immortale "Sleeps With The Fishes", sempre licenziato nel 1987 dalla label 4AD la quale in quegli anni era considerata con merito una tra le più importanti istituzioni musicali alternative nell'area post-punk/dark avanguardistica, per aver supportato bands indimenticabili quali, ad esempio, Cocteau Twins, The Wolfang Press, Modern English e This Mortal Coil. Nella sua trascorsa release, Pieter Nooten combinava aeree costruzioni di tastiera ispirate al repertorio di Brian Eno, unitamente ad una penetrante malinconia vocale impressa in alcuni episodi non esclusivamente strumentali, sonorità torpide, oniriche, impreziosite dall'arpeggiata suggestione evocata dalla "infinite guitar" suonata dal canadese Michael Brook, un'opera di tale straordinario fascino da essere considerata ancora oggi dagli intenditori un irrinunciabile punto di riferimento nel suo genere. Prima di consolidare la propria musica su basi prettamente ambient, Pieter sperimentò durante gli anni 90's le preponderanti tendenze house-dance in voga in quell'epoca, dapprima producendo almeno dodici releases ed in seguito collaborando attivamente presso lo studio One4Two con base ad Amsterdam. I progetti dance-oriented impersonati in quel frangente da Pieter sono effimeri, essi nascono e si estinguono in breve tempo facendosi tuttavia ricordare per il tocco melodico e l'accuratezza degli arrangiamenti: ecco quindi i First Contact, band house/techno/ambient composta dal protagonista sotto il nickname Teen S in collaborazione con Anniki Sommerville, aka Niki, attraverso cui furono pubblicati tra il 1992 ed 1993 i 12"/cd-Maxi "I Call Upon", "Proze & Cons", "Into The Light" e "Gotta Get Back (2 Love)", tutti editi dalla sinergia tra le labels Hypercycle e Virgin. Contemporaneamente, con lo pseudonimo Tino 'Teen S' Nooten, Pieter fondò il progetto house/acid-trance/experimental conosciuto come Cyberia, realizzando cronologicamente tra il 1992 ed il 1995 i seguenti EP's in formato 12"/cd-Maxi: "Hanggliding", "Albatross", "Open Up" e "What Kids Do On A Rainy Day". Nel 1993 fu la volta della piattaforma trance/techno chiamata Fingerprince concretizzata con il medesimo Anniki Sommerville e Ad De Feijter: da questa unione fu pubblicato, sempre per la Hypercycle, il 12"-EP "Trancelucent". La reunion con Anka Wolbert verificatasi nel 1995 fu l'occasione per fondare i Vaselyn, progetto mai effettivamente decollato i cui dettagli stilistico-tecnici sono tuttora nebulosi, tranne che per la label responsabile della sua distribuzione, la EMI (NYC) ed un album trip-pop minded, “Cocoon Time”, rimasto irrealizzato in quel tempo per problemi subentrati con la menzionata home, fino alla sua successiva pubblicazione del 2005 resa possibile attraverso la label I-Rain Records fondata da Anka in cooperazione con Sophie Zeyl, musicista indie-pop/electronic il cui album "Two Ways Of Running" fu prodotto nel 2004 dagli stessi Anka e Pieter. La discografia ambient-oriened ufficialmente disponibile sotto il nome Pieter Nooten elenca i seguenti albums: "Arctic", rilasciato in formato HDCD dalla label Dennis Music, opera alla quale fece seguito "Ourspace", co-prodotto da Anka Wolbert e licenziato nel 2006 dalla I-Rain Records, "Here Is Why", lavoro pubblicato nel 2010 per la label londinese Rocket Girl nella cui tracklist, in stile downtempo/experimental/ambient, Pieter si avvaleva delle guest-vocalist e songwriters Yvette Winkler, Susan Bauszat, Kristin Oppenheim, Kevin Hunter, Renee Stahl e Gill Lopez. Proseguono l'elenco i full-lenght's "Surround Us", edito nel 2012 sempre per la Rocket Girl, e questa nuova meraviglia sonica ascoltabile su doppio CD, "Haven", prima release edita nel 2013 per la citata label Rocket Girl. I complementi ideali scelti da Pieter per incrementare il livello di coinvolgimento musicale durante le sue esibizioni live sono le immagini elaborate da Miryam Chachmany, talentuosa video-maker emergente le cui opere sono attualmente visualizzabili presso gallerie a Miami, New York, nel New Mexico e presto anche in occasione di un importante art festival organizzato ad Amsterdam: Miryam è l'autrice delle affascinanti sequenze che accompagnano le video-versions relative ai brani di questo recente doppio album completamente strumentale il quale rappresenta il terzo atto di una specifica progressione di releases composte e mixate mediante l'impiego del Mac Book Pro, unico equipaggiamento scelto dal musicista per la creazione di un sound perfettamente nitido. Venti brani, dieci per dischetto, sono gli interpreti di questo meraviglioso tragitto ethereal/ambient che indaga con estrema delicatezza l'emisfero emozionale, evidenziando spazi armonici rivolti prevalentemente verso la nostalgia e la riflessione: si incomincia con i lunghissimi pads e gli accordi minimali di "Here Is Light I" le cui traiettorie recitano una poesia senza parole capace di far viaggiare lontano l'immaginazione, sonorità avvicendate a quelle più articolate di "Slowed I", così sensibilmente fragili e così colme di romanticismo, aspetti percepibili nelle lente espansioni sgorganti dal laptop sulle quali sbocciano gemme pianistiche colorate di malinconia. "Transit" genera un'area sonora uniformemente rattristata da toccate di piano, da depresse estensioni digitali e, più innanzi, dai tratteggi elettronicamente segmentati costituenti il nucleo melodico del brano. "The Waiting I" è un tema ambient offerto all'introspezione, elemento sperimentabile attraverso le evanescenze pseudo-violinistiche circondate da pads avvolgenti, riverberi tridimensionali e da un'elegante punteggiatura pianistica. Da "The Paik Theme I" fuoriescono profumate essenze di violino campionato, volatili dilatazioni tastieristiche e fiabesche scale di piano che dilagano placidamente in una traccia da ascoltare seguendo attimo dopo attimo la discesa del sole verso le ombre del crepuscolo, mentre nella successiva "Der Abschied" l'ascoltatore sprofonderà lentamente in un abisso di dolcezza, sensazione originata da incorporei viraggi e cristallini sfioramenti di laptop la cui unione crea un Eden artificiale presso cui addormentarsi. "Unbroken I" comunica sentimenti di profonda tristezza uniti ad una nobile decadenza, percezioni manifestate dalle emulazioni d'archi processate dal Mac, unitamente alla limpidezza ed al minimalismo di corde invisibili. Le atmosfere si immobilizzano, incantate dalla struggente solennità dei pads e, in seguito, da essenziali orchestrazioni pianistiche e da rarefatte sezioni di canto, tutto ciò in un susseguirsi di emozioni e di fisicità gradualmente acquisite attraverso strutture armoniche sempre più consistenti e vibranti. Le textures pianistiche di "Overflight" confluiscono in una dimensione da sogno lambita da brezze sintetiche ed intersecata da fugaci, rattristati inserimenti vocali, modulo amorevolmente accerchiato dai meravigliosi accordi sviluppati dal laptop e dagli arpeggiati intrecci di supporto. "The Waiting II" trasporta l'ascolto in uno scenario irreale entro cui il suono ambient respira pads diafani, allungati fino a raggiungere la vastità dell'anima, intonando in essa una melodia artificiale immensamente affranta e mesmerizzante. L'ultima traccia inclusa nel CD-1 è "The Long Goodbye I", anch'essa come le precedenti distinta da un registro computerizzato del tutto simile ad una perfetta sinergia multi-tastieristica dalla quale dipartono con meditabonda afflizione riverberi di piano ed accordi che sfumano definitivamente nella commozione. Il secondo volume di "Haven" recupera in prevalenza i titoli antecedenti reinterpretandone i movimenti attraverso variazioni tuttavia non strutturali, bensì finalizzate ad offrire le medesime tracce impreziosite da rinnovati arrangiamenti, lasciando integralmente intatta in esse l'aura di tristezza che le ha fin'ora caratterizzate. Ed ecco quindi il design esteticamente nostalgico di "Slowed II" che induce ad estatiche visioni e ad uno stato di totale abbandono, tutto ciò grazie alla romantica sinfonia pianistica che innerva le calde simmetrie di key espanse digitalmente. Le architetture dream-ambient di "The Paik Theme II" sono introdotte maestosamente da lente stratificazioni di laptop in grado di materializzare sonorità che nella fantasia potrebbero ritrarre i cicli di luce e di nuvole impressi nel pallido cielo invernale. "Unbroken II" seduce con passionalità mediante atmosfere generate da accordi colmi di spleen sui quali l'autore inserisce pizzicate finiture e mesti rintocchi di pianoforte abbellendone le modulazioni. "The Long Goodbye II" è un brano eseguito con sconfinata tristezza, in cui le tenui partiture pianistiche e la rallentata grazia con la quale si evolvono le espansioni del Mac, richiamano incontenibilmente dal profondo dell'anima tutta la sofferenza, l'intensità e le lacrime percepiti durante i momenti di un saluto che si vorrebbe non finisse mai, tuttavia reso inevitabile da un avverso destino. La musicalità appartenente a "Here Is Light II" percorre emozionanti paesaggi sad-dream ambient originati da rarefazioni pianistiche e dalle malinconiche sospensioni che Pieter elabora attraverso il laptop, mentre la seguente "Slowed III" combina la forte suggestione del piano-sound ad ampie, incorporee manovre tastieristiche, in uno schema che immobilizza il tempo e lo spazio, concedendo al suono di estrapolare dalla mente i ricordi più nostalgici. Melodie spoglie, perennemente dominate dalla costernazione e dall'ardente bisogno di un pianto liberatorio si odono ora in "Unbroken III", traccia che propende verso la vera sostanza dell'afflizione interpretandola sonicamente mediante le elegiache verticalizzazioni dei pads incorporando in essi scintille di puro argento, così come "Different Planet" rimarca la preziosità dei sentimenti abbattuti e dell'introspezione, esaltando digitalmente questi elementi con eleganti orchestrazioni pianistico-violinistiche che sanno di immensità. Le sferiche depressioni di keys ed i riverberi chitarristici pianificati in "The Paik Theme III" rapiscono librando nell'aria con trascendente leggerezza, mentre la conclusiva "El Encuentro" si schiude con la medesima tenerezza di un fiore tra la neve, affidando le minimali sinfonie che evocano questa immagine ad un foreground pianistico ricolmo di abbattimento. Quello di Pieter Nooten è uno stile compositivo inedito, universalmente inimitabile, caratterizzato da melodie che già dal primo istante rimandano alla specificità del suo repertorio, lasciando l'ascoltatore, ora come sempre, in una condizione di smarrimento e di totale estasi, conquistandolo con il linguaggio surreale delle sue musiche. L'album "Haven" descrive con voce sentimentale ed umana ciò che si percepisce rimanendo in solitudine contemplando i propri ricordi, abbracciando con un'intensità mai provata anche la più piccola emozione che scaturirà da questa esplorazione interiore. Un altro miracolo sonoro realizzato da Pieter è ora compiuto: conservatelo intimamente nella vostra anima e richiamatelo alla memoria ogni volta che sarete sopraffatti dal desiderio di una carezza sincera, donata con amore dalle mani della malinconia.

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Public Domain Resource - "Dead Surface" - cd - by Maxymox 2013

public  Parlare del power-duo bergamasco Public Domain Resource significa porre in evidenza la validità compositiva e l'ingegno della nuova avanguardia elettronica italiana: il progetto, fondato inizialmente nel 2012 come solo-act da Pietro Oliveri (music/synths/programming/vox), esordì nel medesimo anno attraverso il singolo freelance "Under The Ground" il quale si collocò ben presto alla terza posizione dell'Industrial Music Chart del portale Soundclick.com rappresentando di fatto il precursore di altre due single-self releases ancor più fortunate: "Nemesis-The Third Day", posizionatasi nel 2012 al secondo posto della IDM Chart, succeduta nel 2013 da "The Hang", traccia apparsa nuovamente nella selezione di Soundclick.com nonchè alla prima postazione della menzionata IDM Chart. A seguito di questo significativo esordio, il disegno Public Domain Resource completò, sempre nel 2013, la sua parabola evolutiva mediante tre fondamentali eventi: il primo fu l'ingresso nella line-up del vocalist Ugo Crescini, anch'egli come Pietro proveniente da trascorse esperienze musicali sviluppate negli anni 80's, con il quale il progetto rafforzò i tatticismi sonori e di coseguenza la propria identità, perfezionando così uno stile composito e particolare integrante elementi electro, EBM, synthpopish e IDM, tutto ciò fino al raggiungimento del secondo traguardo, la gratificante scritturazione da parte dell'independent label italiana Space Race Records attraverso cui si concretizzò il terzo obiettivo, ovvero la pubblicazione del debut-album "Dead Surface" oggi trattato da Vox Empirea. Il full-lenght, disponibile in formato digipak e contenente quindici tracce tra le quali i tre singoli sopra citati, ambisce meritevolmente alla fidelizzazione di un numero sempre maggiore di alternative-electro listeners, polarizzando la loro attenzione su una musicalità tecnologica concretamente in grado di intrattenere e far danzare le masse impiegando suoni geneticamente evoluti e strategie vocali spesso ispirate al futurismo. "Ideals", primo episodio della tracklist, è infatti un brillante electro-future/synthpop midtempo con sfumature EBM, la cui struttura, edificata da trascinanti drum-beats, da circolari tratteggi di programming, acidificazioni tastieristiche e da un canto ben modulato, promette attimi di autentico piacere d'ascolto, mentre la successiva "Red Lines", decelerando la velocità ritmica, crea un atmosferico insieme di frequenze elettroniche scaturite dall'ossessiva metrica calcolata dal sequencing e dalle alienanti trasversalità del synth, un registro reso ancor più suggestivo dalle tonalità filtrate del singer e dall'innesto del sampler in modalità telephone-spoken vocalizzato in russo. "Under The Ground" predispone un avveniristico modulo technopop-EBM nelle cui trame si distingue un cantato da androide precisamente inserito tra la meccanica freddezza che anima le procedure midtempo del drum-programming, sonorità che affascinano i sensi, corroborate dalle altrettanto futuribili melodie create dal synth. L'omonima "Dead Surface" esordisce propagando un catturante intro tastieristico-programmato seguito in breve tempo da vocals dettati con tonalità spenta, formule alle quali si affiancano il ciclico moto della drum-machine midtempo, grevi toccate di piano riverberato ed il proseguimento della straniante forma di canto, tutto ciò in una traccia ottimamente architettata che offre un vasto campionario di spunti i quali, considerata la loro eccezionalità e se adeguatamente elaborati da un remixer dotato di metodica ed intuizione che ne potenzi specialmente le partiture ritmiche, possederebbero tutte le caratteristiche per la creazione di un dancefloor-remix riempipista. Il dinamismo generato dall'impianto percussivo in "Fiat Lux" assesta scattanti battiti e rullate midtempo seguendo la linearità del programming e le replicazioni dello spartito tastieristico, rivelando, oltre una struttura complessivamente electro, viraggi EBM oriented combinati a ripetitive frequenze vocali, mentre la seguente "Negative Fields" propaga ondate di pura tehnologic-energy garantendo la massima ballabilità attraverso la simmetrica propulsione midtempo del drumming, elemento di fondamentale importanza, ulteriormente rafforzato da pulsanti turbo-basses e reso suggestivo dall'azione congiunta tra robotic-vox, sussurri e spokens words, geometrie soniche predisposte sullo sfondo di un avvolgente comparto di synth e di evoluzioni sequenziate. Lo schema percussivo di "Always Prey For Them-The Reich’s Station" trasmette impure scansioni la cui regolazione midtempo, unitamente alla fissità del modulo di programming, alle essenziali armonie del synth ed alla melodica freddezza del canto, struttura un danzabile electro-congegno adatto ai dancefloors alternativi, così come la successiva "Nemesis-The Third Day" canalizza propagazioni di cyber-voice all'interno dei futuristici sintetismi originati dagli equipaggiamenti, composti dalla pneumatica spinta midtempo sprigionata dal drum-programming e dai flussi metallizzati della tastiera. "Mishima San" rallenta i bpm's finalizzando un downtempo in cui si articolano macchinalmente i secchi frazionamenti della drum-machine, la ciclicità delle ripartizioni programmate ed i filtraggi di voce aliena. I dettami electro/EBM contemplati dai Public Domain Resource proseguono forgiando ora la seguente "Your Blood Is Mine", traccia vivacizzata da incitamenti percussivi midtempo e dagli iridescenti accordi del synth che torreggiano sulla uniforme concatenazione di vocals, mentre la bellissima sezione introduttiva di "The Hang", composta da eterei pads ed un rivolo di programming, si evolve in un dispositivo future-electro midtempo automatizzato con precisione dalla drum-machine, abbellito da fluorescenze tastieristiche e proiettato in una dimensione cosmica da un canto melodiosamente aperto. La timbrica metallica e l'incedere metronomico appartenenti al drumming di "The Second Day" ipnotizzano delineando replicazioni sulle quali il vocalist erige un canto leggermente inacidito dai filtraggi connettendolo ai liquidi tratteggi del sequencing ed alla freddezza di cui sono intrise le espansioni del synth. I TourdeForce, eccellente electronic-act bergamasco capeggiato dal frontman Christian Ryder, remixano "Red Lines" incrementandone la velocità percussiva ed arricchendola di fascinosi tecnicismi dance-minded, arrangiamenti che trasformano la traccia originaria in un valido titolo per la playlist dei d.j.'s specializzati in electro-alternative. La rielaborazione di "Under The Ground" eseguita dalla Washingtonian D.C. band Retrogramme, propone uno strepitoso accostamento di formule very danceable e potenziamenti della spazialità sonora, nonchè l'introduzione di elettricità chitarristica, fratture ritmiche, maggior limpidezza nelle marcature del programming, dilatazioni artificiali ed echeggiati assoli di synth. Il capitolo di chiusura è la versione Magnetic Fields edit di "Mishima San", la quale trasfigura le rallentate forme della song in una cavalcata elettronica incessantemente erosa dalla corrosività riprodotta dal vento tastieristico e ritmata dalle gelide correnti scaturite dal drum-programming. Realizzazione da cui affiorano stilemi compositivi elaborati e sviluppati con efficienza, l'album "Dead Surface" è sinonimo di danza ultra-moderna, inventiva e formazione interiore disciplinatamente tecnologica, energizzata da dinamismi provenienti dalla migliore scuola Electronic Body Music. All'interno del full-lenght d'esordio i due protagonisti svolgono i rispettivi ruoli in reciproca sintonia e con metodiche ineccepibili, distillando un compendio di musiche ed atmosfere "future dancing" scorporate da ogni ovvietà, perfezionando una tracklist che interesserà vivamente tutti gli appassionati di sonorità avanzate. Public Domain Resource: un progetto destinato a divenire nel tempo un sorta di riferimento obbligato per tutti coloro i quali considerano l'ascolto dell'electro-sound un'esigenza imprescindibile.

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Red Industrie - "Destroyer" - cd - by Maxymox 2013

redin  Con la denominazione Future Clash Body Music si intende il genere interpretato dai messicani Red Industrie, electro-act che nel 2008, anno di fondazione, basava inizialmente e limitatamente le proprie intenzioni come side-project fondato sui detriti degli Isis Signum, volontà in seguito tramutata in un uno stabile percorso incoraggiato da risultati e consensi di importante spessore. Successivamente a radicali mutazioni nell'organico effettuate dall'epoca di origine fino al 2011, la line-up menziona attualmente il front-man Helder Camberos (songwritting/studio production/composing/live & studio vox/midi controlers), Fernando Diaz (live & studio guitars) e Danya Malashenkova (live & studio female vocals/live controls), terzetto artefice di una discografia introdotta nel 2009 attraverso i due digital-singles "Electro Body" e "Space Science", editi rispettivamente dalla label statunitense Black Montanas e dalla messicana Sango Music. Questi due episodi d'esordio furono in seguito inclusi nel primo album, "Ciencia Ficcion", realizzato nel medesimo anno per l'etichetta messicana Advanced Synergy, al quale contribuirono le preziose collaborazioni fornite da artisti tra i quali nomino per importanza: la spagnola Yasmin Gate, operativa nell'area techno-electro-house, i produttori belgi Lia Organa & Electric Prince, ed i progetti electro-oriented People Theatre, Modulate, Syrian ed Elite!. Nel 2010 uscì il secondo full-lenght, "Switch", licenziato dalla tedesca Electro Arc e contenente nella tracklist gli importanti contributi offerti, citandoli per notorietà, dai germanico-canadesi Psyche, nuovamente dal francese People Theatre, dalla EBM-ensemble tedesca Angstfabrikk, nonchè da Sara Noxx, dal techno-duo spagnolo Strange Connection, Darkmen e dal modulo EBM germanico degli degli Autodafeh. Come descritto in apertura, sono presenti nel repertorio discografico dei Red Industrie anche produzioni in sola versione digitale come il remixed-album del 2012 "Koerper Reich", disponibile comunque anche in formato CD-r, oppure, più precedentemente, il quattro tracce del 2011 "Domination 2.0 Remixes". Il recente ritorno della band sulla scena tecnologica è siglato da questo nuovo e terzo album "Destroyer", tredici episodi, oltre al video-track di "Never Trust In A Machine", editi per l'eccellente e dinamica label partenopea EK Product, entro i quali si combinano con efficacia elementi electro-pop, EBM e Techno-Body-Music, per un insieme di energia e propulsione sintetica straordinariamente avvincenti e ballabili. Il denominatore che accomuna larga parte degli schemi compositivi dei Red Industrie ascoltabili oggi anche nel nuovo "Destroyer" si manifesta sottoforma di programmazioni electro-EBM assolutamente ballabili e rese relativamente gelide dagli scambi vocali tra Helder e Danya, spesso simili ai dialoghi tra due androidi; i credits della release, come sempre arricchiti di partecipazioni esterne, evidenziano la produzione dello stesso Peter Rainman, alias People Theatre, oltre ad un congruo numero di artisti la cui cooperazione ha impreziosito notevolmente la stesura di sette tracce, prima delle quali è l'iniziale "The Final Destruction", un pulsante electro-industrial midtempo realizzato in collaborazione con il progetto tedesco Sara Noxx e sfoggiante le glaciali sezioni fraseggiate di Helder attorniate dai femminei e sensuali vocals di Danya, ipnotici battiti percussivi, liquidi flussi di sequencing e, nel comparto centrale, graffianti riff di chitarra. La solistica presenza di Dirk Da Davo, egli unitamente con TB Frank edificatore del progetto belga in stile synthwave/EBM chiamato The Neon Judgement, collabora alla stesura della trascinante "One Pain Killer", una traccia dark-electro/EBM particolarmente indicata per danze sfrenate da eseguirsi sotto gli effetti di irradiazioni stroboscopiche, condizione ideale per essere avvolti da una pioggia ritmica martellante entro la quale i vocals frazionati militarmente dal singer ed i mantra tecnologici del refrain fungono da traino alle celeri replicazioni del programming ed all'acidità che corrode le toccate del synth. "Body Of The Week" dinamizza ulteriormente il sound presentandosi come una techno-EBM di breve minutaggio ma capace di catturare l'ascolto ed il movimento attraverso la meccanica rapidità dei suoi flashes percussivi e le robotiche tonalità dei vocalizzi. Yasmin Gate, avvenente e creativa techno-girl iberica, è introdotta nelle esecuzioni future-electropop combinate ad intuizioni EBM di "Decadencia", un brano studiato appositamente per i dancefloors e pianificato mediante impulsi percussivi midtempo simmetricamente allo sgorgare del programming, il tutto costellato dai vocals suadenti pronunciati dalla guest-singer duellanti con quelli più asciutti e sezionati che contraddistinguono l'intercalare di Helder. "Perfect Black" rallenta le bpm assestandosi in un electropop-EBM downtempo eretta su modulari replicazioni di drum-machine che scorrono parallele ai ritmici abbellimenti del sequencing, formule regolate dal canto atono, severo e fraseggiato del vocalist, mentre la successiva "Energie" costituisce il remake dell'omonima single-track edita nel 2006 dall'ex piattaforma di matrice electro/techno/EBM denominata Isis Signum, una rivisitazione in chiave dancefloor techno-trance/EBM ora strutturata da sorde timbriche uptempo contemporaneamente alla fluidità e la precisione che allinea le pulsazioni delle macchine agli effetti elettronici di abbellimento ed ai vocals freddamente sezionati. Ancora più potente, il grafico ritmico midtempo su cui si basa il remix in veste Dead ManDanz di "Hipocrita" irretisce i sensi obbligandoli alla danza tecnologica utilizzando allo scopo le frequenze iper-processate che circondano le voci di Helder e Danya, loops ed effects, guizzanti punte di sequencing e synth, così come la seguente "Cuarta Dimension" si propone come una electro-EBM track disciplinata dalle ordinate emissioni vocali dei due singers e dai battiti midtempo generati dall'impianto percussivo, il tutto distribuito uniformemente sulle liquefazioni del sequencing, sulla metallica e ciclica opacità del programming alternati alle luminose aperture della tastiera. Il ritmo prende nuovamente quota inondando la successiva "Never Trust In A Machine", traccia dalle sintetiche battute uptempo che, fondendosi alle linee sequenziate, agli aliti del synth ed a toni echeggiati provenienti dalle voci di Helder e Danya, costruiscono l'ossatura di una techno-electro/EBM song molto ballabile e corroborante. Raul Parra, d.j. e produttore spagnolo, remixa ora "Body Of The Week" aggiungendo nelle sue trame ulteriori decorazioni elettro-EBM, filtraggi vocali, spazialità ritmico-sintetica e futuribili tattiche clubby-minded, così come la destrutturazione di "One Pain Killer", elaborata da Dirk Da Davo in versione "Modernista", robotizza il nucleo percussivo e canoro del brano originale sottoponendolo ora ad una trasfigurazione future-electronics del concetto EBM, miscelando al suo interno snelle e danzabili rotazioni di e-drumming, pulsazioni automatizzate, saturazioni vocali ed una atmosferica nebula di pads. Integralmente devota ai dettami EBM, la rivisitazione di "The Final Destruction", quì in veste "Devastation Remix", si avvale dell'azione congiunta tra Sara Noxx e Ionic Vision, terzetto synth-wave belga composto da Sven Lauwers, Andy de Decker e Louis Zachert, artefici di un congegno particolarmente danzabile, incisivo ed elaborato da moderni arrangiamenti adattati alle piste. In conclusione, il duo germanico di matrice EBM/industrial Strafbomber remixa superbamente "Body Of The Week" tramutandola in modalità "Extended Dub", punteggiando la sua superficie di pneumatiche battute uptempo, fitti tracciati di sequencing e mesmerizzanti avvicendamenti elettronici. Album saturo di promesse e voglia di affermazione, "Destroyer" costituisce da oggi un nuovo punto di riferimento rivolto agli estimatori dell'EBM e delle sue ramificazioni. I domini percussivi azionano con vigorosa spinta i meccanismi originati dagli equipaggiamenti, mentre l'essenzialità delle voci svolge il ruolo di algido ornamento, tutto ciò per un diagramma sonico entro cui prevalgono grinta, dinamicità e l'instancabile movimento del corpo: disco da ascoltare e ballare finchè le forze ve lo consentiranno.

* S *

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Saffronkeira - "Tourette" - cd - by Maxymox 2013

saffro  Il fronte elettronico-sperimentale italiano introduce nel suo organico il nuovo nome di Eugenio Caria, aka Saffronkeira, techno-d.j e one-man project proveniente dalla Sardegna, dal 2008 fautore di profonde incursioni all'interno del suono artificiale. E' arduo ricercare una particolare specificità entro la quale circoscrivere la musica dell'artista: essa potrebbe essere descritta come un empirico minimal-ambient che interseca svariate correnti che dipartono dall'ethnic per congiungersi all'impressionismo avanguardistico, all'experimental-noise/glitch, a rifrazioni dark, all'abstract e ad un sottile filamento di advanced-classical, senza tuttavia posizionarsi stabilmente su nessuno di essi a conferma di una volontà creativa che allontana precise direttive prediligendo invece traiettorie compositive libere, istintive. La cronologia discografica del protagonista, concentrata quasi interamente nel 2012, annovera in fase di inizio due digital compilations: la prima, "Denovali Swingfest", rappresenta un'ampia panoramica rivolta alla scena radical-electronica promossa e prodotta dall'omonima label tedesca in occasione del suo tradizionale festival inaugurato per la prima volta nel 2007: in questa raccolta, registrata presso l'esibizione tenutasi nella location germanica di Weststadthalle Essen, Saffronkeira allineò due composizioni in un'estesa tracklist entro cui si susseguivano numerosi progetti tra i quali, citandone alcuni per la loro risonanza: Hidden Orchestra, A Dead Forest Index, The Nest, Carlos Cipa e Year Of No Light. La seconda sampler-release che archivia la partecipazione del nostro musicista è intitolata "...and Darkness Came By Headphone Commute", una compilation a sfondo benefico congegnata dall'omonima online magazine newyorkese attraverso un'impressionante tracklisting enumerante ben ottantasette episodi. Un'altra raccolta, in questo frangente edita nel 2009 in versione CD-live per la label spagnola Störung, prende il nome di "Störungliveseries 003": essa fu registrata presso il Farinera del Clot auditorium di Barcelona durante il festival internazionale di musica elettronica organizzato dalla stessa home. Saffronkeira si dimostra anche abile manipolatore di remix, arte dimostrata nella ricostruzione del brano "From" inserito nella tracklist del digital album "Silver" edificato solisticamente dal polistrumentista Charles-Eric Charrier, egli assieme a Rasim Biyikli membro del progetto electroacoustic chiamato Man. Nuovamente nel 2012 fu la volta di un altro rilascio licenziato dalla prestigiosa Denovali, l'omonimo "Saffronkeira", un 10" contenente due tracce in formato digital download a cui seguì nel medesimo anno l'acclamato ep "A New Life", edito in formato CD sempre dalla Denovali ed opera in cui l'interprete esprimeva le proprie emozioni attraverso un ambient-drone tenebroso, sofisticato e coinvolgente, tutto ciò in un disco suddiviso in due capitoli denominati rispettivamente "Old Life", comprendente esso sette tracce, e "New Life" formato da sei atti. Il sound-system ideato da Eugenio e la fondamentale importanza del supporto ad altissimi livelli fornitogli dalla Denovali, nonchè gli incoraggiamenti di un pubblico sempre più numeroso ed affezionato, hanno svolto appieno la loro funzione di input portando il disegno Saffronkeira al compimento del suo esordio in versione full-lenght, ovvero il presente "Tourette", oggetto di un inatteso ma meritato successo, integralmente composto, prodotto, mixato, arrangiato in Sardegna dall'artista e masterizzato da Alex Gámez presso la citata home iberica Störung: la release è disponibile sia in versione CD che, per gli appassionati del genere, in formato doppio vinile impreziosito in foggia White/Black splatter. Le otto suites contemplate nell'opera possiedono schemi caratterizzati da integrali disidratazioni del concetto sonico a loro volta incanalate nella penombra da cicliche alternanze di minimalismo elettronico, noises, atmosferici pads ed episodiche, fugaci aperture rivolte verso le sonorità di varia estrazione che ho elencato nella parte introduttiva. A conferma di ciò, "First Steps", traccia iniziale, si propone infatti come un ambient composto da scarne manipolazioni tecnologiche immerse nella quiete color mercurio di un suono algido, vaporizzato, entro cui scorrono in forma solida flussi di ombra, micronizzazioni percussive, dissonanze tastieristiche, rumorismo artificiale e, più innanzi, la spettralità di una sinfonia immersa da lì a breve nella nebbia delle trasmissioni elettroniche, sonorità che, complessivamente, creano un'aura di raffinatezza e cerebralismo. La successiva "1859-1904" si articola fascinosamente serpeggiando attraverso una frammentata percussività downtempo-glitch attorno la quale, provenienti da una dimensione onirica, evaporano colonne di materia tastieristica, richiami arabeggianti e nano-effervescenze sintetiche, così come "Motion" propaga acuminate ed atone emissioni di tecnologia aliena i cui scomposti frazionamenti si diluiscono in seguito tra le immote onde di un ambient-sound formato da lente, tenebrose espansioni di pads, fraseggi campionati e trafitture elettroniche. "Fragile" è attraversata per un lungo periodo da un modulo sonoro creato dall'ossessività di un'unica nota tastieristica in uno sfondo dark-ambient disseminato di pseudo-ritmiche e microscopiche particelle artificiali, frequenze soppiantate improvvisamente da un cupo interludio pianistico-classicheggiante ed in seguito precipitate in una nuova stratificazione dominata da acustiche inerti, sperimentalmente fosche, nelle quali trionfano i sottili inserimenti di industrial-noises, il greve background tastieristico e gli stacchi della sezione percussiva. Un rallentato pulsare e la particolare fluidità del suono glacialmente tracciato nelle scie tastieristiche, fanno di "Obsessive Compulsive" un ambient allo stato gassoso, edificato inizialmente mediante minimali rumorismi elettronici, respiro ansante, eteree sospensioni di key e veloci riavvolgimenti di nastro, così come il restante minutaggio è ammantato da pads privati di fisicità unitamente a noise-clicks e l'impersonale artifiacialità di vocals estratti da un game interattivo. "Insensible Crash" prosegue con un rombo sotterraneo attorno al quale si accentrano rarefazioni percussive, un incessante sibilo, tuoni cosmici, ignoti stridori ed echi generati da meccanismi senza nome, il tutto costellato da impulsi che accrescono ulteriormente il senso di mistero che aleggia in questo dark-ambient. Ancora più suggestiva, "The Disease" propaga sensazioni di malinconia ed alienazione condensandole dapprima tra un picchiettante rumorismo coperto in seguito da solenni procedure di key dai toni crescenti ed effects riverberati, suoni interrotti da un improvviso tuono che, anche successivamente, separa le varie fasi della traccia che continua in uno sviluppo congegnato con rattristata essenzialità dalle battiture pianistiche e, in fase più avanzata, da orchestrazioni tastieristiche talmente splendide e confortanti da rendere l'ultimo tratto della song uno squarcio di luce nella totalità del buio. Verosimilmente con il suo stesso titolo, "The Hope" fa susseguire ad un'estesa introduzione di rumore scricchiolante, secchi rallentamenti percussivi e foschie di key, lo struggimento e la nostalgia generata da accordi neoclassici replicati con circolare intensità dalla tastiera, soprattutto nelle intonazioni in modalità violinistica così meravigliosamente e progressivamente combinate ai fitti grafici di programming che vibrano nel sottofondo. Realizzazione di elevata significatività, "Tourette" trascende drasticamente dai consueti prospetti legati al genere interpretato offrendosi attraverso intuizioni svincolate dalla monocromia che spesso caratterizza l'ambient, destrutturandone le sonorità e facendole convergere in una direzione assolutamente sperimentale e personalizzata. L'assenza di rigidezza e linearità nelle creazioni ideate da Saffronkeira riferiscono dinamismo interiore e desiderio di forgiare un suono vivo, che sappia comunicare emozione mediante un linguaggio sintetico composto da tasti, cursori e manopole creanti formulazioni in grado di polarizzare l'ascoltatore conducendolo gradualmente all'estasi. E da questo specifico punto auspico fortemente da parte del protagonista la concretizzazione di un prossimo capolavoro che possegga nella sua tracklist, identicamente a questo album, esecuzioni oltre la media e la manifestazione di un talento da fuoriclasse: mi è ignoto se Eugenio Caria ne sia consapevole, ma egli è ad un solo millimetro dalla perfezione.

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SPEKTRALIZED - "In Between The Opposite" - exclusive anticipation - by Maxymox 2013

infospektra  Con questa sintesi riguardante l'imminente uscita del nuovo album congegnato dai norvegesi Spektralized, Vox Empirea inaugura in esclusiva una strepitosa stagione di electro-anticipazioni licenziate dalla EK Product, label italiana meritevole di rilievo per aver intrapreso, meglio di ogni altro odierno brand indipendente, un percorso attivo ed assolutamente efficace sul fronte di una mirata scelta degli artisti reclutati nonchè sulla regolare frequenza dei rilasci proposti al pubblico. Lo scopo dell'iniziativa intrapresa da Vox Empirea webzine è primariamente quella di allertare ed orientare preventivamente il lettore alternativo verso i prodotti di eccellenza provenienti dalla citata label, offrendo una selezione di prossime uscite decritte inizialmente nei loro tratti prevalenti ed in seguito, più dettagliatamente, perfezionati nella nostra tradizionale recensione di approfondimento. >>>> Standard compositivo ai massimi livelli, melodie immediatamente catturanti e una forte dose di ballabilità sono le forze motrici di questo album, "In Between The Opposite", il quarto di una discografia qualitativamente in continua ascesa quale manifestazione di un talento che non conosce limiti. Le atmosfere electropopish costruite dai norvegesi Spektralized parla con un linguaggio diretto ma allo stesso tempo sofisticato e danzabile: il loro ultimo capitolo rivela una band più matura e in possesso di un mirabile ingegno così ricco di strategie che sanno come conquistare gli ascoltatori offrendo loro suoni artificiali creati da irresistibili, pulsanti bpm's, vortici di synths e la potente voce di Richard Bjørklund che sostiene le orchestrazioni. All'interno dell'album nulla è casuale: tutto è generato da passione e scienza, dal calcolo e dal sentimento, elementi che conferiscono a "In Between The Opposite" un'aura affascinante che merita di essere scoperta traccia dopo traccia, per una release che trascina in un'escursione verso universi tecnologici dedicati alle nuove e vecchie electro-generazioni <<<<

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Spektralized - "In Between The Opposite" - cd- by Maxymox 2013

spektral  La descrizione riguardante la biografia e le gesta dell'ensemble electropop/EBM norvegese Spektralized è disponibile esaustivamente all'interno della recente intervista pubblicata nelle webpages di Vox Empirea, per cui prima di analizzare la release oggetto di recensione procederò elencando nel dettaglio la discografia compresa nel loro percorso: la band, in un soddisfacente ventennio artistico durante il quale ha affinato notevolmente il proprio campionario di suoni elettronici, ha rilasciato dapprima nel 2002 il maxi-single "Allied", quattro tracce edite dalla Accession Records, prodotte dal conterraneo musicista EBM/industrial Sebastian Komor, e tra le quali si distingueva la versione "Mix" di un episodio recante il medesimo titolo, affidato all'inventiva degli Icon Of Coil. L'esordio su album avvenne nel 2003 con "Elements Of Truth", un disco notevole, sempre licenziato dalla germanica Accession Records, nella cui tracklist di dieci brani primeggiava un forte orientamento dance e melodie progettate per affascinare l'udito, complice anche la collaborazione fornita in due occasioni dalla vocalist Monica Kristiansen nelle tracce "My Needs", successivamente ripresa in varie versioni nell'omonimo ep, e "Stardust". A ciò seguì tre anni più tardi, nuovamente per la medesima label, il secondo full-lenght "Capture The Moment", un lavoro vivacizzato da brillanti soluzioni electropopish solidamente impiantate su ballabili strategie di drum-programming e catturanti armonie tastieristico-vocali: annotabile per pregio, è la song "Better Tomorrow" nella quale spicca il canto di "Ida" Helen Fjeld, vocalist fondatrice con Inge Nilsen e Vidar Nord del progetto electro-trance norvegese Aven. Nel 2011 gli Spektralized pubblicarono autonomamente l'album "The Puzzle" dirigendo il suono verso traiettorie EBM/sythpop, mentre il citato Multi-ep "My Needs", rilasciato nel 2012, oltre ad aver costituito una gradita interpausa prima del successivo album, siglò il forunato accordo con la label italiana EK Product. Tra i capitoli inclusi nella lista di questa release emergono i remixes elaborati dagli stessi Icon Of Coil ed in seguito da Einar K, Isle Of Crows, Code 64, Technomancer & Angst Pop, Mental Discipline, Supercraft e Kristian Torkilsen. Lo schieramento triangolare degli Spektralized pubblica esattamente nel 2013 la sua quarta meraviglia in versione digipak-full lenght, "In Between The Opposite", la cui diffusione è affidata alla sub-label della celeberrima EK Product, la Space Race Records: ritroviamo quindi il front-man Richard Bjørklund (vox/lyrics/production) con i musicisti Ken A Nilsen (guitars) e Magnus Sørli (keys/second vox) impegnati in una creazione sonica assolutamente impeccabile concentrata in dieci tracce ufficiali e due remix che con ogni probabilità incrementeranno i già numerosi crediti accumulati nel tempo della band posizionando questo disco tra le migliori offerte del mercato discografico alternativo relative all'anno in corso. Come anticipato nell'intervista, la nuova tracklist alterna momenti di intima riflessione ad altri sorretti da una fresca danzabilità, suoni maturi e di rara bellezza, congegnati con particolare senso melodico e potenza ritmica, pianificati mediante atmosferici tragitti introduttivi ai quali fanno sistematicamente corso refrains di stupefacente effetto: tutto ciò prende inizio dalla prima song, "Children Of Tomorrow", un manifesto pop-tecnologico composto dalle pulsanti e ballabili cadenze uptempo scandite dal drum-programming, ritmiche attorniate dalla solidità e dagli armoniosi accenti di cui è rivestita la voce di Richard le cui formule, irresistibilmente trascinanti nello sviluppo, si uniscono alla luminosità generata dalle tastiere e dal corpus elettronico di sostegno. Un synthpop dall'andamento flessuoso e vagamente malinconico si ode invece nella seguente "Reflecting Memories", traccia percorsa da un drumming midtempo combinato alla finezza melodica che fuoriesce dai synths, dalle scie chitarristiche e dalle seducenti intonazioni del vocalist, così come "To Be Recalled", aumentando la velocità delle bpm's, l'intensità del programming e la copertura dei synths, determina un trionfo di ballabilità e di lirismo perfezionati in una electropop-song istantaneamente assimilabile e progettata con un tale metodo da renderla infallibile ad ogni ascolto, sia esso presente che successivo, e ciò anche a distanza di molto tempo. Architetture richiamanti globalmente intuizioni da retroguardia 80's synth-wave in stile O.M.D. vengono illustrate dagli Spektralized attraverso le fascinose traiettorie di keys, di drum-programming midtempo e vocals da sogno sperimentabili ora in "Looking Forward", brano splendido che unisce musicalmente il calcolo e la freddezza generati dalle macchine ad un avanguardistico concetto delle emozioni, teorema la cui espressione sonora non mancherà di sedurre gli electro-romantics di ogni età. "Changes" riduce il drumming assestando le battute in modalità downtempo e permeando di nostalgia i flussi dei synths attraverso l'afflizione evocata da Richard nel suo canto, mentre la successiva "No Denial", a mio giudizio il miglior capitolo dell'intero album, soprattutto se ascoltato ad alto volume, è una miscela di energia tecnologica, raffinatezza canora ed astuti tatticismi strumentali la cui essenza è concentrata in una song di bellezza estrema, introdotta da un torpido segmento di voce e sequencer sfocianti in un refrain che darà un fortissimo impulso all'entusiasmo e dal quale è letteralmente impossibile sottrarsi, merito della netta separazione tra le pacate modulazioni del tratto iniziale e la ballabile, pulsante corsa intrapresa dal drum-programming che sospinge con enfasi le linee dei synths e le incantevoli ascese tonali che Richard diffonde con coinvolgente passione. I tratteggi elettronici, le veloci punteggiature del drumming ed i melodici bagliori emessi dalle tastiere, riconducono al pop avveniristico dei Code 64, ovvero un vortice di frequenze elettroniche accuratamente progettate per far ballare estasiando l'ascoltatore con l'appoggio di vocals tersi, autorevoli e curvati verso accordi che penetrano indelebilmente nell'encefalo. "Different People" segue un andamento synthpopish very Depeche Mode oriented, creato alternando atmosfericamente toccate di keys e le sospensioni elevate dal vocalist a partenze ritmiche midtempo ulteriormente rafforzate da più accentuate soluzioni di programming e forti marcature tastieristiche. Lontani richiami EBM e melodismo electropop si congiungono formando il dinamico schema di "Reborn", evento in cui il motore percussivo gareggia a velocità uptempo con le ballabili replicazioni del sequencing, un'esplosione di energia elettronica alimentata da vocals ben modulati e dominanti espansioni di synths a sostegno di una traccia destinata a spiccare per merito nei d.j. set più efficaci. La tracklist realizzata esclusivamente dagli Spektralized si conclude con "Sci-Fi Break Up", episodio strumentale le cui procedure ritmiche articolano meccanicamente bpm's uptempo codificando nel contempo rotazioni di programming e fulgide toccate di synth, tutto ciò attendendo l'ingresso del primo dei due remixes elaborati entrambi in versione "For Club" dal geniale Sebastian Komor: ecco quindi la nuova forma di "Children Of Tomorrow", song ora rinforzata da connotati percussivi, arrangiamenti e tatticismi elettronici più risoluti ed indirizzati alle folle di avventori dei dancefloors i quali sperimenteranno con piacere gli effetti di questo avvincente congegno sonoro. Il secondo remix prodotto dall'inventiva dell'autore è quello relativo a "To Be Recalled", traccia dalla quale sgorga un più compatto rettilineo ritmico, nitide calligrafie vocali, synths in rilievo e manipolazioni da laboratorio appositamente formulate per i fans della danza tecnologica. Album qualitativamente inappuntabile, "In Between The Opposite" è considerabile come uno tra i più validi della recente dinastia elettronica: la release, grazie all'esperienza maturata dagli esecutori ed alla loro profonda conoscenza di ciò che il pubblico alternativo desidera, riesce ad appagare un ampio range d'ascolto impiegando strategie accessibili ma mai soggette ad alcuna prevedibilità, le stesse che faranno la gioia di ogni appassionato in grado di distinguere ed apprezzare l'elevatura di questa grande band. In essi, anche dopo un solo, attento ascolto di questo album, prenderà corpo l'ipotesi che gli Spektralized siano ispirati da una forza ultraterrena.

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Strydwolf - "Dunkle Wälder" - cd - by Maxymox 2013

stryd  Proveniente da Den Haag, Olanda, Strydwolf è il progetto fondato nel 2007 dal bandleader Willem W., prosecutore di una classica matrice neofolkish che nel corso degli anni ha integrato ulteriori sonorità e svariate sfumature, elementi innestati progressivamente nelle musiche fino all'ottenimento di una miscela dall'alta capacità seduttiva: gli albori della produttività discografica relativa a Strydwolf furono caratterizzati da albums in stile martial/industrial/neofolk/neoclassical quali i demo "Weltstorm" e "Heitelân", licenziati rispettivamente dalle labels Heitelân Records e SkullLine. A questi due titoli succedettero nel medesimo, produttivo anno le seguenti full-lenght releases sempre edite dal brand Heitelân Records: "Symposion", full-lenght composto da una vasta tracklist contenente ventuno brani, seguito da quella altrettanto estesa di ventidue appartenente a "Ljocht!". Ai suddetti albums si aggiunse lo split acoustic-neofolkish oriented "Winter Ruins" pubblicato nel 2009 dalla SkullLine, condiviso da Strydwolf unitamente al solo-project ambient/experimental/neofolk Shattered Hand impersonato dal tedesco Matthew S. Toth. "Si Vis Pacem, Para Bellum", edito anche in questa occasione dalla la germanica SkullLine, è il titolo del secondo split realizzato nel 2010 dal progetto in cooperazione all'artista olandese martial/industrial/dark-ambient chiamato Striider. "Dunkle Wälder", risalente al 2011, è l'album di cui ci occuperemo in questa recensione, anch'esso pubblicato dalla SkullLine come tutti i successivi titoli quì nominati, ad eccezione del singolo "Dedication" del 2011 edito invece dalla Catgirl Records Historical. Al presente titolo a cui dedicheremo l'attenzione, fece seguito nel 2011 il full-lenght "Leaves Of Grass", con ospiti alle sezioni vocali Julian J, i due membri della piattaforma industrial/downtempo/neofolk/gothic-rock The Pride Of Wolves, ed il progetto martial-industrial ucraino Truart. In ordine cronologico chiude la sequenza l'album rilasciato nel 2012 "Aus Alter Zeit", le cui musiche, di evidente inclinazione romantic-neofolk/acoustic/military pop/neoclassic, si fregiano in differenti occasioni della collaborazione congiunta fornita da prestigiosi nomi operativi nei settori acoustic/military/neofolk/neofolkrock quali Zomerbries, gli eccellenti solo-projects tedeschi Falkenstein e Argheid, il duo-act americano Gnomonclast ed infine gli olandesi Hou En Trou. La line-up autrice dell'album "Dunkle Wälder" include Willem (guitar/vox) unito ad Häns R. (drums/percussion), Dave G. (percussion) ed a Robert H. (melodiks/accordion), mentre la tracklist, costituita da sedici songs, avvia inizialmente il suo corso con la fascinosa "Intro" e le sue riproduzioni temporalesche oltre le quali la chitarra, la tastiera ed un arcano tambureggiare combinano i suoni creando un'effimera sad-folk ballade. "In Die Ewigen Wälder" interiorizza un forte senso di tristezza ed un portamento solenne, elementi espressi musicalmente affidando un ruolo fondamentale alla profondità vocale di Willem perfettamente adattata agli altrettanto malinconici accordi di fisarmonica e chitarra, modulazioni queste percosse con severità dai battiti staccati del tamburo. La successiva ed omonima "Dunkle Wälder" si avvale di un testo particolarmente significativo vergato dal liricista tedesco Uwe Lammla, le medesime parole che Willem espone con tonalità rapite dalla malinconia in un quieto ed arpeggiato contesto di chitarra interrotto solo dal crepitare di fiamme e dalle secche vibrazioni costruite dal drummer. "Im Nebel" aumenta la copertura percussiva descrivendo con essa un registro quasi tribale le cui rullate, atmosfericamente cupe, sostengono le tonalità sepolcrali che distinguono il canto di Willem, inserito a sua volta tra morbide rotazioni di corde e scarni innesti di key. Le rattristate note della fisarmonica suonata dal malevolo folletto industrial/neofolkish Art Abscons si accorpano ora al militaresco tambureggiare, al tenue background chitarristico ed alle abbattute litanìe del vocalist, tutto ciò in una sorta di crepuscolare inno neofolker qual'è "Natur Und Krieg". Lo struggente romanticismo di cui è colmo l'album si manifesta in una delle sue varianti, "Night Cometh On!", cantata con toccante passionalità e languidamente arpeggiata attraverso la voce e la chitarra di Ewan Burke, capostipite degli estinti Kunstgerecht, terzetto scozzese di plurima tendenza post-punk/neofolk/gothic/martial/industrial attivo negli early 80's: Ewan affida le sue note alla rullante pacatezza del drumming ed alle pallide sinfonie della tastiera, in un brano neofolker lacerato dal patimento interiore che accompagnerà le notti di chiunque voglia condividere con esso emozioni e lacrime. "Winter Come Back" recupera le sonorità military-folk tradizionalmente legate alle musiche degli Strydwolf, palesandole ora in uno schema composto da una celere percussività soldatesca accarezzata con infinita malinconia dalla chitarra e dalle profondità tonali insite nella voce di Willem, sporadicamente abbellita da melodie di fisarmonica. E' la volta della bellissima "Verirrung", song all'interno della quale si evidenziano le echeggiate scie tracciate dai vocals e le loro desolate fluttuazioni che si congiungono armoniosamente alla delicatezza del plettro mentre sfiora le corde della chitarra, incontrando il militaristic-drumming e le malinconie riprodotte dalla key sottoforma di emulazioni violinistiche. Un'altra lenta ballata neofolk, eseguita essenzialmente dal tamburo, fisarmonica e chitarra, viene coniugata con percepibile mestizia dalla voce di Willem, i cui spogli ed afflitti contrappunti originano atmosfere dense di introspezione e nostalgia, mentre nella successiva "Weiße Wolken" le arie canore si impreziosiscono delle stupende intonazioni emesse dalla vocalist Femke J. simmetricamente posizionate a quelle più cavernose proferite da Willem, tutto ciò sorretto da cristallini accordi di chitarra che inseguono una percussività scandita da veloci battiti. Artificiali folate di vento introducono "Sturmes Weckruf", riemergendo ciclicamente dalla sua rallentata musicalità neofolker nelle cui cadenzate sezioni ritmiche si odono accenti vocali tormentati dal rimpianto, aspetti ulteriormente sottolineati da un depresso accompagnamento di chitarra e tastiera, così come la seguente "Der Jäger Abschied" espone un essenziale paradigma neofolk cosparso di dissonanze chitarristiche i cui arpeggi e le cui soffocate armonie vocali conferiscono alla song un'aura surrealmente nostalgica. "Wanderlied" differisce dalla precedente traccia muovendosi su traiettorie epic-neofolkish corpose e melodiche, enunciate attraverso formule di tastiera, chitarra, fisarmonica e voce che nella loro cavalleresca esposizione richiamano peculiarità da soundtrack. Il canto riverberato del singer sembra ora risalire da una dimensione sotterranea, fondendosi alle estatiche consonanze della chitarra ed alle malinconiche textures ordite dalla fisarmonica; allo stesso modo la successiva "Waldsang" rimarca con intensità sentimenti afflitti e romanticismo decadente concentrandoli in un neofolk saturato dalla tristezza, emozione apertamente rivelata dalle abbattute melodie proferite da Willem circondate da euritmie chitarristiche e da staccate battute percussive. Sulla medesima traiettoria è anche "Frühlingsglaube", brano di chiusura, il quale dona continuità al percorso sonico dedicato ai rituali folk-sentimentali, esprimendoli mediante la consueta, sensibile placidità che caratterizza gli avvicendamenti di voce, chitarra e tastiera, nonchè attraverso le basse frequenze di sottofondo generate dai percussionisti. Quello creato dagli Strydwolf è uno stile traboccante di accoramento, stato d'animo espresso con naturalezza, emozione ed un'implicita austerità: questi elementi costituiscono sostanzialmente i fondamenti attraverso i quali sono costruite le sonanze permeate di grande suggestione che rendono "Dunkle Wälder" un così esaustivo saggio di ispirata Arte folkish, dal cui microuniverso discende un ennesimo astro che si farà amare per la sua capacità di instaurare un feeling immediato e duraturo, assicurando al seguace del genere descritto una lunga successione di ascolti che evolveranno concretamente nell'intenzione di indagare l'intera discografia appartenente al progetto. Che gli ammiratori della SkullLine e del neofolk d'autore considerino questa release un oggetto da desiderare ardentemente.

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Substaat - "Substaat" + "Refused" - cd - by Maxymox 2013

subst  L'elevato standard qualitativo dei Substaat impone una degna e forte risonanza mediatica che Vox Empirea, doverosamente, è pronta a diffondere. Il progetto in questione, norvegese di Olso, è circoscrivibile in un contesto electro/EBM di altissima levatura predisponendo una line up composta da eccellenti veterani operativi nella scena underground, ovvero Terje Vangbo (vox), conosciuto per aver fondato nel 2000 con Bernd Lohse il power duo futurepop/EBM noto come Cue To Recall: ad egli si affiancano Petter Norstrøm (synths/progs) e Jarle Hansen (synths/progs), quest'ultimo inoltre reperibile nell'organico del formidabile terzetto synthpop/darkwave In Vein, autore di "Strangled Voices", un album lanciato nel 2008, che reputo tra le migliori sub-produzioni reperibili in quello specifico anno, all'interno del quale spiccava per bellezza e potere catturante la song "Invitation": ognuno degli elementi nominati nell'organico dei Substaat è motivato e fautore di quelle live/studio performances che dal 2008 ad oggi, inizialmente attraverso la prima versione della band denominata all'epoca Substate, hanno assicurato all'odierna piattaforma un eminente rilievo nel panorama musicale tecnologico. Come è spesso riscontrabile nello stile compositivo degli artisti electro nordeuropei, lo schema sonoro prodotto dai tre interpreti è tecnicamente pulito, distinto, costruito con estrema cura del dettaglio e, in funzione di logiche rivolte agli alternative-dancefloors, finalizzato per esaltare il Movimento Elettronico del Corpo. Tra le credenziali dei Substaat si evidenzia inoltre un'intensa e strategica gig-activity inaugurata nel 2009 e spesso condivisa assieme a bands di indiscusso valore come D.A.F. Mortiis, Combichrist, Komor Kommando, Code64, Icon of Coil, De/Vision e, recentemente, Mesh, eventi che hanno incrementato notevolmente tra il pubblico la notorietà del progetto ed ampliato la sua grande capacità di intrattenimento convincendo anche gli electro-listeners più esigenti. La lista delle realizzazioni discografiche attribuibili ai protagonisti elenca dapprima le quattro promo-tracks autoprodotte nel 2008 sotto l'appellativo Substate e recanti come titolo il medesimo nome della band nonchè la firma in sede di mixaggio e produzione vergata da Alex Jarlev, membro dei progetti Anstalt, Panzerveps, Pogrom Synod ed Atropine, questi ultimi esecutori di uno dei remix che andremo ad analizzare in seguito: in tempi successivi, dallo schieramento dei tre membri intesi come gli attuali Substaat, risultò nel 2011 un'opera che gravitò per tredici settimane tra i primi dieci top-albums della prestigiosa istituzione Deutsche Alternative Charts, l'omonimo debut/full-lenght "Substaat" ora in esame, edito in versione double-CD per la grandiosa label germanica Danse Macabre, mixato e prodotto sempre dal mastermind Alex Jarlev ed includente nella tracklist le quattro songs contenute nell'antecedente promo-release. Ai fini di una più ampia visione della band, ho ritenuto opportuno integrare in questa recensione anche una scrupolosa analisi relativa ad un singolo licenziato nel 2012 sempre dalla stessa Danse Macabre, "Refused", altra eccezionale testimonianza della preparazione e del grado creativo in possesso dal terzetto. Il doppio CD "Substaat" consta di un primo volume all'interno del quale si contano undici episodi, mentre nel secondo sono contenute nove remixed versions rielaborate da altrettanti progetti: addentrandoci nella tracklist ascoltiamo dapprima le veloci ed inconfondibili scansioni di drum-programming, i vocals risoluti e gli accompagnamenti elettronici che contraddistinguono il tipico genere EBM: tutto ciò in "Grind It Down". Nella successiva "Catch Me" si intrecciano pulsanti metriche di drumming e sequencing midtempo corrispondenti all'Electronic Body Music e formule vocali che ricordano, seppur vagamente, i primi Covenant, così come "Hybrid" si sviluppa attraverso un preciso rettilineo di bpm's e programming sul quale troneggia imperterrita la voce sottilmente aspra di Terje. "Adrenaline" basa la propria struttura su ipnotiche cadenze midtempo ispessite ritmicamente dalle sillabazioni generate dal sequencer, il tutto ammantato da vocals ben definiti ed atmosfere dancefloor-minded, suoni oltrepassati in seguito da quelli più elettronicamente aggressivi e psicastenici che edificano "7th State", traccia electro/EBM dalla ballabilità garantita, trafitta da simmetriche battiture di drum-programming e supportata dai trascinanti vocals che il cantante proferisce con eleganza e fermezza. "Broken" rallenta notevolmente la percussività assestandosi in modalità downtempo, vagando così tra sonorità post-Depeche Mode costituite da un drumming secco e metallico, tratteggi di programming, il canto sensuale e visionario di Terje ed un background di sonorità arabeggianti. "Unstuck" riprende velocità pianificando magnifiche soluzioni dark-electro circondate da vaporosi innalzamenti di synths, ininterrotti tracciati di drum-programming e vocals dalla tonalità netta ed affascinante, concedendo l'ingresso alla successiva "Burning Ground" ed il suo carisma dark-electro/EBM impreziosito e reso inquieto dalle traiettorie midtempo scaturite dalle macchine le cui replicazioni, intorbidite dalle nebule artificiali emesse dalle tastiere, si mescolano all'amarezza con la quale Terje pronuncia le liriche. Si prosegue con "I Want", traccia sorretta da una percussività celere, disciplinatamente ripartita dal programming attorno al quale si allineano tese congiunzioni di canto ed un ballabile diagramma strumentale di matrice electro/EBM, mentre la seguente "Shine" recupera nuovamente classici schemi EBM-oriented composti da cicliche, monocromatiche rotazioni di sequencing trainate da una percussività elettronica midtempo e contaminate dalla rigidezza vocale del singer. Concludendo il primo capitolo dell'album, sperimentiamo il febbrile dinamismo ritmico-programmato ed i vocals altrettanto scattanti progettati per "External", traccia eseguita rispettando le migliori intuizioni EBM old-school nonchè i più efficaci paramentri dance. Esplorando ora le nove remixed-tracks contenute nel secondo volume si ascolta inizialmente la riedizione di "Catch Me" perfezionata da Mattias Ziessow e Stefan Brorsson, duo EBM svedese noto come Spark! le cui elaborazioni potenziano ulteriormente l'intelaiatura della traccia rendendo così le intermittenze ritmiche ancora più decise e danzabili. Ismael Henriksen, solo-project norvegese di tendenza EBM/darkwave chiamato Solar Temple, remixa "Adrenaline" iniettando in essa alti dosaggi di energia elettronica percepibile nelle sezioni tastieristiche e negli arrangiamenti simili a congegni abrasivi, mentre la nuova rivisitazione del brano "Catch Me", questa volta edita in veste Vocal Mix dall'ensemble industrial body techno di Olso chiamata Anstalt, propone danzabili metodiche electro-EBM in versione clubby propulse da una ritmica incalzante ed impreziosita da replicazioni di voce filtrata e manipolazioni sintetiche. Il duo francese interpretato da Creature_XX e Creature_XY, meglio conosciuti come Foretaste, rielaborano a loro volta "Broken" attraverso stratagemmi elettronici che donano alla song un'aura elegantemente synthpopish, così come il produttore norvegese Ole-Espen Kristiansen, protagonista dell'one-man project denominato Elec This! devoto al genere alternative-electro. è l'autore del remix di "Catch Me", song già per natura predisposta alla danza tecnologica ed ora trasformata in un potenziale riempipista mediante un eccitante campionario di sonorità formulate per intrattenere e far muovere il corpo. Sempre dalla Norvegia, il musicista elecro Eskild Trulsen, alias SKL, è l'interprete del remix in formato "Bassoman M 42" di "Burning Ground", traccia in cui la pulsante spinta del drum-programming si assembla meravigliosamente al registro di elaborazioni elettroniche del background originando sonorità ballabili dal primo all'ultimo istante. Un'inedita versione "Symphony" di "Catch Me" è ciò che scaturisce dall'ingegno del progetto EBM/dark-electro norvegese Kant Kino formato da Kenneth Fredstie e Lars Madsen, i quali remixano in modo impeccabile l'originaria identità della song trasfigurandola in un obscure-electropop dalla musicalità straordinariamente atmosferica che eleva questo episodio come uno dei migliori dell'intera tracklist. Nuovamente da Olso, Alexander Coucheron Jarl e Christian Lund, titolari del progetto techno-electro Northborne, remixano la fase "I Hate Noise Mix" di "Adrenaline", traccia entro la quale il sound si espande seguendo ritmicamente la ballabile configurazione del drum-programming e la spazialità delle tastiere. Nel finale, sempre rimanendo geograficamente in ambito norvegese, gli Atropine, duetto EBM/IBM costituito dallo stesso Alex Jarlev e Tomas Kulberg, sono gli artefici del remix di "Unstuck" la cui essenza vocale e strumentale risulta ora destrutturata, corrosa ed oscurata da pungenti acidificazioni/frammentazioni elettroniche. Rivolgendo ora l'analisi al più recente singolo "Refused", la mia opinione è quella di un lavoro semplicemente magnifico: nelle sue tre songs i Substaat prediligono curvature melodicamente electro combinando con straordinaria efficacia e bravura le più recenti strategie tecnologiche con le migliori tendenze stilistiche appartenenti ai Cue To Recall ed In Vein, tendenze che prevedono un uso smisurato di ritmiche straordinariamente danceable i cui grafici, calcolati con millimetrica precisione dal programming, si uniscono ai catturanti flussi dei synths ed ai canti pronunciati con timbriche di ordine superiore da Terje i cui refrain si imprimeranno in eterno nella mente dell'ascoltatore. L'omonima "Refused" apre la tracklist manifestando immediatamente soluzioni tecnologiche di alta classe esplicitamente percepibili nelle coinvolgenti armonie dei synths e della voce erette sulle bpm's sgorganti dall'e-drumming midtempo, tutto ciò in una song che farà delirare i fans dell'electropop più moderno e ballabile. Ancora più coinvolgente, la bellezza della seguente "Berlin" seduce, cattura e delizia i sensi attraverso una splendida predisposizione di melodie electro edificate dalle tastiere e dal solido impianto vocale dominati da un veloce basamento percussivo: questa è una traccia di valore incalcolabile. "Drive Again" conclude la breve titletrack offrendosi come un dark-electro che ingloba ritmiche midtempo, umbratili coperture di synths e vocals disillusi anticipando così il probabile assetto compositivo dei futuri Substaat, un progetto il quale, identicamente a pochi altri, sa garantire con lineare continuità quella soddisfazione d'ascolto a cui tutti auspichiamo. Posso quindi nominare a pieno diritto le releases analizzate come due proposte avvincenti e meritevoli di far parte della vostra collezione. Esorto fin da ora tutti gli appassionati del genere musicale tecnologico a reperire contemporaneamente il doppio album "Substaat" ed il single "Refused", considerandoli molto più che oggetti da archiviare: essi sono la materializzazione sonora della perfezione.

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Svart1 - "Satanische Helden" - cd - by Maxymox 2013

svarti  Dopo un anno dall'ultima segnalazione discografica rappresentata dal live-set "Praha", la figura del sardo Raimondo Gaviano riaffiora nuovamente dal sottosuolo ultra-alternativo proponendo un'ennesima incursione nell'industrial/dark-ambient/noise più radicale. La cronologia produttiva attribuita all'artista menziona dal 2007 ad oggi dieci digital-releases di differente orientamento stilistico, incominciando dalla creazione "DaVisibilia Ad Invisibilia", otto tracce IDM/ambient edite per la label giapponese Bumb Foot, seguita nel 2008 dall'album edito per il brand tedesco Format Noise "Audiebantur Gemitus Vulneratoroum", opera edificata in collaborazione al musicista elettronico giapponese Kenji Siratori con il quale Svart1 curvò le sonorità verso sperimentali formule electronics/dark-ambient/spoken words. Il 2008 fu per Gaviano un'annata particolarmente produttiva durante la quale egli pubblicò, oltre il titolo appena descritto, una successione di altre net-releaes: "Gutta Cavat Lapidem", sette episodi in stile glitch-ambient affidati alla label polacca Kaos Ex Machina Promotions, "White", misteriosa composizione in cinque atti electronics/experimental-noise/dark-ambient generata dalla combinazione Svart1/Nanako e rilasciati dal brand Termonucleo. Seguono le sette tracce minimal/experimental/ambient di "Silentium Est Aureum", edite per la russa Clinical Archives, net-label gestita dal compositore avanguardistico Alexander Lisovsky, succedute dalle cinque di tendenza dark-ambient/industrial/experimental incluse in "Frangar Non Flectar", pubblicate dalla statunitense Black Montanas e, più innanzi, da "Incubi Succubi", composizione unica di venticinque minuti in modalità dark-ambient/post-folk/industrial licenziata ancora dalla Clinical Archives e suonata da Svart1 in duetto con la musicista/video-maker/sound contructor lituana Daina Dieva. "Ab Imo Pectore" è l'album rilasciato sempre nel 2008 dalla Kaos Ex Machina Promotions contenente undici passaggi dark-ambient/industrial sperimentali, mentre chiude la sequenza delle pubblicazioni digitali l'EP "Caveat Emptor", edito nel 2010 dall'etichetta italiana Mono Records ed architettato dal protagonista su basi techno-electronic in cooperazione con il d.j e produttore sardo Claudio Porceddu. Elencando ora le realizzazioni "fisiche" su CD, si esordisce con l'ottimo "Spring Wind Brings Water", album very limited-edition risalente al 2009 licenziato dalla germanica SkullLine, nonchè risultato delle elaborazioni dark-ambient/neofolk scaturite dall'inventiva di Svart1 e Matthew S. Toth, solo-project dark-ambient/neofolker conosciuto come Shattered Hand. "Ad Extremas" è invece il titolo del mini CD-r promosso nel 2010 dalla Witte Dood Records includente una sola live-track, a cui seguì nel medesimo anno il magnifico full-lenght dark-ambient/electronics "Non Tutto Ciò Che Tace È Morto" rilasciato dalla Valse Sinistre Productions ed a suo tempo recensito dal sottoscritto. La tape-release "Der Schnitter", pubblicata in sole cinquanta copie nel 2011 dalla label romena Mask Of The Slave, proseguì il cammino di Gaviano nell'esplorazione di nuovi orizzonti dark-ambient/industrial, così come le successive trenta copie su CD-r del live-field recording "Praha" furono realizzate nel 2012 dalla Mrtvaja Record, concludendo infine la rassegna con la recente proposta su album intitolata "Satanische Helden", firmata nel 2013 dalla label tedesca Industrial-Culture e tra breve analizzata da Vox Empirea. Live-performer e particolarmente abile come visual-maker, Svart1 ha partecipato ad importanti rassegne Est-europee di dark-ambient e sperimentazione elettronica, mentre la sua esperienza musicale e la sua perizia tecnica nel saper creare le giuste atmosfere si è diramata nel corso degli anni verso collaborazioni con artisti di significativa levatura come, citandone alcuni tra i più noti escludendo quelli già menzionati sopra: Dirk Geiger, Haus Arafna, Klangstabil, Schattenspiel, Saffronkeira, Gianluca Becuzzi e Retina.it. L'obiettivo fotografico e le riprese effettuate dal protagonista immortalano simboliche immagini proiettate in seguito durante le sessioni live tenute presso festivals e teatri: frames oscuri, ritraenti dettagli evocativi di origine paesaggistica, oppure focalizzati sugli aspetti più contorti, profondi ed ossessivi della psiche umana, manipolazioni filmiche di provenienza retrò, sequenze color bruciato o in black & white, rallentate o accelerate, ognuna di esse perfettamente integrata al sound immoto del dark-ambient oppure alla frenesia dell'electronic/industrial-noise. I criteri ispirativi mediante i quali l'artista concepisce la propria musica derivano dalle più svariate fonti perlopiù collegate ad aspetti sotterranei ed agli orrori che si agitano nella sfera emotiva, sia a livello individuale che più ampiamente sociale, suoni la cui aggregazione dona vita ad un cosmo buio e freddo utilizzato come prisma attraverso cui filtrare, sondare, corrompere e trasfigurare elementi apparentemente inviolabili e naturali come la bellezza, acustiche in grado di eviscerare introspezioni, paure, ma anche di osservare i repressi aspetti mentali di chi è succube e di chi invece predomina. "Satanische Helden" è un'opera assolutamente tenebrosa, realizzata con la prevelente finalità di materializzare lo stato di angoscia e di cupezza insita nei pensieri dell'artista interpretata in un'ottica eterodossa, blasfema, musicata attraverso sinistre procedure rhythmic-harsh/industrial e dark-ambient, atmosfere arcane, congeniali per supportare il concept principale del disco, ovvero un'investigazione sonica sulle manifestazioni dei demoni nella tradizione orientale. L'apertura si evolve da "Baphomet", ricolma di tenebra ed automatismi percussivi industrial-midtempo la cui austerità si combina alle infette manipolazioni elettroniche che sgorgano copiose dal laptop, alle eruzioni elettroniche iper-saturate ed al minaccioso ruggito tastieristico che avvolge con freddezza l'intera traccia. La voce dannata appartenente allo scrittore ed esoterista inglese Aleister Crowley scorre ora deturpata dai filtraggi ai quali fanno seguito atone estensioni di dark-ambient pads, distorte manipolazioni ed un sottofondo di programming dalla cadenza arabeggiante: tutto ciò in "Abduxue". Dalla successiva "Ade" si propaga un dark-sound azionato mediante un'impetuosa corrente elettronica la quale, screziando contro il tambureggiante basamento percussivo industrial, provoca abrasioni acustiche e glaciali combustioni ad alta intensità, fortificando in questo modo il senso dell'oppressione e del dramma. "Ahriman Ante" diffonde quantità di synthetic-noises processati ed infettati da micro-fratture e da un filamento torbido, ossessivamente ripetitivo, supportato dalle perturbazioni obscure-ambient che si espandono lungamente fino a raggiungere un'eretica liturgia di campana e spoken words. "Iblis" arde, automatizzata ritmicamente da sezioni di fuoco industrial alle quali fa seguito l'eterno, lento volo delle note simili a cori provenienti dall'Infinito, per un sound-system che non concede tregua lasciando l'ascoltatore pietrificato da tanta solenne oscurità. L'album continua con "Angra Mainyu", traccia creata mediante potenti sequenze di materia elettronica in possesso di timbriche richiamanti il crudele respiro di entità infernali, alle quali fanno seguito lancinanti irradiazioni tecnologiche ed iper-frequenze harsh-industrial così distruttive da disatomizzare ogni elemento, ciò unitamente ad un drumming che ipnotizza e ad un accordo di laptop dal tono abissale. "Samael" recupera la sonicità dark-ambient evidenziandola con meditativa ombrosità attraverso immote e basse modulazioni i cui frazionamenti accolgono i richiami della Natura rappresentati dallo scrosciare della pioggia e dal luminoso cinguettìo degli uccelli, alternando questo idillio alle movenze orientaleggianti espresse con minimalismo e sinuosità dalle intonazioni tastieristiche e dal sommesso ethnic-drumming. Contrastando tanta pacatezza, il fragore industrial riprodotto da "Rashnu" estende echi metallici avvolti da un turbine elettronico gassoso, radiocontaminante, il quale opacizza il suono devastandone le strutture con il suo rombo, mentre la successiva "Astaroth" trasmette allucinate ripartizioni tastieristiche simili ad un oscuro mantra, integralmente flagellato da vortici di noises e da una tormentosa nube di effetti sintetici che rotea ciclicamente e meccanicamente ossessionando l'udito. L'argenteo tintinnìo delle campane riverbera nitidamente per la celebrazione del rito finale, "Ahriman Post", muovendosi flessuosamente al ritmo di una scarna e lisergica fase oriental-percussiva, concludendo con queste sonorità un'opera che raffigura acusticamente ed idealmente l'antica iconografia pagana legata agli inferi ed all'interazione delle sue creature con l'Uomo, svolgendo così la funzione di contatto tra epoche remote ed il tempo attuale, prossimo all'Apocalisse, esaltando nelle musiche fascino sibillino e la terrificante presenza dell'Ignoto. La creatività di Svart1 fa appello ad ogni stratagemma elettronico per ricreare la giusta miscela di evocazione e phatos, mentre i suoi occhi scrutano disincantati e gelidi l'approssimarsi e l'evoluzione degli Spiriti arcani senza luce provenienti dalle fiammeggianti profondità levantine: ombre malevole danzeranno con l'ascoltatore affondandolo eternamente nella voragine dannata di "Satanische Helden". Consapevoli di ciò, avvicinatevi ad esso.

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TSIDMZ - "Pax Deorum Hominumque - cd - by Maxymox 2013

tsid  Per esteso, il prefisso TSIDMZ abbrevia la dicitura ThuleSehnsucht In Der MaschinenZeit corrispondendo musicalmente ad un progetto italiano fondato tra il 2002 ed il 2007 nonchè fautore di uno stile multiarticolato definibile come "post-atomic/electro-martial, la cui line-up si compone di due elementi: Tetsuo aka Uomo D'Acciaio (concepts/musics/atmospheres/samples/distortions/effects) fiancheggiato durante le live-sessions da Nausicaa aka Chéri Roi (vox), quest'ultimo apprezzato per le sue espressive performances di arte estrema descritte con la tecnica "Body Deconstruction Bondage Art". Il range all'interno del quale si sviluppano le creazioni di TSIDMZ comprende svariati generi che spaziano dal post-industrial all'obscure-ambient e dal noise allo sperimentalismo elettronico, sonorità ideate dal protagonista per accompagnare il lento ma progressivamente inesorabile declino del mondo odierno, scenario di orrori sociali ed ecologici ai quali si ispirano le moderne e radicali sottoculture industrial. L'attività produttiva di TSIDMZ enumera dal 2007 almeno cinquantanove presenze su compilations, molte delle quali assai importanti per prestigio come, citando solo alcuni esempi, "Militaria Volume One" edita nel 2008 per la label Noctis Cultus Media, "Tribute To The Dead Soldiers (1914-1918) Volume 1" pubblicata nel 2009 dalla transalpina La Caverne Du Dragon, "Sturmreif - The New Underground Of Military Pop" licenziata dalla tedesca Castellum Stoufenburc nell'anno 2010 e "Passendale 1917" rilasciata nel 2013 dalla celeberrima SkullLine. Interessante e meritevole di nota anche il repertorio in formato "split" integralmente orientato su acustiche industrial-noise/dark-ambient e completato dall'artista durante il periodo 2008-2012 incominciando dalla release "Research On Human Dementia", cinque tracce condivise da TSIDMZ con il progetto dark-ambient/industrial impersonato da Nick P. chiamato [distopia], pubblicate fisicamente in versione CD dall'etichetta ellenica Species Productions ed in seguito in versione downloading-file dalla canadese Deadknife Records nonchè dall'olandese Dadaist Audio. Seguì nel 2009 "Output : Love", lavoro pubblicato dal brand statunitense Placenta Recordings ed edificato in cooperazione con altri tre protagonisti: il lisergic-psychedelic project di Jay Paul Watson denominato Dental Work, la piattaforma noise interpretata dal one-man Grim Kirby e l'iperproduttivo musicista giapponese in stile electronic-noise Norihito Kodama, alias NRYY. La label cipriota Hesperus Records fu l'artefice nell'anno 2010 del rilascio del susseguente split "Conflagratio", sei splendidi episodi costruiti con il disegno industrial/dark-ambient Narog impersonato solisticamente dal greco Giannis Michos. "Suffocating Darkness" è invece il titolo del successivo ten-tracks edito nel 2011 per la label americana TRASHFUCK Records, pubblicatrice di questo split nel quale TSIDMZ condivideva lo spazio unitamente al progetto experimental-dub/rhythmic-noise con base nell'Iowa chiamato Aural Resuscitation Unit e con RedSK, aka Patrick Shaun-Robert Doyle, harsh-noise/experimental-electronics platform di Detroit. Alla Placenta Recordings fu affidato, sempre nel 2011, l'incarico della pubblicazione di una release semplicemente recante il suffisso di "Split", sette capitoli sonici ai quali aderirono i progetti italiani Death Factory, devoti ai generi experimental/dark-electronics, e Silent Cathedral, questi ultimi dark-ambient/industrial oriented, nonchè, nuovamente, Dental Works, NRYY e gli One Dead Fuck, side-project experimental/industrial della Louisiana concepito ed interpretato da Ryan "Houla" Houlihan, alias Killhoula. Chiude la sequenza degli split-albums "Civis Europaeus Sum", edito su CD-r limited edition nell'anno 2012 dalla sinergia tra due eccezionali labels, la russa Ufa Muzak e la germanica SkullLine: la title-track, in stile martial/marches, è firmata da TSIDMZ, dallo spagnolo BloodSoil, dall'olandese Striider e dal mitico Legionarii. Sul fronte dei full-lenghts il protagonista possiede in attivo quattro realizzazioni: il demo autoprodotto "Lo Zio di Brooklyn" risalente al 2007, il sei-tracce in formato digital "Something About The Atomic Age", pubblicato nel medesimo anno dalla net-label Kaos Ex Machina Promotions, nelle cui tracce spiccava la versione Industrial Mix di "Montanara" impreziosita dalla collaborazione fornita alle sezioni tromba/electronics da Der Bekannte Post Industrielle Trompeter alias Flavio Rivabella, continuando poi con "We Are Time", album caratterizzato da sonorità dark-ambient/drone e licenziato nel 2011 in edizione limitata dalla Ufa Muzak, disco al quale fa seguito il presente "Pax Deorum Hominumque" rilasciato dalla gloriosa Old Europa Cafe. Prima di procedere all'esplorazione del disco è opportuno rivelare il significato che distingue la dicitura stessa ThuleSehnsucht In Der MaschinenZeit, nome legato al mito della paradisiaca isola di Thule da cui, secondo la leggenda, proveniva la civiltà indo-europea: verso questa meravigliosa terra facevano periodicamente e nostalgicamente ritorno i suoi prodi dopo aver mutato le sorti della Storia. TSIDMZ fonde questo concetto prettamente metempirico ad altri elementi di aspetto spiritualmente, culturalmente ed artisticamente avanguardistico, scegliendo così la musica elettronica come tramite universale per esprimere al meglio il suo pensiero. Rivolgendo quindi l'attenzione all'oggetto sonico intitolato "Pax Deorum Hominumque", promosso nel 2012 in formato digipack dalla storica etichetta pordenonese Old Europa Cafe, reperiamo in esso undici tracce oltre ad un'estesa ed importante lista di artisti provenienti dalla medesima area, ognuno dei quali detentore di un significativo contributo dato alla stesura dell'album, incominciando dal prezioso lavoro di final mastering completato da Peter Andersson titolare del progetto dark-ambient/industrial/noise noto come Raison D'Être, continuando con Diego Banchero della band genovese Egida Aurea devota al neofolk/neogothic, Nickolay Busov proveniente dalla label Ufa Muzak alle sezioni grafiche/layouts, e Rodolfo Protti fondatore della stessa label di supporto, la Old Europa Cafe, attorno la quale gravitano alcuni dei guests reclutati nell'opera. Il brano d'apertura, "Intro", fa percepire sensazioni di magnificenza attraverso un inno military-oriented dai toni evocanti gesta eroiche ed indomita fierezza, mentre la successiva "El Ultimo Avatara", traccia superbamente orchestrata da TSIDMZ e scritta dall'artista italiano Victor Saint, combina un suggestivo background tastieristico a soldateschi proclami ed incitazioni rivolte ad una folla delirante, il tutto dominato da tambureggianti frazionamenti downtempo e, nel finale, da una coralità arabeggiante. Le atmosfere levantine evocate dalle sonorità di "Terrae Motus" si fregiano della scrittura appartenente al progetto industrial/punk/rock italiano Flubeda creante un brano entro cui si mescolano la lenta marzialità scandita dalle percussioni, acuti vocalizzi e strumentalità di origine ismaelita, acustiche attraversate da austere sinfonie di key ed elettriche estensioni di chitarra. Oliver, alias Barbarossa Umtrunk, solo-project francese di matrice military/ambient, è ospitato all'interno della seguente "Armanenschaft" quì interpretata in versione Arehisosur Mix, una song che intreccia abilmente richiami orientaleggianti, questi espressi sottoforma di distanti e ripetitivi pseudo-mantra ed argentei campanelli, unitamente ad elementi occidentali costituiti da un solenne inno d'epoca bellica militarmente sezionato da battute downtempo, tutto ciò per esaltare concettualmente l'accezione di Eurasia. "Greyhound" presenta invece i tipici connotati military-folkish che caratterizzano lo stile degli Gnomonclast, duo statunitense artefice di una sad-ballade suonata utilizzando i morbidi arpeggi della chitarra di N2 ItinitI, essenziali sinfonie di tastiera ed i vocals malinconici proferiti da J1 Statik. L'one-man project tedesco di tendenza dark-ambient/industrial/martial rappresentato da Grzegorz Siedlecki, alias Horologium, presenzia alla composizione di "Omnia Sunt Unum", un oppressivo dark-ambient concepito mediante foschie di laptop e riverberi vocali di provenienza mediorientale, sonorità devianti verso curvature martial/industrial edificate attraverso cupe flagellazioni percussive. Nuovamente, Barbarossa Umtrunk partecipa alla realizzazione di un altro brano, la versione Yeni Ceri Mix di "Avatara In Eurasia" la cui lunga introduzione, un flautato e sciamanico ethnic-ambient, viene lacerata da un'improvvisa detonazione di tamburo marziale, da fraseggi e canti arabeggianti attorniati da minacciose orchestrazioni di tastiera e vocal-loops che conducono l'immaginazione dell'ascoltatore presso antichi e battaglieri orizzonti ad Est del Vecchio Continente. "In The Mouth Of Madness", realizzata in cooperazione con il progetto dark-ambient/industrial germanico Heiliges Licht, è stilisticamente riconducibile ad uno sperimentale modulo dark-minimal-electronics/industrial includente rallentate pulsazioni ritmiche, lividi accordi tastieristici, rarefazioni vocali dai toni soffocati e, tutt'intorno, uno sferico flusso di rumore che rotea sulle strutture. Il criptico musicista americano di tendenza dark-ambient-drone/death-industrial chiamato Embersreich concorre nell'edificazione di "Operation Logitudinal Scalar Waves" la cui musicalità, costruita attraverso ciclici ondeggiamenti di sequencing e tenebrose scie di key, è trafitta da vocal-loops dagli accenti militareschi, così come la successiva ed omonima "Pax Deorum Hominumque" dispone frammentate replicazioni di military-drumming inserite internamente ad un dark-ambient marziale nel cui sottofondo si ode il fraseggio appartenente al poeta-intellettuale statunitense Ezra Pound immerso in un inno battagliero, sonorità opacizzate da filtraggi e manipolazioni elettroniche. La piattaforma solistica alessandrina power-electronics/neoclassical/industrial denominata Sala Delle Colonne realizza unitamente a TSIDMZ la conclusiva "Pantheon", un minimal-ritual/ambient di lungo minutaggio le cui parti, basate essenzialmente su funerei rintocchi di campana, alternano sintetiche evanescenze, fragori industrial, la registrazione di un commento risalente ad epoche lontane e, più innanzi, una sotterranea liturgia corale circondata di mistero gotico e religiosità. L'album "Pax Deorum Hominumque" costituisce un documento indispensabile per chiunque sia attratto dalla sperimentazione elettronica indissolubilmente legata alla marzialità nonchè ad ancestrali simbolismi riletti con mente futuristica, storicamente rivolti alle origini ed all'evoluzione della nostra civiltà. Una bronzea disciplina del suono, in cui frequentemente prevalgono atmosfere oscure ed elementi di importante significato culturale, marchia questa release composta con forte ispirazione, metodo ed intelligenza, consigliata all'ascoltatore introspettivo e musicalmente progredito. Egli, una volta assimilati con gradualità i fondamenti sui quali si regge il concept, proverà nei confronti di questa opera una sorta di divinazione.

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The Last Cry - "Living In Grey" - cd - by Maxymox 2013

thelas  Quella dei The Last Cry è un'interessante band proveniente da Brighton fautrice di un sound derivativo dai classici moduli gothic-rock/post-punk/darkwave, la cui line-up menziona Andrew Birch (vox), Chris Carey (bass guitars/progs) e Tim Green (guitars/keys). L'organico, fondato nella metà della gloriosa decade '80 e dopo un primo periodo di rodaggio, fu momentaneamente scisso agli inizi degli anni 90's per essere riformato, dopo una serie di ulteriori assestamenti, nel presente schieramento; lo stile creato dal progetto è autorevole, energico, con attimi predominati da una sfiorita, malinconica armonia ed altri sconvolti dalla depressione e dalle allucinazioni, elementi reperibili già nel primo 12" in vinyl format "Going Away" promosso nel 1987 dalla label A Day Like Today, quattro tracce prodotte dal sound-engineer/songwriter Marc Waterman alle quali seguirono due anni più tardi i tre episodi inclusi nel 12" "Downpour", prodotti da Jon Harris nonchè pubblicati sempre in versione vinilistica e per medesima, citata label. Nel 1991 i The Last Cry incisero i quattro brani inediti ed autoprodotti di "Live E.P." registrandoli presso l'O.P.D. Studio, mentre nel 2004 fu il turno di "The Last Cry" nei cui quattro eventi della tracklist, anch'essi autoprodotti e per questa occasione suonati da una band momentaneamente schierata in formazione di quintetto, si distinguevano le figure di Steve Sherp ai vocals, di Bob alla chitarra, del drummer Mr. A e del bassista Chris Carey celato dietro lo pseudonimo Mr. C. L'esordio su album si concrettizzò nel 2009 con un'opera di rilevante pregio, "Walking To The Edge", promettente debutto affidato nuovamente alla label A Day Like Today ed in seguito alla Echozone, oggetto di grande acclamazione da parte di un pubblico in crescente aumento ma anche da parte della stampa specializzata, nonchè manifestazione di una band dalla solidità indiscussa ed in grado di trarre il meglio dalle alienanti formule darkwave-oriented dei Cure combinate al graffiante gothic-rock in stile Mission, a curvature post-punk richiamanti i Joy Division e perfino all'elettronica. Con il full-lenght "Living In Grey", rilasciato nel 2012 dalla tedesca Afmusic, sub-label della Ionium Records, i The Last Cry rincorrono le medesime tattiche soniche del passato ulteriormente maturate ed incrementate di phatos e melodia fino al perfezionamento di nove songs capaci di rinnovare l'entusiasmo d'ascolto durante tutta l'estensione della tracklist: strumentalità chitarristica a tutto campo, basso pulsante, drumming midtempo ed un canto angosciato che si evolve nelle suggestive ascese tonali del refrain, sono i fondamenti sui quali si erge il gothic-rock dell'opener "Broken Hearts", traccia seguita dalla nostalgia vocale che Andrew inscena per "Falling Away", impreziosita da sonorità post-punk/waver delineate dai veloci tratteggi della guitar combinati ai flussi della key e ad una percussività altrettanto dinamica, asciutta. L'assetto percussivo modera le bpm rallentandole per adattarle all'atmosferica introduzione vocale di "Song About" i cui morbidi arpeggi di accompagnamento, segmentati dai giri di basso, deflagrano in seguito per trasformarsi in elettriche trasmissioni di corde. Una nuova accelerazione si verifica nella successiva "Virtual Fix" comprendente le visionarie inquietudini del post-punk ed il ballabile plan ritmico della early-new wave, il tutto supportato dalla compattezza generata dall'impianto chitarristico e dal nervosismo vocale di Andrew che trova la massima espressione nel penetrante refrain. "Through Her Eyes" modella le sue musiche attorno ad un concetto gothic-rock/wave predisponendo in esso fitti passaggi di guitar e basso ritmicamente simmetrici alle quadrate battute midtempo del drum-programming, alle scie tastieristiche che ornano le strutture ed all'amarezza di cui sono colmi gli accenti del vocalist. Più serena e raggiungibile, "Jane" è una power ballad accomunante nostalgiche melodie di chitarra e canto traboccanti di romanticismo waver costruite con abbandono attraverso strategie del tutto simili a quelle adottate all'epoca dagli Smiths, mentre la seguente, meravigliosa ed impeccabilmente realizzata "To Dream Next To You", al contrario, recupera vigore gothic-rock minded tramutandolo simultaneamente in alta tensione chitarristica sostenuta da un drumming veloce, preciso, e vocals stupendamente elevati su tonaltà disilluse ed affrante che scorrono trascinando al loro passaggio veli di tastiera. "All You Gave Me", traccia gothic-rock/wave, restituisce in termini musicali quelle emozioni assopite che dimorano nell'inconscio basando la sua essenza su vocals carichi di un'implicita malinconia sottolineata con fluidità dalla chitarra classica ed attraverso i ritmici arpeggi di quella elettrica, tutto ciò segmentato da battute midtempo, dalle intermittenze della bass-line e da una bellissima forma di canto che Andrew intona con poetico accoramento. Il tratto finale dell'album reca l'omonimo titolo di "Living In Grey", una sad ballad autunnale per nostalgici goth-rockers i quali sapranno amarne le struggenti armonie originate dal pianoforte, dalla tastiera e dalle chitarre, strumenti ai quali si abbinano i vocals estremamente incisivi e colmi di afflizione esposti dal singer e dispersi infine tra il battente scrosciare della pioggia. Il climax carico di aristocratica decadenza, di sentimento amaro e di avvilimento che distingue questa release è proporzionale all'intensità che l'ascoltatore percepirà dalle sue affrante melodie, una prorompente combinazione di acustiche e sensazioni mai troppo oscure e capaci di trasmutare il suono in un'esperienza indimenticabile. Indifferenti ai music-trends, i The Last Cry proseguono il loro cammino con l'album "Living In Grey" affiancati e guidati dai fantasmi delle migliori bands presenti nella scena 80's gothic/post-punk, dimostrando un'eccellente lucidità, una perfetta interazione tra i componenti ed un'accresciuta padronanza tecnica: questa release saprà lenire le ferite del vostro spirito e farvi guardare ora il colore grigio con occhi diversi.

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Tenek - "Another Day" ep - cd - by Maxymox 2013

tenek  Originari di Brighton, i Tenek nascono nel 2007 per volontà di due protagonisti: Geoff Pinckney, facente parte del trio synthpop The Nine nonchè interprete del solo-project techno/electro/house chiamato Alien#Six13, unitamente al vocalist e songwriter Peter Steer. La musica generata dal duo trova la sua collocazione nell'ambito synthpop/electronic/industrial new & old school guidato dalle forme soniche appartenenti a John Foxx, Depeche Mode, Cabaret Votaire, Nine Inch Nails, Crystal Method, Goldfrapp, Hybrid, Timo Mass e Les Rhythmes Digitales, modulazioni combinate con metodo all'interno di un primo extended play di quattro tracce, "Tenek EP", edito nel 2007 per la prestigiosa label inglese Toffeetones appartenente a Matt Gunn e specifica nell'area electronic/avant-garde; a questa release seguì il singolo "Where's The Time?" pubblicato l'anno successivo dalla medesima etichetta, nella cui tracklist di quattro brani sono reperibili due interessanti remixes dell'omonimo titolo eseguiti da Shaun Brooks e dal terzetto trance/euro-disco Starstruck. Ottenute le credenziali per proiettarsi definitivamente nella scena, nel 2009 i Tenek perfezionarono e rilasciarono attraverso la medesima Toffeetones il debut-album "Stateless", undici synthpop/electro/industrial songs abilmente masterizzate dal citato produttore e genio del mixer Shaun Brooks, dalle quali fu estratto il singolo "Submission". Durante lo stesso periodo e negli anni successivi, il progetto diede inoltre prova del proprio controllo sulle strumentazioni nonchè della sua versatilità supportando dal vivo nomi di imponente rilievo provenienti dalla scena 80's come Human League, Blancmange e A Flock Of Seagulls, nonchè altri altrettanto importanti e contemporanei quali i Mesh, modello al quale in passato il duo ha tratto ispirazione, ma anche De/Vision e Marsheaux. Sempre nel 2009, il duo contribuì con la traccia "No Time For Fighting" alla celeberrima compilation "Orbit Eletro" licenziata dalla tedesca Major Records, proponendo successivamente un EP molto clubby promosso dalla Toffeetones destinato ai d.j's, "Club Mix Promo", all'interno del quale gareggiavano per ballabilità cinque extended remixed versions ricostruite dagli stessi Tenek, da Shaun Brooks, Glen Wisbey dell'electro-rock/synthpop band Blue October UK, dal musicista e d.j. russo di tendenza progressive-house/progressive-trance conosciuto con il nome Ilnaz Tarkhanov, ed infine da Ed Cresdee. Nel 2010 i Tenek, oltre ad un'attiva presenza on stage in Europa fiancheggiando i progetti electro Iris e De/Vision, realizzarono e pubblicarono nuovamente per la Toffeetones il maxi-single "Blinded By You", un evento discografico includente quattro tracce delle quali due remixate da Shaun Brooks, creazioni che riscossero ottimi feedbacks da parte della stampa indipendente fungendo da precursori per l'imminente ed acclamato full-lenght "On The Wire" la cui uscita fu ancora una volta affidata alla sopraccitata label. Significativa, è anche la collaborazione di Geoff e Peter presso le live sessions della britpop-artist Republica, autrice della song "Christina Obey" remixata in chiave elettronica nel 2013 dai due interpreti. Nel 2011, come ennesima dimostrazione di poliedricità, i Tenek suonarono dal vivo con Toyah, nota protagonista della scena 80's new-wave/pop-rock, introducendo nel contempo "EP2" contenente sei brani in stile electro/synthpop editi dalla Toffeetones: in particolare due di essi, "Higher Ground" e "The Art Of Evasion", sono versioni alternative tratte dal secondo album, mentre la traccia "What Do You Want?" incorpora le sonorità del violinista Chris Payne, membro dell'ensemble iniziale di Gary Numan. Il quì presente e nuovo "Another Day", la cui accattivante sleeve è stata realizzata dagli stessi Geoff e Peter, licenziato nel 2013 dalla label Alien 6 Productions, consta di quattro songs delle quali la versione Radio Edit di "Another Day" rappresenta il segmento d'apertura: drumming midtempo e programming ben definiti, vocals chiari, aperti, irresistibilmente melodici, circondati da un turbillon di synths e sottili trafitture di guitar, sono le peculiarità di questa creazione pop-wave/electronic di immediata presa. "A New Foundation" rallenta la velocità percussiva esternando oltre essa un'indole malinconica ed inclinando la sua struttura verso il pop combinato ad elementi electro: l'impronta del vocalist e le atmosferiche sonorità costruite dalle tastiere richiamano distintamente le tipiche formulazioni dei Mesh. Estratta dal precedente "EP2" ed ora ricostruita in versione Alien 6 Remix, "Elusive" è un electropop particolarmente indicato per gli alternative-dancefloors, grazie alla sua pulsante linearità percussiva, all'alto livello di coinvolgimento originato dal canto, alle precise simmetrie elaborate dal programming ed alla leggerezza dell'impianto tastieristico. Chiude la release un altro brano che entusiasmerà i d.j.'s ed i frequentatori degli electro-clubs, ovvero il remake di "Another Day" presentato in formato Airwolf One Remix, una creazione generata dallo stesso Airwolf, aka Alberto Trevisan, batterista/music-video producer-editor/compositore-programmatore/multistrumentista/remixer con base a Londra: dalla traccia emergono contrappunti, intuizioni e ri-arrangiamenti elettronici di qualità superiore i cui effetti provocano l'inevitabile desiderio di ballare questa song con vivido entusiasmo, trasportati da una moltitudine di suoni tecnologicamente progrediti. Elogiamo quindi con vivido entusiasmo questa novità su EP considerandola un'anticipazione della tracklist che ascolteremo nel loro prossimo, terzo album, i cui contenuti faranno risaltare ancora una volta le enormi potenzialità insite nei due artisti. Ammirevole e degna di menzione è inoltre la recente iniziativa intrapresa dal duo a scopo benefico unendosi in sinergia con la post-punk/goth-rock band The Last Cry, un'estemporanea collaborazione dalla quale è scaturito un brano di grande valore, "Under My Skin". Potrà sembrare un'ipotesi azzardata, ma i Tenek posseggono oggi carattere, preparazione e creatività tali da raggiungere le più alte postazioni delle independent charts.

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The Saint Paul - "Consequence" - cd - by Maxymox 2013

thesaintp  Ed infine giunse l'atteso trionfo! Apro questa recensione riguardante i tedeschi The Saint Paul collegandomi alle mie stesse parole con le quali nel 2012 conclusi l'analisi dell'ep "Rewind In Time", quelle che nel finale reputarono il duo millimetricamente prossimo ad uno straordinario e ben più definitivo traguardo, evento oggi concretizzato attraverso l'album "Consequence". Le informazioni concernenti la biografia ed altre specifiche descrizioni sul progetto sono attingibili nella menzionata recensione posta nell'archivio di Vox Empirea risalente al 2012, entro il quale il lettore potrà esaustivamente visualizzare i principi sui quali si basa lo stile elettronico creato da Marc Schleser (keys/backing vox) e Paul Kuhs (vox/lyrics/keys). La prima impressione percepibile durante l'audizione dei The Saint Paul è quella di due esperti trascrittori dei più moderni paradigmi futurepop, quelli capaci di meravigliare ed entrare nell'anima dei cultori del genere, combinando una precisa ed intelligente selezione di astuzie tecnologiche ad una visione perfettamente nitida di ciò che gli electro-fans desiderano ascoltare. Il nuovo full-lenght, edito nel 2013 per le medesime labels che diffusero il precedente lavoro, ovvero la UCM Records e la sempre eccellente Danse Macabre, ospita al suo interno undici preziose creazioni dalla velocità variabile e specularmente affini, per esposizione e musicalità complessiva, al migliore repertorio dei De/Vision e Code 64: la tracklist prende inizio da "Inside Outside", un ottimo dark-futurepop costituito da un subisso di effetti sintetici meccanicamente ritmati dalle cadenze downtempo del programming sulle quali germinano atmosferiche sezioni di vocals. L'omonima "Consequence" evidenzia un assetto percussivo più veloce in cui le bpm's corrono parallelamente al volo supersonico tracciato dal sequencing, alle catturanti manovre delle tastiere ed al canto che Paul trasforma in un efficace strumento per condurre l'ascoltatore in un vortice di energia. Le robotiche scansioni midtempo che predispongono l'ossatura di "Goodbye" si allineano strutturando un reticolato percussivo accanto al quale scorrono le pulsazioni del programming, le toccate del synth e la voce ben impostata del singer. Un turbine elettronico fa invece roteare il drumming uptempo di "Two Faces", una traccia che accende le connessioni tra udito, encefalo e gambe stimolando attraverso esse il desiderio di ballare fino allo sfinimento, ciò grazie al prodigioso dinamismo percussivo intrecciato ad avvolgenti melodie vocali gelidamente coperte dai synths. "Cowardice" è un pop avveniristico eretto su trasversali impulsi downtempo inseguiti da uno sciame di punteggiature elettroniche e da aggraziate forme canore, mentre la successiva "E:dot" è, a mio giudizio, la traccia più significativa inclusa nella lista e, soprattutto, una delle migliori da me ascoltate dall'inizio di questo prodigo anno: lo schema futurepop del brano è stato pianificato dai The Saint Paul allo scopo di garantire il 100% del coinvolgimento ed il 100% dell'estasi da parte dell'auditore, tutto ciò utilizzando un trascinante grafico electro-percussivo midtempo scandito da battute piene e very danceable, allineate simmetricamente ai tratteggi del programming, alla modulare armonia dei synths ed a vocals che nel refrain disegnano strofe ed accordi indimenticabili. "Rise And Fall" è un proclama pop-futuristico con venature waver disposto su lente replicazioni percussive, fosche intermittenze, torrenziali precipitazioni di keys ed un canto lacerante, disperato, i cui riverberi alonano una traccia di assoluta bellezza che farà gioire e ballare i frequentatori dei clubs alternativi. Le complicate textures ritmico-elettroniche scelte per introdurre "Last Black Rose" si diramano contemplando versanti techno-popish colmi di uno struggente romanticismo, concetto manifestato attraverso la voce di Paul straziata dalla malinconia ed intervallata da decadenti sinfonie violinistiche, suoni che generano un eccezionale accorpamento tra gelida tecnologia ed il calore delle emozioni. "Came to Loose" è anch'essa inquadrabile, anche se in misura minore rispetto al precedente episodio, in un nostalgico contesto synthpop edificato sulla fluidità midtempo del drumming in stretta correlazione con suggestive intonazioni vocali, luminosi frazionamenti di keys, cicliche pulsazioni di sequencing ed, episodicamente, sintetiche aurore di violino. La mappa percussiva di "Lonely Despair" delinea nervose marcature midtempo sulle quali si impone il predominio vocale che Paul innalza sulle ondeggianti modulazioni del synth, predisponendo così un piccolo monile di arte synthpopish, così come "Eternity" chiude la title-track offrendo un mirabile registro pop-elettronico entro cui si avvicendano intonatissime aperture vocali accompagnate dall'affascinante rivestimento tastieristico e da una flessuosa ritmica midtempo. La stesura dell'album "Consequence" testimonia appieno la grandezza dell'inventiva appartenente ai The Saint Paul, una piattaforma di nobile appartenenza electro che saprà conquistarvi istantaneamente e per sempre. Nessuna imperfezione, nessun compromesso: solo amore viscerale per il sound avanguardistico ed un'incontenibile volontà di condividerlo con l'ascoltatore appassionato al futurepop, il futurepop che ispira, il futurepop che affascina. "Consequence" è una release prestigiosa, concepita con tecniche vincenti ed un databank elettronico che merita tutta la vostra attenzione: dieci, cento, mille volte bello!

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The Shade - "Through Distant Times" - cd - by Maxymox 2013

thesha  Elementi new/retro-wave, intuizioni pop noir, dosaggi di American-synthpop e modern electronics unitamente a vaghi richiami British rock/post-punk, rappresentano lo style-contest appartenente ai milanesi The Shade, duo fondato da Stefan (synths/programming/bass-guitar/electric-guitar/vox) e Derfel (vox), con le collaborazioni esterne affidate a guests provenienti dalla scena alternativa italiana quali Alessandro Notari, presente nella live line-up assieme al batterista Fux, oltre al musicista e produttore Orax, quest'ultimo titolare dell'omonimo progetto di matrice 80's-electronics/original-soundtracks. La concretizzazione dei The Shade è avvenuta nel 2011 a seguito di un lungo percorso musicale vissuto dai due artisti fin dai tardi anni 80's: Derfel, infatti, ha militato negli Xilema, piattaforma electro-acoustic-theatrical, mentre Stefan ha appoggiato in qualità di vocalist i Diva Suicide, band italo-inglese di tendenza dark-electro/synth-rock la cui drummer è la medesima Belle Star proveniente dai Nosferatu: egli, inoltre, distintosi negli anni anche per le sue attitudini di sound-engineer, sigla la sua presenza nell'organico dell'alternative-wave band Seventh Shadow. La solidità dell'odierna erudizione musicale appartenente ai The Shade, sviluppatasi inizialmente nel 1995 sotto gli influssi della cultura darkwave, è stata inoltre rafforzata nella sua complessità da esperienze parallele quali attività di D.J.ing e live sessions vissute all'interno di noti alternative clubs e, relativamente a Derfel, anche da un periodo trascorso come recensore ed intervistatore presso una nota underground-zine italiana. Discograficamente esecutivi dall'anno 2012 attraverso le quattro tracce autoprodotte incluse nella digital release intitolata "The Shade EP", Stefan e Derfel hanno completato nel 2013 il loro atteso debut-album "Through Distant Times", anch'esso autonomamente realizzato e distribuito, nonchè integrante nella tracklist i quatto episodi apparsi nel precedente Extended Play. L'immagine impressa sul front-booklet di dodici pagine incluso nella versione CD dell'opera, è ideata dalla Rosenbaum Creative: essa ritrae un viso stilizzato il cui disegno ricorda fortemente nel suo insieme l'abstract-pop-art futuristica in voga nella decade '80, periodo al quale i The Shade devono molto in termini di formazione artistica e predisposizione del loro stile musicale, percezioni già distinguibili nel primo degli undici brani della lista, "Situation", un pop sintetico costruito sulla linearità midtempo generata dal drum-programming attorno alla quale fluttuano atmosfericamente le diffusioni tastieristiche, il tutto presenziato dalla voce nitida e ben intonata di Derfel nel cui accento traspaiono le curvature tonali Simon Le Bon oriented che caratterizzano molti aspetti della sua estensione. "Xs On My Eyes", traccia inquadrabile in un dinamico contesto electro-wave/rock, propaga un canto e scie di keyboard saturi di reminescenze 80's percosse con robustezza dal battito del drumming ed abbellite dalla guitar manovrata da Alessandro Notari, mentre la successiva "Maximize", una delle quattro songs presenti nel sopracitato EP, espone un danzabile modulo electro-wave squisitamente vieux style, ingagliardito dalle vocalizzazioni del singer e reso maggiormente catturante dalle veloci pulsazioni del drum-sequencing, dagli e-effects, dai riff chitarristici elaborati da Orax e dalle visionarie effusioni scaturite dalla tastiera. Ancor più evidenti, gli schemi 80's wave trionfano nella strepitosa "Beautiful Friend", espressi con intensità e magnificati dalla potenza canora che Stefan riversa melodiosamente sulla tracciatura sequenziata, sulla penetrante copertura tastieristica e sulla celere percussività le quali, congiuntamente alle strategiche evoluzioni chitarristiche di Alessandro Notari, donano piena consistenza ad una song degna di essere menzionata tra le migliori dell'intero album. "A Calling Spaceship", anch'essa compresa nella title track dell'EP "The Shade", svolge una funzione unificante tra new wave ed elettronica, ciò mediante irresistibili armonie vocali, finiture di guitar affidate ad Alessandro Notari e Orax, dinamismo midtempo ritmico-programmato ed ampliamenti di synth, in anticipo sulla seguente "Stories" la quale, rallentando la velocità percussiva, orbita attorno a memorie pop-wave impreziosendole mediante fascinose inflessioni vocali, elettrici inserti provenienti dalla chitarra di Orax, segmenti di drum-programming ed un comparto tastieristico capaci di riprodurre simultaneamente la musicalità di ieri unendola alle più moderne formulazioni. Allo stesso modo, "Turn Around" procede evocando spazialità synthpopish e retrospettive wave, ciò impiegando uno sviluppo vocale aperto, scandito con gusto estetico, splendidamente ispirato da memorie 80's e collocato su un danzabilissimo basamento percussivo midtempo, tutto ciò decorato dalle luminescenze della guitar suonata da Orax, dalle trafitture ordite dalla bassista Switchblade Switch e dai copiosi flussi del synth. Nelle cadenze midtempo che animano "Immoral Ground", terza traccia apparsa nel menzionato EP, risuonano simmetriche punteggiature di sequencing, pads ascensionali, armoniose toccate di synth ed il suadente canto del vocalist, così come nella successiva "Dawn Of Life", quarto ed ultimo capitolo inserito nell'Extended Play "The Shade", Derfel e Stefan esplorano nuovamente e con melodica raffinatezza, territori new waver, calibrando la strumentalità tastieristica, gli innesti elettronici e le metriche vocali in direzione di un sound radiosamente passionale, concedendo quindi l'ingresso a "Black Garden", composizione nelle cui trame si coglie ancora una volta l'eclettismo stilistico che domina la tracklist, in questo frangente più incline all'avanguardia electropop-rock piuttosto che alle soluzioni wave fin'ora udite nei precedenti episodi: il battito midtempo della drum-machine ed i frazionamenti del programming scuotono ritmicamente il nucleo della song, mentre i voli della tastiera ed i vocals, penetrando nella memoria con straniante naturalezza, si fissano in essa indelebilmente. Gli Interferenze, duo fiorentino devoto al genere advanced-electro-rock, remixa lo spartito di "Maximize" iniettando ora nella sua essenza ulteriori artifici tecnologici dalle modulazioni taglienti, acute, oltre ad alienanti congiunture vocali e caustici dosaggi di electric guitar, a conclusione di un full-lenght che, una volta ascoltato in tutta la sua interezza dall'appassionato al genere in questione, si collocherà sicuramente ai vertici delle sue recenti preferenze. Da questa title-track sortiscono brani di eccezionale consistenza la cui musicalità rivela una perfetta organizzazione di idee, lucidità esecutiva ed una preparazione tecnica superiore ai convenzionali standards, confermando i due interpreti autentici portavoce della synth-wave. Sonanze di grande presa, estetizzate attraverso teoremi old-school, fanno di "Through Distant Times" un album simbolico al quale riserverete infinita gratitudine per avere generato in voi una simile quantità di emozioni: The Shade, per Vox Empirea progetto italiano rivelazione dell'anno 2013.

* U *

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Un-Reason - "Un-Reason" - cd - by Maxymox 2013

unrea  Un-Reason è un quintetto italiano concepito nel 2012, composto nella formazione in studio da Elio Isaia (vox/guitars), Giorgio Bormida (bass/guitars/piano), Jon Griffin (guitars), Lorenzo Bartolini (drums), e Jan Maio (synths/virtual orchestra/guitars), mentre la sua relativa live line-up menziona la presenza di Max Marsella (guitars/clarinet/fado/bass/composer) in sostituzione a Jon, e Simone Brunzu (drums) in supplenza al drummer Lorenzo. Il sound creato dalla band non è circoscrivibile in un preciso ambito stilistico, esso può tuttavia essere descritto come una particolare commistione tra elementi alternative/post/industrial/dark-rock contaminati da ulteriori tendenze quali post-punk, shoegaze, new wave ed intuizioni elettroniche: questa complessità di generi è il concreto risultato della sinergia tra le precedenti e differenti scuole musicali sperimentate nel corso degli anni da ogni singolo membro del progetto in una costellazione di altre realtà undrground, orientamenti che spaziano, oltre dalle specifiche vocazioni sopra descritte, a variabili quali l'indie-folk-rock, il gothic, noise-rock ed industrial-punk. Il debut-album recante l'omonimo titolo "Un-Reason", registrato, mixato e masterizzato tra Genova, Pisa e Londra, è pubblicato nel 2012 dalla label statunitense Patetico Recordings; nella sua lavorazione tecnica hanno inoltre collaborato protagonisti esterni di importante rilevanza come ad esempio il musicista hardcore-punk Alessandro Paolucci nel ruolo di assistant engineer, oppure Reza Udhin al quale è affidata la sezione mastering, componente egli dell'electro/industrial/EBM act Inertia nonchè dei leggendari Killing Joke, Martin Atkins batterista dei Public Image Limited, fondatore del progetto industrial Pigface ed autore delle percussioni nella nona traccia dell'album, ed infine Alessandro Sportelli alias "Ovi", produttore e fondatore del WestLInk Recording Studio. Il nucleo dell'album enumera undici tracce dalla musicalità alienante, fortificate da imponenti quantità di energia chitarristica: tutto ha inizio dalle malinconie esposte in "A Place Of Truth", claustrofobicamente ed ossessivamente cullata da una struttura downtempo-post/industrial-rock entro la quale il canto di Elio esprime tormento ed oscurità supportato dal pesante flusso originato dalle chitarre. "Blinks" esplode riversando tutta la sua potenza industrial-rock/post-punk nelle vibranti incandescenze di guitars che divorano aggressive gran parte del brano trascinando nell'abisso visionari filtraggi vocali dalle timbriche riverberate, un solido drumming midtempo ed un compatto insieme di sonorità acid-psychedelic. La successiva "Run Back" placa le allucinate tensioni per assestarsi in un affranto registro dark-rock-shoegaze perennemente dominato dall'elettricità chitarristica, da una percussività rallentata e da vocals profondamente sconfortati, mentre da "Under" emergono i richiami wave-oriented esaltati nei vocalizzi di Elio, aperti ed echeggiati, immersi dapprima in procedure combinanti post-rock, shoegaze, dark-pop e, successivamente, dopo una breve interpausa, in altre più indurite dalle impetuose correnti generate dalle corde e da un drumming roccioso tra i cui serrati scambi naufragano i toni artificialmente elaborati del singer. "Too Deep" è un lancinante industrial-rock che accoglie riff, percussioni midtempo e canto escoriati dall'azione abrasiva delle chitarre, le cui amplificazioni accrescono il climax drammatico, oscuro e saturo di un'angoscia che circonda interamente l'episodio. Si prosegue con "Twisted Metal", introspettiva e romantico-decadente nella sua fisionomia sad-post-rock simile al cadere delle foglie autunnali, sonorità costruite mediante il dialogo tra le seducenti emissioni vocali intercalate da Elio e le elettriche incursioni delle guitars perfettamente scandite al ritmo del drum-system, tutto ciò accompagnato da una calda velatura di synth. I lenti rintocchi di "Kids Hurting Kids", formulati con pianoforte e batteria, aprono la via a cupe dilatazioni vocali ed a caustiche punteggiature di chitarre, una flessuosa combinazione di suoni anteposta alla successiva, folgorante detonazione indus-rock di corde d'acciaio, tastiera, echi distorti, oscurità, vocals psicotici e drumming downtempo, una barriera sonica ad alta intensità che interrompe nettamente il suo segmento finale. "Our Special Way" diffonde prevalentemente un dark/post-rock sound urticante ed oppiaceo, composto da lente replicazioni di guitar e vocals simmetricamente cadenzati dalle percussioni, arpeggi, pulsazioni e liriche introspettive che si evolvono in seguito in una straniante nube shoegaze/new waver. In "Open" si percepisce un senso di glacialità, potenza e supplizio interiore, elementi magnificati con esasperata lentezza da periodi colmati di trapananti iper-stratificazioni originate dalle guitars alternate a lunghi momenti oscurati da una tossica sospensione sonica, da patimenti vocali e successivi recuperi di dirompente vitalità rock-punk-industrial. Visionari richiami vocal-chitarristici darkwave in stile Cure, accenni elettronici e riallineamenti industrial-rock minded costituiscono invece lo schema di "This Is Not My Fear", suggestivamente depressa, quasi surreale, anticipante il tratto finale dell'opera, "Waves", anch'essa consacrata ad un modulo post-punk/post-rock/darkwave nella cui percussività downtempo si erge il melodismo vocale di Elio, un canto che avvolge con infinita tristezza circolari arpeggi Cure-oriented ed ipnotici giri di basso, concedendo allo spirito attimi di profonda meditazione. Un fulgido esordio ed eccellenti premesse quindi per gli Un-Reason, realizzatori di un album nel quale spiccano professionalità ed una miscela di generi differenti tra loro fusi in un'unica, inedita coniugazione. La centralità delle musiche create dalla band evidenzia un incontenibile desiderio di esternare, esorcizzandole, le sofferenze che torturano il corso dei pensieri, impiegando allo scopo acustiche dalla inscalfibile durezza connesse alla desolazione di sentimenti perennemente delusi, bramanti definitiva liberazione dalle tenebrose spire che li imprigionano. Questo full-lenght è autentica inquietudine ma anche una trasmissione diretta con l'inconfessabile celato in qualche recondito antro della nostra mente, tutto ciò incarnato in un suono che raggiunge l'anima senza fermate intermedie. Sconvolgente.

* V *

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Various - "Riding The Crest Of The Frozen Wave" - cd - by Maxymox 2013

frozy  Eccellente iniziativa della label Calembour Records ideata per celebrare la commemorazione del ventennio di uno tra i progetti più rappresentativi e validi del panorama dark/electro-wave/gothic italiano, i The Frozen Autumn, le cui generalità ed imprese artistiche sono ampiamente consultabili su Vox Empirea all'interno della recensione dell'album "Chirality" risalente all'anno 2011. La cover-compilation in questione, edita nel 2013 in soli cinquecento esemplari numerati a mano e corredati di digisleeve con libretto esplicativo, è intitolata per esteso "Riding The Crest Of The Frozen Wave - A Tribute To The Frozen Autumn": essa include nove remakes di tracce estrapolate dagli albums costituenti la loro completa discografia, in questo frangente affidate alla creatività di altrettanti progetti underground, alcuni dei quali gravitanti attorno la medesima home Calembour Records. Le reinterpretazioni udibili all'interno della tracklist, eseguite attraverso i differenti stili musicali appartenenti individualmente ai singoli protagonisti, rinnovano il sound e le atmosfere che hanno caratterizzato la musicalità del duo durante la sua progressiva ascesa, in un crescendo di melodie ed emozioni da vivere con intensità e con la consapevolezza di ascoltare l'esaltazione di uno tra i più significativi repertori della scena alternativa nazionale, dagli early 90's ad oggi. L'antologia si apre con la ricostruzione elaborata dagli ottimi Hidden Place relativa alla strumentale "The Forgotten Frontier", estratta dall'album "Fragments Of Memories" edito nel 1997, le cui malinconiche arie electro-wave vengono ora replicate dalla band impiegando flussi di synths ed un diagramma di programming dai quali si scorgono gradite e precise similitudini con le originarie procedure della song, comprendendo anche lo struggimento percepibile nei suoi istanti più meditativi. Dal medesimo full-lenght proviene "I'm Coming From Nowhere", brano il quale, anche nel nuovo schema rock-wave oriented congegnato dal terzetto brasiliano Plastique Noir operativo nel panorama post-punk/gothic/darkwave/indie-rock, esterna nuovamente la carica melodica e quell'impeccabile estetica che l'ha resa leggendaria: la solidità dei vocals pronunciati da Airton S. unitamente alle veloci fasi del drum-programming, si congiunge armoniosamente alle pulsazioni del basso, alle sfumature tastieristiche ed ai decadenti arpeggi originati dalla chitarra. Il canto da sirena profuso da Femina Faber, solo-project di Paola Bianchi, conferisce rinnovata emozionalità a "Sidereal Solitude", song tratta dall'album "Chirality", circondando di romantico lirismo e di nostalgica delicatezza gothic il basamento elettronico midtempo e le fioriture di synth pianificate come sfondo. La band ferrarese dei Go Falmingo! conduce la successiva "When You Are Sad", capitolo proveniente dal full-lenght "Emotional Screening Device" pubblicato nel 2002, verso traiettorie coldwave nelle quali i vocals espressi da Bruno Vaccari dilagano inondando di amarezza le dinamiche battute della batteria, il ritmico succedersi delle partiture chitarristiche e delle bass-lines; Nabla Operator, ovvero Mirco Dean a.k.a. The Count, sperimenta a sua volta la nuova forma di "Second Sight", anch'essa facente parte dell'album precedentemente citato, erigendo per essa una musicalità di chiara appartenenza 80's synth/electro-wave composta attraverso le minimali replicazioni dei drum-beats programmati come supporto per le foschie elevate dalla tastiera, per i distanti riverberi del canto e per il turbine di effects che ammantano interamente la traccia. La rivisitazione di "Static Cold", inclusa nell'album "Is Anybody There?" del 2005, è ora formulata dalla band romana Winter Severity Index, la cui singer Simona Ferrucci diffonde alienazione ed abbattimento mediante depressioni canore che abbracciano una fredda, ombrosa ed a tratti ossessiva musicalità new-wave-darkwave costituita dal secco incedere del drum-sequencing, dalle suggestioni chitarristiche e dai fascinosi aliti originati dalle keys. "Polar Plateau", estratta dall'album "Is Anybody There?", è invece re-inventata dal one-man project Lisfrank impersonato dal savonese Fulvio Guidarelli, il quale architetta per questa song una danzabile pavimentazione ritmica midtempo a sostegno di stranianti melodismi synth/minimal-wave di voce, programming e tastiera che richiamano nitidamente epoche 80's. Estrapolate dall'omonimo album licenziato nel 1999, fanno ora apparizione le sonorità electropop-wave di "Visionary Landscapes", brano creato in origine dalla sinergia artistica tra Diego Merletto e Froxeanne nel loro progetto Static Movement: in questo specifico capitolo, la song è il risultato della rielaborazione perfezionata dai berlinesi Patenbrigade:Wolff, i quali ideano un dancefloor frazionato con precisione da impulsi ritmici midtempo allineati alle simmetrie del sequencing, al vento creato dai synths ed al femmineo canto da cui scaturiscono catturanti armonie. Nel finale, non poteva mancare l'omaggio ad un brano storico che, probabilmente più di ogni altro, ha rappresentato gli esordi dei Frozen Autumn, ovvero "This Time", estratto dal debut-album "Pale Awakening" edito nel 1995 e rielaborato per questa compilation dal cult-project NG, abbreviazione di Northgate, il cui rappresentante Evor A. ottenebra l'originario e gagliardo modulo electro-waver di drum-programming, synths, chitarra e voce trasformandolo in un rallentato obscure-electro in cui vocals, tastiera, percussività elettronica e basso generano un mood melodicamente rattristato e psichedelico. Nostalgie sonore provenienti da Ere ormai lontane e nuove intuizioni affiorano in questa raccolta di songs combinando passato, presente ed interiorizzando il prezioso contributo che i Frozen Autumn hanno così meravigliosamente elargito alla musica wave: tutti gli artisti coinvolti in "Riding The Crest Of The Frozen Wave" hanno saputo carpire appieno la sensibilità che da sempre ha caratterizzato lo stile unico ed irripetibile del modello di riferimento, finalizzando un campionario di covers ognuna di esse dotata di spiccata personalità ed efficacia. Questo tributo è particolarmente dedicato ai cultori i quali sapranno distinguere intuitivamente le tipiche sonorità del duo, quì interpretate sotto diverse prospettive: la release, inoltre, costituisce un eccellente viatico per accedere indirettamente alla musica dei Frozen Autumn, rivolto a coloro i quali abbiano semplicemente sentito parlare di essi ma non sperimentato le loro gesta. Una copia di questo disco è comunque imprescindibile per ogni rispettabile collezionista alternativo.

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Verney 1826 - "Ex Libris" - cd - by Maxymox 2013

verneysy  Ad un anno di distanza dall'antecedente full-lenght edito dalla Shinto Records e dallo split "Reclusion Of Sun & Moon: Archive III" licenziato dalla SkullLine, la ricomparsa sulla scena del solo-act berlinese Verney 1826 conferma nuovamente la fertile creatività ed il solido processo realizzativo che fin dal 2009 caratterizzano il progetto: notizie complete riguardanti il musicista sono consultabili su Vox Empirea all'interno della sezione datata 2012, ambito in cui il lettore potrà visualizzare nella recensione riguardante l'album "Silence Du Tombeau" la sua approfondita biografia e discografia. La nuova release "Ex Libris" pubblicata nel 2013 dall'etichetta Lichterklang con base a Duisburg, rappresenta la continuazione seriale di "Beyond The Mirror Of Time", neoclassical-compilation licenziata nel 2011 dalla Shelley Schellack: i contenuti sonici del disco esaltano in modo ancor più sublime che un tempo la passione di Lionel Verney nei riguardi dei vecchi autori che hanno condizionato e nutrito la sua fantasia, nonchè l'amore del protagonista verso uno stile unitario che ingloba elementi neoclassical, ethereal, dark ambient, dark folk, world e gothic, finalizzando dodici tracce masterizzate da Axel Frank alias Werkraum, membro delle piattaforme neofolkish-acoustic Sturmpercht, Theben Is Torched nonchè percussionista del martial/industrial project Triarii. Le songs della nuova tracklist propagano differenti musicalità e differenti atmosfere, ognuna delle quali corrispondente agli specifici personaggi, alle epoche storiche ed alle letture trattati individualmente nel concept: le liriche, di conseguenza, rievocano spesso citazioni estrapolate da scritture appartenenti a famosi poeti e romanzieri dei Secoli trascorsi. La release è disponibile in tre differenti versioni delle quali una "regular" e le successive in formato limited-edition: nel dettaglio, la prima di queste ultime due contiene i contributi forniti dai musicisti underground The Victim's Ball, Anna Aliena e Schattenspiel, mentre la seconda, pubblicata in numero ancor più limitato, reca un bonus-CDr aggiuntivo di sei episodi con le collaborazioni fornite dal menzionato The Victim's Ball oltre a Protea e Friends Of Alice Ivy. Oltre i guests elencati, i credits dell'album menzionano i contributi vocali di Leif Allendorf, amico di Verney ed apprezzato film-maker indipendente, identicamente a Greg A. Jones, anch'egli conoscenza di Verney e video-realizer, nonchè della singer Joanne Missen. L'ordine delle songs incluse nella tracklist di "Ex Libris" elenca dapprima "The Beggar's Opera", episodio dark-folk/neoclassical ispirato dalle realizzazioni satiriche ideate dal poeta e drammaturgo inglese John Gay, attivo nel 18th Secolo: la song, magnificamente supportata dalla voce appartenente a The Victim's Ball, solo-project dell'italo-australiano Roberto Massaglia, artista devoto ai generi neoclassical/baroque/goth-rock, è impreziosita da un canto profondo, armoniosamente combinato al tambureggiare militaresco, alla solenne lentezza delle orchestrazioni tastieristiche, alla femminea coralità del refrain ed ai cristallini arpeggi che decorano le strutture. Tributo alla nobile drammaturgìa di William Shakespeare, la successiva "Henry IV" è un neofolk pregno di arie Cinquecentesche create da sonorità flautate, tamburello, chitarra ed una lenta percussività di sottofondo, elementi sui quali si posano plurime melodie vocali ricreanti le atmosfere dell'antica Corte. Anna Aliena, autrice tedesca devota allo stile alien-pop/opera, canta liricamente le musiche di "Lúthien", traccia ispirata al romanzo "Tale Of Beren And Lúthien" vergato nel 1917 da J.R.R. Tolkien, ovvero la vicenda d'amore tra la bellissima elfa Lúthien Tinúviel e Beren, Uomo della Terra di Mezzo: la song, corrispondente ad un fantastic-neofolk, eleva aristocratici flussi vocali perfettamente adattati alle atmosfere fiabesche ricreate dai costrutti strumentali, note colme di passione, circondate da brezze tastieristiche, sussurri, ritmica downtempo e pizzichi in punta di plettro. "To The Moon" celebra le gesta di Impey Barbicane, presidente del fantasmagorico Gun Club ed interprete principale del romanzo fantascientifico "De La Terre À La Lune Trajet Direct En 97 Heures, 20 Minutes" scritto nel 1865 da Jules Verne: la compresenza di procedure dark-folk ed un altrettanto oscuro neoclassicismo-marziale, origina una musicalità da soundtrack quasi epica, lentamente scandita dal tamburo, ornata da effetti elettronici e resa importante dalle modulazioni baritonali che il vocalist affida alla possenza della tastiera. La straordinaria bellezza della seguente "Penitenziagite!" è ulteriormente avvalorata dalle spoken words e dal canto di The Victim's Ball, la cui signorile voce pronuncia inizialmente con grande efficacia, e nell'antica lingua italiana, le citazioni scritte da Dante Alighieri e successivamente quelle in lingua tedesca appartenenti a Martin Luther: a questi fraseggi, accompagnati da un suggestivo background di sonorità medievali, campane e cavalli al trotto, segue l'andamento dark-neofolker della traccia costituito da lunghi accordi di keyboard, arpeggi e cupi battiti di tamburo, elementi rievocanti musicalmente il triste destino di Fra Dolcino da Novara, religioso realmente esistito, accusato e giustiziato per eresia nel 1307 dall'Inquisizione, vicissitudine riportata nel celebre racconto "Il Nome Della Rosa" di Umberto Eco. "Mr. De Winter" è un componimento dark-neoclassical reso severo e forte dalla marzialità orchestrale cadenzata dal tamburo e dalla cupezza sinfonica generata dall'impianto tastieristico sui quali volteggiano fredde rarefazioni vocali in lingua tedesca: questa song, unitamente al suo proseguimento ascoltabile più innanzi, simboleggia il riconoscimento di Verney 1826 dedicato alla scrittrice novecentesca inglese Daphne du Maurier aka Lady Browning, ed in particolare al suo celebre racconto del 1927 intitolato "Rebecca". La successiva "Fireflies" ripercorre le addolorate vicende vissute dallo scrittore e cantante giapponese Akiyuki Nosaka durante il secondo Conflitto Mondiale, avvenimenti trascritti dallo stesso autore nel romanzo del 1967 "Hotaru No Haka" ("Grave Of The Fireflies") ed ora espressi in forma neofolkish attraverso evanescenti dilatazioni che inglobano bells, keyboard e riverberi vocali, ed ancora in seguito gong, arpeggi orientaleggianti, correnti ascensionali di voce e fiati, armonie levantine di canto e rallentata percussività di tamburo. Concettualmente legata al precedente atto "Mr. De Winter", la traccia "Mrs. De Winter" acquisice il medesimo fascino rinunciando tuttavia alla sontuosità delle soluzioni orchestrali presenti nella prima esposizione, avvantaggiando decadenti atmosfere edificate con minimalismo dall'interazione tra melodie neoclassical e dark-ambient: ne risulta un sound tenebrosamente romantico, essenziale, composto con lentezza da ossessivi pads, voce sepolcrale, da un sinistro carillon, samples e dal funereo rintocco della campana. "Der Gefangene Von Chillon" è un compendio sonico estratto dal romanzo "The Prisoner of Chillon" scritto nel 1816 dal poeta inglese Lord Byron le cui citazioni, fraseggiate dal vocalist in lingua tedesca in modalità spoken-words dopo una propagazione di suoni cosmici, sono adornate da decorazioni di clavicembalo le quali conferiscono all'introduzione della song un'aura nobilmente anticata, registro trasmutato in seguito in sonorità dark-ambient provenienti dallo spazio profondo, create da espansioni astrali, cori riverberati e lugubri risonanze di campana. Si prosegue con "Alles Still" e le irreali vocalizzazioni enunciate da Anna Aliena e da Verney il cui testo richiama integralmente le parole scritte dal poeta tedesco Heinrich Theodor Fontane nel suo libro "Wanderungen Durch Die Mark Brandenburg" pubblicato tra il 1862 ed il 1889, internamente ad una disadorna musicalità neoclassical-dark-ambient formata da lievi toccate di piano, rumore di passi, fluttuazioni elettroniche e sinfoniche vibrazioni di keyboard. L'incantevole "L'Eternal Adam" ha invece lo scopo di celebrare l'obscure-fantastic novelette scritta di Jules Verne e da suo figlio Michel originariamente intitolata "L'Éternel Adam": la trascrizione musicale del racconto è ora espletata attraverso difformi interpretazioni comprendenti acustiche ethereal-ambient/minimal-neoclassic costituite da lunghe estensioni tastieristiche ed argentei arpeggi di corde, soluzioni avvicendate alle sferzanti raffiche di una tormenta campionata entro cui spiccano sinistramente gli austeri rintocchi della campana, samples vocali in tedesco ed un canto arcano simile ad un mantra. La conclusione dell'opera viene degnamente celebrata da "Ruhe Vor Dem Sturm", traccia neoclassical/martial/downtempo pianificata da Verney alla voce con Sven Phalanx alle strumentazioni nel loro progetto Schattenspiel: la song, ispirata dalle congetture del militare francese Alfred Dreyfus condannato erroneamente per alto tradimento nel 1894 ed imprigionato nella Guiana Francese, riversa stacchi tambureggiati, samples militareschi alternati ad ermetici frazionamenti di voce e malinconiche tessiture di pianoforte, tutto ciò appoggiato dai veloci tratteggi di archi sintetici generati dal programming. Verney 1826 tocca vertici di ultra-classe progettando un album colto, in possesso di un notevole carisma ed energia attrattiva: ogni singola traccia sfoggia un aulico portamento, distinzione, nonchè la rara capacità di condurre idealmente l'ascoltatore nell'epoca e nel climax concepiti dall'artista, svolgendo una funzione intermediaria con il passato e quindi con le vicende descritte dagli autori coinvolti. In "Ex Libris", la configurazione musicale è un trionfo di classicismo, mistero, tenebra, avventura, poesia, estetica ed amore per la letteratura, una mesmerizzante retrospettiva di suoni e chimeriche proiezioni di avvenimenti sullo sfondo di una passione per ciò che è storicamente intrigante ed indelebilmente significativo: attraverso questa release varcherete i confini del Tempo muovendovi incorporealmente nella sua stupenda centralità, assimilandone ogni nota, ogni istante, ogni avvenimento. Ed ora, siete ancora in grado di distinguere tra realtà ed immaginazione?

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Vomito Negro - "Fall Of An Empire" - cd - by Maxymox 2013

vomi  Come è noto, il belga Gin Devo costituisce un'importante colonna del movimento EBM-industrial europeo, la cui biografia e piattaforme parallele sono esaustivamente illustrate su Vox Empirea nella recensione del suo album solistico intitolato "Errata" edito nel 2012: Vomito Negro è di fatto la creatura più significativa e longeva edificata dal musicista, un progetto concepito sperimentalmente nel 1982 da Gin (synths/noises/arrangements/composing/editing/programming) con Guy Van Mieghem, e proseguito fino ad oggi reclutando nel 2009 Samdevos (synths/noises/ backing vox) al quale si aggiunse nel 2010 la collaborazione di Sven Kadanza (live percussion/steel drums). Un estremo eclettismo, una costante apertura alle collaborazioni esterne oltre ad un sound-system combinante l'avanguardismo elettronico dei Cabaret Voltaire, la genialità techno-popish dei Kraftwerk ed un misurato tocco di industrial, costituiscono i cardini sui quali si articolano le formulazioni di Vomito Negro, sempre versatili e sistematicamente adattate nel corso del tempo ai differenti concepts delle realizzazioni pubblicate, nei cui contesti, tuttavia, si percepiscono quasi inalterati quei fondamenti 80's old-school che fin dalle origini caratterizzano questo protagonista. Il contatto diretto e la sintonia con la mente dell'ascoltatore sono due elementi di imprescidibile importanza per l'artista, quindi la musica da egli ingegnata funge da efficace e ballabile trasmissione di testi descritti con acuta ironia, oltre la quale traspaiono sentimenti di salvezza e liberazione alternati a riflessione e tormento interiore, elementi distribuiti in un'ampia discografia inaugurata nel 1985 con l'omonimo 12" "Vomito Negro" edito dalla Etiquette Records, le cui quattro tracce riapparvero nella tracklist di "Vomito Negro Boxset", una pubblicazione in formato 12" + tapes limited edition rilasciata nel 1987 alla KK Records, label belga alla quale fu affidato nel medesimo anno anche il vinyl 12" "Stay Alive". Nel 1988 uscirono sempre per la KK Records le due versioni di "Dare", la cui prima edizione su mini-lp fu ripresa in formato CD-compilation includendo al suo interno l'intera titletrack di "Stay Alive": da annotare in questa release l'introduzione nella line-up del duo Split Second avvenuta all'epoca in funzione di esecutori del drum-programming. Dalla successiva collaborazione tra i Vomito Negro e Peter Van Bogaert, alias Liquid G, fondatore a sua volta della label belga Liquid Produkts di tendenza industrial/electronic-punk, risultò nel 1989 "Musical Art Conjunct Of Sound", ovvero nove tracce incise su cassetta, licenziate appunto dal citato brand attraverso il quale nel 2000 furono riedizionate anch'esse in versione CD. Ancora nel 1989 e nuovamente per la KK Records fu realizzato l'album su lp e CD "Shock" contemplante sonorità decisamente electro/EBM, evento oltrepassato l'anno seguente dalle tre tracce del 12" "Save The World" sempre su KK Records. Nel medesimo arco temporale e per mezzo della stessa label si assistette all'uscita dell'ottimo full-lenght "Human" anticipante il successivo "The New Drug", release del 1991 edita per la celeberrima Antler Subway, sub-label della belga Antler-Subway Records NV. La forza creativa di Vomito Negro incrementò nel 1992 la sua redditività attraverso l'album "Wake Up" diffuso ancora una volta dalla Antler Subway, mentre il compendio dal titolo "Compiled", edito per la KK Records e distribuito dalla londinese Rough Trade, riassunse nell'identico anno gran parte del trascorso materiale. Un decennio separò il precedente titolo dall'album in stile techno/electro/industrial "Fireball" licenziato dalla tedesca Triton, le cui liriche furono vergate da Guy Van Mieghem dei progetti Blok 57 e Full Dynamic Range, la cui masterizzazione fu invece elaborata da Eric Van Wonterghem, personaggio di fama nell'area industrial belga. La notorietà acquisita da Gin Devo mediante la figura dei Vomito Negro non sfuggì all'occhio vigile e selettivo della label germanica Out Of Line attraverso la quale fu rilasciato nel 2010 lo strepitoso "Skull & Bones", un doppio album nei cui ventuno passaggi si potevano assaporare contemporaneamente malinconie elettroniche ed arie dark-minded. Avvicinandosi al tempo presente, Vomito Negro completò nel 2011, ancora per la Out Of Line, l'ep "Slave Nation" a cui fa attualmente seguito nel 2013 l'incanto di questo grande ed atteso album, "Fall Of An Empire". Il terzetto si affida strategicamente alla forte risonanza mediatica e qualitativa di due labels: la Metropolis per il mercato statunitense, e l'italiana EK Product per la diffusione europea, confidando nella loro storica fama e nella capacità di saper raggiungere in modo efficace e mirato i substrati del pubblico alternativo con una release che già a pochi giorni dalla sua uscita ha accolto i giudizi estremamente favorevoli della stampa specializzata e, soprattutto, il gradimento da parte dei devoti al genere in questione. Nove songs caricate di potenza soggiogante e dalla ballabilità assicurata si estendono dalla tracklist dapprima mediante "Enemy Of The State", attivata su canoni dark-electro nei quali si articola un lineare e-drumming midtempo le cui scansioni flagellano la cupezza dei synths ed il caustico, tenebroso accento che il singer predispone nel suo canto alternandolo alla fredda impostazione dei vocal-loops. Più veloce e minacciosamente electro/industrial, "Tape X" trasmette impulsi stroboscopici ed harsh vocals dai toni sibillini in un frenetico contesto di drum-programming e glaciali emissioni di tastiere conferendo alla traccia una personalità dinamicamente sinistra, mentre la successiva "Factory Child" replica stridule irradiazioni di synth e malevolenza canora in un alienante schema electro/EBM midtempo orchestrato da un'ipnotico reticolato di programming. L'impronta elettronica udibile in "Power On Demand" riallaccia i contatti con il passato attraverso ossessive pulsazioni EBM old-school caratterizzate dall'inflessibilità vocale di Gin e dall'essenziale ciclo midtempo del drum-sequencing, elementi succeduti dai cupi bagliori e dal gelo che animano "Machines Of Hate", un dark-electro meccanizzato da basse intermittenze che fungono da ritmica sulla quale si innestano un canto sibilato ed ombrose esecuzioni tastieristiche. "Into Your Eyes" è un agglomerato di EBM ed obscure-electro composto da oppressivi avvicendamenti di drum-programming midtempo, alterazioni soniche, filtraggi e riverberi delle sezioni vocali, tutto ciò unitamente alle algide evanescenze dei synths che aleggiano minacciosamente nell'aria condensandosi in taglienti pinnacoli. La catturante melodia propagata da "Emerging Souls", traccia di enorme valore disponibile in rete anche in formato video, si configura in un dark-electro in cui la roca metallicità percepibile nella voce di Gin, il ballabile diagramma scandito dalla drum-machine ed simmetrico battito del programming generano incubi fascinosamente tecnologici, mentre più innanzi "Hollow Heads", interamente strumentale, pianifica un ripetitivo codice midtempo combinandolo a liquefazioni effettate e nere scie di synth in una futuribile concezione del modulo EBM. Il compimento dell'opera avviene nell'estesa ed omonima "Fall Of An Empire", brano anch'esso privo di vocals nel quale i Vomito Negro esprimono in termini assoluti la loro personale e sperimentale interpretazione del concetto EBM, integrando in esso sonorità dark-ambient, robotiche replicazioni downtempo in stile Kraftwerk e livide emanazioni di keys, elementi che si riversano in un velenoso subisso di acustiche sintetiche in grado di evocare il senso del freddo. La polimorfica architettura dell'album, scevra di eccessi e sovrastrutture, dispensa formule saldamente contestualizzate nell'Electronic Body Music di prima astrazione con l'aggiunta di alchimie tossiche e viraggi technopop, per un sound-complex dalla metrica inflessibile, dominante: Gin Devo and ensemble hanno creato con "Fall Of An Empire" un manifesto elettronico ricalcante magistralmente traiettorie stilistiche d'altri tempi, che ancora oggi si adoperano come modelli di riferimento, abbellite con finiture modernissime e coreografie di alta tecnologia sonica. Se entrerete in contatto con questo disco esso vi conquisterà rendendosi per voi un oggetto assolutamente indispensabile: gli Imperi cadono, musica come questa mai.

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Zynic - "Blindsided" - cd - by Maxymox 2013

zyn  Dal 2008, la nuova scena electro-synthpop alternativa europea ha incontrato una tra le sue più rilevanti espressioni in quella impersonata dal tedesco H.P. Siemandel il quale, attraverso lo pseudonimo artistico Zynic, è il fautore di uno stile ed una discografia ritenibile fondamentale per l'ascoltatore appassionato al genere: per chi fosse interessato alla conoscenza di maggiori dettagli riguardanti questo musicista, potrà avvalersi di un'esaustiva intervista visualizzabile nell'apposita area su Vox Empirea. Con la mente rivolta verso il retropop di scuola 80's ed un'intuizione diretta verso formule avanguardistiche, Zynic crea fin dai suoi esordi una musicalità aperta, stupendamente melodica, intelligente e spesso danzabile, prodiga di strategie elettroniche prevalentemente in stile Erasure, Yazoo e Depeche Mode alternate ad altre risalenti all'aristocratica new wave dei Japan di David Sylvian oppure alle gelide sperimentazioni tecnologiche dei Kraftwerk e Cabaret Voltaire, passando attraverso il magnificente romanticismo pop-elettronico di John Foxx e quindi degli Ultravox, toccando in alcuni frangenti lo stato di alienazione waver di Gary Numan nonchè infine la riflessiva cupezza del post-punk dei Joy Division e dei Cure. Durante il quinquennio compreso dalla fondazione del progetto ad oggi, il protagonista ha disseminato il proprio percorso di ottime pubblicazioni incominciando nel 2009 con un promo dal titolo omonimo "ZyniC" ed in seguito con una serie di brani inclusi nelle compilations "Synthetic AIR-Furt", "Electropop 3", quest'ultima facente parte della fortunata serie edita dalla germanica Conzoom Records, e "Synthetics Vol. 88", continuando quindi nel 2011 con il remix della traccia "Sing The Body Electric" del synth-duo act australiano Parralox e partecipando all'antologia "Electropop 2" prodotta dalla label ZYX Music. L'evento grazie al quale fu resa possibile l'ininterrotta ascesa di Zynic fu il rilascio avvenuto sempre nel 2011 di "Dreams In Black And White", un eccellente ep licenziato dalla Conzoom Records nella cui riedizione limited edition pubblicata nel medesimo anno si distinguevano episodi remixati da rilevanti nomi appartenenti alla scena electro quali Iris, Beborn Beton, Leaether Strip, Assemblage 23 e Neuropa. "Fire Walk With Me" è invece il titolo del primo, acclamato album, anch'esso distribuito dalla Conzoom Records, alle cui dieci tracce regolari si aggiungevano, nella versione limited edition, quattro remixes interpretati dagli Iris, Assemblage 23, People Theatre e Parralox. Sempre nel 2011 fu la volta del contributo dato a "Radio Schwarze Welle Vol. 3", compilation realizzata dalla celeberrima cult-radio in cooperazione con il brand ZYX Music, evento seguito ancora nel 2011 da un secondo spettacolare ep, "My Personal Kryptonite", edito per la Conzoom Records anche su esemplari in tiratura limitata contenenti i remixes congegnati dai progetti Mesh, Rotersand, Lex Luthor oltre ad un malinconico episodio, "Almost Silence", impreziosito dalla chitarra acustica suonata da Johannes Knechtges. "Blindsided" è l'album del 2013 nuovamente affidato alla Conzoom Records, masterizzato e mixato presso lo studio tedesco Railroad Tracks all'interno del quale hanno inciso noti progetti come Melotron, In Strict Confidence, Mesh, Noyce™, Minerve e Analogue Brain: il ritorno di Zynic è annunciato da una preziosa tracklist di dieci episodi dei quali "Escape Artist" costituisce il primo atto, un synthpop che include retrospettive 80's Erasure-oriented con vocals deliziosamente melodici supportati dalla ballabile fluidità del drum-programming midtempo e da tenui fasci tastieristici. In "Dead End" il canto di Zynic scorre lateralmente alle simmetrie tecnologiche sgorganti dagli impianti, le cui pulsanti cadenze del drumming sublimano il concetto di danzabilità unendosi alle avvolgenti ventate prodotte dal synth, tutto ciò anticipante la successiva "Cardiac Arrest", un pop elettronico tendenzialmente malinconico e dall'andatura rallentata nel quale le modulazioni del canto fungono da perfetto complemento alle sinfonie elettroniche generate dalla tastiera le quali culminano nel refrain fino a discendere lentamente verso un rattristato finale pianistico. Di differente atteggiamento è invece la traccia intitolata "Only Human" la cui struttura synthpopish recupera ampiezza vocale ed un irresistibile, ballabile melodismo di drum-programming midtempo punteggiato da luccicanti toccate di keys, mentre "Paradise Falls" varia nuovamente la forma musicale dirigendola ora verso uno slow-pop radiofonico, leggero, very-listenable e dai toni nostalgicamente romantici, elementi manifestati attraverso aggraziate ed innocenti orchestrazioni tastieristiche ed un più moderato utilizzo delle formule elettroniche, puntando maggiormente sulla capacità evocativa del canto che Zynic abbellisce con suggestivi accenti. La bellissima "Hard To Breathe" aggiunge ulteriore fascino alla tracklist esibendo un electropop di qualità superiore e di infallibile efficacia, un autentico elogio all'arte di saper combinare perfettamente moderna tecnologia del suono, eleganza ed armonie catturanti, caratteristica che in questo specifico brano si concretizza mediante uno splendido foreground vocale il cui refrain si imprime istantaneamente nella memoria affiancandosi ad un'incantevole successione di ritmica programmata ed a fulgide irradiazioni tastieristiche. La disposizione delle tracce incluse nell'album prevede la sapiente alternanza tra brani vivaci ed altri dal mood più meditativo ed atmosferico: a quest'ultima inclinazione corrisponde la successiva "Ghost", un electropop downtempo la cui mappa percussiva ipnotizza scandendo minimali e lineari battute dalla timbrica metallica gravitanti in una quieta ed estatica galassia composta da voce, synth e micro-trafitture artificiali. Il rifacimento in versione elettronica di "Boys Of Summer", celebre pop/classic-rock song scritta ed eseguita nel 1984 da Don Henley e Mike Campbell, sviluppa dinamiche bpm's uptempo ed apollinee esecuzioni di tastiera e sequencing rispettando pressochè integralmente le sonorità presenti nello schema originale, mentre "Thanks For Nothing" emula con sorprendente credibilità i modelli vocal-strumentali tipici dello stile Yazoo/Erasure, e ciò grazie ad una precisa, solida conoscenza di tali metriche le quali esigono innanzitutto un'equilibrata relazione tra eufonie canore istantaneamente assimilabili, mirati appoggi di synths di matrice 80's ed una linearità ritmica dal forte impulso danzereccio: l'azione simultanea tra questi componenti genera quindi un sound-system munifico di eccitanti armonie che rendono questa song un valido strumento per vivere le gloriose reminescenze elettroniche di un'epoca musicalmente indimenticabile. "Never Enough", ultimo brano della tracklist, è un toccante synthpop-downtempo che colloca la sua configurazione su una scarna base di drum-programming identica a quella udibile in "Hide And Seek" di Howard Jones, alla quale fanno seguito meste brezze di tastiera che lambiscono un canto "depechemodiano" pronunciato con passione e nostalgia. Tra i punti di forza di Zynic spiccano freschezza, estro, tattiche che conquistano al primo ascolto ed un'eccezionale competenza tecnica, particolari che contribuiscono al pieno controllo sul suono oltre all'infallibilità di un album come "Blindsided". Ogni singolo istante di questa release è pianificato nei minimi dettagli attraverso soluzioni che intersecano contemporaneamente il passato remoto del synthpop e concezioni elettroniche di ultima generazione: il talento di Zynic è ineguagliabile ed il Mondo deve saperlo.