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2ND Civilization - "Let's Play" - cd - by Maxymox 2014

2ND  Belgi di Aalst, i 2ND Civilization furono fondati inizialmente nel 1986 a titolo puramente amatoriale dal duo Koen D / Johan VS, entrambi appassionati di drum-machines, sintetizzatori e del suono razionalmente elettronico ingegnato dai Deutsch-Amerikanische Freundschaft, Trisomie 21 e Kraftwerk, delle espressioni synthpopish concepite dai primi Depeche Mode e dall'emergente tecnologismo fornito dall'Electronic Body Music dei Front 242. Successivamente, nel 1991, Patrick D si unì al progetto completando così la medesima line-up che ancora oggi assegna ai tre membri le seguenti competenze: Koen (Vidi), synths / mastering, Patrick D, synths / guitars / vox e Koen D, synths, vox / drums - il cui nome di quest'ultimo è inoltre apparso nell'anno 2002 nella compilation "Difficult Music For Difficult People II" con il suo personale progetto chiamato Forgotten Heroes - . Si segnala inoltre nel 1989 la presenza degli originari 2ND Civilization all'interno della rara EBM / electro/industrial compilation su cassetta denominata "BEF I", nella cui tracklist appariva contemporaneamente anche l'appellativo del loro sperimentale side-project noto come Trans-Vorm. La discografia pubblicata dal progetto menziona inizialmente "Eros And Civilization", un demo-tape di dodici tracce autoprodotto nel 1989 contenente perlopiù electronic / EBM covers di brani appartenenti alle menzionate bands ispiratrici, seguito nel 1990 da "Report", secondo demo-tape di dieci songs in stile EBM / electro anch'esso prodotto autonomamente; i 2nd Civilization giunsero finalmente nel 2012, dopo un lungo e costruttivo periodo dedicato a gigs e perfezionamenti tecnici, al debutto ufficiale, "Report From The Dark", album di dodici songs pubblicato dalla EK Product, i cui contenuti risultano essere i remakes in chiave elettronicamente modernizzata dei brani inclusi nel precedente "Report". Il nuovo, atteso full-lenght "Let's Play", distribuito in formato digipak nel 2014 dalla Space Race Records - divisione della medesima EK Product - offre orgogliosamente un'irresistibile vastità di suoni EBM / synthpop / electro, formulati con perizia, creatività e con l'ambizioso obiettivo di ampliare in misura sempre maggiore il numero dei fans. I dodici atti inclusi nella tracklist deflagrano con la pulsante vitalità di "Walk It Off", nella quale l'unione tra EBM ed elementi di derivazione electro origina una struttura altamente ballabile, vagamente arabeggiante, supportata da precise sezioni di filtered-vocals e dinamizzata con freddezza dai tracciati midtempo del drum-sequencing. "The Crash" è una trascinante successione EBM / electro composta da battute uptempo, voce tesa ed episodicamente melodiosa, congiuntamente alle essenziali armonie dei synths, a futuristici effects e ad asciutte trafitture di programming, mentre la bellissima "Fuck Up My Mind" cattura immediatamente con il suo atteggiamento vocale e le sue liriche nelle quali si percepiscono attimi di algida ironia ed insoddisfazione, tutto ciò animato dalle scattanti propulsioni uptempo del drumming, simmetricamente affiancate dalla linea del sequencer e, più innanzi, dagli avvolgenti flussi delle keys, in una song ben costruita, significativa, da ballare ed ascoltare con grande coinvolgimento. "John Carpenter" è invece il tributo dei 2ND Civilization dedicato all'omonimo regista, una electro-song da soundtrack quasi totalmente strumentale, perfettamente adattata al filone cinematografico di matrice horror tipico dell'artista e perciò caratterizzata da atmosfere cupe, ossessive, intrise di thrilling, annunciate con inquietante melodismo dall'intro pianistico sulle cui ipnotiche note si stratificano gradualmente dissonanze, ripartizioni midtempo di drum-programming, gotiche orchestrazioni di synth, roventi riff di electric guitar, vocalizzi robotizzati ed un sinistro background di urla, riverberi, pads ed austere sinfonie d'organo. Il concetto sonoro della successiva "Timehunter" accorpa danzabili modulazioni electro / synthpop sviluppate su ripartizioni midtempo di drum-machine, fluorescenti impulsi di programming, asettiche propagazioni di synths, loops ed un canto autoritario scandito contemporaneamente dai due vocalist, così come dalla fisionomia prevalentemente technopopish di "Games" si irradia un preciso automatismo percussivo midtempo di drum-programming ulteriormente vivacizzato da luminosi accordi tastieristici e dall'immediatezza del refrain. Nella iper-tecnologica "Fight" predominano frenetiche sonorità electro da ballare a perdifiato, obbedendo al ritmo uptempo del drumming, alle veloci punteggiature dei sequencers, alla perentorietà dei vocals ed alle estese coperture dei synths, mentre la seguente "Brussels" è un electropop che ondeggia suggestivamente tra replicazioni downtempo ed il canto malinconicamente oscuro che i due vocalist affidano all'intensità del basamento tastieristico. I comparti di keys udibili in "Alien Love" codificano splendide e prolungate armonie combinandole alla secchezza metallica del drum-sequencing midtempo ed al rigido canto, generando in questo modo un electro / technopop fortemente attrattivo e di grande valore. "The Virus" è un electro-track composta da fitti e veloci battiti programmati ai quali si aggiungono alienanti emissioni tastieristiche, segmenti di comunicazioni vocali fitrate, un canto dettato con tonalità inerte ed effetti futuristici, mentre le geometrie EBM / electro di "Bug Spray" sono frazionate dalla percussività uptempo del drum-programming e dalle strofe proferite schematicamente dal vocalist, tutto ciò sostenuto da lampeggianti esecuzioni di synth che energizzano l'intero brano. "Heartbeat" è l'ultimo capitolo della release, un glaciale electropop che richiama complessivamente reminescenze Kraftwerk-oriented, soprattutto nella meccanica predisposizione vocale, nell'armoniosa cerebralità delle tastiere e negli arrangiamenti, sorretti da un minimale filamento di drum-programming e, sporadicamente, da acidi innesti chitarristici. Band dotata di progettualità vincente, di interessanti spunti di avanguardia nonchè di un'esperienza quasi trentennale vissuta nell'universo elettronico, i 2ND Civilization finalizzano un album completamente riuscito che evidenzia l'incondizionata devozione dei tre interpreti al suono tecnologico, aspetto palesato mediante un uso intelligente delle macchine e da una concreta, costante spinta verso l'innovazione. Il progetto belga ha intercettato pienamente la sensibilità del pubblico, inquadrando le sue specifiche esigenze d'ascolto ed offrendo ad esso una musicalità che assomma retrospettive old-school e modernismo, tutto ciò racchiuso in un full-lenght che include un'avvincente consecuzione di brani. Questo lavoro è quindi l'autorevole risultato di progressive sperimentazioni in studio evolutesi con disciplina e mente aperta alla ricerca sonica: se desiderate che il 'techno body movement' si impossessi di voi, con "Let's Play" sarete appagati in misura illimitata.

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A Modern Way To Die - "Pulse And Treatment" - cd - by Maxymox 2014

amod  Tra la nuova generazione di post-punkers europei, i catanesi A Modern Way To Die si distinguono per il loro particolare e multi-ispirato stile, all'interno del quale premono sinistramente le oscure sonorità create dalla leggendaria band di Ian Curtis, combinate alle taglienti acustiche waver-rock che hanno caratterizzato la musica degli primi Devo, a cui si aggiungono ulteriori estrapolazioni provenienti dal claustrofobico after-punk dei Public Image Limited, con assimilabili formulazioni pop ed altre marcatamente shoegaze, attigue agli schemi di Slowdive e My Bloody Valentine, sorrette da turbolenze di guitars che innalzano compatte barriere sulle quali si infrangono spoglie coreografie elettroniche ed una percussività ossessivamente ipnotica. Il progetto, fondato nel 2010, è rappresentato da tre membri: Cristian Battiato, alias Cris "Batt's" (guitar/synth/sampler/effects), Patrick "Pat" Guerrera (vox/synth/sampler/effects) e Santo "TT" Trombetta (guitar/synth/sampler/effects) i quali, precedentemente al debut-album ora trattato da Vox Empirea, hanno fin'ora svolto una mirata attività di divulgazione del loro talento, inizialmente attraverso "Bad Medicine" - ovvero un EP 'no published' contenente le versioni demo di alcune tracce integrate successivamente nel full-lenght ufficiale - realizzazione seguita nel 2013 da un produttivo mini-tour siciliano e da altrettanto costruttive esperienze come openers, tenutesi presso svariati concerti tra i quali si menzionano per importanza quello di Beatrice Antolini, solo-act maceratese attiva nella scena alternative/indie rock/pop-psychedelic rock, e quello degli eclettici Schwefelgelb, power-duo berlinese protagonista di un sound sperimentalmente electro/EBM/new wave/trash. Il proponimento congegnato dai Modern Way To Die è senza dubbio quello di oltrepassare i limiti dell'Isola di appartenenza per diffondere la loro musica negli ambiti ove essa possa riscuotere gli apprezzamenti e tutta la considerazione di cui è degna; più nel dettaglio, il sound forgiato dalla band è un solido, focoso aggregato di elettricità chitarristica, vocals alienanti e ritmiche linearmente tracciate dal drum-programming su cui scorrono le fredde trasmissioni dei synths, tutto ciò in perfetta sintonia con l'identità concettuale del nuovo album, idealmente corroborato da sentimenti depressi, alimentati dal grigiore e dal pessimismo di una realtà osservata con sguardo disilluso, analitico, sfociante in un turbine di pensieri isolazionisti in perenne contrapposizione con il desiderio di esternare tutta l'amarezza e la disperazione che tormentano incessantemente l'anima dei tre musicisti: ciò, finalmente, si concretizza musicalmente con l'immediatezza e l'impeto di una liberazione interiore da troppo tempo repressa, convogliata ora nelle otto tracce della debut-release "Pulse And Treatment" pubblicata dalla label aretina Seahorse Recordings. L'episodio di apertura è "She Walks", traccia disponibile nel formato video diretto dal regista palermitano Andrea Di Gangi: la conformazione post-punk del brano, atmosfericamente deviante, è costruita attraverso incandescenti estensioni chitarristiche le cui lunghezze, alternate ad una più melodica/psichedelica sezione di corde, incrocia il regolare battito midtempo della drum-machine ed un cantato saturo di paranoia ed esasperazione. Nella successiva "Last Time", la potente abrasività chitarristica origina una prolungata ed incolore linea di scintille tra le quali echeggia surrealmente la voce di Patrick, frazionata dalle simmetrie midtempo del drumming e dai cupi bagliori sprigionati dalle tastiere. "Moon In Blue" emana i flussi di inquietudine e di perpetua tensione di cui il genere post-punk/wave è ricolmo, materializzati ora nelle plumbee tonalità dei vocals evocanti profonda insoddisfazione, affiancati dalla rocciosa consistenza del guitar-sound e dall'incedere midtempo del drum-programming intersecato dalle sotterranee correnti dei synths. Dall'epicentro di "Flow" si propagano energiche scansioni uptempo, l'affilato stridore ed i riff delle guitars, i densi accordi della tastiera e la voce di Patrick angustiata dall'insoddisfazione, mentre nell'ottima "My Own Friend" le inflessioni wave prevalgono sulle curvature punker, enfatizzate da un canto melodicamente visionario, da fiammeggianti ornamenti chitarristici ritmicamente allineati alle monocromatiche replicazioni uptempo del drum-programming e e dagli offuscamenti riprodotti dai synths. Il suono di "Beautiful Wordz" destabilizza, confonde, turba, insinuandosi nell'udito, penetrando fino gli antri più remoti dell'inconscio, ciò utilizzando vocals tonalmente irrigiditi, sconvolti, tratteggiati dalle pulsazioni uptempo dell'electro-drumming e torturati dal fragore delle chitarre shoegaze-oriented, creanti, assieme alle tastiere una sorta di granitica omogeneità di sostegno che si evolve più innanzi in una successione di pirotecnici guitar-riffs. "Misanthropy" è una traccia electro-wave integralmente permeata di incandescenze chitarristiche di derivazione punker, le cui scie intersecano suddivisioni midtempo, le imprevedibili virate della tastiera e vocals che lasciano nella memoria un'aura di cupezza e desolazione, avvelenati dal pessimismo e dettati con glaciale irremovibilità. Il ciclo percussivo della drum-machine rallenta la sua corsa processando ora sequenze downtempo, così come la disposizione vocale, pur sempre conservando il proprio atteggiamento sconfortato, rinuncia parzialmente all'estremizzazione del phatos, riverberando suggestivamente tra la crescente intensità del comparto chitarristico e le evanescenze delle tastiere: tutto ciò nella conclusiva "Fell Into The Void". Il climax dell'album, dilaniato dal supplizio esistenziale, interpreta vividamente le angosciose contraddizioni, le ipocrisie e gli irrisolvibili enigmi che dimorano nella quotidianità: i fondamenti musicali degli A Modern Way To Die unificano il loro potenziale, modellando una straniante, autoritaria unità strutturale entro cui il fremito, le nevrastenie e la drammaticità del post-punk trasducono armonie emotivamente prive di luce aventi come prerogative la distorta abrasività del 'rumore bianco' sviluppato dalle chitarre, le allucinate eufonie proferite dalla voce di Patrick e la funzione portante di un drumming meccanicamente ripartito. Il full-lenght d'esordio merita di essere interamente ascoltato, vissuto e compreso: i suoi contenuti entreranno simbolicamente a far parte della vita dell'auditore mentalmente predisposto, il quale considererà impossibile la separazione da una tale fonte di consapevole patimento. Questo è ciò che significa condividere il tempo con "Pulse And Treatment".

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Atropine - "Recurring Nightmares" - cd - by Maxymox 2014

atro  Tre sono gli elementi maggiormente percepibili nella musica dei norvegesi Atropine: l'oscura energia di cui sono sature le composizioni, le atmosfere elettronicamente torbide, opprimenti che dominano i suoni, e la capacità di instaurare un feeling istantaneo e duraturo con l'ascoltatore che sia culturalmente incline a concezioni alternative dell'Electronic Body Music. Il power-duo, fondato tra il 1994 ed il 1995 da Alex Jarlev, alias ALX, (synths/computers/samples/programming) con Tomas Kulberg, alias CTHULBERG, (lyrics/vox/tapes/video/programming), è il risultato sinergico delle esperienze vissute dai due protagonisti durante il tempo passato e presente nelle le varie fasi di una carriera artistica norvegese assai costruttiva ed articolata: descrivendo infatti il percorso degli Atropine, emerge inizialmente la loro comune, biennale militanza come side-project degli Anstalt, band di esplicita derivazione EBM, mentre CTHULBERG è parte attiva con Miza[R] degli Epilektrician, l'IDM/experimental duo-act autore nel 2014 della rielaborazione della song "Cherish 8" inclusa nella compilation "Remix" concepita dalla band electro-acoustic/minimal americana Ike Yard. Alex è invece membro con Halvard Djupvik della piattaforma synthpop/coldwave Panzerveps e, con T. Kulberg, del progetto retro-industrial/powernoise Pogrom Synod, oltre a vantare collaborazioni come produttore e musicista all'interno di svariate releases tra le quali spiccano il singolo "Storm" pubblicato nel 2002 dai celebri Code 64, il self-titled album di esordio dei Substaat ed il loro singolo "Refused", relativi rispettivamente agli anni 2011 e 2012. Gli Atropine, in sostanza, interpretano l'aspetto più combattivo ed irruento dell'EBM attraverso un'alternanza di sonorità freddamente melodiche ed altre ottenebrate con spietata malevolenza, tutto ciò pianificato utilizzando liriche e vocalizzazioni altamente corrosive oltre ad un ampio dispiegamento di moderni equipaggiamenti e samplers, unitamente a strumentazioni elettroniche 'vintage' provenienti dalle epoche late 70's/early 80's. La discografia del duo esordì ufficialmente nel 1996 con l'ultima di tre precedenti pubblicazioni registrate su musicassetta, "Angels Pass By Open Sewers", album di dieci tracce electronic/industrial edite per la Sutured Music, la medesima label alla quale furono affidate nel 2000 le tredici songs in stile electro/EBM/industrial del full-lenght "Feigned Hearing" e le successive quindici contenute nell'album "Master Raze" rilasciato su CD-r in limited edition nel 2001, anch'esse appartenenti allo stesso genere musicale dell'antecedente lavoro. "Recurring Nightmares", licenziato nel 2014 in formato digipak dalla label EK Product, è invece il nuovo album ora esaminato da Vox Empirea: molte delle songs contenute al suo interno sono state preliminarmente e totalmente rielaborate, prodotte e registrate tra il 1995 ed il 2002 dallo stesso Atropine: più dettagliatamente, dei tredici episodi, otto di essi sono estratti ed integralmente ricostruiti dall'originaria tracklist dell'album "Master Raze"; uno deriva dalla partecipazione alla Y2K "Feigned Hearing" festival release; quattro titoli sono a loro volta estratti dal recente repertorio, dei quali uno in versione remix. Il full-lenght, masterizzato dal tedesco Dirk Steyer, membro con Mike Koenigsberger del noto duo-act EBM/industrial/electro Accessory, è introdotto con esasperante lentezza dalle cupe risonanze della drum-machine, dai caustici, terrificanti fraseggi da psicokiller e dalle emissioni tastieristiche che oscurano "Glass Jaw", traccia a cui fanno seguito le veementi incitazioni vocali, l'altisonante copertura electro-ritmica uptempo ed i solenni flussi dei synths della successiva "Shears". In "Remaining Limb", l'introduzione composta da un esteso dialogo campionato e da brumosi respiri, anticipa un drumming fittamente segmentato dal programming, il quale si tramuta in una rigida marcia midtempo che avvolge i sibili del vocalist e le fluttuanti opacità elettroniche. "Retch Trigger", traccia concettualmente ispirata a "Coma Sola", song creata dall'EBM/disco/gothic/synth-punk Order Of The Solar Temple aka il solo-act del norvegese Ismael Henriksen, è un ballabile congegno energicamente movimentato dal passo veloce del drum-sequencing, incattivito da vocals perfidamente acidi ed ornato da un fosco supporto di tastiere, mentre la successiva e catturante "The Second Culling" predispone due sonorità contrapposte: una prima in cui la perfetta linearità del drum-programming midtempo sostiene geometricamente l'agrezza dei vocals e la plutoniana solennità dei pads, mentre una seconda, infinitamente più devastante, rabbiosa e allucinata, divora l'udito suscitando attimi di terrore. La sonicità EBM di "Coercion" è prevalentemente basata sul canto astioso ed elettronicamente deformato che il vocalist interpone tra samples, comparti percussivi midtempo e plumbei riversamenti di synths, così come nella susseguente "Reject" la meccanica schematicità del drumming ripartisce il ritmo suddividendolo in battute midtempo che trainano il canto gutturalmente acidificato di CTHULBERG, tossiche esalazioni artificiali, ronzii alieni, vocal-samples ed oscure sinfonie tastieristiche. "Black Sludge" massimizza i vox-filterings commutando il canto in un glaciale ed atono monologo ritmicamente frazionato dal drum-set midtempo sul quale vorticano grevi pads, mentre la percussività uptempo di "Luminax" corre freneticamente trafiggendo una compatta e torva configurazione vocale, tastiere e programming, le cui energia e ballabilità flagellano il suono trascinando l'ascoltatore in un delirante 'black-hole' elettronico che non concede tregua. Internamente alla successiva "Bonesaw", le cui liriche sono ispirate alla song "Shogun Assassin" nata dalla cooperazione tra Atropine ed il progetto Solar Temple, coesistono due fasi ritmiche la cui prima, roboticamente azionata da battute downtempo, è alternata ad una seconda più scattante, velocizzata e tipicamente EBM , ciò a trazione di vocals pronunciati con crudele freddezza inseriti in un venefico climax di loops, synths, echi psichedelici e sequencing ipnotico. "Churn", ricostruita sulla base della più estesa "Churn/Paroxysm", song pianificata dalla band norvegese EBM/cyber-industrial chiamata Anstalt, rischiara parzialmente le atmosfere formulando un electropop/EBM in cui le pulsanti bass-lines midtempo, programmate da Tarjei E. Krogh, circoscrivono suggestivamente melodiche sezioni tastieristiche e la ruvidezza canora filtrata dal microfono di CTHULBERG: la medesima traccia è remixata infine dall'industrial/EBM/Anhalt duo colombiano Struck 9, il quale rielabora efficacemente gli arrangiamenti e la globalità della song combinando rifiniture 'old-school Electronic Body Music' ed euforizzanti soluzioni dance-minded. L'album "Recurring Nightmares" è sgomento, perdizione: il suo significato oscuro, reso ulteriormente inquietante da testi sconvolti, si adatta con grande efficacia alle musiche, accentuando enormemente gli stati di alterazione e di continua drammaticità che imperano sulle tracce. Al fine di rendere persuasivi il concept e le ambientazioni, ogni esecuzione della relase è interpretata con impegno e convinzione estremi, impiegando equilibrati dosaggi di phatos e vigore strumentale dai cui sviluppi ha origine una sostanza elettronica disturbata, ansiogena, che dilaga inarrestabile. Nello schema sonoro del full-lenght, il senso di minaccia incombe tangibilmente ossessivo, riaffiorando nella memoria come un fantasma per infliggere tormento anche alla luce del giorno, ricordandoci che i brutti sogni generati artificialmente dagli Atropine non finiscono all'alba.

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Bal Paré - "Ein Tag Am Meer" - cd - by Maxymox 2014

balpa  Formazione synthpopish generata nel 1980 ad Amburgo dall'evoluzione di un iniziale progetto chiamato Jeanette Und Das Land Z, attraverso il quale i componenti Matthias Schuster (vox/synths/drum-programming), Kirsten Klemm (vox/synths/cello) e Jan T. Krahn (synths) pubblicarono nel 1981 per la label Konkurrenz il 7" intitolato "Poupée De Cire, Poupée De Son / Raumpatrouille", reclutando successivamente nella line-up Jürgen Weiss (drums/percussions/synths) e Manfred Asmus (synths/guitar), debuttando quindi nel 1982 sotto il nuovo nome Bal Paré - epiteto dedicato ad un brano cantato dalla musicista, attrice e scrittrice tedesca Hildegard Knef - con le dieci songs dell'album "Hamburg Paris Catania" licenziato sempre dalla Konkurrenz, all'epoca sub-label della Phonogram GmbH prima di divenire la momentanea piattaforma discografica della band estinguendosi in tempi susseguenti. La release, ottenendo un positivo riscontro, incentivò la finalizzazione di un secondo lavoro, " Metamorphose", un mini-album composto da sette episodi editi nel 1985 dalla label Krautrock Records. La discografia del progetto continuò nell'anno 2009 con ulteriori tre pubblicazioni: una doppia raccolta di diciassette brani contenuti nella compilation self-released in limited-edition nominata "Bonus CDR 2009", il 10" limited-edition di sei songs intitolato "Sommerwind" rilasciato dalla tedesca NLW, e le quattro tracce anch'esse limited-edition di "Untitled", il 7" licenziato dalla statunitense Minimal Wave, medesima etichetta alla quale fu affidata nel 2010 la distribuzione di "The Best Of...", l'antologia digitale che precede questo nuovo album "Ein Tag Am Meer", edito nel 2013 dalla label NLW. Prima di addentrarci nell'analisi del disco, è doveroso approfondire l'appartenenza di Matthias Schuster, Kirsten Klemm e Jürgen Weiss ad altri interessanti progetti: infatti, Matthias rappresenta il minimal-synthpop solo-act Im Namen Des Volkes, costituendo inoltre con Trautonia Capra il synthpop/electronic duo Das Institut, dimostrando un'apprezzabile versatilità stilistica all'interno dei Geisterfahrer, new wave/electro-rock band in cui partecipa anche Kirsten e Jürgen, quest'ultimo incluso internamente all'ensemble goth-rock/heavy metal dal nome Brosch e, unitamente a Michael Ruff, nella piattaforma new wave/experimental Die Schönsten. Focalizzando ora l'attenzione sulla musica creata dai Bal Paré, essa trae prevalentemente la sua forma dall'elettronica asettica, cerebrale dei Kraftwerk e dai contrappunti "easy" dei Depeche Mode, trasformando le sonorità in costruzioni deliziosamente minimali ritmate con linearità dalla batteria ed abbellite dalle sintetiche note riprodotte dalle keys, tutto ciò completato da melodiosi vocals cantati rigorosamente in tedesco, un insieme di atmosfere e particolarità che sanno di retroterra 80's. La prima delle undici tracce dell'album "Ein Tag Am Meer", denominata "Neuer Mann", coincide perfettamente con questa descrizione, essendo essa formulata attraverso elementari comparti di synths, scansioni ritmiche midtempo ed un cantato interagenti fortemente con reminescenze Kraftwerk-minded, così come la successiva "Transistorpop" declina una musicalità tastieristica più agile, luminosa, schematizzata all'interno di un drumming midtempo punteggiato dal sequencer, da geometriche vocalizzazioni e, più innanzi, da elettrici inserti di guitar. La successiva "In Meiner Erinnerung" è un synthpop deliziosamente melodico, vivacizzato da essenziali suoni tastieristici, programming, da finiture chitarristiche e dal canto armoniosamente squadrato che il singer espone con naturalezza seguendo il tracciato uptempo del drumming. "Zwei Minuten Leben" utilizza un linguaggio strumentale facilmente assimilabile proveniente da alchimie early-Depeche Mode, ciò racchiuso in un pop sintetico molto ballabile creato utilizzando come base percussiva secche battute midtempo e pulsazioni sequenziate oltre le quali si sviluppano le fluorescenti evoluzioni delle tastiere ed il canto monocromatico di Matthias. "Madame Chanel" merita una collocazione di rilievo all'interno della tracklist, costituendo con il suo sound-system un piccolo gioiello di technopop old-school composto da regolari cadenze percussive midtempo e programming, i cui frazionamenti sospingono con precisione vocals razionali e le cristalline toccate dei synths. "Augenblick" predilige a sua volta combinazioni marcatamente futurepop oscurate dalle tastiere, le quali, spaziando lentamente su accordi grevi ed espansioni cosmiche, amplificano la sensazione di mistero insita nei vocals, combinata alla meccanica simmetria downtempo della batteria e del programming. Ancora leggiadra tecnologia pop strettamente connessa al decennio '80 si riscontra nella successiva "Wie Die Sonne", una traccia eseguita con grande ispirazione recuperando incantevoli sonorità ed arrangiamenti che catturano istantaneamente l'ascolto, tutto ciò architettato mediante snelle ripartizioni uptempo di drum-programming, apollinee fasi tastieristiche in modalità "bells" e vocals dettati con regolare metrica. La susseguente "Zwei Meter Schnee" è un synthpop edificato su effervescenti micropulsazioni di sequencing che inseguono le partiture midtempo della batteria in un logico e spoglio contesto vocal-strumentale. "Cafè Orion" irradia un concentrato di robotici cicli di rhythm-machine midtempo, programming, airplane-effects, minimali armonie di synths e canto decisamente ispirati dal pop tecnologico dei Kraftwerk. In "Ozean Der Tränen" trionfa nuovamente il synth-sound di derivazione 80's anche in questa occasione progettato attraverso concise elaborazioni tastieristiche e vocali integrate in un rettilineo circuito midtempo. Quelle che dinamizzano l'omonima "Ein Tag Am Meer" sono invece colorite espressioni synthpopish concepite con garbo e disarmante semplicità, impiegando radiose emissioni di tastiera, una ballabile linea ritmica midtempo ed un foreground vocale morbidamente armonico, a conclusione di un album in cui si identificano connotati e richiami collegati alla pionieristica ed iniziale ondata pop-elettronica europea che ancora oggi sopravvive gloriosa, inattaccabile dal fattore tempo. I Bal Paré, con la disinvoltura e la maestrìa che da sempre li contraddistinguono, ripropongono da molti anni stilemi fedelmente legati alla tradizione retro-synthpop attraverso un susseguirsi di episodi discografici da collezionare con entusiasmo, come questo rappresentativo full-lenght contenente il loro più moderno repertorio, una release ardentemente consigliata alla folta moltitudine di epigoni consacrati al genere in questione e, perchè no, anche alle generazioni di alternative listeners prossime venture.

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Bal Paré - "Taxi Zum Mond" - cd - by Maxymox 2014

balpare  Un'esauriente quanto completa descrizione della band tedesca Bal Paré è leggibile nella recensione dell'album "Ein Tag Am Meer" pubblicata su Vox Empirea nel 2014. Il progetto synthpop / minimal wave / 'elektronische musik', attualmente rappresentato solo dal suo mastermind Matthias Schuster, ritorna alla fine del medesimo anno con il full-lenght "Taxi Zum Mond", proponendo al suo interno un'estesa tracklist di diciassette episodi licenziati dalla germanica NLW - label fondata ad Amburgo dai musicisti Haiko Herden e Alexander Pohle - in cui si riscontrano atmosfere emotivamente e musicalmente variabili, con frangenti che predispongono alla riflessione alternati ad altri vivacizzati da ritmiche ed atteggiamenti vocali meno introspettivi. Lo stile del nuovo album segue complessivamente i tradizionali orientamenti della ex band, ispirandosi principalmente sia alla migliore Neue Deutsche Welle che a certune intelligenti soluzioni 80's electropopish formulate da protagonisti della scena tecnologica come i Depeche Mode di Vince Clark, estrapolando la concisione vocal-strumentale dei Kraftwerk, introducendo quindi nelle strutture elementi minimal-waver di synths e analog-drum machine combinati a preziosi contrappunti tratti dalla gamma di modulazioni sperimentali appartenenti ai Coil. La title-track esordisce con "Nach Dem Ende", una synth-wave song strumentalmente e vocalmente leggera, edificata attraverso un canto melodiosamente razionale che spicca sui lineari cicli midtempo del drum-programming, integrandosi con precisione alle smaglianti partiture tastieristiche. Ancor più estroversa e comunicativa, "Aussichtsturm" espande radiosità synthpopper donando grande risalto alle armoniose textures delle tastiere ed al veloce dinamismo del drum-sequencing, abbinando ciò alle schematiche eufonie dei vocals. "Überdosis Leben" è un minimal-electropop carezzevolmente progettato attraverso lineari scansioni midtempo, basiche orchestrazioni di synths ed elementari inflessioni vocali, così come la successiva "Bis Hier Und Nicht Weiter" diffonde arie synth-wave old-school vagamente nostalgiche, utilizzando la catturante luminescenza della tastiera ed una ballabile pianificazione ritmica midtempo sulla quale si allineano ordinatamente le cadenze vocali del singer. "Denken / Glauben" è un synthpop caratterizzato da una musicalità compatta ed essenziale, fondata su serrate quanto smunte punteggiature midtempo di drum-machine saldamente assemblate alle intermittenze del synth ed a vocals altrettanto scheletrici. Un tocco di malinconia e di decadente eleganza costituisce la peculiarità di "Eine Nacht In Palermo", un componimento synthpop reso assimilabile dal semplicismo del canto e dal gradevole andamento del comparto tastieristico inserito tra il regolare battito midtempo della drum-machine. "Ganz Weit Draußen" elabora note ed accordi vocali minimalmente armoniosi, impiegando un simmetrico automatismo midtempo di drum-programming e seducenti ripartizioni tastieristiche, così come la seguente "Gleich Hinter Den Städten" evidenzia un lirismo aggraziato, manifestato con calcolata passione in un sostanziale contesto midtempo di drum-sequencer e cristalline toccate di synth. "Rockstars" è un brano eccitante e movimentato, un punto intermedio tra il synthpop, rappresentato dal danzabile connubio uptempo drum-sequencing / tastiera, ed il pop-rock, simboleggiato dall'elettricità chitarristica che screzia contro vocals declinati con freddezza ed alternati all'ossessività del refrain, mentre la susseguente "Schattenland" propaga un pop tecnologico in cui le cordiali tonalità del vocalist, unite alla delicatezza delle melodie tastieristiche, creano inebrianti fragranze sonore ritmate da sottili intermittenze midtempo. "Im Dunst Der Städte" è costruita mediante ripetitivi moduli di canto, le cui consonanze si uniformano con leggiadria alla sobrietà del drum-sequencing midtempo ed al suono terso processato dal synth. Si prosegue con "Russische Blondinen" e la sua minimale asciuttezza ritmica disseminata da micro-pulsazioni uptempo, le quali sorreggono i tratteggi del sequencer, i pads sottilmente malinconici, la compendiosità del synth e la disciplinata armonia dei vocals. "Der Schöne Klaus" enuncia a sua volta un pop elettronico realizzato mediante giocose vocalizzazioni e danzabili scansioni midtempo di drum-machine / programming decorate da gioviali assonanze di synth, anticipando la successiva "Schneller Als Die Zeit" in cui si ode un electropop contraddistinto da incantevoli note di tastiera e dal succinto melodismo vocale geometricamente ripartito tra le battute midtempo del drumming. "Telegramm Von Dir" propende invece verso sonorità depresse, dolcemente nostalgiche, tutto ciò attraverso snelle sezioni downtempo di drum-machine, elegiache sinfonie di keyboard ed un canto abbandonato alla tristezza. "Abgesang Auf Die Alte Zeit" è impreziosita da minimali calligrafie waver vocalmente esposte riversando strofe frazionate, amabili progressioni di synth ed ordinati segmenti di drum-programming, mentre la traccia finale, l'omonima "Taxi Zum Mond", predilige immalinconiti stati d'animo palesati mediante oblique armonie tastieristiche e vocals radio-trasmessi attorno le tenui rotazioni downtempo del generatore ritmico. Contestualizzata ad un genere tecnologico tra i più radicalmente settoriali, la musica ideata da Matthias Schuste è progettata con meticolosa chiarezza ed accessibilità, conservando invariati gli stilemi che da sempre contraddistinguono il tipico suono plasmato dalla piattaforma Bal Paré. L'album "Taxi Zum Mond" recupera molti aspetti di quel synthpop / wave disadorno e coraggiosamente pionieristico in voga in Europa negli early-80's, retaggio ancora oggi contemplato da una limitata schiera di intenditori i quali considereranno imprescindibile il possesso di quest'opera: per chi come essi ha fatto dell'electronic music la propria fede.

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Cardinal Noire - "Cardinal Noire" - cd - by Maxymox 2015

cardin  I due interpreti della piattaforma finlandese Cardinal Noire provengono dalla scena industrial-metal autoctona: nel 1997 Kalle Lindberg, il front-man, fondò con il chitarrista Lasse W424 Alander il progetto The Republic Of Desire. Più innanzi, nel 2005, Kalle orientò il proprio interesse verso il tipico sound elettronico canadese degli Skinny Puppy e dei Front Line Assembly, introducendo in esso stilemi synthpop alla Depeche Mode e gli elementi goth-rock dei Fields Of The Nephilim, istituendo a Lappeenranta il solo-act electro / industrial denominato Protectorate - di cui Lasse è live-member - mediante il quale pubblicò nel 2012 l'EP self-produced di quattro tracce "Come Fall". Contemporaneamente, facendo interagire i logici processi dei softwares con la fisicità delle strumentazioni hardware, Kalle (vox / additional production) e Lasse (synths / production / backing vox) generarono i Cardinal Noire, circoscrivendo totalmente la loro musica all'interno dell'electro / EBM / industrial sound, entrando quindi in contatto con la EK Product: attraverso questa rinomata label italiana il duo ha licenziato nel 2015 questa release analizzata da Vox Empirea, l'omonimo digipak debut-album "Cardinal Noire" composto da nove songs, reclutando nella line-up come additional synthesizer-vocalist un terzo membro contrassegnato con l'effige Erich 2. La musicalità udibile nel full-lenght conserva la spietatezza, la durezza, l'oscurità ed il potere annientatore dell'industrial-metal, a cui si combinano atmosfere drammatiche, aggressività vocale, un'energica ballabilità e la glaciale perfezione della tecnologia sonica. "Venom - The kognitiiv Dissidenz" svolge il ruolo di opener, diffondendo inizialmente eterei pads, misteriosi sussurri e brumose sinfonie, interrotte da buie ed austere sedimentazioni elettroniche sulle quali si abbattono con marzialità le possenti scansioni del drumming. "Narkomat" esprime direttamente le prerogative che costituiscono il repertorio dei Cardinal Noire, ovvero acide vocalizzazioni, minacciose, estranianti, inserite un un altrettanto monolitico contesto electro / EBM / industrial di synths, cosmic-effects e geometrica percussività midtempo. Le tastiere processano torbide orchestrazioni, mentre, la rabbiosa intrasigenza dei vocals atterrisce i sensi, fondendosi all'automatismo midtempo del drum-programming ed ai tenebrosi flussi originati dalle macchine, tutto ciò in "MKIV - Eternal", una traccia EBM / industrial fredda ed imponente come una muraglia di ghiaccio. Il visionario surrealismo di "A New Form Of Machinery" prende forma in un inquietante turbine di Electronic Body Music ed acustiche industrial, le cui procedure sono letteralmente scorticate dal canto abrasivo di Kalle e dai lunari pads che avvolgono interamente le meccaniche, lente ripartizioni del drum-programming. "White Dust" è una sinfonia per ambientazioni post-nucleari: il suo schema dark-electronics / dark-industrial origina un vortice crescente di solenni emissioni tastieristiche, echi metallici, vocals gutturalmente sibillini e drumming soldatesco, in una una massa sonora entro cui si innalzano con spettralità le dense brume del synth, le austere sezioni d'organo ed i tratteggi del programming. "Flagellant" è un violento delirio in cui si alternano rigide modulazioni EBM e la follia omicida dell'industrial-metal, tutto ciò progettato nel primo atto attraverso cadenze uptempo di drum-sequencing, interferenze elettroniche, fluttuazioni di synth e vocals malevolenti, le cui strutture, dopo brevi interludi, vengono devastate selvaggiamente da una tempesta ipersonica di rolling-drumbeats, saturazioni chitarristiche e ruvidi techno-noises. La drum-machine fraziona vigorose bpm's midtempo in un assalto di vocals astiosi, dilatazioni-verticalizzazioni tastieristiche oscurate da frequenze tossiche ed asimmetrie ritmiche di programming: è ciò che accade in un brano dark-electro / EBM / dark-industrial dalla sonicità caoticamente epica, "Black Sustenance". L'energia antigravitazionale della successiva "Purgation" proietta il suono in una dimensione elettronicamente allucinata, infernale, creata attraverso un sottofondo di harsh-effects sui quali si avvicendano melodie colme di forza ultraterrena, stacchi percussivi, una tetra, marmorea orchestralità di synths ed urticanti trasfigurazioni vocali. Giungiamo quindi all'epilogo, "Mirror Shards", un dark-electro / EBM / industrial di enorme imponenza, concepito in due distinti comparti: il primo, lungamente introduttivo, estende artificialmente ed ossessivamente rallentati drum-beats, punteggiature di sequencing, vocals ferrei ed ostili, contagiati da impurità tastieristiche, così come il secondo è una plumbea, invasata trasmissione di onde ritmiche disarticolate, linee di drum-programming, caustici irraggiamenti di synths e vocalizzazioni disumane, una terrificante Apocalisse sonora in cui soffiano furiosamente correnti di vento elettronico. L'equilibrata distribuzione di potenza e violenza canora, unitamente a sperimentali tecnicismi, sonicità claustrofobica, perversione ed armonie ossidate, avvantaggiano il livello di coinvolgimento che perdura incessantemente durante l'intera percorrenza della tracklist. Acustiche spiraliformi e percussività inflessibile trascinano l'ascoltatore in un abisso di gelo intenso, mentre perturbazioni di rumore soprannaturale opprimono l'aria tormentando l'inconscio, annullando ogni possibilità di salvezza ed esercitando un fascino irresistibile, autoritario. Questo album è letale: esso fa emergere le angosce più profonde, lacerando dolorosamente i substrati della psiche ed avvelenandola fino alla sua completa dissoluzione, tutto ciò sovrastato da un suono reboante che si imprimerà eternamente nella vostra memoria, turbando le vostre notti, sconvolgendovi. I Cardinal Noire sono unici ed impareggiabili: occorreranno decenni di electro-music per eguagliare la loro bravura.

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Circular - "[Moon Pool]" - cd - by Maxymox 2014

circul  Piattaforma ambient / cinematic-ambient / electronics norvegese fondata nel 1995 da due produttori musicali, Bjarte Andreassen e Jostein Dahl Gjelsvik, quest'ultimo interprete del suo IDM solo-act chiamato Debris, incluso nella line-up, con Lars Kristian Sande e Oddgeir Hvidsten, del terzetto abstract / techno / ambient Neural Network ed inoltre membro con Rune Andre Sagevik del duo experimental / minimal / ambient chiamato Pjusk. Fin dalle sue prime fasi, negli early 90's, il disegno Circular estrapolava e combinava le sonorità house / techno che imperversavano in quegli anni, creando formulazioni prevalentemente ispirate all'elegante music-research dei leggendari Future Sound Of London oppure alla cosmiche e visionarie escogitazioni del conterraneo Geir Jenssen, alias Biosphere. La fusione di questi elementi, unitamente ad una decrittazione personalizzata e sempre innovativa del moderno concetto ambient, ha contribuito al perfezionamento di acustiche da soundtrack particolarmente atmosferiche, congenate ieri come oggi per richiamare universi artificiali, paesaggi da sogno e proiezioni extracorporee fuori dal nostro mondo, dettagli riscontrabili già nel primo brano ufficialmente rilasciato dai Circular, "Pinpoint", incluso nell'antologia "Hypnotic Psychedelic Ambience" pubblicata nel 1996 dalla label californiana Cleopatra Records. La discografia del duo elenca almeno dieci apparizioni su compilations ed una serie di albums di notevole livello, primo tra i quali il debut "Nanotopia", otto tracce electronic / abstract / ambient pubblicate nel 1997 dalla label norvegese Origo Sound, susseguite nel 1999 dal secondo full-lenght intitolato "Divergent", costituito da un'estesa tracklist di diciotto brani electronic / ambient distribuita dal brand norvegese Beatservice Records. Nell'anno 2004 il ritorno alla label Origo Sound permise ai Circular la pubblicazione delle diciassette tracce IDM / electronic / ambient incluse nell'album "Glass Darkly", mentre nelle successive tre releases la forma estremamente curata del loro packaging, lo stile delle immagini colorate con tonalità high-tech impresse sulle sleeves e l'orientamento electronic / downtempo / ambient delle musiche, suggerisce istantaneamente l'inconfondibile impronta della Ultimae Records: il primo capitolo generato da questa eccellente sinergia tra i Circular e la home di Lyon è l'album "[Substans]" del 2009, contenente tredici interessanti esecuzioni. Nell'anno 2013 fu la volta del digital-album "Nordic Circles / Live Nuit Hypnotique #4" costituito da una tracklist di dieci atti registrati dal vivo, a cui fanno seguito nel 2014 le otto affascinanti psychic-ambient suites inserite nel nuovo nuovo album "[Moon Pool]" ora analizzato da Vox Empirea, una release edificata mediante una scientifica installazione di suoni connessi con le menti di Bjarte e Jostein i quali riescono a bilanciare perfettamente tecnologia, capacità evocativa, minimalismo ed emozione, proiettandone le astrazioni nell'ascoltatore teletrasportandolo virtualmente nell'Infinito. Tutto ha inizio dall'incorporea "Lunockod", un ambient / electronics / downtempo strutturato attraverso fluttuanti sospensioni, water-noises, coralità celestiale, riverberi immateriali e pads gassosi, sotto i quali prendono forma risonanze elettroniche, delicati arpeggi di chitarra e gli ondeggiamenti del sequencing. Gli echi di ritorno che sorreggono interamente la successiva "Selenic Light" si trasformano in estesissime e lentissime espansioni ambient nella cui densità si odono vocalizzazioni loopate, cristalline sezioni di bells, piogge artificiali, modulari punteggiature di synth e lo scalpitare di cavalli in corsa, per un insieme di vibrazioni ultraterrene, offuscamenti e luminescenze che infondono il senso della beatitudine. L'ascolto di "Theory Of Tides" equivale all'esplorazione di una galassia oltre dal nostro Sistema Solare, tutto ciò mediante sonorità sci-fi dal potere mesmerizzante create propagando diafane correnti di laptop, i cui rallentamenti si innalzano catarticamente in quota congiungendosi alle cuspidi del programming fluendo quindi verso stati immoti nei quali vagano rarefatte note di piano, vocal-sampling ed irradiazioni elettroniche incorporate in seguito al movimento downtempo tracciato dalla drum-machine. "Ashlands" emana torpidamente flussi di materia neurosonica attraverso il diffondersi di effects futuristici, replicazioni loopate, sofisticate fluorescenze di synths ed avanzati tecnologismi ambient, introduzione preparatoria alla successiva "3 Moons" entro cui si sviluppano pads eterei ed intermittenze tastieristiche, unitamente a nebbiosi filtraggi vocali e grooves downtempo di drum-programming, in un continuo avvicendamento di trasparenze irreali e pallide melodie ammantate da una coltre di sonanze elettronicamente rasserenanti. "Imbrium" è una composizione scritta, prodotta ed eseguita dai Circular in cooperazione con Aes Dana, ovvero il solo-project ambient / downtempo / IDM / morning-electronica del francese Vincent Villuis, co-founder con Sandrine Gryson - aka Mahiane - della label Ultimae Records: le musiche di questa incantevole traccia si evolvono attraverso stilemi ambidrum'n bass, impiegando nell'introduzione suggestive opalescenze tastieristiche e noises le cui procedure intersecano asimmetrie downtempo di drum-programming, micro-segmenti vocali, lontane dissonanze ed una spirale di effects astrali. Il movimento ambient / electronics di "Synchronous" è regolato con uniforme lentezza da cadenze downtempo sulle quali si adagiano una stratosferica nebula di accordi di keyboard, vocal-loops e filamenti ritmicamente iper-processati, così come "Meteorites", brano finale della tracklist, è uno sguardo colmo di estasi rivolto verso orizzonti lunari, ciò riprodotto attraverso una lunga e distensiva sequenza di aeriformi ambient-pads, magiche toccate di pianoforte, sporadiche trasmissioni di vocals ed effects siderali attorniati da masse di vento radioattivo. "[Moon Pool]" è un album superbamente realizzato con manierismo ed una destrezza tali da renderlo un'esperienza irripetibile, di tale attrattiva ed appagamento che ogni devoto al genere deve necessariamente sperimentare. I suoi contenuti armonizzano l'essenzialità dell'ambient-sound con un razionale dispiegamento di criteri elettronici, interagendo attivamente con la fantasia rilassando profondamente corpo ed anima: in questo full-lenght ogni istante si amplia surrealmente eseguendo traiettorie verticali, in un'alternanza di luce ed oscurità trasportate da decelerate emissioni di sostanza inorganica, dilatazioni sintetiche ed ipnotiche oscillazioni, le quali contraggono la dimensione spazio-temporale in un ciclo senza fine. I Circular sono catalizzatori di sogni, un punto mediano tra l'immaginario ed il tangibile, un progetto il cui suono è concretamente in grado di mutare il corso della realtà. Difficile immaginare qualcosa di più bello.

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Cold In May - "Dark Season" - cd - by Maxymox 2014

coldin  Il panorama alternative-electro Est-europeo, da anni in largo e veloce sviluppo, presenta ai fans un collettivo tra i più quotati ed interessanti dell'intera new-scene, i Cold In May, terzetto bielorusso nato nel 2006 a Minsk, la cui line-up è costituita dal front man Arsenio Archer (vox / arrangements / concept / music / programming), con Grover (guitars) e Lars (keyboards / programming). Le più recenti strutture musicali congegnate dalla band sono stilisticamente riconducibili a modelli synthpop Mesh-oriented ai quali si aggiungono viraggi alternative/gothic rock e la persistenza di un romanticismo decadente, a retaggio dei differenti orientamenti che hanno costituito negli anni il 'work in progress' del progetto, alla ricerca di un definitivo assestamento. E' proprio la discografia ufficialmente pubblicata dai Cold In May la migliore testimonianza delle mutazioni che hanno caratterizzato l'impronta compositiva della band, un percorso incominciato nel 2008 attraverso il successo riscosso dalle nove tracce autoprodotte incluse nel maxi-single/EP in stile prettamente gothic-rock intitolato "Childhood's End", seguito da "Gone Away With The Memories", debut-album del 2011 contenente undici songs tendenti al genere darkwave, edite in formato CD dalla label russa Shadowplay Release e, contemporaneamente, licenziate in versione digital dalla conterranea skyQode. Questa label è anche la piattaforma di rilascio del presente album del 2013 "Dark Season", anticipato nel medesimo anno dalle tre tracce del singolo "The Reason", titolo incluso nel menzionato e secondo full-lenght ora in esame su Vox Empirea. Le sonorità ascoltabili nella release, pubblicata in formato digipak, sono tutte impeccabilmente progettate mediante catturanti armonie tastieristiche sinergizzate con geometrica precisione al battito della drum-machine ed ornate dalla bella voce di Arsenio - egli inoltre interprete dal 2012 del solo-act 3 Passengers Left e dal 2008 con Lars del progetto synthpop/electropop/futurepop chiamato Monoclast - i cui ampliamenti canori sfociano elegantemente nelle irresistibili melodie dei refrain, intersecando i decentramenti chitarristici udibili ai margini delle costruzioni. Motivati dalla consapevolezza di poter offrire alla vasta platea di ascoltatori uno stile concretamente apprezzabile ed incoraggiati dai feedbacks positivi riscossi nel tempo dalla stampa specializzata - il portale Russia Gothic ha infatti assegnato ai Cold In May la decima posizione nella Top Ten della "Breakthrough of the Year" selezionandoli tra duecento altre proposte - , i tre protagonisti ritornano con "Dark Season", disposti a conquistare ulteriori crediti e con l'intento di consolidare definitivamente il nome della band come uno dei migliori electro-newcomers provenienti dall'Europa Orientale. L'album, forte di dodici tracce splendidamente eseguite, meraviglia già nella fase preliminare attraverso la sontuosità di "The Grand Opening", introduzione totalmente strumentale nella cui brevità si combinano atmosferiche sinfonie di keyboards ed una pacata linea di drum-sequencing, la quale attribuisce agli accordi un'aura suggestivamente ed ipnoticamente melodica, collegandosi alla successiva "The Reason", l'hit single visualizzabile in rete anche in modalità video, impreziosita dalle malinconiche intonazioni che il singer diffonde tra le precise scansioni midtempo del drumming e le fluorescenze dei synths. "A Little Place For Hope" è un technopop fluidamente ballabile in cui la voce di Arsenio si propaga aperta, vagamente nostalgica, armonizzandosi con la ritmica midtempo generata dal drum-programming, con le luminescenti coreografie delle tastiere e con gli elettrici tratteggi della chitarra. "Dirty Diamond" propende invece verso un'esposizione synthpopish più risoluta, indurita con ferrea consecutività da cadenzati stacchi di bass-lines e drum-machine sui quali si levano le amare vocalizzazioni di Arsenio e le accattivanti fluttuazioni dei synths trafitte dai riff chitarristici dispiegati da Grover. Le carismatiche formulazioni electropop di "Starbright" si basano sull'azione parallela tra modulari replicazioni pianistiche, caldi flussi di tastiera, un vibrante forcing di chitarre e solide pulsazioni midtempo di drum-programming, il cui ritmo è seguito da un cantato introspettivo e romanticamente depresso, tutto ciò in una song perfetta sotto ogni punto di vista, da ascoltare infinite volte con vivida partecipazione. Altrettanto emozionante, la predisposizione canora di Arsenio nella successiva "Everyday" accentua le intonazioni alla Mark Hockings, mentre la fremente elettricità della chitarra riversa sul suono un imponente getto di energia, circondando le regolari bpm's midtempo del drum-programming e le schematiche ripartizioni dei synths. In "Happy People" il vocalist scandisce ritmicamente il testo con tonalità più basse, leggermente roche, concentrate nel tentativo di esternare un dilemma interiore, il cui significato prende forma in una musicalità electropop configurata attraverso secchi frazionamenti midtempo di drum-machine accompagnati dalle melodiche punteggiature del sequencing e della tastiera. Solitudine, psicodramma ed autoanalisi, sono i temi che ispirano la susseguente "Night Like These", traccia in cui il canto di Arsenio risuona nitido ed intenso, rivelando malinconiche visioni di strade deserte ed atmosfere 'after-midnight', tutto ciò in un synthpop animato da intermittenze midtempo di drum-programming, rifinito attraverso solenni respiri tastieristici e decorato da riverberi di guitar. "Last Day On Earth" è anch'essa propulsa da meccaniche suddivisioni midtempo ed energizzata da altisonanti coperture di synth e chitarra, mentre la voce di Arsenio declina ritmicamente liriche tormentate dallo spleen. Si prosegue con la successiva "Black Wind", un pop elettronico il cui nucleo racchiude sentimenti afflitti ed una penetrante nostalgia, elementi percepibili sia nell'inclinazione tonale del vocalist che nelle riverberate armonie di piano e synth alle quali si aggiungono contemporaneamente la calcolata percussività midtempo del drum-programming e le ritmiche abrasioni della chitarra. "No Way Back Home" è un synthpop che incorpora le appassionate estensioni vocali di Arsenio unitamente all'interplay tra l'e-drumming midtempo e le coinvolgenti melodie dispiegate dai synths, così come l'acoustic exclusive version di "Night Like These" conclude la tracklist scorporando completamente la sua originaria livrea elettronica per offrirsi in un nuovo e più contemplativo insieme creato con minimali picchiettature ritmiche, delicate arie di pianoforte, cristallini arpeggi di chitarra e partiture campionate di viola, alle cui evoluzioni si integra meditabondo il canto di Arsenio. "L'album "Dark Season" è un continuo succedersi di eventi sonori concettualmente riflessivi, intimi, affidati alla capacità dei tre esecutori nel saper trasformare il corso dei pensieri in attimi di vera purezza emozionale; la band dirige magistralmente una release la cui qualità oltrepassa di molte lunghezze i consueti standards, grazie ad un diadema di songs che si faranno ricordare per la loro armonia strumentale e per l'importante ruolo attribuito alla voce, la quale svolge egregiamente la propria funzione abbellendo le architetture sonore e conferendo ad esse quel particolare fascino che oggi contraddistingue lo stile, la professionalità e l'indiscussa supremazia di questa band. Il valore dei Cold In May in "Dark Season" è incalcolabile, autentico. Come l'ammirazione che essi susciteranno in voi, se davvero amate il synthpop.

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DANI'el - "The Book" - cd - by Maxymox 2014

dani  Il solo-electropopish act DANI'el corrisponde anagraficamente a Danijel Majcen, affermato compositore proveniente dalla Croazia la cui crescita artistica si è evoluta incominciando dalla sua giovanissima età con gli studi, fino all'ottenimento del titolo di insegnante presso la Scuola Musicale di Zagabria, professione attualmente eseguita dal protagonista con impegno e gratificazione. Durante il corso degli anni, Danijel è inoltre entrato in possesso delle tecniche e degli specifici orientamenti che gli hanno consentito di collaborare attivamente con molti D.J's croati, oltre che con l'universo della moda e della fotografia, accumulando così tutte le costruttive esperienze e l'entusiasmo necessari per convincerlo a fondare dapprima nel 2009 il suo personale progetto denominato appunto DANI'el, ed in seguito, nel 2013, di realizzare il presente debut-album oggi analizzato da Vox Empirea. Il sound creato dall'artista è l'esatta combinazione tra preponderanti elementi techno-pop considerabili "easy listening" uniti in svariati frangenti all'house-sound, una formula che garantisce nel medesimo tempo la massima ballabilità ed un costante livello di coinvolgimento attraverso dinamismo ritmico, raffinate armonie strumentali e le suggestioni originate dalla passionalità e dalla profondità che caratterizzano la timbrica vocale di Danijel. Ognuno di questi dettagli è percepibile nella tracklist dell'album d'esordio intitolato "The Book", licenziato da una tra le migliori synthpop/electropop labels europee, la tedesca Conzoom Records, da sempre infallibile nel selezionare e promuovere i migliori talenti, siano essi emergenti oppure già voga, individuati nella scena alternative-electronic. Il full-lenght in questione, pubblicato in limited edition e prodotto da sei differenti nomi tra i quali Bryan Cox, enumera undici brani ufficiali più due bonus tracks ed è inoltre supportato via web da un interessante documentario di oltre diciotto minuti le cui sequenze evidenziano i momenti più rappresentativi vissuti nella sua composizione, oltre ad immagini inedite filmate durante le fasi "behind the scenes". Il primo episodio della titletrack e primo singolo del repertorio di DANI'el licenziato nel 2012 dalla Conzoom Records è "Safe", la cui versione extended è inclusa, oltre che nell'album, nella compilation "ElectroPop 7" edita anch'essa nel 2012 dalla medesima label: la song, con altri quattro titoli visualizzabile anche in formato video, possiede connotati romantic-dance-synthpop nei quali il canto di Danijel svolge una funzione dominante attraverso curvature melodiche intensamente appassionate, dialoganti con un flessuoso drum-programming midtempo e con tiepide brezze tastieristiche. Vagamente Erasure-oriented, la successiva "Tell Me Why" è un danzabile electropop edificato utilizzando un sottofondo di synth e la solidità del fronte vocale come elementi di spicco, unitamente a battute e punteggiature sequenziate su base midtempo come sostegni ritmico-decorativi, così come la seguente "Music", programmata con un ottimo indice di gradimento dalla stazione russa KMC Radio ed anch'essa disponibile in formato video cliccato da settantamila utenti, predispone un pop tecnologico midtempo che cattura mediante irresistibili armonie canore ed una scintillante foggia ritmico-tastieristica adatta per essere proposta con successo negli alternative dancefloors più ricercati. Altrettanto indicata ai D.J's è "Sorry", secondo singolo tratto dall'album, nel cui schema si intrecciano con equilibrio sofisticate partiture dance-house e synthpopish, rese ballabili dagli impulsi uptempo generati dal programming e dagli ornamenti elettronico-tastieristici di marcata tendenza "disco", tutto ciò ulteriormente abbellito da caldi ed espressivi vocalizzi: questa song, di cui è stato realizzato anche il video, è stata apprezzata presso il Conservatorio di Parigi come supporto audio durante la proiezione di visuals riconosciuti al protagonista come ricchi di elementi artistici e fashion, riscuotendo inoltre un buon successo radiofonico oltreoceano piazzandosi tra le venti songs più richieste della Butterflies Radio di Miami. "Only You", godibile anch'essa sul web nel suo video, rallenta le bpm's calibrandole su velocità midtempo creando attorno al suono un climax di rilassante morbidezza synthpop: la percussività, scandita con matematica regolarità dal drum-programming, sorregge vocals affascinanti accarezzati con eleganza dai flussi del synth, così come in "Exordium", atmosferico interludio di sole spoken-words e tastiera, si distingue più nettamente la nobiltà insita negli accenti vocali di Danijel. Soluzioni Pet Shop Boys-minded sono invece riscontrabili nella successiva "Algabal", traccia in cui la tastiera propaga corposi getti di materia sonora interagendo attivamente con le spinte midtempo del drum-programming e con un trasciante canto, mentre "Nothing 2 Regret" è identificabile come una dance-electropop song dal melodismo pulito, capace di stimolare la danza mediante simmetriche pulsazioni midtempo, vibranti bass-lines e fredde espansioni di tastiera, nonchè di attrarre fatalmente con vocals ultra-seducenti il cui refrain incita ancor più al movimento. "Passing Thru" riserva accattivanti ed estetizzate modulazioni synthpop formulate attraverso precisi sintetismi di drumming midtempo, sgargianti colori tastieristici e levità canora, tutto ciò anticipante "It's Time", ultima traccia reperibile nella collezione video e capitolo dalla musicalità più introversa, sottilmente malinconica, cantata da DANI'el con tonalità riflessiva in un contesto synthpop di drum-machine/sequencing midtempo e tenui ombreggiature di tastiera. Sentimenti nostalgici, uggiosi, connessi ad armonie vocali che richiamano lontanamente quelle degli Erasure più meditativi, si odono in "For A Friend", un sad-electropop che sfiora con delicatezza l'universo delle emozioni concedendo all'ascoltatore istanti di riflessione, fioriti sotto l'influsso di un canto melodiosamente rattristato che si posa sul drumming downtempo e sui fievoli tocchi del synth. Si prosegue quindi con la prima delle due bonus tracks, ovvero con la versione extended di "Safe", dilatata mediante un utilizzo più massiccio di arrangiamenti dance a cui fanno seguito le trasmissioni uptempo della conclusiva "Mark My Words", brano decisamente clubby prodotto dalla label NeptunCity ed originato dalla collaborazione tra DANI'el ed il musicista techno/tech house/tech-funk PHNTM: all'interno delle strutture prorompono le classiche e danzabili tipicità dei generi contemplati dal guest-artist, ovvero ipnotiche, circolari battute di drum-programming, effervescenze tastieristiche, replicazioni loopate, alienanti sezioni di canto, decelerazioni e verticalizzazioni percussive attraversate da effetti elettronici. Nessuna particolare complessità è rilevabile all'interno di questo album: ogni brano al suo interno manifesta il desiderio di essere assimilato con immediatezza, senza intaccare quell'aura di classe che è parte indissolubile dello stile compositivo appartenente al musicista. L'intera tracklist convoglia modulazioni tecnologicamente nitide ed "umane" che stabiliscono con l'ascoltatore un feeling durevole, grazie a queste tredici dimostrazioni della grande professionalità e della fantasia che DANI'el ha concretamente acquisito ed introdotto in una debut-release accessibile da parte di un'audience che sappia apprezzare le varianti del classico registro synthpop oltrepassando il suo formale concetto. Ritmo, sonorità eccitanti e leggerezza d'ascolto vi accoglieranno in "The Book" per contagiarvi con melodie carismatiche e tutta l'energia del suono dance. Very, very cool!

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Electric Resistance - "Brave New Day ep" - by Maxymox 2014

elecres  Il solo-act russo Electric Resistance, fondato nel 2011 a Kaliningrad da Alexander Dmitriev (music / arrangement / lyrics / vox ), è parte di quella nuova generazione di protagonisti dell'Est-Europa desiderosi di conquistare non solo il pubblico autoctono ma anche quello occidentale, proponendo un suono elettronico di alta qualità e perfettamente in linea con le più attuali tendenze. Alexander inserisce nella sua musica le atmosfere cyberpunker e le visionarie evocazioni di future-landscapes estrapolati dalla letteratura sci-fi, attraverso un plurimo stile che accorpa elementi techno-industrial / EBM / aggrotech / synthpop / harsh-futurepop. L'artista ha esordito nel 2012 come live-performer, supportato nelle sessions da un secondo membro esterno, Pavel 'mertveckij' Grudnev (keyboards/sampler), accrescendo la propria reputazione e le nozioni tecniche fino all'ambizioso raggiungimento nel 2014 di un primo, concreto obiettivo da proiettare sul mercato indipendente, l'EP "Brave New Day", concettualmente ispirato all'omonimo racconto fantascientifico scritto nel 1932 dal romanziere inglese Aldous Huxley. La release, analizzata ora da Vox Empirea, è pubblicata dalla label europea Insane Records e si compone formalmente di sei brani ufficiali più tre bonus remixes: tutti i nove episodi sono creati con impeccabile destrezza mediante una solida pavimentazione ritmica, catturanti armonie e vocals cantati in lingua russa, in un insieme che esprime tutto il magnetismo, la ballabilità e l'energia dell'advanced music technology. "Electric Trash", l'opener, è una tangibile, splendida dimostrazione della maestrìa e della genialità posseduta da Electric Resistance: il suo drumming uptempo batte incessantemente sincronizzandosi con glaciale razionalità ai frazionamenti del programming e ad un canto aspro, trascinante, combinato alle metallizzate emissioni del synth e ad una moltitudine di effetti elettronici, tutto ciò racchiuso in un congegno aggrotech / industrial / futurepop stratosfericamente ballabile e dotato di enormi potenzialità. Nella successiva "N.E.O.N." si intrecciano surrealismo avveniristico, sonorità artificiali ed i melodismi tenebrosamente suggestivi del canto che trionfano nell'intensità del refrain, tutto ciò in un dark-electro / industrial / futurepop meccanizzato da intermittenze midtempo di drum-programming ed intensificato dalle fulgide retroilluminazioni del synth. "Remember", song congegnata da modulazioni EBM / aggrotech / futurepop, riserva una disposizione più accelerata e martellante della percussività, convogliando dinamiche bpm's uptempo di drum-sequencing, aggressioni vocali, loops e sintetiche melodie di tastiera. La seguente "City", traccia dedicata a Kaliningrad, città natale di Alexander, è disponibile anche in formato video: la sua prorompente musicalità technopop / EBM / aggrotech sollecita danze sfrenate, attraverso il volo iper-sonico del drum-programming, pulsanti bass-lines, sezioni vocali urlate, con altre acidamente cantate su euforizzanti comparti tastieristici. Uno sciame di effetti elettronici volteggia attorno a "Glass", uno sconvolto dark techno-industrial / futurepop midtempo convulsamente vocalizzato, roboticamente scandito dall'incedere del drum-programming ed ottenebrato da aliene propagazioni di synth, mentre nella bellissima "Brave New Day" si percepiscono solennità e futurismo post-apocalittico, tutto ciò ponendo in risalto le coinvolgenti, marziali intonazioni di Alexander disposte tra cadenzati incastri midtempo di drum-programming e granulose orchestrazioni di tastiera. I tre bonus remixes che completano la tracklist sono elaborati da progetti operativi nell'underground-electro russa, primo tra i quali è Cutoff:Sky alias Oleg Xaler, techno-industrial one-man act con base a Mosca: la sua personale ricostruzione di "Electric Trash" aumenta esponenzialmente la ballabilità della song, mediante rinvigorimenti percussivi, arrangiamenti clubby e maggiori dosaggi di electronic-effects. La medesima "Electric Trash" è remixata anche dall'industrial-metal band Type V Blood: all'interno delle strutture si evidenziano sonorità cosmiche, elettrici riff chitarristici e drumming ossessivamente cadenzato, multiforme, pronto a trasformarsi ciclicamente in cavalcate uptempo. La dark electro / EBM band Deviant Haze ridefinisce le forme di "City", trasfigurandone parzialmente le originarie fattezze attraverso intensificazioni ritmiche e funzionali accorgimenti elettronici per dancefloors, ben sostenuti da una vocalità rabbiosa, psicotica. Riconosco a questo Extended Play importanti virtù ed uno stile unico, tecnicamente ineccepibile, quello che eleva il progetto Electric Resistance ad una tra le più valide ed promettenti realtà della nuova avanguardia dell'Est, ciò grazie ad un'interpretazione ultra-futuristica del suono, alla grande cura nella pianificazione delle formule ed all'arte di saper convertire con chiarezza le idee in esecuzioni di notevole rilevanza. Se questa mini-release anticipatoria vi ha entusiasmato, immaginate ciò che susciterà in voi il prossimo, atteso full-lenght...

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Electro Planet - "Way To The Planet" - cd - by Maxymox 2014

electrop  Russi provenienti da Ryazan, gli Electro Planet sono i portavoce di un technological-pop caratterialmente sentimentale, danzabile e futuristico. La band, formata nel 2011, contava unicamente in quell'epoca i due fondatori, Andrey Nigrovskiy (vox) e Sergey Mokhov (synths / programming), entrambi animati dall'intenzione di emulare le sonorità delle hits appartenenti alle più famose electropop-bands. In un secondo tempo si unirono alla line-up Vasiliy Loginov (electronic drum-set) e Andrew Sinetsky (synth) rendendo possibile alla piattaforma una serie di fortunati concerti tenuti nella Russia Centrale: poco dopo, nel 2013, Andrew Sinetsky e Vasiliy Loginov lasciarono il progetto all'interno del quale fece successivamente il suo ingresso Andrey Kontseus (synths). Attraverso l'integrazione di questo musicista gli Electro Planet trovarono un costruttivo equilibrio assestandosi nell'attuale schieramento, direzionando quindi il suono verso nuove soluzioni che evidenziano oggi un particolare assemblaggio tra sognanti marcature futurepop-synthpop e danzabilità elettronica, unitamente ad un armonioso dispiegamento di complementi new wave, romance pop-rock e techno-house, tutto ciò concettualmente immerso in un'onirica dimensione evocante visioni di lande ghiacciate oppure paesaggi urbani illuminati da bagliori artificiali, ed ancora sensazioni interiori in cui si alternano malinconia, atmosfere notturne ed il lato nostalgico dell'amore, in una continua successione di fantasie ad occhi aperti e profondi stati d'animo la cui essenza ispira l'immaginazione e l'estro creativo di ognuno dei tre componenti. La musica degli Electro Planet integra formulazioni elettroniche di grande intelligibilità, nelle quali si distinguono eleganza vocale, dinamismo ritmico ed uno strategico uso delle sezioni tastieristiche, peculiarità udibili in una discografia attualmente in fase iniziale ma destinata ad un sempre crescente ciclo produttivo. Il debut-album "Way To The Planet" del 2014, ora analizzato da Vox Empirea, è stato anticipato nel medesimo anno dal digital-single "In Glare Of Roads" costituito da tre tracce delle quali la prima vocalizzata dal solo-project russo electro / techno / industrial chiamato Max 'Raspatory' Suchkov, la seconda remixata dal musicista electronic / tech-house Kei Kohara e la terza ricostruita in versione mix dall'alchimista tedesco electronic / house / experimental / minimal-techno Daniel Bemberger alias dB. Questi due lavori, pubblicati dalla ScentAir Records - home moscovita specializzata in musica electro / new wave / synthpop - imperversano nella scena underground internazionale conquistando un elevato numero di ascoltatori ed ottenendo un positivo riscontro anche in termini di mercato: infatti, citando un esempio, il full-lenght "Way To The Planet" ha raggiunto il primo posto nelle vendite della label-store americana A Different Drum, ufficializzando la band come una delle più accreditate promesse nell'avanguardia indipendente dell'Est. L'album consta di dieci episodi, inclusi tre remixes, ed apre con il melodismo synthpopish dell'omonima "Way To The Planet", nella quale Andrey diffonde il suo canto passionale e stupendamente intonato, facendo percepire nelle vocalizzazioni un retrogusto nostalgico che si amalgama alle cristalline stesure dei synths ed alla pulsante cadenza uptempo del drum-programming. "In Glare Of Roads" esprime fulgidamente l'aura malinconica che circonda le esecuzioni techno-pop degli Electro Planet, ciò attraverso il flusso di emozioni convogliato nei vocals, le fascinose note delle tastiere ed una ballabile, veloce linea di drumming. "Wonderful Life" è un attraente synthpop edificato replicando cicli midtempo di drum-sequencing, terse modulazioni di keys ed il canto di Andrey Nigrovskiy anch'esso caratterizzato da una spiccata limpidezza, mentre nella seguente e totalmente strumentale "Somewhere In Dreams" convergono solo alcuni degli elementi electropop che rendono irresistibile il suono della band, ovvero arrangiamenti high-tech, una solida pianificazione ritmica midtempo dance-oriented, fluenti emissioni tastieristiche ed accordi che catturano istantaneamente trasportando la mente verso scenari irreali. "Blazing Shine" rappresenta ufficialmente il primo brano del repertorio Electro Planet, scritto tra il 2011 ed il 2012 da Andrey Nigrovskiy e Andrew Sinetsky nelle prime fasi del loro progetto: la musicalità future-synthpopish di questa esecuzione unisce la grazia ed il nostalgico sentimentalismo del cantato con la radiosità melodica propagata dalle apparecchiature, in un insieme di voce, bpm's uptempo, pads e sequencing da ballare con il corso dei pensieri che vagheggia in lontananza ed in solitudine. La bellezza delle armonie vocali pervade ogni istante della successiva "Thing Called Love", un amabile dreaming-electropop che estasierà gli animi più sensibili mediante la purezza canora del singer e le romantiche congiunture delle keys, la cui pienezza ammanta i frazionamenti midtempo che ritmano il brano. In "Live On Your Night" il policromatico foreground vocale di Andrey Nigrovskiy accentra l'attenzione dell'ascoltatore primeggiando sulle musiche, ciò riempiendo le strofe di ardore e facendole interagire attivamente con le calde partiture dei synths e le punteggiature midtempo del drum-programming. Il primo dei tre remixes è quello relativo a "Blazing Shine", elaborato ora in versione 'Shining Sun' da Raspatory, il quale addiziona ulteriore ballabilità all'originaria struttura potenziandone le bass-lines ed intensificandone i contrappunti elettronici. Il medesimo Raspatory remixa inoltre "Way To The Planet", trasformandola in un perfetto dancefloor-hit attraverso pneumatiche scansioni uptempo e sofisticati tecnicismi per d.j.'s, così come l'electro compositore-produttore londinese Ed Reik riprocessa anch'egli ingegnosamente la forma di "Way To The Planet", creando a sua volta per essa una solida pavimentazione ritmica 'very danceable' che articola i movimenti e le sonanze di questo brano con meravigliose finiture tecnologiche. La Russia si dimostra ancora una volta patria di un numero incalcolabile di talenti operativi nel settore alternativo come gli Electro Planet, una band concretamente in grado di offrire un'interpretazione del moderno synthpop eseguita impeccabilmente con spirito romantico e con l'obiettivo di proiettare l'ascoltatore in un mondo sospeso tra realtà ed incanto, condividendo con chiunque lo desideri le utopistiche immagini e la sensività generate così vividamente dalla musica dei tre protagonisti. L'album "Way To The Planet" è nel medesimo istante un'eccellente riserva di suoni clubby ed uno spazio intimo, confortevole, entro cui dialogare con sè stessi e con la propria coscienza: è bello sapere che tutto ciò è realizzabile premendo semplicemente il tasto "play".

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Eurotix - "The Secret" - cd - by Maxymox 2014

eurot  Gli svedesi Larry Forsberg (keys / instruments) e Dennis Alexis Hellström (vox) - quest'ultimo blogger e songwritter conosciuto in passato con il suo solo-act disco-house / electropop / italo disco-dance dal nome Bimbo Boy - sono gli unici componenti degli Eurotix, piattaforma fondata a Gävle nel 2013. Nella musica congegnata dal progetto si intersecano melodici e ballabili elementi di origine 80's synthpop / euro-italo disco / eurodance / electropop, ottimizzati dal medesimo 2013 attraverso una prevalente serie di digital EP releases distribuite dalla label svedese Computer Killed The Recordstore: il primo Extended Play della discografia Eurotix è intitolato "I Plead Insanity", quattro tracce delle quali una eseguita in collaborazione con Owe Emfestav, alias il solo-project svedese electropop / synthpop A Blue Ocean Dream, ed una seconda, il 12" "Supernatural", creata in sinergia con quattro interpreti anch'essi provenienti dalla scena elettronica svedese, ovvero Alexander Bard - ex componente dei Vacuum ed incluso nei progetti Army Of Lovers, Bodies Without Organs e Coma - Emil Hellman, produttore e titolare del remixer-team SoundFactory, Leif Jacobsson del terzetto eurodance Polaris, ed infine Magnus Frykberg aka Technobrat. Nell'anno 2014 seguì la maggior parte delle realizzazioni antecedenti il debut album, incominciando dal singolo autoprodotto "He'll Be Home For Christmas", proseguendo quindi con gli eccellenti quattro episodi dei digital EP's "Are You Strong Enough?" e, specialmente, di "Let's Die Young" contenente "Lies", un brano di notevole importanza essendo composto in collaborazione con tre dei quattro originari esponenti della leggendaria synthpop-wave band tedesca Alphaville: Bernhard Lloyd, Frank Mertens e Marian Gold. In ordine di apparizione chiude la lista degli EP's "Life As It Slips Away", le cui quattro songs precedono le dodici racchiuse nell'esordio ora trattato da Vox Empirea, "The Sectret", pubblicato nel 2014 dalla stessa Computer Killed The Recordstore. L'evoluzione della tracklist incomincia da "Superstar", un synthpop uptempo caratterizzato dalla freschezza vocale propagata da Dennis combinata a melodie retrò di tastiera e programming, in anticipo sulla successiva "I Plead Insanity", anch'essa concepita attraverso ballabili procedure synthpopish che prevedono drum-sequencing uptempo, vocals armoniosamente catturanti e luminose decorazioni di tastiera. La matrice 80's oriented insita nello stile degli Eurotix si manifesta apertamente anche in "Let's Die Young", traccia all'interno della quale si distinguono richiami synthpop old-school e sottili venature italo-disco, tutto ciò supportato dal canto gradevole e vagamente malinconico di Dennis, da battute uptempo di drum-programming e dall'amenità diffusa dal comparto tastieristico. Più morbida, lenta e carezzevole, "After Before, Before After" sfoggia in molti suoi aspetti il romanticismo pop dei Pet Shop Boys, dettaglio percepibile negli accenti del canto e nella sontuosità delle orchestrazioni tastieristiche, mentre la seguente "Life As It Slips Away" è un electropop / italo-disco midtempo di tendenza clubby, grazie al vigore delle ritmiche, alle iridescenti congiunture del synth elaborate da Larry ed alle eccitanti vocalizzazioni del singer, il cui insieme genera atmosfere d'effetto e suoni altamente ballabili. Gran parte della struttura electropop di "Replay" è basata sul rallentato minimalismo dell'impianto percussivo, sulle sintetiche cromie della tastiera e sulle metronomiche scansioni midtempo del drum-programming, quali sostegni al canto altrettanto essenziale di Dennis. Le scattanti traiettorie pop-elettroniche midtempo di "I'm Ready For My Close-Up", unitamente alla leggiadrìa dei suoi vocals ed alle colorate sezioni delle tastiere, rendono la song un'eccellente traccia da ballare con fervore, così come la successiva "The European Man" recupera costrutti 80's electropop musicati accelerando la velocità della macchina ritmica, tra le cui fitte battute si incardinano perfettamente la melodiosa voce di Dennis, il tracciato del programming e la brillantezza del synth. L'omonima "The Secret" privilegia disimpegnate ed aggraziate soluzioni canore unite ad una musicalità synthpop istantaneamente assimilabile, ciò eseguito mediante lente scansioni di drum-sequencing attorniate dalla limpidezza del flusso tastieristico. "Don't Let Go", probabilmente la migliore traccia del full-lenght, attiva un irresistibile meccanismo electropop / disco-dance attraverso energiche e coinvolgenti formulazioni vocali, simmetrici impulsi midtempo di drum-programming e seducenti innesti di synth, assicurandosi con essi un ruolo di infallibile riempipista. La consistenza electropop / eurodisco di "Decadence" non differisce sostanzialmente da quella sperimentata nei capitoli fin'ora ascoltati, garantendo come essi un linguaggio canoro sempre armonioso, estremamente accessibile e strettamente connesso alla nitidezza delle eufonie tastieristiche e delle ripartizioni midtempo del drumming. "We Have Built A Satellite (To Make It Crash)" conclude la title-track esponendo un fascinoso synthpop / eurodisco di elevata ballabilità, ritmato da pulsazioni uptempo ed abbellito dalle scintillanti modulazioni delle tastiere che si accorpano flessuosamente al canto pulito ed intelligibile del vocalist. La quadratura prevalentemente easy-listening dell'album "The Secret" non compromette nè la ricercatezza nè la preziosità dei suoi contenuti: l'intera sequenza dei brani incorporati in questa release è concepita e pianificata con l'esclusiva finalità di attirare verso il power-duo quell'ampio range di ascoltatori inclini a schemi elettronici non complessi e ballabili, oltre ad un melodismo retrospettivo che diverte intrattenendo con semplicità ed immediatezza. Larry e Dennis liberano grandi quantità di inventiva e buon gusto, muovendosi agevolmente in un sound dinamico, comunicativo ed accattivante, entro cui confluiscono plurimi stilemi technologic-pop ed un ardente desiderio di relazionare con le masse: chiunque si identifichi in questa specifica descrizione svilupperà istintivamente con gli Eurotix un magnifico e duraturo feeling. Is maybe this their big secret?...

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Estetica Noir - "Estetica Noir ep" - by Maxymox 2014

estet  Gli Estetica Noir nascono a Torino nell'anno 2013 direzionando il masterplan verso stilemi old-shool new wave uniti ad esplicite curvature rock ed a richiami industrial. La band consta di tre componenti, ciascuno dei quali in possesso di rispettabili credenziali: Silvio Oreste (vox / lyrics / guitars / synth ) vanta infatti una lunga esperienza in qualità di singer, chitarrista e song-composer, nonchè l'attuale militanza nella famosa piattaforma new wave / rock / aternative con base a Torino chiamata Favole Nere, mentre l'arrangiatore e bassista Rik Guido (bass / synth) proviene dall'hard-rock ensemble torinese Redlynx, così come Alesso Sogno (drums / Synth / programming) si distingue in qualità di produttore, arrangiatore, ma soprattutto per un'apprezzabile trasversalità come polistrumentista, attitudini alle quali si aggiunge la sua presenza nella line-up dei Kynesis, la nota psychedelic-experimental / post-metal / post-rock / post-doom band anch'essa localizzata nel capoluogo piemontese. Il suono degli Estetica Noir è un'elettrica miscela di tensione chitarristica, rock-drumming, fluttuazioni di tastiere ed un lirismo visionario, alienante, profondamente introspettivo, nei cui accenti è percepibile una vaga sensazione di oscurità. Tutti questi dettagli sonici sono riscontrabili nel debut-EP autoprodotto "Estetica Noir" ora analizzato da Vox Empirea, pubblicato nel 2014 e composto da cinque tracce ottimamente edificate, diffuse radiofonicamente anche oltre i confini nazionali. Prima tra esse è "I Will Kill You", inclusa nello stesso 2014 internamente alla prestigiosa e sotterranea death-gothic rock / post-punk compilation americana "For The Bats Vol. 1": il brano, un solido wave / industrial-rock, propaga il marmoreo dinamismo scaturito dalla combinazione chitarra-batteria, simultaneamente ad emissioni di synth e vocals dalle tonalità indurite dal risentimento, pronunciate con vivida forza ed amarezza. "Metà Statica" è caratterizzata anch'essa da sonorità waver nelle quali si evidenziano spiccate connotazioni rock, tutto ciò espresso attraverso la disperata malinconia di un cantato armoniosamente sovrapposto alle textures delle chitarre, in un'alternanza di melodiosi arpeggi, suggestive toccate di synth, fluidi tratteggi di programming ed infuocati periodi nei quali regna incontrastata la sinergia drumming-guitars. "Beautiful Absence" propaga nevrastenie waving tracciando inizialmente il proprio assetto ritmico mediante una simmetrica interazione tra programming, elettrici innesti di chitarra e pulsazioni di basso, alla cui scandita concatenazione si incorporano sempre più definiti elementi rock e vocals tormentati. Ampia spazialità new wave, atmosfere brumose, phatos vocale annientato dall'insoddisfazione, romanticismo depresso, testo colto, evocativo ed al medesimo tempo drammatico: sono queste le prerogative di "Le Scogliere Di Okinawa", episodio di importanza fondamentale nell'intera tracklist, composto strutturalmente dapprima attraverso secchi riff di corde ai quali fanno seguito sinuose eufonie di basso, synth e voce, tutto ciò attendendo le maestose verticalizzazioni industrial-rock eseguite arroventando il suono mediante incandescenti emissioni di guitar-noise e hard-drumming, per discendere in seguito verso oscuri interludi wave-reggaeggianti. Giungiamo all'epilogo con "Tentacles", song in cui i destabilizzanti proclami anti-sistema pronunciati da Silvio si integrano alle tambureggianti contrazioni-accelerazioni wave / rock che formano l'introduttivo comparto drum-guitar-synth-basso, i cui scarni frazionamenti, evolvendosi, conservano una perfetta sintonia acquisendo maggiore consistenza e durezza, accumulando il vigore dell'industrial-rock e, in alcuni frangenti dell'ossessivo chitarrismo, anche intuizioni post-punk, tutto ciò impreziosito dalle liriche sature di risentimento cantate da Silvio con atteggiamento vocale disilluso e profondamente ferito dalle ipocrisie sociali-mediatiche riscontrabili nell'odierna quotidianità. I canoni estetici della new wave incontrano la prorompenza del rock industriale: degni seguaci di un archetipo stilistico fortemente ispirativo quanto immortale, gli Estetica Noir nel loro Extended Play ostentano disciplina, intraprendenza, un'impeccabile tecnica esecutiva e la capacità di dominare il suono, surriscaldandolo e forgiandolo con l'inconfondibile disinvoltura dei musicisti esperti. La vocalità, perennemente torturata da afflizioni e disagi interiori, attraversa ciclicamente sporadici momenti di quiete e tumultuose costruzioni nelle quali primeggia la spinta della batteria ritmicamente sincronizzata all'impeto delle chitarre ed alle fredde estensioni della tastiera. Ne risulta una musicalità prevalentemente aggressiva, a tratti meditabonda, sempre diretta ed avvincente. Animata dalla volontà di dare sfogo alle emozioni convertendole in note, la band sa trasmettere all'ascoltatore ogni frammento di quell'intensità così straordinariamente viva racchiusa nell'animo dei tre protagonisti, in un avvicendarsi di sofferenza, nostalgia ed irrisolvibili dilemmi esistenziali. Ovazioni ed elogi ad un progetto italiano che ha lasciato il nitido, indelebile segno della sua presenza.

* F *

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Framework - "[Untold Stories]" - cd - by Maxymox 2014

framew  La genesi dei Framework si sviluppò nel 1996 a Rostock, in Germania, per inziativa di Sigmund Droese e Andreas Lehmann, entrambi animati dal desiderio di riprodurre le tipiche sonanze dark-electro-alternative proposte con successo in quel decennio. Da questa sinergia scaturì nel 1997 il primo, tangibile risultato, ovvero un demo costituito dalle cinque tracce di orientamento electro/EBM incise autonomamente sulla cassetta single-sided intitolata "Hand On The Trigger". La vera e propria evoluzione ed ascesa del progetto avvenne nel 2000, anno in cui esso integrò nel proprio organico un terzo elemento, Daniel Konrad, con il quale i Framework affinarono perfezionamenti stilistici sempre più maturi ed avanzati, rendendosi quindi idonei alla sottoscrizione di un contratto con la germanica Scanner, sub-label della Dark Dimensions. Da questa intesa discografica ebbe origine nel 2002 il debut-album "Reflections", undici episodi di matrice electronics/electro/IDM/industrial masterizzati da Kolja Trelle, alias il solo-act industrial/trance conosciuto come Soman. Nel full-lenght si rilevano inoltre le partecipazioni vocali di due guests provenienti dalla new wave band tedesca UNI.VERSAL, rispettivamente Robert Frank nella song "Warrior Of Time" e Manuela Peters in "Kill Switch": il disco riscosse in breve tempo lusinghiere opinioni da parte della stampa specializzata incoraggiando così una fortunata serie di gigs che contriburono al consolidamento dei Framework tra il pubblico europeo. Nonostante l'effettiva e crescente notorietà acquisita, nella band si verificò inizialmente un periodo di stasi, e successivamente un'inattesa scissione: infatti, Sigmund Droese fu il primo a staccarsi dalla line-up, seguito poco dopo da Andreas Lehmann il quale divenne ufficialmente il vocalist del celeberrimo electro-project elvetico Sleepwalk, soppiantando nel suo ruolo l'uscente Oliver Spring, a sua volta incluso nel collettivo EBM/synthpop Nine Seconds nonchè membro della piattaforma electro/industrial tEaR!dOwN. Dopo anni di silenzio, precisamente nel 2010, Daniel Konrad e Andreas Lehmann decisero di rifondare i Framework conservando strettamente gli originali fondamenti compositivi degli anni 90's, ma aggiungendo ad essi nuovi concetti del techological sound, fino al raggiungimento di modulazioni aventi per base l'Electronic Body Music unitamente ad elementi synthpopish, darkwave, electronics e glitch: attraverso questo schema e ad un laborioso, progressivo esercizio di miglioramento, il power-duo ha saputo meritatamente riconquistare quel prestigio, sicurezza ed entusiasmo indispensabili per finalizzare il secondo album rappresentato da "[Untold Stories]", oggetto di questa specifica recensione elaborata da Vox Empirea. La tracklist, masterizzata superbamente da Manuel G. Richter, noto con lo pseudonimo Xabec corrispondente al suo solo-project electronics/ambient/downtempo nonchè fondatore con Gregoire Vanoli della piattaforma synthpop/EBM Underwater Pilots, include tredici brani ufficiali, uno dei quali creato in collaborazione con i Nine Seconds, più due splendide bonus-tracks remixate da Disharmony e Talvekoidik; importante anche la label di supporto costituita dalla produttiva EK Product, considerata tra le migliori dell'intero panorama underground-electro la quale, come sua tradizione, licenzia anche questo full-lenght in formato digipak. Il brano di inizio album è l'etereo e strumentale intro "Non Ho Sonno", formulato attraverso lunghe estensioni di pads e melodie celestiali percosse dalle asimmetrie ritmiche IDM-oriented processate dalla drum-machine, tutto ciò anticipante la successiva "Sinners", un dark-electro la cui compattezza è originata da vocals rochi, stizziti, avvolti dal glaciale abbraccio dei synths e mossi dalle scansioni midtempo del drum-programming. Analogamente, "Scene Of Crime" ostenta una musicalità electro oscurata da annuvolamenti tastieristici e ruvide vocalizzazioni attraversate dalle robotiche cadenze midtempo del drumming, mentre nella seguente "Mayhem" si attivano punteggiature di sequencer, drum-beats uptempo, eccitanti armonie di synths ed un canto gutturale dalla cui combinazione germina un dark-electro/EBM fortemente indicato per i dancefloors. Richiami IDM/glitch, evidenziati nelle frammentate e rarefatte sezioni del drum-programming, loops, atmosfere elettronicamente oscure, sospinte da incantate brezze tastieristiche e vocals dalle tonalità contratte, formano la struttura di "Parting", oltrepassata in seguito da "Submerge", traccia di grande valore in cui la freddezza delle strumentazioni forgia un classico electro/synthpop annerito da ombrose melodie vocali, reso dinamico dal basamento uptempo del drum-programming e melodiosamente supportato dal registro delle tastiere, tutto ciò in una song di notevole interesse per i D.J's. La voce del guest Oliver Spring impreziosisce la susseguente "No Shut Eye" proferendo rancorosi fraseggi, così come la linea ritmica midtempo, la nitidezza del sequencing e l'intensità dei synths, disegnano un sound che sprona alla danza, mentre in "Confidence" i pneumatici e celeri battiti delle percussioni, unitamente alle vivaci trasmissioni delle tastiere ed a vocals sempre dominati da rabbiose inflessioni, amplificano la potenza di questo modulo dark-electro. "Before Dawn" genera un climax teso, inquieto, ricorrendo alla penetrante azione del canto i cui accenti, perennemente ombreggiati da sentimenti oscuri, si alternano a respiri convulsi, unendosi con essi al meccanico tratteggio del drum-programming midtempo ed alle atmosferiche sospensioni dei synths, elaborando così una musicalità elettronica tenace e ballabile. "Walk Away" cattura l'ascolto attraverso un tenebroso sound colmo di fascino tastieristico, secchi frazionamenti percussivi, impurità sequenziata ed un'asprezza vocale capace di evocare attimi di suggestivo melodismo, tutto ciò antecedentemente la successiva "For A Lifetime" entro cui l'energico tracciato uptempo affianca i vocals intorbiditi, acidi, che il singer amplia tra le intriganti toccate del synth ed i prolungamenti dei pads, architettando mediante questi elementi un formidabile obscure-electro particolarmente adatto per gli alternative-clubs. Nella versione denominata "For Eternity" relativa al brano "W.O.T.", confluiscono ballabili metriche percussive midtempo ed una vocalità abrasivamente melodica, le cui intonazioni si armonizzano al circolare ondeggiamento del programming ed alle avvolgenti procedure dei synths, attendendo l'entrata di "The End (Experience)", traccia integralmente strumentale, celestialmente sinfonica, concepita su elegiaci pads i cui accordi rapiscono, commuovono, straziando l'anima. La prima delle due bonus-tracks è il remix di "Parting", riedizionato dal two-men project dark-electro/ambient slovacco Disharmony, impersonato da Robert Gajdos alias Lord Sauron e Riby: la song, trasfigurata in ragguardevole misura, devia ora verso sofisticate traiettorie electronics/IDM congegnate mediante battute e decompressioni ritmiche downtempo ipnoticamente replicate, trasognanti dimensioni di keys e vocals modificati attraverso futuristici riverberi; l'epilogo è affidato quindi alla magnificente "Walk Away", mutata in versione "Tannhauser Gate Mix" dalla genialità del progetto Talvekoidik, side-act di tendenza electronics/rhythmic-noise/modern-classical/IDM di Kai Christian Hahnewald nonchè componente del terzetto rhythmic-noise chiamato S.K.E.T.: la traccia si priva dei suoi originari schemi ricalcolando completamente la propria configurazione, per assestarsi in una elegantissima forma advanced-electronics/industrial entro cui si evidenziano robotici fonemi, tonanti automatismi percussivi downtempo e surreali orchestrazioni tastieristiche. La musica ingegnata dal duo rispetta tutti i pricipali dogmi dell'electro-culture 90's, circoscrivendone le sonorità nel variabile geometrismo dell'Intelligent Dance Music e nel carisma del dark-sound, rivelando un'incompromissoria perfezione esecutiva e, soprattutto, la capacità di materializzarla con risultati entusiasmanti. Le tracce si confrontano in uno spazio entro cui interagiscono ritmiche, vocals, congiunture tastieristiche ed artifici sonico-tecnologici estremamente interessanti: tutto ciò ha concorso all'edificazione di un album solido qual'è "[Untold Stories]", il quale congiunge piacere d'ascolto, esortazione alla danza e ricercatezza elettronica: questo e molto altro è l'effetto Framework.

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Friends Of Alice Ivy – "The Golden Cage And Its Mirrored Maze" - cd - by Maxymox

friendofa  Una tra le più attese novità di questo 2014 è senz'altro quella riguardante l'album dei Friends Of Alice Ivy, band australiana di Melbourne ethereal / avant-garde / neoclassical / gothic / darkwave, la cui completa biografia è leggibile su Vox Empirea nella recensione inerente il singolo anticipatorio "We Are As Ghosts" inclusa nella sezione dell'anno 2013. Il debut-full-lenght "The Golden Cage And Its Mirrored Maze", pubblicato dalla label Elysium Sounds di proprietà degli stessi Friends Of Alice Ivy, costituisce quindi un traguardo fondamentale nella carriera del progetto, rappresentando esso il distillato ed il conseguente ostentamento dello stato d'arte maturato da Kylie e Amps, il cui livello espressivo raggiunge oggi gradi di sviluppo e di espressività davvero notevoli. L'album, esito di tre anni di lavoro, riflette musicalmente atmosfere intrise di suggestioni retrospettive stupendamente combinate ad un concept che ha come principi sia la visione utopistico-scientifica ottocentesca riferita alla perlustrazione del Cosmo, sia una ricercata interpretazione della poeticità classico-avveniristica decantata in quell'Epoca, tutto ciò attraverso suoni immaterialmente labirintici e vocals che diffondono nell'aria una malinconica celestialità. Ognuna delle otto songs è creata attraverso un'ampia gamma di rifiniture space-rock e progressive-folk che incorporano a loro volta elementi di natura ethereal: ne consegue un'elegante aura di romanticismo che influisce ampiamente sullo stato d'animo dell'ascoltatore, originando nella sua mente visioni di paesaggi incantati risvegliando nostalgie da lungo tempo assopite. La line-up dei Friends Of Alice Ivy include sempre i due noti protagonisti Kylie (vox) e Amps (instruments / programming) ai quali si aggiunge una compagine di eccellenti guests-musicians australiani quali il chitarrista Clifford Ennis, l'arpista Megan Reeve, le celliste Zora Barisic ed Emily Williams, il soprano classico Frances Catherine Brüggener, il batterista Pat Cake ed il percussionista Adam Calaitzis, quest'ultimo responsabile del mixaggio dell'album, ma anche produttore e sound-engineer dei Toyland Studios di Melbourne presso cui hanno inciso bands di rilievo come Ikon, Eden, Jerusalem Syndrome e The Seventh Dawn. La tracklist dell'album apre con le meraviglie di "The Aerial Mariners", song il cui titolo è ispirato alle avventurose vicende nei cieli narrate dal poeta-filosofo ottocentesco inglese Percy Bysshe Shelley: nelle sue procedure le corde della chitarra vibrano sotto l'effetto dell'"archetto elettronico" o e-bow, propagando affascinanti modulazioni create dal guest Clifford Ennis - recentemente integrato nella leggendaria goth-band australiana Ikon, membro con Mark Tansley del dark-electro duo Razorfade, inoltre componente con Chris McCarter del menzionato goth-rock act chiamato Jerusalem Syndrome e, con Rick Mullen, del goth-rock project Subterfuge - mentre il canto dolcemente rattristato di Kylie incontra le lisergidescenti sonorità di arpa e tastiera ritmate dal lento battito cadenzato dal drummer. Neoclassicismo ed una profonda malinconia sono gli elementi preponderanti della successiva "Song Of Lyra", nel cui breve minutaggio riverbera la stupenda heavenly-voice di Kylie, materializzando scenari ancestrali immersi nella bruma e popolati da figure leggendarie, in un'eterea orchestrazione di cello, synth e sporadici inserti percussivi sui quali echeggiano funerei i rintocchi della campana. "Miranda", primo singolo estratto dall'album, rapisce attraverso il canto seducente e colmo di mestizia ampliato da Kylie tra flussi di tastiere e sezioni ritmiche downtempo space-rock, così come la successiva "False Fox" conduce verso territori surreali nei quali inconsciamente perdersi, ammaliati dalle angeliche emissioni vocali che la singer innalza oltre uno struggente insieme di pizzichi d'arpa e corde, scie tastieristiche e tenui percussioni sinuosamente arabeggianti. "The Sky Of The Bright Unfoldings" espone un ethereal-gothic cantato da Kylie con vocalità affranta, richiamante il senso della solitudine e della decadenza, tutto ciò scandito da un drumming fluidamente rallentato nel quale si riversano accordi tastieristici che accentuano ulteriormente la percezione della tristezza. L'arpa di Megan Reeve formula armonie simili a limpidissime gemme, delicatamente accarezzate dalle intonazioni traboccanti di soavità che la vocalist incorpora alle sezioni di cello ed alle desolate sinfonie create dal synth, in una successione di emozioni e melodie che rendono "Igraine" una song da ascoltare durante gli uggiosi crepuscoli autunnali. Nella seguente "Oars Under Glass", song ethereal-folk concettualmente dedicata a Percy Bysshe Shelley, il canto di Kylie si intreccia alle vocalizzazioni emesse dalla guest backing-singer Frances Catherine Brüggener: ne risulta un canto nostalgicamente aggraziato, diafano, spirituale, ornato con finezza estetica da note pianistiche e pads dapprima minimali ed in seguito evoluti in una coinvolgente fase di paradisiaca coralità ed orchestralità neoclassica. Idealmente connesso alle immagini visualizzabili nel documentario "Cosmos", realizzato dall'astronomo ed autore fantascientifico statunitense Carl Edward Sagan, il capitolo finale "Song Of The Willows" si permea ancora una volta del sentimentalismo così infinitamente passionale e fiabesco trasmesso dalla voce Kylie, assorto nelle malinconie generate dalla tastiera, dalle consonanze ordite dal chitarrista David Redhill e dalla percussività downtempo, ciò fino al raggiungimento di un climax che sfiora il sublime. L'album "The Golden Cage And Its Mirrored Maze" inebria, conturba: esso è un florilegio di apollinee melodie, vocals immacolati e flebili arpeggi che si tramutano in poesia ed in estatica introspezione, stregando l'ascoltatore dal primo all'ultimo istante. Dopo un lungo periodo di sperimentazione, i Friends Of Alice Ivy aspirano meritatamente al successo offrendo al loro pubblico una tracklist che riassume la grandezza artistica e la nobile sensibilità insita in Kylie e Amps, i quali conferiscono al loro suono la funzione di arcano evocatore. Incamminatevi verso l'evanescente mondo dei Friends Of Alice Ivy con mente ricettiva ed anima pura, cercando e trovando il tempo necessario per questo viaggio ultradimensionale estraniandovi completamente da ciò che ritenete tangibile. Tutto il resto attorno a voi non avrà più alcuna importanza.

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Glanko - "Alset" - cd - by Maxymox

glank  Protagonista emergente nel settore iper-tecnologico italiano, Giuseppe Fallacara interpreta dal 2012 il solo-act Glanko, proponendo la sua originale e sperimentale illustrazione del concetto musicale elettronico. Il sound ideato dall'artista incorpora sofisticate procedure industrial / ambient / IDM generate mediante equipaggiamenti analogici, in un insieme di elaborati filtraggi, distorted-noises, essenzialità tastieristica, intricate estensioni, asimmetrie ritmiche ed una globalità di eufonie d'avanguardia composte rivolgendo particolare cura all'evocazione di atmosfere inquiete e fascinosamente avveniristiche. La produttività discografica di Glanko ebbe inizio da "Telekommand", digital-EP pubblicato nel 2013 dalla netlabel francese Sirona-Records, costituito da cinque tracce stilisticamente ambient / glitch / electronic / IDM, delle quali una realizzata in sinergia con Marco Caricola, ovvero il solo-project post-classic / electronic barese chiamato Mote. Il presente "Alset", idealmente dedicato alla memoria ed alle opere dell'ingegnere elettrico, inventore e fisico serbo Nikola Tesla, rappresenta ufficialmente il debut-album licenziato nel 2014 dal brand tedesco Halbsicht Tonträger Records: la tracklist include dieci coltissime songs orientate verso sonorità IDM / glitch / downtempo electronics masterizzate dallo stesso Glanko in collaborazione con il sound technician Robert Gutierrez. La release si evolve dall'opener "Set A", una traccia ambient / electronics edificata attraverso un suggestivo crescendo di rumori sintetici, effetti da laboratorio spaziale e nebulizzazioni tastieristiche. Il climax si incupisce, divenendo surrealmente tenebroso: ciò accade nella successiva "Vathal", brano di evidente appartenenza IDM / electronics, creato da Glanko programmando ipnotiche scansioni, gelide evanescenze di laptop ed una massa di profonde bass-lines processate dalla macchina ritmica. "Prol5" sparge a sua volta un electronic sound disturbato da cicliche interferenze sulle quali roteano sistematicamente le propulsive scansioni IDM del drumming ed i cupi ornamenti dei pads, così come in "AC", traccia algidamente IDM, si odono stranianti emissioni avvolte dalla granulosa densità irradiata dalla tastiera, mentre il sottostante comparto percussivo delinea trasversali battute downtempo che sezionano meccanicamente le melodie. "Set B" è un breve interludio dalla cui musicalità ambient / electronics hanno origine pads aeriformi e percezioni anti-gravitazionali, fino all'ingresso della stupenda "Lex", una traccia IDM geometricamente intersecata dalle robotiche pulsazioni del drumming e da un flusso di micro-particelle elettroniche, tutto ciò elegantemente abbellito da punteggiature di sequencing combinate ai vasti ampliamenti della tastiera. Le acustiche IDM relative alla susseguente "Mochiron" esplicano un'azione mesmerizzante su corpo e psiche, ciò tramite il modulare rilascio delle sonorità acquose che compongono la fase introduttiva, alla quale fanno seguito precisi frazionamenti di drum-programming e vaporizzazioni tastieristiche, mutate nel segmento finale in una scia di ambient-pads. Le futuribili iridescenze IDM proiettate da "2244" catturano i sensi, dapprima trasmettendo sferiche propagazioni ambient / electronics, dinamizzando gradualmente il ritmo mediante un fitto automatismo di drum-sequencing, ed in seguito inebriando l'ascolto con siderali addizioni di key-sounds. "Set C" è una trasognante architettura IDM schematizzata con precisione dalle asciutte intermittenze della drum-machine, collocata a sostegno di pads immateriali e di leggere partiture tastieristiche, mentre dalla conclusiva "Transform HN" si elevano corpuscoli elettronicamente polverizzati e minimali replicazioni di synth, le cui melodie si plasmano artificialmente sulle trafitture reduplicate del fronte percussivo. Glanko riesce magistralmente nell'intento di neutralizzare l'antitesi tra complessità e sostanzialità, ponendole in relazione unificandone le rispettive accezioni in un suono visionario ed efficace nel materializzare realtà virtuali. "Alset" è una release formulata con ammirevole destrezza, congegnando un'aggregazione di brani nei quali prevale l'egemonia del verbo elettronico coniugato in una delle sue innumerevoli declinazioni. L'estetizzazione e la forbitezza delle esecuzioni suggeriscono un'autorevole inventiva di cui il solo-act è consapevolmente possessore, così come le rimarchevoli caratteristiche di qualità del suono e di minuziosità negli arrangiamenti forniscono un'immagine estremamente professionale dell'artista. Questa è musica per civiltà umane prossime venture: privilegiato è colui il quale entrerà in contatto con questo album.

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Grandchaos – "We Suffer When The World Changes" - cd - by Maxymox 2014

grandca  Personaggio di spicco della scena elettronica underground fin dagli early-80's, il giovane russo Tcheleskov Ivanovitch incominciò il suo tragitto artistico con suo fratello Trevosky, fondando con egli nel 1982, anno del loro trasferimento a Brussels, il cult-project unitario Ivanovitch Dans L'Ombre, entrambi attratti dalla scia della post-Neue Deutsche Welle ed in seguito dalla prima EBM nata esattamente in quell'epoca tra Belgio e Germania. Attraverso la loro piattaforma, Tcheleskov e Trevosky originarono suoni atipici, elementari, orientando le acustiche verso sperimentali emissioni di synths, con serrati ritmi di drum-machine supportati da particolari visuals, creando in questo modo una successione di tracce esibite durante i loro apprezzati concerti, selezionate ed in seguito pubblicate autonomamente dallo stesso duo in una serie di realizzazioni self-produced anticipate dal 12" vinyl-single "Dag Command Dust 17'" risalente al 1987, a cui fece seguito una concatenazione di produzioni su tape-format: il Maxi-single del 1989 "Listen The Sound!", gli albums "2 Missing Madmen", "Expose! Expanse..." e "Amok! Shock! Seque!", tutti rilasciati nel 1990, il Mini-album "1 2 3 !" del 1992 e successivamente due lavori pubblicati in versione CD dalla Galaxy Records - label collegata alla home svizzera Urgence Disk Records - il Maxi-single "Trans Level" del 2002 ed infine l'eccellente remixed-compilation "In / Out" del 2005: nelle dodici tracce di quest'ultima release si evidenziano per importanza le rielaborazioni di Bak XIII, Olivier Moreau, Metamorphose, Op.ale e Shizuka. Nel 1995 Tcheleskov decise tuttavia di proseguire una carriera principalmente solistica, coniando come proprio appellativo l'effige Grandchaos, ottimizzando ulteriormente le sonorità Electronic Body Movement e rilasciando ufficialmente nel 2003 un primo lavoro mediante la Galaxy Records, il Maxi-single "La Forge" costituito da cinque tracce, seguito nel 2004 da un secondo Maxi-single pubblicato dalla label Urgence Disk Records, "Ionize Me", anch'esso contenente cinque episodi. L'anno 2006 fu contrassegnato dal rilascio di "In Sedens", una spettacolare antologia di diciassette songs appartenenti a Grandchaos tranne una, proprio l'omonima "In Sedens", ideata precedentemente come Ivanovitch Dans L'Ombre. La lunga sequenza della tracklist di questo lavoro è remixata da altrettanti electro-artists, suddivisa in due CD e pubblicata dalla label con base a Denver Deathkon Media, trasformata dal 2007 in Vendetta Music: le strutture delle songs incluse nell'opera, masterizzate dallo statunitense Brian Hazard - ovvero il synthpop solo-act Color Theory - sono state rigenerate da autorevoli nomi tra i quali, per la loro notorietà, è assolutamente d'obbligo citare Bak XIII, Cobalt 60, Brain Leisure, Digital Factor, Skoyz, Electro Synthetic Rebellion, Armageddon Dildos, Plastic Noise Experience, Severe Illusion, Tyske Ludder, Neon Cage Experiment, Ionic Vision, Panzerlab, Terminal State, Synaptic Defect, Disharmony, Last Influence Of Brain e Depressive Disorder. Lo stile old-school EBM di Tcheleskov, sempre più riconosciuto come uno tra i migliori sulla scena, condusse al completamento di "Open Source", il debut-album di quattordici tracce rilasciato nel 2007 dalla citata Urgence Disk Records e masterizzato dal musicista elettronico belga Geert De Wilde. Nel 2011 Grandchaos pubblicò nuovamente attraverso la label Urgence Disk Records un'altra remixed-compilation di quindici brani, "Refuge", alla cui tracklist parteciparono progetti di grande risonanza tra i quali, ancora una volta per la loro fama , elenchiamo ad esempio Tech Nomader, Signal Aout 42, Interfront, l'immancabile Bak XIII, Mono Electronic Density, Mechaload, Equitant e Operation Of The Sun. Il successivo ingaggio siglato con la nota label italiana EK Product consentì nell'anno 2012 la pubblicazione del secondo ed acclamato album "Rumours Of My Life" - masterizzato dal d.j. / composer / singer belga Cedrik Fermont alias C-Drík - entro cui si elencano tredici tracce, delle quali quattro impreziosite dalla voce del guest-singer belga Jacky Meurisse - proveniente dalla celeberrima EBM-band Signal Aout 42 - e due remixes creati da progetti francesi, rispettivamente dall'electro / synthpop duo Foretaste e dall'EBM band Groupe T. "We Suffer When The World Changes" è invece il titolo del nuovo, attesissimo album di Grandchaos, pubblicato nel 2014 in formato digipak dalla EK Product, sedici songs plasmate combinando classiche procedure EBM con elementi electro-80's, unitamente ad essenziali segmenti di voce ed efficaci strategie new-beat / techno. Come è abitudine consolidata, anche in questo album Tcheleskov si avvale della collaborazione di guest-musicians, sia nel ruolo di singer - convocando l'ottimo Jacky Meurisse - ma anche nell'ambito dei remixes, affidati come sempre a famosi esponenti della scena tecnologica europea, finalizzando nell'insieme un sound elettronico strepitosamente danzabile ed energico che risalta il grado di avanzamento raggiunto oggi da Grandchaos, il quale si è recentemente esibito on stage in Brasile, Germania, Ungheria, Italia, Spagna e Belgio, affiancando i leggendari Signal Aout 42. L'opening-track del nuovo album è "The Light", costruita attraverso cicliche ripartizioni midtempo di drum-sequencing e schematici contrappunti vocali dettati da Jacky Meurisse, in una successione di monolitiche eufonie che sollecitano istintivamente avveniristiche danze, mentre la successiva "Man On Fire" scuote il ritmo propagando lineari pulsazioni midtempo ed essenziali tratteggi di programming, tutto ciò connesso al canto gutturalmente trasfigurato e scandito con freddezza da Tcheleskov. "Love And Hate" è una electro-song congegnata su ipnotiche cadenze midtempo che sezionano roboticamente scarne melodie di synth, esaltando nel contempo vocals opacizzati dai filtraggi e pronunciati con oscura glacialità. Jacky Meurisse canta anche nella susseguente "The Death Of You And Me", incorporando l'asprezza, l'ossessività e la tetraggine dei suoi vocals a lente, circolari modulazioni electro-EBM di sequencer e di drum-programming, così come il penetrante ronzìo che preannuncia "The Tempest" si dirama in tutta la lunghezza della traccia, innervando un sound radiogeno che contamina lo spazio circostante, ciò attraverso ballabili, metronomiche bpm's midtempo, android-loops, vocals proferiti con sistematica inflessibilità e fluorescenti replicazioni di sequencer. Urticanti flussi tastieristici tormentano il primo capitolo di "Pulse", la cui percussività midtempo è riprodotta dalla storica Roland TR-909, una drum-machine semianalogica ampiamente in uso negli 80's: nel disegno di questa song, le coperture del synth intersecano le telegrafiche vocalizzazioni di Tcheleskov, unitamente ad un corpus di electronic-noises e sampling. Altrettanto veloce ma timbricamente più flessuosa, la percussività di "We Suffer" suddivide il tempo unendosi ad un danzabile agglomerato di vocals atoni ed impulsi sequenziati, mentre l'unità ritmica di "Memory Is A Poison" diffonde intermittenze midtempo e periodiche emanazioni di sequencer, in una electro-EBM song dal temperamento rigoroso, adombrata dal canto sintetico e monodimensionale di Tcheleskov. "Tell Me You Love Me" è una traccia orientata verso sonorità techno / EBM, ciò attraverso perpetue reduplicazioni midtempo di drum-beats trafitte da punteggiature di synth e tracciati di programming sopra i quali dominano concise geometrie vocali. La seconda versione di "Pulse" è invece caratterizzata nel suo comparto ritmico dall'impiego della drum-machine analogica Roland TR-808, sempre in uso negli early 80's, in un ballabilissimo tripudio di drumming midtempo, flashes tastieristici rétro-style e brevi quanto rigidi messaggi vocali, anticipando la seguente e totalmente strumentale "End Of Transmission" con le sue rifiniture electro / techno create mediante acide distribuzioni di synth, torrenziali riversamenti di sequencing e percussività uptempo. Il primo dei cinque remixes inclusi nella title-track è quello relativo a "The Tempest", rielaborato dal Techno Body Music / Nu Body / industrial d.j. produttore e singer belga Ethan Fawkes, il quale addiziona alle percussioni alti dosaggi di profondità, sottolineando vocals ostinatamente fermi, oscuri, potenziati dall'azione ritmica del drumming e sistematicamente inseriti in un contesto iper-danceable. Alex Jarlev e Tomas Kulberg, interpreti dell'EBM duo norvegese Atropine, remixano ora "The Death Of You And Me" intensificando la suggestività del background tastieristico, le coperture elettroniche e l'enfasi oscura dei vocals, in un'alternanza di estese accelerazioni uptempo ed interludi minimalmente ritmati. VV303 è il nome del solo-project industrial /ambient / darkwave / futurepop belga costruttore del remix di "Tell Me You Love Me", brano leggermente rallentato rispetto alla versione originale, entro cui le macchine reiterano un electro-sound danzabilmente cupo, ordinato, ricolmo di alienazione. La sonicità di "The Death Of You And Me" rivela peculiarità very-remixable, tanto da costituire di nuovo oggetto di lavoro, in questa occasione per gli svedesi Kaii, Judas e Nik Beat, interpreti dell'alternative-electro band nota come #366 : A Live Lifed: il progetto, destrutturando il primario modello della song, ne converte le acustiche in una disadorna, spettrale rotazione di drumming downtempo solcata da trasfigurazioni vocali con progressivi innesti di sampling, impurità elettroniche e, più innanzi, di solidi rafforzamenti percussivo-sequenziati. I fratelli belgi Jean-Marc e Pierre Pauly del progetto electro / EBM denominato Parade Ground, remixano l'ultimo capitolo della tracklist, "Memory Is A Poison", illuminandolo ipnoticamente attraverso incessanti, regolari armonie di synth, irrobustimenti percussivi e strategici arrangiamenti per dancefloors. Release studiata da Tcheleskov con ammirevole destrezza, manifestando ancora una volta l'intenzione di forgiare uno stile differente e rappresentativo nel suo genere. Il protagonista formula un complesso di suoni nei quali prevale l'egemonia della tradizione Electronic Body Movement con l'aggiunta di specifiche trasversalità che evidenziano intraprendenza ed ingegno non convenzionali. Ogni brano è pianificato meticolosamente aggregando ed emulsionando vocals speculari dall'appeal magnetico, tenebroso, a metriche strumentali sempre ballabili, claustrofobicamente ripetitive, inflessibili come marce futuristiche e spesso abbellite da dettagli minimal-techno. Rendez-vous dedicato ad autentici conoscitori, appassionati e praticanti delle discipline electro: "We Suffer When The World Changes" è il vostro album e Grandchaos è il vostro emblema.

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Hall Of Mirrors - "Altered Nights" - 2cd - by Maxymox 2014

hallom  Strutturalmente e concettualmente, il progetto degli Hall Of Mirrors consiste in un duo impersonato dal 2005 da Andrea Marutti (Amon) e Giuseppe Verticchio (Nimh) ai quali si aggiungono nelle releases collaborazioni offerte da differenti musicisti esterni. La musica appartenente ai protagonisti è contestualizzabile nei generi dark-ambient/experimental electronics, un suono da ascoltare nel più totale isolamento, cupo, austero, nebbioso e potente, evocatore di immagini e memorie inquiete che supponevamo fossero stemperate nell'oblìo, un conglomerato di frequenze elaborate attraverso una complessa strumentazione ed atmosferici processi di manipolazione sonica. La discografia della piattaforma enumera ad oggi tre solidi albums nei quali si colgono appieno i fondamenti che rendono così speciali le strategie ideate dai due interpreti: il debut full-lenght, "Reflections On Black", licenziato nel 2007 dalla label trevigiana Silentes Minimal Editions, racchiudeva quattro obscure-tracks nelle quali si evidenziavano i guests Giulio Biaggi, alias Nefelheim, e Daniela Gherardi. Il successivo "Forgotten Realm", edito nel 2009 sempre dalla medesima Silentes Minimal Editions, includeva a sua volta cinque episodi realizzati in cooperazione con interessanti artisti dei quali è obbligo illustrare le identità, primo tra i quali Andrea Freschi, proveniente dalla seguente moltitudine di progetti stilisticamente inquadrabili nell'electro-goth rock/darkwave, dark-ambient ed goth-rock/ethereal/industrial/ambient quali sono gli Weltschmerz, Subinterior e Canaan. Il secondo partecipante all'album è Andrea Ferraris, versatile musicista appassionato principalmente del suono hardcore/experimental, anch'egli coinvolto in numerose bands devote a svariati generi quali electronic/non-music/abstract, hardcore-punk, electro/math/post-rock, electronic/jazz, dark-ambient/minimal/drone, ambient/field recording e IDM, i cui nomi sono Airchamber3, Burning Defeat, Deep End, Lonius, Luminance Ratio, Meerkat, One Fine Day, Outright, Permanent Scar, Sil Muir, Ulna e Ur. Il nuovo doppio album "Altered Nights", concepito durante l'estate del 2010 e licenziato nel 2012 in formato digital/six-panels dalla label statunitense Malignant Records, consta di due separati atti: una prima fase contenente quattro suites di ampio minutaggio ed una seconda costituita unicamente da una sola, estesissima traccia di oltre quarantacinque minuti; come nelle precedenti realizzazioni, anche in questa opera si evidenziano gli importanti contributi artistici ad opera di guests quali lo stesso Andrea Ferraris, il filosofo compositore e sound-multimedia maker Pietro Riparbelli, egli artista codificabile inoltre con i contrassegni K11 e PT-R, proseguendo con il progetto dark-ambient Vestigial nonchè con New Risen Throne, aka l'obscure-ambient solo-act rappresentato da Gabriele Panci, concludendo quindi con il sopracitato Andrea Freschi. La traccia d'apertura racchiusa nel CD 1 dell'album "Altered Nights" è "The Meeting", una lenta espansione sonora dalla forma spiralizzata ed in progressiva amplificazione entro la quale il buio più assoluto viene riprodotto mediante il field recording e gli effects elaborati da Andrea Freschi, questi ultimi originati anche dall'inventiva di Andrea Marutti responsabile inoltre delle vaporizzazioni generate dal synth analogico e dai samples, tutto ciò combinato al supporto tastieristico ed ai sound-effects forniti da Giuseppe Verticchio, ed infine ai contrappunti di guitar ed effects di Andrea Ferraris. "Invocation" diffonde la musicalità ossidata del dark-ambient attraverso incessanti uragani di materia cosmica, l'indecifrabile voce echeggiata, le granulose propagazioni del synth, sampled percussions loop, field recordings ed effects pianificati da Andrea Marutti, contemporaneamente alla surreale vibrazione del khlui, o flauto tailandese, soffiato da Giuseppe Verticchio al quale sono affidate ulteriori sezioni di keys, guitar-drones, metals e sound-effects, in aggiunta alle frequenze 'short wave radio' ed agli effects applicati da Pietro Riparbelli. La seguente "Magmatic Resonance" è un'autentica, incandescente eruzione riverberata e tenebrosa risalente dalla litosfera del dark-ambient, le cui letali esalazioni raggiungono i sensi con esasperante lentezza in un abissale, ribollente crescendo di sonorità artificiali edificate utilizzando i samples ed i loops formulati Vestigial e New Risen Throne, ai quali si addizionano le perturbazioni di sequencer, guitar-drones, synth e vox-effects composte da Giuseppe Verticchio. Il quarto ed ultimo capitolo del disco 1 è "Immaterial Bodies", un vortice nero oltre l'immaginabile ideato prolungando la continua, serratissima frammentazione di sound/samples-effects ed i dissonanti analogue/digital synths manovrati da Andrea Marutti, nonchè i violin/guitar drones, il synth, le disturbate frequenze radio, i metals e gli effects plasmati da Giuseppe Verticchio. L'evoluzione di "Late Summer Ceremony", unica, lunga traccia contenuta nel secondo CD, è una graduale successione di nubiformi eventi dark-ambient/electronics/industrial concepiti inzialmente mediante atoni e prolungati rilasci di energia tastieristica emessi dai synths di Vestigial, ai quali si accorpano durante lo sviluppo le immote emissioni dei pads creati da Giuseppe Verticchio, esecutore, inoltre del sequencing, dei guitar/violin drones, delle voci aliene e degli effects, i medesimi che, debordando oltre le oscure torsioni soniche congegnate dai samples e field recordings di Andrea Marutti, sedimentano con variabile intensità in un'altisonante ascesa di stridori metallici, rombi sotterranei, interpause composte da dilatazioni spaziali, algide irradiazioni e fragorosi attriti, proseguendo con le acuminate interferenze di short wave radio signals e gli sound-effects immessi da Pietro Riparbelli trafitti dai sound-loops architettati da New Risen Throne. Acustiche inorganiche, pianificate per sollecitare i neurotrasmettitori inducendoli a diffondere nell'encefalo sensazioni claustrofobiche, atterrite, mediante un ininterrotto ciclo di drenaggio, di scomposizione e trasformazione dell'elemento "suono": ciò è quanto risulta dall'ineccepibile sinergia tra i membri della line-up e le modulazioni da essi progettate, le quali scandagliano i meandri più foschi dell'ambient, emergendo dalle sue profondità come creature senza alcuna luce interiore, animate esclusivamente dalla pulsione di tramutare ogni istante in qualcosa di assolutamente freddo, inerte, messaggero di incubi. Questa eccellente release degli Hall Of Mirrors è considerabile come una delle migliori e rappresentative pubblicazioni italiane relative al genere in questione, fornendo essa all'auditore, attraverso il totale annientamento della melodia, una visione ossessiva e psichicamente deviata della musica, imprigionando l'ascolto e rendendo ad esso vana ogni ipotizzabile possibilità di fuga: è probabile che, dopo avere ascoltato consapevolmente ed interamente ciascuno dei due paragrafi di "Altered Nights", non guarderete più in direzione del buio con gli stessi, inconsapevoli occhi.

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Harm Joy - "Inside Out ep" - cd - by Maxymox 2014

harm  Dislocata tra gli U.S.A. e la Germania, Harm Joy è un interessante piattaforma attiva dal 2012, la cui evoluzione sta destando l'apprezzamento di quella sezione di pubblico incline non solo alla musicalità fine a sè stessa, ma anche alla fisionomia concettuale ed al valore dei messaggi la cui interezza suggerisce l'identità artistica di un progetto. L'etereogeneità che distingue il sound della band, oggi un duo, comprende svariati orientamenti dell'aera tecnologica, tra i quali prevalgono efficaci melodismi synth-future-electropop, danzabilità EBM, lontani echi industrial, un certo rattristato decadentismo gothic, richiami shoegaze ed innesti dubstep. La super line-up integrava originariamente tre membri, tutti provenienti da importanti realtà della scena elettronica europea: Dan von Hoyel (vox), lyrics-writer e vocalist del terzetto synthpop/doompop svedese chiamato Titans - composto dallo stesso Dan con Fredrik Mattsson e Jimmy Svensson - al quale si aggiungono Ølåf Å. Reimers (synth/machines), protagonista con Claus Albers e Rålf Homann del progetto EBM/electro/industrial germanico Tyske Ludder, e Krischan Jan-Eric Wesenberg, noto come vocalist della band tedesca EBM/synthpop Rotersand, il quale lasciò la partnership nel 2013 cedendo a Dan e Ølåf la conduzione degli attuali Harm Joy. Testi profondi, morbosamente ed elegantemente contorti, impegnati a descrivere il pensiero radicalmente insito nel duo-act, dal quale emerge l'insostituibile funzione della negatività per ottenere il naturale conseguimento dell'esatto inverso, ovvero della positività, esaltando inoltre la bellezza della perversione come irrinunciabile strumento per accentuare al massimo il piacere, l'azione purificatrice del supplizio come mezzo per raggiungere compiutamente la vera gioia nonchè la lucidità mentale: questi ed altri temi similari sono espressi vividamente nelle liriche, attraverso le quali l'ascoltatore potrà percepire anche un altro aspetto della psicologia dei due artisti, cioè quella sottile aura di crudeltà e di intimo appagamento scaturiti nell'osservare le sfortune e vicissitudini altrui, al fine di celebrare idealmente i principi del cosidetto "Schadenfreude". Le realizzazioni discografiche del duo, tutte licenziate dalla 73 Second, sub-label della germanica Emmo.biz, si concentrano nel 2014, inizialmente con il presente debut-EP "Inside Out" - ora trattato da Vox Empirea - e successivamente con il secondo EP "Pain Decay", i quali anticipano ciò che si ascolterà nell'imminente ed ufficiale album "Silver Lining Of The Mushroom Cloud". La tracklist nell'Extended Play "Inside Out" testimonia le spiccate doti di passione, tecnica ed eloquenza che il power-duo concentra particolarmente in quattro brani da essi direttamente composti, ai quali si sommano due versioni remixate, tutto ciò in un esordio di grande rilevanza che soddisferà anche l'audience più esigente. Il lavoro, pubblicato in digipak e masterizzato con professionalità dallo stesso Krischan Jan-Eric Wesenberg, incomincia con l'omonima "Inside Out", un colto futurepop/EBM sorretto dalle lineari bpm's midtempo del drum-programming, tra le quali il canto del singer si unisce alle seducenti armonie processate della tastiera di Ølåf, le cui estensioni diffondono una sequenza di melodie che cattureranno l'auditore, specialmente durante la fase del refrain. Simmetriche pulsazioni midtempo da ballare con entusiasmo, vocals solidamente modulati ed un climax energicamente techno-popish con sfumature EBM, sono gli elementi che edificano "Whispers And Rumours", traccia 'very clubby' anticipante la raffinata sensualità che aleggia in "Submarine", un electropop downtempo in cui la voce di Dan crea atmosfere notturne, introspettive ed accarezzate dalla malinconia, tutto ciò connesso ad una musicalità elettronicamente depressa, formulata mediante lente scansioni di drum-programming, eterei flussi di synth e sonorità artificialmente incupite. Gli Hearhere, duo-act tedesco incline a danzabili forme di synth-elecytropop, composto da Crystin Fawn e Marco Petracca, remixa l'originaria struttura di "Inside Out" facendo convergere voce e tastiera verso un mood più riflessivo e nostalgico, rallentando la ciclicità del drumming ma conservando tuttavia la pienezza della sua timbrica, introducendo tenui sezioni di piano e minimali ornamenti electro. Dan e Ølåf riprendono ora "Submarine" trasfigurandola in versione 'Under Water Edit', un episodio che non sovverte radicalmente la primaria conformazione del brano, facendo tuttavia prevalere in esso l'alienante surrealismo evocato nelle textures del synth ed arrangiamenti che accentuano la sensazione dell'irrealtà. In conclusione, i Chrom, electro/synthpop duo tedesco con interpreti Christian Marquis e Thomas Winters, rielaborano a loro volta i criteri di "Inside Out", nella quale ora risuona un iridescente ornamento tastieristico che punteggia melodicamente l'intera song, accrescendo la luminosità nei suoi momenti cruciali, accorpandosi alla fluidità dei pads ed lento incedere della drum-machine, il tutto interamente ammantato da una penetrante aria di mestizia. Foreground vocale emanante fascinosa nobiltà, musiche accuratamente progettate ed un concept originale, fanno dell'EP "Inside Out" un debutto epico. Gli Harm Joy sono l'equilibrio tra luce e buio, ma soprattutto l'interrelazione tra di essi, l'energia sotterranea che li completa vicendevolmente, trasformando il patimento nel sublime, l'oscurità in radiosità, provocando tormento per suscitare e valorizzare con totale consapevolezza la beatitudine, in una genesi senza fine di sofferenza, disorientamento e rinascita. Harmjoy: l'estasi dopo il dolore.

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I.R.O.N. – "Re-Forge: Metalized, Mechanized & Upgraded" - cd - by Maxymox 2014

irron  Due difformi solo-acts, interpretati separatamente, esprimono in questo Nuovo Millennio le identità artistiche e la volontà ideologica del compositore I.L.: il primo di essi è Legionarii, disegno martial/ambient/industrial, mentre il secondo denominato I.R.O.N. concentra la sua musicalità verso un complesso intrico di formule electronics/martial/cyber-power-industrial. I lettori interessati alla biografia ed alla discografia di entrambi i progetti, potranno trovare ogni dettaglio inerente Legionarii all'interno della recensione pubblicata su Vox Empirea nel 2012, mentre il focus riguardante I.R.O.N. è leggibile nel servizio dedicato al suo debut-album "Evolving", disponibile nella sezione recensioni del 2013. Il forte ed orgoglioso messaggio d'appartenenza all'Europa, più in particolare quello rivolto verso le sue antiche radici culturali, religiose e geografiche minacciate dalla crescente globalizzazione, è comunicato attraverso la piattaforma Legionarii, così come il side-project I.R.O.N. rappresenta la suprema esaltazione di concetti industrial-avanguardistici-militareschi riprodotti mediante acustiche oppressivamente automatizzate, oscure, straordinariamente evolute, create utilizzando il dinamismo sprigionato dalle percussioni come componente di base su cui sviluppare una dirompente musicalità elettronica che ispira sensazioni di enfasi, inflessibilità, efficienza, spietatezza. L'album "Re-Forge: Metalized, Mechanized & Upgraded" del 2013, licenziato anche in questa occasione dall'eccellente label polacca Rage In Eden, costituisce principalmente l'ammodernamento e la riedizione di quattro tracce incluse nel precedente full-lenght, le quali vengono ora rinominate con titoli differenti, in aggiunta a cinque nuove interessanti composizioni. Stampate nel pannello della release, distribuita in formato digipak in soli trecento esemplari, compaiono le significative citazioni di V. Vinge e A.J. Good, le quali contribuiscono con il loro valore a rafforzare ulteriormente la magniloquenza di un sound di metallurgica durezza che prende inizio dalla deflagrante, marziale percussività downtempo dell'opener, "The Industrial Man", una traccia perturbata da una turbolenza di fulmini elettronici, da espansioni di materia oscura, dalle elettriche scosse della guitar e dai tellurici fragori che fanno vibrare le strutture di questa creazione in grado di trasmettere un'aura di plumbea vastità. La successiva "Titanium Sun" è la versione remixed-edit di "Dawn Of Steel", episodio contenuto nell'album "Evolving": la sua grandiosità e magnificenza si concretizzano istante dopo istante, traendo movimento dalla combustione di pesantissime scansioni ritmiche dal passo militaresco, dalle oscillazioni del programming e da abrasivi guitar-noises, un'orchestrazione ossessiva, sferzante, integralmente avvolta dal fuoco del post-industrial. "Infiltrate The System" è un congegno sonico nei cui circuiti scorrono inizialmente flussi elettronici, noises e convulse ripartizioni ritmiche, le medesime che, a seguito di una prolungata dilatazione di echi, acidi flashes chitarristici, segnali alieni e risonanze oscure, esplodono in un tonante percorso industrial spinto con vigore dal tambureggiante rimbombo del drumming perpetuamente intaccato dai caustici frazionamenti della chitarra campionata. "No Existence" è la trasfigurazione dell'originaria "Destroy", anch'essa inclusa nella tracklist di "Evolving", ora ulteriormente solennizzata da un compatto, schematico riversamento di cadenze industrial-downtempo i cui riverberi ed ipnotiche replicazioni sono attraversate da un nero vortice di tastiera ed azionamenti elettronici. Dalla seguente "Troopers" prorompono con il phatos di una colonna sonora, moduli sinfonici ripetuti con glaciale rigore fino ad amplificare nell'ascoltatore la percezione del drammatico e della sontuosità, tutto ciò ritmato con lentezza da una concatenazione di impulsi meccanizzati alternati a periodi con unici protagonisti suggestive orchestrazioni di tastiera ed elettriche rarefazioni di guitar. Internamente a "Demolition Force" sono remixati i fondamenti di "Hammer Down. Build Up", altra traccia inclusa nel precedente full-lenght: il brano, sottoposto al processo di trasformazione, utilizza la supremazia e la propulsione dell'industrial-sound per diffondere reboanti modulazioni composte da una percussività guerriera, tra i cui immensi boati si avvicendano metallici innesti di chitarra, torbide emissioni elettroniche ed un rivolo di programming, mentre nella successiva "Hypercharger" l'automatismo della drum-machine è corrispondente a quello di un maglio, il cui azionamento genera una lineare progressione di urti midtempo e frenetiche battute che emulano il funzionamento di un enorme dispositivo industrial oltre il quale risuonano cupi attriti di guitar, sirene allucinate, deraglianti tempeste elettroniche, alienanti clamori e saturazioni d'acciaio. Il quarto remake estratto dall'antecedente "Evolving" è "The Machine", metamorfosi di "Mechanic State", ovvero un letale sistema di ingranaggi military-industrial azionati da metronomiche suddivisioni percussive simili a raffiche, gradualmente ampliate e culminanti nell'epico conflitto tra erosive ripartizioni di guitar, tumultuose sequenze automatizzate e radioattività tastieristica. L'ultimo capitolo della tracklist è "Singularity: The Final End", un etereo dark-ambient/industrial-electronics accerchiato dalle cicliche ondate dei pads, da uno sciame di effects e dalle abissali voragini create dalla tastiera. Le insuperabili capacità operative di I.R.O.N. sono proporzionali all'intensità delle sue musiche, una combinazione tra visionaria tecnologia, futurismo, militarismo industrial, tensione, oscurità e disciplina: "Re-Forge: Metalized, Mechanized & Upgraded" è una release progettata con estrema accuratezza e motivazione, le cui prospettive interagiscono efficacemente fino al raggiungimento di un diagramma sonoro inquietante che sconvolgerà lo stato d'animo dell'auditore. Questo album è un catalizzatore di progresso e funzionalità, l'esatto punto mediano che collega il tempo presente con l'avvenire: verrà l'epoca in cui la Scienza riuscirà a convertire la potenza di questo suono in una forma di energia alternativa.

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Karma Marata - "Nepal 23 / Ein Abschied" - by Maxymox 2014

karmam  La succinta biografia e la scarsità di informazioni riguardanti il quintetto tedesco Karma Marata fanno di esso una sorta di 'mysterious band' da collocare tra le migliori nel suo specifico genere. Il progetto, fondato a Erfurt nel 2002 dal front-man Marcel Kleemann, è il fautore di una musicalità definibile con l'epiteto "neofolk", ma particolarmente complessa, sofisticata, combinata traccia dopo traccia a plurimi stili che spaziano dal folk'n roll all'industrial, dal melodramma 'popish' al military-pop, attraversando il melodismo neoclassical per giungere ad elementi sperimentalmente martial o atmosfericamente ambient. La pregevole e rara discografia dei Karma Marata ha origine da "...And Still Remain", split-album edito in limited edition nel 2010 dalla fusione tra due labels, la russa Ufa Muzak e quella che diverrà in seguito il brand ufficiale del progetto, ovvero la germanica e mitica Skulline: nelle nove tracce della release - creata in collaborazione con il musicista indie-rock / shoegaze / post-rock italiano Kristian Giorgini - Karma Marata contemplava versanti modern-classical / ambient / experimental / neofolk, anticipando le undici songs contenute nel vero e proprio debut-album intitolato "Das Sturmläuten", pubblicato nel 2012 unicamente dalla SkullLine ed anch'esso in limited edition: il full-lenght, orientato questa volta verso sonorità military / acoustic / neofolk, è disponibile anche in una versione ultra-limited special edition includente "Wasser, il bonus-disc di sette brani. Il titolo ora esaminato da Vox Empirea è "Nepal 23 / Ein Abschied": l'album stampato nuovamente in un tiratura limitata sempre dalla SkullLine, integra una tracklist di quindici songs le quali, considerando i succinti dettagli reperibili sulla release, rappresentano oggettivamente l'ultimo atto discografico della band prima del suo inatteso scioglimento avvenuto durante il medesimo anno di uscita del disco, il 2014. La release, reperibile inoltre in una speciale edizione numericamente ancor più limitata e composta da 2CD integranti il bonus disc su CD-r "An Ufern Des Zorns" contenente quattordici songs, rivela una musicalità neofolk / neoclassical vocalizzata principalmente in lingua tedesca, fortemente melodrammatica e militarmente pop, dettagli percepibili nella starting-track, la funerea "Vergehen", un cupo ambient annerito da flussi di noises e tastiera, da cori gothic, campane, loops e sinistri sussurri, anticipando la successiva "So Geh Nun Fort" la cui struttura integra in misura maggiore sonorità tipicamente neofolk, esaltate nel minimalismo della fisarmonica campionata, nella malinconia del canto e nel background tastieristico, tutto ciò lentamente ritmato da una fosca percussività industrial. "Lost And Forgotten" è un leggiadro componimento neofolk / neoclassical / ethereal, nostalgicamente cantato dal vocalist ed abbellito con nobiltà da bellissime note pianistiche, serafici accordi di synth ed un drumming industrial-downtempo, mentre il rarefatto neoclassicismo di pianoforte distinguibile nelle sequenze di "In Meinen Augen Stirbt Die Welt" è celato sotto una tenebrosa coltre ambient-industrial / military di keys, field-recording, noises e drum-programming, dal cui corpus si eleva, chiara e suggestiva, la voce della guest Jenna Rot, cantante della band EBM / synthpop / futurepop / new-wave tedesca Enter And Fall, in duetto con Marcel. "Glanz Der Leis Verfällt" configura invece austere orchestrazioni modern-classical di keys e bells, dinamizzate dal tambureggiare martial delle percussioni ed ornate dal canto solenne del vocalist. In "Summer Ends" la dolce tristezza percepibile nella voce e negli arpeggi pizzicati della chitarra incontra il passo downtempo militarmente scandito della percussività e l'emozionante accompagnamento della tastiera, così come la seguente "Red Nights In Paris", traccia formulata in stile neoclassical / darkwave e realizzata in collaborazione alla neoclassical / martial-industrial / black-metal / militant-Christian band germanica Spreu & Weizen, è impreziosita dal canto del front-man Sig. P. le cui depresse tonalità si amalgamano ad un basamento strumentale rallentato e decadente, formulato attraverso incorporei tracciati di percussività sintetica downtempo, ipnotiche scale di pianoforte, modulari ripartizioni di electric-guitar e, più innanzi, da struggenti sinfonie di keys e sezioni di carillon che conferiscono ulteriore profondità ed atmosfera all'insieme. La solennità del melodramma espresso mediante le polifonie vocali di Jenna e Marcel, l'inflessibilità military-pop del drumming ed un ampio dosaggio di neoclassicismo creano i fondamenti di "Die Flucht", magnificamente decorata da epici inserimenti di tastiera. Procedendo nella la title-track ecco ora "Ein Schwarzer Tag", un neofolk / military ingentilito da cristallini rintocchi di bells e frazionato da lente, tossiche ripartizioni di drum-machine sulle quali volteggiano mestamente evocative armonie di fisarmonica, monocromie vocali e soavità pianistica. Il dramma, l'oscurità ed il senso di tensione crescono smisuratamente nella successiva "Our Throne In Hell", song inquadrabile in un contesto Apocalyptic-folk / industrial / martial ed ideata congiuntamente al misconosciuto progetto tedesco Igniis/Husen: la sua orchestralità, composta da spettrali fraseggi, echi sotterranei, alienanti evoluzioni tastieristiche e stratificazioni elettroniche, è ritmata dal tambureggiare guerriero del drum-programming e completata dal canto disperatamente visionario del vocalist. "Falling Down", traccia generata in sinergia con il duo tedesco neo-classical/dark-ambient Schattenspiel, dissemina passionali litanie che tormentano l'anima unitamente ad un minimale barocchismo tastieristico, delicatezza pianistica e marzialità percussiva, mentre la seguente "Requiem", traccia neoclassical / martial / ethereal, è interamente attraversata dalla granulosa consistenza del drum-programming, da stacchi di tamburo e bui percorsi di synths, accanto ai quali germinano coralità paradisiache, sequenze di bells e squadrate melodie vocali che mantengono il contesto della song in perpetuo equilibrio tra rigore e celestialità. La struttura di "No Days Of Glory" è potenziata dalle solide risonanze marziali del drumming, dalla sontuosità delle tastiere e dalla fiera vocalità di Jenna e Marcel, tutto ciò in una song carismatica e di eccezionale forgiatura. Il rituale neoclassical / martial / industrial continua quindi con "Staub", episodio in cui le tenui procedure di chitarra, le scie della tastiera e la raffinatezza del pianoforte ammorbidiscono la glacialità downtempo della drum-machine e delle sonorità elettroniche, mentre Marcel intona un cantico traboccante di nostalgia intersecandolo, solo per pochi istanti, alle sensuali vocalizzazioni di Jenna, la medesima protagonista della traccia di chiusura, "Black Roses On Dead Hills", un modern-classical / industrial-electronic / martial lentamente cadenzato da ossidate replicazioni di drum-sequencing ed integralmente coperto dalle lunghissime estensioni corali propagate dalla tastiera, da riverberi e drammatici vocal-loops, suoni che trasportano l'ascoltatore in dimensioni ultraterrene entro le quali emerge il regale portamento della cantante ed il phatos canoro del vocalist. Lo sperimentale accostamento tra lirismo desolato, contrappunti neoclassici, cromie sinfoniche, marzialità ritmica ed ombreggiature elettroniche, fa di "Nepal 23 / Ein Abschied" un album fuori dall'ordinario, un capolavoro da collezionare e da onorare con periodici ascolti. L'estinzione dei Karma Marata, in ogni caso, rafforza ulteriormente il valore delle pubblicazioni di questa speciale band, le cui releases, quest'ultima in modo particolare, acquisiscono da ora una preziosità unica, irripetibile, sicuramente in grado di suscitare l'ammirazione dei veri intenditori. Grazie a Marcel Kleemann per aver scritto un importante capitolo di Storia neofolk europea: il suo progetto verrà ricordato negli anni come una leggenda.

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Le Cose Bianche (L.C.B.) - "Aesthetics Of A Good Pornographer" - by Maxymox 2014

lecosb  Accedere nuovamente al teorema di musica-non musica elaborato dall'inventivo "G" significa addentrarsi in un mondo interiore dominato da insane mutazioni psichiche per discendere sempre più verso le tortuosità dell'istinto umano: un'ampia relazione sull'identità e l'operato artistico del solo-project Le Cose Bianche è fruibile su Vox Empirea nella sezione 2013 internamente al servizio dedicato all'album "Parabused". Le nove tracce che costituiscono "Aesthetics Of A Good Pornographer", tape C40-release edita nel medesimo 2013 in soli venticinque esemplari dalla label Industrial Culture, rappresentano un ulteriore step evolutivo nella sperimentazione industrial/weird/power noise che dal 2008 caratterizza lo stile del protagonista, fortificato dagli insegnamenti instillati negli anni dal geniale Maurizio Bianchi e Laxative Souls: il risultato discografico ora analizzato trae ispirazione da un perfido contesto di aggressività e malevolenza a sfondo fortemente sessuale interpretato in una prospettiva che non interiorizza l'atto esplicito dell'erotismo, ma bensì il profilo disciplinatamente armonioso ed intimamente ossessivo di chi lo svolge, tutto ciò musicato attraverso propagazioni elettroniche le cui emissioni, supportate episodicamente dalle liriche vergate da Giovanni Mori, ledono i pensieri, turbano i sonni. Il sound-system pianificato nella tracklist formula esecuzioni strutturalmente essenziali, spettralmente processate, risultanti dall'oscurità che da sempre ottenebra la mente di "G": le manipolazioni applicate agli strumenti generano inizialmente "Dad Stole My Panties", ovvero una concatenazione power-noise creata mediante frazioni siderurgicamente distorte, incandescenti abrasioni e torsioni della materia acustica, sequenze psicotiche dalle quali si materializzano sussurri che celano l'inconfessabile. Il flusso elettronicamente saturato che dinamizza "Vaginandum" è generato dapprima attraverso incorporee oscillazioni ed in seguito esponendo il suono ad una spietata scarica di effects virulenti, frammentazioni loopate, echi e corrosioni digitali che infliggono lesioni all'udito. "Incest Like A Final Solution" raffigura sonicamente il concetto della depravazione esprimendolo mediante un lungo ciclo di scosse e raffiche neuroniche attraversate da taglienti iperfrequenze le quali, espandendosi nell'ambiente con plurime modulazioni, irradiano una successione di vocalizzi tormentati, così come la tempesta cosmica edificata all'interno di "Portable Hole" prevede caustiche trafitture tramutate da lì a breve in riverberi espansi all'infinito seguiti da stridori artificiali, da oscure correnti elettroniche e da atone dilatazioni. L'alterazione sensoriale percepibile in "Why No One Will Never Make A Step Forward To Get Inside You" diffonde la sua tossicità utilizzando un acuto prolungamento di interferenze e ventate radioattive nelle quali "G" riversa un patologico e maniacale fraseggio. Anche "I Know That I'll Go Empty Hand From This Earth" è un minaccioso orizzonte power noise in cui lampeggiano turbolenze sintetiche e fuoriuscite di energia disturbata la cui potenza, annientando la struttura stessa dell'elemento "suono", propaga impulsi deformati e lancinanti attriti che fendono pericolosamente l'aria, mentre la susseguente "There Is A Pig In The Head" è un monologo depresso nelle cui parole si avvicendano con glacialità ed amarezza condizioni di repressione, di profondo disagio, provocate da traumatiche coercizioni giovanili impossibili da esorcizzare, le cui proiezioni mentali assumono ora la forma di concreti incubi ed oppressioni rivissute internamente con rabbia ed intensa sofferenza, liriche inizialmente supportate da tenui punteggiature elettroniche trasfigurate al termine delle spoken words in dissonanti fluttuazioni. Nell'omonima "Aesthetics Of A Good Pornographer" confluisce un'aggressiva ripartizione di segnali processati, di allucinate manomissioni e picchi di rumore sfigurato, un insieme di sussulti artificiali, brevi interpause e laceranti emanazioni industrial intersecate da nevrotici bisbigli che accentuano la percezione della dissolutezza; allo stesso modo la traccia finale "As If Pornography It Had Never Existed" è intaccata dall'azione erosiva del power noise e da stroboscopiche perforazioni alle quali si aggiungono nel sottofondo altisonanti trasmissioni ed un morboso brusìo vocale. Molesto, esasperante, il suono enunciato dal progetto Le Cose Bianche corrompe, muta la dimensione reale, incentrando sostanzialmente la propria efficacia sul minimalismo tecnologico più radicale e su una tenebrosa quanto introspettiva depravazione, tutto ciò affidato ad una sonicità violenta che mostra all'ascoltatore il volto offensivo ma seduttivo dell'immoralità ed il dramma della "frustrazione carnale". L'agrezza delle vibrazioni prodotte dagli impianti, unitamente alla natura torbida e degenerata del concept, fanno di ""Aesthetics Of A Good Pornographer" una realizzazione irripetibile, formalmente circoscritta ad una ristretta falange di estimatori sui quali si abbatteranno con impeto i geometrici squilibri psico-elettronici e le atmosfere da filmografia noir-sex evocate nelle liriche: ciò è sconvolgentemente perverso.

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Le Cose Bianche (L.C.B.) + Macelleria Mobile Di Mezzanotte – "True" - by Maxymox

LCBM  La biografia artistica relativa a Giovanni Mori, aka "G", ed al suo disegno 'power weird electronics' denominato L.C.B. / Le Cose Bianche, è stata ampiamente trattata da Vox Empirea nella sezione dell'anno 2013 all'interno della recensione dedicata all'album "Parabused", ed in seguito in quella inerente "Aesthetics Of A Good Pornographer", full-lenght analizzato e descritto in queste pagine nel corrente 2014. "True", il 7" in formato vinile pubblicato proprio nel 2014 in edizione 'very limited' dalla label italiana Custom Body Records - parent-label della Flagello Imposte - è un ennesimo, interessante risultato del sodalizio tra L.C.B. ed artisti gravitanti nel torbido cosmo power noise, in questa occasione Adriano Vincenti, vocalist, strumentista e membro, unitamente a Lorenzo Macinanti e Pierluigi Ferro, del progetto romano harsh-dark power electroncs / crime-jazz denominato Macelleria Mobile Di Mezzanotte, autore dal 2001 di una lunga serie di releases - i cui titoli sono reperibili sul web - alcune di esse licenziate da prestigiose labels tra le quali le italiane Hau Ruck! SPQR, Old Europa Cafe e FinalMuzik, nonchè la russa Ufa Muzak. I due musicisti condividono inoltre dal 2001 il side-project Cronaca Nera, improntato su uno stile denominato 'perverse power electronics', attraverso il quale hanno pubblicato i seguenti albums: "Maniac Series N. 1" ed il Mini "Compagni Di Sangue", entrambi datati 2001, seguiti nel 2014 da "Maniac": le opere in questione sono state distribuite dalla Butcher's House Prod. - label fondata dallo stesso Adriano Vincenti con Alessandro Marchettini, alias 'Darkyota' - integrando ad esse, sempre nel 2014, l'EP "Black Nylon Stocking Session" pubblicato invece dalla Signora Ward Records, label appositamente ideata dai Macelleria Mobile Di Mezzanotte per ristampare specifici volumi e rarità tratti dalla loro discografia. Tra le attività progettuali più rilevanti intraprese da Adriano Vincenti è segnalabile la piattaforma dark-ambient / industrial Marat Sade, creata con il menzionato Darkyota, Flavio Rivabella e Simone Puorto. Rivolgendo ora la dovuta attenzione ai due episodi inclusi in "True", distinguiamo nelle loro strutture dettagli che rendono a tutti gli effetti questa release un tenebroso, inquietante 'affiche' di tecnologia sonica, ciò tramutando le modulazioni elettroniche in autentici 'sistemi di connessione ed interazione' tra le macchine e l'emisfero cerebrale dell'ascoltatore. La side-A del disco intitolata "Murder Affair" è eseguita disponendo "G" al ruolo di noiser, con Adriano Vincenti in fase di vocalist e di ideatore delle liriche: ne scaturiscono prospettive da incubo, evocazioni di oscurità, di interminabile tensione, mistero, perversione e crudeltà, tutto questo generato da acute, scroscianti frequenze introduttive pseudo-ambient / industrial attraversate con inumana malevolenza da filtraggi vocali ulteriormente sconvolti da sinistri cicli di interferenze, da torsioni sintetiche, da caustiche folate e lancinanti dissonanze power electronics sotto la cui superficie si percepiscono intermittenti battiti di micro-percussività. "G" verga e vocalizza il delirante e psicotropico testo della side-B, "Ultimo Procedimento Carnale", potenziandone l'intensità con tonalità ed espressioni rigidamente sconvolte ed elettronicamente processate, combinate ad una sequenza di anti-materia power noise e sub-percussività industrial congegnata da Adriano Vincenti, la quale, assumendo la forma di un vortice impazzito, devasta senza tregua e con feròcia l'udito e la mente utilizzando velocissime, abrasive curvature, deformazioni acustiche, tumulti artificiali, flussi di acidità, taglienti stridori ed una violenza complessiva che lascia l'auditore in uno stato di completa alienazione. Esperimento perfettamente riuscito, quello intrapreso estemporaneamente dai due artisti in "True" possiede caratteristiche tali da alterare le capacità cognitivo-sensoriali, formulando una successione di suoni estremi e diretti, indirizzati all'aggressione della sfera emotiva. La claustrofobica ossessività delle atmosfere, la lucida schizofrenia dei testi e l'asprezza delle manomissioni elettroniche, attivano pronte reazioni di allarme ed inquietudine, tutto ciò emettendo continue ondate di oscurità indissolubilmente accorpata ad un'energia al di fuori dalla concezione umana, finalizzata all'ottenimento dell'integrale stravolgimento neurologico e, più probabilmente, della follia. It's all 'true'.

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Logic & Olivia - "Don't Look Back" - cd - by Maxymox 2014

logica  I tedeschi René Anke (vox/production), Matthias Trompelt (synths/piano) e Tino Weigel (guitar) ritornano proponendo ancora una volta attraverso il loro progetto Logic & Olivia uno stile pop-tecnologico qualitativamente rimarchevole, ispirato e meritevole di ampia segnalazione; chiunque fosse interessato ad un esaustivo approfondimento riguardo la biografia artistica della band, potrà collegarsi alla sezione dell'anno 2012 di Vox Empirea consultando la recensione dedicata all'eccellente debut-album "Playground Of The Past". Il nuovo full-lenght "Don't Look Back" rimarca con un ulteriore livello di perfezionamento le atmosfere elettronicamente romantiche udite nel primo lavoro, esternando quindi un sound composito ed evoluto che annette l'autenticità della migliore tradizione electropopish post-Depeche Mode e l'illimitato universo dei sentimenti, questi ultimi sempre introspettivi e tendenti alla malinconia: ne risultano tracce importanti, edificate con professionalità e concretamente in grado di penetrare sempre più a fondo nella mente, attimo dopo attimo, esprimendo una musicalità spesso ballabile e colma di significato intrinseco, oppure integralmente riflessiva e dominata dalle struggenze, tuttavia sempre protesa verso l'avanguardismo nonchè verso la ricerca di melodie e tecnicismi che conquistino definitivamente l'ascoltatore. La nuova album-release, pubblicata nel 2013 dalla formidabile label tedesca Danse Macabre, consta di dieci songs la cui iniziale è "Need You Here", un pop elettronico introdotto con classicismo orchestrale da nostalgiche esecuzioni di soli synths ai quali si aggiungono gradualmente la limpidezza del programming, la timbrica profonda ed armonicamente elegiaca di René, le perfette simmetrie midtempo della drum-machine e le decadenti sinfonie delle tastiere. L'omonima "Don't Look Back" è preannunciata da oscillazioni elettroniche, da solenni accordi tastieristici e dal tratteggio del drum-programming che costituisce il basamento ritmico uptempo sul quale si espandono superbamente le baritonali vocalizzazioni del singer, mentre la successiva "Surrender" cattura attraverso un atmosferico sostegno di synth che si propaga avvolgendo i delicati frazionamenti pianistici intessuti da Matthias e l'elettricità generata dalla chitarra di Tino, tutto ciò in un sad-electropop scandito con lentezza dalla drum-machine ed abbellito dalla voce melodicamente rattristata di René. "Games You Play" è certamente uno dei brani più quotabili dell'intero album: esso è alta tecnologia del suono armonizzata alle frequenze dei sentimenti umani, caratteristica percepibile ascoltando le intense declinazioni del vocalist attraversate con dinamica fluidità uptempo dalle secche battute del drum-sequencing e dai venti tastieristici i quali, unitamente al canto, costituiscono lo splendido refrain. Futurismo e ricercatezza trance/electropopish sono distinguibili in "Nothing Remains", percossa da un rettilineo filamento di drum-sequencing i cui acuminati impulsi midtempo dinamizzano con calcolata precisione l'amarezza tonale di René e le lunghe estensioni del synth, così come la susseguente "Pictures", dopo un contemplativo intro composto da modulari periodi di chitarra elettrica, rarefazioni percussive e vocals suggestivi, accresce la propria consistenza attraverso il battito regolare e ballabile del drum-programming mdtempo a cui si affiancano gli eccitanti frazionamenti del synth e, come sempre, la fascinosa vocalità del singer nella quale si percepisce un'aura di nobiltà unita a melodie depresse. "Shine" è un'altra meraviglia di electropop-art creata con raffinatezza e passionalità mediante un iniziale ampliamento di riverberi chitarristici ed un malinconico tema neoclassico eseguito dal synth in modalità violinistica, le cui propagazioni, seguendo l'andamento downtempo dettato dal drum-programming, si combinano armoniosamente al canto desolato di René proseguendo con esso verso uno sviluppo percussivo midtempo al quale si congiungono le avvincenti formulazioni di chitarra elettrica e le celestiali textures generate dalla tastiera. La ritmica squadrata e pulsante di "Beautiful" diffonde bpm's midtempo rafforzate in una seconda fase dal sequencer, sulle quali si avvicendano vocals cantati con profondità melodica e romanticismo unitamente alle luminescenti marcature del synth, così come nel capolavoro intitolato "Monsters" sideree dissonanze avvolgono il canto di René le cui intonazioni, infinitamente rattristate e poetiche, attendono il sopraggiungere dei meccanici tratteggi midtempo del drum-programming e, più innanzi, le solenni inserzioni della tastiera e gli elettrici innesti della chitarra. La 'classic' version di "Don't Look Back" conclude la tracklist rivisitando la song in una dimensione prevalentemente acustica in cui si evidenziano classe, malinconia ed una straordinaria espressività, sensazioni evocate dalla composizione pianistica che risuona romanticamente durante tutta la percorrenza del brano, unificandosi ai vocals tristemente assorti, alle calde progressioni tastieristiche ed alle estetizzate finiture di chitarra elettrica. Quella concepita dai tre protagonisti è una electropop culture sofisticata ed intelligibile, esposta con chiarezza attraverso un suono che funge da elemento di sublimazione melodica e, soprattutto, di connessione diretta con le emozioni. I dieci brani ascoltati nel nuovo album "Don't Look Back" sono un prodigio di eleganza e di moderna poeticità: esse sono un pensiero disincantato rivolto laddove vibra il turbine dei nostri ricordi, rivissuti consapevolmente all'esigenza di guardare avanti, al domani. Il più sincero senso di gratitudine va ai Logic & Olivia per averci dato così tanto.

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Lupi Gladius - "Veritas" - cd - by Maxymox 2014

lupi  I Lupi Gladius, valente collettivo italiano creato nel 2002, elencano una line-up con interpreti Pietro Burzo (vox/acoustic bass), Fabio Vitelli (synths), egli membro della new wave/electro band Hidden Place, Antonio Losenno (percussions/synths/choirs) e Giampiero Di Barbaro (acoustic guitar/choirs) : i quattro protagonisti sono fautori di un particolare genere martial/neofolk nel quale, seppur episodicamente, si plasmano richiami new wave creanti nell'insieme atmosfere sfiorite, ricolme di nostalgia, eseguite attraverso una musicalità a tratti sperimentale, priva di sovrastrutture e fortemente evocativa, le cui accezioni esaltano tematiche riguardanti il degrado ed i drammi della società odierna, tutto ciò interagente con un'esteriorità connessa a retrospettive avanguardistiche ed estetizzazioni militaresche di provenienza Novecentesca, come confermano le virili immagini e le cromie vieux style raffigurate sulla sleeve del nuovo album. Il rendimento discografico della band menziona "Lucania", un iniziale demo risalente al 2003 ripubblicato nel 2013 dalla label germanica Castellum Stoufenburc e circoscrivibile nel genere neofolk-military, nelle cui sette tracce si distinguevano due interessanti episodi formulati in cooperazione con altrettanti artisti tedeschi: "Guerrieri Impavidi", realizzata con il neoclassical solo-act Spreu & Weizen, e "Massacro", creata in sinergia con il progetto martial/industrial Waffenruhe. Il debut-album "Veritas" del 2014 ora esplorato da Vox Empirea suggella l'accordo tra i Lupi Gladius e la prestigiosa SPQR, label italo-austriaca attraverso la quale sono distribuite le 500 copie in formato digipak limited-edition contenenti una tracklist, come citato in apertura, formalmente devota alla tradizione martial/neofolker, avente per principali caratteristiche sporadiche combinazioni con il 'wave sound' e testi complessi ma intelligibili, colti, suggestivi, vergati con passione da Diego Banchero, musicista appartenente al progetto acoustic-folk Egida Aurea, a quello goth/rock Malombra ed infine alla band folk-rock Recondita Stirpe. Importanti nel full-lenght d'esordio, per numero e dimostrata capacità, anche i contributi offerti da musicisti esterni tra i quali emerge il nome di SaraLux, anch'ella attiva negli Hidden Place nel ruolo di female-vocalist. L'introduttiva "Sulle Rive Del Basento" è la prima delle otto tracce incluse nella release, un vivace motivetto totalmente strumentale eseguito con maestrìa da Michele Caruso, eccellente fisarmonicista scomparso nel 1997 affettivamente legato alla vita di Fabio e SaraLux, le cui gesta rivivono in questo componimento che rende meritato omaggio alla sua arte. "L'Elogio Dell'Alterità" è un neofolk-wave dalle liriche attuali, introspettive, vocalizzate con tonalità baritonali da Pietro Burzo, dalle quali traspare l'esortazione a differenziare la mente e gli atteggiamenti individuali preservandoli da un'omologazione che sempre più radicalmente condiziona l'esistenza dell'agglomerato sociale: le musiche della song, impreziosite dalle acustiche composte da tre ospiti, offrono le melodiose arie di fisarmonica suonate da Daniele Onorati, le punteggiature di basso tessute da Quirino Burzo e le morbide note chitarristiche arpeggiate da Duccio Del Matto, tutto ciò ritmato da un drumming midtempo retroilluminato dal synth. "Gli Ultimi Bagliori", un martial-folk/neoclassical, oscura il suono irrigidendolo nel primo tratto attraverso un crescendo di rigorosi battiti percussivi e solennità tastieristica, le identiche modulazioni ampliate ed intensificate che successivamente predispongono pads da colonna sonora, un breve vocal-loop da repertorio cinematografico, gli elettrici inserti di chitarra formulati dal guest Eugenio Auciello ed il canto avvolgente di SaraLux le cui liriche esprimono tristezza e declino esistenziale. Le arie malinconicamente neofolkish di "La Nuova Adunanza" sono rese marziali da un secco tambureggiare midtempo sul quale si sviluppano le abbattute armonie della fisarmonica e la coralità di Daniele Onorati con Gianni Caldararo, i nostalgici tocchi di chitarra acustica intonati da Duccio Del Matto, l'accompagnamento tastieristico, i giri di basso ed una penetrante intensità canora che il vocalist sospinge verso l'anima dell'ascoltatore utilizzando parole disilluse, metaforicamente apocalittiche, rivolte agli errori commessi dalle odierne generazioni dai quali scaturiranno future conseguenze. "Agone" è un martial-symphonic theme esclusivamente strumentale ideato mediante un solido drumming militaresco al quale si aggiunge un'epica e greve orchestralità tastieristica unitamente ai soffi di trombone ed ai contrappunti di electric guitar eseguiti rispettivamente da Domenico Lauria e Eugenio Auciello, mentre la successiva "Umano E Imperfetto" espone uno splendido registro new waver/neofolk musicato impiegando velocità percussività, tutta la ricchezza melodica insita nella copertura del synth e nella fisarmonica di Daniele Onorati, simmetricamente alle partiture chitarristiche di Duccio Del Matto sulle quali torreggia importante la voce di Pietro Burzo, le cui liriche descrivono in prima persona, con lucidità e coraggio, esperienze di vita vissuta, evidenziando in esse i tradimenti e le delusioni provocati dalla moltitudine di "falsi profeti" nell'ambito sociale e religioso, la diffidenza nei moralisti nonchè l'orgoglio di possedere una ragione autonoma, disincantata, analitica e scevra da ipocrisie. "Nel Vento" è una sad-gothic/neofolker ballad acusticamente realizzata attraverso la chitarra di Duccio Del Matto, prolungate estensioni di synth e dall'incantevole malinconia vocale che SaraLux affida con abbandono ad un testo che riferisce di umana decadenza e speranze ormai perdute nell'oblìo dei nostri giorni. L'ultimo brano della title-track, "I Figli Del Tramonto", è un poema neofolk/neoclassical mosso dallo struggimento, in cui le afflitte sezioni violinistiche archeggiate da Michael Peter Vereno interagiscono con le calde espansioni dei pads sulle quali trova ideale collocazione l'assorto monologo enunciato in modalità "spoken words" da Daniele Onorati, congiuntamente ai soavi arpeggi delle chitarre di Duccio Del Matto e Andrea Campopiano. Dall'inventiva della band sortiscono emozione, tormento, ricercatezza ed una speciale profondità d'animo che conquista lasciando nel corso dei pensieri l'imperituro segno del suo passaggio. L'ensemble afferma la propria volontà di creare suoni e narrazioni vocali capaci di oltrepassare la semplice fase d'ascolto, raggiungendo gli emisferi più reconditi dello spirito per dialogare lungamente con la coscienza: tutto ciò avviene con grazia armonica e finezza espressiva, le stesse che rendono "Veritas" un album di straordinaria poeticità. Trascorreranno inesorabili i decenni, periodo durante il quale molte produzioni appartenenti alla molteplicità di progetti similari si eclisseranno gradualmente nel definitivo silenzio: qualcosa della musica dei Lupi Gladius, invece, sopravviverà.

* M *

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Matt Springfield - "Erase All Data" - cd - by Maxymox 2014

matt  Ascoltare la musica del francese Matt Springfield significa entrare in contatto con un insieme di sonorità new-wave/synthpop provenienti dalla decade '80 miscelate a tipiche reminescenze pop/indie-rock degli anni 90's. Durante quegli anni l'artista fu ammiratore dei protagonisti più in voga nella scena commerciale dell'epoca, come ad esempio Depeche Mode, U2, Police, Oasis, Coldplay, New Order e The Editors, dimostrando nel contempo una sua insita passione verso lo studio della chitarra, specializzandosi inoltre alle tecniche del programming, pianificando e realizzando in seguito i suoi primi demo i quali, nel 2006, furono proposti con successo sul web. Un altro importante obiettivo fu raggiunto da Matt nel 2008 quando il brano "Hunted" venne pubblicato dalla label statunitense Woobie Bear Music; la carriera del musicista seguì quindi un fortunato percorso sviluppatosi con l'incontro e la collaborazione attiva di importanti nomi del settore discografico, come i produttori Greg Haver e Clint Murphy, quest'ultimo anche sound-engineer, il chitarrista dei Duran Duran Andy Taylor, l'esperto di studio-mastering Ryan Smith e Peter Rainman, produttore ed interprete del solo-act synthpop/new wave chiamato People Theatre: ognuno di essi contribuì alla stesura del singolo "Things I've Said", edito nel 2010 dalla label europea Akamusic, remixato successivamente in più riprese da vari D.J's nonchè incluso nelle releases del 2013 "Things I've Said (remixes)" e nell'EP "Matt Springfield Remixed" licenziato dalla spagnola Clipper's Sounds. Il compimento del debut-album "Erase All Data", incominciato in Inghilterra nel 2011, si concluse nel 2012 con il successivo ed ufficiale rilascio nel 2013: i credits menzionano i contributi forniti da Andy Taylor alla chitarra e al basso, da Beth Gibson e Nick Nasmyth alle tastiere nonchè dal menzionato Clint Murphy sempre in qualità di sound-englineer, Greg Haver alla produzione e alla batteria, concludendo con Ryan Smith alle sezioni di mastering. Il full-lenght, costituito da nove tracce, propone formule sonore accessibili e immediate, spesso edificate attraverso melodici sostegni elettronici, vocals ben frazionati e tattiche rock-popish che deviano ogni asperità, prediligendo disimpegnate soluzioni mainstream-oriented senza rinunciare ad una concreta ricercatezza: tutto ciò è tangibilmente riscontrabile fin dalla prima traccia, "The End Of Life", un synthpop/rock/wave di forte attrattività la cui disposizione, composta da luminosi accordi tastieristici propagati sulla scia di un trascinante drum-programming uptempo, si impreziosisce dell'incitante canto di Matt le cui intonazioni si fondono ad armoniose sfumature elettroniche. Tendente verso catturanti traiettorie late-80's pop/electro-rock, la successiva "Poplife" diffonde una scintillante vocalità melodiosamente connessa al veloce drumming, ai frementi riff chitarristici ed al simmetrico scorrere del programming, mentre la seguente "Need You Tonight" riversa malinconie synthpop/rock facilmente codificabili, create attraverso le romantiche e ben definite modulazioni del singer in un contesto di drum-beats midtempo, limpidezze tastieristiche, elettrici innesti chitarra ed intermittenze sequenziate. "American Soldier" è una sad-ballade atmosfericamente concepita su morbidi arpeggi di chitarra acustica e pads che cullano il passionale canto di Matt, anticipando l'entrata di "Feel Loved", un effervescente synthpop da ascoltare con leggerezza assaporando le sue aggraziate concordanze di canto e tastiera ritmate da lineari battute midtempo. Sentimentalismo pop si rileva nella successiva "See You", una sweet-song per innamorati basata essenzialmente sui prolungati, caldi accordi del synth e sul canto struggente che Matt pronuncia senza l'appoggio di alcuna percussività, mentre il sound della celeberrima "Things I've Said" irretisce esponendo un synthpop decisamente radiofonico fondato su vocals eccitanti ed una irresistibile musicalità supportata da drumming e programming midtempo, decorazioni chitarristiche ed intense folate di tastiera: due versioni alternative del brano sono incluse anche in altrettante compilations, come la prestigiosa "Electropop Vol. 8" edita dalla label Conzoom Records e "Dirty Impact Club Tour Vol.5". "Haunted" è un alternative-pop/rock di ispirazione 90's progettato attraverso colorite evoluzioni di synth irrobustite dalla solida costruzione della batteria e dall'elettricità della chitarra attorno alle quali orbita il canto avvincente di Matt; Peter Rainman del solo-act People Theatre rielabora infine "Things I've Said" in versione "Monologue Mix", aggiungendo ulteriore seduzione all'originario schema mediante arrangiamenti elettronici 'very clubby' che rendono il brano ballabile e fortemente attrattivo. Il segreto della musica di Matt Springfield è quello di mantenersi in una collocazione intermedia nè particolarmente alternativa nè eccessivamente "easy listening", convincendo per istantaneità, fluidità e per un innato appeal. La lega tra elementi elettronici, rock e pop assemblata dal progetto è rivolta prevalentemente ad un pubblico che prediliga un sound pulito, scevro di ogni astrusità ed adattabile a qualsiasi circostanza d'ascolto: se l'obiettivo finale di "Erase All Data" è quello di deliziarci, esso è stato perfettamente raggiunto.

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Mechatronic - "Dystopia" - cd - by Maxymox 2014

mecha  Nel 2002 a Uppsala, Svezia, Wilhelm Äretun (vox / programming) e Emma Hortlund (lyrics / synths) generarono Mechatronic, un progetto la cui musicalità combinava originariamente elementi EBM, synthpop e futurepop di particolare interesse per gli alternative electronic-dancers e per gli appassionati del suono tecnologico di matrice Nord-europea, scena in cui si muovono agevolmente i due interpreti anche come organizzatori live-sessions ed eventi a tema, durante i quali il duo manifesta le sue massime potenzialità animato dall'entusiasmante proclama “alive and kicking machinery music”. Ripercorrendo e considerando i dettagli della struttura compositiva intrapresa da Wilhelm ed Emma nei primi anni di attività artistica, possiamo notare che lo stile dei Mechatronic si è parzialmente modificato, concedendo maggiore spazialità alla leggerezza del pop elettronico minimizzando le immissioni di 'electronic body music', ciò fino all'ottenimento di sonorità più flessuose, ricche di melodia e rinnovata ballabilità. La prima apparizione discografica della piattaforma fu "Mind Control", un self-released digital EP del 2005 contenente quattro brani esplicitamente EBM-synthpopish, tra i quali si evidenzia un remix di Torny Gottberg, proveniente dell'electronic-act svedese Project-X, oltre ad una quinta traccia video. Seguì il debut-album "Promises From The Past", dodici tracce in stile EBM / electro / synthpop rilasciate nel 2003 dalla label fondata da Wilhelm ed Emma, la SpaceLab Records. Il successivo contratto perfezionato nel 2011 con la home italiana Space Race Records (SRR) consentì ai Mechatronic il concepimento nel 2013 del full-lenght "Dreams", nei cui suoi undici episodi risaltava un remix nuovamente elaborato dai Project-X ed un secondo dall'electropop / futurepop band norvegese Spektralized. "Dystopia" è quindi il nuovo capitolo disponibile su album pubblicato nel 2014 in digipak dalla medesima Space Race Records: la sua tracklist include dodici songs le quali perfezionano ulteriormente il concetto electronic / synthpop tipico dei due musicisti, attraverso vocalizzazioni sempre armoniose, catturanti, saldamente connesse a frequenze di drum-programming studiate per danze futuristiche ed a radiose decorazioni di keyboards. "Falling Apart", l'opener, crea immediatamente formulazioni 'very-clubby' impiegando al meglio la vocalità aperta di Wilhelm e la catturante vitalità electro-pop / futurepop riprodotta dalle macchine, dalle quali sgorgano copiosamente un drumming midtempo e le irresistibili punteggiature di synth ordite da Emma. Nella successiva "Endless Search For Something" il vocalist diffonde un canto ben modulato ed intrigante, mentre la keyboardist congegna avvolgenti accordi e brevi melodie che si fondono alle bass-lines ed alle nette suddivisioni midtempo del drum-sequencing. "Don't Bother To Knock" è un ballabile futurepop / synthpop architettato anch'esso su pulsanti ripartizioni midtempo che conferiscono dinamismo e corpo alle fascinose emissioni della tastiera, tutto ciò impreziosito dal cantato di Wilhelm le cui brillanti inflessioni amplificano notevolmente l'efficacia di questa song. Più cinetica, l'omonima "Dystopia" è una cavalcata electropop / futurepop costruita mediante drum-beats uptempo ed accompagnamenti tastieristici che intensificano le trascinanti sezioni dei vocals, mentre il diagramma eletropopish della seguente "Niagara" irretisce ed esorta immediatamente alla danza attraverso un funzionale melodismo di synth, l'aitante percussività midtempo del drum-programming e la fulgidità del canto, in una song tra le più quotabili dell'album. Il temporalesco sampling udibile nell'introduzione di "Trapped In A Nightmare" preannuncia un electropop / synthpop 'very danceable', eseguito attraverso incalzanti procedure uptempo, smeraldine fluorescenze di tastiera e solide tonalità vocali, tutto ciò antecedente alla compattezza di "Sinister", un formidabile electropop dance-oriented velocizzato ed enfatizzato da pneumatiche spinte uptempo di drum-programming sulle quali si sviluppa un coinvolgente schema voce / synth, in un insieme di percussività elettronica e fervore armonico per un brano perfettamente integrabile nella playlist degli alternative techno-d.j.'s. La malinconica quiete electropopish che addolcisce "Beyond The Silence" è il risultato dell'interazione tra apollinei pads, drum-sequencing rallentato e matematicamente scandito, in sinergia con la nostalgica vocalità di Wilhelm, mentre la seguente "Broken Promises" irradia un eccitante futurepop-sound vagamente similare a quello degli S.P.O.C.K. più melodici e ballabili, in cui la gagliardìa del canto e dell'intermittente drumming midtempo si amalgama con fluidità e brillantezza al settore tastieristico. "Vicious Words", allo stesso modo della precedente traccia, incorpora alti livelli di danzabilità pop-futuristica edificata mediante vocals ritmicamente cadenzati, simmetriche replicazioni midtempo di drum-machine e sequencing sulle quali Emma colloca le articolate textures del synth. L'impeto uptempo del drum-programming, la solarità degli innesti tastieristici ed il canto di Wilhelm librato su toni colmi di fulgidità originano la sostanza futurepop di "This Moment", un'altra traccia proponibile con successo in ogni electro-dancehall, alla quale si oppone la fredda meccanicità downtempo della drum-machine e del vocal-sampling 'male-female' proiettata nel brano di chiusura, "Dying Together Isn't Going To Solve Anything". Con l'album "Dystopia" il duo Mechatronic punta direttamente al trionfo attraverso una tracklist in cui si avvicendano limpidezza vocale, accattivanti intarsiature di tastiera e super-drumming a bpm's variabili, una sonicità elettronicamente amabile e prodiga di energia. Nelle dodici tracce analizzate si distinguono connotati di fresca immediatezza e di ricercati estetismi, senza tuttavia nessuna intricata scientificità, un sodalizio di progresso sonoro e melodia che sarà particolarmente gradito a quell'esteso range di ascoltatori favorevoli all'electro-entertainment più istantaneo. Mechadance + Mechafun = Mechatronic.

* N *

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N-Frequency - "Monomatic" - cd - by Maxymox 2014

nfreq  Tedeschi di Nordhausen, gli N-Frequency dal 2009 sono parte attiva e valida di quel fronte pop-elettronico tipicamente europeo di appartenenza post-Depeche Mode/post-Erasure/post-Kraftwerk, in cui l'interazione tra vivaci geometrie di synths e vocals sempre armonici favorisce ogni concepibile apertura verso strutture contrassegnate da un accenno di futurismo combinate a melodie ed arrangiamenti dal retrogusto squisitamente 80's. La line-up del progetto è costituita da tre elementi: David Erdmann (songwriting / modular-system / drum-machine / vox/ management-organisation), Rocco Schulschenk (songwriting / vox) e Nicky Schulschenk (main Vox / songwriting / drum-machine / lyrics), mentre la produttività discografica della band elenca ad oggi due releases entrambe autoprodotte e pubblicate nel 2014: il debut-album "Monomatic", oggi analizzato da Vox Empirea, e "Let Love Be Your Guide", maxi-single estratto dal full-lenght e contenente l'omonima versione 'extended', una seconda remixata dall'electronic solo-act tedesco Bernd Kupke, più il video ufficiale della traccia. Descrivendo nelle particolarità le musiche ideate dagli N-Frequency, esse si avvalgono in prevalenza di costrutti synthpopish luminosi, immediatamente catturanti, elaborati con precisione ed un tocco di minimalismo, edificati attraverso snelle basi di drum-programming intrecciate ad eleganti partiture vocal-tastieristiche, tutto ciò gravitante attorno ad atmosfere e sonorità retrò colme di limpidezza, da ascoltare e ballare con entusiasmo. Le dieci tracce incluse nell'album "Monomatic" rappresentano non solo la concreta ed attuale manifestazione delle capacità compositive del terzetto, ma anche un efficace strumento finalizzato alla decisiva emersione della band nella scena elettronica: la menzionata "Let Love Be Your Guide" è la song che apre lo svolgimento della release attraverso pulsanti ripartizioni midtempo di drum-programming, tratteggi sequenziati, colorite punteggiature di synths e l'impostazione di canto tipicamente Andy Bell-oriented che caratterizza l'intera pianificazione vocale delle songs. "Radioman" è un distensivo synthpop in cui l'azione simultanea della drum-machine e del programming formulano rallentate scansioni abbellite da terse decorazioni tastieristiche e dalla voce melodiosa di David la quale diffonde arie traboccanti di emozioni. La ballabile configurazione ritmica di "Homesick" è matematicamente pianificata da battute uptempo sulle quali corrono le simmetrie del programming e le ultra-armoniose evoluzioni di voce e synths, tutto ciò in un avvincente componimento che unisce futurismo elettronico a restrospettive techno-pop. "Elane", romanticamente malinconica, rallenta il ciclo percussivo adagiandosi morbidamente su lievi battute downtempo le cui replicazioni donano consistenza alle evanescenze dei synths ed al canto dolcissimo attraversato con sensualità dai sospiri dell'additional vocalist Monique Fliegel. "Your Carless Smile" è una traccia di spettacolare bellezza in cui è fortemente percepibile il classicismo synthpop old-school di provenienza Depechemodiana che circonda, ora più che mai, la musica degli N-Frequency, in questo particolare episodio arricchita da radiose orchestrazioni tastieristiche, da smaglianti vocalizzazioni che conquistano istantaneamente e da un assetto ritmico midtempo che invita alla danza estasiando l'udito. "Monocromatic", song a cui è affidato il titolo stesso dell'album, è un tema esclusivamente strumentale integrante sonorità e tecnicismi Kraftwerk-minded composti attraverso robotici frazionamenti downtempo di drum-machine, synths cosmici, effects ed aliene rarefazioni vocali, così come la successiva "Gloomy Nigths" rilancia con vivacità e dinamismo le modulazioni tecnologiche fin'ora sperimentate, utilizzando la spinta midtempo del drum-programming per energizzare una musicalità electropopish in cui la fluida voce di David echeggia magnifica, relazionando con le suggestive textures disegnate dalle tastiere. Ancora una volta, romanticismo e sentimento si fondono perfettamente originando l'intrigante successione di melodie synthpop appartenenti a "Secret Garden", nelle quali spiccano le percezioni di nostalgia e passionalità avvertibili nel cantato, oltre alle aggraziate prospettive tracciate dagli impianti tastieristici e dalla percussività downtempo. La scintillante "No Waste Of Time" è trainata da ballabili propulsioni midtempo di e-drum, le cui bpm's sfrecciano parallelamente al sequencing marcando le leggiadre finiture dei synths e le affascinanti intonazioni del vocalist, mentre la successiva "Ausklang" chiude la tracklist proponendo un sound elettronicamente rilassante, atmosferico, totalmente eseguito attraverso policromie di synths e meccaniche sezioni downtempo di drum-machine. Gli N-Frequency concentrano nel loro stile i migliori dettami del pop d'avanguardia interpretandoli con impeccabile metodica, con carismatica espressività e freschezza: l'eccitante melodismo del canto, unitamente ai complementi strumentali e ritmici finalizzati ad aumentarne l'intensità, creano dimensioni sonore evolute e facilmente memorizzabili che fungono da introduzione al definitivo, meritato successo di questa band. "Monomatic" è una release progettata con gusto estetico e competenza, il cui straordinario effetto sull'ascoltatore è il risultato della sommatoria di concezioni musicali tecnologicamente progredite e la necessaria capacità di esporle con simile disinvoltura: da un'obiettiva indagine sui contenuti di questo debut-album si rilevano autentiche meraviglie di cultura elettronica che garantiranno agli estimatori del genere molte ore di riascolti, di sicuro intrattenimento e piacevolezza, in una sintesi tra passato, avvenire e tempo presente. Semplicemente grandioso.

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Nikonn - "Instamatic" - cd - by Maxymox 2014

niko  Il solo-project greco Nikonn, alias Nick Bitzenis, è la sintesi musicale tra la fissità delle immagini e l'universo dei sentimenti, un progetto concepito e nato per dare movimento, sensibilità ed anima alla vitrea immobilità di un fotogramma, attraverso un sound che accentua esponenzialmente la capacità di fantasticare espandendo la dimensione dei pensieri fino al conseguimento di una sequenza psichica in cui si uniscono indissolubilmente e magicamente i sogni e la percezione della realtà. Tutto ciò non è improvvisazione, bensì l'effetto della rara predisposizione artistica posseduta da Nick fin dalla sua infanzia, la medesima successivamente perfezionata e resa così efficace durante il lungo percorso evolutivo intrapreso dal protagonista. Ammiratore delle più emblematiche cult-icons della musica elettronica avanguardistica come i Kraftwerk e Vangelis, ma anche di nominati rappresentanti del panorama new wave/synthpop 80's tra i quali Orchestral Manoeuvres In The Dark, Yazoo, Human League e Depeche Mode - band questa alla quale il musicista è sempre stato particolarmente devoto, tanto da aver costituito i Carpe Diem IV, un cover-act il cui repertorio proponeva principalmente le songs del leggendario progetto di Gahan, Gore e Fletcher - Nick ha collezionato negli anni una serie credits che onorano la sua biografia, i quali menzionano esperienze ed iniziative di significativo interesse, come l'ideazione dei Mikro, un'acclamata dreampop/synthpop/electropop/indietronic band greca, costituita con Yiannis Lefkaditis(John-John), Chloe Ann e 5irc, continuando quindi con fondazione della label ateniese Undo Records, creata in cooperazione con George Geranios, musicista, song-writer e produttore con il quale Nick successivamente costituì nel 2007 il famoso power-duo Fotonovela. L'operatività dell'artista cita inoltre il suo impegno come D.J. e la produzione di tre albums dell'electropopish female-duo-act greco Marsheaux, ma, soprattutto, una trascorsa discografia come Nikonn totalmente pubblicata dalla Undo Records e caratterizzata da due ottimi albums contenenti tracklists particolarmente estese con formule musicali quiete, rilassanti, tendenti ad una intima riflessione: il primo è "Poladroid", twenty-songs debut-release del 2006 stilisticamente suddivisa tra il chill-out, l'electronic ed il synthpop, seguita nel 2008 dal secondo full-lenght "Utopia" di diciotto tracce, nelle quali l'artista contemplava invece orizzonti downtempo, deep house e ambient. L'album "Instamatic" ora presentato da Vox Empirea, edito in formato digipak nel 2011 sempre dalla Undo Records, merita di essere catalogato e suggerito come tra i migliori nel suo genere, ciò per la straordinaria bellezza delle sue armonie nonchè per la vivida espressività ed il coinvolgimento emotivo che comunica attraverso quindici episodi svariatamente eletro-synthpop/downtempo/midtempo, ritmicamente dinamizzati rispetto a quelli ascoltati nelle antecedenti releases: "Silence" è l'opener, una traccia infinitamente atmosferica, quasi eterea, impreziosita dall'echeggiata heavenly-voice che Nick propaga estaticamente tra replicazioni riverberate di programming, dolcissime arie tastieristiche e sezioni di percussività midtempo. Le onde, il blu indaco ed il vento profumato dell'Egeo come Musa: ecco "The Sea", un electropop delicatamente melodico ed evocativo, ritmato da asciutte ripartizioni di drum-programming, illuminato dai raggi del synth e vocalizzato con sensualità dalla prima delle tre guest-singers partecipanti all'album, Kid Moxie - solo-act proveniente da Los Angeles interpretato da Elena Charbila, fautrice di una particolare mixture electro-sinthpop definita dalla stessa musicista come "gutter-pop" - . "Afterimage" è una combinazione tra alta tecnologia pop, spirito estetico e ballabilità, tutto ciò in una song abbellita dal seducente canto di una vocalist greca dotata di grande talento, Maroula Koutsouri, la quale estende le sue liriche su un flessuoso basamento midtempo irraggiando di beatitudine i flussi della tastiera e le punteggiature elettroniche, in un susseguirsi di note incantate che toccano la massima avvenenza nel refrain. L'apprezzamento di Nick nei confronti di Richard Melville Hall ha reso possibile il concepimento di una traccia che funge da omaggio citando nel suo titolo lo pseudonimo di questo famoso musicista elettronico, "Moby Is Around", song nella cui struttura, non da meno, si odono le tipiche sonorità che contraddistinguono lo stilema compositivo dell'artista, ovvero celestiali sinfonie di tastiera e di pianoforte elettronicamente ritmate dal lineare battito del drum-sequencing, un insieme di romanticismo ed eleganza synthpop che in questa specifica interpretazione di Nikonn viene decorato dalle meravigliose scie vocali di Kid Moxie. Soavità e grazia permeano interamente l'omonima "Instamatic" rivelando apertamente l'indole passionale e nostalgica di Nick, il quale dissemina profusioni di vocals garbatamente intonati, colmi di tenerezza, inseriti in un altrettanto suggestivo contesto di synth e downtempo-drumming. "Unbroken" è un componimento per moderni sognatori, fluidamente eseguito utilizzando il pianoforte come strumento per evidenziare un tocco di romantico classicismo, e l'avvolgente calore della tastiera per donare maggiore risalto allo struggimento che trabocca nella musicalità di questo brano. La morbidezza vocale di Maroula Koutsouri abbraccia ora amorevolmente "All We Can Do Is Love", con le sue micro-punteggiature glitch sincronizzate al battito midtempo della drum-machine ed alla lieve oscillazione della tastiera, così come la seguente "Slowdown" neutralizza parte della la sua immaterialità dream-pop attraverso un elettrico supporto di chitarra connesso ad un canto visionario e a pads fatati. Le apollinee textures vocali di Maroula Koutsouri colorano soffusamente la foggia electropopish di "Someday", traccia che cattura l'ascolto con la sua cristallina limpidezza strumentale in cui si intrecciano armoniosi comparti di synth e fitti tratteggi di drum-programming, mentre la successiva "Lifeless" delinea un'immaginaria progressione di coreografie levantine inscenate dalla tastiera e dal nobile lirismo della vocalist Elizabeth Sciakwe, il tutto schematizzato dalle pulsazioni midtempo del drumming. "La Bottega", traccia interamente strumentale, è una poetica ode synthpop le cui musiche, leggere come un soffio di brezza estiva, sono ornate da armoniose macchiettature tastieristiche accompagnate da gentili modulazioni di violino campionato su base downtempo, così come nella seguente "Walking On The Clouds", il suadente voicing di Nick accarezza la fredda razionalità dell'intelaiatura ritmica, le cui rallentate scansioni frazionano un dance-sound squisitamente elettronico e romanticamente intrigante. Le innocenti strofe di Maroula Koutsouri dialogano con il candore armonico plasmato dal synth e dalle suddivisioni midtempo del drum-programming, incrociando poi le carezzevoli vocalizzazioni di Nick: è ciò che accade in "Sunrise". Quasi al termine, ascoltiamo la leggiadra forma melodica di "Nikonn Vals", tema synth-fonico eseguito strumentalmente da nobili melodie tastieristiche e pianistiche su base valzer, le cui progressioni disperdono nell'aria un qualchè di aristocraticamente malinconico enfatizzato dall'angelica coralità di Kid Moxie, anticipando così "Lust", brano di chiusura, un electronic-ethnic pop integralmente strumentale costruito attraverso ipnotiche saturazioni downtempo di drum-machine e da una copertura tastieristica che diffonde un climax arabeggiante. Quindici creazioni prospetticamente impeccabili, arricchite dalla trascendente docilità di voci che inducono alla catarsi, effetto ulteriormente potenziato da minimali orchestrazioni elettroniche la cui rasserenante beltà infonde sensazioni di pace, fino al raggiungimento di uno stato d'animo molto simile all'estasi. La musica di Nick Bitzenis è anche sortilegio: in essa, identicamente a ciò che accade in una fotografia, il tempo si cristallizza divenendo solo mera illusione, nient'altro che un fenomeno astratto da immortalare per sempre nel suo momento più significativo. "Instamatic" inventa quegli attimi di completa estraneità e disconnessione con la realtà, impiegando unicamente la forza dell'ispirazione e la prodigiosa capacità di trasporre le idee in un rigoglioso Eden di suoni: se dopo l'ascolto di questo album ci soffermassimo a riflettere sulla relazione che lo collega ai valori più semplici e più puri nostra esistenza, percepiremmo immediatamente con gioiosa consapevolezza che da lì in avanti un pò di Nikonn vivrà per sempre dentro noi.

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Noise Trade Company - "Unfaithful Believers" - cd - by Maxymox 2014

noisd  I Noise Trade Company sono un ingegnoso cult-project toscano in costante progresso dal 2008 gravitante attorno una pluralità di stili transitoriamente collegati al post-punk, power-electronics, industrial, downtempo, dark-ambient, cold/darkwave e post-rock. Nell'area "recensioni" dell'anno 2012 di Vox Empirea, attraverso la descrizione dell'album pubblicato nel 2011 "Post Post Post", è disponibile la completa biografia e discografia della band realizzata fino a quel periodo, proseguita quindi nel 2012 dal full-lenght "Reformation" licenziato dalla EK Product e nel 2014 da quest'ultimo album "Unfaithful Believers", distribuito dal brand italiano Space Race Records associato alla menzionata EK Product. La line-up dei Noise Trade Company incorpora il geniale mastermind Gianluca Becuzzi (electronics/programming/vox), Elena De Angeli (vox) e Fabrizio Biscontri (guitar/bass), artefici di un disco improntato esclusivamente su rarefazioni strumentali e, soprattutto, sul potere mesmerizzante delle sezioni di canto frequentemente espresse sottoforma di ipnotici fraseggi dai quali traspaiono poeticità depressa, sensualità, psicodrammi ed alienazione, tutto ciò spesso avvolto da atmosfere oscure, perfide, corrotte, oppure apparentemente candide e amene oltre le quali si celano percezioni di repressione, tormento ed amarezza. La release "Unfaithful Believers", disponibile in formato digipak, si compone di dieci tracce la cui opener è "To The Hilt", una darkwave-song ritmata su base downtempo dalle gelide ed essenziali scansioni della drum-machine e mediante trafitture di basso sulle quali sia alternano surrealmente i dialoghi canori tra Giaunluca ed Elena, quest'ultima principale interprete della successiva "Fire", introdotta dalle sofferte e nostalgiche 'spoken words' che la vocalist espone in modalità recitata utilizzando come sottofondo un crepitante rumore di fiamme attendendo, dopo una frazione di silenzio, l'imminente sviluppo affidato alla spettralità di un dark-blues/cold-wave creato attraverso arpeggi riverberati ed il cantato profondamente malinconico di Elena a cui si aggiungono le incupite nuances corali di Gianluca. In "Do Something Evil" il plettro accarezza dolcemente le corde della chitarra generando note da sogno, mentre una scheletrica percussività downtempo e gli ornamenti del basso delineano geometricamente il ritmo, tutto ciò a sostegno delle romantiche vocalizzazioni che la singer libera nell'aria con infinita grazia e decadenza, sonorità eteree, leggere come il vento, anticipanti quelle più notturne della seguente "Black Souls Motel" nelle quali le suggestive manipolazioni del synth in modalità saxofono cedono gradualmente il registro alle estensioni, ai rumoreggi industrial ed alle sinistre ventate del dark-ambient sound che ammantano la seconda fase della traccia nel cui finale si odono nuovamente le 'spoken-words' pronunciate con voce remota da Gianluca. "Last Train" combina minimalismo elettronico su base downtempo, aspetto rappresentato dalla consistenza esangue della drum-machine, unitamente ad elementi aggiuntivi che spaziano dal psycho-blues più crepuscolare musicato con tetraggine da evanescenze chitarristiche e da ossessivi giri di basso, fino alle oniriche melodie cantate con semplicità e limpidezza da Elena accompagnate modularmente dalle punteggiature vocali di Gianluca. La successiva "Still Water Runs Deep" non differisce sostanzialmente dalla traccia precedente, dispiegando anch'essa le medesime, smunte formulazioni canore 'male-female', gli staccati e fluttuanti arpeggi di chitarra ed una asciutta percussività di sintesi processata dalla macchina ritmica, in questo frangente programmata su base midtempo. L'essenza di "Innocence Is Lost" è preannunciata brevemente e con vacuità da parole concise, simboliche, ripetute da Gianluca con tonalità roca e distaccata, alle quali fa seguito la musicalità spenta del dark-ambient sottoforma di rumoreggi disturbati, echi, soffi di vento radioattivo, dissonanti manomissioni e foschi riversamenti di materia elettronica, sovrastati, più innanzi, da disadorne melodie tastieristiche. In "Beauty" la bella voce di Elena intona un canto innocentemente terso, fanciullesco, evocatore di immagini fantastiche e sogni, dapprima semplicemente abbinato ad armoniosi contrappunti di chitarra riverberata, ed in seguito a carezzevoli battute downtempo, così come "Broken Toys", traccia suddivisa in due atti, propaga in apertura una psichedelica cold-wave edificata mediante stridori elettronici, drumming scheletrico e moduli di chitarra elettricamente dilatati, tutto ciò interrotto da una soffusa interpausa a cui fanno seguito la vocalità cantinelante di Elena, intervallata dalle profonde marcature Gianluca, ed un basico supporto di drumming e corde. Il brano che conclude l'album è "Her Cold Lips", creato attraverso replicate, funeree pulsazioni di basso sulle quali aleggiano enigmaticamente il canto della vocalist doppiato da quello di Gianluca, le lisergiche fluttuazioni della chitarra ed il rumore acquoso che satura lo sfondo. Il full-lenght "Unfaithful Believers" personifica con le sue dark-ballads l'inconfessabile maniacalità, il thrilling, il pensiero disturbato: la sperimentazione sonora lungamente intrapresa dai Noise Trade Company, prosegue colta, intimista, poliforme, mai stereotipata o asettica, totalmente svincolata da ovvi paradigmi, specifiche catalogazioni e schemi lineari: essa interpreta musicalmente le emozioni, liquefandole psichicamente ed integrandole al suono, elemento a sua volta modellato e quindi ricostruito volta dopo volta in forme differenti e sempre caratterizzate sia da un indissolubile connessione con le dimensioni più sconfinate, deviate ed oscure insite nella mente umana, sia da una distinta ed incompromissoria originalità compositiva alla ricerca perpetua di ciò che definiremmo "l'insondabile perversione dello Spirito".

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"[Passages] framed by Nova"- compilation - cd - by Maxymox 2014

passa  Downtempo-electronics/IDM/emo-ambient compilation in formato digipak concettualmente ispirata dall'orizzonte metropolitano londinese e dalle variabili condizioni che i cicli fondamentali della vita e le conseguenti mutazioni di status sociale ad essi collegati impongono all'Uomo, egli inteso come entità integrata nella dimensione urbana, teoremi questi idealmente associabili anche alle evoluzioni relazionali che l'esistenza nella vastità cittadina provoca nei rapporti interpersonali vissuti da ogni singolo individuo. Colta, avanguardistica, introspettiva: l'antologia in questione costituisce la celebrazione sonica dei moderni "rituali di transizione"; essa è impeccabilmente architettata da Massimo Terranova, alias Nova, giornalista ed international promoter manager londinese il quale dal 2000 si conferma resident/chill-out d.j. e live performer ufficiale in molti alternative clubs inglesi, fornendo quindi dal 2003 la sua preziosa collaborazione alla Ultimae Records, l'eccelsa label francese specializzata in tutte le possibili varianti dell'electronic/ambient music, fondata da Vincent Villuis e condotta in sinergia con Sandrine Gryson: una nota di merito va assegnata ancora una volta al mastermind Villuis per l'opera di masterizzazione dell'album avvenuta presso l'Ultimae Studio ed inoltre, come di consueto, per la bellissima ideazione dell'artwork, in questa occasione impreziosito dai fotogrammi astratti in black & white realizzati dal fashion photographer Giovanni Calemma impressi sulle sedici pagine del booklet. La discografia del protagonista Nova elenca due trascorsi e fondamentali lavori pubblicati sempre su compilation, i quali evidenziano una fertile intuizione, criterio selettivo nonchè la capacità di vagliare e collocare i giusti suoni in un contesto altamente atmosferico, dettagli confermati inizialmente da "Albedo", una raccolta in stile downtempo/experimental/ambient edita nel 2005 per la Ultimae Records, la cui concatenazione di undici tracce include le eccellenti esecuzioni dei progetti Carbon Based Lifeforms, Between Interval, Solar Fields, Ishq, Ochi Brothers, Nova, Aes Dana, Sync24, Hol Baumann, Vir Unis e Antonio Testa. La seconda compilation intitolata suggestivamente "Imaginary Friends", licenziata nel 2009 sempre per la stessa Ultimae Records, esplorava invece versanti glitch/modern-classical/ambient/downtempo attraverso undici episodi ingegnati da Field Rotation, Kevin Andrew , Rena Jones, Offthesky, Murya, Cell, Aes Dana, Hol Baumann, Asura, Solar Fields e James Murray: quest'ultimo è il medesimo musicista ambient/downtempo inglese selezionato da Nova per aprire degnamente la tracklist del terzo capitolo, "[Passages]": ciò avviene con il primo dei dodici brani intitolato "Passing Through Walls" il quale, mediante un flusso crescente ed incantato di tastiera, ammanta estaticamente e con un percettibile romanticismo soffusi contrappunti tecnologici su cromie minimal-dub, tutto ciò in un modulo electronics/ambient in grado di proiettare con dolcezza l'ascoltatore in un Universo di emozioni. "Delicate", componimento ambient-dub del francese Laurent Bisch, aka Fingers In The Noise, espande pads diafani alle cui calde vaporizzazioni si accorpano intermittenze glitch, un attenuato drumming downtempo ed un insieme di acustiche incorporee, malinconicamente ed elegantemente elettroniche. Cygna, il solo-act del maltese Mario Sammut, espone "Within", una traccia ambient-downtempo dalle curvature vagamente etniche nella quale si avvicendano cicli di trafitture programmate, effetti dilatati ed evanescenze tastieristiche i cui ampliamenti, espandendosi con solenne lentezza all'interno delle interpause, inducono la mente ad uno stato meditativo. Si prosegue con "Opal", brano formulato dall'italiano Brando Lupi il quale, attraverso una prolungata, ipnotica sequenza tastieristica di ambient-pads e surreali estensioni rese più tangibili dalla percussività downtempo, interagisce con l'inconscio evocando paesaggi ultraterreni da sorvolare con la fantasia. Il solo-project Miktek, impersonato dall'ellenico Mihalis Aikaterinis, plasma la visionaria struttura electronics/IDM di "Kinematics", una traccia edificata attraverso un gassoso e monolitico basamento di pads oltre i quali roteano atmosfericamente nebule sintetiche, effects spaziali e cadenze downtempo, mentre la seguente e nostalgica "Der Blaue Engel", song electroncs/IDM elaborata dall'islandese bpm'sGudmundur Gudmundsson, aka Murya, si schiude in tutta la sua avvenenza diffondendo una serafica e femminea coralità sorretta da rallentate bpm's downtempo corroborate da accordi e sfumature leggeri come l'aria. La prosecuzione dell'album è affidata alla successiva "Moments", esecuzione deep-house/ambient/electronics composta dal musicista tedesco Martin Nonstatic il quale conferisce alla traccia un mood spiccatamente autunnale introducendo in essa uno scrosciante background di pioggia attorniato da toccate di piano elettrico le cui malinconiche punteggiature, fluttuando e riverberando immaterialmente, intersecano rarefazioni tastieristiche, correnti effettate ed una impercettibile linea ritmica downtempo, accentuando con queste sonorità l'impressione di osservare assorti un'alba uggiosa che rischiara pallidamente il panorama metropolitano. Il germanico Lars Leonhard, musicista devoto ai generi ambient/dubtechno/deep-house/tech-house, rasserena l'ascolto mediante la sua "Deeper Direction", un atto entro cui la tecnologia sonica si armonizza perfettamente alla sfera dei sentimenti, ciò grazie alla fascinosa circolarità dei pads ai quali si alternano ondate di micro-vortici ascensionali generati dalle macchine e combinati alla matematica scansione downtempo del drum-programming. Aes Dana, il celeberrimo progetto interpretato unicamente da Vincent Villuis, innalza con "Unlit" un melodismo tendente alla nostalgia e particolarmente adatto per notti trascorse in solitudine: l'artista concretizza ciò protraendo inizialmente soffuse replicazioni pianistiche in abbinamento al battito midtempo del micro-drumming, sviluppando in seguito un periodo durante il quale le ripartizioni acquisiscono maggiore consistenza intrecciandosi a finissime suddivisioni elettroniche ed alle regolari pulsazioni del sequencing. L'interazione tra il francese Alexandre Scheffer, alias Cell, ed il giapponese Hidetoshi Koizumi, alias Hybrid Leisureland, origina la piattaforma Connect.Ohm, autrice della meravigliosa "9980" ora ascoltabile in versione 'Cell Remix': ne risulta un contemplativo ambient/electronics entro cui predominano raffinate eufonie tastieristiche e percussive risalenti dal sottosuolo unite ad effervescenti nanosezioni glitch, un insieme di stratificazioni sonore ed impulsi ai quali abbandonarsi trasportati dai sogni, come accade identicamente nella seguente "Skying", in cui i riti strumentali dell'ambient/electronics sono magnificati dalla creatività dell'ateniese Maximos Maximilianos, alias Max Million: la traccia irradia melodiche ed echeggiate luminescenze di synth, lunghi respiri tastieristici, onirici arpeggi di chitarra, il richiamo ethnic-oriented del canto, lisergici soundscapes e patterns visionari, una coinvolgente successione di artifici tecnologici ritmati da scansioni downtempo che seducono garantendo una profonda distensione spirituale ed un vortice di emozioni. Dalla medesima capitale greca di Max Million proviene anche Zinovia Arvanitidi meglio conosciuto con l'appellativo Zinovia, il quale, fedelmente al suo stile, offre nuovamente la musicalità desolata e romanticamente elegiaca che caratterizza il suo repertorio electronics/neoclassical/soundtracks, finalizzando il brano di chiusura della compilation, "Northern Wind", strutturato essenzialmente su aeree sospensioni pianistiche che riverberano aggraziate, languide, ergendosi ed ondeggiando oltre uno straniante microcosmo composto da echi, bells, rumorismo artificiale, scie di canto da sirena ed irreali trasmissioni di suoni. "[Passages]" costituisce un prezioso documento che attesta la competenza e la professionalità del d.j. Nova in una delle sue migliori performances, disvelando l'ingegno, la perizia nel mixaggio e la sensibilità dell'artista: la compresenza di progetti emergenti unitamente a capisaldi stabilmente attivi nella scena ambient/electronics europea, fa della release una preziosa occasione per sperimentare l'inventiva e la comunicabilità delle nuove generazioni di alchimisti elettronici, rapportandola con quella da tempo consolidata dei protagonisti più qualificati. Il trait d'union che congiunge ogni evento della tracklist è il desiderio di dare vita e movimento ad un sound-system altamente espressivo, avvincente, capace di rappresentare il più vividamente possibile la forma imagnifica della bellezza. Se vi ritenete disposti a varcare la limitante sfericità del pensiero razionale per stabilire una diretta connessione con l'infinito, questa musica sarà il vostro tramite ideale per raggiungerlo.

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Sad January - "Believe In Better" - cd - by Maxymox 2014

sadj  Un ennesimo, splendente astro si aggiunge alla costellazione elettronica europea illuminandoci con il suo sound nel quale riaffiorano gloriosamente memorie 80's armonizzate ad accattivanti intepretazioni dell'intramontabile classicismo pop-tecnologico: il progetto in questione è finlandese, reca il nome di Sad January ed è attualmente costituito da quattro elementi, Lasse Laurila (vox), Joonas Hernesaho (synths/programming/production/backing vox), Kimmo Kautio (lyrics) e Jaakko Hernesaho (guitars/synths). La biografia della band non menziona ufficialmente ulteriori particolarità o dettagli di sorta, tranne la comune passione condivisa dei tre elementi della line-up rivolta verso la musicalità appartenente ai migliori electro-archetipi in voga nella prima Era avanguardistica come Depeche Mode, Erasure e Gary Numan, ai quali si ispira fortemente lo stile esecutivo dimostrato nelle dieci tracce incluse all'interno del debut-album intitolato ottimisticamente "Believe In Better", licenziato nel 2014 dalla prestigiosa label statunitense A Different Drum e disponibile anche nei trecento esemplari del formato 'limited edition VIP series'. Seguendo l'ordine della tracklist incontriamo dapprima la frazionata scansione di effects simili a raggi cosmici che formano la breve "Intro", brano anticipante la successiva "Just Stop Believing", un distinto synthpop il cui ritmo, cadenzato con regolarità midtempo da una lineare pulsazione di drum-programming, sorregge il canto di Lasse, melodioso quanto l'accompagnamento dei synths e reso suggestivamente futuristico dal passaggio di scie artificiali. "Frozen Tears", coerentemente con il proprio titolo, propaga a sua volta un'aura malinconica attraverso atmosferiche textures di voce, synths e le suddivisioni downtempo create dalla macchina ritmica, così come l'asse strutturale della seguente "Avenue Of Lost Desire" incorpora vocals nostalgici Erasure-oriented, armoniose fluorescenze tastieristiche e la matematica circolarità del drumming midtempo. "Insecure" è un pop elettronico che recupera sonanze tipicamente Depeche Mode's mediante iridescenze tastieristiche ed il mood romantico, intimista espresso dal vocalist, tutto ciò sezionato con precisione dalla drum-machine e da rettilinee trafitture di sequencing tra le quali riverberano gli elettrici inserti della chitarra, mentre la seguente "Visions Of You" inscena un ballabile synthpop ricolmo di fascinose e sentimentali evoluzioni canore unitamente a catturanti modulazioni tastieristiche, sonorità circoscritte nel perfetto geometrismo midtempo del drum-programming. L'effimero interludio "December", identicamente ad un paesaggio innevato, incanta i sensi trasmutando le immagini in un suono essenziale ed ipnotico eseguito attraverso delicati tratteggi di sequencer lievemente areati da battute downtempo, al cui termine fa seguito "Love", traccia electropop entro cui la limpidezza vocale di Lasse si combina alle sintetiche consonanze profuse dalle tastiere ed al meccanico incedere midtempo prodotto dal drum-programming. "Don't Cry Still" è un eccellente synthpop realizzato attraverso morbide sfumature tastieristiche, simmetriche ripartizioni midtempo e le aggraziate intonazioni del singer dalle quali traspaiono nitidamente percezioni di tormentato romanticismo vissute ancor più intensamente nel refrain, mentre nella conclusiva ed altrettanto rattristata "Apocalypse", l'evanescenza dei synths e la passionalità del cantato inducono malinconicamente a sensazioni di abbandono cullate con infinita amabilità da razionali battute downtempo e vellutati arpeggi di chitarra acustica. Convincente starting-performance, l'album "Believe In Better" offre all'ascolto le supreme meraviglie del moderno synthpop realizzate interiorizzando nel contempo l'infallibilità dei canoni estetici di matrice 80's riproposti oggi dai newcomers Sad January con ricercatezza, discrezione ed un portamento elegantemente aristocratico: gli strumenti elettronici con il canto vergano note avanguardistiche e liriche straripanti di mestizia, profumate di fragranze decadenti e poetiche le quali, seducendo gradualmente come in un romanzo sonoro traccia dopo traccia, culminano infine in un apice emozionale a cui è impossibile sottrarsi. Che gli autentici estimatori del synthpop reperiscano questo full-lenght, lo ascoltino e lo amino per sempre.

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Star Matter - "ChemTrails Era" - cd - by Maxymox 2014

starma  Star Matter è il sodalizio tra il musicista Claudio Dondo (electronics/keys/vox) e Alex De Siena (electronics/rhythms/vox), entrambi provenienti dalla scena elettronica alternativa. Biograficamente, Claudio Dondo si colloca tra i personaggi 'cult' più attivi del panorama underground nazionale, essendo egli protagonista e membro di svariati progetti dark-ambient/experimental creati in epoche trascorse come i celeberrimi Runes Order, Atom Infant Incubator, Five Thousand Spirits, Helden Rune, Tungüska, Wandervoegel e Wiegen Den Toten, mentre Alex De Siena si è distinta ad Amsterdam in qualità di 'rave protagonist' dimostrando una convincente poliedricità artistica spaziando dalla spettacolarità degli allestimenti scenografici alla stessa composizione sonora. E' altresì fondamentale citare il nome di un terzo elemento, Giovanni Indorato, direttamente coinvolto nella dimensione ispirativa e tecnica del duo, nonchè produttore e mastermind di una tra le migliori e storiche piattaforme alternative italiane di diffusione musicale, la Masterpiece Distribution: egli ha svolto un importante ruolo nella stesura del debut-album oggi analizzato da Vox Empirea, mixando, arrangiando, masterizzando e producendo presso il suo Cyber Ghetto Studio il presente "ChemTrails Era", release di forte risonanza, inquadrabile in una delle innumerevoli varianti del suono tecnologico che è il sottogenere cosmic/cyber-electronics. Il full-lenght, licenziato nel 2013 dalla label Cyber Ghetto Records, sperimenta un sound altamente tecnologico creato mediante l'utilizzo conciso, telegrafico e rarefatto delle espressioni vocali, concedendo illimitata ampiezza alla strumentalità le cui evoluzioni plasmano atmosfere surrealmente futuristiche, ballabili ed ipnoinducenti, grazie inoltre ai contributi offerti da una prestigiosa compagine di guest musicians. La tracklist dell'album, composta da dodici episodi, espone inizialmente la brevissima "New World (Dis)order", un esperimento sonico basato sulla totale destrutturazione di vocals simili ad interferenze aliene resi assolutamente incodificabili dalle manomissioni, tutto ciò anticipando la successiva "Hidden Secrets", brano in cui la predominanza di sonorità psichicamente elettroniche ed avveniristiche è circoscritta all'interno di lineari pulsazioni midtempo sulle quali volteggiano spaziali ed ossessive intermittenze e crescenti ripartizioni tastieristiche gelidamente vocalizzate da Alex. "Plastic Clouds" replica a sua volta una simmetria percussiva uptempo attorno alla quale roteano le alienanti trasmissioni riprodotte dai synths e dal programming, contemporaneamente a stimolazioni neuro-sensitive evocate attraverso il canto neutrale di Claudio e la tribale coralità di Alex seguita dalla voce sciamanica interpretata dal guest Luigi Maria Mennella. "In The Here And Now" è un viaggio astrale nel quale ci perdiamo trasportati da formulazioni elettroniche velate di mistero ed oscurità che convertono la purezza dell'estasi in una genesi di suoni incantevoli originati dalle scansioni downtempo dalla drum-machine, parallelamente alle atone e distaccate espressioni vocali pronunciate dai due protagonisti, al canto tibetano inscenato da Vincent Infante ed ai riverberi nepalesi musicati da Giovanni Indorato. Il sound-system che muove "Happy Slave", traccia particolarmente indirizzata agli alternative-dancefloors, è un fitto reticolo di impulsi di programming e cadenze ritmiche midtempo circondate da solenni pads e dalla harsh/theatrical vox dell'ospite Alessandro Casoni, mentre la successiva "Psychotronic Weapon" funge da generatore di melodie avveniristiche sgorganti dal synth e processate dal segnale freddo, cadenzato del drum-sequencing. Le robotiche congiunture midtempo appartenenti a "All Against...Ourselves" incorporano effervescenze sintetiche, cicli di raffiche percussive, trasversalità di programming e suspense tastieristica, la stessa che in prossimità del finale si tramuta in una siderea esecuzione di armonie. "The Apex Of The Pyramid" prefigura futuribili scenari ed atmosfere interstellari procedendo su un persistente, rettilineo flusso di battute uptempo sulle quali si ampliano effects cosmici, vocals extraterrestri, sincopate intermittenze di programming ed algide irradiazioni di tastiera, così come l'ultra-ballabile electronic-sound di "Ancient Domination-Games Over" interagisce dinamicamente con i sensori deputati al movimento del corpo impiegando le pulsanti battute del drumming, uraniche emissioni di keys ed il canto visionario elevato ancora una volta da Luigi Maria Mennella. Si prosegue con l'atmosferica spazialità di "Chemtrails. Chemlies?", traccia da ascoltare e ballare rapiti dalle sistematiche bpm's midtempo che sorreggono ventate radioattive, i comparti di voce effettata e le metallizzate replicazioni della tastiera. "Akasha" configura un sound ipertecnologico mediante il quale viaggiare espandendo i confini della mente, coadiuvati dall'essenzialità vocale di entrambi gli artisti, in particolare dai cori orientaleggianti propagati da Alex. Il segmento finale dell'opera è "Awakening In The Universe", il cui fascino ultraterreno è modellato da glaciali estensioni tastieristiche, dall'automatismo vocale in lingua francese ed araba che il guest Ismael espone in stile "spoken words" tra la lisergica coralità di Alex, dalle propulsioni uptempo e dai liquidi riversamenti del programming i cui tratteggi conclusivi accompagnano la voce del romanziere inglese Aldous Huxley registrata durante un'intervista. La release finalizzata dagli Star Matter è un concentrato di suoni fuori dal Mondo, concepiti unicamente per sollecitare nell'ascoltatore l'elaborazione di immagini fantascientifiche atraverso le quali oltrepassare limite della realtà, ciò grazie all'interplay perfezionato dal power-duo che interseca avanguardia, cerebralismo ed astrazione: questi elementi rendono l'ascolto di "ChemTrails Era" un'esperienza avvincente quanto il sorvolo di una costellazione inesplorata.

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Stereomotion - "Days Of Faith" - cd - by Maxymox 2014

stereom  Power-duo proveniente da Stoccarda e di notevole interesse nell'area dark-electro, gli Stereomotion sono costituiti attualmente dal front-man Florian Jäger (vox/lyrics/programming) e Christian Coburger (keys/additional programming/beats/production), quest'ultimo membro del quartetto synth-pop/electro tedesco Access_Denied ed incluso nella line-up degli Ariane V, terzetto rhythmic-noise/industrial/experimental. Il progetto Stereomotion, inizialmente un solo-act fondato nel 2003 e rappresentato al'epoca dallo stesso dallo stesso Florian supportato nei live concerts dal chitarrista Richard Raistrick, contemplava una musicalità elettronica combinata ad elementi industrial, EBM e trance concettualmente orientati verso future catastrofi planetarie e verso una apocalittica visione del Mondo, nonchè in direzione dei fondamentali dualismi che regolano il ciclo della vita, come ad esempio amore/odio, vita/morte. Dopo l'integrazione di Christian Coburger, il sound della piattaforma incominciò una graduale metamorfosi amplificando nelle sue strutture i fondamenti EBM unitamente ad altri di provenienza gothic e pop, conservando fino ad oggi quell'aura oscura e pessimistica intensamente espressa nelle liriche fin dagli esordi: ogni atto di questa evoluzione è riscontrabile in una discografia originata nel 2003 da un promo-album autoprodotto intitolato "Alpha:Demon" includente nove tracce, seguito nel 2004 dal secondo promo-album "Omega:Angel", anch'esso autoprodotto e, identicamente al precedente lavoro, composto da nove episodi. Nel 2005 fu creato autonomamente un terzo promo di sole quattro tracce, "Demo I/2005", mentre in seguito il primo contratto sottoscritto con la tedesca E-noxe, aka Équinoxe Records, label fondata da Jörg Kleudgen della goth-rock band The House Of Usher, permise nel 2006 la realizzazione del debut-album ufficiale, "Resistance:2012", diciassette songs masterizzate dal duo IDM/downtempo Echorausch tra le quali spiccavana la song "Torment" proposta nel medesimo anno come maxi-single dalla label Endzeit Productions: inoltre, la release includeva le bonus-tracks integralmente ricostruite da Dunkelwerk, Wynardtage, Geminis Are One, Acylum e Access_Denied. Due anni più tardi fu la volta del secondo full-lenght, "Apocalypse:Forever", nuovamente masterizzato dai medesimi Echorausch e sempre pubblicato dalla E-noxe, comprendente sedici brani, quattro dei quali remixati dai progetti May-Fly, Xotox, Blind Effects, Pala-Din e Gottesfinsternis. Dal trasferimento contrattuale alla prestigiosa Danse Macabre ebbe origine nel 2009 uno dei migliori album degli Stereomotion, "Sehn:Sucht", nelle cui dieci tracce si rileva la presenza di Richard Raistrick alla chitarra elettrica ed ancora il contributo degli Echorausch in fase di mastering. "Stolz Und Demut" è invece il titolo del remixed-album licenziato nel 2010 sempre dalla Danse Macabre, la cui tracklist di undici songs, masterizzate da Bruno Kramm del celebre duo electro/industrial/gothic tedesco Das Ich, offriva le rielaborazioni di altri grandi nomi quali Sleepwalk, Retrograd, EGOamp, Metastat, Menschliche Energie, Pala-Din, Concrete/Rage e Bleve Effect. Dopo aver conseguito una vasta esperienza nel settore electro/industrial/EBM ed ottenuto numerosi elogi sia da un numero sempre crescente di fans nonchè da parte dei media alternativi, il progetto ha pubblicato nel 2013 il suo capolavoro "Days Of Faith", disco selezionato da Vox Empirea, un album importante perchè sintesi di tutta la solida capacità compositiva fin'ora raggiunta, perfezionata con l'unica volontà di offrire al pubblico qualcosa di veramente speciale nel repertorio Stereomotion. La preziosa collaborazione fornita ancora una volta in fase di mastering da Bruno Kramm e la firma di una label di grande risonanza come la citata Danse Macabre, garantiscono una spettacolare qualità audio confermata dalla prima delle tredici songs, l'opener "Prologue", rigidamente atmosferica, quasi militaresca, annunciata da netti frazionamenti midtempo di drum-programming e di tastiera tra i quali si inseriscono imperativi vocal-loops: questo modulo è connesso alla successiva ed omonima "Days Of Faith", un perfetto dark-electro nel quale le pesanti cadenze della drum-machine, seguendo l'identica impronta ritmica udita nel brano d'apertura, sorreggono la plumbea voce di Florian e la tossica fluorescenza del synth. Le prefigurazioni post-atomiche e la persistenza di sensazioni drammatiche si replicano anche in "Fallen", un dark-electro/industrial dal suono granuloso, torbido, composto da una ferrea e ballabile linearità midtempo di drum-programming sulla quale gravitano impurità elettroniche, catturanti accordi tastieristici e la melodica ruvidezza del vocalist, mentre l'impenetrabile compattezza di "Divided (Edit)" trascina l'ascoltatore in una danza futuristica orchestrata dal pulsante flusso midtempo del drum-sequencing affiancato da densi pads e dai tenebrosi filtraggi vocali di Florian. "Herzschlag" propone un dark-electro/EBM più nitido, trasmesso utilizzando la vigorosa spinta midtempo del drumming come propulsore, l'alienante canto di Florian, i vocal-loops e le emissioni del synth come ossessivo tormento, così come la successiva "Leave It All Behind" intensifica la potenza del suono escoriandolo attraverso le corrosive, meccaniche suddivisioni midtempo del drum-programming il cui incedere, trafiggendo vocals freddamente rauchi, si fonde a velenose intermittenze elettroniche. "The Voice Of Freedom" è un dark-electro perfettamente adatto alle masse degli alternative dancefloors: le sue coinvolgenti armonie generate dai synths, gli elettrici riff della chitarra, la pneumatica flessuosità del drumming e la tagliente vocalità di Florian plasmano un suono tecnologicamente risoluto e trascinante, così come nella successiva "In My Arms" le caustiche sezioni di canto, perpetuamente logorate da acidificazioni elettroniche, intonano strofe cariche di malinconia e collera in un fosco insieme di drum-beats midtempo, loops, punteggiature di sequencing e circolari modulazioni di synth. "Rebellion Of Dreams" verte su traiettorie dark-electro rese ulteriormente inquiete dal livore espresso nei vocals i cui toni, pronunciati con asprezza, serpeggiano in un ombroso contesto di programming, di estensioni tastieristiche, fraseggi campionati, cupi riverberi, toccate di pianoforte e drumming downtempo. "Requiem" accelera il motore ritmico processando martellanti bmp's uptempo le cui successioni assicurano la massima ballabilità energizzando un suono elettronicamente distorto, eseguito attraverso lesivi automatismi di drum-programming, vocals rabbiosi, sconvolti, consumati dalle manipolazioni e dalle radiaoattive folate delle tastiere. L'impianto percussivo uptempo di "True Belief" canalizza una ballabile, tuonante sequenza di impulsi di drum-machine, programming e bass-lines che si abbatte con durezza sul canto di Florian, deturpato da acuminati micro-frammenti elettronici e torturato dagli acidi riversamenti del synth, mentre la seguente "Unbreakable" concede attimi di grande atmosfericità evocando malinconiche emozioni, futurismo e profondo struggimento, mediante sonorità tecnologicamente evolute di piano, sinfonici prolungamenti di tastiere, oscure dissonanze, elettronici arpeggi, espansioni riverberate, loops e vocals ammantati di infinita tristezza, tutto ciò in una song di eccezionale bellezza in grado di indurre alla riflessione conquistando l'ascolto senza compromessi. Anteposta alla traccia inziale, "Epilogue" chiude la tracklist offrendosi dapprima attraverso ondeggianti dilatazioni soniche su drumming marziale e perentori vocal-loops, ed in seguito facendosi trasportare dalla catartica ampiezza del synth e dalla percussività downtempo, formulando una electro-song incantevole e sofisticata che non dimenticherete mai. Quelle contenute nell'album "Days Of Faith" sono creazioni prospetticamente impeccabili, eseguite attraverso complesse ed oscure geometrie e futuribili tecnicismi, una trasposizione estremamente avanzata del concetto elettronico che testimonia la grandezza raggiunta dai nuovi Stereomotion. L'esecuzione strumentale, alterata da radioemissioni tastieristiche, da torrenziali micro-interferenze e dalle iper-saturazioni percussive, decora un registro vocale caratterizzato da tonalità abrasive che graffiano spietatamente un suono autoritario. E' giunto il momento di considerare definitivamente gli Stereomotion per ciò che realmente sono: un progetto dotato di enormi potenzialità e di fertile ingegno. Questa release è il loro vero trionfo.

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Stone Wired - "In Silent Attention" - cd - by Maxymox 2014

stonw  Significativo nome operante nella scena death-dark ambient / drone / industrial, Stone Wired è un progetto nato negli ultimi anni 90's dall'ungherese Gyorgy Turoczy, alias Mortum - titolare della label Exabyss Records ed interprete del death-industrial / harsh-electro one-man act Human Vault - in collaborazione con l'americano e criptico D-mon. Le vere origini di questo disegno risalgono al 1997, quando Gyorgy sviluppò il proprio interesse verso i synths modulari, i rumori elettronici ed i suoni monofonici della drone music, fondando all'epoca Stone Wired come solo-act, ciò fino al successivo accorpamento nel 2003 con il secondo membro D-mon, evento che proiettò ufficialmente e con gloria il loro sodalizio nell'universo obscure-ambient. Ripercorrendo interamente la discografia dell'epiteto Stone Wired fin dai suoi esordi, sia esso come progetto solistico che come duo, si citano inizialmente svariati demo-tapes realizzate tra il 1997 ed il 1999, tuttora in fase di remastering in formato digitale, seguite cronologicamente nel medesimo anno 1999 dall'album autoprodotto "Omnium Humanity" e nel 2003 da "Proto-Culture", EP licenziato dalla label ungherese Sonics Records, precursore del successivo full-lenght "Proto-Culture / Dweller Of The Deep", edito per la Exabyss Records, brand che da quell'epoca ad oggi ha contrassegnato tutte le pubblicazioni distribuite con lo pseudonimo Stone Wired. Seguirono quindi gli albums "Grave Filler Enter Institute" del 2008 e "The Original Serpent" del 2012, con "Kristuscorpum" datato 2013 ed il presente " In Silent Attention" licenziato nel 2014, antecedente "Umbral Depth Of Shade" del 2015, album nel quale è incluso un eccellente remix elaborato da Vinnui Balazs Varga, musicista ungherese proveniente dalle piattaforme industrial / EBM / electro Nadragea e Project OMX. Ampia e poliedrica è inoltre la cooperazione degli Stone Wired con numerosi rappresentanti ungheresi ed internazionali attivi nel panorama sperimentale dark-ambient / industrial / drone / rhythmic noise / power-noise abstract-electronics, iniziativa concretizzata attraverso una serie di singles ed EP's, tutti pubblicati dalla Exabyss Records: primo di essi è "Perceiving Dark Matter" del 2014, eseguito con Marko Jovich aka Asimonde, artista noto anche con l'effige Xtematic con cui nello stesso anno realizzò con gli Stone Wired l'EP "Infected Shaping". Sempre nel 2014 fu pubblicato "Where The Light Consumes The Darkness", uno split-EP condiviso con Adam Mankowski del solo-project Limited Liability Sounds. "Beyond", rilasciato anch'esso nel 2014, è un altro split-EP costruito con lo svedese Von Cogwell, così come il brasiliano Hari Parreira Maia affiancò gli Stone Wired sempre nel 2014 partecipando al loro split-EP intitolato "Worm". "All Shall Be Dead All Shall Be Not" è invece un digital-single del 2015 ideato con l'ungherese Odour Sonour, antecedente le successive tape-releases del 2015 "La Messe Des Morts" e "Dust Never Covers My Broken Mody", pubblicate in versione 'special edition' unicamente dagli Stone Wired. Quattro antologie edite nel 2014 per la Exabyss Records completano il repertorio discografico del progetto: "Unreleased", "Something We Never Endure ( Imminent Death 1997-1999 )", "Something We Should Endure ( Early Death 1997-1999 )" e "Demo[n]s 1997-1999". Il sound costruito dal power-duo è minacciosamente oscuro, gelido e terrificante: le sue strutture si presentano come lunghe sub-frequenze di pads integranti drone synthesis, field recordings, death-noises, drone generators, sequencers, modulatori, effects, programming e sampling, con episodiche recitazioni di spoken-words, tutto ciò in una musicalità ossidata, concettualmente ispirata da un totale pessimismo verso il futuro del Pianeta Terra e da una visione realisticamente disincantata dei lati più subdoli, perversi e distruttivi che animano la mente umana. Gli Stone Wired incanalano nelle loro creazioni soniche tutto il risentimento, la frustrazione, l'eterna sofferenza, l'angoscia, la negatività, il dramma, l'annientamento selettivo di ogni speranza e di ogni sogno, la paura e lo scetticismo nel domani, concedendo alla tenebra più impenetrabile e fredda di oscurare completamente l'immaginazione dell'ascoltatore, proiettando scenari mortalmente apocalittici nei quali trionfano la disperazione e l'oblio. L'album "In Silent Attention", focalizzato ora da Vox Empirea, riassume tutti questi elementi in otto tracce: le modulazioni della release, masterizzata dal newyorkese Nathan Reiner - interprete del darkwave / electro one-man act chiamato Third Realm - si avvalgono della particolare lavorazione a 24 bit e 44,1 Khz, allo scopo di enfatizzare le tonalità più sotterranee ed il rumorismo elettronico del background. "Grim Wish", il primo capitolo della tracklist, è una prolungata espansione di acustiche volumetricamente dilatate che accerchiano i sensi con lenta ed inesorabile pesantezza, innalzando atmosfere ossessivamente dark-ambient / dark-industrial nelle quali si alternano drone-death pads, granulose interferenze, cicli di melodie atone e prive di fisicità, unite ad interludi dominati dai cupi respiri dei synths, in una inquietante suite che conduce all'alienazione. "Corporeal Phenomena" è una buia galleria senza fine in cui l'ascoltatore perderà il proprio orientamento, tormentato da ipnotici, morbosi frazionamenti di programming, da fraseggi psicotici e da rabbiose emissioni gutturali, tutto ciò suggestivamente armonizzato da accordi eterei ed estesi, avvicendati ai graduali oscuramenti delle drone-machines ed ai notturni, vaporosi riverberi dei synths. La Morte incombe anche sulla successiva ed omonima "In Silent Attention", avvolgendola tra le spire di un dark-ambient infinitamente abissale e destabilizzante, congegnato attraverso una lunga scia di field-recording, basse trasmissioni di pads e drones, nebbiosità artificiale, looped voices ed echi sinistri svuotati di ogni luce, in un rallentato, torbido insieme di suoni caratterizzati da spettralità e freddezza. "Uninvited Flames" è una quieta diffusione di irradiazioni plutoniane tra la cui tetraggine, generata dall'immoto rombo dei synths, si odono in lontananza cristallini riverberi di bells, soffocati da oscuri, perpetui contrappunti death-ambient e sonorità sub-dimensionali, le medesime rilevabili anche all'interno di "Sequencing Death", traccia in cui i drone-engines originano incorporei flussi disturbati da radiazioni cosmiche, intervallati da riverberi minimal-percussivi ed impulsi di programming extraterrestre, tutto questo in una successione di pads vetrificati, ignoti e profondi come una voragine, attraversati da impurità elettroniche. La superficie dark-death ambient di "Universal Mutability Of All Things" è uniformemente corrosa da rivoli di acid-noises, le cui tossiche effervescenze destrutturano torpidamente il suono aggregandosi alle onde ascensionali dei drones ed alle caustiche perturbazioni formulate dai synths, così come nella seguente "Wolf Soul Bitten" la plumbea, opprimente massa di acustiche elevata dalle tastiere si immerge fascinosamente nel buio ultraterreno, trasformando i pads in potenti segnali per civiltà d'altri Mondi, ciò con improvvise emanazioni scandite verticalmente sotto le quali soffiano venti sintetici oltre ad un'occulta, monolitica e lineare copertura tastieristica dark-ambient che termina in un effetto sonoro simile al decollo di un velivolo interstellare. "Helion Trajectory" conclude il percorso riversando nel suo primo segmento grevi elongazioni death-ambient sulle quali fluttuano con regolare cadenza le intermittenze del programming e, più innanzi, esalazioni sintetizzate, unitamente ad una sequenza di sibili elettronici che si dilunga fino all'ultimo istante della traccia. Album di ragguardevole interesse, "In Silent Attention" è l'attestazione dell'ingegnosità e della grandezza comunicativa raggiunta oggi da questo progetto: la solenne configurazione della non-musica death-dark ambient / drones / death-industrial formulata da Gyorgy e D-mon assilla, perseguita, inquieta, attraverso suoni consumati da un'energia invisibile che provoca stati di alterazione ed incubi virtuali. I tematismi celati all'interno delle composizioni illustrano fedelmente e spietatamente una realtà priva di aspettative e di fiducia nell'Uomo, nei suoi sentimenti e nelle istituzioni che regolano la sua fuggevole esistenza: i due interpreti riescono a tramutare la collera, il dissenso e la condanna in tangibili vibrazioni acustiche, donando ad esse un'unica voce, quella di un suono esangue, spaventosamente nero ed evocativo. La sua ombra ha oscurato il Sole.

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Structural Fault - "Herbe" - by Maxymox 2014

strur  Ascoltare le esecuzioni ingegnate da Structural Fault significa concedere a sè stessi la possibilità di trasmutare frequenze avanguardistiche in immagini fantastiche e lasciare che i pensieri, rincorrendo suggestivamente il flusso delle sonorità, si adattino con naturalezza alle atmosfere create dalle strumentazioni: chiunque desiderasse analizzare nel dettaglio la figura artistica di questo eccezionale solo-act impersonato fin dal 2007 dall'argentino Sarco, potrà avvalersi dell'intervista realizzata da Vox Empirea visualizzabile nell'apposita sezione. Il range sonico formulato dal protagonista è il risultato dell'ibridazione tra elementi prevalentemente IDM/ambient/industrial privi di ogni vocalità, con intromissioni glitch e cyber-punk, un riversamento ininterrotto di energia elettronica che incatena l'ascolto mediante distensive emanazioni tastieristiche, eteree sospensioni ed assimmetrie percussive. Le nove songs incluse nella tracklist del nuovo e secondo album "Herbe" licenziato nel 2014 dalla netlabel bielorussa Solanic fondata dal mastemind Andrei Solaris, proseguono lo stile unico ed inimitabile che caratterizza la discografia di Structural Fault incominciata nel 2011 con i tredici episodi del full-lenght "Intro/Version", masterizzato da Robert Gajdos - alias l'ambient solo-project Headdreamer - e pubblicato dalla home slovacca Aliens Production, suscitando contemporaneamente sensazioni "umane" di romanticismo depresso create da accordi aeriformi e percezioni di meccanica freddezza scaturite dall'incedere del drum-programming, tutto ciò proiettato in un'immaginaria e futuristica dimensione che si espande con affascinante lentezza nella mente. Inoltrandoci nei contenuti di "Herbe" scopriamo inizialmente i quieti scenari disegnati per "(-10ºC Romantic)", traccia downtempo nella quale l'evanescenza delle tastiere, unitamente alla complessa spazialità del drumming IDM-minded, generano accordi spiraliformi, riverberi emozionali, micro-attriti glitch ed estensioni di suono elettronicamente nostalgico, così come le estatiche propagazioni ambient/IDM congegnate per successiva "Distante" diffondono rilassanti e volatili pads ai quali si uniscono gradualmente distorte trasmissioni industrial di programming e, più innanzi, la scandita circolarità downtempo della drum-machine. Nella stupenda "Throb" la percussività avanza e arretra in un continuo interplay tra imprevedibili poliritmi, impulsi saturati e frammentazioni echeggiate, un miracolo di cerebralismo, bellezza armonica ed esplorazione interiore, concretizzato all'interno di una nebula elettronica resa intensamente e persistentemente sentimentale dalle emissioni tastieristiche. "Prophet" sparge a sua volta incorporee fluttuazioni ambient che commutano i suoni in paradisi tridimensionali, ciò corroborato dalle opalescenti effervescenze sgorganti dagli impianti collegate ad una iper-processata, discontinua sequenza ritmica in modalità downtempo. In "Synthese" germinano immateriali vaporizzazioni di tastiere i cui ondeggiamenti ipnotizzano l'udito combinandosi alle acide saturazioni ed alle potenti intermittenze del drum-programming, mentre la successiva "Rung" esala gassose melodie ambient sospinte nella loro fase iniziale da rarefazioni percussive, le quali, trasformandosi successivamente in un drumming midtempo più definito, intersecano uno stereogramma di corrosioni e manomissioni sequenziate in un climax da viaggio astrale. Gli ultimi tre brani della release sono remixes affidati ad altrettanti musicisti attivi nel panorama IDM/industrial/alternative-electronics: Huron, aka il tedesco Steffen Schröder conosciuto anche con il side-project Cybotnik, ridefinisce la sonicità di "(-10°C Romantic)" donando ad essa rinnovato charme, grazie al dosaggio di metronomici effects e lunghissime dilatazioni tastieristiche, mentre il bielorusso RecFrag, artista scritturato dalla label Solanic, ricostruisce le fattezze di "Synthese" ampliandone immensamente il potere seduttivo per mezzo di manipolazioni ed arrangiamenti hi-tech dai quali prorompono sentimentali curvature ambient ed i distorti automatismi industrial che ne compongono l'unità percussiva. Logical Disorder - ovvero l'one-man act impersonato dallo spagnolo Javier Barrero, attivo anche nei tre progetti paralleli Cuartilla & Muto, Muto e nnID - ristruttura splendidamente il nucleo della conclusiva "Throb", integrando in essa una più lineare continuità ritmica abbellita dalle prolungate luminescenze dei pads. Musica contemplativa, orchestrata con grande ispirazione: le stupende acustiche ideate dall'outsider Structural Fault sono un sicuro approdo per chiunque desideri un sound particolarmente adatto come sottofondo per trascorrere ore in completo isolamento, esplorando le profondità della propria esistenza rievocando le vicende più significative. Quelli contenuti in questo nuovo album sono nove paragrafi catarticamente elettronici che solennizzano ogni singolo momento vissuto distanti dalla tangibilità del Mondo, trasportati psichicamente verso stati emotivi tendenti all'afflizione. Il notevole magnetismo dei pads, le intricate elaborazioni dei laptop e le dissonanti fratture percussive favoriscono romantiche introspezioni strettamente connesse ad una progredita tecnologia del suono: tutto ciò in "Herbe", freddo come il ghiaccio, ardente e tormentoso come la malinconia.

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The Blank VRS - "The Idiots And The Envious ep" - cd - by Maxymox 2014

thebla  C'è qualcosa di fatalmente attrattivo ed unico nell'impronta musicale congegnata dal solo-act The Blank VRS, alias Kalle Fagerberg. Anagraficamente originario di Stoccolma ed attualmente residente a Berlino, l'artista è creatore di una miscela sonica basata principalmente sul minimalismo new waver e su sperimentali rievocazioni post-punk, combinati ad elementi elettronici e, in minor misura, pop oriented. Precedentemente alla definitiva conversione a questo specifico sottogenere, Kalle contemplò svariati ed opposti orizzonti musicali, militando come chitarrista, durante la prima decade degli anni 90's, nella death-metal band svedese Nauseant, sviluppando in seguito una differente propensione verso l'experimental/ambient/noise, evento dal quale ebbe origine il suo one-man project Blank Verse, mediante cui Kalle pubblicò nel 2010 un convincente ed oscuro Extended Play di sei tracce inciso sul CD-r intitolato "Karelia Ingria", edito per la label francese Visceral Circuitry. La trasformazione stilistica del musicista, avvenuta ufficialmente dopo la prima decade del Nuovo Millennio attraverso lo pseudonimo The Blank VRS, concretizzò un primo risultato, l'album "Milaya Moya", ovvero sette episodi registrati su musicassetta C-25 e licenziati nel 2012 dalla label serba Color Triangle Recordings. Se i contenuti new-wave/post-punk di quel full-lenght risentivano ancora delle impurità tecnologiche del dark-noise formulato in tempi antecedenti, il nuovo ep "The Idiots And The Envious" propone un sound dai tratti più definiti, pianificati utilizzando in modo assai originale le esecuzioni del synth, della percussività, della chitarra elettrica e del supporto elettronico: ne risulta una sequenza di brani alienanti, gelidamente depressi, creati con essenzialità strumentale e cupezza armonica. La release, masterizzata da Dean Rostron e pubblicata nel 2013 sia dalla svedese Muskox Productions, music-brand appartenente allo stesso Kalle, che dalla statunitense Swamp Circle, sub-label della Rainbow Bridge Recordings, include sei tracce delle quali "Fig Head" è il tratto iniziale: la song interiorizza spettralità canora e reminescenze early-new wave, esposte attraverso frazionate, scheletriche battute midtempo di drum-machine, glaciali micro-effervescenze di programming, pulsanti bass-lines, deviazioni di synth e veloci arpeggi di chitarra. L'omonima "The Idiots And The Envious" prosegue il tragitto cingendo l'ascoltatore in un freddo, essenziale abbraccio elettronico di synth, effects e drum-sequencer in modalità uptempo, tra le cui spire si distingue il canto lucidamente sconvolto che Kalle accompagna con modulari scosse di chitarra, mentre la successiva "Pigeon Song (For Sparrow)", a mio parere la traccia migliore dell'intero ep, raggiunge gradualmente il suo apice propagando dapprima un'incessante, ossessiva estensione chitarristica post-punk il cui stridore, affilato come una lama, funge da basamento sul quale la fase ritmica uptempo e le punteggiature del basso affiancano la tenebrosità dei vocals, tutto ciò attendendo l'imminente apertura del refrain, sospinta da un canto allucinato e dalla crescente, focosa intensità new waver esaltata nelle meravigliose verticalizzazioni del synth, irrobustite in un secondo tempo da ulteriori innesti di chitarra e dalle simmetriche propulsioni del basso all'interno dei quali Kalle modula un canto melodicamente avvilito, per un trionfo di insoddisfazione esistenziale, amarezza, isolamento. Ancora new wave disadorna ed eseguita con freddezza si riscontra attraverso la monoritmica percussività di "Polygraph", scolpita da algidi battiti midtempo accanto ai quali scorrono i continui tratteggi del basso e della chitarra unitamente a vocals colmi di malcontento, a sporadiche emissioni di effects e ciclici impulsi elettronici, così come anche nella seguente "Night Life/Night Death" è fortemente percepibile l'ibrida fusione tra sottocultura after-punk ed avanguardismo wave, concetto enunciato in un sound rigidamente melodico, eseguito mediante cadenze percussive midtempo attraversate da replicate scale di guitar, da periodiche ripartizioni di synth e da oscillazioni elettroniche sulle quali svetta la voce razionale del protagonista. "Lucipheromones" chiude la tracklist offrendo una musicalità sperimentale decadente e notturna, composta inizialmente da psichedelìà tastieristica e lievi accordi chitarristici, susseguiti da grevi toccate di pianoforte e dalle acute iperfrequenze del synth attorno le quali la breve comparsa della voce infonde sensazioni di spleen e di profondo abbandono. Quello appartenente a The Blank VRS è un pentagramma riservato ad una fedele élite di cultori: essi potranno ascoltare in questa release la celebrazione postuma del post-punk d'annata e del movimento new wave più radicale vivendoli attraverso l'interpretazione di un visionario epigono dei nostri tempi, le cui alchimie esprimono pienamente la desolazione interiore, il desiderio di solitudine, il disagio, le nevrastenie, le inconfessate frustrazioni ed il rapporto conflittuale con il mondo esterno, componenti fondamentali che da sempre ispirano i generi in questione. Kalle Fagerberg dimostra di possedere l'esatta cognizione di un suono non facilmente realizzabile, oltre ad ottime capacità tecniche e ad una particolare atipicità, fattori questi che lo rendono idoneo a raggiungere obiettivi più ambiziosi, come un futuro album che integri una successione di tracce altamente comunicative ed avvincenti, pensate, progettate ed infine eseguite con la medesima onestà di quelle racchiuse in "The Idiots And The Envious". Se la musica fosse descrivibile attraverso i colori, a questo ep corrisponderebbero tutte le più scure tonalità del grigio.

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The Rorschach Garden - "Tales Of A Fragile Mind" - cd - by Maxymox 2014

theror  Originaria di Bielefeld, Germania, la piattaforma The Rorschach Garden nacque nel 1989 come solo-act fondato da Philipp Münch, musicista avanguardistico ed interprete con Tim Kniep del duo electronics / rhythmic-power noise / dark-ambient / industrial Synapscape; il progetto contempla fin dalla sua creazione una musicalità tecnologica pulita e lineare che congiunge intelligentemente melodie 80's synthpop all'essenzialità del minimal-electro, ottenendo un modulo al quale il protagonista aggiunge sperimentalmente e sporadicamente ulteriori elementi IDM. L'estesa discografia di The Rorschach Garden, consultabile sul web in ogni suo dettaglio, esordì solo nel 1991 con i due albums "First" e "Second", entrambi licenziati dal brand germanico Fich-Art, ai quali seguì un'importante quantità di full-lenghts, 7" e compilations su cassetta, vinile, file-mp3 e CD-r, tra cui si evidenziano le collaborazioni tenutesi con i progetti alternative-electronics tedeschi Moata Omen, Telepherique e Asche: dei rilasci di The Rorschach Garden si enumerano poche autoproduzioni, con una netta prevalenza di distribuzioni da parte delle labels Cat Killer, Scientifica Intercosmo, IRRE Tapes, Jeremy Bamber Tapes, Gorkon Recordings, Sub.ver.siv, Disorder Records, Thrill Beat Construction, nonchè attraverso sinergia tra la Kaleidoskop e quella che diverrà stabilmente la home ufficiale del disegno di Philipp Münch, la tedesca Bazooka Joe, parent-label della mitica Ant Zen. Nel 1997 The Rorschach Garden ebbe una prolungata fase di immobilità artistica, riattivandosi nel 2001 inizialmente con una serie di concerti supportati dalle due live-performers Natascha Ruf (synths) e Babsi Teichner (synths), dedicandosi interamente negli anni successivi ad un progressivo avanzamento della ricerca sonora e, in particolare, di specifiche ed innovative modulazioni che rappresentassero pienamente un sempre nuovo ideale a cui riferirsi. Da questo costante lavoro di affinamento è scaturito il nuovo full-lenght "Tales Of A Fragile Mind", concepito durante il triennio 2010/2013 e pubblicato nel 2014 sempre dalla Bazooka Joe: la release include quattordici episodi dei quali tredici creati esclusivamente da Philipp (vox / synths / programming / treatments) ed uno splendidamente remixato da Michael Morton, alias il solo-project IDM / ambient canadese Displacer. I suoni contenuti nella tracklist, come avverrebbe in un'autentica narrazione di vita vissuta o in una spontanea confessione, offrono in questo caso una varietà di ambientazioni, sentimenti ed atmosfere rese vivide dall'universo emozionale, ma anche dall'alienazione provocata dalle ingiustizie sociali, tutto ciò musicalmente espresso attraverso un'alternanza di tristezza, manifestazioni compassatamente gioiose oppure sognatrici, raggiungendo nel contempo lunghi ed intensi momenti di nostalgia ed altri afflitti dal pentimento, in una bilanciata successione di liriche significative, vocals cantati con tonalità essenziali ma penetranti orchestrate da un electropopish-sound analogicamente elaborato e frequentemente sfumato di oscurità. "Fun Tastica" è la prima traccia dell'album, un techno-pop che incorpora ipnotiche formulazioni 'sub-house' costruite da Philipp programmando la rhythm-machine ed il sequencing su base uptempo, evidenziando la profondità dei bassi, diffondendo scheletriche emissioni tastieristiche ed un canto armonicamente minimale. Dalle rettilinee geometrie electropop di "Control" traspare la calcolata vivacità melodica del synth inserita tra l'automatismo midtempo del drum-programming e vocals pronunciati con tonalità monolitica, così come in alcuni frangenti della successiva "Experiments With Me" si percepiscono lontanissime reminescenze synthpop early-Depeche Mode, particolarmente distinguibili nelle precise e fascinose esecuzioni della tastiera sulla quale sono allineate metronomicamente intermittenze midtempo di drum-machine e fredde ripartizioni vocali, le stesse schematicamente dettate nella seguente "Stay In Line", un minimal-synthetic pop del tutto simile ad una danza robotica in cui la secchezza midtempo del drumming fraziona il ritmo con simmetriche scansioni, mentre la voce di Philipp e le pallide scie della tastiera si incastrano meccanicamente nella strumentalità, esaltando tutta la loro algida bellezza nel refrain. Con "Distant Disco" la sperimentazione elettronica di The Rorschach Garden esplora ballabili tecnicismi 80's di synth e drum-programming midtempo fortemente ispirati agli inconfondibili stilemi di Patrick Cowley, un sound visionario, evocativo e dinamico combinato al canto impassibile del protagonista. L'apparente leggerezza melodica estrapolabile nei vocals e nei flussi della tastiera di "Nothing Matters" è intervallata da sezioni elettronicamente distorte ed accenti canori più grevi, una rarefatta perturbazione che ottenebra per pochi istanti la struttura di questo synthpop diradandosi poi in tempi rapidi, concedendo quindi alle armonie di rischiarare nuovamente il sound al battito midtempo del drum-programming. Scattanti propulsioni uptempo movimentano invece "That Fading Line", interagendo ritmicamente con la distaccata compostezza dei vocals, con le imprevedibili traiettorie del synth e con la regolare modularità del sequencing, ciò in un electropop che rivela ottime caratteristiche dance-oriented. La gradevole effervescenza di "My Major Mistake" rasserena e cattura fruendo dei suoi principali punti di forza, ovvero l'immediata accessibilità di vocals che si imprimono istantaneamente nella memoria, ritmica uptempo con bass-lines piene e scandite dal drum-programming sulle quali scorrono rivoli di sequencer, per una electropop-song davvero avvincente. "Simple Minded" è anch'essa un'armoniosa germinazione di contrappunti pop-elettronici che colorano lo spazio di spensieratezza, avvalendosi di unidimensionali replicazioni midtempo di drum-programming, luminosità tastieristica e cadenze vocali sincronizzate alla percussività, mentre nella successiva "Faith And Obedience" basse frequenze midtempo conferiscono possenza al regolare battito del drumming attorno al quale si innalzano ombrosi pads e livide emanazioni di synths corroborate da un canto depresso e da iridescenze di sequencer. "A Little Piece Of Moog" dona continuità al registro minimal-electropop, allestendo un danzabile quanto sperimentale campionario di tech-sounds stroboscopici ed immaginari, disposti su una flessuosa base midtempo e di vocoder che aggiunge eleganza e modernismo all'insieme, a completamento di un brano quasi interamente strumentale che raccoglierà i consensi degli avantgarders. "Visions Without A Meaning", un ricercato pop futuristico, velocizza il calcolo del drum-programming assestandolo su ritmiche uptempo disseminate di veloci sfrecciate di synth e sequencing, ionizzazioni di keyboard ed avveniristiche decorazioni elettroniche, come sempre ornate dai toni profondi che contraddistinguono il cantato di Philipp. La tredicesima song, "We're All Gonna Die", è l'ultima generata in questo album dall'inventiva di The Rorschach Garden: rallentate movenze di drum-programming, afflizione vocale, tenui cromie di synth ed abbellimenti sequenziati formano la struttura di questo capitolo che precede l'atto finale della release, la versione 'Beautiful Corpse' del medesimo brano remixata da Displacer, il quale amplia smisuratamente l'intensità delle musiche lasciando invariata la loro conformazione originaria, ma facendole percorrere da evanescenze artificiali, dilatazioni spaziali e riverberi psichedelici, finalizzando così un componimento elettronico di grande charme che rende onore alla sua maestrìa. Un album sincero, intimista, che attrae con la sua intelligibilità e, soprattutto, con la sua capacità di instaurare con l'ascoltatore un dialogo aperto, confidenziale ed un rapporto di estrema complicità destinato a durare nel tempo: The Rorschach Garden attraverso il suo nuovo full-lenght esterna senza alcuna difficoltà le proprie debolezze, gli entusiasmi, le speranze, i drammi interiori e le paure esistenziali, condividendole con chi, come lui, possiede un carattere introspettivo, sensibile, incline all'autoanalisi. Con "Tales Of A Fragile Mind" Philipp Münch stabilisce un'importante frontiera nel suo repertorio sonoro, unendo in modo indissolubile tecnologismo pop ed emozione, rivelandosi a noi non solo il grande artista di sempre, ma anche semplicemente, meravigliosamente umano.

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THYX - "Super Vision" - cd - by Maxymox 2014

thyxx  La fondazione degli austriaci Mind.In.A.Box, avvenuta nel 2002 per iniziativa del front-man Stefan Poiss, al quale si unirono Markus Hadwiger ed in seguito i live performers Roman Stift, Adam Wehsely-Swiczinsky e Gerhard Höffler, rappresentò e rappresenta tutt'oggi una significativa presenza nel settore alternative-electronic, costituendo lo stile della band un'originale mixture di futurepop, gothic e progressive-trance le cui sonorità e marcature di voce sono talmente peculiari da essere riconoscibili istantaneamente. Il side-project THYX, impersonato unicamente da Stefan, può essere considerato invece la parte inespressa e più intimista dei Mind.In.A.Box, ma soprattutto l'ardente volontà di ricercare, replicare quelle vibrazioni psichiche e quella capacità evocativa scaturite e vissute attraverso le musiche scritte dallo stesso protagonista in "Thyx", il brano a cui è concettualmente ispirato questo solo-act, nelle cui strutture risiede una simbologia di grande importanza per Stefan e dalle quali si diffonde il potere di trasformare i suoni in vivida immaginazione, il tempo cronologico in una sospensione dilatata senza movimento, la vastità dello spazio circostante in una dimensione da percorrere mentalmente e le melodie in un flusso ininterrotto di emozioni ed autoanalisi. La configurazione vocal-strumentale del progetto THYX, sempre diversificata e mutevole, richiama comunque fortemente quella interpretata da Stefan nei Mind.In.A.Box ma dotata di ulteriori elementi che la rendono ancor più unica ed inconfondibile, con impostazioni canore episodicamente effettate ed androidi, ma anche atmosfericamente opache e baritonali, espresse per enfatizzare alcuni dei i momenti più suggestivi delle songs, oppure armonicamente solide, drammatiche e colme di passione quando il contesto esige la materializzazione istantanea dell'inquietudine. Allo stesso modo, il diagramma elettronico pianificato nelle composizioni di THYX è sotto alcuni aspetti l'effettiva trasposizione dei moduli compositivi formulati nei Mind.In.A.Box, aventi per fondamento l'uso sconfinato e coinvolgente dei synths dai quali hanno origine partiture mentalmente avvolgenti e vagamente malinconiche disposte a velocità variabile su pulsazioni di drum-programming, tutto ciò per un insieme di avanguardismo sonico, ballabilità ed esplorazione interiore con i quali condividere in solitudine le ore di un lungo viaggio notturno, oppure per convertire in qualsiasi momento la musica in un'affascinante proiezione di ricordi e sensazioni mai sperimentate. Le tre album releases costituenti i punti cardine della produttività di THYX sono invariabilmente caratterizzate da una duplice piattaforma di pubblicazione: la THYX Records, label autonomamente fondata e gestita da Stefan, e la leggendaria Metropolis con sede a Philadelphia. Descrivendo quindi la discografia completa dell'artista, essa ebbe inizio da "Into The Realm", digital debut-single rilasciato nel 2010 dalla THYX Records, orientato stilisticamente verso il synthpop/electro e successivamente incluso nel 2012 all'interno delle undici tracce del debut-album limited edition "The Way Home", seguito nel medesimo anno dalla one-track digital-release sperimentale ed autoprodotta intitolata "Project Tape Evidence" composta appositamente per i fans da THYX unitamente alla completa line-up dei Mind.In.A.Box. Il 2013 è considerabile come una fase particolarmente fertile per la creatività di Stefan: infatti in quell'anno furono pubblicate le dieci tracce del secondo album "Below The City" ed i quattro episodi del singolo "Network Of Light", edito sempre per la THYX Records, al quale fecero seguito tre self-produced releases contenenti due tracce ciascuna e create digitalmente in collaborazione con il musicista statunitense Ray Koefoed: i loro titoli sono "Survival Instinct", "Survival Instinct (Rock Remix)" e "Ships To War". "Super Vision" è quindi il nuovo, atteso full-lenght del 2014 ora analizzato da Vox Empirea, un lavoro tecnicamente perfetto, un ennesimo, fulgido esempio di avanzata tecnologica del suono che trova corrispondenze in quella parte assai poco diffusa del pop avveniristico in grado di interagire realmente con i sensi dell'ascoltatore: la tracklist dell'album, enumerante undici songs, esordisce enfaticamente con le solenni orchestrazioni tastieristiche ed il drumming trionfale della breve "Intro", apertura connessa alla seguente "Will They Learn?", in cui le prospettive midtempo di drum-programming alternano ritmiche lineari e, nell'interpausa, stacchi rullati, sorreggendo un'eccitante trasmissione di synths ed un cantato che combina robotici frazionamenti di vocoder interagenti con tonalità umane traboccanti di phatos. In "Robots Don't Lie", la voce, artificialmente trasmutata dai filtraggi, disegna melodie multispaziali attorniate da sferiche emissioni di keyboard scandite dal battito midtempo della drum-machine e seguite parallelamente dai frazionamenti del sequencing, tutto ciò in un pop futuristico di grande effetto. La musicalità altamente tecnologica di "Für Immer" è contraddistinta da tre differenti schemi vocali simili ad un dialogo tra uomo e macchina: il primo, gelidamente sintetico, è avvicendato ad un secondo rauco ed oscuro, affiancato nello sviluppo dalle romantiche melodie che lo stesso Stefan intreccia agli accordi visionari della tastiera ed ai poliedrici cicli midtempo del drumming. "Waiting For You" è un carismatico electro/futurepop/trance, ma anche un infallibile congegno uptempo per dancefloors che coniuga simultaneamente energia ritmica, vocals trascinanti ed atmosfere colme di emozioni, grazie alle pulsanti bass-lines del drum-programming ed al canto teso, risoluto, intersecato dal frenetico turbinìo dei pads. Meditativa, surreale, la successiva "Don't Let Yourself Go" è un distillato di psichedelìa e fascino, una quieta galassia elettronica in cui confluiscono inizialmente le lunghe estensioni della tastiera e, in seguito, il tono vocale di Stefan profondamente basso, remoto, lisergicamente fluttuante in un contesto di irrealtà, attendendo con ciò l'improvvisa corrente ascensionale originata dal synth, dalla chitarra elettrica e dalle lente cadenze del drumming che interrompono, solo per qualche istante, il moto uniformemente placido della traccia. "Loyalty" è un futurepop downtempo ritmicamente scandito da suddivisioni di drum-machine sulle cui ripartizioni si posano evanescenti accordi di synth e la cogitabonda voce di Stefan la quale, durante le splendide aperture del refrain, diviene una calda, appassionata melodia che penetra indelebilmente nella memoria, splendidamente accompagnata da viraggi chitarristici e da un più compatto rafforzamento tastieristico-percussivo. Si prosegue con "Our Only Home" e le sue eleganti procedure dalla foggia armoniosamente futurepopish, espresse mediante trasfigurazioni vocali, radiose stratificazioni di synth e loops pianistici trainati dalle spinte midtempo del drum-programming. Assolutamente magnifica, "Believe" è un episodio esplicitamente futurepop entro cui è concentrata tutta la sensibilità armonica di THYX: il drum-programming crea un'ipnotica successione di replicazioni midtempo, così come le congiunture vocali di Stefan, immediatamente assimilabili nella loro sofisticata esposizione, catturano l'ascolto con naturalezza volteggiando in una costellazione di synths ed artifici elettronici. La susseguente "Forgotten" inebria l'udito incitando gambe e cervello alla danza tecnologica, dinamizzando la percussività con metriche uptempo ed elaborando un cantato seduttivo che relaziona con le irresistibili scale melodiche delle tastiere. In tratto finale dell'album è "Every Time", un pop ultra-modernistico contraddistinto da irradiazioni tastieristiche e da roboanti sezioni midtempo di rock-drumming affiancate da vocals granulosi, torbidi, arcani, i quali, nell'esplosione del refrain, mutano la loro forma divenendo eccitanti armonie provenienti dall'anima, cantate con tonalità aperta, travolgente. Le undici songs, minuziosamente pianificate in ogni loro aspetto, rivelano dettagli di grande attrazione tra i quali spicca la voce di Stefan in possesso di una prorompente ricchezza melodica e comunicabilità, seguita da geometrie strumentali congegnate per ottenere il più alto livello di partecipazione. La tracklist impiega al meglio le discipline electro/futurepop/trance connettendole ad intuizioni ed arrangiamenti Mind.In.A.Box-oriented, la cui sinergia produce un numero incalcolabile di acustiche iper-tecnologiche curvate verso l'introspezione, stato necessario per ricercare nel subconscio qualcosa di sfuggente, imprecisato, ma di importanza fondamentale per il completamento dell'equilibrio interiore. La release non integra esclusivamente i migliori fondamenti elettronici oggi a disposizione, ma anche un grandioso dispiegamento di suoni senza eguali, tanto da rendere questo album assolutamente unico nel suo genere. "Super Vision", super THYX, super music!

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TourdeForce - "Jedem Das Seine" - cd - by Maxymox 2014

tourdef  I bergamaschi TourdeForce nascono nel 2004 in origine come un duo formato da Christian Ryder, assegnato principalmente alle strumentazioni elettroniche, ed Eric Raven al quale erano invece affidati i comparti vocali e le manovre di chitarra elettrica. Dal 2008 ad oggi, a seguito dell'uscita dalla line-up da parte di quest'ultimo componente, il disegno ha assunto l'identità di un one-man project rappresentato unicamente da Christian, ma in perpetua sinergia con un numero sempre variabile ed eterogeneo di guest-musicians. Inizialmente, il suono elaborato dal progetto TourdeForce era contrassegnato dalla specifica volontà di emulare il pop elettronico-alternativo dei colleghi nordeuropei, combinando ad esso le medesime, vivide reminescenze 80's che fungono ancora oggi a Christian Ryder da modello ispirativo, perfezionando in seguito questo modulo fino all'ottenimento di una musicalità in continua evoluzione in cui si distingue l'equilibrio tra armonie electro-waver e brillanti formulazioni synthpop, tutto ciò corroborato da concepts e testi colti i quali, oltre ad esternare argomentazioni sottilmente destabilizzanti e provocatorie, affrontano con estrema lucidità e realismo tematiche di differente estrazione, spaziando dall'attualità fortemente connessa al declino socio-politico dell'Occidente ad altre più intimiste dedicate alle profondità insondabili dei sentimenti ed alla psicologia, enunciando simbolici proclami suggeriti dalla letteratura sia classica che contemporanea, dalla Sociologia, dalla Storia e dall'universo cinematografico. La carriera dei Tourdeforce è stata inoltre contrassegnata dal desiderio di interagire artisticamente con rilevanti esponenti del medesimo settore, allo scopo di condividerne le esperienze live: questo aspetto, reso possibile dalla preparazione tecnica di Christian, ha trasformato in realtà esibizioni con electro / synthpop bands come gli italiani Babylonia e Ottodix, gli svedesi Covenant, le piattaforme inglesi Client ed il solo-act di Ronan Harris chiamato Modcom inclusi i leggendari VNV Nation, i tedeschi Frozen Plasma, concludendo quindi con gli statunitensi A Place to Bury Strangers e Levinhurst. Rimarchevole è anche il progetto electropopish fondato da Christian Ryder e Daniele Murgia denominato Consenso, interprete nel 2011 dell'ottimo album "Un Disco Onesto" la cui recensione è leggibile nelle webpages di Vox Empirea relative all'anno 2012. L'elenco delle pubblicazioni discografiche rilasciate con il marchio 'TourdeForce', epiteto inteso sia come duo che come one-man act, può essere considerato un'interpretazione multiforme e personalizzata dei generi electro-wave / synthpop, la cui graduale evoluzione incominciò nel 2004 attraverso le sette tracce dell'omonimo EP autoprodotto "TourdeForce", seguito nel 2005 da "The Wedding In Fusion", un demo-EP nuovamente self-produced contenente otto brani dei quali uno, recante l'omonimo titolo della release, fu incluso nello stesso anno all'interno della celebre EBM / industrial / techno / dark-ambient / synthpop digital-compilation intitolata "Italian Body Music vol.2". "Omnes Feriunt, Ultima Necat" del 2007, anch'esso autoprodotto come i precedenti lavori, rappresenta invece il debut-album nel quale si articola una tracklist di quindici episodi che ufficializzarono l'entrata in scena dei Tourdeforce. "We're NOT Underground" è un digital-album sperimentale, edito nel 2009 dalla net-label italiana Inv3rno, contenente dieci tracce stilisticamente improntate sui generi classical / house / ambient / EBM / electro / synth-pop, succeduto nel 2010 da "Colours In Life", full-lenght enumerante quindici brani e pubblicato dalla label italiana Breakdown Records. A ciò seguì "Leaving Colours", una digital-release di quattordici files edita nel 2011 dalla My Owl Music: quest'opera costituisce un'antologia dei TourdeForce remixata da svariati electro-artists seguendo canoni electropop / classical / italo-disco / new wave / techno / EBM / trance, con songs sia inedite che incluse nell'album antecedente, rielaborate dai seguenti nomi che meritano una particolare segnalazione per la loro validità: il synthpop duo francese Foretaste, gli EBM /futurepop's Syrian, Luca Urbani dei progetti Fluon, Soerba e Zerouno, la electropop band francese Dekad, Porta Vittoria - side-project costituito da Christian Ryder e dalla vocalist Lisa P. Duse orientato verso i generi noise / classic / electronic / jazz & blues / ambient / retrogarde / experimental folk - proseguendo quindi con il trance solo-act francese Blue Velvet, il sound engineer Alessio Sogno, People Theatre, ovvero la piattaforma synthpop / electro-wave del produttore-musicista francese Peter Rainman, ed infine Chemnitz, membro del duo synth-wave / dark-electro romano Klonavenus. Nel 2012 fu la volta della versione digitalizzata dell'album "Omnes Feriunt, Ultima Necat", pubblicata ancora dalla label My Owl Music ed integrante una tracklist di sedici songs parzialmente modificata rispetto il suo precedente formato. Anno 2014: è il tempo del nuovo, controverso album "Jedem Das Seine", rilasciato in digipak per la home italiana Space Race Records (SRR), parent-label della EK Product. Questo lavoro è definibile ragionevolmente come l'apogeo del repertorio musicale ideato attualmente dal progetto, ciò in virtù delle sue dodici splendide tracce sulle quali Christian imprime tutta la sua vivida creatività, oltre ad un'accattivante gamma di suoni professionalmente edificati e mixati / masterizzati da Rob Early, membro con Nikk Allen, Dmitry Pavlovsky del terzetto electro / synthpop Washingtonian D.C. chiamato Retrogramme; tra i credits del full-lenght sono inoltre menzionabili per importanza le collaborazioni di Nicholas Diak, artista attivo nel settore neofolk / martial convocato in studio nel ruolo di 'music consultant', e di Andrea Di Nunzio, componente della electropop-band romana Zero-eq, ora nella funzione di 'additional technical assistant'. La traccia di apertura è "John Lennon Was A Warmonger", un ballabile electropop scandito dalle simmetriche ripartizioni midtempo del drum-sequencing progettato da Alessio Sogno sulle quali Christian intona un canto melodicamente teso, abbellito da luminosi flussi di tastiera, clapping hands e sfociante in seguito nella fulgida luminosità del refrain. "History Is Written By The Winners" velocizza il ritmo utilizzando le secche battute uptempo del drum-programming come energia motrice per trainare i caldi accordi della tastiera, le elettriche congiunture della chitarra e vocals che si armonizzano perfettamente alle seducenti e vagamente nostalgiche arie di questo synthpop. La guest-singer Kyt Walken, scrittrice di successo la quale in passato ha affiancato Christian come additional-live vocalist, diffonde il suo canto ben cadenzato alternandolo a quello più atmosferico del protagonista, in un electropop algebricamente frazionato dal drumming-midtempo e reso avveniristico da tratteggi sequenziati, effects e pads lunari: tutto ciò in "Kebab Trauma". Una seconda guest-singer, Lisa P. Duse - artistic-partner con la quale Christian coopera strettamente in duo nel loro progetto comune Porta Vittoria - accompagna la quadratura vocale di Christian impreziosendola con modulazioni di grande intensità, nel brano che, a mio parere, merita il più alto grado di apprezzamento dell'intero album, la strepitosa e coinvolgente "Adolf Hitler Platz", architettata su traiettorie electro-wave / synthpop retroilluminate di epoca 80's che concedono infinita ampiezza alla danzabilità, alla melodia ed alla profondità dei testi, caricando di dinamismo uptempo la propulsione del drum-programming il quale sorregge contemporaneamente elettrici ornamenti di chitarra e meravigliose emissioni tastieristiche la cui sinergia ha generato ciò che considero senza indugi un potenziale hit. Raffinatezza, decadenza, malinconia ed un tocco di classicismo sono le peculiarità della seguente "La Nuit De La Enchanteresse", una lisergica combinazione di ambient ed elettronic-sounds totalmente priva di supporto ritmico, nella quale Christian propaga suggestivamente un canto di rara bellezza le cui textures scorrono fluide, abbandonate al lento rilascio dei pads, ai riverberi pianistici ed alle sezioni d'archi. La struttura electropop del brano successivo, "Did Six Million Really Die", è innervata da uno scattante assetto di drum-sequencing il quale punteggia linearmente e simmetricamente l'intera lunghezza dello schema introduttivo, accorpandosi alle scie della tastiera ed ai monologhi freddamente pronunciati dal singer, ciò fino al raggiungimento del refrain, fase in cui la percussività accelera irrobustendosi di vigore elettronico. "Human Geometries", electro / futurepop song che ricorda in alcuni istanti le tipiche sonorità dei Seabound, riallaccia la connessione con stilemi dance-oriented attraverso metalliche cromie di tastiera le cui espansioni, unendosi alla glacialità midtempo del drumming, formano un nucleo compatto attorno al quale rotea fascinosamente il canto asettico di Christian, mentre nella seguente "The Last Hope For Europe" prevalgono traiettorie electro-waver / synthpop segmentate a velocità midtempo dal drum-programming in un insieme di acustiche prospettivamente terse e melodiche, tutto ciò facendo interagire con sapienza l'apertura vocale del singer, la nitidezza dell'aura tastieristica ed i contrappunti di electric guitar. Visionaria, futuristica e post-Kraftwerk, "Floating By The Immeasurable Nothing" è meccanicamente attivata da robotiche bpm's midtempo di drum-machine e sequencing fiancheggiate da radiose eufonie di synth, vocals alieni, effetti artificiali e dalle serene tonalità del cantato di Christian. Sonanze electropop che tracciano varchi di immensità sono udibili in "The Time-Music Of Quasars", traccia surrealmente high-tech in cui i rallentati impulsi del drum-programming creano ipnotiche replicazioni enfatizzando il melodismo dei vocals e la spazialità della tastiera, così come nella celere "No Other Forms Of Life" transitano catturanti formulazioni di canto e synths spinte dalle vigorose sferzate midtempo del drumming, in un trionfo di ritmo, carisma vocale e solennità che incitano alla danza trovando corrispondenze nell'electro-wave / electropop. Il capitolo finale della release è "Decrepitude", una 'hidden-ghost track' scritta dal norvegese Varg Vikernes, fondatore del black metal / dark-ambient one-man act Burzum: tenebrosamente minaccioso e sinistro, questo componimento dark-electro inquieta attraverso un dispiegamento di harsh-vox, plutoniane irradiazioni di tastiera e cadenze di drum-programming, la cui esasperante lentezza amplifica notevolmente il senso di gelo e di oppressione presente nelle musiche. Il fenomeno Tourdeforce costituisce quella ristretta élite di protagonisti nazionali operanti nel macrocosmo indipendente ancora in grado di comunicare con l'auditore mediante creazioni sempre intelligenti e fantasiose, coniugando impeccabilmente in esse ricchezza armonica, estetica, tecnologia ed asserzioni di forte significato. "Jedem Das Seine" suscita un durevole interesse ed una gradevolezza che si rinnova immancabilmente ad ogni successivo ascolto, attestando l'inventiva di Christian Ryder come una delle migliori e fertili in termini assoluti reperibili nell'emisfero alternative-electro italiano: ogni passaggio di questo full-lenght, ogni sua singola nota, ogni strofa decantata nei testi comunica passione e genialità, conseguendo l'ambìto risultato di farsi amare incondizionatamente per un imprecisabile numero di anni. O per sempre.

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United And Identified - "At The Border Of The Line EP" - cd - by Maxymox 2014

unite  Promettente terzetto belga concepito nel 2009 ad Aalter, la cui line-up accoglie Steve Caster (vox/programming/mixing/recording), Joep "TheSurvivor" Moens (drums) e Sammy "IS.Rafil" Glaïed (studio aid/production assistant). Fin dalla giovanissima età ognuno dei protagonisti ha costruito individualmente la propria erudizione artistica impegnandosi nell'acquisizione delle principali nozioni tecniche riguardo vari strumenti, manifestando successivamente tendenze multiformi spazianti dal gothic-rock al trance sound, consolidate attraverso esperienze intraprese come D.J.'s oppure con la fondazione di effimere bands e solo-acts tra i quali, citando l'esempio di Steve, Indigo Moon, Project X e 1D-Fens, convergendo quindi con gradualità verso il genere elettronico formulato oggi dalla piattaforma United And Identified nel quale si aggregano elementi futurepop, wave ed EBM, oltre agli immancabili richiami trance-oriented: da questa combinazione ha origine un sound che integra prevalentemente l'atmosfericità dei VNV Nation, la raffinatezza compositiva dei Covenant e le danzabili intuizioni degli Apoptygma Berzerk, facendo dell'eleganza e dell'immediatezza le sue più spiccate virtù, grazie alla scelta di armonie tastieristiche ed impostazioni ritmiche sempre catturanti associate ad una potente estensione vocale ed a liriche che sviluppano concetti astratti o reali legati al Mondo, al comportamento degli umani e, come lo stesso nome del progetto suggerisce, all'interconnessione tra le culture appartenenti ai differenti popoli. "At The Border Of The Line" è il titolo del debut-demo EP autoprodotto nel 2012 all'interno del quale sono racchiuse quattro preziose tracce che accertano concretamente la validità della band, intrattenendo l'ascolto con vivido coinvolgimento e facendo auspicare in ulteriori quanto rapidi sviluppi in direzione di un album. La release si apre con "X-Truth-e", un brano nel quale i classici tecnicismi dance-futurepopish evocati dal synth e dal drum-programming midtempo interagiscono con il canto visionario e tonalmente solido di Steve, così come le marcate pulsazioni ritmiche e le sezioni tastieristiche della seguente "Mirror Of Denial" trascinano in un'eccitante cavalcata elettronica da ballare fino all'ultimo istante completamente rapiti dalle scie vocali del singer. L'omonima "At The Border Of The Line", traccia di formidabile potere attrattivo, è sorretta da una geometrica struttura percussiva uptempo le cui cadenze incitano al ballo fondendosi alla modularità del synth ed alle meravigliose intonazioni vocali, rappresentando un potenziale riempipista che il D.J. alternativo potrà proporre con successo. "Life", brano conclusivo, affascina e commuove attraverso una electro-ballad sinfonicamente malinconica e contemplativa in perfetto stile Harris/Jackson, composta essenzialmente da pads solenni dialoganti con la meravigliosa voce di Steve le cui intonazioni, così penetranti ed intense, conducono in un universo di sogni che sanno di infinito. L'Extended Play ascoltato è l'esplicita dimostrazione delle potenzialità e del talento che contraddistinguono questa band emergente, la quale ha assimilato i pregi e le migliori strategie della technological-music: gli United And Identified estasiano e conquistano senza infrangere gli schemi, ma semplicemente proponendosi con onestà ed intelligenza: essi possiedono tutte le caratteristiche per riuscire ad imporsi con indiscussa autorevolezza nella scena electro rapportandosi fieramente con i suoi più illustri esponenti. Ora, stabilite le basi per l'evoluzione, la band dovrà progredire il work in progress con l'intento di raggiungere l'ambizioso obiettivo di un full-lenght che eguagli per caratura il presente "At The Border Of The Line", elaborando una tracklist ampia e significativa la quale possa rendere onore alla bravura dei tre artisti: se ciò avverrà, saremo al cospetto di un evento di straordinaria importanza che Vox Empirea supporterà con parole di elogio. Nell'attesa, sperimentate e godete pienamente il sound degli United And Identified: fatelo come se fosse l'anticipazione della loro futura gloria.

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United And Identified - "Moments Of Evolution" - cd - by Maxymox 2014

unidif  Gli aspetti biografici dei belgi United And Identified sono esaustivamente consultabili all'interno della recensione riguardante il precedente EP del 2012 intitolato "At The Border Of The Line", la cui descrizione è disponibile in questa stessa sezione del 2014 di Vox Empirea. Come auspicato a suo tempo in queste pagine, la grande determinazione del mastermind Steve Caster (vox / programming / lyrics / mixing ) in collaborazione con il fedele Sammy "IS.rafil" Glaïed (studio aid / production) e con il drummer David Vermeersch - subentrato in sostituzione a Joep "TheSurvivor" Moens - ha finalmente consentito la realizzazione dei questo atteso album che rappresenta uno dei capitoli più importanti della discografia del progetto, esaudendo pienamente le migliori aspettative già intuite nel menzionato Extended Play e nei diciannove episodi del digital-album pubblicato nel 2013 "The Early Years", un'antologia self-produced comprendente tracce create tra il 2004 ed il 2012: ed ecco quindi gli United And Identified interpretare oggi come sempre la loro musica in modo assolutamente impeccabile, stilizzandola attorno funzionali elementi techno-dance / trance / Electronic Dance Music / futurepop, nei quali spesso echeggiano riverberi VNV Nation / Pride And Fall oriented. "Moments Of Evolution" è il full-lenght licenziato nel 2014 dalla grandiosa label moscovita ScentAir capeggiata da Vladimir Romanov: la sua tracklist include dodici songs, due delle quali estratte dall'antecedente EP. La nuova release svela un suono maturo, professionale, elettronicamente catturante e ballabile, tutto ciò attraverso la voce di Steve perfettamente intonata e timbricamente solida, corroborata da una strumentalità di synths e drum-programming concepita per i dancefloors. Anche le liriche racchiudono importanti significati, rivelando un songwriting attento osservatore delle vicende che caratterizzano il Pianeta Terra nella sua globalità, soffermando l'analisi sull'infinita varietà di comportamenti dell'odierna società umana, concedendo inoltre ampio spazio al surrealismo ed a congetture fantastiche. L'album si apre magnificamente con le solenni, epiche orchestrazioni martial-neoclassiche di synths e drumming dell'introduttiva "Open Portal", alla quale fa seguito "Union Spark", traccia electrodance / futurepop baricentrata su iper-seducenti armonie di voce, unitamente ad un ballabile supporto uptempo di drum-programming attorniato dalle luminose coreografie propagate dalle tastiere. "Millennium" è propulsa con regolare linearità dalla drum-machine, le cui scansioni midtempo si uniscono armoniosamente al programming, alla melodica copertura dei synths ed al canto enfatico che Steve colloca in un contesto electrodance / trance / futurepop particolarmente appetibile per gli alternative d.j.'s. Estetismi tecnologici di ultima generazione impreziosiscono anche la successiva "Saviour Complex", una stupenda electrodance / futurepop song ritmata da disciplinate battute midtempo, vocalizzata con passionale altisonanza e resa fluorescente dalle emissioni dei synths. Le atmosfere divengono ora più marcatamente avveniristiche, ciò accade in "Choices Before Sunrise", traccia futurepop prevalentemente strumentale nella quale si combinano ricercatezza, sonorità high-tech, suggestioni cosmiche, ballabilità e visionarie eufonie, tutto ciò dinamizzato da sofisticate textures di drum-programming, ornato da essenziali sinfonie tastieristiche e fraseggi loopati. L'aura colma di fremente passione, di romanticismo addolorato e di nobiltà avvertibile nelle strutture di "One Last Goodbye", è originata dal sia dal phatos che Steve immette con penetrante intensità nel suo canto simile ad una recitazione melodrammatica, sia dalle congiunture electro-sinfoniche riprodotte dalle tastiere e dal sequencing, in un brano privo di percussività, altamente comunicativo, fervidamente sentimentale ed incalcolabilmente prezioso, a cui abbandonarsi completamente. Le perfette cadenze midtempo del drum-set, i vocals cantati con eleganza ed ardore sulle le artificiali correnti dei synths, formano i basamenti di "X-Truth-e", un futurepop estremamente melodico e coinvolgente. "Mirror Of Denial" segue anch'essa energiche traiettorie electrodance / futurepop attraverso la congiunzione tra canto e tastiere: le armonie vocali si innalzano superbe, espresse con aristocraticità, mentre i synths elevano fascinose assonanze trafitte dal sampling e dai frazionamenti midtempo del drum-programming. Il canto ora assume le sembianze di una poesia intimista, i vocal-loops conferiscono profondità al suono futurepop, così come le tastiere espandono melodiche fotoluminescenze ed il drum-programming seziona il ritmo processando un ballabile midtempo: è ciò che avviene in "Borrowed Time". La percussività accelera potenziando la maestosità ed il vigore della successiva "Fallen Angels", una electrodance / futurepop song ordinatamente suddivisa dalle ripartizioni uptempo del drumming e dai vocals ben impostati di Steve, i quali, inebriando l'udito con calde tonalità, si armonizzano con le polifonie dei synths. In "Guardian" il drum-programming delinea geometricamente le metronomie ritmiche, sospingendole gagliardamente in un modulo percussivo midtempo che sprona alla danza, così come gli ornamenti dei synths, in congiunzione con il canto aperto e nitido di Steve, donano spazialità alle armonie di questo intrigante futurepop. Il comparto percussivo di "Mindset", traccia di chiusura, è edificato attraverso l'automatizzazione midtempo del drum-programming unitamente al simmetrico accompagnamento delle live-drums, tutto ciò in sinergia con la vocalità dominante del singer ed i rilucenti tracciati dei synths. Le esecuzioni realizzate dalla band sono la logica conseguenza di un talento superiore, della determinazione nel voler raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi congiuntamente ad un'incessante ricerca musicale entro cui convergono sentimento, intelligenza, tecnica, ritmo ed un senso melodico di rara accezione. Tutte le dodici songs evocano istintivamente la percezione della bellezza, ponendo l'ascoltatore al centro di una genesi sonora dalla quale hanno vita acustiche e proiezioni mentali di straordinario realismo che si svolgono simultaneamente in un'unica, avvincente performance, "Moments Of Evolution", un album che tutti gli electro-followers dovranno obbligatoriamente possedere. Questa è avanguardia. Questa è la vera evoluzione del suono: united, identified and sensational!

* V *

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Valerio Orlandini - "Annullamento EP" - cd - by Maxymox 2014

valeo  Affermato compositore fiorentino operativo dal 2005 nel settore globalmente identificabile come 'ambient', la cui specificità sonora, riferita in modo particolare a Valerio Orlandini, impone a questo generico suffisso una più ampia interpretazione del suo significato. Infatti, lo spettro sonoro congegnato dall'interprete possiede una pluralità di estensioni ed orientamenti che non lo rendono limitatamente circoscritto ad un'unica formula, bensì ad uno stile immune da unilaterali schemi e costantemente improntato verso la ricerca. Prima di intraprendere il suo percorso individuale nel 2007 proponendosi con il proprio nome e cognome, Valerio Orlandini nel medesimo 2005 fondò un primo one-man act denominato Symbiosis, con il quale l'artista contemplava versanti ethereal-ambient, distinguendosi e facendosi apprezzare per molti anni nello scenario underground grazie ad un sound elettronico particolarmente atmosferico e suggestivo, ascoltabile in almeno quattordici pubblicazioni rilasciate nei formati cassetta, CD-r ed mp3-file, suddivise a loro volta in split-releases, albums ed EP's. Il desiderio di condividere le rispettive esperienze e la volontà di esplorare nuovi orizzonti, fece sì che Valerio consolidasse nel 2011 una valida collaborazione con il canadese Alexandre Julien, protagonista musicalmente attivo sia nel settore ambient che metal nelle piattaforme Vision Éternel e Soufferance, costituendo con egli il progetto ambient Citadel Swamp da cui è ufficialmente generata "Dead August Leaves", traccia inclusa nella compilation del 2014 "InsomniSerpents Vol. 1" pubblicata dalla oach Clip Records. Internamente alla sigla NORV, originata nel 2013, si celano invece le identità di Valerio Orlandini e Nàresh Ran, membro della post-metal / ambient / avantgarde band - anch'essa con base a Firenze - chiamata Qube: attraverso questo originale disegno stilisticamente definibile artic-ambient/experimental, è stata creata, sempre nel 2013, la glaciale esucuzione intitolata "Polaris". Trasformazione, perpetua sperimentazione, inventiva, sono i principali connotati riscontrabili nella carriera dell'artista, il quale fin dagli esordi è riuscito nell'intento di far interagire la propria musicalità con svariati elementi come la poesia, la cultura industrial e l'oscurità, concedendo alle immagini delle visual-arts, oggi più che mai, il fondamentale ruolo di completamento, di finalizzazione e personalizzazione del suo concetto ambient, tutto ciò nel frangente che più di ogni altro esprime e fa comprendere all'auditore il suono di questo artista: le performances dal vivo. Menzionando le uscite discografiche sulle cui sleeves è impresso per esteso il nome 'Valerio Orlandini', possiamo attualmente elencare le seguenti: "Winter Solitude", contenente due tracce in digital-edition di matrice electronic / dark-ambient e pubblicato nel 2007 dalla texana Black Montanas, succeduto nel 2010 da "Dead Industry Musik", nella cui tracklist si articolano sei tracce digitali in stile experimental-ambient / drone / field recordings, edite dalla Format Noise, sublabel della tedesca Raumklang Music. A ciò si aggiunge una digital-release pubblicata sempre nel 2010 dalla net-label tedesca Petcord dal titolo "LentoVeloce Propagare D'Abissi", strutturata in un'unica traccia inquadrabile in un contesto electronic / dark-ambient. Nuovamente nel 2010 fu la volta dell'autoproduzione "Saturno Meccanico", una selezione di componimenti demo creati tra il 2007 ed il 2012, suddivisi in sei digital-tracks gravitanti attorno alle orbite dark-ambient / experimental / industrial-ambient, a cui fanno seguito nel 2014 il presente EP autoprodotto "Annullamento", realizzato sia in versione downloading che su CD, ed in ultimo "Luci Accese Alle Soglie Del Mattino", una creazione aggiuntiva strettamente connessa al precedente lavoro e disponibile in formato cassetta C-35 numericamente in very limited-edition pubblicata nel 2014 dalla britannica Cruel Nature Records, le cui due-songs esaltano sonorità prettamente dark-ambient / drone. L'Extended Play "Annullamento", oggetto analizzato ora da Vox Empirea, può essere considerato una sorta di 'affiche sonore' in cui Valerio Orlandini combina le diverse correnti stilistiche electronic / ambient / dark-ambient / industrial acquisite durante il suo percorso, concentrandole in sette tracce di notevole interesse alle quali si aggiunge nel finale una "ghost track". "Una Croce Al Sole" è il primo capitolo del disco, un tempestoso ambient / industrial la cui musicalità riesce ad evocare sensazioni di alienazione e minaccia attraverso la cupezza e l'ossessività di emissioni tastieristiche sulle quali lampeggiano guerresche deflagrazioni, fall-outs elettronici, tenebrosi effects e la riverberata disperazione che Valerio propaga vocalmente. L'atteggiamento marziale di "Rituale Della Nascita" è sottolineato negli ipnotici frazionamenti della drum-machine ai quali si affiancano la torbida linearità del programming ed una distorta velatura tastieristica in sottofondo, tutto ciò in un industrial / ambient / experimental di notevole efficacia. Ibernate emanazioni di laptop, un funereo e rarefatto tambureggiare downtempo, rombi sintetici in lontananza, fredde modulazioni di programming e misteriosi sussurri, edificano la sostanza electronic / dark-ambient di "Crasi Di Corpi", mentre il lisergico flusso di tastiera che avvolge interamente "Ri-Petizioni" genera dissonanze obscure-ambient a cui si alternano getti di particelle elettroniche, rumori abissali ed il mantra proclamato da Valerio con tonalità sepolcrali e corrose dai filtraggi. "Rituale Del Nulla" sprofonda in una gelida caligine dark-ambient / industrial da cui risalgono le gassose espansioni che acidificano l'echeggiata modularità del drumming. Cicliche vaporizzazioni di suono elettronico, geometrie un industrial-noise / dark-ambient, caustiche interferenze, loops, trasfigurazioni vocali ed abrasioni di tastiera si sprigionano invece da "Disintegrazione", anticipando il testo psicoticamente narrato nella successiva "Contemplazione Del Tuo Corpo Nudo E Morto", un dark-ambient / electronics, entro cui il monologo di Valerio recita litanìe allucinate, inquietanti, maniacali, pronunciate mediante vocals artificialmente ossidati ed inseriti tra intermittenze di sequencing, episodici echi di drum-machine ed ombrose evanescenze tastieristiche. La conclusione dell'EP è rappresentata da una 'untitled ghost-track" eseguita dilatando il respiro dei pads fino ad originare una concatenazione di circolari e fascinose ondate ethereal-ambient / drone, sotto le quali risuonano spettralmente ampliamenti elettronici che conferiscono all'insieme il senso dell'oscurità, udendo infine i riverberi di un breve tratto pianistico che pare giungere da una dimensione sommersa. Minimalismo, buio interiore, padronanza delle macchine, immaginazione: il protagonista di questa opera ritrae paesaggi degradati, glaciali, virtualmente connessi al silenzioso grido di tormento udibile nei recessi della mente: l'artista ne cattura le vibrazioni, i movimenti, convertendoli musicalmente nell'aura immota e ottenebrata dell'ambient / industrial più avanguardistico. Gli otto brani integrati nella tracklist sono permeati di acustiche ambigue, talvolta destabilizzanti, in grado di impossessarsi dell'ascoltatore partecipe estendendosi nelle sue più insondabili profondità: Valerio Orlandini è innovazione tecnologica del suono, mentre "Annullamento" è una voragine senza fine e senza luce che vi attirerà fatalmente a sè. Comporre musica nell'ombra è cosa sublime.

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Vanguard - "Retribution" - cd - by Maxymox 2014

vange  Una biografia alquanto succinta, convincenti attitudini tecniche ed una brillante carriera attualmente in costante sviluppo, costituiscono i capisaldi dei Vanguard, electro power-duo svedese fondato a Gothenburg nel 2008. Agli albori della sua ascesa, il progetto era un fantasioso ibrido musicalmente spaziante tra l'energia dell'Electronic Body Music e l'ipnotismo della trance, cercando e trovando infine in tempi recenti una sua ideale collocazione nella disciplina synthpopish: la line-up menziona Jonas Olofsson (Keys / lyrics / live-drums / art) e Patrik Hansson (Keys / guitars / lyrics / vox), ai quali si affiancano in fase live gli additional musicians Staffan Hansson e Karin Hallberg, con l'occasionale apparizione di Dirk Laux, interprete del synthpop solo-act tedesco Pleasant Fiction. Ripercorrendo cronologicamente l'intero iter discografico dei due protagonisti, si elencano le seguenti realizzazioni: il self-produced/self-titled demo-EP "Vanguard", rilasciato nel 2011 su CDr e composto da cinque tracce, tutte incluse nelle quattordici del debut-album "Sanctuary" risalente al 2012, masterizzato/mixato da Dirk Laux e pubblicato dalla Conzoom Records, divenuta fino ad oggi la label ufficiale del progetto. Sempre nel 2012 e per la medesima label, furono licenziate le cinque digital-songs di "Goodbye", tra le quali si evidenziavano i remixes elaborati da Enrico Cibulka - membro con Ralf Thieme del trance-duo germanico Future Mind - e dal francese Peter Rainman - alias l'electro/new Wave/synthpop solo-project People Theatre. Il 2013 fu l'anno della pubblicazione di altre due EP releases: la prima di esse, intitolata "Shine", consta di sei tracce autoprodotte ed impreziosite dalle remixes versions ingegnate rispettivamente dal terzetto EBM tedesco PAKT e da due celeberrime bands svedesi, quella electropop Code 64 e quella melodic-EBM 8kHz Mono. Il secondo Extended-Play single "On My Own", edito ancora dalla Conzoom Records, è invece costituito da sette songs nelle quali si evidenzia il remix del famoso duo synthpop/darkwave canadese-germanico Psyche. L'attività discografica dei Vanguard prosegue quindi nel 2014 con le seguenti pubblicazioni: il single di tre tracce digitalmente autorealizzate "Retribution Club" e l'EP "Let Us Fall" contenente cinque episodi pubblicati anch'essi in versione digital per la Conzoom Records, il cui scopo, identicamente al precedente "On My Own", è quello di annunciare il nuovo full-lenght, anticipandone le sonorità: infatti, questi ultimi due titoli sono entrambi inclusi in "Retribution", distribuito nel 2014 in versione CD dal brand Conzoom Records, ed autonomamente in formato digital dagli stessi Vanguard. La tracklist della release è strutturata da undici brani, all'interno dei quali le più recenti concezioni synthpop-oriented si accorpano a distanti richiami post-Depeche Mode/post-Camouflage, creando con essi traiettorie vocali-percussive-tastieristiche melodicamente e ritmicamente intriganti; "On My Own", l'opener, è azionata da ballabili replicazioni midtempo attorniate dagli armoniosi viraggi dei synths e dalla chiara, risoluta tonalità di Patrik, la medesima che decora le architetture electropop della successiva "A Brighter Day", il cui sviluppo, anticipato da grevi note pianistiche, si evolve in un vibrante modulo in cui il drum-programming scansiona linearmente battute midtempo seguite dalle coinvolgenti intonazioni che Jonas e Patrik intrecciano alle luminescenze delle tastiere. La solida compattezza di "Dirt" è accentuata dalle regolari pulsazioni midtempo del drumming, dagli ondeggianti flussi delle keys e dal torbido cantato, riservando all'ascolto un electropop che unifica l'andamento ritmico-oscillante degli And One a dettagli vocali ispirati ai Depeche Mode più alienanti. Impossibile ora sottrarsi al potere energizzante della successiva "Leaving You Behind", un pop elettronico supportato da un martellante drum-programming uptempo sul quale il vocalist diffonde strofe trascinanti mentre i circuiti dei synths processano suoni freddamente melodici, tutto ciò in una delle songs più rappresentative dell'intero album. "Firefly" concede ampio spazio ai sentimenti, proponendo un insieme di tecnologia e romanticismo, tutto ciò attraverso un canto malinconicamente introspettivo, decadenti orchestrazioni tastieristiche e percussività downtempo, così come la successiva ed avvenente "Bleed For Me" rapisce con la tutta la sua impeccabile eleganza ed intensità, permeando il suono di contrappunti very 80's il cui basamento ritmico è matematicamente cadenzato dagli ipnotici frazionamenti midtempo del drum-programming, mentre i disciplinati innesti dei synths e le nostalgiche inflessioni dei vocals eseguono una concatenazione di melodie che mesmerizzano istantaneamente. Si procede ora con "Let Us Fall", una danzabile cavalcata electropop che aggrega potenti spinte midtempo ad una vocalità aperta e magneticamente armoniosa sulla quale si imprimono con calcolata precisione le iridescenze dei synths, così come nella seguente "Loved Once More" il ritmo è suddiviso in battute uptempo i cui impulsi trainano un fulgido ed eccitante insieme di voce e tastiere che stimola il desiderio di ballare. "Words Like That" combina nostalgiche atmosfere alla tecnologia pop, in una song distensiva quanto seducente, tutto ciò attraverso policromie vocali orientate verso una rattristata poeticità stupendamente evidenziata nel refrain, ripartizioni downtempo di drum-programming e caldi pads che avvolgono morbidamente il suono. Anche le successive due tracce prediligono un atteggiamento intimista, autoanalitico e dominato dal tormento interiore: "Not Even You", song disponibile anche in versione video, infatti, riversa a profusione melodie depresse e toccanti come un uggioso pomeriggio d'Autunno, costruite emozionalmente attimo dopo attimo mediante raffinati tratteggi di pianoforte in sottofondo, accordi di synths tendenti all'afflizione, drumming downtempo e dal profondo canto che Patrik colma di ulteriore mestizia. Le liriche ed il sound-system dell'ultima traccia intitolata "Be Alive Again" sono concepiti ed eseguiti con l'intenzione di fermare il corso del tempo, evocando pensieri malinconici ai quali abbandonarsi con dolcezza: lo spleen è percepibile ed enfatizzato nei vocals, così come le minimali textures del pianoforte decorano le ombrose sinfonie delle tastiere, le fitte punteggiature del sequencer ed i rarefatti battiti del drumming. I talentuosi Vanguard ottimizzano senza nessuna incertezza il linguaggio univoco del pop elettronico, conferendo nel contempo al suono una forte personalità, tutta la supremazia e tutta la grandezza del loro inimitabile stile, il quale travalica decisamente il convenzionale e superato geometrismo compositivo che caratterizza attualmente molti altri similari progetti, raggiungendo in questo modo vertici di assoluta eccellenza e, soprattutto, l'agognata ammirazione di un numero sempre crescente di fans. Il duo direziona il masterplan di "Retribution" verso evolute e superbe espressioni tecnologiche, innescando una successione di brani che esaltano la bravura del vocalist e la sua perfetta sinergia con i complementi elettronici utilizzati, fondamenti questi la cui unione ha reso possibile la realizzazione di un album così formidabilmente catturante che si eleva con fierezza tra l'enorme quantità di recenti proposte discografiche appartenenti al medesimo genere. Il progetto di Jonas e Patrik interpreta magistralmente la sua musicalità in un trionfo di synths e ritmiche sincronizzate a vocals accattivanti che esteriorizzano una moltitudine di significati da cogliere ed interpretare: chiedere di più è impossibile.

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Vaselyne - "The Fire Within" - cd - by Maxymox 2014

vase  I Vaselyne sono nati ad Amsterdam nel 2011 dalla fusione tra il musicista/remixer/produttore Frank Weyzig (instruments) e la vocalist Yvette Winkler (vox/lyrics). Entrambi i protagonisti possiedono un curriculum artistico di importante rilevanza: Frank, infatti, ha militato gloriosamente fino al 1990 come chitarrista e tastierista nell'originaria line-up degli early-Clan Of Xymox e, dal 1995 al 1999, in qualità di vocalist e chitarrista, unitamente a Remco Helbers e Willem Van Antwerpen, nella indie-new wave/goth-rock band olandese Born For Bliss. Le iniziative di Frank menzionano inoltre la fondazione nel 2007 dell'alternative/downtempo-abstract duo Stargazing Project progettata con Remco Helbers, ed in seguito, nel 2008, dell'ensemble indie-rock/acoustic White Rose Transmission: i credits dell'artista non sono limitati esclusivamente alla sua attività di bandmember, ma sottolineano anche il suo concreto impegno nel far connettere ed interagire tra essi musicisti alternativi internazionali attraverso un web-network da egli concepito nell'anno 2011 chiamato Turmoil Music. Le note biografiche relative invece a Yvette Winkler nominano la cantante come voce ufficiale e co-founder dei Sea of Souls, duo condiviso dal 2006 con il chitarrista Klaas Wortman e stilisticamente orientato verso una particolare formula jazzy-wave/experimental-rock/ambient/soul. Dalla perfetta, costruttiva intesa tra Frank e Yvette è scaturito infine il progetto Vaselyne, fautore di uno specifico genere che essi stessi amano definire "darkwave with a Glow & a load full of Soul", ovvero una indefinibile declinazione di sonorità in stile idealmente post-This Mortal Coil / post-Nine Inch Nails / post-Peter Hammill, eseguite attraverso ballads atmosfericamente malinconiche, notturne e passionali, strutturate prevalentemente su ritmiche downtempo, strumentalità acustica, chitarristica e tastieristica con moderati dosaggi elettronici e vocalizzazioni che dipartono dalle profondità dell'anima. L'album "The Fire Within", licenziato nel 2013 dalla label tedesca Echozone, ingloba ognuno di questi elementi magnificandone la sostanza fino all'ottenimento di nobili e coinvolgenti modulazioni che rendono le undici tracce incluse un'esperienza di rara intensità: nei credits ricompare inoltre il nome di Willem Van Antwerpen, reclutato come additional-drummer. L'intero percorso incomincia da "Earthbound", adornata dalle struggenti sezioni di cello eseguite dal guest Lucas Stam, accarezzate dalla meravigliosa voce che Yvette diffonde tra scie tastieristiche e punteggiature di pianoforte, tutto ciò in una una sad-symphony decadente e autunnale in grado di condurre al più totale abbandono. Le morbide integrazioni di chitarra acustica, i pads leggeri come l'aria, le roventi folate di chitarra elettrica, la tonalità melodiosamente abbattuta della singer e quella più aspra di Frank creano "Not To Be Mine", mentre nella successiva "Half-Cast" sono udibili multiarticolati arpeggi di chitarra acustica, una percussività tribale nel background e corde riverberate, suoni impreziositi con straniante dolcezza dal canto nostalgico di Yvette e dal flauto di Rina Vervoort, lo stesso che nella successiva "The Fire Within" si snoda flessuosamente tra vocals depressi, battute downtempo ed armoniosi pizzichi di chitarra acustica sotto i quali scorre la torbida corrente di quella elettrica, per un brano che interiorizza componenti sad-indie rock, soul e gothic. "August", contrariamente al suo raggiante simbolismo, profuma di stagione uggiosa e di infinita prostrazione, sensazioni espresse utilizzando l'affranta intonazione di Yvette come fondamento per scuotere e far emergere dal subconscio emozioni addolorate, evocate da una lenta sinfonia di cello, keyboard e pianoforte attraversati in seguito da ruvide scansioni di chitarra elettrica e drumming midtempo. La bellissima ricostruzione di "World In My Eyes", celeberrima song dei Depeche Mode, è composta da un solido basamento di drum-programming, ampi soffi di tastiera e forcing chitarristico sui quali arde enfaticamente la voce ben modulata di Frank, anticipando la susseguente "Ship In The Wind", abbellita dal canto di Yvette espresso con amarezza e tormento, supportato da una palpitante orchestrazione di chitarre, da prolungati accordi tastieristici e ritmica downtempo. In "Fragile" confluiscono desolazione interiore, isolamento, angosce represse, tutto ciò concentrato in una musicalità darkwave/indie-rock introdotta inizialmente da vellutati arpeggi, da soffusi tracciati di programming, cori e voce, ai quali si congiungono le lancinanti estensioni di chitarra, la delicatezza del pianoforte, le rallentate cadenze del drumming ed il lirismo che Yvette interpreta con toni ancor più sofferti, tormentati da una bruciante nostalgia. "Allright" è un'alternanza di atmosfere rattristate ed eteree, di ombreggiature soul, di psichedelìa e darkwave, materializzate in un organismo sonico minimalmente costituito da armoniose scale di chitarra acustica, da riverberi ed espansioni tastieristiche, rese suggestive e più penetranti nel refrain da frazionamenti downtempo e dal canto della singer che fluttua in una dimensione onirica. La costernazione affligge anche "Fall From Grace", commuovendo con vivida espressività e con calore mediante il lacrimevole flusso vocale di Yvette dapprima avvolto dalle note del pianoforte e da pads che inducono alla riflessione, tutto ciò in un'estesa introduzione la cui tristezza melodica verrà accentuata in seguito da languidi arpeggi, dalla percussività downtempo e, ancora più innanzi, dall'intensità emozionale generata attraverso gli accordi della chitarra elettrica. La song di chiusura è la versione 'Profane Mix' di "Earthbound" entro cui lo spleen, fortemente impresso nelle architetture sinfoniche di cello, tastiera, pianoforte, nelle carezze della chitarra acustica e nei lontani rimbombi percussivi, rinnova la propria forza evocativa e la propria eleganza rendendole ora semplicemente immense. I Vaselyne hanno realizzato un album di straordinario valore che enfatizza sentimenti avviliti entro cui naufragare, fatalmente attratti dalla voce incantatrice di Yvette e dall'armoniosa sensibilità di Frank. La musica del duo è una elegiaca, crepuscolare poesia che sembra scaturire dalle remote vibrazioni di un sogno senza fine, ma anche un viaggio introspettivo alla ricerca delle fiamme che divampano nei recessi della psiche. E lo spirito vaga, perdendosi in questo placido oceano di mestizia...

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WANT/ed - "Harmony Under Construction" - cd - by Maxymox 2014

want  Collettivo russo originario di Koenigsberg formato da quattro elementi: Dmitry Roshchin (music/sampling), Sergey Surkov (sampling), Evgeny Rodionov (vox) e Yury Aryasov (musics). La band intepreta un modello elettronico configurato da seducenti calligrafie vocal-strumentali e ballabili progressioni ritmiche congegnate per interagire attivamente con l'ascoltatore: ognuno dei componenti della line-up si è evoluto nel tempo seguendo personali orientamenti stilistici che spaziavano dall'industrial alla synth/dance-music, raggiungendo nel 2010, anno della fondazione dei WANT/ed, un concetto musicale unitario avente come fondamento esclusivamente modulazioni synthpop/electropop costruite con impeccabile accuratezza e scelta melodica. Come noteremo inoltrandoci nelle specificità, la discografia relativa ai WANT/ed, nonostante la breve tempistica intercorsa tra l'ideazione del progetto ad oggi, si presenta numericamente produttiva, interessante per contenuti e caratterizzata da molti rapporti di collaborazione con notevoli esponenti della scena electro internazionale ai quali è stata affidata la realizzazione di molti remixes. L'esordio ufficiale dell'ensemble avvenne nel 2012 con la pubblicazione di "Sounds", digital-single di quattro tracce edito dalla label Electric Romeo Records e prodotto dal musicista electronic norvegese Isak Rypdal, evento a cui fecero seguito nel medesimo anno le otto songs autoprodotte del secondo digital-single "What A Desire" al cui interno spiccano i remixes realizzati dagli Architect, dagli Starlane, da Sleekey, dai Gods Own Medicine, Hermes ed infine da Conoley Ospovat. "A Few Steps Behind The Sun" del 2012 è il titolo dell'album release pubblicata simultaneamente nel 2012 da due labels: la prima versione, rilasciata dalla russa ScentAir, contiene diciotto tracce, mentre quella inclusa nella 'VIP series' licenziata dalla statunitense A Different Drum possiede una tracklist di minore ampiezza enumerante tredici brani. Ognuna di queste due pubblicazioni include autonomamente a sua volta remixes propri: infatti, nell'edizione licenziata dalla ScentAir sono presenti le rielaborazioni dei Redline, di Dark Phenomenon e Logika Metro, continuando con quelle dei progetti Fear Of Grace, Nogales & Kuchinke, Sleekey e Starlane, così come in quella relativa alla A Different Drum si rilevano i nomi di due soli remixers, il celeberrimo Daniel Myer e Starlane. Il 2013 fu l'anno del Maxi Single "Never Will Take It Back/Start To Live" distribuito dalla ScentAir, la cui title-track, composta da ben diciassette episodi, elenca i remixes di eccellenze quali AndyK, Spektralized, Paul Kendall, Vanguard, Unison Detune, Vision Talk, Crab Key, Erotik Elk, People Theatre, RedLine, Kant Kino, Mental Discipline, Arome Artificiel, Radiomun e Diezel Xzaust. Sempre nel 2013 furono pubblicati altri digital-singles, incominciando da "Secret Dialogs", quattro tracce con le remixed versions dei progetti Logika Metro, Hermes e Digital Machine, proseguendo quindi con la successiva single-release "Future Rhythm" edita dalla ScentAir, cinque tracce impreziosite dalle rielaborazioni di Rayphonic, Roman Halouzka e Sleekey. "The Remixes" è la digital-release nei cui nove episodi sono presenti i contributi di XSaid, Vision Talk, Sleekey, Miss Manoosh, Unison Detune, Vanko Samar e Sebastian Golobow, mentre i nove capitoli del seguente digital-single "Show Me", anch'esso rilasciato dall'immancabile ScentAir, si fregiavano delle re-built versions eseguite dalle piattaforme electro Paralyzed, Twisted Destiny, Ego Instinct, Fate Creator, Arachnophobias e Nordika, oltre alla partecipazione vocale della cantautrice moscovita Olga Digitalmodel. Sempre nel medesimo 2013, i WANT/ed licenziarono via ScentAir i quattro atti del digital-single "Special" proponendo al loro interno i remixes by Starlane, The Voice In Fashion e ALexis Voice, completando infine questa nuova release oggi esaminata da Vox Empirea, "Harmony Under Construction", album pubblicato nel 2013 nuovamente dalla ScentAir in cui si nota la rinnovata presenza di Isak Rypdal questa volta alle sezioni mixing/mastering: la sua tracklist incorpora tredici gemme tecnologiche ben architettate che si impongono per il loro costante livello di intrattenimento, come l'opener "Lust", un dance-synthpop eretto su pulsanti bass-lines e drumming midtempo attorno ai quali vibrano le ossessive replicazioni dei synths e gli alienanti vocalizzi di Evgeny. "Sweet Time" è uno splendido electropop oscurato da ombreggiature vocal/tastieristiche e dinamizzato da precisi tratteggi midempo di drum-programming, mentre le catturanti melodie synthpopish di "Show Me" sono manifestate attraverso armoniose luminescenze tastieristiche, ballabili intermittenze midtempo e dalle fascinose intonazioni di Evgeny supportate dai backing vocals di Digitalmodel. Un ulteriore esempio della solida bravura esecutiva dei WANT/ed è "Special", un electropop formulato mediante un sound vagamente malinconico dal cui nucleo si librano avvolgenti, melodiche coperture tastieristiche, un canto romantico che tocca l'anima e simmetriche battute midtempo di drum-programming, tutto ciò in una delle songs più rappresentative dell'album. Le atmosferiche sonorità di "Dreams Are Not The End" sono circoscritte in un electro/futurepop introdotto da un suggestivo, rallentato microcosmo di keys e programming al quale si aggiungono gradualmente le depressioni canore del singer, un elettronico crescendo di percussività midtempo ed irradiazioni di synths. "Full of Grace" è un future/synthpop totalmente strumentale da ballare ed ascoltare con vivida partecipazione, grazie al battito profondo e regolare delle bass-lines che pulsano parallelamente ad una ritmica midtempo disseminata di onde sequenziate e cicliche armonie di tastiera, mentre nella successiva "The More We Want" l'intonazione melodiosamente amareggiata del vocalist si congiunge alle intense orchestrazioni delle tastiere, alle emozionanti toccate di piano ed alle marcature midtempo dell'impianto di drum-programming. "Anything To Give" diffonde gli intriganti lirismi di Evgeny combinati al suono spiraliforme dei synths ed alle veloci scansioni del drumming, così come la sperimentale "Under Skies" è creata attraverso una musicalità enigmatica, arcana, elevata da pads evanescenti, riverberi di pianoforte, rarefatti campionamenti di sitar ed emissioni di sequencing che affiancano i rallentati frazionamenti della drum-machine. Il segmento finale dell'album è costituito da tre bonus-tracks, la cui prima è "Sensitive (v.2)", un significativo electronics/future-pop interamente strumentale le cui trame di programming e tastiere descrivono complessi diagrammi alternandosi alle trepidanti sfumature pianistiche ed ai freddi artifici delle macchine, tutto ciò ritmato da ordinate suddivisioni downtempo. "Show Me (How Not to Feel)", brano visualizzabile sul web anche in versione video, pone in risalto la bellissima voce della guest Olga Digitalmodel in un incantevole contesto electropop generato dai flussi delle tastiere, dagli eleganti complementi elettronici e dalla sofisticata timbrica del drumming, mentre il francese Peter Rainman, interprete del solo-act electro/synthpop/new wave People Theatre, vocalizza glacialmente la conclusiva "Musique Industrielle", strutturata attraverso una razionale forgiatura electronics/electropop/industrial costruita da meccaniche procedure ritmiche uptempo ed austere sinfonie tastieristiche intervallate alle iridescenti punteggiature del sequencing. I WANT/ed dirigono gli sforzi alla ricerca di suoni tecnologicamente progrediti e melodismi che esercitino la massima presa sull'ascoltatore, oltrepassando i classicismi del genere distinguendosi per intraprendenza e talento. Le esecuzioni udite nel full-lenght "Harmony Under Construction" sono sinonimi di estro e creatività sortiti da una intelligenza altamente perspicace nel saper cogliere, elaborare e materializzare strategie elettroniche di ultima generazione assemblandole a manovre vocali sempre aggraziate, penetranti: tutto ciò concorre nell'attribuzione alla band di validità e rispetto. Super!