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Advanced Art - "Archive" - 2cd - by Maxymox 2015

advan  Che gli Advanced Art siano parte di quell'élite di protagonisti europei imperituramente affermati nella musica alternative-electronic contemporanea, è ormai raltà conclamata. Oggi, meritatamente, a vent'anni dallo scioglimento del progetto, la band diventa finalmente leggenda. Nella genesi biografica-discografica degli Advanced Art si cita dapprincipio una loro remota, originaria apparizione su demo come Abstract, epiteto tramutato in Authorized Version durante alcune primordiali live-shows. La fondazione degli Advanced Art, svoltasi a Tampere, Finlandia, risale all'Ottobre del 1985, rimanendo ufficialmente produttiva fino al 1995; la band disponeva agli esordi la seguente line-up: Pasi "Jana" Janhunen ( vox / lyrics ) e Petja "Vince" Valasvaara ( machines / musics ) coadiuvati dal live-member Petri "Pete" Huttunen ( machines ). L'attività artisica dei musicisti non è tuttavia cessata con l'estinzione della loro band: infatti, ancora oggi Vince e Jana, in aggiunta al percussionista P.W. continuano ad esibirsi occasionalmente dal vivo come Advanced Art, soddisfando ancora il pubblico attraverso la loro intramontabile miscellanea di songs, ma anche raggiungendo ottimi esiti in tempi più recenti mediante progetti paralleli come l'electro-industrial band Impakt! - formata nel 2010 da Vince, P.W. e Sam - oppure nella stesura di brani con altri rappresentanti della scena tecnologica, come nel caso di Jana con l'electropop-act finlandese Camp Electronique. Tuttavia, storicamente, gli Advanced Art, per loro stessa ammissione, non si sono mai distinti come veri e propri live-performers nel senso stretto del termine, soprattutto per via della loro singolare, consapevole scelta di esibirsi raramente e solo presso locations non ordinarie, perlopiù corrispondenti a luoghi dismessi, scarsamente frequentati, se non addirittura urbanamente marginali. Tutto ciò, apparentemente controproducente, ha invece ottenuto un esito inaspettato: ha infatti paradossalmente contribuito ad aumentare il carisma del progetto, suscitando in misura sempre più evidente nei fans e negli opinion-makers la certezza di essere al cospetto di una vera e propria "underground cult band", effige regale assegnata 'in omne tempus' agli Advanced Art. Di grande rilievo è l'avvicendamento dei live-musicians che hanno accompagnato negli anni l'esistenza della piattaforma: è quindi opportuno e doveroso menzionare i nomi di Pete ( machine / live-percussions ), presente dall'anno 1985 al 1990, nonchè membro delle electro /industrial / EBM bands finlandesi Shade Factory e [Active] Media Disease. Seguì dal 1987 al 1988 Auten, aka Otto A ( machines/ live sound engineering ), mentre Reeta ( machines / live-synth / second vox ) suonò negli Advanced Art dal 1989 al 1992. Factor, aka Jakko Tuohimaa ( machines/ live percussions / additional-songwriter ), fondatore con Vesa Rainne e Ville Brusi della synth-tecnopop band Neuroactive, fu integrato nella band dal 1992 al 1993, così come P.W. ( live percussions ) entrò nell'organico tra il 1993 ed il 1995, concludendo in quell'anno con Jana e Vince la carriera del loro progetto e, come sopra descritto, proseguendo con essi la cooperazione nelle odierne live-sessions. Anche la figura del sound-engineer Meelis Niin rivestì un ruolo fondamentale nella composizione e nel perfezionamento delle musiche create dagli Advanced Art, aggiungendosi tra il 1991 ed il 1995 alla schiera di protagonisti transitanti nella band. Lo stile degli Advanced Art fu caratterizzato agli albori da un'inclinazione marcatamente synthpopish, trasmutata in tempi immediatamente successivi in formulazioni elettroniche più sperimentali, definite, mature, costituite da vocalizzazioni tenebrosamente sibilate e suoni circoscrivibili nel range electro / industrial / EBM, denotanti una forte, inconfondibile personalità. La discografia del progetto è stata contrassegnata al principio da tre demo-tape releases autoprodotte in edizione limitata: prima di esse è "Abstract" del 1987 contenente tre tracce create sotto il medesimo pseudonimo Abstract, seguita sempre nel 1987 da "Act Now Abstr Later", seconda demo-pubblicazione di tredici songs distribuita in quantità very-limited di sole trenta copie, antecedenti l'omonimo titolo "Advanced Art" di dieci episodi, pubblicato nel 1988 in tiratura limitata di cinquanta esemplari. Sempre nel 1988 fu la volta dello split 7" vynil intitolato "Black Roses / No Answers No Solutions" licenziato dalla label finnica Darklands Records, composto da due tracce appartenenti agli Advanced Art e da altre due della band goth-rock filandese Two Witches. In ordine cronologico troviamo ora il 7" split-Extended Play "From Nothing To Nothing / Steel" del 1989, anch'esso edito per la Darklands Records e, come la precedente realizzazione, comprensivo di due songs appartenenti agli Advanced Art e due eseguite dai Two Witches. Fece quindi seguito nel 1990 il 12" Mini-album "Clandestine - A Collection Of Seven Pop Songs By Advanced Art", autorealizzazione di sette tracce su cassetta, susseguita dal tape-sampler complementare di cinque songs "Clandestine (Mis)take Two" datato 1991. La scritturazione della band presso la label finlandese Poko Rekords, avvenuta nell'anno 1991, permise l'uscita del 12" vinyl "Scar" di quattro tracce, anticipanti le altrettante quattro del Maxi-single "Time" del 1992, pubblicato nuovamente dalla Poko Rekords, come il successivo album "Product" del 1993 di dieci songs. Seguì nel 1994 "Force", full-lenght rilasciato dalla Poko Rekords, suddiviso al suo interno in tre paragrafi per un totale di nove brani, a cui fece seguito la split-compilation "Into The Darklands - Early Years 1987-1989" pubblicata nel 1995 dalla home tedesca VUZ Records, entro cui gli Advanced Art alternavano sei tracce alle sei del progetto Two Witches. Sopraggiunse quindi una lunga interpausa di silenzio durata venti anni, durante cui la band si limitò a collocare brani all'interno di numerose compilations, alcune delle quali di notevole caratura, come "Crash: A Tribute To James Graham Ballard", edita nel 1993 per il brand greco Elfish, "Elektrauma", pubblicata nel 1994 dalla tedesca Discordia, oppure "We Control You - Control Records Label Sampler", promossa nel 1998 dalla label fondata da Vince chiamata appunto Control Records. Il corrente anno 2015 è stato contraddistinto da due grandi eventi celebrativi dedicati agli Advanced Art: il primo, "Darkhive (The Tape And Vinyl Years)" è una compilation licenziata dalla label canadese Artoffact Records, mentre il secondo è costituito da questa doppia super-antologia ora oggetto di recensione da parte di Vox Empirea, "Archive", pubblicata dalla celebre label italiana EK Product per commemorare il trentennio intercorso dalla fondazione della band ad oggi. Questa titanica opera seleziona esclusivamente il meglio del repertorio discografico realizzato dalla band, con un potenziale di ben trentasette tracce intelligentemente ripartite in due CD nominati rispettivamente "Forward", di diciassette episodi rilasciati tra il 1991 ed il 1998 e "Backward" di venti paragrafi, comprendenti demos, remixes e rare-songs inserite cronologicamente a ritroso nella title-track, pubblicate dal 1995 al 1987. Il primo Volume della compilation apre la sua tracklist con tre songs estratte dal 12" "Scar", nell'ordine l'ultra-ballabile electro / EBM "From Nothing To Nothing", meccanicamente scolpita da secche battute uptempo di drum-programming, vocalizzata con robotica freddezza e retroilluminata da penombre tastieristiche, seguita dalle rigorose pulsazioni midtempo che animano "Wake Up", una electro / EBM dalla musicalità ballabilmente squadrata, nella quale il canto oscuro di Jana incontra gli austeri flussi dei synths ed i seducenti sussurri della second-vocalist Reeta, mentre nella successiva "Tear Open These Scars" il disciplinato battito del drum-programming e le artificiali melodie della tastiera, finalizzano vigorose traiettorie electro / EBM per dancefloors, impreziosite dallo schematismo canoro del singer e dai complementi vocali di Reeta. Le seguenti due tracce provengono dal Maxi-single "Time": la prima, intitolata "Some Time", è un'esecuzione dark-electro / industrial / EBM costruita attraverso martellanti bpm's midtempo, harsh-vocals dettati a bassa tonalità ed ombrosi contrappunti di synth, sonorità anticipanti "Anthem 26", brano interamente strumentale, la cui tetra introduzione amplifica il suo potere suggestivo trasformandosi in una minacciosa orchestrazione dal passo marziale, eretta sull'oscuro, sinfonico minimalismo di due tastiere. Cinque songs estrapolate dall'album "Product" proseguono la track-list, incominciando dalle 'depechemodiane' procedure electro / synthpop di "No Future", edificate mediante scansioni midtempo di drum-programming in aggiunta ai freddi automatismi sequenziati ed alle inorganiche emissioni delle tastiere, il cui abbinamento sorregge i vocals distanti di Jana. "'Til I Beg For Mercy", seconda delle cinque estrazioni, energizza la musicalità electro / EBM / industrial rendendola estremamente ballabile, attraverso solide battute midtempo di drum-programming, vocals autorevoli, lineari fluttuazioni di sequencers ed algide armonie di synths, mentre nella successiva electro / synthpop song "Scene One" la drum-machine fraziona geometricamente staccati impulsi midtempo, creando il sostegno ritmico alle atmosferiche coperture tastieristiche ed al canto mesto del vocalist, tutto ciò precedentemente la solida configurazione electro / EBM / synthpop di "Your Product", traccia dalla ballabilità assicurata, in cui la congiunzione tra flagellanti ripartizioni midtempo, metallizzate scie tastieristiche e vocals dettati con malevolenza, creano un trascinante insieme di aggressione ritmica e sensazioni di ostilità. La spasmodica rincorsa percussiva di "No Answers No Solutions" irrompe con tutta la sua vitalità electro / EBM, punteggiando la song mediante simmetriche battute uptempo, contestualmente ad una perfetta sintonia tra vocals severi ed eccitanti diffusioni tastieristiche. "Lies", la prima delle prossime cinque songs inserite nell'album "Force", è uno scattante electro / EBM basato sostanzialmente su gagliarde spinte percussive midtempo di drum-programming, taglienti sezioni di voce e plumbee arie di synths, così come le acustiche electro / EBM di "Force Majeure" sono forgiate attraverso cupi accordi tastieristici, rallentate metronomie di drum-programming e vocals tonalmente rigidi. Consecutivamente a ciò possiamo ascoltare l'incitante battuta metrica midtempo del drum-programming che muove la successiva "Flesh", un electro / industrial / EBM per dancefloors, nel quale il canto razionale di Jana si amalgama con il dinamismo della percussività, incrociando le vibranti ondate della tastiera. Allo stesso modo, "Pretender (94 Mix)" si rivela anch'esso un valido electro / industrial / EBM per techno-D.J.'s, grazie alla coinvolgente sinergia tra drumming uptempo e synth-patterns sui quali Jana colloca i suoi inflessibili vocalizzi. "Life Before Death (94 Mix)" predilige a sua volta eufonie electro / synthpop tendenti alla malinconia, solcate da robotiche battiture downtempo, vocals depressi e torpide note tastieristiche. Le ultime due tracce del CD-1 "Forward" sono acquisite dalla compilation "We Control You - Control Records Label Sampler": la prima, "Blind", manifesta un più evoluto livello compositivo, qualitativo e sonoro rispetto le creazioni realizzate antecedentemente dagli Advanced Art, tutto ciò in questa traccia electro / EBM completa di percussività midtempo 'very danceable' e di avvincenti soluzioni vocali-tastieristiche. "Free World", brano conclusivo, propone un nervoso registro electro / EBM, in cui l'acre voce di Jana si intreccia armoniosamente nel refrain a quella suadente dell'estemporanea additional-singer Veera, mentre il drum-programming disegna un logico tracciato midtempo e le tastiere tessono malinconiche trame. Inoltrandoci invece nel secondo Volume "Backward", ascoltiamo inizialmente "I Am The Labyrinth (Remix)", estratta dalla compilation del 1995 "Plastic Sampler Vol.1", edita dalla label finlandese Plastic Passion: la stimolante percussività midtempo di drum-programming , l'intransigenza dei pads e le truci curvature vocali di Jana, avvolgono questa electro /EBM song dal temperamento ballabilmente aggressivo, così come la successiva "Mainio Seuramies", inclusa nella compilation "Toinen Käsittely", rilasciata nel 1995 dal records-brand finnico Hiljaiset Levyt, predispone uno sperimentale, psicotico, oscuro teorema electro / industrial / EBM, enunciato attraverso la combinazione tra il canto di Jana, morbosamente ossessivo e freddo, con gli spettrali filtraggi corali eretti dall'additional-musician Yksi Ruusu: ne risulta uno straordinario documento sonico da ballare incessantemente. L'unreleased-track "Some Time (94 Mix)" trasmette oscurità e ignoto attraverso rettilinee manovre percussive midtempo, notturne estensioni di synth ed arcane vocalizzazioni. Le seguenti due live-tracks furono registrate al Tullikamari di Tempere nel 1992: la prima, "Twisted", è un electro /EBM ipnoticamente ritmato da impulsi midtempo di drum-programming su cui Jana espande glaciali strofe, mentre "Wake Up" replica stupendamente le sue eccitanti sonorità electro / EBM sopra descritte nella studio-version, aggiungendo ad esse tutto il fascino degli arrangiamenti live. I due susseguenti episodi sono demo-tapes risalenti all'anno 1991 contenuti nel sampler "Clandestine (Mis)Take Two": ecco quindi l'electro / EBM /synthpopish "'Til I Beg For Mercy", fittamente sequenziata, sospinta da drum-beats midtempo, cantata con atteggiamento distaccato e trafitta da un flebile filamento di tastiera. Segue "This Blue Moment", nostalgicamente tormentata, elettronicamente oscura, basata su lunghi periodi tastieristici carichi di solennità e drumming downtempo, attorno a cui Jana e Reeta dispiegano le assorte melodie del loro canto. "Kick" è una live-track registrata nel 1990 sempre presso il Tullikamari di Tempere: la snella e veloce disposizione electro /EBM di questa song si regge su impulsi uptempo e vocals allucinati, contemporaneamente ad essenziali innesti tastieristici, in un episodio sorprendentemente affine in molte sue particolarità canore e strumentali ai febbrili componimenti dei Sigue Sigue Sputnik. Ancora un esempio di archeologia del suono electro è "Tear Open These Scars", inclusa nel demo-tape "Clandestine" del 1990: essa incardina le disadorne armonie vocali di Jana su una compatta pavimentazione midtempo di drum-programming e su fluidi temi di synths. I prossimi tre brani sono invece registrazioni live avvenute nel 1989 presso il Metal Party, Lönnström Warehouse di Rauma, Finlandia: si incomincia con la solida musicalità electro / synthpop / EBM di "Veiling The Bass / Pretender", entro cui la battente propulsione midtempo del drum-programming ed il catturante melodismo della tastiera si rincorrono lungamente fino ad accorparsi con vocals sconvolti, tutto ciò attendendo l'entrata della successiva "Blind Faith", traccia electro / industrial sulla quale la marziale, inflessibile percussività midtempo è attorniata dalle livide decorazioni del synth e dagli accenti visionari del vocalist. I connotati palesemente electro / EBM della seguente "N.V.A." sono invece realizzati mediante secchi grooves uptempo, rapidi tratteggi di sequencing ed impetuose sillabazioni canore, in un'aggregazione di suoni e parole che conferiscono alla song una dirompente, selvaggia convulsività. Le successive quattro tracce sono pubblicazioni rilasciate in versione 7": la prima, "Steel", è un electro / synthpop algidamente cadenzato da regolari downtempo-beats, rabbuiato da patibolari comparti di tastiera e reso ulteriormente atmosferico dai flemmatici vocals di Jana. Il secondo episodio è la trasposizione 7" di "From Nothing To Nothing", il cui nucleo differisce dall'opening-track inclusa nel CD-1 per una migliore qualità sonora e per una dissimile ma altrettanto ballabile timbrica percussiva e vocale; l'identica considerazione è ripetibile anche per questo formato 7" di "No Answers No Solutions", la cui pianificazione ritmica / canora, più organicamente irrobustita di quella ascoltata precedentemente nell'album-version, esalta una maggiore agilità ed un elevato magnetismo. Il quarto 7" della lista è la stupenda "Black Roses", una electro / synthpop song tecnologicamente oscura, simboleggiante più che mai l'ingegnoso talento degli Advanced Art, tutto ciò attraverso gli elegiaci vocals Jana collocati in un claustrofobico, alienante contesto di drum-programming midtempo e tastiere. "A Young Girl’s Diary", ballabile electro / EBM unreleased-track definita "Rehearsal Demo 1988", è architettata mediante concisi azionamenti uptempo di drum-programming ed esangui melodie di synth, su cui il singer allestisce un canto tonalmente apatico. La lugubre musicalità electro / synthpop della successiva demo-track del 1987 "Graveyard" circonda il sound di grigiore e desolazione, marciando torvamente al lento passo del drum-programming, affiancato dagli oscuri costrutti del vocalist e della tastiera. Le ultime due tracce sono incluse nel demo-tape "Abstract": la prima, "Hell In Paradise", esala un climax electro / synthpop pesantemente avvilito ed umbratile, attivando allo scopo elementari progressioni downtempo di drum-programming, spoglie armonie di synth ed un canto arido, intriso di sepolcrali rindondanze. Chiude la lunga tracklist il formato demo di "Life Before Death", strutturalmente meno complessa ma emotivamente più intensa rispetto l'opzione '(94 Mix)' ascoltata nel CD-1: le liriche traboccanti di mestizia si adagiano sulla superficie malinconica ed oscura delle tastiere, danzando sinuosamente al ritmo downtempo della drum-machine. Questa pubblicazione della EK Product è un'opera monumentale, ragionata, semplicemente irrinunciabile, al cui interno l'ascoltatore potrà ripercorrere un fondamentale segmento di Storia della musica tecnologica creata da una delle underground-bands più valide della retroguardia 80's / 90's, la quale in due decenni ha saputo affermarsi permanentemente ed onorevolmente nel panorama alternative-electro. "Archive" è un compendio di ragguardevole levatura, il cui riepilogo dei tratti discograficamente più significativi del progetto finlandese testimonia esaustivamente la sagacia e l'ispirazione di Jana e Vince, due indimenticabili esploratori del fronte elettronico. Possedere questa double-compilation è un obbligo categorico per ogni vero intenditore e per ogni collezionista. Gli Advanced Art, a distanza di anni, colpiscono e vincono. Ancora una volta.

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Agent Side Grinder - "Alkimia" - cd - by Maxymox 2015

agent  Agent Side Grinder è una electro-ensemble proveniente da Stoccolma, fondata nel 2005 e composta da cinque membri: Kristoffer Grip ( vox ), Johan Lange ( synths / drum-programming ), Henrik Sunbring ( synths / drum-programming ), Peter Fristedt ( sampler / tape loops / modular suitcase / synths ) e Thobias Eidevald ( bass ). Riassumendo la discografia completa della band, elenchiamo inizialmente "Untitled", il 7" d'esordio con due tracce industrial / minimal-electro edite nel 2007 in formato vinyl limited-edition dalla label olandese Enfant Terrible, a cui fece seguito nel 2008 l'omonimo album "Agent Side Grinder", costituito da nove brani industrial / minimal-electronic e nuovamente pubblicato dalla Enfant Terrible. Seguì "The Transatlantinc Tape Project", il full-lenght di sette episodi in stile industrial / experimental licenziato nel 2009 su cassetta dal brand svedese Hästen & Korset ed in versione vinile dalla Enfant Terrible. Nel medesimo anno 2009 fu rilasciato sempre per la Enfant Terrible "Irish Recording Tape", un album di otto new wave / industrial / minimal-electro songs, a cui seguì dapprima l'autorealizzazione su cassetta "Industrial Beauty" del 2010 contenente sei new wave / industrial live-tracks - ripubblicate nel 2011 in un doppio-album dalla home francese Manic Depression - succeduta dallo split-tape album "Live In Switzerland", promosso nello stesso 2011 dalla label svedese Klangarkivet, in cui gli Agent Side Grinder parteciparono con tre songs, unitamente alle quattro del progetto electro / experimental newyorkese Suicide. "Hardware" è invece il titolo dell'album di otto tracce edito nel 2012 dalla label svedese Energy Rekords, la cui recensione è disponibile nella pagine di Vox Empirea realtive al medesimo anno: dalla tracklist di questo full-lenght, globalmente inquadrabile in un contesto synth-pop / minimal-electro, fu estrapolato "Wolf Hour", un promo-single di due songs realizzato con la collaborazione del celebre musicista synth-wave / electro svedese Henric De La Cour, pubblicato dalle labels Klangarkivet / Headstomp Productions e contenente un remix di Red Idiot alias Emanuel Lundgren, fondatore della indie pop-rock band svedese chiamata I'm From Barcelona. Alle precedenti realizzazioni si avvicendarono nello stesso 2012 le sette tracce synth-pop / minimal-electro dell'album su cassetta "Live Targets" pubblicato dalla label Klangarkivet, la quale distribuì nel 2013 "SFTWR", un'antologia di quindici capitoli remixati da importanti nomi provenienti dalla scena underground elettronica scandinava: Red Idiot, MF/MB/, Jacques C, Container 90, Fold, Styx Tyger, Dödens Lammungar, Mighty Thor, Du Pacque, Th. Tot, Rude 66, Sunbringer, Blackstrap, Crash Course In Science e Jasper TX. Lo split-EP autoprodotto intitolato "Live In Brussels 2012-12-08" fu inciso su cassetta C-40 e pubblicato nel 2013: la sua title-track enumera quattro new wave / synthpop songs appartenenti agli Agent Side Grinder è sei alla band raincoat-pop tedesca Unhappybirthday. Di notevole interesse è il 12" EP release "This Is Us", pubblicato nel 2014 dalla Progress Productions, label localizzata geograficamente a Göteborg: infatti, tre delle sue quattro tracce recano la firma dei progetti electro / synthpop svedesi Kite e Red Idiot, in aggiunta a quella prestigiosissima del mastermind dei tedeschi Haujobb, Daniel Myer. Il 12" 'single-sided vinyl' limited edition "Go (Bring It) Back" fu licenziato nel 2014 dalla label con base a Stoccolma Kollaps Records: la sua tracklist è essenzialmente composta da due electro / industrial / EBM songs, di cui una realizzata con la partecipazione dell'electro-artista belga Dirk Ivens. Il corrente anno 2015 menziona tre differenti pubblicazioni della band: il prezioso 12" di quattro brani darkwave / industrial / rhythmic-noise / synthpop intitolato "Rip Me", edito in versione limited / numbered / remastered / special-edition dalla spagnola Oráculo Records, la medesima label a cui fu affidato il rilascio dello split vinyl-box "Plastical Jewels" nel quale sono integrate quattro tracce degli Agent Side Grinder, quattro del duo synthpop / minimal-electro / darkwave / EBM catalano Synths Versus Me, quattro del produttore-musicista canadese James Anderson - alias l'electro / darkwave / modern-classical / EBM solo-act Expect Delays - ed altre quattro del solo-project minimal-electronic / slimewave / death-trance californiano Identity Theft. Conclude la lista ufficiale delle pubblicazioni rilasciate nel 2015 "Alkimia", l'album ora trattato da Vox Empirea. Rimangono infine ignoti gli anni di pubblicazione di due self-releases: "Live In Paris 2009-10-02", cassetta di cinque tracce new wave / industrial rimasterizzata in tiratura limited-edition, e di "Two Nights With ASG", album contenente tredici new wave / industrial songs ripartite in due atti definiti rispettivamente 'Broder Tuck' e 'Sugarbar'. Il nuovo album "Alkimia" ostenta con estrema determinazione una rinnovata musicalità 80's retro-cold electrowave / synthpop / post-punk / industrial, fortemente condizionata dalle sonorità dei Depeche Mode più cupi ed introspettivi, presentando uno stile disconnesso sia dalle iniziali formulazioni old-school EBM, che dalle minimali sperimentazioni elettroniche intraprese in passato, quale manifestazione dell'incessante fermento creativo insito nei componenti, della loro mutevolezza stilistica, della costante ricerca del 'suono perfetto' e dell'intraprendenza che da sempre caratterizza questa geniale band ormai consolidata nella scena electro-alternativa ed amata da un grande numero di fans internazionali, tutto ciò favorito inoltre del successo riscosso attraverso significative live-sessions, nonchè dalle citate collaborazioni artistiche realizzate al fianco di eccellenze come Suicide, Cold Cave, Dirk Ivens, Kite ed Henric De La Cour. Il full-lenght, licenziato ancora dalla straordinaria label Progress Productions, rappresenta quindi la massima espressione della versatilità e del talento degli Agent Side Grinder, i quali riversano tutta la loro esperienza in otto brani strutturalmente impeccabili, eseguiti con rara intensità e pregni di atmosfere 80's che cattureranno interamente l'ascoltatore, conducendo finalmente la band verso un decisivo successo. Il primo evento della tracklist è "Into The Wild", vocalizzata superbamente dalle intonazioni di Kristoffer, così profonde e colme di amarezza, le quali si combinano armoniosamente alle sfumature post-punk / synthpop create mediante rotazioni di basso, dal battito midtempo del drum-programming e dalle fredde emissioni delle tastiere. In "New Dance" prevalgono formulazioni electropop / new-wave generate attraverso reminescenze apertamente early-Depeche Mode, in cui prendono forma i precisi, cadenzati meccanismi midtempo del drumming, sincronizzati ai fitti tratteggi del programming ed all'austero portamento del canto, tutto ciò ornato dai tipici dettagli elettronici della band di riferimento. Di bellezza indescrivibile, la successiva "Giants Fall" è pura, inebriante melodia, un ballabile synthpop / wave dal quale si estendono armoniosamente vortici emozionali e l'ardente desiderio che queste note si protraggano fino all'eternità, grazie a melodie vocali terse, semplici, very 80's, culminanti in un refrain formidabilmente efficace, circondato dalle schematiche bpm's midtempo del drum-programming accompagnate dalle pulsazioni del basso e dall'amenità dei synths. "Void (The Winning Hand)" predilige a sua volta malinconiche soluzioni darkwave / post-punk / industrial, circoscrivendo il suono in un circolare, lento, dilatato geometrismo ritmico, punteggiato da grevi contrappunti chitarristici, dagli spettrali flussi della tastiera e dalle notturne inflessioni vocali di Kristoffer, in un torbido crescendo di pads, tenebrosità elettronica e romanticismo depresso. La perpetuazione delle traiettorie 'Depeche Mode minded' è più che mai viva in "For The Young", un synthpop / new wave in cui gli accenti nostalgici del vocalist ricalcano fedelmente quelli inconfondibili di Dave Gahan, completando quindi l'emulazione sonica attraverso i classici arrangiamenti 80's della band di Basildon, questi particolarmente distinguibili, oltre che nell'esposizione del canto, negli incastri midtempo del drum-programming simili a congegni ad orologeria e nelle melodiose rifrazioni tastieristiche uniformate agli arpeggi della bass-guitar. La percussività si infiamma dinamizzandosi elettronicamente in "Hexagon", un electropop / new wave adattissimo ai dancefloors, edificato mediante vigorose, monoritmiche sezioni uptempo di drum-programming, vocals razionali, effetti stroboscopici e tetre luminescenze di synths. "This Is Us", traccia estratta dall'omOnimo EP e visualizzabile anche in formato video, perlustra orizzonti post-punk/ waving, declamando un canto ben modulato, disilluso, trafitto da grezze intermittenze di basso, da ripartizioni midtempo di drum-machine e lucide pigmentazioni tastieristiche. "Last Rites" chiude la title-track diffondendo penombra e sonicità darkwave / industrial / dark-electro, attraverso le severe inflessioni canore di Kristoffer alternate a quelle altrettanto disciplinate dell'additional vocalist Nicole Sabouné - protagonista nascente nel panorama dark-pop svedese - in un rigoroso insieme di scansioni downtempo ed orchestrazioni tastieristiche. Disco valoroso, fieramente ispirato da due culture sonore: la prima genericamente definita "after-punk", attraverso cui le musiche acquisiscono la loro sottile decadenza, unitamente a quella eletro, sinonimo di melodia e di avanzamento tecnologico. La moderatezza con la quale il quintetto svedese dosa la strumentalità 'fisica' attenua la ruvida consistenza e la tensione del 'post-punk sound', così come le soverchianti manovre elettroniche, magistralmente pianificate, conferiscono alle tracce una raffinata complessità, oltre ad un gradevole climax "vintage'. La release può inoltre essere interpretata come la via intermedia tra un esplicito tributo all'immortalità dei Depeche Mode ed un'interpretazione personalizzata e modernizzata del synthpop d'autore. Il vocalismo di Kristoffer tocca il sublime, conducendo le liriche verso un trionfo di armonia ed introversione, unendole nel contempo all'intelligenza artificiale delle macchine, alle aritmetiche sequenze del drumming ed all'elettricità delle bass-lines. La band non appartiene a nessuna schiera di epigoni o di consueti revisionisti del fenomeno synthpop / post-punk: la band è considerabile invece tra i progetti che meglio di molti altri sanno reinventare questi generi in modo autentico, concreto e personalizzato, dimostrando un'evidente unicità. "Alkimia" è una realizzazione stratosferica, imperdibile: in essa la supremazia degli Agent Side Grinder è più percepibile che mai.

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A.I. Zero - "Reality Design" - cd - by Maxymox 2015

aiz  Una novità significativa quanto originale è attualmente rappresentata dai tedeschi A.I. Zero, un side-project fondato nel 2013 da Maikko Advance (machines) - tastierista / visual-maker della band EBM / industrial / electro germanica Human Decay, nonchè creatore del solo-act dark-electro / IDM / EBM denominato Mind Area - unitamente alla cooperazione dell'enigmatico musicista Flesh Wire (vox / machines). Lo stile che contraddistingue questa piattaforma è un geniale amalgama di frequenze iper-tecnologiche definite senza compromessi dal duo come una misconosciuta congiunzione tra 'cyberpop' e 'ciberpunk': questa particolare musicalità è il risultato della combinazione tra emissioni dark-electro di voce e synths, unitamente a vaghi richiami 80's electronics con l'introduzione di sonorità ed arrangiamenti EBM-oriented, spesso ritmate attraverso sofisticate partiture downtempo / midtempo IDM e dubstep di drum-programming. Le modulazioni prodotte dagli A.I. Zero richiamano artificialmente sensazioni futuristiche, pervase, tormentate da un imponente coltre di oscurità, le quali, nonostante trasmettano istantaneamente la freddezza del suono high-tech, non privano affatto le strutture del loro contenuti emozionali, umanizzando le atmosfere bilanciandole in un perfetto, costante ma non asettico equilibrio tra sintetiche formulazioni da 'skylab' ed espressività terrena, ciò grazie ad un assetto strumentale tecnologicamente evoluto all'interno del quale risuonano i monologhi di Flesh, perennemente ombrosi, tonalmente bassi, esternati con cupezza ed introspezione, come un poeta avanguardistico analizzerebbe la propria anima estrapolandola dalle profondità sub-dimensionali, illustrandone vocalmente l'essenza attraverso una aspra, gutturale recitazione. La discografia relativa agli A.I. Zero comprende ad oggi l'EP di cinque songs "Obsolete Cyborg", edito nel Gennaio del 2014 per l'argentina HunterNetlabel, il quale anticipò il presente debut-album "Reality Design" ora analizzato da Vox Empirea, pubblicato alla fine del medesimo anno dalla magnifica label russa ScentAir: al suo interno sono contenute in totale quindici tracce di cui tre estratte dal precedente Extended Play. Ancor più dettagliatamente, nelle creazioni soniche ideate dal power-duo si possono distinguere certe affinità con l'elegante, scientifica sperimentazione electro e con le suggestioni obscure-electronics dei tedeschi Haujobb e Mind.In.A.Box, direttamente connesse ai ricercati tatticismi 80's industrial dei canadesi Skinny Puppy e, in alcuni specifici frangenti, alle visionarie esecuzioni ethereal-industrial / electronic ingegnate dal duo John Fryer / Graham Lewis attraverso il loro progetto unitario He Said; queste caratteristiche sono attive già nel primo brano dell'album, "Follow", un dark-electro / experimental-electronics / IDM sospinta da minimali battiti downtempo di drum-programming i quali, scandendo roboticamente il ritmo, si collocano in un ipnotico contesto di vocals granulosi, sensuali, attraversati dalle conturbanti armonie dei synths e da cosmiche emanazioni provenienti dalle apparecchiature. "Matter Over Mind" sfoggia un avveniristico melodismo dark-electro di tastiere e vocals acidamente sussurrati, in un susseguirsi di codificazioni elettroniche al cui interno si replicano meccanicamente rallentate scansioni di drum-sequencing, micro-sollecitazioni IDM e gli eufonici contrappunti del guest-vocalist Casee. "In The Future" è una concatenazione di elementi dark-electro e dubstep, realizzati mediante secche asimmetrie percussive midtempo circondate dalle baritonali, rabbiose e corrosive vocalizzazioni con le quali Flesh aggredisce una massa di suoni elettronicamente geometrici, composti da essenzialità tastieristica e punteggiature sintetiche. Ora la rhythm-machine cadenza regolari fratture midtempo, i vocals si snodano rauchi, arcani, circondati dalle fredde estensioni dei synths, mentre più innanzi il programming calcola una discontinua traiettoria IDM che impreziosisce le astrali sonorità di "Mein Gewinn". La successiva "Passage 1" è un interludio strumentale composto esclusivamente da lunghi, atmosferici pads, attraversamenti di noises e correnti elettroniche, così come nella ballabile "Actually", il climax tendenzialmente dark-techno futurepop è marcato da lineari, impure pulsazioni midtempo di drum-programming sulle quali l'asprezza vocale di Flesh corrode prolungate fotoluminescenze tastieristiche, collegandosi in seguito alle metallizzate immissioni di android-vox, mentre nell'omonima e straniante "Reality Design" il drum-sequencing delinea staccate sezioni industrial-midtempo che si infrangono ritmicamente e con inflessibile rigore su meditabonde spoken-words e su un'opaca, rarefatta musicalità dark-electro, costruita mediante una costante, sotterranea mono-irradiazione di rumore tastieristico ed attraverso riverberate esalazioni di electric-guitar suonate dal guest Nico Sedlic. La più dinamica "Ruin My Garden" è una traccia dark-techno / electronics energizzata da un simmetrico drumming uptempo che conferisce alla song un'ottima danzabilità, ulteriormente corroborata da eccitanti ripartizioni vocali e dalle abrasive particelle sgorganti dal synth. "Passage 2" è un generatore di microscopiche oscillazioni sequenziate sotto le quali si ampliano noises ed ossidate evanescenze, tutto ciò precedentemente la successiva "Catharsis", uno scheletrico dark-electro / IDM / industrial compiuto utilizzando le parole vitree, dure e monocromatiche di Flesh ed un glaciale automatismo percussivo downtempo come congegno per dare movimento e ritmo ai turbini di materia acida originati dal synth e ad un prolungato, siderurgico filamento di electric-guitar udibile in sottofondo. Più sinuose, le forme melodiche di "Stupid Reality" sono esaltate dal plumbeo, ricercato lirismo di Flesh, dalla morbidezza dei pads e dalle armoniose toccate del synth, tutto ciò in un alternativo dark-electropop / electro-rock frazionato da intermittenze downtempo ed elettricamente rifinito dalle trame chitarristiche del guest A. Khaldy. Stupendamente tecnologica, "Enough" è un monumento di eleganza, fascino e modernismo, ciò grazie ad un planning dark-electro / electropop / IDM di gran classe in cui confluiscono codici ritmici midtempo elaborati con algebrica precisione dal drum-programming, luminescenti effervescenze tastieristiche ed un canto seducente, sibilato con acredine dal vocalist tra effetti color alluminio e fluorescenze sequenziate. "Passage 3" è una fosca dilatazione di pads solenni e micro-frammenti di rumore, mentre la seguente "Saves Me" incanta l'ascolto con le sue sensuali ed ultra-sperimentali armonie electro / IDM, costituite da leggerissime sospensioni tastieristiche, da pallide ionosfere di suono futuristico, episodica tridimensionalità dubstep e da vocals carezzevolmente ruvidi. Le isteriche vocalizzazioni urlate dalla guest Miriam convertono la placidità dark-electronics della conclusiva "Mirim" in uno psicotico, dissonante agglomerato in cui gli ossessivi pads e le suddivisioni midtempo sono violentemente lacerate dalla schizofrenia canora della singer. I due performers di questo album manipolano il suono con eccezionale sagacità, trasmutandolo in un'esclusiva alternanza di brani prospetticamente impeccabili, eseguiti attraverso eterogenee configurazioni elettroniche, percussività discontinua ed una stesura vocale ammaliatrice che l'ascoltatore capterà come un richiamo magneticamente oscuro, polarizzante. "Reality Design" è soprattutto ricerca di un songwriting di forte emozionalità, collocato all'interno di ibridazioni soniche tecnologicamente estasianti che convergono in uno stile autonomo, interpretato oltre i limiti del conformismo. Le tastiere rilasciano argenteo metallo, la voce di Flesh inebria con la sua profondità e con le sue armonie trasversali, mentre un ininterrotto flusso di materia cybernetica inonda ogni singolo istante della release. Musica qualitativamente superlativa, da veri intenditori del genere. A.I. Three, A.I. Two, A.I. One, A.I Zero: contact!

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DK5600 - "Distanza Katrias 5600" - cd - by Maxymox 2015

dk  Power-duo di sperimentalisti, fondato nel 2013 dall'unione tra il triestino Paolo Bono (synthesizers / samplers / effects / sequencing / mixing) e la romana ARS A.V.I. (vox / lyrics / sounds elaboration / noises / samples). Ambedue gli artisti sono individualmente anche i titolari dei seguenti solo-acts provenienti dai substrati della scena musicale tecnologica italiana: Paolo rappresenta il disegno experimental electronics CircumLiver - biograficamente trattato da Vox Empirea nel 2011 all'interno della recensione dell'album "Hybrid" - così come Rosanna aka ARS A.V.I. - nota inoltre con il monogramma 'Ro So-matix' - è un'eclettica polistrumentista / singer gravitante non solo nell'area electronic / noise / industrial, ma anche in quella post-punk / alternative wave. Il nome del nuovo progetto ed il titolo del relativo debut-album, cripticamente contrassegnati dai due protagonisti con il simbolo DK5600 e "Distanza Katrias 5600", si ispirano sia ad elementi tecnico-industriali che fantascientifici: entrambe le espressioni traggono a loro volta la propria accezione dal dualismo che caratterizza le loro origini contrapposte: la prima, prettamente tecnica e riconosciuta come 'DK 5600', è una sigla utilizzata dall'Ente Nazionale per l'Energia Elettrica italiano, noto con l'acronimo ENEL, indicante l'erogazione della corrente in fase di media tensione, mentre la seconda, 'Distanza Katrias 5600', esplicitamente sci-fi, descrive invece la distanza di 5600 anni luce intercorrente tra l'immaginario pianeta Katrias e la Terra. In particolare, la nozione extraplanetaria assume un ruolo di fondamentale importanza nelle composizioni dei due artisti: infatti, ogni singolo atto del repertorio dei DK5600 concretizza musicalmente la natura altamente cerebrale del loro sound-concept, in cui convergono princìpi di conoscenza umana, futurismo, contemporaneamente ad impliciti riferimenti di carattere soprannaturale e mistico. La creatività del progetto si affida integralmente ad un dogma, ovvero l'esistenza di una comunicazione diretta ed intergalattica tra l'Umanità terrestre e gli abitanti dell'astro Katrias, volta all'instaurazione di un profondo, avanzato rapporto di interscambi tecnologico-religiosi tra i due mondi, ciò attraverso un funzionale network di micro-connessioni originate dagli impianti elettrici terrestri, dai cablaggi ottici, dai sistemi informatici, dalle apparecchiature elettroniche e, più minimalmente, dalla vocalità umana. La stesura dei testi e la pianificazione della strumentalità trovano quindi la loro esatta collocazione nell'interpretazione attualmente utopica, tuttavia a suo modo filosoficamente geniale, di un contatto con esseri alieni, mediante la tecnologia, le risorse psichiche e la spiritualità oggi in possesso dall'Uomo, speranza questa tramutata in suono attraverso la fantasia e l'inventiva di Paolo e Rosanna, ognuno di essi affascinato da questa incerta possibilità. L'intesa artistica tra CircumLiver e ARS A.V.I. è incominciata presumibilmente intorno all'anno 2009, dapprima attraverso la partecipazione ad interessanti compilations, tra le quali l'antologia "Ambientbook (Dark Edition) Vol. 1" licenziata nel 2013 dall'omonioma piattaforma greca Ambientbook, collaborazione consolidata quindi nel progetto univoco DK5600, autore di questo splendido e rappresentativo prodotto discografico dal titolo "Distanza Katrias 5600", debut-album del 2015 pubblicato dalla Bugs Crawling Out Of People - label con base a Toronto fondata dal mastemind Squid, uno dei più illustri pionieri della scena industrial canadese - ed interamente realizzato impiegando equipaggiamenti hardware, con l'unica eccezione per i processori di segnale, generati da impianti sia hardware che digitali. Il suono formulato dai DK5600, di assoluta inedicità e non affatto inquadrabile in un determinato genere, ingloba l'atmosferica e prolungata immobilità del weird-ambient, intercalata ad avveniristici contrappunti industrial-electronics, mentre i testi, sempre in modalità 'spoken words', freddamente, lentamente ed ossessivamente articolati dalle remote tonalità di ARS A.V.I. trasfigurate dal vocoder, svolgono una funzione primaria all'interno delle strutture, citando meccanicamente dettagli tecnico-scientifici con il medesimo automatismo vocale di un androide. L'opera consta ufficialmente di dodici songs, virtualmente collegate ad altre cinque bonus-tracks complementari, tutte di notevole interesse, disponibili esclusivamente sul web in formato downloading, intitolate rispettivamente "Testo In Fase Beta", "Seconda Giornata Su Katrias", "Pan Demonio", "Katrias Attacks" e "Katrias Outro". Il full-lenght prende inizio dalle spettrali evanescenze dark-ambient emesse dall'opener "Katrias Intro", cupamente minacciosa, arcana, nei cui pads riverberano abissali congiunture tastieristiche ed i frammenti di una luminosità annientata. "Prima Giornata Su Katrias" propaga sonorità cosmic-ambient, perennemente offuscate nel sottofondo da una bassa, incolore estensione sintetica, attorno alla quale ruotano altrettanto gelidamente le sezioni vocali di ARS A.V.I. tramutate dalle macchine in metalliche ed echeggianti micro-particelle. Il tempo si cristallizza, lo spazio si contrae in una dilatazione senza fine: è ciò che accade in "Masse Estranee", un experimental weird-ambient / industrial-electronics suggestivamente musicato attraverso essenziali duplicazioni tastieristiche simili a fluorescenze nello Spazio, intersecate da punteggiature artificiali e dai rallentati fraseggi della singer esposti con voce alterata, flemmatica, come durante una robotica dettatura pronunciata innanzi ad un gioco di specchi. "ATmospheres EXplosibles" costituisce l'idioma verosimilmente udibile durante l'interconnessione con le entità di Katrias: esso è diffuso in un registro weird-ambient commutato a scopo comunicativo in un'oscura trasmissione di frequenze aliene, particolarità evidenziata soprattutto nelle inflessioni vocali, ora corrispondenti a distorti, atoni frazionamenti iper-processati, cadenzati con innaturale freddezza e lentezza, come appartenessero ad una creatura extraterrestre straordinariamente più evoluta dell'Uomo, tutto ciò frammisto a rumorìo elettronico ed avvolto dalla lucida, monocorde copertura ambient dei synths. "Suolo Anisotropo" è un weird-ambient / industrial generato mediante un lineare filamento di sequencing, le cui oscillazioni, udibili come continue, sotterranee vibrazioni, adombrano una voce elettronicamente modificata, algidamente indagatrice, analizzatrice, sillabata con ipnotica fissità in un tripudio di echi metallorganici. Solennità, tetraggine, enigmaticità, sono le percezioni avvertibili nella successiva "Volo Retto Da Katrias", costruita attraverso dense ventate tastieristiche scevre di ogni concepibile melodia, ideate sottoforma di crescenti flussi ambient dalla consistenza tenebrosamente aerea, supportanti un canto rarefatto, vacuo, musicalmente ossidato, dal cui nucleo si elevano a tratti disperate verticalizzazioni. "Rete Di Terra" delinea una matrice sonora weird-ambient incentrata nuovamente sull'echeggiante metallicità vocale di ARS A.V.I. le cui parole, una fredda consecuzione di informazioni elettrotecniche, sono sistematicamente ripartite con telegrafica precisione ed esasperata lentezza, accentuando ulteriormente l'aura di futuristico surrealismo già distinguibile nella basica orchestrazione del synth. "Nanotec" è un livido weird-ambient / industrial integralmente attraversato da masse radioattive, da interferenze siderali e da discontinue scansioni paragonabili al movimento di un futuribile dispositivo, suoni uniformemente distribuiti sulle geometriche, inumane battiture del testo, anticipanti quelle recitate con tonalità distante, meditabonda, nella susseguente "Essere Estensibile Dinamico", una sorta di visionario 'weird-ambient poem' sviluppato mediante un unico, basso e prolungato accordo cosparso di effetti elettronici, sul quale la singer allinea ordinatamente e lentamente una polarizzante illustrazione del testo. Allo stesso modo, l'incorporeo torpore sprigionato da "Tensione Di Contatto" è effuso da una lunga fase downtempo di rindondanti intermittenze monotonali unite ad un sintetico fraseggio da replicante, in una concatenazione di artificialità vocale e buie metronomie, i cui impulsi, ampliandosi progressivamente nell'oscurità universale, raggiungono le installazioni radio-riceventi di Katrias. Più fascinosamente eterea, "Riflessione Attiva" contempla traiettorie ambient fondate su luminescenti pads, evocanti sensazioni di beatitudine ed onirica spazialità, interposti all'ipnogeno magnetismo del comparto vocale. Il brano conclusivo della tracklist è "Bugs Crawling Out Of Katrias", configurata attraverso un'ininterrotta, ondeggiante frequenza comparabile al potente ronzìo generato da propulsori alieni; fluttuanti, sorde manipolazioni appartenenti a retroingegnerie d'altri Mondi e cicliche scosse di industrial-noises costituiscono il disegno sonoro udibile in questo weird-ambient / electronics. Avanguardisti nonchè ardimentosi esploratori della dimensione più progredita del suono, i DK5600 sono proiettati musicalmente, spiritualmente ed incommensurabilmente avanti nel tempo; la preponderante originalità esecutiva del progetto ed i tematismi da esso affrontati non consentono nè specifiche collocazioni all'interno dei generi e sottogeneri musicali conosciuti, nè dirette corrispondenze con altri similari artisti. Le modulazioni ed i testi, incentrati sulla sinergica reciprocità tra i linguaggi elettrici, binari e vocali, si presentano armonicamente complessi, simili a letture metriche, captabili e decifrabili dall'ascoltatore unicamente se recepiti come innovative forme di comunicazione astrale. "Distanza Katrias 5600" è un album di enorme valenza sonora, in grado di esercitare una propria, soggiogante volontà; esso è insieme un preciso calcolo ed un ipotizzabile strumento di interazione con culture superiori, pensato dall'Uomo osservando priorità scientificamente sperimentali, tuttavia condizionate dallo struggente, recondito desiderio di ottenere finalmente la tangibile smentita della sua solitudine nell'immensità del Creato. Pianeta Terra chiama: Katrias risponde.

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Empire In Dust - "A Place To Rest" - by Maxymox 2015

empi  Originariamente fondato nel 2000 a Colonia da Manuel M. ( vox / production / songwriting ) e Alina H. ( live-Keyboard / vox ), il progetto Empire In Dust dislocò successivamente la sua base a Berlino, reclutando nel 2013 un terzo componente, Lars ( live-bass ). Il lungo percorso di affinamento tecnico e di diffusione della band è stato reso possibile sia da una serie di costruttive live-sessions tenutesi presso Festivals e clubs, unitamente a perpetui, risoluti sforzi indirizzati verso l'ottenimento di un sound moderno ed originale che esprimesse sentimento, armonia, estetica, riferimenti neoclassici ed una manierata significatività, dettagli già intuibili dall'altisonanza del nome stesso Empire In Dust. La musica concepita dalla band, perfezionata e diffusa negli anni attraverso fortunate live-sessions tenutesi presso Festivals e clubs, si identifica in un particolare stilema nel quale la soverchiante prevalenza di trasversali elementi indie-electropop integra spesso curvature techno-oriented, EBM, psichedelic-trance, dark-electro ed industrial, generando policromatiche esecuzioni talvolta caratterizzate da un semplice, catturante melodismo da dancefloor, oppure da atmosferiche modulazioni profumate di solennità che predispongono l'ascoltatore alla riflessione. Dall'archivio biografico degli Empire In Dust si segnala la loro partecipazione ai tre differenti volumi delle doppie compilations "State Of The Heart - Ultimate Sounds Of VIP Nation", pubblicate in limited edition nel 2005, 2008 e 2012 dall'omonima label Vip Nation, all'interno delle quali l'electro-act introdusse nelle rispettive tracklists le songs "Meaningless", remixata dal duo electro / industrial tedesco Analogue Brain, "First Fall ( State Version )" e "Retrospective ( State Version )". La discografia della band è comunque da ritenersi ancora nella sua fase iniziale, essendo essa attualmente costituita da sole due releases: la prima di esse è un Maxi promo-single autoprodotto, "Meaningless", datato 2010 e contenente nove tracce, tra le quali spiccano due remixes dell'omonimo titolo, quello sopra menzionato degli Analogue Brain ed uno contrassegnato con l'effige 'State Of Black Remix', rielaborato dall'electro one-man project tedesco Folic Acid. La seconda pubblicazione è il presente debut-album "A Place To Rest", ora recensito da Vox Empirea, licenziato nel 2015 dalla label berlinese Phonector e composto da undici episodi. Il full-lenght antologizza suggestioni elettroniche vocalizzate con grande passione e suonate con ricercatezza, concettualmente ispirate dal desiderio di trovare spiritualmente in sè stessi, oppure in una dimensione più terrena, un luogo intimo, speciale, in cui meditare ricercando in quegli attimi il vero senso di ogni cosa, ciò attraverso la forza del pensiero e dell'esplorazione interiore. "Always Blue", il primo capitolo della title-track, manifesta nelle sue liriche il carattere sensibilmente analitico ed introspettivo di Manuel, le cui estensioni canore, tonalmente profonde e nitide, si armonizzano alla compatta percussività midtempo del drum-programming ed ai seducenti flussi della tastiera, in un dinamico electropop nel quale interagiscono ritmo, melodia sintetica e fantastiche visioni ad occhi aperti. "Cut" è un dark-technopop energizzato da bpm's uptempo di drum-programming, illuminato da fulgidi accompagnamenti tastieristici e cantato da Manuel inizialmente attraverso, basse e sussurrate eufonie, trasformate successivamente nel refrain in baritonali emissioni colme di nobile eleganza. La simmetrica subsonicità delle bass-lines replica pulsazioni midtempo, incastrandole perfettamente in un'ultra-danzabile formula electropopish pianificata mediante fascinosi pads, battenti intermittenze di drum-programming ed epici, potenti vocals diffusi da Manuel, intersecati nel refrain da quelli più soavi di Alina: è ciò che accade nella successiva, meravigliosa "Bliss & Starvation". Il drumming disciplinato, quasi militaresco, che sorregge "Downtime", si adatta al canto severo e vagamente oscuro di Manuel, contrastando con le terse textures vocali propagate da Alina, tutto ciò in un electropop profumato di romanticismo, scandito da battiti e rullate midtempo sistematicamente frazionate da impulsi di sequencer, su cui si diffondono minimali sinfonie tastieristiche e malinconiche toccate di synth-piano. La successiva "Libria", annunciata e conclusa sontuosamente dalle sezioni orchestrali di Ludwig Van Beethoven, ottenebra il suono infervorandolo mediante un frenetico, austero, schema dark-electro / psy-trance / industrial dalle attitudini 'very clubby', formato da ballabili scansioni uptempo di drum-programming, ordinati diagrammi di sequencing, torbidi soffi tastieristici e dal canto rigidamente oscuro di Manuel, abbellito dagli sporadici inserimenti di Alina, la cui voce recita poeticamente versi scritti dal drammaturgo e scrittore irlandese William Butler Yeats. La strumentalità di "Against Reality" è ispirata dalle musiche del tema "Alpha 5" realizzato dal musicista new-ager tedesco Christian Buehner: la traccia sfoggia un electropop intelligente e di gran classe, ciò grazie soprattutto al signorile calligrafismo del vocalist, la cui timbrica, solida ed intelligibile, decora con raffinatezza l'automatismo midtempo del drum-programming ed i melodiosi costrutti tastieristici, tra i quali Alina pronuncia i suoi fraseggi con garbo e femminea delicatezza. "Silent World" è un vigoroso electropop / industrial pennellato di classicismo, in grado di conquistare istantaneamente l'ascolto sollecitando nel contempo il senso della danza, ciò attraverso battiti midtempo di drum-programming, incantevoli contrappunti di tastiera e regali accenti canori. Dalla seguente "The Glade" si innalzano decadenti melodie electropop, ritmate da essenziali bmp's midtempo di drum-programming, rischiarate dal moto circolare del sequencer, dalla voce soffusamente malinconica di Alina e dai rarefatti sussurri di Manuel, mentre le delicate note del pianoforte aggiungono all'insieme sensazioni di ulteriore nostalgia. Si prosegue con la breve "Washed Away", un tema interamente strumentale, basato sui rilassanti ampliamenti dei pads e sui sensuali bisbigli di Alina, tutto ciò perturbato da un sottofondo di fitta pioggia e tuoni, il cui effetto conferisce a questa creazione un mood suggestivamente autunnale. Al contrario, le architetture electropopish di "Your Light" movimentano il ritmo trasmettendo radiosità ed una relativa spensieratezza, attraverso vivaci cadenze midtempo, fulgide coreografie tastieristiche ed armoniosi vocals che Manuel espone con inflessioni meno incupite. L'ultimo capitolo della tracklist è "Retrospective", un electropop cabarettistico dai richiami 80's, avvolto da sferiche fluorescenze di tastiera, sospinto da ripartizioni midtempo ed impreziosito dall'enfatica, plateale vocalità del singer. Distanti dai consueti stereotipi, la musica degli Empire In Dust possiede i presupposti necessari per essere considerata 'ecletticamente funzionale', ibrida e comunicativa, aggregando essa una moltitudine di emblematici fattori, i medesimi che rendono ogni traccia del full-lenght differente l'una dall'altra e caratterizzata da una piacevole singolarità. Questo progetto sarà molto apprezzato da chi cerca nel suono elettronico immediatezza, ballabilità, ma anche saggezza ed un'autentica, effettiva distinzione. "A Place To Rest" offre un ampio panorama di contesti stilistici, spaziando con innata disinvoltura dalla trascinante techno-dance ad elegiache performances intensamente sentimentali, includendo electropop songs ricche di melodia e di squisita forbitezza. Il suono artificiale in una delle sue sconfinate e più espressive interpretazioni.

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Factice Factory - "The White Days" - cd - by Maxymox 2015

fact  François Ducarn ( vox / keyboards ), Théotime Lefebvre ( bass / electric guitar ) e Fabrice Lefebvre ( electric guitar / keyboard / post-production ) costituiscono dal 2013 la line-up dei Factice Factory, localizzando le sue basi tra la città francese di Liévin e quella svizzera di Ginevra. Per quanto stilisticamente improntati verso le correnti cold-wave / minimal-wave / post-punk risalenti agli albori 80's, i protagonisti autodefiniscono la loro band un progetto in continua evoluzione e pertanto svincolato da retoriche catalogazioni, più verosimilmente una sorta di perpetuo, sperimentale 'work in progress' che trae ispirazione non solo dai tradizionali sottogeneri appartenenti alla early-new wave, ma anche dalle rispettive tendenze musicali insite in ognuno dei tre componenti. Infatti, Fabrice Lefebvre, unitamente a Gerard Chambellant e Jeanne Lefebvre, è da ben diciassette anni parte dei Rajna, una world-music / modern-classical / ethereal-folk band; Théotime Lefebvre è invece un alchimista la cui passione è mescolare tra loro differenti sonorità che spaziano dall'ambient ai sintetici ampliamenti dei dronescapes, evidenziandosi contemporaneamente e positivamente nella scena noisy-rock / post-rock con il suo solo-act Thermafrost, mentre François Ducarn si dichiara un grande estimatore del post-punk, dell'arte fotografica e del rock. La musicalità della band è una creatura sonora pallida, fredda, spesso oscura, composta mediante una strumentalità essenziale combinata a brevi vocalizzazioni rigidamente segmentate, da cui si elevano liriche concettualmente introspettive, malinconiche, caratterizzate da uno destabilizzante stato di alienazione tuttavia narrato con calcolato distacco. Il presente "The White Days", oggi recensito da Vox Empirea, rappresenta il debut-album della band, entro cui sono contenute nove tracce; licenziato nel 2014 in tre diversi formati da altrettante labels, il full-lenght è rilasciato in versione CD per il brand francese Manic Depression Records, su vinile limited-edition in cento copie dalla tedesca Holy Hour Records e su cassetta, anch'essa in numero limitato a cento esemplari, per la home belga Wool-E Tapes. Tra i vari credits maturati dai Factice Factory si cita la pubblicazione avvenuta nel 2014 dell'one-track file autoprodotto intitolato "Lodged", creato in collaborazione con Kriistal Ann - con Toxic Razor componente del minimal-synth duo greco chiamato Paradox Obscur - oltre al compimento di altri due brani formulati in sinergia con l'artista americana Lissette Schoenly - con Jacob Schoenly titolari dal dark minimal-synth duo Spatial Relation - due songs inserite nel secondo album dei Factice Factory intitolato "Nada", la cui data di pubblicazione ad oggi non è ancora ufficialmente resa nota. Oltre ad esibizioni live tenute presso importanti stazioni radio internazionali, rilevante è la partecipazione della band all'antologia "Wavecore Compilation Volume 3", pubblicata nel 2014 dalla label parigina Anywave Records. Descrivendo ora la struttura dell'album "The White Days", essa integra testi cantati in lingua francese, inglese e tedesco, tra i quali emergono episodicamente fonemi 'world-oriented', così come il movimento ritmico delle nove songs, generato elettronicamente dal drum-programming, si assesta prevalentemente su spettrali geometrie waving downtempo / midtempo, raramente dinamizzate da metriche più veloci. Il pigmento 'bianco' nominato nel titolo della release, funge invece da indiretto strumento evocativo, richiamando il culto della Morte venerato alcune popolazioni asiatiche, simboleggiando nel contempo anche la limpida, incontaminata purezza dell'anima, nitidamente percepibile durante una profonda, assoluta esplorazione meditativa tra i recessi della coscienza, contemplando inoltre astrazioni paesaggistiche come il colore bianco del suolo lunare, o quello freddamente vitreo del cielo in inverno. La tracklist propone inizialmente "Collide", una cold / minimal wave sorretta da impulsi midtempo di drum-programming e vocalizzata attraverso un canto schematico, depresso, alternato ad echi che sembrano riflettersi in uno specchio deformante, tutto questo accompagnato da elettriche innervazioni di chitarre post-punker, da ripetute punteggiature di basso e tenui sezioni di tastiera. Altrettanto gelido e straniante, il tracciato wave della successiva "Glow" è originato attraverso concisi battiti midtempo sui quali François e l'additional vocalist Jeanne Lefebvre pronunciano strofe dalle tonalità grigie, decadenti, retroilluminate nello sviluppo da dense scie di chitarre, accerchiate da esangui flussi di keyboards e scandite dalle pulsanti emissioni del basso. "Wie Raben" è uno scattante, minimale ed ultra-ballabile capitolo electro / post-punk / cold-wave irradiato di reminescenze Neue Deutsche Welle, edificato su base uptempo dal drum-programming ed attraversato da tese estensioni chitarristiche e guizzi di synth, mentre il singer diffonde ritmicamente e disciplinatamente rigidi comparti vocali, replicati nelle fasi centrali dalla guest Jeanne Lefebvre. La tenebrosa solennità che incombe su "Cold", cover dell'intramontabile capolavoro dei Cure, è formulata dai Factice Factory emulando le originarie sonorità del brano mediante un midtempo-drumming grave, regolare, cupamente affiancato dall'opprimente azione della tastiera e delle intermittenti bass-lines, in un insieme di tetraggine e magnificenza ulteriormente abbellite dalle intonazioni proferite con voce algida da François e, nel finale, da quella di Jeanne. Lente sequenze cold-wave / trip-hop ed una penetrante aura di mistero, formano il nucleo della seguente "Hour Glass", psichedelica, mesmerizzante, oscura, plasmata attraverso una scheletrica intelaiatura downtempo di drum-machine, da evanescenze chitarristiche e vocals desolatamente riflessivi. "Somnolence" crea una massa omogenea di cold-wave e dark-synthpop, in cui le plumbee atmosfere della tastiera, la voce impassibile di François, i minimali cicli midtempo calcolati dalla macchina ritmica, le futuristiche marcature del sequencer, il suono aperto ed elettrico della chitarra e le squadrate modulazioni delle bass-lines, configurano una traccia particolarmente suggestiva. "Kaugummi", song visualizzabile anche in formato video, predilige una militaresca figurazione cold-wave / Neue Deutsche Welle cantata in lingua germanica attraverso parole e tonalità spente che esaltano il senso del vuoto interiore, dell'amarezza, tutto ciò ordinatamente suddiviso dalle scarne trafitture midtempo della drum-machine, decorato dalla fascinosa intensità emessa dal synth e dalle stupende chitarre, sotto cui oscillano lineari le ripartizioni del basso, fino al raggiungimento della seguente "Wortschatz", un'ombroso, nevrotico post-punk / cold wave elettronicamente ritmato da minimali successioni uptempo di drum-programming, sulle quali François colloca marzialmente glaciali frazionamenti di voce sillabati in tedesco che si fondono con l'elettrico stridore delle chitarre e con la fosca minacciosità della tastiera. La torpida vaporosità dei pads, i riverberi pizzicati della chitarra ed i concisi tratteggi vocali che fungono da introduzione nella conclusiva "Lazward", si sviluppano in un lento, infinitamente nostalgico post-rock / wave, eseguito mediante drumming downtempo, frementi, armonici riff di chitarra elettrica, ascensionali scale di basso, romantici ampliamenti di tastiera ed un canto abbattuto, accarezzato da una sorta di malinconico declino. Release dal sound monocromatico, totalmente privo di sovrastrutture, "The White Days" effonde melodie fredde, distanti, in cui ogni enfasi è sistematicamente repressa, parole ed armonie esposte con estremo self-control e precisione, come se i sentimenti più ardenti, l'infelicità, le tormentate passioni, trovassero proprio nella sinteticità la propria vera ragione di esistere, le mille parole adatte ad esprimere il tumulto di sensazioni che scuotono disperatamente lo spirito, prigioniere di autoritarie forze interiori, tuttavia non così irrimediabilmente soffocate da non far percepire nell'inconscio dell'ascoltatore una vibrante sensibilità. Factice Factory è un progetto in possesso di attitudini oltre la media, potenzialmente in grado di spingersi verso traguardi prestigiosi nel panorama alternativo, ciò grazie alle straordinarie risorse così ampiamente manifestate nel loro primo, indimenticabile album. La band franco-svizzera attende solo di rivelarsi al pubblico nella sua grandezza, proponendo un repertorio waver di eccellente qualità che merita di essere pienamente scoperto ed apprezzato. Mettete alla prova questa interessantissima ensemble di visionari: il loro talento vi attrarrà a sè con tutto il suo magnetismo, nella diafana gelidezza del colore bianco.

* H *

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Halo Effect - "Life Is Perfect" - cd - by Maxymox 2015

haloe  La formazione romana degli Halo Effect, in assoluto tra le più quotabili e promettenti dell'intera scena elettronica internazionale, si è costituita band ufficialmente operativa fin dal 2001 con la seguente line-up: John Andrew Peverieri ( vox / lyrics / musics ) , Alessandro Polinori ( second vox / keys / lyrics / musics ), Federico Rosi ( keys / musics ) e Marco Cattani ( keys / guitar / musics ). Il sound-system del progetto capitolino estrapola, interpretandole attraverso uno schema impeccabilmente eseguito, le differenti ed a tratti sperimentali modulazioni derivanti dagli orientamenti stilistici insiti nei rispettivi membri, con una spiccata predominanza di traiettorie apertamente synthpopish combinate ai migliori teoremi dell'Electronic Body Music, alle meccaniche procedure dell'industrial ed alla suggestiva tenebrosità della darkwave. La funzionale sinergia tra questi fattori determina i percorsi melodici così immediatamente catturanti, iper-ballabili, sempre coinvolgenti ed altamente energizzanti, che dalla fondazione del collettivo hanno conquistato una grande platea di estimatori. Particolarmente attivi e trascinanti sul fronte live, gli Halo Effect hanno inoltre condiviso un congruo numero di gig-sessions con importanti esponenti della scena electro europea come Melotron, Covenant, De/Vision, Cruxshadows, Bloody, Dead & Sexy, Ionic Vision, Greenhaus, Krisma e Steve Naghavi degli And One, confermandosi definitivamente band d'eccellenza attraverso una lunga, fortunata serie di remixes elaborati da istituzioni saldamente ancorate nell'universo musicale tecnologico indipendente. La discografia degli Halo Effect merita un dettagliato approfondimento ed una degna illustrazione, ciò in virtù dell'elevato standard che ha costantemente e sistematicamente distinto ogni release, oltre all'indiscutibile prestigio dei soggetti che hanno cooperato alla stesura dei molti remixes contenuti nelle tracklists. Elencando quindi la serie dei prodotti creati dall'ensemble, menzioniamo inizialmente "Past Continuous", primo test self-released di quattro tracce risalente all'anno 2003, seguito nel 2005 dalle sei digital-songs autoprodotte di "Days Of Silence", tra le quali svetta come bonus-track la cover della celeberrima "Photographic" dei Depeche Mode, band alle cui metriche synthpop è spesso ispirata l'arte compositiva degli Halo Effect. "Rome Effect" del 2006 è invece una digital-release di otto live synthpop songs registrate nella Capitale, al cui interno sono racchiusi brani scritti degli Halo Effect ordinatamente alternati a covers dei Depeche Mode. "Schwarz", digital-Extended Play autoprodotto rilasciato 2006, consta di sette tracce, mentre "New Romantic Industry" è di fatto il debut album licenziato nel 2008 dalla label bielorussa Haze, nella cui title-track di quattordici brani è inclusa una bonus-song, la bellissima cover di "Join In The Chant" dei Nitzer Ebb. L'anno 2009 fu caratterizzato da quattro digital-remixed singles distribuiti dalla label tedesca Ionium Records, parent-label della Afmusic: il primo di essi, "It Was Nothing", è una release di nove tracce remixate dagli electro projects A Spell Inside, Ecstatic Mood, People Theatre, Revolution, Luca Urbani, Zero A.D. , Dave Luxton, Blank e DJ Marimba. Seguirono le nove remixed-tracks contenute in "Days Of Violence", reinventate dai progetti Flatline, Skoyz, Lujhboia, Vortexsoundtech, The Crystal Apes, Azazel Haunted, TheHeadcase, The Violent Vocations e DJ Runken, anticipanti le sette songs di "Their G.O.D.", remixate dalle bands The Eternal Afflict, Guerrilla, Vondage, Global Citizen, A.D.A.C. 8286, Noorglo e DJ Energumeno. Altrettanti sette brani remixati sono inclusi in "Hammer The Gear", realizzati da Celtic Tribes, Spektralized, Divider, FabrikC, Naukilot, DeadTronic e Controlled Collapse, a cui fecero seguito nel 2010, ancora per la Ionium Records, i sei remixes di "Life Goes On", rielaborati da Octolab, Human Decay, Supreme Court, Mind.Area, Batch ID e Led Manville. Nel medesimo anno 2010 fu la volta del secondo full-lenght, "The Fourth Zone", autorealizzazione di dodici tracce, le cui versioni digitali furono licenziate dalla label Ionium Records, ciò fino alla partnership degli Halo Effect con la EK Product avvenuta nel 2012, attraverso cui fu pubblicato l'ottimo, futuristico album di quattordici brani intitolato "Recoding", prodotto / mixato dallo svedese Mika Rossi, leader della band electro / EBM Autodafeh e della synthpop / electro band Endless Shame. Continuando l'investigazione nell'archivio delle pubblicazioni degli Halo Effect troviamo altre due splendide, consecutive digital-compilations, entrambe diffuse nel 2014 dalla EK Product e, analogamente ai precedenti titoli, interamente remixate da grandi electro-artisti dei quali è doveroso menzionare i nomi: la prima di esse reca il titolo di "Code Mixing - Recoding Remix Album CD 1", contenente quattordici ricostruzioni soniche forgiate da Dominatrix, Angstfabrikk, Acretongue, Darkmen, Future Trail, AD:Key, Chemical Waves, Oldschool Union, Dupont, Foretaste, Hypnoskull, [de:ad:cibel], Lights Of Euphoria e Chainreactor, a cui seguì "Code Mixing - Recoding Remix Album CD 2", quindici atti remixati dagli stessi Halo Effect, People Theatre, Massiv In Mensch, Bodystyler, Nydhog, Vanguard, Synapsyche, Social Ambitions, Niko K, Angstfabrikk, Technomancer, ReAdjust, Dym, Darkmen e Ira-k Organisation. "Life Is Perfect", ora recensito da Vox Empirea, è il nuovo, grandioso album del 2015, in questa occasione rilasciato dalla Space Race Records, parent-label della EK Product: al suo interno risplendono sedici creazioni mixate in studio da Rob Early, front-man della electro / IDM / synthpop band americana Retrogramme, al quale è affidata anche una parte della produzione del disco. Il full-lenght, magnificamente strutturato in ogni sua fattezza, riassume oggi più che mai la totalità dei pregi maturati ed evidenziati nel corso degli anni dagli Halo Effect: acustiche tecnologicamente futuribili, studiate ed applicate con alta professionalità, musiche elettronicamente e dinamicamente eccitanti, ritmiche 'very danceable' ed armonie seducenti che raggiungono sempre l'obiettivo, ciò espresso mediante una vocalità intonatissima, timbricamente inappuntabile, unita ad accattivanti pianificazioni tastieristiche e ad accurate geometrie di sequencing. Ne è un fulgido esempio l'opener "The Game Of Life", una traccia electro / synthpop formidabilmente ballabile, edificata attraverso pulsanti bass-lines midtempo unite simmetricamente alla gagliardìa del cantato, tutto ciò reso ulteriormente stimolante da rivoli di programming e razionali abbellimenti di synths. "Alone" sfoggia soluzioni electro / synthpop di irresistibile ballabilità, polarizzando l'ascolto mediante costruzioni vocali vagamente oscure, pronunciate con melodica fermezza, affiancate da un drumming sviluppato con enfasi, il quale distribuisce battute midtempo sulle algebriche replicazioni delle macchine e sugli innesti del synth. La successiva "My Mistakes" esterna tutto il suo potenziale di "dancefloor hit": percussività solidamente midtempo, disegnata con assoluto rigore, estensioni vocali che denotano una percepibile specularità con quelle appartenenti a Sascha Mario Klein - aka Neuroticfish - congiuntamente ad un melodismo avveniristico di tastiere e programming, conferiscono a questo electro / synthpop il ruolo di grande protagonista nella tracklist. "White Flag" concede spazio al moderno romanticismo, rallentando le scansioni delle bpm's e propagando armoniosi flussi di voce e synth dai quali traspaiono note colme di introspezione, di malinconia, intensificate smisuratamente nel refrain. Di natura completamente opposta, la seguente "The Killer In Me" sottolinea nei contrappunti midtempo del programming colorate marcature synthpopish tipicamente And One-oriented, espandendone, modellandone le disciplinate progressioni in una concentrazione di vocals avvincenti ed iridescenze tastieristiche. "Hardcore" è un vibrante, quanto poderoso synthpop / EBM dalle peculiarità clubby, formulate attraverso la risoluta compattezza uptempo del drum-programming e l'oscura, lasciva curvatura tonale dei vocals sui quali vorticano le granulose fluorescenze del synth. Si prosegue con la sonicità accentuatamente post-Depeche Mode della seguente e gloriosa "Defeated", una traccia che rapisce l'ascolto con le sue ballabili melodie retro-synthpop, le quali raggiungono incommensurabili parametri di avvenenza, attraverso le metronomie scaturite dal risonante battito midtempo del drum-programming, gli ombrosi avvolgimenti dei pads e la profondità del canto, così nostalgicamente incupito. "The Secret I Know" incrocia coordinate electro / EBM / synthpop, attraverso sistematiche propulsioni midtempo di drum-machine e vocals fermi, ben impostati, attorno ai quali la spaziale liquescenza delle tastiere rilascia armoniose scie di suono tecnologicamente avanzato. "Teddy Boy" è un electro / EBM dalla ritmica uptempo martellante e ballabile, infervorata da sezioni vocali inflessibili a cui fanno seguito femminei sexy-loops che inondano di sensualità il tratto finale del brano. Ipnoticamente elettronica, la stupenda "Among The Flowers" coniuga la soggiogante glacialità midtempo del drum-programming ad una efficacissima, autorevole configurazione vocale, tutto questo in un dark-synthpop atmosfericamente cinetico, ballabile, ritmato mediante possenti impulsi e retroilluminato da algide proiezioni tastieristiche. "Again" domina incontrastata sulla totalità della tracklist, con sonorità pervase di architetture melodiche ed ascendenze saldamente 'depechemodiane', le quali, con disarmante rapidità, esercitano sull'ascoltatore un fascino magnetico, ciò grazie ad una squadrata percussività midtempo di drum-programming i cui frazionamenti, plasmandosi ritmicamente alle incantevoli armonie del vocalist e delle tastiere, lastricano un danzabile percorso synthpop per il quale è impossibile trovare superlativi adatti a descriverne adeguatamente la bellezza, il potere attrattivo. Si prosegue con "You'll Never Catch Me", traccia in cui le esaltanti sincronie di drumming midtempo, di voce fascinosa e di keys, tratteggiano uno spartito electro / synthpop anch'esso denotante specifiche affinità con il Depeche Mode sound, in particolare durante l'arpeggio chitarristico ed in alcune fondamentali intonazioni del singer. La rigogliosa consistenza percussiva uptempo di "Dancing Lights" sospinge questo electro / EBM per dancefloors, innalzato attraverso pneumatiche sequenze di drum-programming e vocals tenebrosamente riverberati, in un vortice di ritmo e frequenze artificiali che spronano ad un incessante movimento. E' la volta della successiva "Skyline", un electro / synthpop melodiosamente tecnologico e sofisticato, il cui il freddo nucleo percussivo scandisce roboticamente suddivisioni midtempo, riflettendo il chiarore lunare delle tastiere e del cantato, tutto questo antecedentemente le note ricolme di electro-romanticismo appartenenti a "Wintery Fall", brano che non attarda a rivelarsi in tutta la sua abbacinante grazia synthpopish realizzata mediante un sapiente utilizzo del progetto vocale, dalle cui strofe si ampliano consonanze che incatenano l'ascoltatore, ciò unitamente a ballabili, incalzanti linee midtempo di drum-programming ed armoniose emissioni tastieristiche. "Made Of Flowers", la final-track, è uno sperimentale, umbratile electro / industrial / synthpop creato con ammirevole ricercatezza, attraverso pads cosmici, processi sequenziati, alienanti sezioni vocali e glaciali avvicendamenti midtempo di drum-machine. Halo Effect è un eterogeneo sodalizio di menti talentuose, costruttive, dalla cui interazione ha origine l'elemento unificante tra avanguardia e retroguardia elettronica che ha codificato i prodigiosi suoni dell'affresco modernista "Life Is Perfect", album di straordinaria elevatezza musicale, definibile senza dubbi come un colossal del genere, materializzatosi opportunamente nel panorama tecnologico alternativo di quest'ultima parte dell'anno 2015. La citata 'perfezione', quella riferita alla 'vita', concettualmente menzionata nel titolo dell'album, ovunque essa risieda ed in qualsiasi forma sia manifestata, percepita o intesa, non è minimamente paragonabile a ciò che ascolterete in queste sedici, impareggiabili tracce. Aspettatevi qualcosa di sbalorditivo. Di parecchie lunghezze oltre ogni vostra ragionevole aspettativa.

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Handful Of Snowdrops - "III" - cd - by Maxymox 2015

hand  I sogni, a volte, dopo cicli infiniti di buio, si trasformano in luminose realtà, come un insperato ritorno dall'oblìo. E' esattamente ciò che è accaduto ad uno dei progetti più significativi della scena 80's underground canadese, gli Handful Of Snowdrops, duo costituito nel 1984 a Quebec City da Jean-Pierre Mercier (guitar / keyboards / programming / vox) e Michel Mercier (bass / keyboards / guitar / programming). Chi volesse ottenere una panoramica più completa sulla biografia e sugli attuali connotati artistici della band, può reperirli all'interno dell'intervista realizzata da Vox Empirea e collocata nell'apposita sezione in queste webpages. Dopo lo scioglimento della piattaforma, avvenuto nel 1993, degli Handul Of Snowdrops rimasero solamente i nostalgici ricordi del loro stupendo ed inconfondibile sound che può essere definito globalmente come un'armoniosa, melodrammatica combinazione di voce e strumentalità avente per basamento componenti electro-synth rock uniti a retrospettive 80's wave, gothic e darkwave, dettagli racchiusi nella seguente discografia che elencheremo ora minuziosamente in ordine cronologico. Le otto tracce in stile electro-rock / darkwave di "Land Of The Damned" rappresentano il debut-album ufficiale edito nel 1988 per la misconosciuta label LiSP Records, succeduto nel 1991 dal mitico "Dans L'Oeil De La Tempête", secondo full-lenght di nove episodi electro-rock / synthpop, licenziato dal brand statunitense C'est La Mort e ripubblicato digitalmente nel 2010 con tre bonus-songs nella versione 'Expanded & Remastered' per la label fondata dal duo nel 2009, la NanoGénésie®. "Mort En Direct" è invece un'antologia del 1993 contenente le undici migliori tracce tratte dall'antecedente repertorio degli Handful Of Snowdrops, riedizionate anch'esse in formato digital-remastered e rilasciate nel 2010 sempre dalla NanoGénésie®. Nell'anno 1991 venne pubblicato, sempre per la medesima label NanoGénésie®, "Groundwork For Fundamentals (Demo Archive Volume One • 1984 - 1986)", un'esclusiva raccolta digitale di demo-tracks musicalmente orientate verso i generi darkwave / goth / post-punk / synthpop / synthwave, riservata agli acquirenti della release "20th Anniversary Edition" di "Land Of The Damned", mentre il successivo "Storm Debris & Astronaut Remains" è il secondo e conclusivo volume di dodici digital-demo tracks rilasciate autonomamente nel 2010 dalla NanoGénésie® ed estratte dal catalogo "Demo Archive" compreso tra il 1990 ed il 1992, anno precedente lo scioglimento del progetto verificatosi prima del completamento dell'album "Astronaut". A tutto ciò seguì dapprima "Scream, Cry Or Fall Again", digital-EP del 2013 licenziato dalla NanoGénésie® al cui interno appaiono tre darkwave / goth / post-punk live songs registrate nel 2012, succeduto da "25th Anniversary Special Double Edition: Unreleased & Demos 1984-1986 / Land Of The Damned", doppio LP in vinile pubblicato nel 2014 dalla label spagnola Domestica Records, nella cui tracklist gli Handful Of Snowdrops incorporarono complessivamente sedici tracce stilisticamente orientate verso i generi new wave / post-punk / synthpop: del medesimo titolo esiste anche la versione LP limited-edition intitolata "Unreleased & Demos 1984-1986: 25th Anniversary Edition", edita sempre nel 2014 per la Domestica Records e formata essenzialmente dalle otto tracce incluse nella 'side-A' della più ampia versione 'Special Double Edition'. L'inedito "1984 Lost Demo Tracks" è una one-track digital-release distribuita nel 2014 sempre dalla NanoGénésie®, nella quale sono incorporati vecchi demo-esperimenti IDM / electronics incisi su cassetta, così come l'Extended Play di quattro tracce intitolato simbolicamente "+", edito nel 2015 per la NanoGénésie®, precede il presente, atteso terzo album "III" che ha siglato il grande ritorno degli Handful Of Snowdrops: esso è pubblicato nel 2015 dalla NanoGénésie® e concretizzato grazie ad un'estesa catena di fans internazionali da cui sono provenuti i fondi necessari per la realizzazione di questa impresa, in risposta ad un'efficace ed intraprendente azione mediatica di crowdfunding promossa nel 2014 dai due protagonisti. Le dieci tracce del nuovo full-lenght - registrato / mixato a Quebec City negli studi della Nanogénésie e masterizzato in California da Blake La Grange presso il Mercury Mastering - sono un autentico capolavoro di finezza armonica nel quale gli Handful Of Snowdrops introducono come principio attivo un'iper-dose di estetica vocale unitamente a catturanti melodie di synths, programming ed electro-ritmiche a velocità variabile, tutto ciò atmosfericamente circondato da quelle indimenticabili, malinconiche sonanze 80's wave che fin dalle origini hanno caratterizzato la musica del progetto. "Terroir III (The Hills, The Sea, The Sky, The Stars)" apre la tracklist offrendosi come una sad-song prevalentemente strumentale, composta inizialmente attraverso ritmiche downtempo distese su morbidi, nostalgici accordi di tastiere, gli stessi elementi i quali, intensificandosi aggiungendo in seguito vocal-sampling ed infine note di pianoforte, divengono un'orchestrazione suggestivamente penetrante, formata da eufonie che riflettono introspezione, decadenza ed un tocco di romanticismo. "Dead City", traccia della quale è stato realizzato il video, è la manifestazione vera e propria del sound electro-rock / waver che l'ascoltatore sperimenterà all'interno dell'album, ovvero una magica fluidità tastieristica e di chitarra elettrica stupendamente vocalizzata dai toni elegantemente malinconici di Jean-Pierre sotto i quali il drum-programming scansiona precise cadenze midtempo, in un insieme di energia, grazia e sentimento che rapisce istantaneamente e per sempre. "The Man I Show The World" plasma la corposità dell'electro-rock con melodiose formulazioni 'waving', disegnandole attraverso un coordinamento di vocals nostalgicamente passionali, comunicativi, abbelliti da riverberanti estensioni di electric guitar e supportati dal dinamismo midtempo del drum-sequencing. La successiva "The Kill" aggrega sonorità electro-wave e gothicheggianti riversandole in una song di grande valore, creata mediante un turbillon di drum-programming uptempo, struggenti flussi di synths e chitarra elettrica, tra le cui textures si ode imperiosamente la voce armoniosa di Jean-Pierre conferire alle strofe espressioni sentimentalmente depresse, capaci, in particolare nel refrain, di conquistare anche gli animi più glaciali. Dolcemente rasserenante ed assimilabile, "Wreckage" è una traccia downtempo electro-rock / synthpop che piacerà per la nobile poeticità del cantato sopra cui aleggiano fascinosamente emozionanti costruzioni tastieristiche ed echeggianti contrappunti di chitarra, così come nella seguente "Breaking Bones" la voce calda di Jean-Pierre intona strofe traboccanti di purezza melodica e romanticismo, tutto ciò in una electrorock / wave song modulata dalle estatiche emissioni dei synths e segmentata dai frazionamenti midtempo del drum-programming. Ancora più incisiva, la seguente "Fall In Line" genera vivide sensazioni di immensità, seducendo con i supplichevoli accenti vocali del singer e con la luminosità delle tastiere strettamente connesse al backgroung di electric guitar ed alle cadenze midtempo del drumming, la cui sinergia evidenzia ancora una volta l'inestinguibile devozione degli Handful Of Snowdrops verso l'80's wave-sound. "Everything Is Number" è anch'essa un'amalgama di electro-rock e new wave, propulso dal tratteggio equispaziato del drum-sequencing midtempo ed attorniato da un foreground vocale che sembra interrogare i propri pensieri convertendoli in sonorità enfaticamente nostalgiche, proiettate in un incantevole arabesque di synths e rapidi voli di chitarra elettrica. Il tratto distintivo che contraddistingue "Forever It Goes" è il trascinante arpeggio chitarristico protratto dall'introduzione fino al primo segmento vocale, richiamato episodicamente in un trionfo di perfezione melodica ed elegiaco sentimentalismo, per una electro-rock pop song dal potere magnetico, intrigante, coinvolgente, ornata da apollinee progressioni di synths e ritmata da impulsi uptempo. L'epilogo è rappresentato da "It Can Only Mean One Thing", traccia cantata da Jean-Pierre in collaborazione con la backing-vocalist Mathematique aka Pascale Mercier, figlia di Michel: il brano, un soave electro-wave / synthpop / electro-rock, è eseguito mediante limpide fioriture vocali, bagliori chitarristici, melodiose sezioni tastieristiche e ripartizioni midtempo di drum-programming. Profusioni di forbitezza, intimismo ed abilità compositiva, sono presenti in questo spettacolare album che assevera definitivamente l'impeccabile songwriting e quel talento fuori da ordinari schemi che ancora oggi contrassegna lo stile di un duo risorto dalle nebbie del tempo. "III" è un album fortemente desiderato, una meraviglia sonica per la quale è estremamente difficile trovare superlativi adatti a descriverne la preziosità, la rara bellezza. Questa release è in possesso di molteplici significati, tutti profondi e differenti: essa è il 'trait d'union' che stabilisce il contatto tra passato e presente. Essa è anche l'esigenza di liberare una passione sonora troppo forte ed incontenibile per essere trattenuta ulteriormente all'interno dello spirito. "III", inoltre, è un dovuto omaggio alle migliaia di fans che non hanno mai dimenticato questo progetto ed il suo importante contributo dato alla scena alternativa: gli Handful Of Snowdrops contraccambiano un così ardente amore dedicando ad essi un album di eccezionale significato affettivo, teso a rievocare il più fedelmente possibile la grandiosità di un power-duo il quale, consapevolmente o meno, continua a lasciare permanenti testimonianze di sè nella musica alternativa. Sarete abbagliati da tanto splendore.

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Hearts Of Black Science - "Signal" - cd - by Maxymox 2015

hebla  La sensazione dominante riscontrabile ogni qualvolta si analizzano gli Hearts Of Black Science è sempre quella di essere innanzi ad un progetto di levatura artistica infinitamente superiore alla media ed in possesso di una distinzione che trova rare corrispondenze nel proprio genere musicale. Il duo-act, fondato nel 2005 a Gothenburg, Svezia, è composto da Daniel Änghede ( vox / guitars / bass ) - vocalist della super-band post-rock inglese Crippled Black Phoenix - e dall'ex regista horror Tomas Almgren ( synths / beats & sequencing ), i quali fin dal principio hanno originato il loro inconfondibile sound-system combinando l'egemonia di strutture electro / post-rock a complementi new wave, shoegaze e gothic: l'armoniosa fusione tra questi stili genera prospettive vive, coinvolgenti, meravigliosamente catturanti, in una perpetua diffusione di eleganza e sentimentalismo vagamente oscuro che induce con naturalezza la mente ad una profonda indagine. L'archivio discografico degli Hearts Of Black Science ebbe inizio nel 2006 con due Extended Play autoprodotti, all'interno dei quali il duo esplorava con grande autenticità scenari electro / alternative-rock: i loro titoli sono "Hearts Of Black Science EP #1" contenente quattro tracce, seguite dalle cinque incluse nel successivo "Hearts Of Black Science EP #2". I due Maxi-singles "Empty City Lights" e "Driverlights", licenziati nel 2007 dall'etichetta londinese Club AC30, denotavano anch'essi come le precedenti releases un'evidente predisposizione compositiva direzionata verso traiettorie electro / alternative-rock, stile identicamente impresso nei quattro episodi inclusi nella tracklist di "The Ghost You Left Behind Sampler", una pubblicazione avvenuta nel medesimo anno 2007 sempre attraverso la home records Club AC30, la quale licenziò ufficialmente nel 2007 anche il debut-album degli Hearts Of Black Science, "The Ghost You Left Behind", al cui interno brillano tutt'oggi undici capitoli edificati mediante seducenti pianificazioni alternative / post-rock oriented, accorpate a sobrie curvature elettroniche. "Gold And Dust" è invece il Mini-single limited-edition del 2009 edito per la label svedese Wonderland Records localizzata a Lerum; esso consta di tre tracce synthpop, indie / electro rock, darkwave delle quali una remixata dal solo-act Pretorium, aka David Lilja, musicista tecnologico svedese, protagonista con Patrik Rydberg del duo-project electro / synthpop mindXpander e fautore inoltre dell'one-man act psy-trance / goa-trance chiamato Ypsilon 5. "The Star In The Lake", il secondo ed ultra-quotato album del 2009 rilasciato della label Wonderland Records, rivelò soluzioni electro-rock / indie / synthpop / darkwave straordinariamente attraenti ed ulteriormente perfezionate nella loro efficacia, concentrate in dodici tracce che resero indimenticabile e simbolica questa release, elevandola ad emblema di una capacità esecutiva travalicante l'ordinario. Seguì "We Saw The Moon", digital-EP autoprodotto risalente al 2013, il quale enumera cinque ottimi brani electro / alternative rock. Il successivo "B-Sides & Remixes Volume 1", antologia digitale self-released del 2013, consiste in quindici tracce electro / alternative rock, delle quali alcune in versioni inedita ed altre remixate sia dagli stessi Hearts Of Black Science che da artisti esterni: particolarmente interessante è "Icon", song riedizionata dalla band hardcore-punk californiana Iconoclast. "Signal", il nuovo album del 2015, è disponibile in due versioni CD distribuite dalla label svedese Progress Productions: la prima, ora recensita da Vox Empirea, incorpora undici tracce, mentre la seconda, limited-edition in duecento copie autografate, è invece costituita da quindici episodi masterizzati da Stefan Aronsson, membro della band svedese electro-industrial / metal-crossover Red Cell. Il full-lenght è un vero trionfo di acustiche raffinate, inimitabili, colme di vocals aristocraticamente intonati, di ritmi e sequencers programmati a velocità variabile, di fascinose eufonie strumentali perfettamente modellate sugli eterei, riverberati ed oscuri accordi del canto, dotato di quella indescrivibile, rara bellezza melodica che solo gli artisti Nord-europei sanno così abilmente creare, in una continua profusione di modulazioni spettacolarmente intense, le quali trascinano l'ascoltatore in registri sonici che sanno di immensità, tutto ciò atmosfericamente circondato da introspezione, malinconia e da suggestive evocazioni. L'evanescente arpeggio chitarristico che introduce l'opening track "Faces" si propaga fluttuando durante la lunghezza di questa post-rock / wave song, mentre le potenti estensioni tonali di Daniel si impongono con enfatica grazia disegnando elegiaci paesaggi sonori, per congiungersi ai backing vocals appartenenti alla guest Heike Langhans - singer del terzetto gothic-doom metal svedese Draconian nonchè componente con Daniel Änghede dello space-themed downtempo duo chiamato ISON - in un epico contesto di echi, surreali flussi di keys e stacchi percussivi midtempo formulati dal secondo guest-musician, Justin Greaves, batterista dei Crippled Black Phoenix. La successiva "Protector" merita una collocazione d'eccellenza all'interno della tracklist: solide metronomie downtempo scandite meccanicamente ed ipnoticamente dal drum-programming, vocals nostalgici, sincronizzati alle ritmiche e dettati con tenebrosa solennità, costituiscono gli elementi che preparano l'ascoltatore all'immersione in un refrain di tale ultraterrena magnificenza che nessuna parola conosciuta potrà mai descrivere, all'interno del quale il canto di Daniel si amplia con crepuscolare imponenza emettendo carismatiche armonie, ulteriormente fortificate dalle alabastrine orchestrazioni della tastiera, tutto questo in una electro / darwave / synthpop song di inestimabile charme. "Until Morning" rischiara parzialmente la musicalità attraverso i suoi bagliori pop-rock / wave / synthpop vivacizzati da un drumming uptempo, le cui battute, simmetricamente accompagnate dalle pulsazioni del basso, supportano vocals cantati con romantica, malinconica delicatezza, mentre dense emissioni tastieristiche accerchiano completamente il suono, plasmandosi sui luminosi riff della chitarra elettrica. "Timeless", post-rock / wave song, avvince, trasmutando il magico lirismo del singer ed i costrutti strumentali in purezza armonica da cui è impossibile sottrarsi, grazie al forte magnetismo di un canto sul quale volteggiano apollinee configurazioni di tastiera, estatici contrappunti di chitarra e precise geometrie downtempo di basso e drum-machine. Nella seguente "Unfolding" confluiscono, struggenti, oniriche sonorità, in questa sad-ballade electro / post-rock ricolma di decadente passione, espressa soprattutto attraverso le malinconiche note del canto di Daniel, abbellito dalle fatate vocalizzazioni della guest-singer Chrysta Bell - eclettica art-performer texana famosa come chansonnier melodic-rock / jazz, vocalist, modella ed attrice teatrale - in un componimento nobilmente sofisticato dal quale sgorga un sentimentalismo depresso, impreziosito con straniante mestizia da circolari sinfonie tastieristiche e da diafane punteggiature di chitarra elettrica. "Icon" recupera dinamismo post-rock / waving mediante una compatta percussività midtempo e bass-lines che sorreggono gagliardamente malinconiche decorazioni vocali, colorate scale di tastiera e sottili textures chitarristiche. Si prosegue con la successiva "Waiting", un incantevole electro / post-rock raffigurato principalmente attraverso asciutte bpm's downtempo di drum-programming ed un canto nostalgicamente meditabondo, la cui imperscrutabile, signorile avvenenza viene esaltata nel vibrante refrain che unifica melodia, classe e splendore vocale, tutto ciò ammantato dai metallizzati irraggiamenti della tastiera e scolpito con garbo da elettriche partiture di chitarra. Lo spleen amorevolmente effuso da "Falling Away" è la concreta dimostrazione della sensibilità insita nell'anima di Daniel e Tomas, i quali forgiano un sad-electro / synthpop / darkwave fluidamente attraversato dal battito downtempo del drum-programming, dai cristallini tratteggi del sequencer, da pads notturni e da morbide sospensioni di chitarra, in un distensivo insieme di romanticismo, irrealtà, penombra e dolce tormento, fondamenti pervasi dai malinconici accenti del canto. "Wolves At The Border" attira a sè, emozionando, ammaliando con le sue impalpabili procedure, inizialmente espandendo la straniante, arcana vocalità da sirena di Heike Langhans, armonizzata alle tenui rarefazioni delle corde e del sequencing, volando in seguito sulle nostalgiche dissolvenze del canto di Daniel, tutto questo in un post-rock / darkwave / gothic dal mood traboccante di sensualità e di infinita tristezza, reso ancor più ardente da toccanti sezioni tastieristiche e frazionamenti downtempo di drum-programming. La vellutata superficie electro / synthpop / pop-rock di "We Saw The Moon" è lambita carezzevolmente da languide, appassionate progressioni vocal-tastieristiche alle quali abbandonarsi con beatitudine, attorniate a loro volta da ordinati avvicendamenti downtempo di drum-programming, anticipanti le regali orchestrazioni da soundtrack che animano la conclusiva ed omonima "Signal", episodio strumentale dal portamento melodicamente austero, entro cui l'equilibrato interplay tra sonorità elettroniche e neoclassiche imprime sulla traccia un qualchè di leggendario, di romanticamente cavalleresco, di marziale, ciò attraverso sontuose armonie di tastiere, dilatazioni chitarristiche, possenti echi percussivi e partizioni midtempo di sequencing. Esteticamente irreprensibile, concettualmente significativa, da contemplare per ore come fosse un dipinto di incommensurabile valore, la release ascoltata è riservata ai sognatori e a tutti coloro in grado di recepire e tradurre i reconditi messaggi provenienti dal nostro universo interiore. Con questo intrigante capolavoro, gli alchimisti Daniel e Tomas hanno compiuto un formidabile avanzamento stilistico, conservando tuttavia stabilmente integro il punto di contatto con la loro personale interpretazione dell'electro-rock, esaltando nel contempo ogni singolo frammento della sfera intimista e cupamente sentimentale che da sempre rende stupefacenti le coreografie soniche del progetto. Isolazionismo, persistente malinconia, dimensioni illusorie, tormentate riflessioni, si avvicendano in un'eterna successione di amore, disperazione, speranza, tutto ciò estrinsecato mediante vocals irrestibilmente mesmerizzanti ed un calligrafismo musicale senza paragoni. Non temporeggiate. Dirigetevi con anima aperta verso gli Hearts Of Black Science e captate tutta l'inebriante vastità emozionale trasmessa dal loro "Signal", un album che amerete e che ascolterete ogni giorno, in qualsiasi circostanza. Superbo!

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Huron - "Fissure EP" - by Maxymox 2015

huro  Concepire il significato, la statura artistica e la complessità della musica ideata da Huron, significa interagire contemporaneamente con un'ibrida forma di intelligenza artificiale ed umana, in grado di trasmettere e visualizzare immagini astratte direttamente nel subconscio dell'ascoltatore, emozionandolo, inquietandolo, seducendolo. L'interprete di questo solo-project è il berlinese Steffen Schröder, attratto fin dalla sua giovinezza dalle innumerevoli trascrizioni del suono avanguardistico, evolvendosi dal 1990 al 2005 come autore e D.J. in una progressiva metamorfosi di nomi e stili, generando dapprima composizioni prevalentemente subordinate al melodic-synthpop dei Depeche Mode, poi orientate verso il cosmic-krautrock dei Tangerine Dream e di Klaus Schulze, per seguire in tempi successivi tendenze attuali come la braindance, l'EBM, la techno e l'ambient. Più precisamente, dal 1998 ad oggi, il rinnovamento musicale di Huron ha trovato una definitiva collocazione in un modello che combina elementi IDM, experimental-electronics, ambient-downtempo, glitch e dark-step, ottenendo così modulazioni di alta ingegneria sonica, futuristiche, estremamente sofisticate, elaborate con abilità ultraterrena. Visionario, introspettivo esploratore della dimensione elettronica, Steffen ha sempre dimostrato grandi attitudini di intraprendenza, distinguendosi, oltre per le sue eccellenti qualità di remixer, anche attraverso il suo IDM / experimental side-project one-man act chiamato Cybotnik, realizzatore nel 2008 dell'omonimo Extended Play di sette tracce "Cybotnik" edito dalla Crazy Language, la net-label specializzata nei generi ambient, IDM, electronics e glitch fondata dal medesimo Steffen Schröder con Axiom, musicista alternativo berlinese operante nel range experimental-electronics / IDM / techno. Come accennato sopra, l'innato talento di remixer del protagonista ha originato molti prodotti di rara compiutezza. Analizzando questo specifico tema, possiamo ora elencare a titolo di esempio alcuni tra i migliori re-works appartenenti a noti rappresentanti del suono high-tech internazionale, remixati con maestrìa da Huron: "Piezoelectric Actuator" del progetto romeno Datacrashrobot, "Requiem" del duo tedesco Machinecode, "Run", traccia del solo-act ungherese Iketa, proseguendo quindi con "Lunar Morphics" del belga Sk'p, "-10°C Romantic" dell'one-man project argentino Structural Fault e "Falling Star" del solo-act statunitense Geodesik. La discografia pubblicata da Huron è costituita in larga maggioranza da digital-files, con un'esigua quantità di CD fisici, dei quali fa parte "Pressure In My Head", doppio album licenziato dalla label germanica Trachanik Records, contenente ventuno tracce IDM / downtempo, la cui incerta datazione è stimabile approssimamente tra il 2003 ed il 2004. Seguirono nell'anno 2006 quattro digital albums IDM / downtempo: "The Lonely Way", edito sempre per la Trachanik Records, la cui tracklist include dieci songs, seguito dai quindici episodi di "Colourdays", rilasciato dalla Crazy Language, label responsabile anche della diffusione delle otto tracce inserite in "Fossilized" e delle dodici comprese nella release "Social Engines". L'anno 2008 fu caratterizzato dal magnifico "Soul @ Hope", digital album electronics / IDM di tredici capitoli rilasciato nuovamente dalla label Crazy Language, succeduto nel 2012 da uno splendido digital full-lenght di dodici tracce in stile IDM / ambient / dubstep, "Pictures From The Past", distribuito sempre dalla Crazy Language. Grazie al contratto con la label tedesca Raumklang Music fu pubblicato nel 2013 l'album di dodici electronic / IDM songs "The Other Side Of Reality", disponibile in entrambe le versioni 'digital' / 'CD' e masterizzato da Alexander Dietz, aka Erode, musicista IDM / ambient / industrial tedesco. La produttività discografica di Huron elenca inoltre ufficialmente almeno sei IDM / downtempo / ambient single-tracks autoprodotte, tutte in formato digitale: "Venetys-II", "Toffer II", "Spicious" - song inclusa nell'album "Fossilized" - seguita da "Kizz", "Cupshift" e "Bastard". Di notevole interesse sono anche le apparizioni di Huron all'interno di compilations, come ad esempio nei volumi 1, 2, 3, 4 e 5 delle antologie "Crazy Compilation", pubblicate cronologicamente dal 2006 al 2010 dalla label Crazy Language, oppure in "Emerging Organisms vol. 5", licenziata nel 2014 dalla celebre etichetta americana Tympanik Audio ed in "Wounds Of The Earth Compilation 6", edita nel 2014 dall'omonima net-label localizzata a Washington, D.C. , introducendo strategicamente i suoi brani anche in altre rare pubblicazioni, come "Devil Noise Assemblage - Compilation #2", divulgata nel 2011 dall'omonima net-label malese Devil Noise Records, in "MMF 2013 Compilation", edita dalla Maschinenmusik e "Long Way Home LP", rilasciata nel 2013 dalla label taiwanese Anchorage Sound. La nuova digital release "Fissure", pubblicata nel 2016 dall'eclettico net-brand olandese Mindtrick Records, è un Extended Play riservato ad una cerchia di audiofili musicalmente avanzati, contenente quattro suites come sempre esclusivamente strumentali, colme di ricercatezza e contemplazione, nelle quali il bilanciamento tra sonorità IDM, obscure-ambient, downtempo drum and bass, industrial, glitch e dubstep, crea nella mente un graduale moltiplicarsi di utopiche allegorie sci-fi e di incorporei estetismi concettualmente ispirati alle oscure, deprimenti prospettive del prossimo futuro in contrapposizione ad intimi sentimenti di speranza, in un'eterno succedersi di ombre e di luci, di notti senza luna e di albe color porpora, di tormento e di desiderio. Il sound-system applicato nelle tracce è un ritmico insieme di sincronie fratturate, pads magicamente estesi, atmosferiche sospensioni e sciami di micro-noises elettronici: l'EP apre quindi con "The Morning And The Cloud", un componimento introdotto da profondi accordi dark-ambient ed androidi vocal-loops, ai quali fanno seguito i complicati intrecci tra le lente, robotiche scansioni del drum-programming, gli ampliamenti delle tastiere, le sub-intermittenze e le scricchiolanti trafitture riprodotte dai circuiti delle macchine, tutto ciò fascinosamente abbellito da riverberate punteggiature di piano. Lo schema ultra-tecnologico della successiva "Mirrored Shadows" ipnotizza l'ascoltatore, conducendolo in un viaggio sonico-psichico dapprima mediante sezioni di obscure-pads e dilatate interpause, seguite da asimmetrici tratteggi e contrasti percussivi downtempo, ai quali si accorpano aeree fluttuazioni tastieristiche e sistematici flussi di polvere elettronica. Le crepuscolari strutture di "Possibilities" traggono vita al principio da sottili manipolazioni rumoristiche aggregate ad oscure dissolvenze, le medesime che, crescendo di intensità, sono costantemente attraversate da discontinui riallineamenti di drum-sequencing e fulminee scariche di particelle sonico-metallizzate, riflettendo i malinconici echi delle luminescenze pianistiche. L'abissale respiro dei pads udibile nella conclusiva "Under My Surface (First Mix)", sommerge i minuscoli, acuminati frammenti di interferenze elettroniche inseriti tra le cupe espansioni delle tastiere, conferendo solennità e movimento ad una lunga, colta sinfonia antelucana fatta di oscurità, incanto e razionale tecnologismo. Ancora una volta Huron esemplifica tutta la sua destrezza proponendo una modernissima rilettura della 'concrete music', attraverso cui si configurano virtualmente scenari di straordinario potere evocativo: i pensieri e la volontà dell'ascoltatore vi si perderanno, vagando tra foschie elettroniche, percussività aciclica, rumorismo / minimalismo sintetico ed umbratili formulazioni di laptop, tutto ciò inglobato nella tracklist di "Fissure", la cui magnificenza conferma che la pulsione creativa di Steffen Schröder è oggi tangibilmente al suo apogeo. Come in ogni altra release progettata da questo fenomenale outsider, anche i quattro brani del suo nuovo EP sviluppano un indice di coinvolgimento suddiviso in tre fasi multiple: un inizio suggestivamente catartico, un periodo intermedio dinamicamente iper-articolato ed un finale che riassume ambedue i precedenti stadi. Se esiste qualcosa di più grandioso della perfezione, Huron l'ha raggiunto.

* K *

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Köln 81 -"The Great Sadness" - by Maxymox 2015

koln  Originari di Trollhättan, Svezia, nonchè fervidi cultori dei primi Ultravox, Kenneth Ödlund ( songwriting / lyrics / vox / keyboard / programming / production ) e Tommy Boman ( guitar / co-production ) fondarono nel 2010 i Köln 81, nome-tributo scelto appositamemte dal duo-act per indicare rispettivamente la città tedesca e l'anno nei quali fu registrato il mitico album degli Ultravox "Rage In Eden". Nonostante l'incondizionata devozione nei riguardi della musica new-romantic wave / synthpop tipica dell'ensemble di Midge Ure, lo stile dei Köln 81, dapprima identico a quello della band di riferimento, ha subìto parziali mutazioni nel corso degli anni, ostentando oggi marcate connotazioni alternative darkwave, risultanti da una prevaricante, ispirativa ammirazione verso simbolici rappresentanti di questo genere, come i Sisters Of Mercy, i Diorama ed i Clan Of Xymox. Per quanto i criteri compositivi dei Köln 81 si siano trasfigurati predilegendo traiettorie melodicamente più umbratili rispetto agli inizi, essi conservano ancora inalterati nel loro nucleo molti retaggi Ultravox-oriented, fortemente percepibili all'interno delle seducenti formulazioni darkwaving, tutto ciò in un perfetto equilibrio tra introspettiva tenebrosità, sentimentalismo depresso e ricercatezza strumentale. Le esperienze musicali individualmente maturate durante gli anni dai due protagonisti sono e restano comunque opposte nella loro natura: infatti, Kenneth proviene dal settore electro, mentre Tommy da quello hard-rocker, differenze tuttavia strategicamente neutralizzate, scomposte, amalgamate ed in seguito trasformate in una perfetta intesa, attraverso la comune passione rivolta verso le trasposizioni malinconicamente incupite del '80's wave / post-punk sound', declinate nelle loro più tradizionali interpretazioni. "The Great Sadness", debut demo-album autoprodotto, è in realtà una lista di songs inserite esclusivamente online dai Köln 81 allo scopo di suscitare l'interesse di una label con la quale avviare un percorso di collaborazione discografica: il full-lenght è quindi da interpretare non solo come una sorta di esternazione degli intenti e dell'attuale capacità esecutiva del progetto, ma anche come il preludio delle meraviglie sonore e del contributo che il power-duo sarà in grado di offrire alla scena wave se adeguatamente supportato da una home record intraprendente e lungimirante. "Black Train", la prima delle otto tracce, è un concentrato di sonorità darkwave ritmate attraverso la percussività midtempo del drum-programming, le cui basiche scansioni frazionano meccanicamente lo spettrale cantato di Kenneth, l'essenzialità della chitarra in sottofondo e le tenui luminescenze del synth. Le memorie post-Ultravox sono notevolmente evidenti in "Elegie", soprattutto nelle suggestive arie pianistiche e nelle elettriche sezioni di chitarra, alle quali si aggiungono la catturante profondità vocale di Kenneth, le metronomiche oscillazioni midtempo della drum-machine ed i nobili abbellimenti della tastiera. Allo stesso modo, la successiva "False Messiah" unisce inconfondibili, atmosferici richiami 'ultravoxiani' di pianoforte e programming con rabbuiate procedure vocali, le cui estensioni, così poeticamente malinconiche, si combinano al glaciale battito downtempo / midtempo del drumming. "Cold War Lullaby" è una traccia in cui si distingue pronunciatamente ancora una volta l'indissolubile vincolo che lega i Köln 81 agli Ultravox, riscontrabile in particolar modo nel decadente romanticismo originato dalle melodie pianistiche e dall'elegante inflessione del canto, tutto ciò accompagnato da fugaci inserti di chitarra, da melodici accordi di synth e cadenzato da secche battute di drum-programming, le cui punteggiature ricordano nella loro disposizione quelle della song "Stumble And Fall" dei Clan Of Xymox. La veloce percussività di "Low Pale Winter Sun" diffonde energia e ballabilità, mentre la voce di Kenneth, ornata da aristocratiche toccate di piano, da pulsanti bass-lines e dalle avvolgenti espansioni della tastiera, innalza eufonie abbattute, traboccanti di composta disperazione, lacerate dai prolungati ed elettrici riff chitarristici di Tommy, in una darkwave song costruita con solida professionalità e metodo. "Chisinau" è un episodio nel cui refrain i minimali filtraggi del vocalist si ampliano in oscuri riverberi, divenendo un'affascinante, maestosa coralità, intercalata alle fini decorazioni del piano ed al tenue manto del synth, così come i tesi pattern chitarristici retroilluminano il sound, fortificandolo ed arricchendolo di vibranti modulazioni regolarmente segmentate dal battito midtempo del drum-programming. Sonorità nostalgiche, penombra vocale e romantica desolazione caratterizzano la seguente "Close Your Eyes", un capitolo darkwave sul quale aleggiano all'unisono il melodismo oscuro dei Sisters Of Mercy, quello sentimentalmente gotico dei migliori Clan Of Xymox di "Muscoviet Musquito" e l'austera solennità pianistico-tastieristica degli Ultravox, in un'alternanza di arpeggi di chitarra acustica / elettrica e vocals sensibili, afflitti, perpetuamente circondati dalle trasmissioni midtempo del drum-programming. Il brano conclusivo della release è "In Silence", entro cui le torbide distorsioni della chitarra manovrata da Tommy offuscano senza tregua l'echeggiata brillantezza del piano, il flusso midtempo del drumming, il malinconico lirismo di Kenneth e gli opachi complementi della tastiera. Permeato di gran classe, l'album "The Great Sadness" è il convincente debutto preparatorio di una formazione che desidera annullare quanto prima l'anonimato per affiorare finalmente dai substrati nei quali è confinata, meritando il titolo di 'progetto-rivelazione" della nuova, emergente dinastia darkwaver. La pregevolezza sonora di cui sono colme le otto tracce è la concreta attestazione dell'ingegnosità, della destrezza e della chiarezza delle idee in possesso del duo svedese, il quale attende fiduciosamente una positiva risposta da parte del settore discografico indipendente. Lo spleen aggraziato, apertamente recepibile nel canto, si amalgama ad un contesto sonico baricentrato sulle armonie intimiste e tormentate dei maestri della darkwave, congiuntamente al raffinato sinfonismo pop degli Ultravox, la cui reciproca interazione si riassume in musica di straordinaria intensità emozionale. Massima considerazione ed ammirazione ai Köln 81: noi crediamo e crederemo in loro.

* L *

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Laik-Oh! - "Dietro Il Mondo" - cd - by Maxymox 2015

laik  Laik-Oh è una band mantovana fondata sperimentalmente nel 2012 dal front-man Michele "Panf" Mantovani (guitars / synths / loops-beats / mixing) al quale, in tempi successivi, si unirono altri tre artisti provenienti dallo scenario rocker: Mattia Bortesi ( vox / synths / lyrics), Luca Peshow ( bass / backing-vox / choirs) e Giovanni Tutti ( visual arts). Benchè la particolare musicalità formulata dall'ensemble non sia direttamente accostabile a quella di altri progetti noti, essa presenta idealmente velate corrispondenze con lo stile electro-noise degli italiani Aucan, curvandosi a fasi alterne verso le atmosferiche partiture electronic / trip-hop degli inglesi Massive Attack: nelle strutture si evidenziano distintamente solide connotazioni electro-indie rock integrate al nevrastenico sincopatismo del dubstep, mentre i tematismi che animano le liriche si ispirano alla trascendenza, filtrata ed espressa attraverso una radicale, intransigente laicità, rivolgendo uno sguardo anche ai misteri dell'Astrologia ed alle esperienze provenienti dai viaggi compiuti dai protagonisti. L'impressione complessiva è quella di un suono torturato dallo spleen, nel quale, congiuntamente ad atmosfere stranianti ed ossessive, si percepiscono sensazioni di isolamento e di profonda analisi interiore, tutto ciò riscontrabile già all'interno delle cinque tracce di "Laik-Oh! Demo", realizzazione autoprodotta risalente all'anno 2012 e, successivamente, nei sette episodi di "Dietro Il Mondo", debut-album ufficiale ora descritto da Vox Empirea, pubblicato nel 2014 dal brand ferrarese New Model Label Records e masterizzato negli USA dal sound-engineer Steve Corrao presso il Sage Audio Studio. La tracklist si apre con "Secoli Di Stragi", brano disponibile anche nel videoclip elaborato da Giovanni Tutti: gli elementi sonori che lo compongono sono orientati prevalentemente verso contrappunti electro-rock, inizialmente arpeggiati dalla chitarra acustica, resi suggestivi da arie tastieristiche ed immalinconiti da tocchi pianistici, attendendo l'incipt in cui la granitica compattezza downtempo delle percussioni, l'elettricità delle chitarre e l'acidità del synth fungono da sostegno ai proclami destabilizzanti cantati da Mattia con voce sofferta, impegnati a ripercorrere l'atavico percorso del cristianesimo alludendo, seppur metaforicamente, alle sue storiche contraddizioni ed alle sanguinose vicende che hanno caratterizzato la sua ascesa. "Assalto All'Inverno" introduce una quantità maggiore di rifiniture elettroniche in simbiosi con il vigore del rock-sound: ne risulta una successione di quieti periodi formulati attraverso schematiche linee di drum-programmming, trasmissioni di electric guitar ed ampie distese tastieristiche, alternate in seguito ad aggressive riprese di corde chitarristiche, synth ed una più incisiva percussività, tutto ciò interamente rattristato da sfiorite tonalità vocali e da liriche introspettive. "Asian Trip pt.1 [feat. MUD]", traccia realizzata in cooperazione con il musicista mantovano Michele Negrini e pubblicata nel 2014 come singolo dalla label piemontese Edisonbox, è definibile come una commistione di eteree melodie downtempo-synthpop che si librano nella mente come in un sogno, composte dall'interazione tastiera / drum-sequencing unitamente a coriacei innesti rock-minded di chitarra elettrica ed un phatos canoro, nelle cui brevi strofe, accenti e riverberi corali sono interiorizzati patimenti esistenziali ed il bruciante desiderio di condividerli. "Il Racconto Dell'Uomo Deluso" è la speranza infranta nel vano tentativo di ricercare sè stessi ed il proprio completamento spirituale attraverso l'infinità del Mondo, tutto ciò in un electro-rock dapprima psichedelicamente ed essenzialmente cadenzato dalla macchina ritmica, vocalizzato con amarezza durante l'intera percorrenza della song, ed ornato da rarefatte espansioni di chitarra elettrica, le medesime che, stratificandosi, danno origine ad un suono gradualmente più incisivo, potenziato tra scansioni downtempo ed enfatiche coperture di synth. La successiva "Neopagano" propaga ondate crescenti di smarrimento e tensione, formulate mediante penetranti costrutti electro-rock all'interno dei quali sono imprigionati lo sconforto, il dissenso e lo scetticismo riguardo i culti e le divinità, in un perpetuo, rabbioso, ipnotico riversarsi di elettricità chitarristica, meccaniche rotazioni downtempo di drum-programming, eleganti armonie di synth e vocals inflessibilmente contratti, nella cui irrequietezza risuonano toni sprezzantemente disillusi. "Asian Trip pt.2" è uno psicodramma in cui morbosità e delirio generano un cantato che evoca l'inappagamento, l'insoddisfazione, entrambe materializzate in questo electro-rock lentamente ritmato dalla drum-machine, abbellito nelle sue prime fasi da toccate pianistiche, da echeggianti sonanze elettroniche e da iridescenze tastieristiche, a cui seguono gli allucinati contenuti delle liriche e lisergiche evoluzioni di chitarra elettrica. Il surrealismo si contrappone alla realtà: è ciò che accade nell'intricato concept della conclusiva "Nel Temporale", brano electro-rock acusticamente deviante, opprimente, eseguito conferendo ai guitar-riff ed ai vocals una funzione dominante, in un contesto sonico da cui hanno origine pesantissime sezioni downtempo-uptempo di corde, drumming e stridori di synth. Il registro spesso impetuoso della strumentalità rock si plasma con naturalezza alle litanìe proferite dal singer ed alle frequenze elettroniche, creando un'interpretazione stilisticamente personalizzata che estromette da sè stessa ogni possibile accenno di luminosità, concedendo all'abbattimento, alla scontentezza ed alla frustrazione di produrre testi e modulazioni visionari, depressi, in grado di aprire spazi di vuoto nell'ascoltatore. L'interplay tra i componenti della band è tecnicamente ineccepibile, produttivo, basato sull'intenzione di concretizzare un suono fuori dalle convenzioni, che esplichi un'azione multifunzionale, quasi sacrilega, tematicamente protesa verso l'annullamento delle ipocrisie religiose, dei falsi dogmi, interrogando la propria coscienza e cercando nel medesimo tempo le verità, quelle le fondamentali risposte che, consapevolmente, non si troveranno mai. "Dietro Il Mondo" è un album di ottima levatura, circoscrivibile ad una platea autoanalitica, captatrice di significati intrinseci, predisposta a metriche tormentate e non convenzionali: per quanto entusiasmante possa apparire, non considerate definitiva la vostra attuale opinione sui Laik-Oh!: essi, in futuro, sapranno come oltrepassarla.

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La Pietra Lunare - "La Pietra Lunare" - cd - by Maxymox 2015

lapietra  Musicalmente attivi dal 1997 al 2005 con una valente band darkwave denominata Vestfalia's Peace, rimasta tuttavia circoscritta alla 'fase demo', Gianni Caldararo (lyrics / mixing / artwork) e Duccio Del Matto (musics) proseguono il loro itinerario artistico mediante un progetto fondato nel 2009 nelle lande molisane denominato La Pietra Lunare, nome tratto dal medesimo romanzo dello scrittore, poeta e glottoleta Tommaso Landolfi. Il duo, intenzionalmente, ha compiuto una definitiva scissione dalle epigoniche sonorità prettamente 80's British-wave formulate in passato, edificando uno stile dissociato dalle primarie reminescenze waving, comprendente invece selezionati elementi ispirati al remoto, arcano ed ormai quasi estinto costume neofolker regionale, unitamente ad altri provenienti sia dalla sperimentazione prog / acid folk che dal più ricercato cantautorato francese. Il merito di Gianni e Duccio è sostanzialmente quello di aver foggiato uno stile che non percorre nessuna delle convenzionali e ripetitive traiettorie, dichiarandosi fautori di un inedito sottogenere post-neofolk che essi definiscono con l'aggettivo "verista", dettaglio chiave più che mai evidenziato nei testi, i quali costituiscono un vero e proprio tributo alla medesima corrente letteraria italiana a cui fanno parte celebri scrittori scelti dai La Pietra Lunare come riferimento: Giovanni Verga, Italo Calvino, Primo Levi, con altri, meno noti ed altrettanto distanti quanto i primi dalla cultura neofolk. Le composizioni elaborate dai due artisti in questo loro omonimo debut-album limitato a soli 260 esemplari e completato tra il 2009 ed il 2013, sono quindi considerabili alla stregua di un'esplorazione approfondita e meditativa condotta all'interno dei significati e delle memorie legate all'esoterismo rurale tipico di alcuni sobborghi del territorio italiano, in particolare di quello vissuto in Molise durante il periodo compreso tra le due Guerre novecentesche; la catalogazione 'neofolk' espressa dai La Pietra Lunare rifugge quindi in misura pressochè radicale dai processi di modernizzazione, sofisticazione ed 'urbanizzazione' ai quali è sottoposto negli ultimi anni questo caratteristico suono. Infatti, l'intento del progetto è esattamente quello di far percepire all'ascoltatore l'aspetto più autentico, misterico e forse dimenticato dell'esistenza agreste, coniugando il verbo folk verso un'incompromissoria appartenenza alla terra ed alla società contadina, esaltando nel contempo l'universo parallelo ad esso collegato, in cui ancora vibrano all'unisono ataviche superstizioni ed il culto di talismani mediante i quali propiziarsi i migliori auspici nella semplice quotidianità. Di significativo rilievo è la home responsabile della distribuzione dell'opera, la tedesca Lichterklang, label con sede a Duisburg, di forte risonanza nel panorama martial / dark-ambient / neofolk. Le dieci tracce del full-lenght "La Pietra Lunare", masterizzate da Diego Banchero - fondatore con Carolina Cecchinato della band neogothic / neofolk / darkwave genovese Egida Aurea e membro del collettivo esoteric prog-rock Segno Del Comando, anch'esso localizzato nel capoluogo ligure - si avvalgono, oltre della fondamentale collaborazione di singoli artisti militanti in noti progetti della scena neofolkish nazionale, anche dell'importante supporto di guest-instrumentalists e vocalists molisani gravitanti attorno al duo; le competenze, sistematicamente replicate in tutte le dieci tracce dell'album, confermano rispettivamente Gianni Caldararo ai vocals, al basso elettrico ed al synth, mentre a Duccio Del Matto sono affidate le chitarre - classica / acustica - e, occasionalmente, il ruolo di fisarmonicista: nella seguente analisi dei brani effettuata da Vox Empirea, il lettore dovrà pertanto ritenere implicito, fisso e ripetuto questo specifico schema della line-up, a cui si aggiungerà il progressivo elenco degli artisti supplementari. La tracklist si apre con le procedure folkish di "Il Male Dell’Arco", un'esecuzione sonica appassionatamente musicata dagli incisivi arpeggi delle chitarre di Duccio e dal canto nostalgicamente evocativo pronunciato da Gianni, in un succedersi di atmosfere, tonalità e melodie arcane, impreziosite dal sax contralto di Fabio Cerrato, lentamente ritmate dalle percussioni, dai timpani e dai piatti azionati dal drummer Antonio Losenno - componente della band lucana neofolk / martial / military-pop Lupi Gladius - con gli sporadici comparti di chitarra elettrica pianificati da Eugenio Auciello, musicista storicamente vicino ai due protagonisti ed autore, con Duccio, della stesura di tracce incluse in albums relativi a notevoli underground bands italiane, come gli electro-wavers Hidden Place e gli stessi Lupi Gladius. Particolarmente emblematica, "Che Fare?" incorpora due sezioni loopate estrapolate con disarmante genuinità dalla dimensione popolana: un breve motivetto introduttivo cantato rudimentalmente dal pastore tra lo scampanìo del gregge e, più innanzi, una femminea diatriba da cortile in dialetto, tutto ciò armonizzato dalla suggestiva coralità della guest-vocalist Giulia Maselli, le cui estensioni volteggiano sui cristallini pizzichi delle chitarre, sulla tenue percussività generata da Antonio Losenno, sulle malinconiche correnti violinistiche formulate da Matteo Campopiano e su quelle elettriche della chitarra elaborata da Davide Bruzzi, anch'egli incorporato nei menzionati Egida Aurea nonchè negli Z.S.P. aka Zena Soundscape Project, un quintetto live experimental-psychedelic electronics nel quale è inoltre integrato Diego Banchero. L'incantevole melodismo neofolk della seguente "Pane Nero" si combina alla celebrazione di antichi ricordi tratti dalla difficile ed essenziale vita nella campagna italiana durante i primi decenni del Secolo scorso, malinconicamente cantati dalla nitida voce di Gianni in abbinamento a quella soave ed ammaliante dell'additional-singer Gilda La Ragione, a cui si alternano i morbidi accordi della chitarra acustica / classica, i meditabondi soffi del sax di Fabio Cerrato, la fisarmonica di Duccio, gli accompagnamenti di violino / violoncello suonati da Matteo Campopiano e Maurizio Demichelis, il ritmo midtempo frazionato da Antonio Losenno e, oltre la metà dello spartito, le elettriche congiunture del chitarrista Davide Bruzzi. Nella seguente "Gurù", le splendide intonazioni di Gianni e di Giulia Maselli rivelano un'espressività canora fortemente emozionale ed esteticamente perfetta, donando vita al fantastico personaggio metà donna e metà capra idealizzato poeticamente dallo scrittore Tommaso Landolfi, grazie alle liriche, così descrittive, coinvolgenti ed intelligibili, le quali si amalgamano ad una vivace, catturante musicalità neofolk, sorretta da pulsazioni di basso e dal drumming midtempo scandito da Antonio Losenno, avvolta dai flussi del synth, da delicate scale di plettro e dall'elettricità chitarristica pianificata da Eugenio Auciello, attendendo il serafico interludio durante il quale il sax tenore di Fabio Cerrato ed il flauto traverso di Enrica La Ragione colmano le arie di struggimento. "L’Uva Puttanella" è un neofolk bucolico in cui la voce di Gianni si estende malinconica, richiamando lontane memorie che parlano di un amore paesano e vicende di quotidianità campestre, mentre le corde e la fisarmonica di Duccio tessono carezzevoli accordi, congiuntamente agli abbellimenti del flauto traverso suonato da Enrica La Ragione ed all'attenuato background di chitarra elettrica ordito da Eugenio Auciello. "La Casa Dei Vecchi" è un fatato componimento neofolkish cantato, come consuetudine, dai vocals di Gianni, i cui signorili accenti intrecciano quelli così melodiosamente ed amabilmente diffusi da Giulia Maselli, tra il placido arpeggiare delle chitarre, classica / acustica / elettrica, affiancate dall'arpa celtica accarezzata da Alessandro Arturo Cucurnia - vocalist e chitarrista del progetto prog-ethnic folk ligure Antiqua Lunae - il quale dimostra nuovamente la sua solida conoscenza degli strumenti cordofoni realizzando anche le impeccabili ripartizioni di bouzouki della successiva "Sangue D’Osterie", congiungendole alle rasserenanti eufonie della chitarra acustica, del cembalo, del violino archeggiato da Matteo Campopiano e della chitarra elettrica suonata da Davide Bruzzi, tutto ciò esponenzialmente arricchito dal canto sentimentale e commemorativo di Gianni. Pura archeologia sonora italiana è il recupero del refrain di "Signorinella Mia", la quale introduce il brano successivo intitolato "La Merica", concepito attraverso un'iniziale, tranquilla strumentalità neofolk ornata dal duetto vocale tra Gianni e la guest-singer Emma Tesone, sostenuto dagli accordi pizzicati delle chitarre, da quelli aerofoni sgorganti dal flauto traverso soffiato da Enrica La Ragione e del violoncello di Maurizio Demichelis, in netto contrasto con le seguenti, ritmate sonorità vintage-jazzy suonate dal sax contralto di Fabio Cerrato e dalla tastiera di Francesco Lupacchino. "Città Nascosta" esprime la passione per la musica d'autore francese insita nei La Pietra Lunare, manifestata ora attraverso la rivisitazione del brano "Le Bal Des Laze", composto originariamente da Michel Polnareff, eccentrico chansonnier / produttore pop-rock in voga fino agli anni 80's: le primordiali fattezze del brano si modellano ora attorno ad un elegiaco newfolk romanticamente vocalizzato dal connubio tra Gianni e Giulia Maselli, il cui canto proclama le liriche tratte dal romanzo di Italo Clavino "Le Città Invisibili", in un languido avvicendamento di corde sfiorate, come sempre, dalle mani esperte di Duccio Del Matto, contemporaneamente alle punteggiature del basso ed alle elettriche, evanescenti rifrazioni chitarristiche eseguite nel sottofondo da Eugenio Auciello. "Battesimo Di Un Somaro", traccia conclusiva ed interamente strumentale, è dedicata allo scrittore, giornalista, saggista Francesco Jovine: le sue sonorità si basano essenzialmente su garbate polifonie tra chitarre - acustica / classica - e contrappunti di fisarmonica, ritmati dalle lievi consonanze percussive e di tamburello improntate da Antonio Losenno, in un'omogeneità di acustiche trasognanti dalle quali si propagano armonie che conferiscono alle strutture un climax riflessivo, malinconicamente immerso nei ricordi. La release, nel suo complesso, impone un approccio meditato, assorto, sensibile ai particolari, ciò in funzione sia della concettualità profondamente simbolica delle liriche, che dell'alta levatura attraverso cui sono edificate le musiche, prerogative che rendono questo album non un semplice oggetto d'ascolto, bensì un contatto diretto con luoghi, tempi, leggende, romanticismo e concretezza terrena. La decorosa schiettezza e la grazia melodica con cui sono composti i brani si uniscono al sortilegio, alla poeticità ed alla celebrazione popolare di ancestrali tradizioni, le quali, nonostante l'implacabile erosione del tempo e le drastiche modificazioni della società rurale, persistono sotterraneamente in luoghi quasi intaccati dai processi del cambiamento, veicolati nel corso delle generazioni anche attraverso i suoni originati da questo virtuoso progetto, capace di estrapolare dalla cultura endemica, originaria della propria regione, quelle retrospettive popolari condizionate dallo sciamanesimo della storia contadina, narrandole musicalmente con intensità e competenza tali che nessun altro attualmente riuscirebbe ad eguagliare. Da oggi in avanti, quando penserete ad un eloquente, lodevole riferimento di newfolk alternativo, la vostra memoria vi sussurrerà un solo nome: La Pietra Lunare.

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Lupi Gladius - "Lucania / Re-Edition" - cd - by Maxymox 2015

lups  Esclusiva riedizione del full-lenght di esordio appartenente ad uno tra i collettivi italiani più emblematici della nuova stirpe di cultori del suono neofolkish / martial / neoclassical / industrial, i Lupi Gladius. Un'ampia descrizione biografica della band è contenuta all'interno dell'analisi dell'album "Veritas", leggibile nella sezione 'recensioni' dell'anno 2014 di Vox Empirea. La medesima label tedesca Castellum Stoufenburc, alla quale nel 2003 fu stata affidata la pubblicazione della prima versione della release, è onorata di diffondere nuovamente l'opera, rendendola preziosamente unica attraverso un processo di ristrutturazione della tracklist ed un numero di esemplari limitato a 150 copie. Notevole è inoltre l'attenzione dedicata al packaging realizzato dalla Cold Sun Arts, costituito da uno speciale pieghevole / booklet di otto pagine tra le quali è contenuto un poster in formato A3: quale effige del progetto, l'artwork dell'album ritrae ancora una volta i simbolismi dell'avanguardismo Novecentesco e le enfatiche, marziali estetiche virilmente scultoree che rappresentano iconograficamente i concepts dei Lupi Gladius. La precedente edizione includeva sette episodi, compresi due remixes elaborati rispettivamente da noti protagonisti della scena neoclassical / martial-industrial, i tedeschi Spreu & Weizen e Waffenruhe, mentre il nuovo formato del 2015, valutato da Vox Empirea, consta di una title-track sostanzialmente identica a quella originaria, con un gradito arricchimento per quanto concerne i 'bonus-remixes', ora quattro anzichè i due presenti nell'antecedente pubblicazione. Pietro Burzo (vox / percussions / lyrics), Giampiero Di Barbaro (acoustic guitar / electric bass), Quirino B. (electric bass / acoustic guitar), Fabio Vitelli (keys), Antonio Losenno (percussions / acoustic guitar) ed il guest Vanni (violin) sono i nomi dei componenti menzionati nella line-up, fautori di una release solidamente improntata su metriche militaty / neoclassical / neofolk / industrial da parata, sonorità udibili fin dal primo atto introduttivo dell'album, "Massacro", una cupa, rigorosa marcia creata attraverso tambureggio marziale, fieldrecording ed opprimenti emissioni tastieristiche, anticipanti le arie più distensive e melodiche di "Guerrieri Impavidi", un neofolk / martial formulato mediante circolari arpeggi di chitarra acustica, la cui soavità, punteggiata da essenziali armonie di synth e da rarefazioni percussive, è imbrunita dal canto nostalgicamente evocativo di Pietro, scritto da Francesco Laviola, le cui liriche sono foriere di memorie battagliere e di imperitura gloria. L'omonima "Lupi Gladius" è un poema neofolk / martial / neoclassical formulato attraverso malinconici vocalizzi colmi di intrinseco significato, vergati anch'essi dalla mano di Francesco Laviola, unitamente a sobrie cromie tastieristiche e pacatezza chitarristica, una combinazione di suggestive melodie ed atmosfere retrò entro le quali riverberano distanti nel vento gli ululati del fiero animale che personifica la band. "Echi" trabocca di passionalità e mestizia, sentimenti entrambi espressi in un military / neofolk musicato nel suo primo segmento da arie in punta di plettro, spleen tastieristico e vocals cantati con intensità - generati nuovamente dalla mente di Francesco Laviola - messaggeri di antiche, nostalgiche rimembranze vissute in terra lucana, sfocianti in seguito in una ritmica orchestrazione eseguita facendo susseguire drumming soldatesco, pads desolati, minimali armonie di synth e carezzevoli accompagnamenti di chitarra acustica. "Helden", altrettanto rattristata, è una traccia military / neofolk / neoclassical in cui gli elementi ornamentali, costituiti esclusivamente da afflitte estensioni tastieristiche e dal lento, marziale incedere della percussività, supportano vocals disciplinatamente pronunciati in lingua germanica, dai quali traspare la struggente brama di rivivere gesta eroiche risalenti ad epoche ormai lontane. Il primo dei quattro bonus è il medesimo remix contenuto nella precedente versione dell'album, ovvero la trasfigurazione di "Massacro" architettata da Soldat D. alias il solo-act neoclassical / martial-industrial tedesco Waffenruhe: le strutture del brano racchiudono un conglomerato di phatos militaresco costruito principalmente dall'inflessibile, altisonante tambureggiare del drumming sul quale si allinea sontuosamente il melodismo neoclassico innalzato dal synth e dalle arpeggianti finiture chitarristiche, tutto ciò reso ancor più drammatico dall'asprezza vocale con cui è perpetuamente replicata la parola 'massacro', e dalle disperate urla riprodotte dai campionamenti. Remixata da Strydwolf, il duo-act neofolkish / martial / industrial / neoclassical olandese in collaborazione con la musicista e word-writer Michaela Steber, "Helden" è sospinta da eleganti ripartizioni di chitarra acustica ritmicamente scandite da percussioni marziali, impreziosite da cristallini tocchi di bells, sussulti tastieristici e dalle spoken-words introspettivamente dispensate dalla vocalist. Argentum, la band neofolk / martial / ambient / experimental argentina, conferisce maggiore fluidità e chiarezza armonica alle melodie di "Lupi Gladius", diffondendo in essa accenti vagamente synthpopish mediante la sostituzione delle percussioni 'umane' con l'artificialità del drum-programming, le cui precise metronomie midtempo cadenzano il raffinato spartito del pianoforte, le luminescenti proiezioni del synth, leggiadre decorazioni chitarristiche ed il melodico decoro del cantato in lingua castellana. Il progetto Waffenruhe remixa anche l'ultimo capitolo della tracklist, "Helden", potenziandone la nitidezza tastieristica ma conservando inalterate le iniziali ed epiche sonorità del brano, il suo severo registro vocale e l'intelaiatura principale del drumming, edificando le percussioni marziali attraverso meccaniche suddivisioni di drum-programming. A questa seconda trasposizione di "Lucania" è assegnata la specifica finalità di replicare, illustrandoli nella loro completezza, il livello di ispirazione e l'ineccepibile stile di una band in progressivo avanzamento, in grado di magnificare la tradizione neofolk europea abbinandola al rigore del suono marziale, congiungendone quindi il prezioso distillato a tematismi ed allegorie di grande interesse retrospettivo. Nell'album, le note si ergono superbe, talvolta imperiose, soventemente avvolte da un decadente romanticismo sul quale torreggiano desiderio di rinascita, spirito, ardimentoso, identitario, fieramente legato alle proprie origini, un insieme di virtù, principi ed elegiaci richiami ai quali è saldamente connessa l'arte del progetto. Un particolare riconoscimento va alla home Castellum Stoufenburc, la cui iniziativa consentirà ad un ristretto entourage di possedere un fondamentale oggetto sonoro che valorizzerà ulteriormente l'importanza della loro collezione discografica. Accostatevi senza indugi alla musica dei Lupi Gladius, comprendendone la nobiltà e l'autenticità delle intenzioni: il primo ascolto sarà per valutarne gli effettivi contenuti. I successivi mille per irrinunciabile, perentoria necessità.

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Mind.Area - "Glowing Grey" - cd - by Maxymox 2015

nminda  Mind.Area è un progetto solistico dark-electro / futurepop / IDM / EBM / fondato nel 2004 dal poliedrico musicista tedesco Maikko, il quale, unitamente a Gordon Black e David Méndez, forma la line-up dei terzetto EBM / industrial / electro Human Decay, al cui interno egli svolge il ruolo di tastierista e visual-maker. Inoltre Maikko, in collaborazione con FleshWire, è il protagonista del progetto cyberpop-punk / EBM / IDM denominato A.I. Zero, la cui completa biografia è leggibile nella recensione riguardante l'album "Reality Design" pubblicata in questa sezione del 2015. La produttività discografica di Mind.Area elenca inizialmente la EP digital-release di sei tracce "Thenceforward", autoprodotta nel 2009 e devota principalmente a sonorità EBM / IDM / electro, succeduta nel 2010 da un secondo Extended Play contenente sei episodi EBM / electronic remixati: "Stagnation // Death", licenziato dalla label germanica Ionium Records, nella cui tracklist appaiono ottimi remakes elaborati dagli electro-projects tedeschi Reizstrom, EGOamp, LPF 12 e da quello greco MikTek. Sempre nell'anno 2010 fu pubblicato, ancora una volta attraverso la Ionium Records, il debut-album "Long-Distance Side Trip", tra le cui tredici songs electronic / EBM / IDM meritano visibilità i bonus remixes creati dalle piattaforme electronic Est-europee Blame e Disharmony, più uno realizzato dagli Human Decay. In seguito, nel 2011, fu licenziato "Means To An End", EP di sei tracce EBM / IDM / electro / industrial, edito dalle labels Ionium Records / X-Line / Aphotic Audio: nella sua tracklist svettano i remixes pianificati dagli australiani Empty, dai Reizstrom e dagli LPF12. "Disorder" è l'EP rilasciato nel 2012 dalla Ionium Records, nelle cui sei tracce EBM / electro sono presenti i remixes dei bielorussi Fabious Corpus Act, degli americani Drowning Susan e dei tedeschi Elbkrieger, mentre il successivo "Maze", full-lenght limited edition pubblicato nel 2012 nuovamente dalla Ionium Records, include quindici capitoli entro cui si distinguono le partecipazioni vocali-strumentali dei progetti EGOamp, Empty, Reizstrom, Blame, Drowning Susan e LPF12. Attraverso l'accordo stipulato con la prestigiosa label russa ScentAir, Mind.Area ha pubblicato due grandi prodotti: la EP digital-release del 2014 "Die Lektion", costituita da sette tracce electro / IDM comprendenti inoltre i remixes dei tedeschi MRDTC e dei russi Fate Creator, Last Phase e Radiomun, seguita nel 2015 da questo terzo album "Glowing Grey", ora analizzato da Vox Empirea. Meikko, nel ruolo di Mind.Area, oltre ad un congruo numero di importanti collaborazioni, ha remixato tracce appartenenti a grandi esponenti della scena tecnologica alternativa, tra i quali si menzionano per il loro valore i formidabili electro-progetti tedeschi MC1R, alias Nick Jonath, e Delivered Soul, oppure i romani Halo Effect ed il russo Necro Stellar. Si aggiungono al portfolio discografico di Mind.Area una serie di adesioni a svariate compilations, tra le quali si evidenziano per risonanza "DarkFlower Live Night Vol. 4", "Synthematika Three" e "Radio Schwarze Welle". Il nuovo full-lenght "Glowing Grey", edito per la ScentAir Records in tiratura limited edition ed in formato 'golden plated', consta di undici tracce masterizzate presso i Maikko13labs e lo Studio8 dal produttore tedesco Kolja Koltron: le sonorità rilevabili nell'intera songs-list combinano suggestive atmosfere sci-fi, sofisticati elementi industrial / electronics, futuribili armonie intelligent-synthpop, episodiche curvature EBM e sperimentazioni IDM, in un complesso insieme di vocals ferrei, rauchi, testimoni di alienazione e collera, aspramente pronunciati all'interno di melodie futuristicamente artificiali ed oscuri tecnicismi, da cui si innalzano elegantemente sensazioni di inquietudine, paesaggi fantastici ed elevati dosaggi di ballabilità, tutto ciò pensato ed eseguito attraverso l'interazione, equamente ripartita, tra sensibilità umana e la freddezza delle macchine. "Just One Day", il primo atto dell'album, è edificato in sinergia tra Meikko ed il criptico artista FleshWire, al quale sono dedicate le note di ringraziamento ed ispirazione citate nei credits: la traccia in questione è un electro / futurepop meccanicamente scandito da frammentazioni midtempo di drum-programming, attorno alle quali la ruvidezza vocale del singer, ombreggiata da alchimie sintetiche, esercita un fascino tenebrosamente arcano, solennizzato da austeri flussi di tastiera. "Cabdriver" proietta l'immaginazione in una dimensione straordinariamente immersiva ed avanguardistica, attraverso un ballabile electro / EBM / futurepop nella cui base portante si aggregano lineari impulsi midtempo di drum-programming e gelide melodie di synth, tutto ciò scalfito dalle astiose tonalità vocali di Maikko intrecciate a quelle della guest-vocalist CHR. "Life Is A Bitch" altera il nucleo della spazialità, ridisegnandola mediante traiettorie electro / futurepop incredibilmente avveniristiche, utilizzando un canto ispido, razionalmente sezionato, inserito all'interno di melodie tecnologicamente avanzate, cosmic-effects e metronomiche bpm's downtempo. Le seguenti procedure electro / futurepop di "Renegade" velocizzano il ritmo assestando sistematici contrappunti midtempo, incardinandoli perfettamente sulle aeree sospensioni del synth e sulle increspate armonie del canto, mentre la successiva "Lies" amplifica ulteriormente la percezione del suono fantascientifico, raffigurandolo in un ingegnoso schema electro / EBM / futurepop per dancefloors, animato da robotiche marcature midtempo di drum-programming, vocalizzato con armoniosa durezza dal duetto Maikko / CHR ed attraversato da glaciali estensioni di keyboard. In "Should Have Known", il soggiogante climax high-tech generato dalle simmetrie downtempo del drum-sequencing e dalle estatiche correnti del synth, è controbilanciato dal calore e dal sentimentalismo che avvolge uniformemente il canto e le liriche del guest-singer Michael Stalzer aka MeCha, vocalist del progetto tedesco EBM / synthpop Reizstrom e titolare del solo-act dark-electro Menschliche Energie: la traccia, corrispondente ad un futurepop / electropop colmo di eleganza e romanticismo, ondeggia fluidamente come un sogno su nitide melodie vocali ed atmosferiche irradiazioni tastieristiche. "Die Lektion" ripropone la caratteristica sonicità electro / futurepop ultra-modernista di Mind.Area, attraverso fredde eufonie di synth, calcolate replicazioni midtempo di drum-programming e vocals acidamente granulosi, così come la susseguente "Perceptions (...We Are)", interamente strumentale, si immerge in un universo futuristico intensamente emozionale, dove l'irrealtà si tramuta in malinconici riverberi pianistici circondati dalle incantevoli luminescenze dei pads, da intermittenze IDM e dai serafici ornamenti corali della guest-vocalist Aynth, protagonista dell'omonimo progetto dark-electronic tedesco. In "Never Fade", un futurepop intrigante e ricco di charme, la frigida, artificiosa egemonia delle strutture percussive downtempo e l'acredine del canto si fondono armoniosamente con le distensive fluttuazioni che abbelliscono il refrain innalzato da CHR, mentre nelle trame electro / futurepop di "No Regrets", la gutturale voce di Maikko enuncia perfidamente strofe atone, impassibili, corrosive, inquadrate all'interno di un diagramma percussivo midtempo le cui battute si collocano con assoluta precisione tra le impure punteggiature del sequencing e la cupezza del synth. "Neubeginn 2K15" completa la tracklist annuvolando i costrutti electro / futurepop / industrial mediante iper-saturate trasmissioni di synth, subsoniche cadenze midtempo e vocals freddamente umanoidi. Questo full-lengh vanta figurazioni tecnologiche provenienti da una cultura superiore, dalle quali si decritta un indefinibile, penetrante surrealismo, così come la ricercatezza dei processi elettronici stimola dinamicamente il coinvolgimento psichico, instaurando una relazione quasi scientifica con il suono concepito da Maikko. Le asperità del cantato, parzialmente schermato dai filtraggi, la gelidezza dell'automatismo percussivo, il rigore del sequencing ed i persistenti stati di irrequietezza, di insoddisfazione, avvertibili sia nel melodismo strumentale che nelle liriche, attraggono l'ascoltatore musicalmente evoluto, il quale rivolgerà i suoi più veritieri sentimenti di compiacimento verso una release così innovativa ed emblematica nel suo genere. La nuova creazione di Mind.Area esprime, oltre ad una visione progredita ed astratta della sonicità elettronica, l'intento di fissare e far perdurare nella memoria collettiva tutta la magnificenza delle 'sinfonie numeriche', le stesse che rendono "Glowing Grey" un album esclusivo, come un istante di suprema perfezione.

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Novastorm - "Bad Taste" - cd - by Maxymox 2015

novas  Il duo Novastorm si identifica nelle persone Arne 'Tandrin' Gutowski (instruments / lyrics) e Disdain (lyrics) : geograficamente localizzata a Darmstadt, Germania, la piattaforma è stata concepita nel 2006 come side-project dell'ensemble dark-electro / darkwave / / EBM / industrial Mechanical Moth, di cui Tandrin è membro e fondatore. Menzionando i credits artistici dei due protagonisti, essi sono inoltre gli interpreti dell'act EBM / industrial sperimentale chiamato New Electronic Order, abbreviato con l'effige NEO, mentre lo stesso Tandrin è stato precursore degli Spirit Of D. , una goth-rock band dall'esistenza effimera e mai effettivamente concretizzata. Stilisticamente improntati verso un danzabile sound electro-industrial / techno-electronics / IDM, i Novastorm hanno esordito discograficamente nel 2008 con le quattordici tracce dell'album "Bitch To The Bone", pubblicato dalla label Sonic-X con base a Leipzig, ripresentandosi nel 2014 sulla scena electro-alternativa, dopo una prolungata interpausa dedicata con ottimi risultati alle live-sessions, con questo grandioso, secondo full-lenght "Bad Taste" ora trattato da Vox Empirea, contenente anch'esso quattordici episodi e nuovamente edito per la Sonic-X. L'obiettivo della nuova release, preannunciata nel medesimo 2014 dal singolo "Unter Deiner Haut", è quello di presentare una musicalità tecnologicamente progredita, in grado di offrire sia ai fans che ai d.j.'s soluzioni elettroniche di alta qualità, originate attraverso ulteriori perfezionamenti / manipolazioni delle sezioni ritmiche, iper-saturate e distorte, congiuntamente ad accorgimenti 'clubby-minded' ancora più decisi, trascinanti, nei quali i Novastorm iniettano le peculiarità che distinguono il significato del loro suono, ovvero enormi quantitativi di erotismo, aggressività e deviazioni psichiche. Studiati e materializzati appositamente per stimolare danze incontrollabili, i brani della tracklist esternano un design razionale, dinamico, in cui il canto, proferito freddamente in lingua tedesca sottoforma di scarni loops, oppure vocalizzato da atonali e minimali fraseggi, si abbina a veloci costrutti electro spesso ampiamente strumentali, eseguiti con vigore percussivo da serrati impulsi di sequencing e da funzionali emissioni di synths. "Fleisch, Fett Und Knochen" rappresenta il brano d'apertura, un dark-electro /techno ad alto potenziale per dancefloors, interamente lastricato da simmetriche propulsioni uptempo di drum-programming, da martellanti sub-bass e da metronomiche particelle sintetiche, tra le quali gli asettici fraseggi del vocalist spronano il suono in una frenetica corsa. "Dreckschlampe" integra elementi dark-electro / industrial espressi attraverso l'aspro, minaccioso processo di filtraggio a cui sono sottoposti i vocals, unitamente ad una pianificazione strumentale irruente, composta attraverso impure replicazioni uptempo di drum-programming affiancate da abrasivi riff di electric-guitar ed acide nebulizzazioni di synth. Lo schema percussivo della seguente "Schwanengesang" incita ossessivamente alla techno-dance, sospingendo veloci, omogenee cadenze uptempo in un contesto dark-electro in cui si alternano intensivi tratteggi di sequencing, cicli di vocal-loops ed effervescenti replicazioni tastieristiche. Molto ben realizzata, la strepitosa "Unter Deiner Haut" è un ballabile dark-electro / futurepop entro cui la drum-machine ed il programming sono automi con specifiche funzioni di 'corpi emittenti': le scandite trasmissioni uptempo generate dai circuiti sorreggono tenebrosi harsh-vocals e le matematiche armonie calcolate dal tastierista, così come nella successiva "Psychopath" il drum-programming delinea un percorso ritmico uptempo composto da 'dirty-beats' e turbo-bass, sulle cui snelle traiettorie si incastrano perfettamente freddi segmenti vocali e tossicità tastieristica, tutto ciò in un dark-electro / techno che provocherà estasi tra gli electro-clubbers. Manovre di oscuramento sonico e di forte predisposizione alla danza si evidenziano anche nella successiva "Geigerzähler", propulsa incessantemente da ispide bpm's uptempo, sfigurate da caustiche alterazioni vocali, ornate a loro volta da loops, dalle frammentazioni artificiali scaturite dagli equipaggiamenti e dall'agrezza del synth. In "Headshots" il suono dark-tecnologico è ulteriormente contaminato da una coltre di mini-frequenze elettroniche, mentre fanciullesche cantilene loopate creano atmosfere ilari ed i rabbiosi comparti di chitarra elettrica escoriano ritmicamente lo scandire midtempo del drum-programming. La morfologia dark-electro di "Ikarus" è resa eccitante e ballabile attraverso meccaniche partiture midtempo sulle quali il vocalist riversa freddamente il suo canto urticante, inumano, monofonico, incorporandolo al coordinato movimento dell'impianto percussivo ed alle metallocromie del synth. La superficie dark-electro / techno-industrial di "Hazard" è indurita dai frazionati ruggiti della chitarra elettrica, i cui riff marcano la linearità uptempo del drum-programming turbinando su inquietanti sussurri, mentre la seguente "Abschaum" si dimostra un sicuro, eccellente riempipista dark-electro che ogni d.j. alternativo deve obbligatoriamente inserire nella sua playlist: il suono scaturito da questa traccia è infuocato da periodici ed enfatici incitamenti vocali avvicendati alle oscure trasfigurazioni del singer, tutto ciò geometricamente suddiviso da bipartizioni uptempo ed armonizzato alle essenziali melodie della tastiera. In "Aschepisser" predominano sonorità ballabilmente iper-tecnologiche, create mediante inorganici-robotici vocalizzi provenienti da oscure galassie, sfocature elettroniche di synths, un incalzante drumming midtempo e da algide decorazioni di sequencing. La percussività di "Overlord" è un pneumatico susseguirsi di bpm's uptempo ghermite dalle taglienti estensioni della chitarra elettrica e da un prolungato flusso dark-electro / industrial, in cui la tastiera ed i vocals sono ridotti ad elementari punteggiature. "Strafe Muss Sein" irradia ipnotiche sincronie di vocal-loops e drum-beats uptempo, combinati a scosse di chitarra elettrica e ad un fitto modulo di programming, in una traccia electronic / industrial dotata di un magnetico, sovrastante carisma. La fase conclusiva della release è "Killer", cupamente elettronica, intrigante, ritmata mediante potenti sferzate uptempo di drum-programming che conferiscono alle musiche una contagiosa vitalità, in cui si amalgamano sistematiche circonvoluzioni di synth ed addensamenti vocali simili ai respiri di una creatura aliena. Totalmente incentrate sulla più risoluta ballabilità, le tracce di questo album irretiscono l'ascoltatore, restituendogli l'equivalente musicale dell'energia attraverso ruvidezza canora, sciami di oscure diffusioni elettroniche e percussività euforizzante, le basi sulle quali si fonda il sound creato dai Novastorm. Tandrin e Disdain programmano le macchine, sintetizzano le modulazioni, sperimentano abilmente ogni possibile strategia, trasformando milioni di bytes in spettacolari componimenti che si interfacciano con i più attuali principi della tecnologia sonora, manifestando ancora una volta una solida coesione ed una tangibile, lodevole incisività nel comporre un full-lenght memorabile come "Bad Taste". Una volta innescata, la passione per i Novastorm diverrà un fenomeno irreversibile: electro-followers e techno-dancers, reperite questo album, ovunque voi siate!

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Public Domain Resource - "Six Years" - cd - by Maxymox 2015

pubdore  Attraverso questo secondo album intitolato "Six Years", i bergamaschi Public Domain Resource hanno compiuto un successivo, fondamentale progresso nell'avanzamento stilistico e, quindi, nel definitivo consolidamento della loro fama. Il progetto si distinse già durante il 2013 - periodo in cui ebbe ufficialmente origine la carriera discografica del power duo - come una delle realtà più innovative e promettenti estrapolabili dalla folta schiera di rappresentanti del panorama alternative-electronic nazionale di quell'epoca, proponendo l'ottimo "Dead Surface", il debut-album promosso dalla company napoletana Space Race Records, label co-associata alla EK Product, nella cui recensione, pubblicata sulle webpages di Vox Empirea del medesimo 2013, è reperibile una minuziosa descrizione dell'evoluzione artistica dei due protagonisti. Ugo Crescini (vox) e Pietro Oliveri (vox / synths / programming) si riconfermano anche nel presente 2015 abili manovratori del suono sintetico, manifestando, oltre ad una concreta preparazione tecnica ed un'ispirazione spinta oltre i limiti della formale musicalità, un wordwriting espressivo, con testi importanti e colmi di motivi su cui riflettere: essi raccontano episodi drammatici vissuti durante l'orrore del Grande Conflitto, tra il 1939 ed il 1945, alle cui settantuno milioni di vittime ed alle loro sofferenze è interamente dedicata l'essenza dell'album. La Seconda Guerra Mondiale è quindi il palcoscenico in cui i Public Domain Resource hanno ambientato il nuovo full-lenght: quattordici brani, quattordici differenti storie, aventi come diretti interpreti soldati e civili, antagonisti ed alleati, fazioni opposte tutte indistintamente coinvolte nel folle gioco della battaglia e, consapevoli o meno di ciò, uniformate da un legame indissolubile, da un comune aspetto, traducibile nel solo ed autentico elemento che unifica questo impressionante numero di caduti, ovvero la "Morte", la stessa che induce obbligatoriamente le successive discendenze al più sentito rispetto verso ognuno di quei nomi, di uomini e donne, di vecchi e bambini, conosciuti o ignoti, innocenti o colpevoli, tutto ciò indipendentemente dai singoli ruoli da essi intrapresi in quel tragico contesto, dalle loro rispettive nazionalità, dalle loro appartenenze ideologiche e dalle mere opinioni di 'giusto' o 'sbagliato', di "ragione" o "torto". La release, nuovamente licenziata in digipak dalla Space Race Records, vanta la produzione e la masterizzazione presso i Retrogramme Studios di Rob Early, front-man / synthesist / programmer, con Nikk Allen e Dmitry Pavlovsky, della band electro / synthpop / darkwave / IDM Retrogramme con base a Washington DC. Il sound applicato in tutte le tracce di "Six Years" incorpora molteplici orientamenti, la cui principale matrice replica invariabilmente un razionale melodismo synthpopish e ballabili partiture EBM per dancefloors, edificate sistematicamente utilizzando ingenti apporti di drum-machine, sequencing e futuristiche artefazioni vocali, inserendo nel contempo sintattiche 'modern-electro' e, occasionalmente, dettagli IDM, mentre il canto, soventemente trasfigurato dal vocoder, diffonde alienanti modulazioni, spesso esposte con morbosità e freddezza, perfettamente adattate all'oscuro stato di tensione che caratterizza le liriche. "White Cloud", brano introduttivo, riferisce dell'improvviso bombardamento su Amburgo da parte delle forze aeree alleate, durante il quale perirono oltre cinquantamila persone, tutto ciò osservato con gli occhi atterriti di un padre che ha condotto fatalmente il proprio figlio al parco nel momento stesso del raid: la sonicità electro / synthpop che supporta i testi è creata attraverso regolari scansioni midtempo di drum-programming, ipnotiche liquescenze di sequencers, aspri avvolgimenti tastieristici e da una concatenazione di vocals raucamente processati. Impulsi di sonar annunciano la seguente "Das Boot", ovvero la tragica vicenda di un sommergibilista tedesco in fase di affondamento verso il nero abisso marino, musicata all'interno di sonanze electro / EBM in cui il cantato si propaga roboticamente tra ballabili cadenze midtempo di drum-programming, tra corrosive ondate di chiaroscuri tastieristici e manipolazioni sintetiche. L'orchestrale classicismo godibile nel primo segmento di "Cold Lightning" è interrotto da una sinistra deflagrazione: questa è la sceneggiatura portante della traccia, combinata ad un successivo sviluppo electro / EBM, composto mediante opache, suggestive armonie di synth unitamente ad essenziali bpm's midtempo di drum-programming e ad una tormentata vocalità, le cui strofe descrivono esaustivamente il trauma generato in un cittadino londinese recatosi a teatro negli attimi immediatamente successivi l'inattesa, devastante esplosione di una bomba V2 sganciata sulla sua città. "Sad, So Sad - Tibbets' War" è l'introspettiva, contradditoria autoanalisi vissuta astrattamente da Paul Tibbets, colonnello e pilota del celeberrimo bombardiere americano Enola Gay, ciò inizialmente nel tentativo di legittimare, persuadendo sè stesso, la fondatezza degli intenti, l'inattaccabile positività dell'ordine supremo ricevuto ed eseguito, la "giusta causa" e le ragioni militari per le quali egli fece precipitare la superbomba atomica su Hiroshima, convinzioni tuttavia effimere, mutate nel corso del tempo in dubbio, in pentimento, in dilemma interiore, per un'enorme accusa morale di cui chiede indirettamente e simbolicamente perdono al proprio figlio: il suono electro / synthpop pianificato dal duo-act in questo brano è meccanicamente sorretto da circolari propulsioni midtempo di drum-programming e da bagliori tastieristici, le cui lineari melodie, funzionalmente distribuite nello schema, impreziosiscono le atmosfere desolate del cantato. Organicamente più energica, la successiva "Kill Rolf, Kill!" evoca i pensieri esistenziali, le paure, la gioventù negata di un quattordicenne arruolato come soldato nella Hitlerjugend: la formula dark-electro / EBM che costituisce la traccia assembla intensità tastieristica, vocals filtrati con tonalità al limite della disperazione ed incalzante percussività midtempo, così come la seguente "Laconia" riporta gli ultimi istanti di vita di uno dei milleottocento prigionieri di guerra italiani imbarcati sull'omonimo mercantile armato inglese RMS Laconia, silurato ed affondato nel 1942 al largo delle Coste Africane da un sommergibile U-156 tedesco; nella sciagura perirono, oltre ad un alto numero di membri dell'equipaggio, soprattutto moltissimi dei reclusi incarcerati nelle stive, ai quali fu forzatamente privato l'accesso alla salvezza, evento che, per la sua particolare, spaventosa dinamica e gravità, merita un'adeguata commemorazione, come questa umbratile electro / synthpop song in cui i comparti vocali, sostanzialmente meno alterati dal vocoder, trasmettono un canto squadrato, tonalmente elegante, congiunto alle glaciali frequenze del synth ed alle disciplinate frammentazioni midtempo del drumming. "Warm Frost" espone l'inconfessato segreto di un soldato americano il quale, tornato a casa dopo la Guerra, non riuscirà mai a rivelare alla propria madre, successivamente deceduta ed ignara di ciò che il figlio ha commesso, le indicibili crudeltà inflitte ed i supplizi perpetrati con rancore verso gli avversari, esclusivamente nel nome della presunta sacralità che riveste le ragioni per cui egli ha combattuto: il planning ritmico-vocale relativo a questa esecuzione electro / synthpop differisce dal moto rettilineo riscontrato nelle precedenti songs, essendo esso ora minimalmente composto attraverso tratteggiate, acquose fluttuazioni di sequencing e circolari battiti di drum-programming, inseriti all'interno di un continuo, ininterrotto flusso di vocalizzazioni elettronicamente modificate. Procedendo nella tracklist, si odono le malinconiche arie di "The Sergeant And The Snow", brano ispirato a due grandiose opere autobiografiche, "Il Sergente Nella Neve", scritto nel 1953 da Mario Rigoni Stern e "Centomila Gavette Di Ghiaccio", vergato tra il 1945 ed il 1946 da Giulio Bedeschi: le sonorità electro / synthpop predisposte nella traccia sono ammantate da atmosferiche toccate tastieristiche, frazionate da un gelido automatismo ritmico midtempo e da un canto tonalmente amareggiato, in cui si percepiscono la frustrazione, le privazioni, la staticità quotidiana e le immense difficoltà dei militari italiani prigionieri delle truppe tedesche durante la Ritirata Di Russia. "Our Widows" è il terribile giuramento di vendetta da parte di un soldato russo antecedentemente morto, rivolto verso uno tedesco, un anatema colmo di indicibile rancore, dettato dall'Aldilà con spietata glacialità, con il quale l'anima del russo defunto promette al nemico la morte per avergli ucciso la moglie: le liriche cantate dal singer parlano di implacabile ritorsione, inscenando l'astio provato dall'entità dannata attraverso tonalità vocali risolutamente dure, intercalate a ballabili procedure electro / EBM nelle quali la prorompenza midtempo del drum-programming screzia modularmente contro le acide e granulose partizioni del synth. Il testo della successiva "My Control" illustra a sua volta l'inno di addio dedicato alla propria donna da un soldato americano, ciò poco prima della battaglia di Iwo Jima, isola giapponese nell'Oceano Pacifico in cui egli morirà ucciso dal fuoco dell'Esercito Imperiale nipponico: vigorosi uptempo drum-beats, pulsanti bass-lines, misurate incitazioni vocali e calcolate estensioni di synth costituiscono le architetture di questa electro / EBM song, il cui prolungamento intitolato "The Rift", orientato sul medesimo stile, incorpora simmetriche unità uptempo, vocals ruvidamente androidi e luminescenze tastieristiche. "Irish Soldier" declama invece il militaresco senso del sacrificio, la ricerca interiore del necessario coraggio e l'incrollabile credo in una 'giusta guerra' di una recluta irlandese arruolata nelle Forze Armate britanniche, in procinto di combattere contro il nemico italiano: l'allestimento sonico del brano appronta criteri electro / synthpop basati su metronomiche replicazioni midtempo di drum-programming, canto depresso con interludi di spoken-words e corrosivi segmenti di synth. "The Breath - Kyoshi's Return To Hiroshima" riassume attraverso brevi ma sintomatiche strofe, le impressioni di smarrimento e sorpresa provate da un soldato giapponese nel riscontrare, durante il suo ritorno al termine della Guerra, l'assoluta, spaventosa distruzione sulla sua città causata da "Little Boy", la bomba atomica Mk.1: la progettazione delle geometrie electro / EBM della traccia avviene in fase d'apertura mediante un robotico filamento vocale scandito in lingua giapponese, seguito da forme canore algidamente descrittive e monolitiche, dalle quali trapelano vaghi accenti ombreggiati dall'afflizione, tutto ciò sostenuto dalle regolari sillabazioni midtempo dell'impianto ritmico e dalle atmosferiche profusioni della tastiera. L'ultimo capitolo della tracklist, "Bombs Instead Of Songs", verte contemporaneamente sulle riflessioni bellicose, sui dogmi di gloria e vittoria e sulle avvenenti immagini di Mrs. Hayworth, proiettate nell'immaginazione di un pilota americano in volo con il suo aereo verso la metropoli da bombardare, Tokyo: questa electro / synthpop / EBM song è innervata da un ballabile, dinamico avvicendamento midtempo di drum-programming, da successioni vocali elettronicamente modificate e dalle abrasive punteggiature del synth. Concept-album di grande risonanza, "Six Years" è da sottointendere non come un ennesimo, distaccato tentativo di revisionismo, bensì alla stregua di un efficace, perpetuo monito alle masse. La consistenza delle liriche, per la 'scomoda trasversalità' che le contraddistingue, in contrapposizione sia nei confronti delle tematiche analizzate, che della convenzionale, omologata interpretazione della 'Storia' fin'oggi tramandata alle generazioni, impone un ascolto cosciente, che trascenda dall'unilaterale concetto di musicalità e trendysmo electro, concentrando intensamente l'attenzione sui testi e, in particolare, sulla significativa rilevanza di ogni singolo evento in essi citato, ciò in memoria di un'Umanità ingannata, accecata, ostile, scaraventata suo malgrado nell'incubo e nella lotta, un'Umanità profondamente, irrimediabilmente divisa nei rispettivi ideali e, tuttavia, paradossalmente congiunta in un'unico, vero epilogo. L'armonizzazione strumentale fornita dai Public Domain Resource in supporto a questioni di tale eccezionale clamore ed attualità, è un disegno iper-tecnologico uniformemente codificato da melodie equilibrate, lineari, algebriche, prive di manifestazioni sentimentali o metriche 'easy', con vocals ossessivi, mai estremizzati e trasformati artificialmente dai circuiti, fino all'ottenimento di narrazioni dalle tonalità metalliche. "Six Years" è un album strutturalmente progredito, fertile nei contenuti, determinato negli intenti: esso è insieme forma, intelligenza e materia del nuovo fronte elettronico italiano. Da avere. Categoricamente.

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Rukkanor - "Desireth ( United We Stand )" - cd - by Maxymox 2015

rukka  Il polacco Robert Marciniak si annovera con Marcin Bachtiak tra i fondatori della stimata indie label dark-ambient / neofolk / industrial conosciuta con il nome War Office Propaganda, nata ufficialmente nel 2003 e ribattezzata in seguito nel 2007 nella odierna Rage In Eden; egli rappresenta dal 2004 il solo-act Rukkanor, il cui polimorfo stile associa elementi di carattere martial / industrial / military / orchestral-bombast / neoclassical / dark-ambient. Fu proprio attraverso la suddetta War Office Propaganda che Rukkanor licenziò dapprima con Cold Fusion - aka solo-act specializzato nei generi industrial / neoclassical / martial costituito da Marcin Bachtiak - lo split-single "Wunderwaffe", oltre ai primi cinque albums della sua carriera, debuttando nel 2004 con le undici tracce industrial / ambient del full-lenght "Requiem For K-141 KYPCK", succeduto nel 2005 dai nove episodi anch'essi industrial / ambient contenuti in "Deora", continuando quindi l'anno successivo con lo split modern-classical / industrial / ambient limited-edition "Triumvire", condiviso con Reinhard Hopfe aka il solo-project dark-ambient / martial bavarese Stahlwerk 9 e con Cold Fusion. Nel 2007 la War Office Propaganda rilasciò l'EP modern-classical / industrial / ambient di sei tracce "Ende" e successivamente il raffinatissimo album "Despartica - Face One", al cui interno Rukkanor introduceva pensieri e liriche appartenenti ad illustri poeti e drammatisti inglesi Ottocenteschi, orientando questa volta la musicalità delle creazioni in direzione dell'electronic-industrial rock. "Wunderwaffe + New Apocalypse" è invece il titolo del doppio split in very-limited edition contenente in totale quindici songs modern / classical / ambient / industrial, distribuito simultaneamente dalla Rage in Eden e dalla War Office Propaganda: l'album, enumerante in totale quindici songs, fu creato da Rukkanor e Cold Fusion nel 2008 in occasione del quinto anniversario di fondazione della loro iniziale record home. Nel medesimo anno furono pubblicati dalla Rage In Eden altri due full-lenght: il primo, "Despartica - Face Two", formato da undici songs, replicava concettualmente i contenuti romanticamente drammatici del precedente, analogo capitolo, combinando modulazioni new-wave / electro / synthpop a testi estrapolati da opere di poeti risalenti all'Ottocento inglese e americano. Il secondo, "Silk Road", è uno split realizzato nuovamente da Rukkanor in collaborazione con Cold Fusion, nelle cui nove tracce licenziate dalla Rage In Eden si odono sonorità ecletticamente electro-folk / world & country / industrial / ambient. Sempre per la Rage In Eden furono pubblicati nel 2009 i nove atti industrial / ambient / martial / neoclassical dell'album very-limited "Almethode". L'accordo discografico firmato da Rukkanor con la prestigiosa label tedesca SkullLine permise la diffusione nel 2012 dell'album "Deccarah", le cui undici tracce brass-military / neoclassical / neofolk sono ampiamente descritte da Vox Empirea nella recensione disponibile nell'anno di riferimento. Il nuovo full-lenght del 2015 "Desireth (United We Stand)" è rilasciato dalla SkullLine in due separate versioni, una regolare, ora oggetto di recensione, pubblicata in trecento copie numerate e composta da dieci tracce, più una seconda di due volumi in box-set very limited-edition, il cui bunus CD-r di sette songs reca il titolo "Desireth (Divided We Fall)". L'album, il migliore ed il più seducente che Rukkanor abbia mai ideato, è contraddistinto da un climax evocativamente battagliero, elegantemente disciplinato, entro cui rigide cadenze percussive e severe orchestrazioni tastieristiche prive di eccessivo sfarzo, sorreggono con militaresca, indomita fierezza strutture neo-classical / industrial / dark-ambient. L'overture "The Awakening Of The King" segna l'inizio della tracklist: atmosfere da tenebrosa, cavalleresca parata, introdotta da un essenziale accordo a cui segue una marcia a passo soldatesco, lentamente ritmata dal potente tambureggiare, sul quale si ergono magniloquenti coralità sintetiche e fosche vocalizzazioni unite a sinfonie tastieristiche ricolme di cupezza e phatos. L'omonima "Desireth" è puro estetismo marziale, un componimento in cui l'oscura maestosità delle sezioni tastieristiche si amalgama alla lugubre vocalità degli inni in sottofondo ed all'austero schema del drumming, dal quale si diffondono militarmente e con opprimente lentezza sequenze di stacchi e rullate. "Down The Drain" affascina, mesmerizza, trascinando l'immaginazione verso dimensioni post-medievali, con il portamento bronzeo e l'imponenza martial-oriented dell'impianto ritmico, su cui gravitano un coro livido, intriso di religiosità e plumbee eufonie di tastiera. "Crown For The Prince" ostenta un temperamento d'acciaio, solennemente marziale, espresso attraverso inflessibili scansioni percussive mdtempo e guerresche liturgie vocali, anticipanti la susseguente "Welcome Home", decorata da ordinate, grevi battute downtempo di drum-programming e da un'alternanza di sontuose costruzioni tastieristiche, salmi di battaglia e dettagli arabeggianti. Nella militaresca lentezza di "Black Dream Brother Of Death" vivono contemporaneamente un'intensa malinconia, ricordi di mitiche guerre, onore e statuaria bellezza, ciò attraverso la perfetta sinergia tra i rullanti segmenti del tamburo, i nostalgici accordi della tastiera e la tetra magnificenza del coro. Orchestralità neoclassica ed un suono marzialmente, risolutamente autoritario, sono i basamenti sui quali si regge la successiva "The Light Of The Future", traccia edificata su una tambureggiante, altisonante pavimentazione ritmica downtempo, pizzichi di corde e su un'ossessiva, sofisticata circolarità melodica sgorgante dalla tastiera. L'inflessibile, alabastrina marzialità del drumming midtempo che tratteggia "The Final Trace" conferisce vigore ed imponenza alla coralità gregoriana, aumentando ulteriormente il senso del rigore mentre interseca la fastosità delle tastiere, così come nella seguente "The Future Is Behind Us" i costrutti marziali vengono raffigurati attraverso roboanti complessi armonici di voce corale, percussioni downtempo e tastiere orchestrali, il cui insieme propaga un'aura di pugnace onnipotenza e minacciosità. Il brano di chiusura è "A Farewell (No Happy Ending)", una cavalcata marziale che sa di Storia e leggenda, in cui l'indissolubile intreccio tra marmoree armonie di tastiera, l'oscura, virile coralità ed il fragoroso incedere midtempo del tamburo, carica questa composizione di gagliardìa e impeto. Musicalità da soundtrack, perfettamente adattabile a filmografie di guerre antiche o moderne, in particolare a scene in cui si debbano evidenziare atti di nobile eroismo, ma anche per immaginare eserciti schierati in formazione di battaglia, oppure per l'esaltazione della gloria e del trionfo. Rukkanor inventa orizzonti martial / industrial di enorme suggestione, soffermandosi massimamente sull'aspetto commemorativo delle esecuzioni e sul loro richiamo alla drammaticità, princìpi attraverso i quali l'artista forgia queste musiche così signorilmente catturanti, variegate, colte. "Desireth ( United We Stand )" è la release che più di ogni altra appartenente al repertorio del protagonista ha saputo interpretare in ogni sua espressione la sostanza veritiera del suono militaresco, concatenando dieci paragrafi di classe sublime, permeati di epicità, charme e di un'indefinibile trascendenza. Reperite questo splendido album appena vi è possibile, sia oggi stesso o in futuro. E'indispensabile sapere che esso esiste, ma lo è ancor più raggiungerlo, ascoltarlo, ricordarlo. Straordinariamente, unicamente, grandiosamente Rukkanor.

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The New Division - "Gemini" - cd - by Maxymox 2015

thenew  La più aggiornata line-up del progetto waver The New Division, fondato originariamente nel 2005 a Los Angeles e musicalmente produttivo dal 2006, schiera oggi i seguenti componenti: il leader carismatico ed inventore della band John Glenn Kunkel ( vox / guitars ), unitamente a Michael Janz (synths), Alex Gonzales (drums), Daniel Corrales (bass / synth) e Bidi Grijalva (guitar), ai quali si aggiungono i contributi forniti da musicisti esterni, come il bassista Charles M. LaBarbara, il chitarrista Brock Woolsey e Israel Medina, egli, assieme ad Alex Gonzales, assistente al drum-programming. Questo collettivo americano americano genera un sound principalmente ispirato alla 80's new wave, combinandolo abilmente alle catturanti espressioni synthpopish / electro appartenenti a leggendari esponenti della scena old-school come New Order e Depeche Mode; da sempre molto attivi in fase live, i The New Division hanno saputo assegnare alla loro musica ed al loro nome un lento ma progressivo risalto nel panorama indipendente, fino all'ottenimento di un crescente numero di positivi feedback sia da parte degli estimatori di questo genere, sia dagli opinion-makers operanti nella stampa specializzata. La discografia della band è stata caratterizzata inizialmente da una quantità di sperimentali digital EP / singles autoprodotti dalla label Division 87, creata dal front-man, antecedenti la finalizzazione di un primo, vero album. Elencando quindi cronologicamente la lista delle realizzazioni, menzioniamo dapprima le cinque tracce darkwave dell'omonimo Extended Play "The New Division" pubblicato nel 2009, seguito nel 2010 da due singoli, "Art Kraft", calibrato verso modulazioni downtempo / electronic e "Starfield", ancora tendente ad un cliché darkwave particolarmente radicato nello stile compositivo di John Glenn. Più innanzi, si prosegue con due digital-singles autoprodotti risalenti al 2011 ed inclusi tra le quattordici tracce del debut-album "Shadow", pubblicato anch'esso nel medesimo anno: "Opium", quattro tracce arricchite di innovative soluzioni new wave / eletro / house, succedute dai cinque episodi contenuti in "True Lies //// Saturday Night", concepiti a loro volta su metriche downtempo / synthpop / darkwave. Sempre nel 2011 furono licenziate le sei songs new wave / electro del digital-EP "The Rookie", oltre il promo-singolo electro / downtempo intitolato "Walk In The Dark". Nel 2012 furono pubblicate le quattro tracce new wave / electro / house di "Night Escape", delle quali una edificata in collaborazione al duo electronic-downtempo greco Keep Shelly In Athens. "Together We Shine" è il titolo del secondo album dei The New Division, datato 2014, completo di undici eccellenti tracce darkwave / synthpop e rilasciato contemporaneamente dalla label Division 87 e dalla svedese Progress Productions. I seguenti tre digital-singles new wave / pop / electro / house autoprodotti nel 2015, ciascuno dei quali contenente tre songs, sono invece inglobati nella title-track del terzo full-lenght "Gemini" ora recensito da Vox Empirea: essi sono nell'ordine "Introspective", "Eyes" e "Copycat". Gli elementi sonori che distinguono il nuovo album edito in questa ultima parte del 2015, oltre a denotare un'accresciuta capacità esecutiva, riassumono integralmente i differenti orientamenti e le trasformazioni che i The New Division hanno applicato durante gli anni alla tradizionale matrice new wave: ne risultano ballabili creazioni easy-listening in cui si percepiscono inclinazioni marcatamente pop, tonalità vocali adombrate, in equilibrio con dinamiche, radiose strutture synthpop, armoniosi dettagli elettronici e, in certune tracce, intuizioni house. "Gemini" è un album prodotto in cooperazione con F.J. DeSanto, membro, unitamente a Brandt Gassman, dell'electro-rock duo newyorkese chiamato Hypefactor. La presente, specifica versione europea del CD, licenziata dalla home Progress Productions, prevede ben diciassette songs, delle quali quattro inedite, diversamente dalle tredici regolarmente inserite dell'edizione americana distribuita dalla home Division 87. Il primo capitolo della tracklist è la breve, strumentale ed atmosferica "ii.", ovvero un prolungato synth-pad in cui echeggiano rumori cosmici e distanti fraseggi, tutto questo anticipando le ballabili strutture new wave / synthpop della successiva "Killer", costruita esaltando la melodica pienezza vocale di John Glenn, ben articolata tra le secche scansioni midtempo del drum-programming e la brillantezza delle tastiere. Rapidi giri di basso, flussi di synth, geometrici accompagnamenti di electric-guitar, risoluti drum-beats midtempo e vivacità, costituiscono i basamenti della seguente "Gemini", una song nella quale si muovono sotterraneamente i fondamenti late-80's wave dei New Order che trasformano l'accattivante musicalità della traccia in un immediato, stabile feeling con l'ascoltatore. "Senseless" attrae fatalmente con un new wave / synthpop sound contrassegnato da armonie aperte, meravigliosamente avvolgenti e visionarie, composte attraverso intonatissime vocalizzazioni, caleidoscopiche verticalizzazioni tastieristiche ed asciutti frazionamenti di drumming midtempo, simmetricamente collocati sulle linee del sequencing e sulle punteggiature della chitarra elettrica. "Iris" è nello stesso momento incantevole bellezza e sublime piacere, una electro-wave / synthpop song di ampia spazialità, posizionata su ordinate, rallentate traiettorie di drum-programming, attorno alle quali gravitano le suadenti estensioni del canto di John Glenn, i cui riverberi formano un'unico, indissolubile corpo con le vibratili oscillazioni del sequencing, con i contrappunti fascinosamente New Order-oriented delle chitarre e con le terse decorazioni della tastiera. L'accostamento tra sonorità new-wave, formule synthpop ed arrangiamenti house, creano il nucleo della successiva "Introspective", una traccia entro cui la malinconica eleganza diffusa dal vocalist, le flessuose intermittenze midtempo riprodotte dal drum-programming e dal batterista, il sottofondo chitarristico morbidamente arpeggiato e le romantiche emissioni della tastiera, conquistano l'ascolto irretendo completamente i sensi. L'interludio rappresentato da "i." sembra svolgersi velocemente all'interno di una buia galleria sonica, dalle cui pareti traspaiono misteriose fluorescenze effuse dal pad monodimensionale e dai tratteggi del sequencer. Nella successiva "Alive" l'estetismo vocale del singer interagisce splendidamente con sonanze new wave / electro-rock / synthpop, enfatizzando un'indefinibile ma penetrante aura di tristezza e di oscura, tormentata passione, tutto ciò direttamente connesso ad un drumming midtempo sincronizzato alle elettriche fioriture di chitarre ed alle tenui profusioni delle tastiere. La distensiva "Golden Winter Child" è una traccia synthpop / wave / house colma di sentimento e di sofisticate partiture, una continua irradiazione di leggiadro melodismo esternato attraverso vocals superbamente cantati, metronomiche cadenze midtempo di drum-programming, raffinati allestimenti piano-tastieristici ed iridescenze di tastiera. La leggerezza synthpoposh / waver di "Copycat" rende questa traccia estremamente fruibile, supportata da un canto pulito, dal quale emergono nostalgiche inflessioni, mentre il calore delle tastiere e le ritmiche suddivisioni della chitarra elettrica circondano garbatamente la fissità midtempo del drum-programming. La strepitosa "Eyes" aumenta notevolmente l'identità waver delle musiche, facendo risaltare in esse la seducente egemonia insita nelle eufonie vocali di John Glenn, avvicendate ad uno schema percussivo midtempo che stimola irresistibilmente la danza, congiunto a pulsanti bass-lines, a complementi di electric-guitar very 80's e ad avvincenti appoggi tastieristici. Ed è ancora il canto soave di John Glenn a risvegliare le emozioni, riempendo il suono di una penetrante suggestività che si propaga languidamente in "Murder Shock", eretta su estatiche melodie pop-wave / synthpop impreziosite da accerchiamenti di keys, da ripartizioni midtempo di drum-programming, con interpunzioni di basso e chitarra elettrica. La battitura del sequencer si incardina con precisione nel meccanismo percussivo midtempo, ritmando mediante esso "Bloom" ed i suoi fatati ampliamenti di voce, tastiere e chitarre, tutto ciò in una traccia new wave / synthpop abbellita con seducente armoniosità, il cui finale, esclusivamente tastieristico ed avviato dopo una lunga pausa di silenzio, trasporta la fantasia in una dimensione atemporale. La successione delle quattro esclusive bonus-tracks prevede inizialmente nell'ordine il remix di "Sensless" rielaborato dal duo-act electro / new wave / post-punk proveniente dal Tennessee chiamato Future Unlimited, la cui ricostruzione accresce esponenzialmente sia la ballabilità, sia la definizione ed il dosaggio elettronico dei suoni. Si prosegue con un secondo remix, quello relativo a "Introspective", riedizionato dai The Dossier, electropop duo newyorkese: le sfumature house-oriented, già originariamente udibili nella traccia, assumono ora un ruolo più evidente e molto clubby, amalgamandosi al contesto pop-waving / synthpop, in un trionfo 'very danceable' di classe e distinzione. "Romantic" propende invece verso manovre pop-wave traboccanti di sentimento, muovendosi sinuosamente attraverso drum-beats midtempo, nitidezza vocale ed un evocativo spartito tastieristico / chitarristico. La song conclusiva della tracklist è "Holy", anch'essa stilisticamente corrispondente ad una new wave / synthpop accentuatamente elettronica, trainata da spinte midtempo, gradevolmente vocalizzata ed ornata da intriganti supplementi di synth, di piano e sequencing. Magistrale performance, eseguita con esiti assolutamente lusinghieri, che certifica definitivamente la sagacità dei The New Division nel convertire reminescenze new wave in un sound di ragguardevole spessore, sempre strettamente collegato con le glorie dell'Era 80's ma perfettamente adeguato alle più moderne tendenze pop, ciò grazie all'integrazione di strategie avanzate, di una disarmante purezza vocale e di una intelligente, versatile ricercatezza. John Glenn Kunkel e la sua ensemble descrivono il loro repertorio in modo sublime, rivelando tutta la loro sapienza ed affermandosi con autorevolezza in uno scenario alternativo sempre più saturo, in cui è di fondamentale importanza differenziarsi tra la moltitudine di fenomeni e nuovi stili. "Gemini" è quindi un full-lenght che presenta una trattazione diversificata, a tratti innovativa e molto popish, del concetto "wave", interpretato dalla band con scrupoloso perfezionismo, competenza, determinazione e chiarezza, particolarità che rendono questo lavoro non selettivo, bensì musicalmente godibile e ad ampio range d'ascolto. Ecco un album indispensabile per ritenervi concretamente soddisfatti della vostra collezione.

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The Saint Paul - "Days Without Rain" - cd - by Maxymox 2015

thesa  Band tedesca localzzata tra le città Velbert e Oberhausen, formatasi nel 2010 con il provvisorio nome di Trinity's Fall, trasmutato nel 2011 nell'attuale effige The Saint Paul, la cui line-up è composta da tre membri: Paul ( vox / synths / machines ), Marc ( synths / machines / live-video maker ) e Robin ( drum-programming / percussions / live-drummer ). La musica creata dal progetto concentra in sè un sofisticato, melodico insieme di tecnicismi futurepop / synthpop e marcature EBM, la cui combinazione genera formulazioni colme di superbe armonie e di ballabile energia. Successivamente al ciclo iniziale di sperimentazione, la band ha direzionato sempre più il proprio stile compositivo verso l'enfatizzazione del 'fattore catturante' del suono, dettaglio riscontrabile anche nei primi demos e nelle live-sessions, fino a completarsi definitivamente nel lavoro in studio, dimensione in cui i tre protagonisti riescono a perfezionare, liberare ed esprimere pienamente la loro ispirazione. Il lungo tempo trascorso durante la stesura del songwriting è sempre stato finalizzato alla sistemica ricerca di quell'elemento definibile come 'continuità seduttiva', ovvero la capacità di irretire l'ascoltatore dal primo all'ultimo istante della traccia, senza nessuna interruzione del livello di coinvolgimento. Per ottenere ciò, i The Saint Paul applicano al suono la massima scrupolosità, pianificando vocals avvincenti, eufonie strumentali elettronicamente avanzate e ritmiche estremamente ballabili. La discografia dei The Saint Paul ebbe inizio nel 2011 attraverso due consecutive realizzazioni: un'apparizione sulla prestigiosa compilation edita dalla rivista Orkus Magazine intitolata "Orkus Compilation 66", all'interno della quale la band collocò il brano "Drowning", seguita dall'Extended Play "Rewind The Time", pubblicato simultaneamente dalle labels tedesche UCM Records e Danse Macabre, tra le cui otto tracce electro / synthpop risalta un remix elaborato dalla piattaforma EBM / industrial germanica Heimatærde. Anche la band possiede a sua volta ottime capacità di remixaggio, attitudine dimostrata nella rielaborazione di "Kill That Little Fuck", song contenuta nel doppio box-set limited-edition album "Women And Satan First" appartenente al solo-act electro / industrial tedesco Wumpscut, rilasciato nell'anno 2012 dalla home records Beton Kopf Media con base a Landshut, oppure con la ricostruzione della traccia "Winners & Losers", inclusa nell'omonimo self-produced EP del 2012 creato dall'electro / EBM duo tedesco Reizstrom. L'anno 2013 fu contrassegnato da quattro brillanti avvenimenti: la partecipazione alla compilation "Gothic Spirits - EBM Edition 5", pubblicata dal brand germanico GoldenCore Records, succeduta dalla trasposizione di un brano della futurepop / synthpop band tedesca Endanger, "Die Show Muss Weitergehen", remixato dai The Saint Paul ed in inserito nella tracklist dell'album "Larger Than Life", distribuito dalla label conterranea Infacted Recordings, proseguendo quindi con il video del brano "Two Faces", racchiuso nella CD / DVD compilation "Gothic Visions IV" edita dalla label tedesca Echozone e, più avanti, con le undici future / synthpop / EBM songs del debut-album "Consequence", licenziato dalle labels germaniche UCM Records e Danse Macabre. "The 20th Anniversary Compilation" è invece un'antologia del terzetto tedesco electro / futurepop Solitary Experiments rilasciata nel 2014 dalla label berlinese Out Of Line, a cui i The Saint Paul presero parte remixando la traccia "Steering Wheel", aderendo nel medesimo anno 2014 ad un'altra selezione intitolata anch'essa "20th Anniversary", in questa specifica occasione appartenente all'one-man act industrial-electronics / IDM / EBM tedesco MC1R - aka Nick Jonath - entro cui la band remixò il brano "Truth". Il nuovo album "Days Without Rain", ora recensito da Vox Empirea, è pubblicato nel 2015 dalla nota independent label Infacted Recordings: anch'esso, al pari dei precedenti episodi, rappresenta un miracolo di eufonie futurepop / synthpop / EBM / electro create con grande senso estetico e profondo sentimentalismo, entro le quali la concordanza tra i vocals appassionati di Paul e le congiunture strumentali di drum-programming, sequencers e tastiere, origina un suggestivo, bilanciato complesso di umana introspezione ed avanzamento tecnologico della musica. La realizzazione del full-lenght è concettualmente ispirata a vicende non rivelate e legate alla sfera personale della band: le liriche trattano sostanzialmente eventi quotidiani legati alla realtà, oppure argomentazioni immaginarie, astratte, lasciate alla libera interpretazione dell'ascoltatore. L'album si avvale inoltre della collaborazione tecnica di due importanti personaggi: il primo è lo svedese Christer HermodssoN - aka Crull-E, ovvero il tastierista della mitica electro / synthpop band S.P.O.C.K. nonchè fondatore del progetto synthpop / EBM Biomekkanik - al quale è stata affidata l'importante fase di masterizzazione del disco, mentre il secondo coadiutore è Berndt, il live-engineer dei The Saint Paul, responsabile del mixaggio delle dodici songs incluse nella tracklist. "Grey", capitolo d'apertura dell'album, scandisce rigorosamente bpm's downtempo, fredde espansioni di materia elettronica ed austere coperture di tastiere, strutture sulle quali il vocalist propaga un canto depresso, intimamente riflessivo. "Reality Distortion Field" è un futurepop / synthpop melodicamente irresistibile, composto mediante robotiche sezioni midtempo di drum-programming abbellite dalle fascinose estensioni dei synths e da vocals cantati scambievolmente con tonalità multidimensionali, dapprima basse, rancorose ed in seguito, nel refrain, fortemente trascinanti. I richiami vagamente depechemodiani udibili nella successiva"What Do You Want" sono evocati attraverso un compatto registro synthpop / electro, edificato da drumming midtempo, vocals armoniosamente risoluti e da chiaroscuri tastieristici, così come nella seguente "White Unicorn" l'intelligenza artificiale del drum-programming replica con cartesiana precisione ballabili midtempo-beats, ciò mentre la voce di Paul decora superbamente i costrutti futurepopish rendendoli ulteriormente avvincenti, ed i flussi dei synths diffondono avveniristiche melodie. Una percussività elettronicamente asciutta, deflagrante, ripartita in lente sequenze, affiancata dall'altisonante canto di Paul e da avvolgenti luminescenze di tastiere, costituiscono il segmento introduttivo della bellissima "But He Will", nella cui prosecuzione, le sinegie tra il battito uptempo del drum-programming ed i vocals tenebrosi, altamente coinvolgenti e disperati, sviluppano un potente tracciato futurepop / electro / EBM che farà ballare ininterrottamente i techno-dancers. "Neon Light" è energizzata da massicce percussioni che sollecitano muscoli e mente, una continua, poderosa automazione uptempo di drum-programming, audaci incitazioni vocali e siderali partizioni di synths, si plasma euritmicamente in questa ragguardevole traccia futurepop / EBM. Gagliarde, euforizzanti pulsazioni midtempo sospingono anche la successiva "T1", amplificandone l'inclinazione dance-oriented in un contesto futurepop / synthpop / electro rifinito da un canto intrigante e da iridescenti turbini di keys. "Unempathic V2.0" allestisce sonorità futurepop / synthpop colme di fervore, pervase da battenti intermittenze uptempo, vocals melodiosi pronunciati con estrema definizione, cosmic-effects e dense irradiazioni tastieristiche. La susseguente "Retrospect" riesce ad armonizzare l'asettica freddezza delle macchine a contenuti vocali estremamente romantici: ne risulta un futurepop / synthpop cantato con elegante, malinconica intensità, ritmato da tenui frazionamenti downtempo di drum-programming e fregiato di incantevoli accompagnamenti tastieristici. "Leave Without Answer" riconfigura nuovamente le vivaci geometrie futurepop / synthpop che hanno impreziosito fin'ora la tracklist, questa volta attraverso schematici stacchi midtempo di drum-programming, spaziali pattern di keyboards e vocals cogitabondi, pieni di comunicatività, superbamente slanciati nel bel refrain. "Not Tonight" è concretamente una delle potenziali hit dell'intera title-track: le sue celeri modulazioni futurepop / synthpop garantiscono una costante, elettrizzante ballabilità, attivata dalle battute midtempo del drum-programming, sulle quali la splendida voce di Paul intona un canto melodicamente irrequieto ed incisivo, circondato dagli avvenenti accordi delle tastiere. La conclusione è assegnata a "Dead End", una sad-synthpopish ballade profumata di nostalgia e delicatezza, malinconicamente orchestrata da vocals rattristati, da struggenti partizioni di violino campionato, brevi note di piano e da decadenti sinfonie tastieristiche, in un sensibile insieme di desolazione e mestizia, corroborato dalla fanciullesca coralità che pennella di innocenza al finale di questa song. Perfezione ed immediatezza sonica sempre attive, atmosfere e ritmi avvincenti, unitamente a declinazioni vocali espresse con vivida passione ed intelligibilità, costituiscono i pregi dello stile elettronico ideato dai The Saint Paul, un forefront ambizioso, meritevole di ogni lode e proiettato rapidamente verso il successo. L'elevato standard che caratterizza la musica di questo progetto tedesco - già ampiamente percepibile fin dai tempi dell'EP "Rewind The Time" - procede, intensificandosi alla sua massima espansione in questa nuova release, nella quale il freddo cerebralismo delle macchine concede largo spazio alla vibrazione dei sentimenti, creando paesaggi emozionali intrisi di futurismo. "Days Without Rain" è un album irripetibile, sincero, ardentemente desiderato, un'esplicita dimostrazione di quanto sia stupefacente la preparazione di Paul, Marc e Robin, tre avantgarders dotati di inventiva e capacità in progressiva evoluzione. Scoprite ed immergetevi al più presto in tutto l'incanto di questo full-lenght e fate in modo che il suo ricordo permanga in voi. Indelebilmente.

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Ultima Bleep - "Hysteria / The Lost Files" EP - by Maxymox 2015

bleep  Band tedesca nativa di Hannover, nel Niedersachsen, Bassa Sassonia, fondata tra il periodo 2008 / 2009 ed attualmente costituita dai seguenti membri: Mic-L ( vox/ programming / synth ), Ray Gordon - titolare del synth-pop act tedesco Ton Sur Ton - ( programming, synth, backing vox ) e Adam's Sky, ( programming / synth / backing vox ). Da molti anni attivi individualmente non solo nel settore electro / synthpop con il ruolo di produttori / tecnici del suono, nonchè come musicisti in altre bands, i tre protagonisti, uniti da un'inestinguibile passione verso il suono tecnologico, formarono nel 2007 un progetto anticipatorio chiamato Netz:Werk:Liebe, evolutosi definitivamente in seguito negli Ultima Bleep: attraverso la nuova piattaforma, Mic-L, Ray e Adam's Sky hanno composto ed archiviato una grande quantità di materiale promo, in parte contenuto nel debut-album del 2008 intitolato semplicemente "I", licenziato dalla home germanica Major Records, nella cui tracklist di dodici songs si distingue la splendida electro-cover di "We Stand Alone" degli Ultravox. Dopo la chiusura della label di riferimento, la discografia pubblicata della band è stata diffusa autonomamente utilizzando il proprio brand Ultima Bleep Records, attraverso cui il progetto ha licenziato nel 2014 "The Vril Rmx Part One", un digital EP di cinque tracce create con i contributi di note electro-piattaforme: gli americani Iris, i francesi Foretaste ed i tedeschi Funker Vogt e Mignight Resistance. Ragguardevoli sono inoltre le trascorse partecipazioni degli Ultima Bleep avvenute nel 2008 come live-supporters ai concerti degli Unheilig e De / Vision, ma anche come componenti di validi electro-acts emergenti come i tedeschi In Good Faith, completando i loro crediti biografici con la partecipazione a due compilations promosse all'epoca dalla Major Records, "Elektrisch 3" del 2008 e "Orbit Electro Vol. 1" distribuita a sua volta nel 2009. L'intenzione della band è quella di selezionare e pubblicare gradualmente e digitalmente in successivi volumi le tracce più significative del loro repertorio, scegliendole con strategica razionalità tra la moltitudine di esecuzioni accumulate durante il corso degli anni fino ad oggi: di questa raccolta fa parte anche il recente downloading Extended Play autoprodotto intitolato "Hysteria / The Lost Files", rilasciato nel 2015 dalla Ultima Bleep Records ed ora analizzato da Vox Empirea. La sua tracklist incorpora nove capitoli, dei quali tre composti dalla line-up ufficiale, mentre i restanti sei, tutti estremamente ballabili, sono remixati da bands esterne e dai side-projects intrapresi rispettivamente da Ray Gordon e Adam´s Sky. Lo stile musicale concepito dagli Ultima Bleep, riscontabile anche in questo nuovo EP, è da sempre un'efficace interazione tra melodie synthpopish, romanticismo e danzabilità, tutto ciò costruito mediante ritmiche vivaci oppure atmosfericamente rallentate, pulsanti bass-lines, vocals espressivi, nitidamente intonati ed armoniose formulazioni tastieristiche, come nel primo brano della tracklist, ovvero l'original version di "Hysteria", un episodio suonato esaltando principalmente l'armoniosa ricchezza del canto pronunciato da Mic-L in un ballabile insieme scandito dalle pulsanti ripartizioni midtempo del drum-programming, ornate da inebrianti sezioni tastieristiche. La successiva "Ein Neues Leben" configura un synthpop entro cui prevale il senso dell'abbandono e della malinconia, elementi musicalmente rappresentati attraverso battute downtempo di drum-programming interamente circondate dal calore dei pads e dalle emozionanti strofe cantate dal vocalist. "When Loves Turns To Anger", traccia esplicitamente ed elegantemente electro / synthpop, è basata su ballabili simmetrie midtempo di drum-programming, sulla profonda vocalità di Mic-L e sulle solenni orchestrazioni innalzate dai synths, in un capitolo colmo di potenza ed intrigante melodismo, generato dall'unione artistica tra i due progetti Ultima Bleep / In Good Faith e remixato dalla futurepop super-band tedesca Bruderschaft. Si prosegue con il mood introspettivo e vagamente malinconico della seguente "Für Die Ewigkeit" illustrata in versione 'MWW Remix', una traccia di notevole caratura in cui il vocalist abbellisce i costrutti synthpop con il suo sentimentale lirismo, morbidamente collocato sulle precise cadenze midtempo del drum-programming e sulle avvolgenti emissioni delle tastiere. La sequenza remixata della matrice "Hysteria" è affidata inizialmente all'inventiva della famosa dark-electro band proveniente da Bristol, i Mesh, i quali rielaborano l'originaria struttura del brano trasformandola ora in una strepitosa versione per electro dance-halls nominata 'Leyline', in cui gli arrangiamenti synthpopish, l'amplificata figurazione delle tastieriere e la battente percussività si uniscono alla tersa pienezza dei vocals, incrementando ulteriormente il livello di energia e di ballabilità già presenti nella traccia. L'interpretazione più aggressiva di "Hysteria", remixata dalla progressive gothic / metal band germanica Schöngeist, è una geniale mescolanza tra contrappunti sintetici ed incendiari riff chitarristici, la cui sinergia proietta nel medesimo tempo accecanti scintille color acciaio e schegge di moderno tecnologismo, ciò attraverso le doppie timbriche dell'automatismo percussivo, dapprima minimale ed in seguito intensamente rocker, sapientemente inserito in un contesto elettrico / elettronico definito 'Annunaki' che garantisce al suono dinamismo e marmorea solidità. Il solo-act dance-synthpop / wave Ton Sur Ton, rappresentato da Ray Gordon, esemplifica la versatilità sonica di "Histerya" remixandola questa volta nella spettacolare versione 'The Coming Race', in cui l'avvicendamento delle pneumatiche cadenze del drum-programming delinea un tracciato percussivo ultra-ballabile, direttamente connesso alla trascinante azione dei vocals ed alle armoniose decorazioni dei synths. Rico Hüllermeier, produttore / songwriter tedesco, propone il suo remix di "Hysteria", personalizzandolo in versione 'Paralyzed' mediante un drumming linearmente frazionato, complementi di electronic-effects, incalzanti tratteggi di sequencing ed una più incisiva predisposizione delle modulazioni tastieristiche, armoniosamente modellate attorno al canto. Nel finale della tracklist, Markus Adamsky, aka Adam´s Sky, riediziona "Hysteria" remixandola in versione 'Assimilation', segmentando matematicamente le intermittenze del drum-programming, codificandole tra i filtraggi dei vocals e le artificiali melodie dei synths, in un diagramma sonico che rimarca definitivamente il forte orientamento dancing della traccia. Extended Play che inquadra perfettamente l'irreprensibilità compositiva di questa band, "Hysteria / The Lost Files" rende merito allo stile synthpop forbito ed altamente comunicativo degli Ultima Bleep: la minuziosa accuratezza applicata sistematicamente ad ogni singola traccia denota una totale padronanza delle macchine, oltre ad un impeccabile interplay tra i componenti del progetto. Inoltre, ognuno dei remixes ascoltati costituisce un eccellente strumento per i d.j.'s alternativi, i quali troveranno songs adatte per essere inserite con successo nelle playlist di tendenza. L'architettura delle nove tracce attinge la propria ispirazione dal 'classic European synthpop', interpretando un cliché epigonico di quello dei più validi progetti appartenenti a questo genere, evidenziando nel contempo gli Ultima Bleep come una band in possesso di consistenza artistica e di una determinata personalità. La release "Hysteria / The Lost Files" si impone immediatamente con la sua accattivante musicalità, concentrando in essa tutti i più catturanti requisiti del pop elettronico, ovvero melodismo, intelligenza, ballabilità ed estasi sintetica. Dedichiamo virtualmente agli Ultima Bleep un lungo, meritato applauso.

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Ultranoire - "Disclosure" - by Maxymox 2015

ultran  Vox Empirea, sempre alla ricerca di interessanti e valide proposte provenienti dal sottosuolo musicale alternativo, focalizza oggi l'attenzione su un duo-act emergente che merita di essere pienamente conosciuto e valorizzato: gli Ultranoire. Fondato nel 2011 da Josef Stapel ( vox / songwriting ) e Szilard Kun ( keyboards / musics ), il progetto fu chiamato provvisoriamente Voyagers, dividendo geograficamente la sua base tra l'Inghilterra e l'Ungheria. L'effettiva operatività degli Ultranoire avvenne nel 2014 con la pubblicazione dell'EP autoprodotto "Monochrome" contenente cinque tracce, seguito nel 2015 dal self-produced digital-EP intitolato "Individual" composto da quattro songs, alla cui realizzazione hanno contribuito due artisti ungheresi: Tamas 'Silk' Sellyei, co-responsabile del mixaggio e Peter Lipovics, musicista proveniente dal duo avant-garde / electro chiamato Nostromo 7, con il quale Josef Stapel ha recentemente lavorato in qualità di guest-vocalist nel singolo "Existence / Rewired & Reborn". Il genere musicale appartenente agli Ultranoire è contrassegnato da una certa autenticità ed è definito dagli stessi autori come 'synth-noir', ovvero una sperimentale combinazione di sonorità post-Depeche Mode / post-Camouflage / post-Kratwerk integranti elementi synthpop / electropop dai risvolti percettibilmente oscuri, elaborati con classe suprema e colta raffinatezza, mediante vocals espressivi dal mood perennemente adombrato, surreali keyboard-sounds e schematici automatismi di drum-machine. Le opinioni positive della critica, unite ad ottimi concerti e ad un crescente affezionamento da parte del pubblico, hanno favorito senza particolari strategie mediatiche la capillare diffusione della musica degli Ultranoire, avvenuta specialmente attraverso radio-stations FM e digitali, ciò fino al conseguimento di importanti risultati come il piazzamento del debut-album "Disclosure" tra le più alte posizioni della German Electronic Webcharts. Licenziato nel 2015 dalla label russa ScentAir, il full-lenght ora recensito da Vox Empirea include undici tracce, delle quali sei estratte dai due precedenti Extended Play: l'opener è "In The Darkroom", un electropop ipnoticamente cadenzato da scansioni midtempo di drum-programming e da liquidi tratteggi di sequencer, in un insieme di melodie altamente tecnologiche sulle quali Josef intona un canto tenebrosamente rattristato in cui a sua volta traspaiono evidenti inflessioni 'Dave Gahan-oriented'. Il fascino magnetico di "Leaving Sensoria" esercita un forte potere sull'ascoltatore, grazie ad eufonie synthpop / electropop colme di ombra e malinconia, vocalizzate da Josef con tonalità riflessive, introverse, ritmate dall'omogeneo battito midtempo del drum-programming e da simmetrici allineamenti di sequencer, tutto ciò decorato da suggestive orchestrazioni tastieristiche. "Bad Moon Rising" è un atmosferico electropop scientificamente frazionato da basiche ripartizioni downtempo di drum-programming, sulle quali roteano le alienanti eufonie innalzate dalle tastiere ed il canto accigliatamente meditativo del singer. Il sequencer processa circolari, ossessive melodie, sincronizzandole ritmicamente alle pulsazioni midtempo del drum-programming, mentre torbide emissioni di tastiere e vocals nostalgicamente rabbuiati avvolgono il suono: questa è la sostanza 'noir-electropop' di "Distant Galaxy". Nella successiva "Drowning Man" si avvicendano asciutte intermittenze midtempo di drum-programming e monocromatiche partiture di sequencer, al cui disegno si aggiungono i seducenti fregi delle tastiere e la placida introspezione del canto di Josef, in un contesto synthpop / electropop da ascoltare in penombra, assorti nei propri pensieri. "Lost (Shifting Realities 2012)" ricorre ad un modello electropopish nel quale la ballabilità si abbina perfettamente alle sensazioni più recondite, come fosse la rivelazione di una sofferta autoanalisi, ciò attraverso una lineare, stimolante percussività midtempo, regolari punteggiature di sequencing, armoniosi costrutti tastieristici e vocals profondi, malinconici, dettati con seducenti intonazioni, le medesime che impreziosiscono anche "Taste Me", traccia formulata mediante rilassanti sonorità synthpop / electropop dinamizzate da essenziali impulsi downtempo di drum-programming, mentre dalla melodiosa trasversalità delle tastiere si innalzano sinfonie artificiali traboccanti di sofisticatezza e futurismo. "Desperation" possiede un'impronta synthpop caratterizzata da un climax vocale melodiosamente cogitabondo, nel quale si colgono note lambite dal romanticismo e dalla sofferenza, tutto scandito da precise bpm's midtempo ed arricchito da catturanti scale di tastiera. "Perfect Time" riflette i dilemmi esistenziali che affliggono lo spirito dei due protagonisti, inscenati in un synthpop atmosfericamente depresso, costruito attraverso cinerei contrappunti vocali, uniformi suddivisioni midtempo di drum-programming e pallidi flussi di tastiere, la cui sinergia genera una song carica di abbandono e di intrinseca desolazione. La seguente "Drifting (Excerpt)" è un breve episodio dark-electropop nel quale interagiscono esclusivamente plumbee, minimali sinfonie tastieristiche ed il battito downtempo della drum-machine, così come nella conclusiva "Singularity" la voce di Josef diffonde parole ed armonie straripanti di nostalgia e dolore, in uno struggente synthpop ritmato da scarne ripartizioni midtempo di drum-programming ed illeggiadrito da morbide tastiere, sui cui accordi si interpongono malinconiche toccate di pianoforte. Gli Ultranoire sono i realizzatori di uno stile tecnologico sobrio, estremamente comunicativo, abbellito da ombrosi estetismi che soggiogano l'ascolto, in un turbillon di assonanze che sorprenderanno tutti gli appassionati del classic synthpop / electropop. L'essenziale paradigma della strumentalità e del cantato, benchè musicalmente decifrabile e limpido, è sempre contrassegnato da un melodismo obliquo, indiretto, tormentato, mai immediatamente esplicito, virtù questa che conferisce alle undici songs un notevole carisma ed una particolare intelligibilità, oltre ad un non ordinario tratto distintivo. Questo album non rappresenta solamente uno straordinario capolavoro di arte tecnologica: esso è anche l'illustrazione in chiave sonora del patimento di un'anima straziata dalle angosce, lacerata dal lento ma quotidiano annientamento, dalla solitudine, dalle speranze infrante, ma anche dalla brama di luce, di amore, tutto ciò in un eterno avvicendamento di desiderio e amarezza. Se paragonata a molte altre creazioni appartenenti al suo stesso genere, "Disclosure" può essere definita a tutti gli effetti una 'non-conventional release': se vi identificate nei suoi significati, potrete finalmente trovare e liberare tutte quelle indecifrabili parole sussurrate nella mente dal vostro subconscio, le medesime che pensavate fossero irreali e che non siete mai riusciti a comprendere. Questo è un progetto rivelazione! Ultranoire, ultra emotions.

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Vuduvox - "Vaudou Électrique" - cd - by Maxymox 2015

vudu  Duo-act belgo-francese originario delle Fiandre, generato nel 2012 dal mastermind Jean-Christophe Van Thienen aka J-c (voice / machines) e Olivier Thibaut (guitar), Vuduvox è un progetto avanguardistico di grande interesse, dotato di consistenza tecnica ed una solida esperienza sviluppata nell'ambito dell'electro sound. Infatti, descrivendo la trascorsa biografia artistica dei due musicisti, emerge la loro primaria appartenenza ai Buzz, un quintetto synthpop / minimal electro / new wave concepito a Lille negli early-80's dallo stesso J-C, il quale svolgeva nella band il plurimo ruolo di leader / vocalist / mastering / songwriter / keyboardist / drum-machine programmer / art-worker, mentre Oliver quello di percussionista. Analizzando le album-releases dei Buzz emergono molte ed importanti collaborazioni sul fronte dei remixes fornite da nomi di alta reputazione come Dirk da Davo, Implant, David Carretta, Millimetric, People Theatre, HIV+, il sound-engineer degli The Young Gods Bertrand Siffert, i mitici Signal Aout 42, Void Kampf e Darkmen, continuando quindi con i Pankow, Dolls of Pain, con il fondatore dei Renegade Soundwave Danny Briottet, David Harrow, NTRSN, Combat Voice e Bak XIII. I successivi perfezionamenti maturati individualmente durante gli anni successivi hanno contribuito in misura notevole alla crescita musicale dei due protagonisti: J-C si distingue per la sua attività on stage affiancando importanti bands quali The Cassandra Complex, Implant, Parade Ground, 32Crash, Spectra Paris, Trisomie 21, Neon Electronics e Luc Van Acker, così come Oliver è ufficialmente reclutato come live-drummer nei progetti EBM / industrial belgi Grandchaos e Signal Aout 42. La condivisione dei medesimi orientamenti electro ed un produttivo, comprovato interplay tra i due artisti, oltre all'esigenza di trasmutare i Buzz attraverso una radicale metamorfosi identitaria e musicale, hanno concesso la realizzazione della piattaforma Vuduvox, il cui suono è un'evoluta sintesi tra elementi Techno Body Music / electro-industrial / cyber-electroclash / cyber-post punker / retro-future wave. La produttività discografica del power-duo enumera "Sérénade Pour Un Renégat", demo-release autoprodotta nel 2012, oltre ad una serie di remixes formulati da e per i progetti Implant, Neon Electronics, Signal Aout 42, Dolls Of Pain, Bak XIII, People Theatre e Synthetik Form, tutto ciò precedentemente la finalizzazione di "Vaudou Électrique", il debut-album pubblicato nel 2014 dalla label EK Product ora descritto da Vox Empirea. Per quanto attualmente mutati rispetto l'epoca dei Buzz, i Vuduvox conservano il medesimo spirito dissacrante e la stessa, tagliente ironia convogliata con rabbia specialmente verso il 'potere' al quale non arrendersi mai: la stesura dei testi, cantati integralmente in lingua francese, evidenzia spesso connotati politicamente sovversivi, provocatori, irriverenti, costantemente aggressivi, critici ed intelligentemente destabilizzanti. Il full-lenght è mixato / prodotto dagli stessi Vuduvox in cooperazione con Dirk da Davo, front-man del celebre new wave-duo belga Neon Judgement e del solo-act Neon Electronics, con il sound-designer Laurent Bergman, mentre il processo di masterizzazione è affidato a Len Lemeire, produttore / remixer / vocalist nonchè fondatore degli Implant e, solo per la versione digitale, a Maurizio Fasolo, capostipite della EBM / industrial band italiana Pankow. L'album include quindici tracce intervallate da dodici brevi spot denominati 'vudubreaks' riproducenti invariabilmente il logo 'Vuduvox', realizzati strumentalmente oppure attraverso l'apporto vocale dei guests Dominique & Michael Borchardt, Frederick Demeester, Maurizio Fasolo, Stephanie McQuaid & Andrew Harrison, Célina Nativel, Hélène Tavernier e Deadivo Trinity. La tracklist prende avvio dalla menzionata "Sérénade Pour Renégat", un episodio Techno Body Music / electro ossessivamente propulso da circolari sezioni midtempo di drum-programming e ruvidezze chitarristiche tra le quali si insinuano le fredde punteggiature del synth, unitamente alle roche pronunce di J-C ed ai backing-vocals del guest Gary Asquith, front-man della band londinese Renegade Soundwave. "Berlin" scatena nel suo background una densa perturbazione di guitar-riffs i quali, collimando con la battente percussività uptempo e con i tratteggi del sequencing, rinforzano il vigore sonico e la ballabilità di questo Techno Body Music / cyber-electro / industrial oscurato dalle tonalità aspre del vocalist e glacialmente retroilluminato da fluorescenze tastieristiche. "Vudubreak 1" è un veloce passaggio di aria elettronica che attraversa fascinosamente la dicitura 'Vuduvox', introducendo la successiva "Kamikazes", traccia Techno Body Music / electroclash rigidamente cadenzata da secche bpm's midtmpo di drum-programming sui cui vertici si innalzano solenni pads, elettriche scie di chitarra, stacchi di synth e le basse, urticanti forme vocali di J-C. "Vudubreak 2" è una fugace emissione di interferenze, loops e vocalizzi sibilanti, mentre nella seguente "L’Usine" la drum-machine scansiona regolari geometrie midtempo che supportano ritmicamente l'acidità della chitarra e le claustrofobiche, tormentate atmosfere edificate dalla congiunzione vocals-synth, tutto ciò per un Techno Body Music / electro / industrial 'very clubby'. L'algido intercalare male-female di "Vudubreak 3" si combina a rumori artificiali, al sampling e ad un unico, altisonante riverbero di chitarra, anticipando la successiva "Silex", un Techno Body Music / electrotech / industrial meccanicamente sillabato dal drum-programming, le cui propulsioni midtempo fungono da basamento al canto sussurrato con durezza da J-C, ai backing-vocals di Ophelia Delusion, alla caustica massa di guitar-sound ed alle esasperanti, replicate micro-melodie del synth. "Vudubreak 4" è un torbido intreccio di vocal sampling, frequenze aliene su minimali battute di rhythm-machine ed armoniose pulsazioni di sequencer, così come "Kennedy - Severe Gunshot Wound Version", traccia Techno Body Music / synthpunker / industrial, è disseminata di vocal-loops ed energizzata dalle trascinanti replicazioni midtempo del drumming, tutto ciò letalmente vocalizzato dalle sub-tonalità di J-C e simmetricamente innervato dalla compatta, escoriante sinergia tra electric guitar e flussi di tastiera. Sulla superficie di "Vudubreak 5" aleggiano echeggianti vocal-effects rapidamente trafitti dal metallizzato transito di un vortice elettronico, precedendo le inflessibili sonorità Techno Body Music / electroclash / tech-pop di "Fascination", costruite mediante ripartizioni midtempo di drum-programming, vocals dalle nuances plumbee, astiose, flagellate da tese saturazioni di electric-guitar e dalle robotiche eufonie del synth. "Bruit Blanc - Lumière Noire", atto Techno Body Music / electroclash / industrial, proietta flessuosi, articolati drum-beats downtempo sui quali si allineano ipnoticamente i cicli vocali del singer e, più innanzi, le monolitiche battiture del programming, gli heartbeats congegnati dal guest Samuel, le corrosive risonanze del chitarrista e l'essenziale schema della tastiera. "Vudubreak 6" è un fuggevole alito elettronico entro cui, come sempre, riverbera enigmaticamente il vocal-logo 'Vuduvox', mentre la traccia successiva intitolata "Ils Descendront Du Train" velocizza le strutture Techno Body Music / electrotech attraverso ballabili marcature di drum-programming avvolte dal torrenziale magma di electric guitar ed irradiate da un canto incolore con da guizzi di synth. "Vudubreak 7" è esclusivamente una momentanea, livida concatenazione sub-percussiva di dilatazioni sonore che agiscono da elementare sistema ritmico, in contrasto con le vibranti procedure Techno Body Music / electroclash / industrial della successiva "So Kalt", sotto la cui celere percussività uptempo imperversa un siderurgico chitarrismo, congiuntamente alle opache vocalizzazioni di J-C, ornate dal backing vox proferito da Ophelia Delusion e da sintetiche armonie tastieristiche. La temporanea esecuzione "Vudubreak 8" è semplicemente rappresentata da melodici impulsi di sequencer che preannunciano le sincronizzazioni ritmiche midtempo di "Charogne", traccia Techno Body Music / synthpunk / cyber-electro, formulata attraverso roventi aspersioni chitarristiche ed un vocalismo sbiadito, gutturale, tutto ciò interamente tratteggiato dalle metronomie midtempo del drumming ed ornato dalle squadrate textures del synth. "Vudubreak 9" è invece una leggera vaporizzazione di materia elettronica suggestivamente accarezzata da un femmineo bisbiglio, mentre il forcing chitarristico che sovrasta "Disco-Démolition" si fonde alla rochezza dei vocals, ai rettilinei midtempo del drum-programming ed alle verticalizzazioni del synth, evocando danze futuristiche da ballare fino al completo sfinimento. Stridori industriali ottenebrano rapidamente la soffocata vocalizzazione 'Vuduvox': è ciò che accade in "Vudubreak 10", interludio che separa il precedente brano dalla successiva "Au Rythme Des Incendies", un Techno Body Music / electroclash freddamente cantato da J-C tra grintosi riffs di electric guitar, automatismo midtempo di drum-programming ed ispide modulazioni tastieristiche. In "Vudubreak 11" una voce androide scandisce alfabeticamente il nome 'Vuduvox' diffondendo frammenti di scosse elettroniche, così come la configurazione Techno Body Music / electrotech / synthpunk della seguente "Avec Toi" cattura immediatamente l'udito facendo danzare senza alcuna tregua il popolo degli alternative dancefloors, tutto ciò attraverso un metronomico comparto midtempo di drum-programming, impetuose correnti di chitarra elettrica e fulgide rifiniture di synth. "Vu-Du-Vox (Part 1 & 2)" fa susseguire alle iniziali, disturbate estensioni di vocal-sampling e noise-electronics, un accelerato segmento uptempo di drum-programming sormontato da possenti dosaggi di energia chitarristica, da vocals gutturalmente minacciosi e da iridescenze tastieristiche, in questo ultra-ballabile Techno Body Music / tech-pop sinonimo di gagliardia, ritmo e movimento. Il capitolo conclusivo della tracklist è "Vudubreak 12", un minimale filamento di sequencing entro il quale la vocalist richiama specularmente l'epiteto 'Vuduvox'. Album dal temperamento non convenzionale, "Vaudou Électrique" è un'esplosione di tecnologia sonica, dalla cui artificialità si evidenziano tatticismi e concepts particolarmente attrattivi. I vuduvox, oggi all'apice della loro professionalità, si muovono con estrema disinvoltura all'interno di territori elettronici, creando uno stile che integra contemporaneamente messaggi di forte simbolismo e potenti modulazioni simili a cataclismi sonori. L'incessante persistenza della chitarra e l'eccitante drumming si completano vicendevolmente, comunicando attivamente con vocals torvi, monodimensionali, interconnessi a contaminanti radiazioni tastieristiche. Gli equipaggiamenti vengono quindi interpretati come organismi viventi, capaci di materializzare dinamiche trasmissioni ritmiche ed essenziali sintetismi da ballare ed ascoltare con totale partecipazione, mentre le liriche assumono la funzione di armi puntate contro ogni forma di ipocrisia e prevaricazione sociale. Impossibile fermare l'ascesa del binomio J-C Van Thienen / Olivier Thibaut, meritatamente annoverabili tra i più talentuosi electro-performers della nuova Era: Vuduvox. Solo Vuduvox. Nient'altro che Vuduvox.

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We Are Waves - "Promises" - cd - by Maxymox 2015

weare  Il nome stesso We Are Waves rende intuibile la predisposizione stilistica di questa formazione quadrangolare con base a Torino, portavoce di quell'immortalità che da quarant'anni anima ininterrottamente i fondamenti della musica new wave e di tutte le sue infinite, eventuali diramazioni. Fondata nel 2011, la band schiera una line-up assestata nella seguente configurazione: Fabio Viax Viassone ( vox / guitars ), Cesare Corso ( synths ), Fabio Menegatti ( bass ) e Francesco Pezzali ( drums ), il cui interplay genera eufonie alternative-80's wave / post-punk / pop di ottimo livello combinate armoniosamente ad ornamenti elettronici di nuova concezione, evidenziando così un songwriting ricco di autenticità, contemporaneamente rivolto sia alla celebrazione del classico rituale waving, sia ad innovativi supporti provenienti dalla moderna tecnologia del suono; ne risultano elementi compositivi che introducono musicalmente e concettualmente riferimenti a modelli sonici in equilibrio tra passato e presente, con specifiche peculiarità ispirate all'introversione ed alla cupezza after-punk dei Cure, dei Sister Of Mercy nonchè a quella dei Joy Division, alla drammaticità esistenziale ed isolazionista dei primi Tears For Fears, simultaneamente al contemporaneo indie rock-wave dei White Lies ed Editors, con incursioni nell'universo synth-rave di progetti come Nero, Vitalic, Gesaffelstein e The Toxic Avenger. La produttività discografica dei We Are Waves ebbe inizio nel 2012 attraverso la downloading EP release autoprodotta di quattro tracce intitolata "Wav", seguita nel 2014 dagli undici episodi inclusi nel debut-album "Labile", pubblicato dalla label lombarda Memorial Records, proseguendo quindi fino al 2015 con questo nuovo, secondo full-lenght "Promises", licenziato dal brand valdostano MeatBeat ed ora analizzato da Vox Empirea. Il sound-system congegnato dalla band predispone armoniose melodie di synths, suggestivi arpeggi chitarra, ombrose pulsazioni di basso e solide geometrie percussive, tutto ciò magnificato dalla splendida ed importante voce di Fabio, le cui estensioni, assai simili a quelle di Harry McVeigh, vocalist dei White Lies, sono caratterizzate da accenti disperati e da liriche particolarmente descrittive, cantate con ardente passionalità, le cui accezioni, sempre direttamente connesse alla dimensione emozionale, interrogano profondamente lo spirito, esternando le sue debolezze, i reconditi timori, le privazioni, la struggente malinconia che consuma ogni istante della quotidianità, interiorizzando questo sconfinato ed inquieto flusso di pensieri con totale cognizione e risolutezza in un'eterna alternanza di buio e spiragli di luce. Il full-lenght "Promises" è la voce altisonante proveniente dal tormentato ciclo mentale dei We Are Waves, una release di straordinario pregio la quale è riuscita definitivamente nell'arduo intento di far emergere la band dai substrati della scena underground, confermando un'ennesima volta i We Are Waves come una delle migliori realtà italiane circoscritte in questo specifico genere musicale. La tracklist include undici veri capolavori di arte new waver, di cui la simbolica "1982" rappresenta il primo atto: vocals splendidamente espressi mediante inflessioni speculari a quelle di Robert Smith, dapprima colme di trattenuto patimento ed in seguito culminanti in un refrain liberatorio, di bellezza ed intensità oltre l'immaginabile, frasi cariche di phatos, cadenzate dalle schematiche battute midtempo del drumming, impreziosite da luminescenze tastieristiche e dai liquidi riverberi della chitarra, in un brano di incommensurabile valore al quale nessuno potrà opporre resistenza. La struttura wave-rock dell'omonima "Promises" è edificata mediante compatte sezioni midtempo di batteria, le cui secche punteggiature trainano vigorosamente un magmatico ed elettrico insieme di tensione chitarristica, ampie coperture di synths, rotazioni di basso e vocals enfaticamente pronunciati, anticipando le successive procedure wave-rock di "Be Your Own Island", anch'essa irrobustita dalle scansioni midtempo formulate dal batterista, sopra le quali deflagrano in un'esplosione multicolore i serrati riff della chitarra, i precisi segmenti del basso, il frenetico vortice dei synths e la disperata vocalità di Fabio. Pubblicata come singolo e disponibile in rete anche in formato video, la seguente "Lovers Loners Losers" concentra allegorie wave-pop di sicuro effetto, esposte con la medesima disinvoltura e competenza dei progetti più blasonati: il rattristato ed autorevole melodismo del canto risuona nervosamente tra le elettriche vibrazioni della chitarra e la densa consistenza del comparto tastieristico, generando catturanti iridescenze ritmate da una percussività midtempo. L'intermittente drum-programming che introduce la strumentale "Monochrome" è successivamente sovrastato e sincronizzato al potente rinforzo midtempo del drummer, mentre le espansioni della chitarra si fondono con l'uniformità dei synths e con una micro-galassia di effetti cosmici, inquadrando questa traccia in uno sperimentale contesto wave-rock / electronic. Nella meravigliosa "Silent Lullaby" non solo le malinconiche tonalità di Fabio richiamano nitidamente in molti loro aspetti quelle di Roland Orzabal, ma anche i costrutti sonori sono orientati verso il romanticismo depresso e l'intimismo dei Tears For Fears, quì atmosfericamente riprodotti attraverso morbidi accordi di chitarra acustica, irradiati dal calore della tastiera, frazionati dai tratteggi del basso e dalle pacate suddivisioni downtempo del drumming. "Wreckage" è un wave-rock eseguito attraverso metronomiche flagellazioni percussive midtempo circondate da un canto disilluso, lacerato dalla disperazione, unitamente a brillanti evoluzioni di synths e di chitarra, a linee di basso e fluttuanti correnti elettroniche. Profusioni di abbattuto sentimentalismo si diffondono da "Children Lake", una sad wave-pop song nuovamente vocalizzata dalle aperte intonazioni in stile Orzabal, cullate da distensive armonie tastieristiche e da lente marcature percussive. "Wasted" recupera il dinamismo wave-rock di cui i We Are Waves sono maestri; la voce del singer colora il suono con pigmenti turbati, uggiosi, dal retrogusto drammatico, esaltando tutta la bruciante amarezza che urla dai recessi della psiche, così come le corde della chitarra, la modalità uptempo della batteria, le trafitture del basso ed i prolungamenti del synth si plasmano in un trionfo di energia, ritmo ed immersiva musicalità. La seguente "Midnight Ride" percorre nel suo minutaggio enormi distanze, correndo con forza e velocità attraverso scenari wave-rock / post-punk, elettrizzando l'ascoltatore mediante ipercinetiche, lancinanti scosse di chitarra e basso, febbrile percussività e rullate uptempo, mentre la voce sconvolta di Fabio, interposta alla strumentalità, comunica sgomento amalgamandosi alle arie della tastiera, le medesime che ricordano quelle così intense e psichedelicamente seducenti udibili in certune composizioni dei Breathless. "What Happened Today Is Useless", traccia finale, esteriorizza alte dosi di speen, affidando come sempre al vocalist una funzione di rilievo nell'interpretare il dilemma, la sofferenza, congiungendo la desolazione del canto a melodiche scale di synth ed ai tenui abbellimenti scaturiti dall'azione congiunta tra chitarra e basso, moderando simultaneamente la progressione della batteria impostata ora in staccate ripartizioni downtempo. Album realizzato con impegno, sensibilità e cognizione, un prodotto unico, da possedere senza indugi. Ciò che differenzia "Promises" dalla maggior parte delle recenti pubblicazioni wave-minded è innanzitutto la continuità d'ascolto, trasformata gradualmente in un'esigenza originata da una sequenza di brani nei quali risiedono nostalgie 'eighties underground wave' sapientemente unite ad un tocco di attuale cultura elettronica ed a testi significativi che rapiscono l'immaginazione; in secondo luogo, evento non frequentemente riscontrabile nelle proposte sul generis risalenti a questi ultimi anni, ogni brano contenuto nell'opera potrebbe divenire un potenziale successo da collocare nelle più prestigiose 'alternative hit-charts'. I We Are Waves dirigono magistralmente un lavoro contrassegnato da un'immenso fascino vocale e da orchestrazioni di prim'ordine trasmutate in un diadema di sensazioni, parole e suoni, le quali, senza eccezione alcuna, si imprimeranno indelebilmente nella vostra memoria per accompagnarvi in ogni istante della vita, condividendo con voi inconfessabili angosce ed il senso della solitudine, comprendendo il dolore provocato dalle ferite nell'anima. Tutto ciò avverrà con disarmante naturalezza, concretizzato da undici tracce che mai verranno consumate dall'azione del tempo. Se ciò costituisce una delle implicite 'promesse' sottointese dalla band, essa è stata assolutamente mantenuta.