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Antikatechon - "I Feel Nothing But Repulsion" - cd - by Maxymox 2016

FOTO  Il lettore interessato all'approfondimento degli aspetti biografici-discografici riguardanti il solo-act italiano di Davide Del Col chiamato Antikatechon, troverà ogni esaustivo dettaglio nella sezione recensioni Di Vox Empirea relativa all'anno 2013, precisamente nei servizi dedicati agli albums "Chrisma Crucifixorum" e "Out Hunting For Teeth" - quest'ultimo realizzato unitamente al solo-project Nimh - seguiti a loro volta nel medesimo anno dai sei episodi inclusi nel full-lenght "Woe Is The Reward", distribuito dalla gloriosa label polacca Rage In Eden e dall'inclusione nel corso del tempo di svariate tracce in differenti dark-ambient playlists, ciò fino alla pubblicazione di questo nuovo album "I Feel Nothing But Repulsion", aVvenuta nel 2016 sempre attraverso la home Rage In Eden. Dark-ambient / doom-ambient / noise / post-industrial ultraterreno, profondamente evocativo e dal forte simbolismo, quello interpretato da Antikatechon è come sempre soprattutto una perpetua evoluzione verso concepts destabilizzanti e allegorie sonore estremamente realistiche, come se esse fossero trasposizioni astratte di immagini e di stati d'animo mentre precipitano con esasperata lentezza tra le pareti più oscure della mente. Di importante rilievo all'interno dell'album è inoltre la presenza di Giuseppe Verticchio - musicista e compositore romano specializzato nei generi experimental / ambient / dark-ambient / industrial / electronic / shoegaze / ritual-ethnic music, meglio conosciuto con i suoi progetti Nimh, Hall Of Mirrors, Twist Of Fate e Maribor - al quale è stata affidata la fase di engineering e la partecipazione ad una delle cinque lunghe suites presenti nella tracklist. La prima di esse è "The Epitome Of Ingratitude", un dark-ambient intensamente suggestivo eseguito attraverso sonorità immateriali, stranianti, in grado di trascinare la fantasia in un mesmerizzante crescendo di rumore siderurgico, pads immoti, sotterranei, acustiche dilatate, torrenziali iperfrequenze e dissonanti melodie, elementi pianificati per il raggiungimento di uno stato percettivo simile all'ipnosi, in cui il criterio tempo-spazio risulta totalmente annientato. Le grevi, depresse toccate pianistiche suonate dal guest-musician Day Before Us - alias il solo-project francese cinematic / neoclassic / dark ambient rappresentato da Philippe Blache - si diffondono tra l'abissale cupezza della seguente "And All My Dreams, Torn Asunder", nella mia opinione quotabile come una tra le migliori composizioni di Antikatechon, creata mediante impetuose correnti di laptop sulla cui densità si innalzano gradualmente ondate di interferenze, turbolente manomissioni industrial e, più innanzi, fitti contrappunti di pianoforte scanditi in rapida successione, a formare uno spoglio, monolitico loop colmo di eleganza e classicismo, tutto ciò ingentilito dalle femminee spoken-words pronunciate in lingua francese udibili in sottofondo. L'omonima "I Feel Nothing But Repulsion" è un modulo dark-ambient nel quale l'oppressiva copertura della tastiera incorpora progressivamente pesanti sezioni di elettricità chitarristica, imponenti flussi di rumorismo perforante e distorto, amalgamato a sovrapposizioni industrial. "From Defeat To Disintegration", stupenda traccia composta con in collaborazione a Nimh, propaga un'evanescente massa sonora edificata attraverso nostalgiche, replicate melodie di pianoforte fluttuanti nella desolazione emozionale del dark-ambient, mentre una tempesta di electronic-noises si avvicina minacciosamente all'orizzonte avvolgendo e offuscando ogni nota, per poi concedere armoniosa quiete pianistica al suo dissolversi, tutto ciò in un avvicendarsi di malinconia, tensione, dolcezza e intimo tormento. La release si conclude con "The Smell Of A Dying Saviour", circoscritta dapprima all'interno di estesi accordi ambient densamente pigmentati di oscurità, sui quali riverberano all'infinito pesanti rintocchi di tastiera e un asciutto rumoreggiare di oggetti in movimento, sonanze successivamente erose da vortici di stridore metallico in un intreccio di umbratile orchestralità e di atmosferiche sospensioni. Antikatechon è il progettista di un'opera spettrale come un'emissione ectoplasmatica, interamente subissata di rumorismo artificiale e di vuoto armonico, eppure nel contempo così psichicamente e fisicamente penetrante, intelligibile, in grado di oltrepassare il significato materico del suono, permeando di inquietudine e di alienazione la sensorialità dell'ascoltatore. "I Feel Nothing But Repulsion" rappresenta un evento discografico di straordinarie proporzioni nella scena globalmente definita 'dark-ambient', elevandosi da produzioni similari per aver ampliato la limitata espressione sonica in qualcosa di vivo e funzionale, i cui effetti attraversano le vastità mentali impossessandosi della volontà e smaterializzando in essa ogni paradigma razionale. Questo grande album parla con la possente, affascinante voce del buio. Tutto il resto è silenzio.

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Atropine - "Assailant" - cd - by Maxymox 2016

FOTO  Una approfondita scheda biografica / discografica del duo-act norvegese Atropine è consultabile collegandosi alla sezione recensioni dell'anno 2014 di Vox Empirea, spazio in cui il lettore interessato potrà ottenere tutte le informazioni sul progetto all'interno del servizio riguardante il precedente album "Recurring Nightmares". Alex D. Dahl - ALX - ( electronics ) e Tomas Kulberg - Cthulberg - ( vox ) ritornano alla fine del 2016 con un nuovo, spettacolare full-lenght intitolato "Assailant", edito dalla label EK Product, proponendo come sempre un poliedrico modello nel quale interagiscono elementi EBM / IBM / dark-electro / industrial. Di grande effetto visivo è la sleeve artwork su cui è impressa l'opera "Cercle" - realizzata dal pittore, scultore e performance artist francese Olivier De Sagazan - reinterpretata fotograficamente da Cthulberg; l'album, inoltre, è masterizzato da Dirk Steye, membro con Mike Koenigsberger del celebre duo synthpop /electro-industrial tedesco Accessory. Oltre al suono, gli Atropine hanno conferito una particolare importanza ai testi, dissacranti, astiosi e pronunciati con glaciale ruvidezza: i loro significati sono riassumibili emblematicamente nella song più rappresentativa dell'album, "Exterminism", la cui dichiarazione, stampata nel pannello interno della digipak sleeve, è scritta da Demect Heraklit, ovvero il minister della underground-label norvegese Grimtown Records. Le liriche che sorreggono l'intera tracklist, quindi, sono da intendersi come una rivisitazione personalizzata di tali concetti da parte degli Atropine, le cui accezioni diventano tematismi ispirati alla misantropia ed alla 'disantropia': esse denotano una conoscenza spietatamente realistica e disincantata della moderna società, ritratta come un'umanità condizionata, vulnerabile, consapevolmente succube delle proprie assurdità e depravazioni: gli Atropine descrivono con estrema lucidità scenari pre-apocalittici all'interno dei quali vive il genere umano controllato ed ingannato dai poteri politici, tutto ciò perennemente sull'orlo di un'imminente, inevitabile catastrofe nucleare. La title-track dell'album include quindici episodi caratterizzati da geometrici schematismi percussivi combinati a vocalizzi ispidi, acidamente rabbiosi e trasfigurati dai filtraggi, completati da oscuri contrappunti di tastiere, da getti di suono iper-processato e da simmetriche linee di sequencing. L'opener "Life Leash" è un EBM / IBM / dark-electro cantato attraverso feroci emissioni vocali, riversate malignamente su un tracciato ritmico downtempo attorniato da torbide propagazioni di synths, ossessivi cicli di rumore e tratteggi sequenziati. Nella successiva ed omonima "Assailant" Tomas diffonde un canto ricolmo di acredine, la cui funzione è unicamente quella di rendere intimidatorie le atmosfere electro / EBM della traccia, create mediante meccaniche scansioni midtempo alternate ad uno sciame incolore ed effervescente di punteggiature sintetiche. "Scab Rapture" propone una struttura complessivamente old-school electro / EBM, frazionata da una minimale, squadrata architettura percussiva midtempo intercalata a segmenti di sequencing, in un disciplinato insieme di techno-forza sovrastato dai toni aspri e furenti del singer. Nella seguente "Hearse Hand" il suono diviene una fredda e monocromatica trasmissione electro / EBM, costruita attraverso scarne battute midtempo e ripetitività sequenziata, tutto ciò escoriato dall'incessante azione corrosiva dei vocals. I componenti electro / industrial di "Sewercide" sono contraddistinti da impulsi ritmici downtempo, le cui ipnotiche cadenze, logorate da cuspidi timbricamente distorte, suddividono razionalmente le fasi della traccia, sincronizzandosi ai vocals perfidi e graffianti di Tomas. L'ottima "Exterminism" genera ologrammi electro / EBM da ballare con instancabile dinamismo: il suono è oscurato da caustiche nebbie di synths e sequencer, mentre parole aggressive si riversano stizzosamente sul basamento midtempo del drum-programming. "Naked Fear" è un suggestivo dark-electro in cui i vocals prendono la forma di fraseggi sibilati e tenebrose urla, mentre le tastiere replicano ossessive armonie e la drum-machine processa freddamente un'essenziale percussività downtempo. Si continua con la seguente "Vein Cramp" e con le sue deliranti procedure electro / IBM espresse attraverso un compatto disegno ritmico midtempo di drum-sequencing, sul quale si sovrappongono vocals urticanti e stranianti manipolazioni sintetiche. "Forfeit" sfoggia traiettorie electro / EBM / IBM nelle quali turbinano miriadi di pixel sequenziati ed il canto è un concitato flusso di vocalizzi malevolmente ostili, ritmati da basilari bpm's uptempo. "Dream Resection" è introdotta da un esteso firmamento di sub-frequenze percussive, loops, emissioni inorganiche e bisbigli riverberati, il cui successivo sviluppo origina un electro / EBM / IBM tormentato da spinosi harsh vocals, dettati in sincronia con un drumming midtempo e sature bass-lines. Il solenne ingresso tastieristico e vocale di "See Through" - ripetuto in seguito come refrain - anticipa un buio contesto electro / IBM movimentato da fitti automatismi midtempo ed accerchiato da brucianti irradiazioni di voce, mentre più innanzi "Blood Sequence" predispone un veloce electro / EBM perfettamente adatto per i dancefloors, eseguito mediante acide incitazioni vocali, cinetiche battute uptempo ed atmosferiche vaporizzazioni di synths. "Destroys" è un dark-electro / industrial abissalmente spettrale, al cui interno si innalzano heavy-pads, rumori sintetici e vocals rauchi, crudeli, tutto reso ulteriormente sinistro dall'incedere downtempo del drum-programming. La percussività di "Ultra Swine" concatena uniformi pulsazioni midtempo, contemporaneamente a grevi profusioni di synths, vocals disperati ed elaboraborazioni di sequencer, in un aggregato dark-electro / industrial / IBM dalle sonorità inquietanti. Di notevole caratura è anche l'ultimo atto della tracklist, "Sedatives", un impetuoso electro / EBM / IBM composto da feroci estensioni vocali disseminate tra ribollenti increspature di sequencing ed impure ritmiche midtempo. Musicalità stridente, ad alto contenuto energetico, a tratti violenta, tossica ed intransigente, quella degli Atropine è insieme un inno all'intelligenza artificiale delle macchine ed una rigorosa configurazione di suoni con testi significativamente provocatori, destabilizzanti. Il progetto dimostra un'accresciuta abilità nel riuscire a catturare mentalmente l'ascoltatore, trasferendo la sua immaginazione verso paesaggi depressi, catastrofici, come visioni alterate dalle nebbie radioattive post-nucleari, il tutto descritto con la profonda, conflittuale rabbia di chi si dichiara oppositore contro il sistema sociopolitico. L'album "Assailant" è vera electro-evoluzione, un full-lenght colmo di autenticità e sperimentalismo che possiamo classificare come uno dei più audaci della contemporanea scena tecnologica internazionale. Epico!

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Auswalht - "Dura Lex, Sed Lex" - cd - by Maxymox 2016

FOTO  Auswalht è uno degli pseudonimi artistici del poliedrico musicista francese Sven Mann - aka Stéphane Ayas - fondatore, performer e membro anche dei seguenti progetti transalpini: Aesterii ( dark-ambient ), Liyr ( neoclassical-military ), Skoyz ( EBM ), Embryoid ( electro-dark ). La musica di questo suo solo-act, nato nel 2010, trae ispirazione da tre diversi stilemi compositivi, combinando le esoteriche strutture marzial-orchestrali di Liyr, quelle aspramente ed evocativamente militaresche dei conterranei March Of Heroes e l'avanguardismo classico dei Laibach; tale sperimentazione origina un sound prevalentemente soldatesco, atmosferico, minaccioso, sorretto da propulsioni industrial e perennemente enfatizzato da cupe sinfonie neoclassical / dark-ambient. Nelle musiche di Auswalht l'ascoltatore percepirà potenza, disciplina, indomito e battagliero coraggio, elementi uniti e nel contempo divisi da un'esigenza imprescindibile, quella di stabilire un contatto psichico e spirituale con le complesse, misteriose energie del Cosmo, trascendendo dalla dimensione prettamente umana pur conservandone le primordiali origini, tutto questo in una perpetua contrapposizione tra forze terrene e immateriali. Il percorso discografico di Auswalht incominciò nel 2011 con le undici tracce del debut-album "History Of Suffering", pubblicato in limited-edition dalla label cinese Midnight Records. Attraverso il successivo contratto stipulato con la mitica home polacca Rage In Eden, furono licenziati tre albums: "Paroxysm" del 2012 - contenente dieci songs - "Pagan Theory" del 2013 - contenente nove tracce - e il quarto full-lenght, il presente "Dura Lex, Sed Lex" del 2015, ora recensito da Vox Empirea. La tracklist di questo splendido lavoro si articola in nove atti, primo dei quali è l'omonima "Dura Lex, Sed Lex", un minaccioso martial / industrial che comunica severità e rigore, composto da due estesi, tenebrosi accordi, severamente ritmati dal drumming militaresco e da spaziati rintocchi metallici. "Sons of War" predispone anch'essa sonorità autoritarie, oscure, da soundtrack, in un insieme di coreografie martial / industrial e rarefazioni dark-ambient, eseguite magistralmente attraverso pads ombrosi e ossessivi, dinamizzati da percussioni lente, pesanti, dirompenti, sui cui riverberi Sven costruisce ulteriori strati armonici costituiti da minimali sinfonie e cori tastieristici, conferendo alle musiche un'imponente aura di solennità. I pads opprimenti della successiva "Open Graves" precipitano in un nero e freddo abisso dark-ambient / martial / industrial, nel quale rimbombano fragorosamente le rallentate cadenze generate dalla macchina percussiva, mentre tutt'intorno gravitano tetre orchestrazioni di tastiera, un'aulica coralità e frenetici vocal-loops trafitti da raffiche di rumori iper-processati. Il fascinoso e soggiogante tratto introduttivo di "Hail Tyr" si trasforma in una ferrea parata downtempo military / industrial, suonata attraverso circolari replicazioni tastieristiche, schematiche trasmissioni di voci campionate e livide sezioni orchestrali che perturbano il suono, diffondendo nell'aria un climax di predominante, oscura maestosità. La durezza martial-industrial di "Iron Field" è percossa dai regolari intervalli downtempo di un tamburo da battaglia, le cui inflessibili battute, scandendo ritmicamente un passo soldatesco, trainano apocalittiche sinfonie di tastiere, sporadici cicli di voce trasfigurata e uno spettrale sottofondo di cori artificiali. Il suono della seguente "Ages of Dawn" viene ottenebrato e reso fieramente agguerrito attraverso la drammatica sontuosità dalle tastiere, sovrastate con meccanica gravezza da partizioni downtempo e da algide sequenze vocali: ne risultano orchestrazioni martial / industrial estremamente oscure, indomite, superbe quanto un inno di gloria. La granitica struttura martial / industrial di "Call Of Martyrs" richiama nella fantasia l'avanzata di un esercito in ordinata formazione da battaglia: ciò grazie alla lenta, rullante altisonanza del tamburo, alla glaciale tetraggine diffusa dalle tastiere, al siderurgico rumorismo e ai concisi flussi di vocal-loops. Anche l'altera magniloquenza che adorna la seguente "Final Solution" è ostentata mediante una sonicità martial / industrial di straordinario effetto, prodotta con militaresco fervore da tonanti drum-beats e da oscure costruzioni sinfoniche, così come la conclusiva "Sound of Thunder" evidenzia un utilizzo più ampio di soluzioni elettroniche, maggiormente applicate all'impianto percussivo: le suggestive melodie di questo martial / industrial sono realizzate attraverso una mantrica successione di accordi tastieristici dal tocco epico e da staccati contrappunti downtempo di drum-programming. Release declamata con phatos guerresco, portamento statuario e con oscuro neoclassicismo, "Dura Lex, Sed Lex" immortala Auswalht nel periodo più creativo del suo repertorio. Le estetiche militaresche di questo album sconfinano nella sacralità, esprimendo trionfalmente i concetti di supremazia, di onore, di intransigenza e di vittoria, tutto ciò attraverso un risoluto calligrafismo sonoro colmo di eroismo e di ardimento. Le nove tracce ascoltate antologizzano i progressi artistici compiuti fino ad oggi da Sven Mann, il quale coglie gli aspetti più emblematici del 'verbo martial / industrial', incidendoli nitidamente come leggi sulla una lastra d'acciaio delle sue musiche, mediante percussività tuonante e melodismo imperioso, adamantino, tetro, esercitando sull'ascoltatore un continuo stato di tensione emotiva. Una sola certezza risalta in modo assolutamente incontrovertibile: la validità e la maestria di Auswalht sono indiscutibili.

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Electric City Cowboys - "Spinning Around" EP - by Maxymox 2016

FOTO  L'avventura musicale degli svedesi Electric City Cowboys incominciò nel 2011, concretizzandosi nel 2012 attraverso l'esecuzione delle prime tracce risultanti dalla sperimentazione del suono tecnologico, orientata prevalentemente verso la ricerca e la costruzione di un definitiva formula stilistica. Questa impegnativa fase iniziale fu ulteriormente perfezionata da collaborazioni in studio con altri musicisti durante i loro processi di registrazione; la band è composta da Martin Johansson ( vox / songwriting / synth ), Mikael Johnsson ( programming / mixing / synth ) e Robert Carlsson ( sound-effects / synth ). Il progetto ha fin'ora completato discograficamente le seguenti digital-releases autoprodotte: l'EP "Tune In And Stay Focused" del 2014 contenente quattro songs, il singolo "Do You Want To Dance" anch'esso risalente al medesimo anno ed incluso nel 2015 all'interno della prestigiosa digital-compilation "Swedish Electro Scene Vol.3", a cui fece seguito nel 2016 il secondo EP intitolato "Spinning Around" ora recensito da Vox Empirea. Il suono degli Electric City Cowboys accomuna retrospettiva e modernismo, assimilando nel contempo la vivacità, la freschezza e l'ottimismo synthpopish dei early-Depeche Mode, unitamente a contemporanee prospettive elettroniche e ad una particolare cura dell'aspetto melodico, dettaglio quest'ultimo che risalta soprattutto nel canto. Un tangibile esempio di tutto ciò è rappresentato da "Fly With Me", la prima delle tre songs contenute nell'Extended Play, nella quale il drum-programming scansiona precise battute midtempo, mentre la voce di Martin crea armoniosi paesaggi sonori abbelliti da terse multicromie tastieristiche. "Spaceship" ingloba caratteristiche synthpop / futurepop espresse con notevole senso estetico, mediante vocals estremamente catturanti, un sistematico, ballabile schema percussivo midtempo e iridescenti flussi di tastiere, così come la conclusiva "You And I" riesce a esternare positività e un tocco di dinamismo elettronico post-Depeche Mode, catturando l'ascolto con sbalorditiva facilità, grazie alle avvenenti eufonie vocali del singer, al pulsante drum-programming midtempo ed alle scintillanti coreografie dei synths. I retaggi 80's synthpop percepibili nella musica degli Electric City Cowboys sono abilmente ridimensionati, adeguati alle nuove tendenze, rivelando sonanze assolutamente piacevoli ed equilibrate, oltre ad una valida preparazione tecnica, elementi che mostrano una band in progress pronta ad affrontare finalmente l'ambizioso traguardo di un album da proporre con ampie possibilità di successo agli avantgarders appassionati al genere. Come le precedenti releases, anche l'EP "Spinning Around" manifesta in modo esplicito la capacità del progetto di far convergere nel suono una rigogliosa inventiva, la quale, attraverso la logica delle macchine, diviene un generatore di polarizzanti melodie in una perfetta simbiosi tra passato e presente. Per chi da tempo avesse perso il contatto con la vera musica synthpop, gli Electric City Cowboys costituiscono oggi un'irrinunciabile occasione per riscoprirla più avvincente che mai, cavalcando con loro verso nuovi orizzonti elettronici. Yippee ki-yay!

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Future Perfect - "After The Fall" - cd - by Maxymox 2016

FOTO  Fondato nell'anno 2009 nel Galles del Nord, Future Perfect è un duo-act in progressiva ascesa costituito dai coniugi Simon Owen ( musics / lyrics / vox / production ) e Rebecca Owen ( musics / vox / synths ), con la collaborazione artistica e di remixing affidata all'esperto Noel Canney. Lo stile musicale appartenente a questo interessante progetto consta in un nucleo prevalentemente futurepop / synthpop combinato, in particolare agli inizi della carriera, a sfumature EBM e darkwave, il cui insieme, dinamicamente ballabile e tecnologicamente progredito, si differenzia per la sua gradevolezza melodica, per la tersa armonia dei vocals, nonchè per l'incisività delle metriche percussive. La discografia dei Future Perfect è attualmente costituita dal self-released debut-album "Dirty Little Secrets" di dieci tracce, pubblicato nel 2010 dalla FP Recordings - label di proprietà del duo - seguito dalle dodici songs incluse nel secondo full-lenght intitolato "Escape", licenziato simultaneamente nel 2012 dalla FP Recordings e dall'ottimo brand tedesco Conzoom Records, continuando quindi nel 2015 con due releases: il presente album "After The Fall" ora recensito da Vox Empirea, edito nuovamente dalle due labels FP Recordings / Conzoom Records, succeduto dal singolo limited edition "Fall", pubblicato dalla Conzoom Records, nella cui tracklist di sei episodi sono contenute le remixed-versions del duo electropop / synthrock tedesco Midnight Resistance, del remixer danese Flemming Jensby - aka Sappy - del musicista / remixer Richard Broadhead - aka Lord Richard Broadhead - e del d.j. produttore messicano Dimitri Berzerk. L'album "After The Fall", prodotto dall'engineer / arranger inglese Russ Hayes, offre un accattivante panorama sonoro attraverso dodici tracce costruite con spigliatezza, espressività e, in gran parte, con buona cognizione di quel nozionismo elettronico insegnato da capostipiti quali Depeche Mode, O.M.D. e Pet Shop Boys. La prima songs della title-track è proprio "Fall", un futurepop / synthpop che fa dell'immediatezza melodica e del ritmo i suoi principali punti di forza, grazie ai catturanti vocals di Simon interfacciati ad intensi accordi tastieristici, a lineari architetture di sequencer e a danzabili ripartizioni midtempo di drum-programming. La seducente voce di Rebecca è la protagonista della successiva "Dangerous Desires", creata mediante basamenti futurepop / synthpop nei quali i contrappunti di tastiere e le punteggiature pianistiche donano alla song un'aura fascinosa ed elegantemente umbratile, impreziosita da precisi incastri di sequencer ed energizzata da battute midtempo di drum-programming. "Walking On Knives" è un breve capitolo ideato attraverso fitti tratteggi di sequencing sui quali si distribuiscono meccanicamente le cadenze della drum-machine, dapprima sottoforma di robotiche, lente scansioni, tramutate rapidamente in un impetuoso flusso di percussività midtempo e di avveniristiche espansioni elettroniche. L'armoniosa risolutezza vocale di Simon abbellisce la successiva "Neo Rom Com", un synthpop animato da compatte sezioni tastieristiche e da pulsazioni midtempo di drum-programming, la cui sinergia dà origine ad una dancenfloor-track di grande effetto. "Protect And Survive" diffonde un turbine di vitalità elettronica, incentrando la propria struttura futurepopish sul melodismo vocale sia di Simon che di Rebecca, il cui canto è perfettamente sincronizzato con le gagliarde spinte midtempo del drumming e con le luminose concordanze dei synths. Al contrario, l'interludio strumentale "A.D.S.R." proietta oscuri pads, cupi rintocchi elettronici e le suggestive, fredde replicazioni di spoken-words pronunciate da Rebecca, interprete vocale anche di "Spaces", un atmosferico, ballabile futurepop attraversato da profusioni di tastiere e da circolari avvicendamenti midtempo di drum-programming. Il paradigma futurepop della successiva "Excess" predispone a sua volta sonorità elettroniche più tese, mediante l'aggregazione di imperiose estensioni di synths, automatici impulsi midtempo e dell'autoritario binomio tra i due singers, in una traccia da ascoltare e ballare ad alto volume. Si continua con tre remixed versions, prima delle quali è la rielaborazione di "Neo Rom Com", abilmente ridisegnata da Glynn Jaine, membro dell'electro-duo scozzese Destination: l'artista irrobustisce l'originaria timbrica percussiva della traccia accentuandone il potenziale dance e la fluidità, integrando inoltre ulteriori tecnologismi che innalzano esponenzialmente la dimensione futuristica delle musiche. L'interplay tra i Future Perfect e Immune System - aka il musicista industrial / electro-rock statunitense Todd C. Ruzicka - genera il remix di "Priest Of Excess", un solido electro / EBM per dancefloors composto da possenti bmp's midtempo, trasfigurazioni vocali e alienanti modulazioni di synths. Destination remixa anche "(After The) Fall", rendendola irresitibile mediante un funzionale assortimento di arrangiamenti elettronici e di valorizzazione dei vocals, la cui formula conferisce alla traccia un'eccitante, ballabilissima forma sonora. La versione strumentale di "Fall" chiude la tracklist evidenziando l'intelaiatura della song in una splendida, coinvolgente esecuzione futurepop / synthpop di tastiere, sequencing e midtempo drum-beats. La Conzoom Records dimostra come sempre la sua notevole sagacia nell'estrapolare solo il meglio dal macrocosmo elettronico, selezionando in questa occasione la musica di Simon e Rebecca Owen, due musicisti dotati di intesa artistica, di ottime capacità compositive e di concreta inventiva. L'approccio con l'album "After The Fall" costituirà un'opportunità speciale per sperimentare ancora una volta un pop tecnologico inebriante, assolutamente fruibile e dance-oriented, che inonderà di piacere i vostri ascolti. Il duo Future Perfect si rivela un progetto maturo e determinato ad acquisire il proprio spazio all'interno dello sconfinato scenario electro, proponendosi onorevolmente, con stile e distinzione. Il suono del domani è già quì, per rendere perfetto il nostro futuro!

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Holygram - "Holygram ep" - by Maxymox 2016

FOTO  La formazione tedesca di Colonia chiamata Holygram discende concettualmente e musicalmente dall'intramontabile fenomeno 80's waver / post-punker, i cui dogmi rappresentano per la band un modello esistenziale ed un punto di riferimento. La line-up predispone dal 2015 i seguenti membri: Patrick ( vox ), Marius ( guitar ), Pylo ( synths ), Bennett ( bass ) e Sebastian ( drums ). Nel sound del progetto si percepiscono innovative, sperimentali soluzioni new wave / post-punk e industrial-krautrock, create assemblando perfettamente la strumentalità fino all'ottenimento di armonie autunnali e cupe, unitamente ad un massivo impiego di vocals malinconici e di grande effetto emozionale. L'omonimo debut-Extended Play del 2016 "Holygram", masterizzato dal musicista elettronico Bob Humid presso gli Amen Studios di Colonia, rappresenta ufficialmente ad oggi la prima e unica realizzazione pubblicata dalla band: oltre alla versione digitale essa si presenta in un raro formato tape-version limitato a cinquanta cassette bianche e cinquanta nere, edito dalla label germanica fuck.your.city.cllctv, mentre sono attualmente in corso trattative per una futura stampa su vinile. Particolarmente suggestiva, quanto minimale, è anche la sleeve art dell'ep, ideata da Yutha Adiputra Yumanaka. La tracklist, contenente cinque songs, inizia con le strutture sad-waving di "Hideaway", nelle quali un regolare drumming midtempo scandisce ipnoticamente il ritmo accompagnata dalle simmetriche pulsazioni del basso, mentre la voce di Patrick riverbera nostalgicamente, ammantata dalle avvolgenti note della tastiera e dalle sentimentali melodie della chitarra. Veloce, squisitamente gotica e disperatamente romantica, la successiva "Daria" configura uno schema new wave / electro / post-punk di notevole caratura e indicato per dancefloors alternativi, eseguito attraverso trascinanti drum-beats uptempo sui quali si sviluppano gli elettrici arpeggi della chitarra - potenziati nel refrain - le intermittenze delle bass-lines, l'intensità dei synths e le coinvolgenti decorazioni dal canto. "Acceleration" espone un languido melodismo new wave esaltato soprattutto nella configurazione dei vocals, sempre pronunciati con mestizia e con un una vaga cupezza, ulteriormente abbelliti da trasognanti hits chitarristici e da morbidi accordi tastieristici, circoscritti all'interno delle punteggiature del basso. Le solide, alienanti curvature post-punk di chitarra e basso si evidenziano nitidamente nella seguente "Still There", combinandosi con le elegiache coreografie waving disegnate dai vocals e dalle tastiere, mentre celeri battute uptempo conferiscono grinta e dinamismo alla song. Ancora più arsa dal fuoco post-punker, la conclusiva "Distant Light" è escoriata dall'abrasiva, fremente azione della chitarra e da una prorompente carica percussiva uptempo, tutto ciò tratteggiato dalle sezioni di basso e colorato dalle nuances grigiastre del synth, in un insieme di frenetica energia, asprezza e tensione, nel cui nucleo Patrick diffonde il suo canto lamentoso e tormentato. Band emergente e di indiscutibile valore, quella degli Holygram è parte attiva di due movimenti culturali solo apparentemente in ombra ma perpetuamente in fermento, i quali, anno dopo anno, celebrano sè stessi glorificandosi attraverso sempre nuove schiere di musicisti e fans, in un'infinita progressione di sottogeneri e di originali interpretazioni. Questa ensemble tedesca, oltre a conservare stabilmente integra la propria identità stilistica durante tutta la percorrenza della title-track, propone una musica esplorativa, visionaria, caratterizzata da un fascino supremo e da un'impeccabile tecnicità. I cinque episodi della release condividono introspettivamente con l'ascoltatore l'insoddisfazione, il consapevole isolazionismo, il disagio, le nevrastenìe urbane e le speranze disattese che affliggono le moderne generazioni, rendendo la sopravvivenza di ogni giorno un vero atto di eroismo. Gli Holygram convincono e conquistano senza riserve: appropriarsi di questo EP costituirà l'imperativa missione di ogni autentico new wave / after-punk follower.

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Insight - "A Light In The Darkness" - by Maxymox 2016

FOTO  Il barcellonese Raúl Muñoz-Torrero Gálvez nel 2012 fondò il suo one-man act Insight dopo avere militato in svariati altri progetti synthpop come i conterranei Neighbours, nei quali suonò le tastiere fino al 2010, anno in cui il protagonista decise di scrivere, creare e produrre autonomamente le sue musiche, contraddistinte da strutture post-Depeche Mode e melodie estremamente catturanti ispirate ai Mesh, De/Vision e IAMX. Dall'incontro di Raúl con il musicista electro Paco Butrón - aka Cyborgdrive - nacque un solido rapporto di collaborazione artistica - coadiuvata nelle fasi di esecuzione strumentale e di produzione anche da membri esterni come il chitarrista César Merino ( Ocultas Intenciones ) e il drummer José Luis Morales - attraverso cui furono diffuse digitalmente nel 2015 la prima basic-edition del debut album "A Light In The Darkness" contenente dieci tracce, seguita dalle cinque songs incluse nel primo singolo "The Same Mistake" - tra le quali spiccano gli ottimi remixes di Silica Gel, ALexis Voice, L2M e Cyborgdrive - e dalle altre cinque del secondo singolo "Damage" - impreziosite dai remixes di Techni-ka, Misterfly, Benelux e Cetu Javu - . Le potenzialità racchiuse nella tracklist del full-lenght convinsero Insight a proporne nel 2016 una seconda versione che conservasse inalterate le medesime sonorità della prima, alla quale aggiungere una sequenza di extra remixes di grande effetto rivolti agli electro-clubs. Cyborgdrive, responsabile nel 2015 della masterizzazione e degli arrangiamenti di "A Light In The Darkness", produce questa nuova pubblicazione dell'album edita in limited edition dalla label moscovita ScentAir Records, partecipando anche ad uno dei sei re-works. Segnalabile per la sua importanza, l'apparizione di Insight nelle digital compilations "Neonautics v.02", licenziata dalla home russa skyQode e "Synthetic Generation Vol. 2 Mix", distribuita dalla spagnola Amuza Producciones. Il full-lenght ora recensito da Vox Empirea enumera complessivamente sedici tracce ben costruite, incisive, caratterizzate da un sound malinconicamente synthpopish con un particolare orientamento dancing. Melodiche textures tastieristiche, simmetrici tratteggi di sequencing, drumming midtempo ed eleganti toccate di piano, sono gli elementi che compongono l'intro strumentale "Sensations", seguita dalla successiva "A Long Time", un ballabile synthpop in stile early-De/Vision, perfettamente cadenzato dalle battute midtempo del drum-programming sulle quali la voce armoniosamente limpida di Raúl si combina con matematica esattezza alle sezioni del sequencer e alle trascinanti eufonie delle tastiere. La sonicità incalzante di "Fame" - edita nel 2016 come self-produced digital five-tracks single, con i remixes di Destino Plutón, Axel Samano e di RME - privilegia strategie synthpopish affidate prevalentemente al foreground vocale ed al ritmo 'very danceable' processato dalla drum-machine: ne scaturisce una traccia colma di fascino modernista, eseguita attraverso eccitanti soluzioni di canto e tastiere trainate da rimbombanti bpm's midtempo. Si giunge quindi alla strepitosa "Alive", probabilmente l'episodio migliore di tutta la tracklist, un synthpop irresistibile, pianificato nei minimi dettagli, composto da un millimetrico tracciato midtempo di drum-programming e sequencer, affiancato dalle avvincenti intonazioni di Raúl e da ampie coperture di tastiere, in un insieme di melodia elettronica, ballabilità e magnetismo vocale. Le superbe risonanze clubby di "The Same Mistake" sono create dall'interplay tra lineari propulsioni midtempo di drum-programming, che conferiscono al suono una grande potenza, unite a metronomiche scansioni di sequencing, vocals fluidamente armoniosi e a brillanti accompagnamenti tastieristici, mentre l'accento malinconico che abbellisce la successiva "Insane" è percepibile specialmente dal canto di Raúl, il quale declina con grazia i suoi vocalizzi in un morbido contesto synthpop edificato attraverso frazionamenti midtempo, punteggiature sequenziate e passionali orchestrazioni di tastiere che culminano nel loro finale con nostalgici contrappunti pianistici. Lo schema dance-synthpopish di "My Windows" corre su razionali pulsazioni midtempo di drum-programming e sequencer, attorniate dalle iridate scie delle tastiere, da leggiadre modulazioni vocali e dai riff suonati dalla chitarra elettrica del guest César Merino. "Damage" diffonde una musicalità synthpop altrettanto ballabile e pervasa da emissioni di electro-charme alle quali non si può resistere, costituite da garbate melodie vocali e fulgide sinfonie tastieristiche che seducono istantaneamente, tutto ciò ritmato da bpm's midtempo. "Alone" espande tutto il suo dinamismo elettronico attraverso intermittenze midtempo, policromie tastieristiche, vocals coinvolgenti e, nuovamente, i riff chitarristici di César Merino. "Woman In Black" è un sad-synthpop che predilige una percussività rallentata ed uno spleen più esplicito, malinconicamente espresso dal canto desolato che Raúl riversa in una profusione di drumming downtempo e suggestivi viraggi di tastiere. Questa nuova versione dell'album si evolve con la prima delle sei remixed bonus-tracks, ovvero la ricostruzione di "Damage" elaborata dal synthpop duo tedesco In Good Faith: il sound cambia parzialmente forma, rivelando tecnicismi e arrangiamenti dance-minded che conquistano mente e corpo. L'electro compositore / produttore / remixer spagnolo Techni-ka remixa impeccabilmente "Alive", rallentandone la velocità, aggiungendo corroboranti complementi dancehall ed aumentando la profondità timbrica dell'originario modello percussivo, così come Cyborgdrive ricostruisce "My Window" introducendo in essa rarefatti richiami dubstep e gagliarde sferzate percussive che incitano alla danza. L'electro-musicista spagnolo Jaime Fernández - aka Neosynth - remixa "Fame", attivando uno spettro sonico fortemente attrattivo, creato attraverso modulazioni sintetiche e automatismi percussivi che trasformano questa traccia in un autentico riempipista. Alexis Voice, electro-compositore ungherese, riediziona "Alone" incrementandone esponenzialmente la ballabilità e il carisma mediante un mesmerizzante flusso di luminescenze sonore e drumming, mentre il progetto synthpop brasiliano Technique riformula la traccia conclusiva della release, "Damage", rendendo ulteriormente incantevole il suo registro attraverso una più essenziale timbrica percussiva e configurazioni dance-electro di gran classe. Nonostante egli sia all'inizio della sua carriera, il newcomer Insight dimostra uno stupefacente stile compositivo ed esecutivo degno dei migliori esponenti della scena synthpop. Nessuna complessità, nessuna sovrastruttura: la musica di "A Light In The Darkness" è facilmente e gradevolmente interiorizzabile, completa di quel raro, indispensabile virtuosismo che converte il suono in qualcosa di eccezionale. Le melodie vocali e strumentali si imprimono nella memoria dell'ascoltatore con incredibile naturalezza, mentre il drumming e l'effervescenza degli artifici tecnologici caricano le atmosfere di briosa dance-energy, completando un album valutabile solo in termini elogiativi, grazie anche ai sei notevoli remix che furoreggeranno nelle playlist degli electro-alternative d.j.'s più evoluti. Questo musicista ha captato in modo preciso la richiesta da parte del pubblico di un synthpop godibile ma non mainstream, rispondendo adeguatamente con un full-lenght ad alta resa e pienamente riuscito. La luce accesa da Insight brillerà per molto, molto tempo. Play it again and again and again!

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Leopard Flowers - "Autumn Glades Of Everlasting Peace" + "Isa" - by Maxymox 2016

FOTO  Dietro il nome artistico del solo-act Leopard Flowers c'è Holger Gramlich ( guitars, bass, synthesizer, composition, recording, mixing ). Tedesco di Odenwald, questo sperimentatore emergente possiede la capacità di condurre l'ascoltatore verso un suono intimista, minimale, sempre coinvolgente, pervaso di differenti e nobili tematismi. Le origini del progetto sono databili intorno al 2008, anno in cui Holger incominciò a registrare alcune tracce, formulando il suo stile attraverso l'evocazione di avvincenti paesaggi sonori e di atmosfere immersive che rapiscono a lungo l'immaginazione dell'ascoltatore. I componimenti creati dal protagonista, tutti integralmente strumentali, assumono contemporaneamente sia la forma di acoustic-ambient suites dalle connotazioni cinematiche, che di placide ballate neofolkish, nelle quali Leopard Flowers introduce significati ispirati alle meraviglie naturali della dimensione silvestre, alle sensazioni percepite durante la solitudine, all'algida bellezza dell'Inverno, ai misteri dell'infinito ciclo Vita-Morte, includendo riferimenti alle antiche epopee pre-cristiane della mitologia norrena, unitamente ad altre inesplicabili, personali emozioni, scaturite inconsciamente in Holger durante la scrittura delle musiche. La presente recensione di Vox Empirea tratta le uniche due pubblicazioni discografiche autoprodotte in limited edition numerate a mano, rilasciate da Leopard Flowers attraverso la Kristallwald Tonträger, label istituita dallo stesso Holger: esse sono rispettivamente il debut-album del 2013 "Autumn Glades Of Everlasting Peace", contenente nove tracce e distribuito in 135 copie, più il 7" single "Isa" di due tracce, rilasciato nel 2015 in 200 esemplari. Entrambe le opere sono masterizzate da Axel Frank, fondatore del progetto tedesco psychedelic-neofolkish Werkraum ed ex-membro della experimental-neofolk band austriaca Sturmpercht. Esplorando la tracklist dell'album troviamo dapprima l'opener "Tears On The Snow", un suggestivo ambient dai toni vagamente ombrosi e nostalgici, edificato attraverso lunghi pads, cupe risonanze di basso e melodiosi guizzi di synth. Nella successiva "Embrace Of Leaves And Branches", le abili dita di Holger pizzicano armoniosamente le corde della chitarra acustica, diffondendo nell'aria eufonie neofolk traboccanti di malinconica grazia, mentre la fioca luminosità del synth e le deboli pulsazioni del basso dialogano strettamente, intessendo rivoli di psichedeliche note solitarie e fascinosi accordi ambient. La seguente "Awake In The Morning Dew" combina lenti arpeggi di chitarra acustica e gassose espansioni di keyboard, generando un onirico neofolk-ambient dalle sonorità fragili come cristallo, come quelle che costituiscono la successiva "Thicket's Shelter", eretta su quiete sonanze neofolk di chitarra acustica sotto le quali fluiscono melodiosamente tenui ambient-pads e le delicate toccate del basso. "A Murmur Deep In Hazy Woods" estende prolungamenti tastieristici immoti, surreali ed oscuri come la bruma notturna tra gli alberi di una foresta, richiamando nell'ascoltatore visioni leggendarie ed il senso dell'ignoto, tutto questo attraverso l'ipnotica fissità del suono ambient. "Sorrow Thorns" è un distensivo tema neofolk nel quale l'armonizzazione tra morbide carezze di chitarra acustica e malinconici pads dà origine a diafani riverberi che si allargano lentamente come cerchi nelle acque di un lago. Nel poema bucolico "When Trees Fall Asleep" si odono melodie ambient-oriented basate essenzialmente su solenni pads e limpide punteggiature di synth, ciò in un elegiaco contesto di suoni e prospettive riconducibili idealmente alla concezione della spiritualità. "Grieving Heart" è un piccolo miracolo di raffinatezza ed armonia folk-ambient, in cui Holger esprime sensibilità, passione, eleganza, in un viaggio pindarico attraverso pizzicate scale di chitarra acustica ed eteree sinfonie tastieristiche. "(Silence) For Evermore" conclude la title-track dell'album, inscenando un episodio folkish-ambient carico di suggestione, nel quale si sovrappongono languidamente oscuri pads, opalescenti sezioni di synth e leggiadri contrappunti di chitarra acustica. La prima delle due tracce racchiuse nel 7" single "Isa" è intitolata "Everwood", romanticamente intensa e malinconica, composta da Holger esaltando come sempre l'arpeggiata poeticità della chitarra acustica, dalla quale si elevano soavi melodie neofolk ulteriormente abbellite da nostalgiche orchestrazioni di tastiera, identicamente alla bellissima "Valkyrja", in cui ancora una volta la sublimazione del criterio neofolker è affidato al mood assorto, melodioso, struggente, trasmesso dalle corde della chitarra e dagli accorati flussi della tastiera, in una traccia altamente seduttrice, la cui musica incanta, estasia. L'attrazione verso il Leopard Flower's sound è inevitabile: essa nasce spontaneamente, dall'immediato, semplice contatto con il climax intrinsecamente contemplativo di armonie trascendenti, scaturite da un'interpretazione viscerale ed istintiva dei reconditi concetti di 'spazio - tempo - realtà'. Holger osserva il mondo nella sua fase autunnale, meditando sull'eterno avvicendarsi di decadenza e rinascita, sui riti che rendono così speciale questa stagione di passaggio, rivolgendo in un secondo tempo la sua attenzione verso l'amore e quindi verso remote saghe nordiche, elaborando pensieri, lasciando liberi i sentimenti di trasformare in musica i dettagli più emblematici della sue riflessive analisi. I risultati di questa impresa sono un album ed un singolo dotati entrambi di particolare, catturante avvenenza, i quali unificano equilibratamente meditativi percorsi ambient con la tradizionale cultura neofolk, esigendo la totale, incondizionata partecipazione emotiva dell'ascoltatore per essere pienamente compresi. Entrate nell'universo di Leopard Flowers, chiudete i vostri occhi e incominciate a sognare.

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Lucifer's Aid - "New To Reality" - cd - by Maxymox 2016

FOTO  Asprezza vocale, percussività squadrata, testi scarni e velenosi, unitamente a suoni duri processati attraverso strumentazioni hardware, caratterizzano lo stile EBM / industrial del solo-act svedese Lucifer's Aid, fondato nel 2016 a Stoccolma da Carl Nilsson, membro con Johnny Hagel del duo industrial / melodic death-metal chiamato Lithium e protagonista con Carolina Lindahl del progetto 'cold school Body Music' noto con l'appellativo Operating Tracks. La musica creata da Lucifer's Aid ostenta una particolare, innata originalità, traendo contemporaneamente ispirazione dai pionieristici schemi EBM appartenenti ai belgi Klinik e da quelli del loro front-man Dirk Ivens nel suo disegno tecnologico Dive, applicando inoltre gli sperimentali modelli rhythmic-noise / industrial generati dal tedesco Noisex risalenti alla sua discografia realizzata per la leggendaria Ant Zen; ne risultano frequenze elettronicamente potenti, dinamiche, i cui imperativi sono movimento dancefloor e coinvolgimento sensoriale. Il debut-album "New To Reality" - rilasciato nel 2016 con i digital-singles "Deep Inside" e "Dead Colors" dalla prodigiosa label svedese Progress Productions - è un concentrato di innovazione, ricerca e sviluppo di concetti sonici sempre più avanguardistici, rispettando nel contempo le classiche retrospettive della Neue Deutsche Welle. Le dieci tracce del full-lenght - la cui sleeve è stata ideata da Krister Hessling, membro della celeberrima band melodic-EBM svedese 8kHz Mono - aprono con l'iniziale "Unfollow Me", una song EBM / industrial tendenzialmente oscura, azionata con vigore midtempo dalla drum-machine, mentre la voce di Carl diffonde acredine primeggiando tra i minacciosi accompagnamenti del synth ed i lineari tratteggi del sequencing. Più lentamente scandita, la successiva "Deep Inside" manifesta prerogative EBM / industrial ed essenziali tecnologismi di ultima generazione, plasmando un ipnotico, compatto insieme di suoni in cui le cadenze del drum-programming trainano disciplinatamente, come in una marcia automatizzata, astiose emissioni vocali ed opache replicazioni di tastiera. Drumming downtempo rigoroso, sincronizzato con la stratificazione del sequencer e con vocals cupamente sibilati, forgiano la struttura EBM / industrial di "The Taste". Nella smunta geometria EBM / industrial di "Corrupt" vibrano le frequenze drum'n bass calcolate dall'impianto ritmico, le cui fitte partiture sorreggono un canto rauco, monolitico, sporadicamente alternato ad impulsi di sirena. Un consistente drum-programming downtempo flagella la seguente "Follow Me", propagando simmetrie percussive elettronicamente impure, sulle quali Carl dissemina vocals brevi, rabbiosi, illuminati dalle cicliche rotazioni del sequencer, in una traccia EBM / industrial dotata di fascino oscuro. Il frenetico tambureggiare midtempo emesso dalla drum-machine scuote "Dead Colors" sprigionando quantità enormi di energia dance, mentre corrosive sezioni di voce enfatizzano un climax EBM / industrial ossessivamente e meccanicamente torvo. Intermittenti bass-lines downtempo pulsano roboticamente in "Click Disease", intersecando le punteggiature del sequencer, le livide, riverberate vocalizzazioni di Carl e la minimale cupezza del synth, tutto ciò in un contesto colmo di suggestive atmosfere dark-electro / industrial, le medesime udibili anche in "Nobody Cares", traccia nella quale i frazionamenti midtempo della drum-machine divengono prorompenti, fredde metronomie che circondano elaborati vocal-loops e sotterranee oscillazioni di sequencer. "No Way Back" possiede invece una fisionomia EBM / electro più snella, composta esclusivamente mediante un rettilineo drum-sequencing midtempo su cui Carl incita la danza pronunciando nervose e concise vocalizzazioni. Metriche percussive sempre razionali ed altisonanti circoscrivono anche la conclusiva "Keep The Dark", estendendosi in pesanti bpm's midtempo perfettamente combinate alla traiettoria del sequencer ed alle rarefatte convergenze del synth, ripartendo il paradigma EBM / industrial assieme al canto gelidamente livido e atono di Carl. Sonicità ispida, tetra ed un melodismo vocale quasi completamente annullato, costituiscono questo avvincente album in cui si percepiscono elementi finalizzati al rinnovamento dell'ormai iper-sfruttato cliché Electronic Body Music; Lucifer's Aid offre all'ascoltatore una differente rilettura di questo specifico genere musicale, senza tuttavia snaturarne radicalmente i suoi peculiari basamenti. "New To Reality" è quindi a tutti gli effetti un documento che meriterà la piena, incondizionata approvazione da parte dei cultori più esperti ed antidogmatici, i quali troveranno in questa release una tracklist in grado di stupirli, intrattenerli e farli danzare ininterrottamente. Desiderare di più è quantomeno impossibile.

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Protectorate - "Protectorate" - cd - by Maxymox 2016

FOTO  Solo-act EBM / industrial attivo dal 2005 impersonato da Kalle Lindberg ( vox / lyrics / programming / lead guitar / lead bass ). L'artista, finlandese di Lappeenranta, proviene originariamente dalla scena industrial-metal: il protagonista ha infatti fondato nel 1997, unitamente al chitarrista Lasse Alander - collaboratore live di Protectorate - la band Republic Of Desire, in cui militò come vocalist ed addetto al programming, mentre da tempi più recenti costituisce, sempre con Lasse Alander, il duo electro / industrial / EBM chiamato Cardinal Noire. Protectorate incorpora in un unico, solido paradigma, rumorismo di fabbrica e sonorità industrial 80's / 90's, favorendo ed applicando sempre il suo criterio di "qualità più che quantità", evitando così neutrali sovrapproduzioni di materiale per concentrarsi principalmente sulla straordinarietà di ogni brano, curando minuziosamente la forma tecnica ed i dettagli delle tracklist. I fattori vincenti che caratterizzano il sound-system del progetto sono innanzitutto l'originale combinazione di ricercatezza e di estrema attenzione verso più coinvolgenti strategie electro-dance, attraverso le quali Kalle pianifica contemporaneamente esclusive modulazioni tecnologiche in stile Front Line Assembly / Front 242 / Skinny Puppy / Portion Control, intrecciate a formule squisitamente mainstream ispirate ai Depeche Mode ed a certune derive rock-oriented accostabili ai Fields Of The Nephilim. Dopo un lungo periodo di demo-sperimentazioni, Protectorate iniziò concretamente la sua produttività nel 2011, pubblicando autonomamente nell 2012 l'EP "Come Fall", contenente quattro songs electro / industrial / dark ambient, seguite nel 2016 dall'atteso, omonimo debut-album "Protecorate", licenziato dalla formidabile label EK Product ed ora analizzato da Vox Empirea; il misurato numero di tracce incluse nella release, otto in tutto, conferma ancora una volta i principi di alta selettività ed attenzione rivolta ai requisiti sostanziali su cui si basa la discografia del musicista: massima essenzialità, massimo rendimento. Vocals aggressivi, dalla timbrica abrasivamente crudele, drumming aritmeticamente sezionato dal drum-programming, linearità sequenziata e fosche coperture di synths costituiscono le prerogative di questo full-lenght indicato per movimentare i dancefloors più avanguardistici; il primo episodio, "Exile", manifesta apertamente la sua minacciosa aura EBM / industrial cadenzando potenti bpm's midtempo sui letali vocalizzi di Kalle, mentre tutt'intorno le tastiere propagano tenebrosi accordi, conferendo alla traccia una solenne autorevolezza. Lo schema EBM / industrial della successiva "Infocon" è dominato da un'inquietante ombrosità, edificata mediante asprezze vocali irte, affilate come lame, in sinergia con una percussività midtempo precisamente scansionata, con torbidi flussi di synths e calcolati tratteggi di sequencing. "Clean Break" è pervasa di deflagrante vitalità EBM / industrial generata attraverso la veemenza midtempo della drum-machine simile ad una implacabile flagellazione, vocalizzi rabbiosamente caustici, elettrici riff di chitarra e cupe emissioni di synth. La seguente "Neoreaktion"è una traccia EBM / industrial in cui i toni avversi e rauchi pronunciati da Kalle si amalgamano alle tossiche vaporizzazioni della tastiera, fluttuando nervosamente sui frazionamenti midtempo del drum-programming, in un turbine di alienazione, tensione sonica ed atmosfere sinistramente apocalittiche. La seguente "Proconsul" è ritmata da meccaniche sincronie downtempo, le quali trainano con ossessiva lentezza vocals allucinati, stridori di chitarra in sottofondo e tetre sinfonie tastieristiche, componendo così un EBM / industrial irradiato di freddo livore, il medesimo udibile anche in "Overproduction", un dark-electro / EBM / industrial downtempo che enfatizza, soprattutto nell'impeto del refrain uptempo, il canto di Kalle, perennemente adirato e velenoso, circondato da spettrali fluorescenze tastieristiche. La struttura dark-electro / EBM / industrial di "Severed Heads" configura pesanti masse sonore, inquietando ritmicamente i sensi attraverso rettilinei cicli downtempo di drum-machine e sequencing, torvi contrappunti vocali, oscure saturazioni di synth e dissonanti scosse chitarristiche. "Empty Faces" conclude la title-track proponendo un brano superbamente congegnato, eseguito con impeccabile arte mediante asperità vocale sovrapposta a razionali marcature downtempo, ordinati tratteggi di sequencing e magnificenti orchestrazioni tastieristiche, elementi che fanno di questa song un autentico monumento dark-electro / EBM / industrial. Protectorate certifica, suggellandolo in modo definitivo, il suo stile composto da suoni esasperatamente duri, monocromatici, creati attraverso avanzati tecnicismi e solida fierezza; l'album "Protectorate" è un'onda sismico-elettronica di enormi proporzioni, la cui forza inibisce al corpo ogni qualsiasi staticità imponendogli un perpetuo movimento ritmico. Kalle Lindberg non solo reinterpreta i classici modelli EBM / industrial, ma ne scompone radicalmente i concetti per poi riassemblarli seguendo logiche vincenti, ciò fino al raggiungimento di un'evoluta musicalità che diffonde vibranti sensazioni e consistenti dosi di energia. Questa release di debutto aumenta notevolmente la quotazione del progetto Protectorate, classificandolo con tutti gli onori come un talentuoso fenomeno proiettato a tutta velocità verso l'universo tecnologico contemporaneo. Se vi ritenete veri electro-fans capaci di andare oltre le convenzioni, privatevi del resto ma non rinunciate a questo album.

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Sjöblom - "6" - cd - by Maxymox 2016

FOTO  Solo-venture fondata nel 2016 dello stoccolmese Johan Sjöblom, vocalist e chitarrista per un lungo decennio nella line-up della new wave / post-punk / dark-indie rock band svedese The Exploding Boy. Il progetto Sjöblom nasce per diretta volontà del protagonista, consapevole di avere acquisito durante gli anni un'apprezzabile esperienza musicale e desideroso quindi di esprimerla in tutta la sua grandezza, concentrando tutta l'ispirazione e l'entusiasmo in una creazione concepita simultaneamente attraverso il meglio tratto da retrospettive e tempo presente, ma, soprattutto, in grado di evidenziare in modo inequivocabile la nuova, personale identità artistica di Johan, oggi più che mai caratterizzata da autenticità. Sempre stilisticamente orientato verso oscure sonanze indie-pop, post-punk e synthpop, Sjöblom contempla nel suo debut-album "6" - "sei" come il numero complessivo delle sue releases, includendo quest'ultima da solista più i cinque albums incisi con il quartetto The Exploding Boy - ulteriori elementi darkwave, gothic ed indie-rock, plasmandoli in un unico insieme di atmosferiche melodie che posseggono la capacità di conquistare magicamente l'immaginazione dell'ascoltatore. Il full-lenght, edito contemporaneamente nel 2016 in 500 copie dalla label francese Manic Depression e dalla svedese Ad Inexplorata, è registrato da Jon Bordon - componente della band new wave / nu-disco / synthpop svedese Melody Club e guest-musician di Nicole Sabouné, artista svedese post-punk / new wave / indie-rock - il quale contribuisce in molte tracce della release come chitarrista, bassista, tastierista e programmer. Altro collaboratore di spicco coinvolto nell'album è Joakim Janthe, drummer proveniente dal progetto post-punk / shoegaze / indie-rock svedese Principe Valiente, nonchè percussionista della citata Nicole Sabourné. Nei credits appare inoltre il nome di Daniel Kaufeldt, responsabile della masterizzazione delle tracce, il quale, con J. Nordh & M. Svensson, è membro del duo-act electro / industrial / EBM svedese Alien Waveform. La prima delle otto songs incluse in "6" è "Enemies", una malinconica ballata synthpopish / indie-pop aperta e sviluppata attraverso cristallini, morbidi arpeggi di chitarra acustica e suggestivi flussi di tastiera, sotto i quali si concatenano le bmp's midtempo del drum-sequencing, per una sinergia di note crepuscolari ed uggiose tra cui spiccano meravigliosamente le intonazioni di Johan. "Oh My Heart" - una delle due songs dell'album disponibili sul web anche in video, dirette dal produttore, fotografo ed editor svedese Andreas Hillerborg - costituisce non solo la migliore delle tracce dell'album, ma anche uno dei tre singoli da esso estratti: le sue catturanti sonorità tendenzialmente vieux-style sono pura magnificenza da vivere fino all'ultimo istante, rapiti dal magnetismo emesso dalla combinazione tra il melodismo waver della tastiera, l'elettrica rigidezza post-punk della chitarra e del basso, il solido drumming uptempo ed il vocalismo disperato del singer, sublimato e reso indimenticabile nel refrain. La nostalgica "The Choice", proposta anch'essa come single track e visualizzabile sul web in versione video, diffonde un'aura indie pop-rock / wave armoniosamente accarezzata da romantiche consonanze gothic: la sua struttura, ritmata da scansioni downtempo, è costruita mediante leggiadri contrappunti di chitarra acustica e basso, mentre l'umore malinconico è manifestato con innata naturalezza dalla voce di Johan, capace di penetrare fin dentro i recessi dello spirito. Terzo singolo e quarta traccia dell'album è la seguente "The Last Call", un episodio indie-pop ombreggiato dai cupi riflessi del post-punk e della darkwave, eseguito attraverso circolari giri di basso, punteggiature di pianoforte, vaste coperture di tastiera e segmenti di chitarra elettrica, tutto ciò impreziosito da vocals melodiosamente tenebrosi. Un altro elogio alla malinconia è "Not A Man For You", una sad-song indie-pop orchestrata da simmetriche battiture midtempo di drum-programming sulle quali si susseguono le delicate trame della chitarra acustica, i caldi accordi della tastiera e la voce mesta Johan, la quale, nel monofonico refrain, si fonde perfettamente con quella della guest singer Emma Pavlovic Svensson. "The Loyal" predispone un'architettura dark indie-rock traboccante di nostalgico sentimentalismo, accentuato dalle tonalità avvilite dei vocals, intrecciate a loro volta con le compatte modulazioni della chitarra elettrica, con le regolari pulsazioni del basso, il drumming downtempo ben scandito e con le avvolgenti scie della tastiera. Le procedure indie-rock / wave di "The Girl" si evolvono mediante vocals appassionati, ma che celano un sottile tormento, vivacizzati dalla percussività uptempo a sostegno di massicce estensioni chitarristiche, elettriche ed acustiche, la cui consistenza è amplificata dai pads della tastiera e frazionata dalle cadenzate partiture del basso. Ultimo brano della tracklist è "Trains", un immersivo sad indie-rock placidamente cantato dalle rattristate eufonie vocali di Johan, soavemente arpeggiato dalle corde della chitarra acustica e completato da brevi armonie d'organo, ciò fino al congiungimento con una strumentalità irrobustita da sezioni di drumming downtempo, con forcing di chitarra elettrica e basso. L'album "6" ridefinisce la prospettiva artistica di Johan Sjöblom, fin'ora relativamente condizionata dai vincoli dovuti alla militanza nella band The Exploding Boy; questa intraprendente esperienza solistica proietta finalmente il musicista sulla scena underground, rivelando un talento compositivo ed una sensibilità notevoli, oltre ad un calligrafismo vocale di prim'ordine. Dalle otto songs dell'album scaturisce un feeling immediato: esse sono creature vive dotate di anima, le quali protendono le braccia verso un soggetto percettivo, bramose di entrare a far parte del suo mondo. La musica di Sjöblom acuisce l'introspezione, generando intense emozioni. Essa non necessita di ulteriori parole per essere descritta: un primo ascolto basterà ad illustrarne ampiamente la preziosità e ciò rappresenta l'aspetto più intrigante di questo full-lenght. Sarete toccati dalle invisibili mani dell'estasi.

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Telegraph - "Beyond Good And Evil" - by Maxymox 2016

FOTO  I baresi Telegraph costituiscono attualmente un fenomeno emergente di notevole interesse, distinto come un'eminente rappresentanza nella scena tecnologica alternativa italiana; il duo-act, fondato nel 2010, è composto da Davide Colella (Dave) ( vox / synths ) e Francesco Romeo Sacco ( Romeo ) ( electric guitar / synths / backing vox ), con le collaborazioni esterne dei live musicians Angelo Porcelli ( electronic drums ) e Marina Mundo ( keyboards / synths ). Il suono dei Telegraph, esplicitamente derivativo dalle intramontabili reminescenze 80's come Depeche Mode, Ultravox e Gary Numan, può essere circoscritto in un range prevalentemente esteso ai generi retro synthpop-electropop / electro-wave / electro-rock, con episodici innesti di EBM, darkwave, industrial e post-punk: ne risultano composizioni sublimate in ogni loro aspetto da un sodalizio di stili differenti ma sapientemente unificati, la cui primaria virtù è la capacità di trasmettere catturanti modulazioni e testi significativi in grado di intrattenere senza pausa l'ascoltatore e di permanere a lungo nella sua memoria. Questi dettagli sono riscontrabili nelle due trascorse releases autoprodotte "Open Wounds" - demo-EP di sette tracce rilasciato nel 2013 - e "The Veil of Maya" - digital-single pubblicato nel 2014 - . Rimarchevole anche l'intraprendenza dei Telegraph per quanto concerne il contatto diretto con il pubblico, attività che elenca esibizioni live tenutesi congiuntamente ad interessanti progetti underground electro: gli italiani Surgery ( industrial ), Ottodix ( synthpop / electropop / new wave ) e i berlinesi Peine Perdue ( synthpop / minimal-wave ). L'album di esordio "Beyond Good And Evil" - rilasciato nel 2016 dalla label moscovita ScentAir Records - oltre a possedere un ragguardevole valore sonico, richiama il desiderio di infrangere la fuorviante barriera dell'ipocrisia laddove essa è insita, rivelando finalmente agli occhi dell'osservatore consapevole la vera, subdola natura celata in molteplici dinamiche sociali ed interpersonali, ponendo quindi l'individuo innanzi all'autenticità - talvolta dolorosa, destabilizzante ma sempre liberatoria e salvatrice - della realtà. Ogni episodio della tracklist è un'analisi esistenziale disillusa, profonda, a tratti fredda ma mai veramente cinica, che indaga sui rapporti che intercorrono quotidianamente nelle vicende umane, quì concettualmente espressa in liriche intense, funzionali ed in grado di far riflettere con sorpendente intelligibilità sui motivi della sfiducia, quest'ultima, malgrado tutto, indispensabile a smascherare le falsità e a lacerare il drappo ingannevole dietro il quale ogni verità, ora non più offuscata dalle apparenze, mostra la propria perfida, simulatoria e fin'ora insospettata essenza, tutto ciò affrontando serenamente le conseguenze di questa coraggiosa scelta intesa come atto di forza, al solo scopo di salvare l'uomo dalla sua stessa, innata attitudine all'autodistruzione, instillandogli infine la speranza e la prospettiva di poter confidare nelle intenzioni dei suoi simili. L'album, composto da tredici songs inclusi tre remixes, apre con l'introduttiva ed omonima "Beyond Good And Evil", un'esecuzione integralmente tastieristica caratterizzata da pads atmosfericamente filmici caricati di notevole suggestività, a cui fanno seguito le strutture dark-synthpopish di "The Veil Of Maya" - traccia che più di ogni altra in questo album interpreta lo spirito e lo stile musicale della band - create attraverso un'indovinata combinazione di elementi post-Kraftwerk riscontrabili soprattutto nelle inflessioni vocali precedenti il refrain, nei melodiosi contrappunti delle tastiere e nelle geometriche battute midtempo del drum-programming. La successiva "I Wanted Love" allestisce paradigmi canori e strumentali fortemente 'depechemodiani', nei quali la voce, adombrata da tonalità disilluse e amare, espone il dramma interiore diffondendo incantevoli melodie che si uniscono al rigore dei synths e alle scansioni midtempo della macchina percussiva. Introspezione e malinconia distinguono "Game Over", prediligendo per essa soluzioni complessive orientate verso gli early-Depeche Mode più passionali e oscuri: nella voce del singer, tormentata dalla sofferenza, aleggiano palpabili le tipiche cadenze di Dave Gahan, così come le architetture strumentali, muovendosi con elettronica lentezza, accompagnano armoniosamente il cantato, formulando depressi paesaggi synthpop sorretti da una minimale linea di frammenti ritmici downtempo, sulla quale, più innanzi, si sviluppano orchestrazioni di tastiera e marziali rullate che aggiungono all'insieme un tocco di solennità da soundtrack alla Sergio Leone. "This World's Too Loud" vivacizza le sue musiche attraverso energiche bpm's midtempo di drum-programming e sequencer, concedendo quindi ampia spazialità a vocals solidi e ben intonati, ai quali si affiancano elettrici segmenti di chitarra, le multicromie delle tastiere ed infine un nostalgico, solitario epilogo di corde, in una song che amalgama electro-synthpop e rifiniture waving. "I Prefer Machines" rallenta la percussività tramutandola in meccanici frazionamenti downtempo, mentre le penetranti eufonie del vocalist si stagliano tra le musiche con tutto il loro pensieroso rincrescimento, alternandosi sistematicamente alle rigorose coperture dei synths. La strumentale "Hikikomori" basa i suoi fondamenti electro-synthpop su sottostrutture downtempo di drum-programming, luminescenti intermittenze sequenziate e tenui flussi di tastiere, mentre "Something To Live For" contestualizza in modo impeccabile l'interazione tra synthpop, new wave ed electro-rock, ciò attraverso una disciplinata, armoniosa progettazione vocale collocata all'interno di una percussività midtempo, ulteriormente velocizzata nel finale, attorno alla quale vibrano elettrici riff di chitarra e le evanescenti nuances delle tastiere. "Renaissance", sospinta gagliardamente da un preciso automatismo percussivo uptempo, è una traccia electropop / electro-wave dalle elevate prestazioni dance: essa coniuga vivacità, risolutezza e melodismo, permeando il suono di vocals compatti, circondati da voluminosi impulsi di sequencer e retroilluminati dalle scintillanti evoluzioni dei synths. La title-track prosegue con l'ultima delle songs antecedenti i tre remakes, "The Losers", malinconicamente synthpopish, vocalizzata da calde, passionali intonazioni, abbellita da armoniosi costrutti tastieristici e ritmata mediante metronomiche simmetrie midtempo di drum-programming. "Game Over" è remixata dalla band con tecnica magistrale, arricchendo sia la strumentalità che le percussioni di eleganti arrangiamenti ed evidenziando strategicamente nelle congiunture più opportune la maestosità del refrain cinematico. Il terzetto electro / synthpop tedesco Dynamic Master riediziona "I Prefer Machines" modificando l'originaria, squadrata pavimentazione ritmica attraverso metriche più definite ed elaborate, finalizzando un'eccellente traccia per dancefloors. Il duo synthpop / electropop tedesco Klaak ricostruisce la conclusiva "The Losers", applicando alle sonorità maggiori dosaggi di effetti elettronici, filtraggi vocali ed irresistibili tatticismi clubby. La band segue un modello contemporaneo in cui transitano echi provenienti dalla migliore retroguardia pop-elettronica e waver, condividendo con l'ascoltatore il percepibile senso di insoddisfazione per tutte le aspettative inappagate evocato nei testi; questo schema genera acustiche talmente espressive e tattili da consentire un rapporto quasi 'visivo' con esse. Il progetto Telegraph è credibile e degno della stima manifestata dai sempre più numerosi fans; esso si impone come un evento di grande risonanza nella più avanzata cultura synthpop, congegnato per raggiungere coloro i quali, grazie alla loro perspicacia, sanno distinguere e apprezzare il vero sound elettronico di élite. M-- A.- G--. N-. I.. F..-. I.. C-.-. O--- ( scritto in codice Morse ) .

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Ultranoire - "Disclosure" - by Maxymox 2016

FOTO  Vox Empirea, sempre alla ricerca di interessanti e valide proposte provenienti dal sottosuolo musicale alternativo, focalizza oggi l'attenzione su un duo-act emergente che merita di essere pienamente conosciuto e valorizzato: gli Ultranoire. Fondato nel 2011 da Josef Stapel ( vox / songwriting ) e Szilard Kun ( keyboards / musics ), il progetto fu chiamato provvisoriamente Voyagers, dividendo geograficamente la sua base tra l'Inghilterra e l'Ungheria. L'effettiva operatività degli Ultranoire avvenne nel 2014 con la pubblicazione dell'EP autoprodotto "Monochrome" contenente cinque tracce, seguito nel 2015 dal self-produced digital-EP intitolato "Individual" composto da quattro songs, alla cui realizzazione hanno contribuito due artisti ungheresi: Tamas 'Silk' Sellyei, co-responsabile del mixaggio e Peter Lipovics, musicista proveniente dal duo avant-garde / electro chiamato Nostromo 7, con il quale Josef Stapel ha recentemente lavorato in qualità di guest-vocalist nel singolo "Existence / Rewired & Reborn". Il genere musicale appartenente agli Ultranoire è contrassegnato da una certa autenticità ed è definito dagli stessi autori come 'synth-noir', ovvero una sperimentale combinazione di sonorità post-Depeche Mode / post-Camouflage / post-Kratwerk integranti elementi synthpop / electropop dai risvolti percettibilmente oscuri, elaborati con classe suprema e colta raffinatezza, mediante vocals espressivi dal mood perennemente adombrato, surreali keyboard-sounds e schematici automatismi di drum-machine. Le opinioni positive della critica, unite ad ottimi concerti e ad un crescente affezionamento da parte del pubblico, hanno favorito senza particolari strategie mediatiche la capillare diffusione della musica degli Ultranoire, avvenuta specialmente attraverso radio-stations FM e digitali, ciò fino al conseguimento di importanti risultati come il piazzamento del debut-album "Disclosure" tra le più alte posizioni della German Electronic Webcharts. Licenziato nel 2015 dalla label russa ScentAir, il full-lenght ora recensito da Vox Empirea include undici tracce, delle quali sei estratte dai due precedenti Extended Play: l'opener è "In The Darkroom", un electropop ipnoticamente cadenzato da scansioni midtempo di drum-programming e da liquidi tratteggi di sequencer, in un insieme di melodie altamente tecnologiche sulle quali Josef intona un canto tenebrosamente rattristato in cui a sua volta traspaiono evidenti inflessioni 'Dave Gahan-oriented'. Il fascino magnetico di "Leaving Sensoria" esercita un forte potere sull'ascoltatore, grazie ad eufonie synthpop / electropop colme di ombra e malinconia, vocalizzate da Josef con tonalità riflessive, introverse, ritmate dall'omogeneo battito midtempo del drum-programming e da simmetrici allineamenti di sequencer, tutto ciò decorato da suggestive orchestrazioni tastieristiche. "Bad Moon Rising" è un atmosferico electropop scientificamente frazionato da basiche ripartizioni downtempo di drum-programming, sulle quali roteano le alienanti eufonie innalzate dalle tastiere ed il canto accigliatamente meditativo del singer. Il sequencer processa circolari, ossessive melodie, sincronizzandole ritmicamente alle pulsazioni midtempo del drum-programming, mentre torbide emissioni di tastiere e vocals nostalgicamente rabbuiati avvolgono il suono: questa è la sostanza 'noir-electropop' di "Distant Galaxy". Nella successiva "Drowning Man" si avvicendano asciutte intermittenze midtempo di drum-programming e monocromatiche partiture di sequencer, al cui disegno si aggiungono i seducenti fregi delle tastiere e la placida introspezione del canto di Josef, in un contesto synthpop / electropop da ascoltare in penombra, assorti nei propri pensieri. "Lost (Shifting Realities 2012)" ricorre ad un modello electropopish nel quale la ballabilità si abbina perfettamente alle sensazioni più recondite, come fosse la rivelazione di una sofferta autoanalisi, ciò attraverso una lineare, stimolante percussività midtempo, regolari punteggiature di sequencing, armoniosi costrutti tastieristici e vocals profondi, malinconici, dettati con seducenti intonazioni, le medesime che impreziosiscono anche "Taste Me", traccia formulata mediante rilassanti sonorità synthpop / electropop dinamizzate da essenziali impulsi downtempo di drum-programming, mentre dalla melodiosa trasversalità delle tastiere si innalzano sinfonie artificiali traboccanti di sofisticatezza e futurismo. "Desperation" possiede un'impronta synthpop caratterizzata da un climax vocale melodiosamente cogitabondo, nel quale si colgono note lambite dal romanticismo e dalla sofferenza, tutto scandito da precise bpm's midtempo ed arricchito da catturanti scale di tastiera. "Perfect Time" riflette i dilemmi esistenziali che affliggono lo spirito dei due protagonisti, inscenati in un synthpop atmosfericamente depresso, costruito attraverso cinerei contrappunti vocali, uniformi suddivisioni midtempo di drum-programming e pallidi flussi di tastiere, la cui sinergia genera una song carica di abbandono e di intrinseca desolazione. La seguente "Drifting (Excerpt)" è un breve episodio dark-electropop nel quale interagiscono esclusivamente plumbee, minimali sinfonie tastieristiche ed il battito downtempo della drum-machine, così come nella conclusiva "Singularity" la voce di Josef diffonde parole ed armonie straripanti di nostalgia e dolore, in uno struggente synthpop ritmato da scarne ripartizioni midtempo di drum-programming ed illeggiadrito da morbide tastiere, sui cui accordi si interpongono malinconiche toccate di pianoforte. Gli Ultranoire sono i realizzatori di uno stile tecnologico sobrio, estremamente comunicativo, abbellito da ombrosi estetismi che soggiogano l'ascolto, in un turbillon di assonanze che sorprenderanno tutti gli appassionati del classic synthpop / electropop. L'essenziale paradigma della strumentalità e del cantato, benchè musicalmente decifrabile e limpido, è sempre contrassegnato da un melodismo obliquo, indiretto, tormentato, mai immediatamente esplicito, virtù questa che conferisce alle undici songs un notevole carisma ed una particolare intelligibilità, oltre ad un non ordinario tratto distintivo. Questo album non rappresenta solamente uno straordinario capolavoro di arte tecnologica: esso è anche l'illustrazione in chiave sonora del patimento di un'anima straziata dalle angosce, lacerata dal lento ma quotidiano annientamento, dalla solitudine, dalle speranze infrante, ma anche dalla brama di luce, di amore, tutto ciò in un eterno avvicendamento di desiderio e amarezza. Se paragonata a molte altre creazioni appartenenti al suo stesso genere, "Disclosure" può essere definita a tutti gli effetti una 'non-conventional release': se vi identificate nei suoi significati, potrete finalmente trovare e liberare tutte quelle indecifrabili parole sussurrate nella mente dal vostro subconscio, le medesime che pensavate fossero irreali e che non siete mai riusciti a comprendere. Questo è un progetto rivelazione! Ultranoire, ultra emotions.

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Walk With Anything - "Cemetery Romance EP" - by Maxymox 2016

FOTO  Solo-act istituito nel 2015 dall'artista svedese Johan Hellqvist. La sua idea di creare questo nuovo progetto elettronico è scaturita dopo quindici anni di intenso training come polistrumentista e music-writer, ma soprattutto dopo l'acquisizione di fondamentali nozioni sperimentate fondando in Svezia due ottime synthpop bands: gli Auto Auto - con Elliot Berlin ed Erik Frankel - e i Cult Of Sirius - con Karin Nordblad ed Ellen Lundgren - . I progressivi perfezionamenti stilistici affinati durante gli anni nell'ambito del suono tecnologico, contemporaneamente ad un'innata passione rivolta verso la scena gothic, hanno suggerito a Johan di concretizzare attraverso il suo disegno individuale Walk With Anything una particolare musicalità che facesse convergere, unendoli ed esprimendoli intelligibilmente, gli aspetti più intensi di queste due culture. Il risultato di questa esplorazione è un linguaggio sonico definibile come 'gothpop', elettronicamente melodico e romantico, con testi e vocals depressi, ispirati sostanzialmente dal degrado umano e, più precisamente, dall'analisi profonda e disincantata nei confronti del declino soggettivo, sia fisico che emozionale. Il primo step del percorso discografico di Walk With Anything è costituito dall'inserimento della song "Gothic Princess" all'interno della prestigiosa digital-compilation "Swedish Electro Scene Vol. 3" edita online nel 2015, a cui seguì nel 2016 il presente debut-EP "Cemetery Romance" di quattro tracce, licenziato dalla label svedese Electric Fantastic Sound. Ed è proprio "Gothic Princess" l'opener di questa realizzazione, una combinazione tra electropop ed elementi oscuri, evidenziati nei toni malinconicamente cupi dei vocals - tratti dai diari scritti dall'amica Myh Thorsén - e contestualizzati in ballabili formule di drum-programming uptempo, fascinose toccate di piano, intermittenze sequenziate e calde diffusioni tastieristiche. La successiva "Five Feet Underground" integra una pulsante, automatica percussività midtempo, attorno alla quale si estendono armoniose sonorità electropopish ed ombre gothic, percepibili più che mai nel canto signorile di Johan, tutto ciò strutturato attraverso un dinamico insieme di guitar-bass lines, precise traiettorie di sequencing, simmetriche cadenze di drum-machine e catturanti orchestrazioni di synths. L'impronta palesemente gothicheggiante, insita nella bassa e suggestiva intonazione vocale di Johan, è enfatizzata anche nella seguente "In The Night", una song dal mood tenebrosamente elettronico, composta mediante regolari partizioni uptempo di drum-programming, razionali distribuzioni di sequencing, accattivanti melodie tastieristiche ed eleganti sezioni di piano che sembrano riverberare da una dimensione parallela. L'electro-minimalismo che contraddistingue la conclusiva "Run And Hide" ricorda lontanamente quello dei Depeche Mode più oscuri e tormentati, caratteristiche presenti in una traccia eseguita attraverso un riff introduttivo di chitarra elettrica distorta, i cui ossessivi costrutti sono replicati senza pausa durante l'intera percorrenza della song, costituendo, assieme ad essenziali scansioni downtempo di drum-programming, l'intelaiatura ritmica, a cui si aggiungono aspre, rattristate intonazioni vocali, tratteggi di sequencing e nostalgici contrappunti di piano. Extended Play lusinghiero, realizzato con duplice propensione sia verso il tecnologismo sonoro, sia verso un concetto di oscurità mai palesemente ostentato, ma solo intravisto tra le musiche, in un insieme di pop elettronico e di desolato melodismo gothic, nel quale l'ascoltatore verrà rapito dall'elemento principale, quello che costituisce l'epicentro di tutte e quattro le songs: la voce carismatica di Johan. Le sue perpetue emancipazioni alla ricerca del giusto equilibrio condurranno nel prossimo futuro Walk With Anything alla scoperta di musiche sempre più definite, colme di eloquenza, già così vive ed atmosferiche in questa riuscita premessa titolata "Cemetery Romance". Inesorabilmente attratti e soggiogati dall'invincibile richiamo della decadenza.

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"Wrorngpad Compilation" - cd - by Maxymox 2016

FOTO  La Wrongpad è una giovane collective-label emergente ateniese fondata nel 2015, specializzata nei generi ambient / IDM / electronica / downtempo / drum’n’bass / dubstep / breakcore, il cui intento è principalmente quello di far conoscere al pubblico internazionale i più promettenti musicisti greci operanti nella scena tecnologica underground. Il primo step di questa iniziativa è la presente "Wrongpad Compilation" recensita da Vox Empirea, una release concepita appositamente dal brand ellenico nel 2015 per dare risalto a nove significativi protagonisti, ognuno di essi orientato verso una propria combinazione di stili elettronici. Masterizzata dal sound-designer / sound-engineer Sotiris Laskaris presso gli studi della Layer Based Human Activities di Atene, questa antologia dimostra in modo esaustivo la grande competenza, l'estro e l'ispirazione di una moderna discendenza di alchimisti, i quali, con l'unica eccezione rappresentata dal duo Talos, sono costituiti da solo-projects, come Memphidos - aka Dimitrios Sakkas - interprete dell'opening track "Lost Bone", un componimento ambient / psy-chill suonato attraverso oscure espansioni di pads e malinconiche orchestrazioni di archi campionati, il tutto lentamente cadenzato dalle cupe risonanze del drumming. La successiva "City Landscape Monotony", traccia appartenente a Tape86 - aka Stavros Kostidakis - è una raffinata creazione abstract-ambient / IDM, costruita mediante tre suggestivi, ombrosi accordi tastieristici / pianistici lungamente estesi e scanditi da replicazioni downtempo di drum-programming, tra le quali si inseriscono gradualmente addizionali-sequenziati cicli percussivi che richiamano vagamente procedure breakbeat. MikTek è invece l'autore della seguente "Faller", brano elegantemente concepito su minimali sonorità ambient / IDM cariche di struggente nostalgia, dolcemente esaltate dalle soavi note del piano, le quali si innalzano leggere e fluttuanti tra i pads, incastonandosi come i pezzi di un mosaico nell'asimmetrico schema downtempo del drumming. Poordream - aka John Valasis - propone la sua "Aphorism (feat. Charlie Chaplin)", assemblando elementi experimental-electronics / IDM / acoustic / cinematic ambient, nei quali il drum-programming downtempo ritma atmosferiche eufonie profumate di etnicismo, musicate attraverso coralità surreali, riverberati arpeggi di corde, mesmerizzanti pads e filmici vocal-loops. L'eclettico e misterioso duo-act Talos offre con "Bland" un'alternativa visione del concetto ambient / IDM / electronics, unendo essenziali melodie sintetiche, punteggiature di sequencing, fascinosi pads ed emissioni androidi ad una sofisticata linea percussiva midtempo. "Neither Nest Or Hive", traccia realizzata da Conjecture - aka Vasilis Angelopoulos - propende verso architetture post-industrial / IDM nelle quali si distinguono armonie caratterizzate simultaneamente da classicismo e futurismo, erette dapprima su incorporei pads dark-ambient ed in seguito su malinconici contrappunti di piano-synth e profondi accordi tastieristici, tutto ciò tratteggiato dai segmentati automatismi ritmici downtempo del drum-programming. Si prosegue con la successiva "Atmos" di Xsoz - aka J. Raptis - le cui meccaniche traiettorie industrial / IDM / ambient integrano fosche dissonanze tastieristiche energizzate dalla potente rotazione midtempo del drum-programming, in una traccia caratterizzata da solennità e avanguardismo. "Elephsys", disegnata da Aevin - aka Teo Tsalmpouris - è un'elaborata electronic / post-industrial song, composta da echeggiati rumori artificiali ritmicamente collocati sulle regolari pulsazioni midtempo del drumming e sulle melodiche fluorescenze del synth. L'episodio finale della release è "1000 Miles", congegnata da Infekkted - aka Stathis Grapsas - ideatore di una traccia in cui interagiscono impeccabilmente sperimentalismo elettronico, curvature etniche e rifrazioni neoclassiche: ne risulta un'apollinea, poliedrica successione di femminee vocalizzazioni dal retrogusto orientaleggiante e convulse, psicotiche sinfonie pianistiche-tastieristiche, trainate alternativamente da rullanti evoluzioni di drumming acustico e da intricate configurazioni ritmiche industrial-IDM. Tecnologismo, razionalità, sentimento ed inventiva contraddistinguono i partecipanti a questa interessante compilation, la quale costituisce una tangibile dimostrazione di quanto siano concretamente preparati e musicalmente evoluti i nuovi esploratori greci del suono elettronico. I nove progetti della tracklist sono gli artefici di meravigliosi sviluppi di laptop e tastiere, di complessi diagrammi percussivi e di ininterrotte sollecitazioni psichiche: essi riservano all'ascoltatore un'immagine sofisticata e ad alta risoluzione di quel progresso sonico da cui continuano a diramarsi inediti stilemi e musicisti sempre più evoluti. Grazie all'intraprendenza di una label come la Wrongpad possiamo ora entrare in diretto contatto con artisti dotati di creatività spesso originale, autentica, espressa in tutta la sua perfezione. I cultori dell'elettronica iper-alternativa valuteranno molto positivamente questo pregevole masterwork, auspicando che esso non sia un capitolo unico ed irripetibile, bensì l'inizio di una lunga serie di pubblicazioni che ne eguaglino l'autorevolezza. Nell'attesa, considerate questa compilation un'anticipazione delle meraviglie che verranno.