A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z    *   1 2 3 4 5 6 7 8 9 0

* E *

torna su

Elezoria - "Astray" - by Maxymox 2017

FOTO  Interessante musicista proveniente dalla Russia, Dmitry Nordman è l'interprete di Elezoria, un solo-act concepito nel 2008 inizialmente con intenti finalizzati alla ricerca di combinazioni alternative ed efficaci del suono tecnologico unitamente a quello gotico; attraverso questa sperimentazione l'artista ha conseguito l'attuale raggiungimento e perfezionamento di nuovi stilemi elettronici, intersecati da una moltitudine di elementi che traggono ispirazione dalle malinconiche sonanze tipiche della 90's darkwave, dal melodismo da soundtrack appartenente alla 90's retro-wave europea, dagli estetismi avanguardistici del futurepop, dalle leggiadre armonie del synthpop e, più vagamente, da deviazioni provenienti dalla sinottica ballabilità dell'EBM, tutto ciò, oggi come agli inizi, perpetuamente circondato da un'aura di decadente romanticismo gothic che aleggia in ogni brano. Le composizioni create da Elezoria sono indagini analitiche sulla natura umana: esse esprimono concettualmente e concretamente un'emotività introspettiva ma di fatto decifrabile e sensibile, bisognosa di esternare disperatamente le proprie angosce, i sogni infranti, le conseguenti disillusioni e gli stati d'animo perennemente tendenti al buio che caratterizzano la complessa personalità dell'artista, aspetti fortemente evidenziati sia nei testi, sempre cantati con raffinato spleen, che in una musicalità sofisticata, così crepuscolare, freddamente ed elegantemente atmosferica. Il debut-album "Astray" - licenziato in limited-edition nel 2017 dalla label moscovita ScentAir Records e preceduto nel 2016 dalle quattro tracce synthpop / darkwave / EBM del digital EP autoprodotto "Rain Washes Away" - contiene dieci songs eseguite con ammirevole capacità evocativa e con spiccata attitudine verso l'esplorazione dello spirito, nelle quali convivono in perfetto equilibrio l'abissale surrealismo dei vocals ed razionalismo delle macchine; il primo episodio della tracklist è "Tell Me", un riflessivo synthpop / futurepop / new-dark waver midtempo asperso di tenebrosità vocale, di melodici tratteggi sequenziati e di suggestivo tastierismo, anticipante la successiva "Motion", formulata mediante un'impeccabile articolazione tra nostalgiche, profondissime intonazioni di canto ed avvolgenti sonorità future-synthpopish / darkwaver, tutto ciò ritmato dalle precise battute midtempo del drum-programming ed artificialmente illuminato dalle tenui sezioni della tastiera, le cui armoniose partiture si amalgamano con policromiche linee di sequencer. "You Can See" - pubblicato nel 2017 come two-tracks single - offre una percussività più veloce e schemi synthpop / futurepop / darkwave / EBM, in un insieme di regolari impulsi midtempo, fioche luminanze di pads ed essenziali melodie sequenziate, sulle cui pavimentazioni si intrecciano fascinose, oscure tonalità vocali, avvicendate in cicli poco più che sussurrati ed altri pronunciati con modulazioni sepolcrali. "Up Against Time" coniuga desolazione emozionale e tecnologia synthpopish / darkwaver, malinconicamente esposte attraverso liriche toccanti, cantate con mesta finezza, propulse da sistematici grooves midtempo, abbellite dai poetici flussi del connubio tastiera-piano e dalle fredde cromie del sequencing. Gli ornamenti vocali che decorano le strutture synthpop / darkwave della susseguente "Farewell" provengono dall'unica figura esterna inclusa nella stesura dell'album, la guest-singer Laly Fox - unitamente a Dmitry parte del duo-project synthpop / darkwave chiamato Expiring Time - le cui nuances canore, declamate con nostalgica soavità, si innalzano languidamente nell'aria come foglie d'Autunno, fluttuando trasportate da carezzevoli orchestrazioni tastieristiche, essenziali contrappunti di piano e da un drumming downtempo. L'oscuro calligrafismo vocale di Dmitry ritorna nella seguente "Frozen Tears Of Sorrow", diffondendo ancora una volta avvilimento melodico ed electro appeal, in una creazione synthpop / darkwave basata su simmetriche quadrature midtempo di drum-programming, commoventi note di piano, segmenti di sequencer e lacrimevoli pads, questi ultimi ardentemente accentuati nel finale. "Ceiling And Walls" propone un canto maggiormente oscurato, timbricamente acido, eppure sempre aggraziato, il quale si armonizza con leggiadre, futuribili concordanze synthpop / darkwave congegnate mediante rettilinei percorsi rimici midtempo, fitti circoli di sequencing, ampi accordi tastieristici, ombreggiature di synth ed una delicatitezza pianistica che intensifica la percezione della tristezza, come nella successiva "I've Lost My Road Home", anch'essa orientata verso traiettorie synthpop / futurepop / darkwave, ritmata da scansioni midtempo e rivoli di sequencer, carismaticamente cantata attraverso accigliate, passionali timbriche, retroilluminata da flebili inserti di synth ed elettrici riff di chitarra, in un connubio di inquietudine, sconforto e oppressione che fanno di questa song un inno malinconicamente tormentato. La configurazione synthpop / futurepop di "Rain Washes Away" è integralmente attraversata e dominata da un'umbratile afflizione, espressa mediante un cantato sofferto, trasfigurato dal vocoder, proveniente dai recessi più insondabili dell'anima, inserito tra garbati, sintetici arpeggi, meccaniche cadenze downtempo, alienanti estensioni di tastiera ed armoniose punteggiature di piano. L'atto finale della tracklist è "One Careless Word", manifestante l'infelicità più enfatica e penetrante che trionfa nella sua apoteosi musicale, costruita attraverso il canto signorile di Dmitry, ora così affranto, sommesso e più che mai consumato dalla malinconia, dapprima integrato in un periodo neoclassico composto fondamentalmente da letargici pattern di pianoforte e rarefatti accordi di synth, poi scosso oltre la metà della song da un minaccioso, severo tumulto percussivo-sinfonico traboccante di solennità, nel cui tambureggiare, breve ma roboante, si stempera il ronzìo elettronico della tastiera. Il sound-system di Elezoria seduce, turba, emoziona, sonda l'inconscio facendo emergere nell'ascoltatore un conturbante struggimento: esso è un calvario di sofferenza, un elogio al dolore, al rimpianto, al declino, al cupo isolazionismo e all'abbandono, sentimenti repressi troppo a lungo ed in urgenza dell'esorcismo liberatorio chiamato "Atray". L'album in questione rappresenta un'esperienza sensoriale incredibilmente vivida come solo poche altre nella scena electro hanno fin'ora saputo generare, con crescenti livelli di coinvolgimento e partecipazione diretta ad ogni singolo istante delle tracce. Le metriche vocali del protagonista intrigano, incantano, acquisendo il totale controllo dell'immaginazione, mentre il persistente climax di gotica tetraggine e di patimento presente nelle musiche amplifica l'immensità di un dramma interiore che non conosce nè tregua, nè serenità, ma solo il silenzio della rassegnazione. Dmitry Nordman ha raggiunto l'obiettivo. Questa release è esattamente ciò che si definisce un memorabile debutto.

* F *

torna su

Factice Factory - "Lines & Parallels" - by Maxymox 2017

FOTO  Per chi fosse interessato al dettagliato approfondimento riguardante la biografia e la discografia della band franco-svizzera Factice Factory, la relativa scheda tecnica è stata trattata da Vox Empirea nella sezione del 2015, precisamente all'interno della recensione di "The White Days", debut-album pubblicato nel 2014, al quale seguì l'anno successivo il secondo full-lenght autoprodotto di dieci tracce intitolato "¡¡Nada!!". Affinando più professionalmente le tecniche compositive e quindi rilanciando il proprio stile in direzione di una musicalità waving ancora più efficace, il progetto ritorna nel 2017 con due grandi releases: il two-songs single "Cherry Picker", licenziato dalla label tedesca Holy Hour Records e l'atteso album "Lines & Parallels", edito nelle sue due versioni CD e digital-file rispettivamente dal brand belga Wool-E Discs - sister-label della Wool-E Tapes - e dalla olandese Wave Tension Records. I nove episodi inclusi nella title-track del nuovo lavoro incorporano all'iniziale matrice 80's cold-wave / new wave / post-punk ulteriori ramificazioni darkwave / minimal / synthwave, la cui osmosi genera un sound algido, specchio dell'irrequetezza, dell'alienazione e dell'oscurità che risiede nell'anima dei tre membri della line-up. L'esplorazione di "Lines & Parallels" è un viaggio senza fine verso un'interiorità visionaria, tormentata, nei cui spazi volteggiano spettralmente cupe ombre senza forma che evocano un senso di incessante ossessività; tutti questi elementi sono espressi in fase d'apertura nella breve opener strumentale "Lines", composta mediante uno scarno filamento di sequencer intersecato da lente, atmosferiche estensioni di pads. Lo schema post-punk / cold-wave della successiva "Leuchtturm" è costruito attraverso lineari drum-beats midtempo perfettamente sincronizzate alle pulsazioni del basso, vocals depressi pronunciati con glaciale essenzialità, armoniose scie di synth e lontani riverberi di chitarra elettrica. "Audran" diffonde basilari sonorità minimal-synthwave / cold-wave / post-punk intrise di desolazione emozionale, ergendosi su una scheletrica percussività midtempo di drum-programming, psicotiche evanescenze di tastiera, profondi tratteggi di bass-lines e su allucinate evoluzioni di chitarra elettrica, tutto ciò impreziosito da un canto inerte, apatico, che conferisce alla traccia un'aura di solenne freddezza. "Defeat" affascina, mesmerizza, propagando vocals infinitamente malinconici e densi profluvi di accordi tastieristici che spiccano sui simmetrici arpeggi della prima chitarra elettrica e del basso, mentre i riflessi della seconda chitarra risuonano distanti, intrecciandosi con passionalità alle scansioni downtempo del drum-programming, in una sad cold-wave da ascoltare durante le lunghe notti invernali. L'interludio "Parallels", costituito da un asciutto segmento midtempo di drum-machine, sequencing e torbide saturazioni di synth, sfreccia velocemente, anticipando la successiva "Hatch End", un capitolo in cui prevalgono funeree sonanze darkwaver / cold-wave / post-punk, eseguite mediante vocals dolenti, amari, scanditi lentamente dalle oscillazioni del basso e del drumming, mentre l'elettricità espansa dalle chitarre si tramuta in un turbine di lisergidescenti dilatazioni che provocano smarrimento, alterate percezioni della realtà e costernazione. "Sway" vivacizza la musicalità tramite estetismi elettronicamente waveing / synthwave, nei quali le aggraziate intonazioni del vocalist sono impreziosite da quelle sensualmente calde appartenenti alla guest-singer Jeanne Lefebvre - protagonista con Fabrice Lefebvre del duo-act word music chiamato Rajna - il cui sodalizio canoro, ben cadenzato dalle pulsazioni midtempo del drum-programming e del basso, è pervaso da diafane melodie di synth, intermittenze di sequencer e liquefatti ampliamenti di chiarra. La fremente concitazione post-punker / cold-wave che sospinge la successiva "Extinguisher" penetra la mente scuotendola ossessivamente con tetra inquietudine, attraverso le nervose ripartizioni uptempo del connubio drumming-basso, telegrafiche vocalizzazioni ed opprimenti coperture di synth. L'ultimo atto della tracklist è "The Weeping Willow", nelle cui strutture si rinnovano sentimenti di malinconico sconforto, di insoddisfazione, palesati soprattutto da un canto privo di luce pronunciato con mestizia , circondato da decadenti armonie darkwave / post-punk create mediante torbidi riverberi di chitarra, le cui rifrazioni si elevano nell'aria in pattern grevi come il cielo novembrino, combinandosi con la percussività downtempo, con le spente cromìe della tastiera e con le esangui punteggiature del basso. Formidabilmente ricolmo di carismatico spleen, "Lines & Parallels" rappresenta l'eloquente esempio di come un album possa entrare a far parte della vostra esistenza, se la sensibilità e l'indole dell'auditore tendono per natura verso l'autentica introversione. Esso mesmerizza lo spirito, offrendo a chi lo ascolta attentamente una prospettiva multidimensionale del suo universo interiore, a cui abbandonarsi senza condizioni, ciò grazie alla persistenza di modulazioni livide, fortemente suggestive, a tratti claustrofobiche, sempre lacerate da un inconsolabile, soverchiante patimento. Il valore artistico dei Factice Factory, al pari delle migliori istituzioni 80's wave, è dimostrato ancora una volta dalla loro grande capacità nel saper trasmettere musicalmente ed intensamente le frustrazioni, il pessimismo, il non-futuro e le speranze inappagate di una generazione sconvolta da tempi ambigui, negativi. Questo album deve essere vostro. Sapere che esiste non basta.

* H *

torna su

Huron - "Inside Information" - by Maxymox 2017

FOTO  Un'approfondita descrizione biografica e discografica di Huron è consultabile all'interno della recensione del suo Extended Play "Fissure", pubblicata su Vox Empirea nella sezione dell'anno 2015. Aggiornando e completando oggi l'elenco delle opere diffuse da questo one-man act tedesco impersonato da Steffen Schröder, si aggiunse nel 2016 "The Other Side Of Reality (The Remixes )", una fondamentale self-produced compilation di venti tracce creata con i contributi di progetti tra i più importanti della scena IDM / ambient / electronics internazionale: Waldrick, Flaque, Tineidae, Hotaru Bay, Headdreamer, Roel Funcken, Structural Fault, Avsense, Randomform, And Exile, DNN, MikTek, Noyaux Aitken, 3.14, The Empath, Metalogue, Tineidae, Undermathic e Polarlicht Transistor. Sperimentando sonorità sempre più avanzate, Huron finalizza simultaneamente nel 2017 il self-released digital single "Fragile" ed il nuovo, magnificente album ora analizzato da Vox Empirea, "Inside Information", licenziato dal brand olandese Mindtrick Records, nella cui tracklist si percepisce un ulteriore miglioramento nella capacità compositiva dell'artista, il quale sviluppa tredici esecuzioni contraddistinte da un seducente modello Intelligent Dance Music / glitch / ambient, fortemente atmosferico, oscuro, enigmaticamente "mentale", colmo di quella sofisticatezza, intricatezza nelle textures e perfezione geometrica riconducibili alla braindance qualitativamente superiore. La prima traccia è il breve intro "HumanTZ05550X", costruito attraverso diafane, lunghe sospensioni di pads, tra un sottofondo di uggiosi soundscapes e vocii rarefatti, anticipante la successiva "Time To Wait", capitolo edificato mediante fredde, oscillanti sinfonie numeriche di laptop, dispersioni di microparticelle sequenziate e basiche scansioni downtempo di drum-programming, sulle quali aleggiano criprici sussurri provenienti da una dimensione parallela. L'essenzialità strutturale di "Waterside" è espressa sottoforma di una placida formula ambient / glitch dai riflessi metallizzati, scaturita da emissioni subsoniche di tastiera e rumoreggi sintetici, così come la seguente "Forest Lover" è propulsa dalla ritmica quantizzata del drum-programming, le cui cicliche cadenze downtempo disegnano un asimmetrico tracciato che si combina con le ipnotiche dilatazioni della tastiera - progressivamente in graduale intensità - e con le millimetriche frammentazioni del sequencer. "Mind Reader" ottenebra il suono, irradiandolo di inorganiche, fluttuanti, minimali rifrazioni di laptop simili alla vibrazione di un congegno alieno, le cui cupe modulazioni si intrecciano al riverbero sintetico dei contrappunti tastieristici, identico ai rintocchi di campane localizzate in un punto infinitamente distante nel Cosmo. "Wrong Information" espande tenebrosi e prolungati pads, tra i quali si replicano melodie futuribili, i meccanici groove downtempo della drum-machine, gli ispidi tratteggi del sequencing e, nel finale, le fascinose toccate del piano. Si prosegue con la successiva "The End Is The Beginning" ed il suo onirico paradigma, nel quale la logica disumanizzata delle macchine interagisce attivamente con i circuiti neurali: ampie estensioni di pads algidi come il mercurio, start-stop ritmici in modalità downtempo, fruscianti interferenze nel background e pulviscolo elettronico, si avvicendano a regolari intervalli, propagando incanto ultraterreno. Le discontinue linee percussive downtempo e di sequencer che trainano "Hunting The Morning Light", scandiscono fosche immissioni di accordi, echeggiate luminanze pianistiche e concisi campionamenti vocali, tutto ciò in una traccia - come tutte le altre precedenti e successive - asratta, evocatrice di visioni utopiche ed altamente meditativa. "Ghost In The Mirror" esprime tutta la spettralità insita nel suo titolo attraverso un agglomerato di rumore artificialmente acre, nel quale si percepiscono frazionamenti vocali completamente trasfigurati dai filtraggi, in un'alternanza di sferici pads leggeri come l'aria ed effervescenze iper-processate. Matematici stacchi di drumming downtempo ritmicamente saturati dalle distorsioni, armonie siderali di tastiera, surreali intersezioni di piano: ecco l'inquadratura di "Blank Cities", traccia dalla sonicità rigorosa ma allo stesso tempo intensamente estatica, che ipotizza scenari urbani sinistramente deserti, in completo stato di abbandono e skylines post-apocalittici. L'ammaliante quiete sonora di "Grow With Him" cristallizza lo spazio circostante, conferendo fisicità ad elegiaci pads, irreali white-noises, evanescenti segnali sub-percussivi, a riverberi trasversali ed a microscopici flussi di segnali elettronici, mentre le assorte consonanze interiorizzate nella seguente "Rainy And I Love It" sono generate dalla convergenza tra incorporee melodie tastieristiche, crepitanti micro-frequenze, nostalgiche partiture di piano e complesse, non-lineari trasmissioni percussive downtempo, timbricamente disgregate, simili alla suddivisione ritmica di detriti vetrosi. La song conclusiva è "Concede", integralmente originata attraverso aeriformi, vaporose ed oscure elaborazioni di keys, trafitte da minuscoli frammenti sequenziati, le cui sonorità, innalzandosi dagli abissi verso l'infinito come in un volo pindarico, si condensano istantaneamente, tramutando le acustiche in un avvicendamento sonico di masse ghiacciate. Concepita come musica d'ascolto, quella di Huron è contemporaneamente l'interfaccia tra eccitazione sensoriale, cerebralismo, ricercatezza e trascendenza. Essa rivela la sua natura tecnologicamente psichedelica, finemente malinconica, eterea, crepuscolare, in grado di materializzare, estremizzandola fino a renderla realmente tangibile, la percezione della suggestività. Dissolvenze elettroniche, copiosi riversamenti di corpuscoli destrutturati, eufonie desolate ed imprevedibili downbeats, sollecitano attivamente entrambi gli emisferi encefalici, i quali reagiscono producendo un'ininterrotta sequenza di immagini chimeriche e sensazioni così indescrivibilmente straordinarie che ricorderete anche dopo molti anni. Capolavori di avanguardismo sonoro come questa release sono riservati ad un auditorio musicalmente progredito, culturalmente evoluto, in possesso di spiccate capacità introspettive, antesignano delle prossime venture generazioni di listeners. "Inside Information" è un album di sconvolgente bellezza ed il mondo deve saperlo.

* N *

torna su

No Trust In Dawn - "As We Fall" - by Maxymox 2017

FOTO  La collocazione musicale dei No Trust In Dawn può ragionevolmente essere inclusa in un range stilistico 'ibrido', essendo essa costituita da sonorità darkwave / new wave / goth-rock / synthpop. Entrambi i componenti di questo duo-act tedesco, attivo dal 2016 e rappresentato da Rio Black ( lead vox / lyrics ) con Soykut Gür ( musics / instruments / backing vox ), provengono da trascorse esperienze variegate e tecnicamente costruttive: Rio Black, dopo aver istituito nel 1994 una indie-rock band chiamata Spunk, cantato in seguito in quella punk nota come 2te Wahl, co-fondato con Dr. Mole e Paco Alcalde la piattaforma synthpopish Spunk 2003 ed ancora più innanzi originato la punk-hardcore ensemble Leihhaus, milita attualmente nella band wave / post-punk / goth chiamata Atomic Neon, mentre Soykut Gür ha fatto parte negli anni 90's del progetto hardcore Down To Reality. La reciprocità artistica tra i due protagonisti ha originato una musicalità nella quale si percepiscono principalmente le forti marcature dei Cure - in particolare nelle timbriche vocali di Rio in cui spiccano gli inconfondibili, malinconici accenti Robert Smith oriented, unitamente ad altrettante soluzioni strumentali ispirate a quelle presenti nell'album-simbolo "Disintegration" - combinati a derive elettroniche old-school / new-school ispirate soprattutto ai New Order - distinguibili nell'impiego di un tecnologismo synthpopish basilare e sapientemente dosato - tutto ciò impreziosito da ulteriori ed irresistibili melodismi gothic-waving che talvolta ricordano sostanzialmente quelli della cult-band canadese Handful Of Snowdrops. La discografia ufficiale dei No Trust In Dawn menziona ad oggi due releases: la song "Trash ( cold version )" inclusa nella digital-compilation "Gothic Music Orgy Vol. 3", pubblicata nel 2016 dala home records tedesca DarkTunes ed il debut-album "As We Fall" ora analizzato da Vox Empirea, licenziato nel 2017 dalla label germanica Alice In Wetzlarer, co-associata alla Dark Dimensions. Il full-lenght, enumerante undici tracce, inizia attraverso le meccaniche scansioni downtempo dell'intro "The Preachers", i cui matematici frazionamenti di drum-programming si allineano affiancando tratteggiate decorazioni di sequencer, avvolgenti accordi di synth ed un'amosferica coralità artificiale. La successiva "Drag Me Out" è gagliardamente sospinta da una percussività uptempo sincronizzata alle punteggiature del sequencer, un potente motore ritmico sul quale Rio eleva il suo canto post-Cure nostalgicamente suggestivo, tuttavia energico, mentre la tastiera elaborata da Soykut diffonde sezioni armoniche di grande effetto e la chitarra elettrica arpeggia riff alienanti, tutto ciò in una darkwave / synthpop song altamente ballabile, proponibile nei clubs alternativi come sicuro riempipista. "Matthew" è ricolma di sentimento e classicismi 80's darkwaving / new wave, espressi mediante un depresso vocalismo Cure-minded, asciutta percussività midtempo, veloci carezze di corde elettriche ed opalescenti flussi di keyboard, così come nella seguente "Dystopia - una delle tracce più apprezzabili dell'intero album - risaltano connotati wavish / darkwave straordinariamente profondi, edificati attraverso precise cadenze midtempo di drum-programming ed un canto desolato che Soykut espone con carismatico magnetismo, armonizzandolo ai backing vocals di Rio, ai melodici profluvi tastieristici ed alle simmetriche ripartizioni della chitarra. Le arie darkwave diventano ancor più malinconicamente introspettive, musicate con rattristato romanticismo come in una decadente poesia gotica concepita, scritta e recitata con bruciante tormento, tutto ciò conservando sempre vivido il coinvolgimento emozionale grazie ad un soundwriting, testi e vocals altamente evocativi, magnificati dalle straziate, echeggiate intonazioni di Rio, dalle meste orchestrazioni originate dalla congiuntura synth / chitarra e da essenziali stacchi di drum-beats downtempo: questa è la vera essenza di "Trash". L'equilibrata fusione tra elementi New Order e Cure è riscontrabile anche nella successiva "All This", ritmicamente scattante e vocalmente inquieta, composta mediante un'intelaiatura percussiva midtempo di drum-programming e luminanze di sequencer, le cui segmentate pulsazioni movimentano un canto pervaso dall'amarezza, mentre le delicate scie della tastiera ed il tenue background della chitarra abbelliscono questa synthpop / waver song ben congegnata. "Come Closer", traccia di ineguagliabile bellezza, possiede la rara capacità di penetrare immediatamente nella memoria e far perdurare a lungo il suo ricordo, ciò mediante polarizzanti strategie vocali e strumentali nelle quali si intrecciano con ardore lacerante struggimento, dolorosa passione, visionarietà, desideri inappagati, armonie sfiorite, solitudine e perpetue sensazioni di buio interiore, in una concatenazione di formulazioni darkwave / gothic-wave / synthpop in cui la voce 'post-Robert Smith' di Rio riverbera liriche disperate, claustrofobiche, il drumming elettronico processa lineari battute midtempo, le textures della chitarra propagano note che rapiscono i sensi, mentre la trasognante fluidità della tastiera e le cromìe del sequencer rafforzano il phatos del cantato. "The Lost Tree" propende verso soluzioni synthpop / darkwave melodicamente perfette e avanguardistiche, ciò attraverso squadrati grooves midtempo di drum-programming, schematiche modulazioni di sequencer, armoniose fluorescenze di tastiera, estatico chitarrismo e vocals elegiaci, così nostalgicamente introversi, nei quali dominano privazione, rimpianto. "The Match" è sospinta da un automatismo midtempo di drum-programming sul quale vibrano eufonie synthpop / new wave / darkwave intristite dall'alternanza canora tra Rio e Soykut, elettronicamente rischiarate da impuri bagliori tastieristici e da geometrici pattern sequenziati, mentre sinuosi contrappunti di chitarra accompagnano armoniosamente l'insieme, accrescendo la grazia oscura di questa song. Concisi breaks midtempo di drum-programming e filamenti di sequencer ritmano marzialmente la successiva, omonima "As We Fall", un synthpop / wave in cui Rio dissemina il suo canto dalle tonalità soffocate, traboccanti di frustrazione, inserite tra emissioni di tastiera dai colori bruciati e sofistcati arrangiamenti elettronici, mentre la conclusiva "Trust Me" emana catartiche armonie synthpop / darkwave sature di malinconica dolcezza e gotico poeticismo, ciò attraverso metronomici beats downtempo di drum-machine, foreground vocale melodiosamente afflitto, espressivo, culminante in un refrain intensamente sofferto che cattura con estrema semplicità, congiuntamente a sonanze tastieristiche altrettanto lacrimevoli. Passato e presente convergonoin questo full-lenght. I No Trust In Dawn sono i creatori di musiche virtualmente senza età, integranti nel loro nucleo modernismo, surrealismo e lontani richiami di epoche gloriose, riflettenti un'eccellenza compositiva e sonorità estetizzate di notevole caratura, paragonabili a quelle appartenenti alle bands darkwave / wave / gothic più iconiche delle decadi 80's / 90's. Il design vocale di Rio, incredibilmente assomigliante a quello del leader dei Cure, sa comunicare con mirabile realismo infinito turbamento, disagio esistenziale ed un incommensurabile, intrinseco e forse irrealizzabile desiderio di liberazione dall'infelicità, così come gli strumenti manovrati da Soykut si modellano perfettamente al cantato, enfatizzandone la preziosità e conferendo alle esecuzioni un'estrema piacevolezza d'ascolto. I due interpreti concettualizzano musicalmente la fragilità e la vulnerabilità dell'anima, 'umanizzando' senza compromessi finanche l'artificialità di un suono quasi prevalentemente sintetico, il medesimo che rende "As We Fall" un album leggendario sul quale il tempo non avrà nessun potere.

* P *

torna su

Principe Valiente - "Oceans" - by Maxymox 2017

FOTO  Ancora una volta la Svezia si rivela una terra generatrice di talentuosi artisti assolutamente da scoprire e considerare. L'attenzione di Vox Empirea si sofferma ora su una band costantemente in ascesa chiamata Principe Valiente, le cui gesta stanno conquistando una quota di fans sempre più vasta. Il progetto, nato a Stoccolma nel 2005, dopo alcuni assestamenti di line-up avvenuti in passato, predispone oggi i quattro membri fondatori: Fernando Honorato ( lead vox, bass, grand piano ), con il il musicista e music producer Jimmy Ottosson ( electric guitar ), Rebecka Johansson ( keyboards / backing vox ) e Joakim Janthe ( drums ). Il significato del nome spagnoleggiante può essere intepretato in svariate forme, incominciando dalla sua traduzione letterale "principe coraggioso", oppure in senso idiomaticamente fiabesco, il cavaliere-eroe salvatore delle leggende, oppure, più verosimilmente, l'utopico protagonista delle saghe romanzesche tratte da libri come "The Little Prince", oppure ancora, la figura principesca ispirata alla cinematografia fantasy. La musica dei Principe Valiente è un lussureggiante insieme di stili suonati e cantati con fervida, malinconica passionalità, espressi nel tempo in un crescendo discografico caratterizzato da progressive combinazioni ed orientamenti che si diramano dalle primarie tendenze unicamente indie-rock / shoegaze udibili nelle quattro tracce incluse nella prima release, ovvero l'omonimo EP autoprodotto risalente al 2007, seguito dalle undici songs shoegaze / indie rock del debut album ufficiale "Principe Valiente" - pubblicato nel 2011 dal brand tedesco afmusic, sub-label della Ionium Records - al quale susseguì nel 2014 il secondo full-lenght "Choirs Of Blessed Youth" di undici tracce - anch'esso edito dalla label afmusic - nelle quali la band oscurava l'iniziale matrice sonica attraverso elementi darkwave / indie pop / new wave. "Oceans", album rilasciato nel 2017 dalla afmusic ed in formato vinile limited edition dalla francese Manic Depression Records, contiene otto episodi dalle strutture ulteriormente progredite, risultanti dall'accresciuta maturità compositiva acquisita dai Principe Valiente, unita ad una perpetua sperimentazione tesa alla ricerca di nuove forme sonore, in equilibrio tra l'originario cliché e schemi dinamici che conferiscono alla band un'identità mai statica. Con questi presupposti è stato quindi concepito l'album "Oceans", ricolmo di nostalgico romanticismo e sottile introspezione, ai cui irrinunciabili fondamenti post-punk / indie / shoegaze si combinano sonanze goth rock / pop-rock / new wave / darkwave e liriche profondamente significative. Il chitarrista Jimmy Ottoson è inoltre l'autore della registrazione, della produzione, del mixaggio e dell'artwork di questo terzo album, mentre il drumming dell'intera tracklist è stato registrato separatamente presso lo Studio Cobra di Stoccolma da Martin "Konie" Ehrencrona, componente della psychedelic-rock / kraut-punk band svedese Les Big Byrd. L'opener "Wildest Flowers" anticipa senza compromessi la grandezza esecutiva che si percepirà nell'intera tracklist: al trionfale intro di chitarre, drumming e tastiera, segue la voce di Fernando, le cui splendide estensioni, sempre caratterizzate da un'intensa poeticità, catturano istantaneamente l'ascolto penetrando nella mente e nel sangue, così come la musicalità dipinge meravigliosi paesaggi shoegaze / new waver / indie-rock, ritmati da beats midtempo sui quali la sinergia tra avvolgenti flussi dei synths, scintillanti luminescenze di chitarra e perfette bass-lines, suscitano nell'ascoltatore un'interminabile continuità di emozioni che si dissolveranno nelle evanescenti note finali del grand piano. "When I Learned To Crawl" è un armonioso, malinconico indie rock-pop / new wave / shoegaze che rasserena l'anima, nel quale risalta l'impeccabile interplay tra l'elettrica limpidezza della chitarra, il soave calore delle keyboards, la circolarità del basso, il drumming midtempo e le atmosferiche partiture del canto di Fernando, impreziosito dai carezzevoli lead vocals di Rebecka. La traccia successiva, "Strangers In The Night" - pubblicata anche come singolo e come video - tende verso un melodismo da retroguardia 80's new wave / post-punk / indie pop prospettivamente ombroso, inquieto, nel quale è sempre presente un'aura nostalgica, accentuata soprattutto dal singer, le cui bellissime vocalizzazioni, soprattutto nel refrain, riescono a creare un senso di infinita spazialità, mentre il supporto strumentale, altrettanto rappresentativo, riflette chiaroscuri di tastiere, arpeggiate sincronie chitarristiche, lineari tratteggi di basso e percussività midtempo, tutto ciò in una song dal sentimentalismo travolgente, viscerale, che rapirà al primo ascolto. Il suggestivo preliminare di solo canto e rarefazioni di piano che introduce "Untouchable", si sviluppa in seguito in una lenta e decadente indie-rock / gothic / new wave / shoegaze sad-song cantata con toccante romanticismo, nella quale la voce di Fernando diffonde con ardore e naturalezza struggenti eufonie circondate da morbidi pads, congiunti da lì a breve, gradualmente, a compatti contrappunti di basso e chitarra, ritmati dal drumming downtempo. "Running Juveniles" lascia dietro di sè una fascinosa scia di vocals, connessi a suggestive orchestrazioni indie pop / darkwave edificate attraverso melodiose scale di chitarra, lunghi accordi di tastiera, drum-beats midtempo e regolari sezioni di basso. "No Time" sfoggia una livrea sonica post-punk / darkwave / indie pop / shoegaze dalla quale si percepiscono similitudini post-Ian Curtis, sottolineanti il contrasto tra il mood severo del registro strumentale e le variazioni di temperamento del canto, quest'ultimo armonizzato a fasi alterne da Fernando e Rebecka, i quali suddividono i rispettivi vocals in cicli oscuri, in sussulti malinconici ed in fiammanti aperture corali, mentre la fluidità della tastiera si dirama tra le ruvide intercalature del basso ed il serrato drumming midtempo. "The Reason Why" è una traccia per sognatori: essa permea l'aria di nostalgia, di languido abbandono, evocando ricordi e proiettando nella mente elegiache fantasie, tutto ciò in una indie pop-rock / darkwave / shoegaze song in cui il singer propaga la sua voce incantatrice, abbellita più innazi dall'aggraziata coralità di Rebecka, mentre le elettriche corde della chitarra e del basso cadenzano ritmicamente staccati patterns, il drummer formula battiti downtempo e le tastiere si intrecciano sensualmente alle architetture sonore. "Monsters Of The Sea" chiude la title-track, predisponendo inizialmente un ampio, minimale segmento di voce, basso e tastiera dal potere seducente, innervato in seguito da battiture downtempo, da vibranti ornamenti di tastiere e da un estasiante calligrafismo canoro pieno di malinconica passione. I Principe Valiente possiedono l'innata capacità di far emergere gli stati d'animo più abissali e tormentati, trascrivendoli musicalmente con istintiva chiarezza, donando ad essi la fisicità di un volto da guardare e parole adatte che raggiungono lo spirito. La straordinaria nobiltà che distingue il foreground vocale di Fernando e la grande preparazione tecnica degli strumentisti, conferiscono a questa band svedese un prestigio ed una supremazia tali da inquadrarla come una sorta di fenomeno in costante crescita nella scena underground. Il nuovo album è realizzato con ammirevole abilità: esso ingloba un complesso di suoni nei quali prevale sia il connubio tra post-punk, shoegaze e indie, sia una ricercata trasversalità stilistica sinonimo di intraprendenza. La vostra immaginazione volerà sempre più in alto, oltrepassando il bianco fulgido delle nubi, raggiungendo l'immensità del Firmamento, per poi discendere lentamente sulla Terra, trasportata da invisibili vortici sonori, fino ad immergersi nelle acque blu indaco di "Oceans".

* S *

torna su

She Pleasures Herself - "Fetish" - CD - by Maxymox 2017

FOTO  Portoghesi di Lisbona, She Pleasures Herself possono essere considerati tra i più quotabili discendenti della moderna scena 'oldschool wave', ancora oggi punto di riferimento, fenomeno in perpetua evoluzione ed inesauribile fonte ispirativa dalla quale le nuove generazioni artisti ad essa devoti attingono preziose risorse. La line-up, fondata ed ufficializzata nel 2016, è costituita da David Wolf ( produzione / synths / guitars ), Nuno Francisco / Exploding Boy D.J. ( drums / programming ) e Nuno Varudo ( lead vox / bass ). Tutti e tre i componenti dell'ensemble provengono a loro volta da altri progetti underground portoghesi: David Wolf milita nella dark-indie rock / post-punk band chiamata Uni_form ed in quella post-rock / ambient / noise When The Angels Breathe, formando inoltre con Marisa da Anunciação il duo indie / psychedelic / shoegaze / dream-pop Sweet Nico, mentre Nuno Francisco, oltre che nei menzionati Uni_form, è parte della darkwave / indie-rock / post-punk band Alma Mater Society, così come Nuno Varudo è membro sia della darkwave / new wave / synthpop band Persona Project, che il creatore del suo post-punk / darkwave / indie solo-act The Paper Road. I She Pleasures Herself nascono con l'intento di interpretare pienamente e quindi di proseguire la gloriosa tradizione 80's waver, incorporando contemporaneamente nella loro musica l'alienante tensione emotiva dell'after-punk, la malinconica assenza di luce della darkwave, il decadente romanticismo del gothic-rock e l'avanguardismo dell'industrial-electro, elementi la cui combinazione genera una musicalità superbamente oscura, libidinosa, intimidatoria e ballabile, tormentata dall'infelicità e da un amaro senso di delusione. La carriera discografica dei She Pleasures Herself è composta da un'estesa rassegna di tredici self-produced singles, dei quali undici editi nel 2016 e due nel 2017. La lista delle realizzazioni diffuse nel 2016, costituenti sostanzialmente l'intera tracklist del debut-album "Fetish", elenca i seguenti titoli: "Oceans Of Pleasure", "Fake", Dance With Her", Ghost", "Trust", "Time", "End", "Crime", la cover del brano della new wave / punk-rock band belga Red Zebra "I Can't Live In A Livingroom", "Touch" e "Use You In Pogo", mentre l'inedita "Heroes", cover dell'immortale song di David Bowie, con "Visions", quest'ultima sempre estratta dal full-lenght, rappresentano invece i due singoli rilasciati nel 2017, anno di pubblicazione di "Fetish", il full-lenght rilasciato dalla label francese Manic Depression Records ed ora analizzato da Vox Empirea. La sua tracklist include undici strepitose songs eseguite con notevole arte, molte delle quali sono visualizzabili sul web anche in versione video, realizzate con squisito gusto estetico e professionalità: "Time" è l'opener, una grandiosa darkwave / electro dance-oriented sospinta dal regolare battito uptempo del drum-programming, sulla cui linearità la voce potente e tenebrosa del singer diffonde minimali eufonie che punteggiano displinatamente il suono, ottenebrando gli elettrici riff della chitarra, le squadrate bass-lines e le suggestive geometrie del synth. La successiva "Crime" è una traccia darkwave / gothic-rock / post-punk innervata da otto ripetitive note di chitarra elettrica, alle quali si affiancano robusti drum-beats midtempo, le metronomiche scansioni del basso e le aspre turbolenze create dall'interazione tra seconda chitarra e tastiera, mentre il canto plumbeo di Nuno Varudo sovrasta minacciosamente il contesto, conferendo alle musiche un'aura di drammaticità. "Trust" è fortemente caratterizzata dalle atmosfere stranianti, torve del post-punk e dalle percezioni angosciose della darkwave, una song in grado di trasmettere vera inquietudine attraverso incalzante drumming uptempo, veloci pulsazioni di basso, febbrili vibrazioni di chitarre, claustrofobiche dissonanze tastieristiche ed oscure litanìe vocali. "Fake" è pervasa da melodie post-punk / darkwave / electro all'interno delle quali serpeggia una perversa sensualità: il canto gelido, penetrante, vocalizzato con tonalità color ebano, incombe come un temporale sulle solenni partiture del synth, riverberando sinistramente sulle ordinate traiettorie disegnate dalle corde del basso e della chitarra elettrica. Lo schematico ritmo midtempo che cadenza la seguente "Dance With Her", corre parallelamente ai rettilinei frazionamenti del basso, collocandosi con millimetrica precisione tra la brumosa coltre darkwave / post-punker costruita attraverso arpeggi chitarristici, livide emissioni di synth e vocalizzazioni proferite con fascinosa cupezza. "Ghost" è un territorio darkwave / post-punk / industrial perturbato dall'opprimente spettralità dei vocals, le cui strofe sono trascinate dalla speditezza uptempo del drumming, mentre grevi, nevrotiche sonanze di chitarra e basso contribuiscono all'evocazione di un climax lugubremente destabilizzante. "I Can´t Live In A Livingroom" ripropone il brano dei Red Zebra conservando molti aspetti della sua originaria struttura, come il prevalente riff di chitarra replicato durante la percorrenza della traccia, l'essenziale orizzontalità del basso, la secca percussività midtempo e la tonalità vocale cinicamente oscura, tutto ciò in uno schizofrenico, catturante post-punk, considerabile come potenziale riempipista negli alternative clubs. La susseguente "Oceans Of Pleasure" richiama classiche sonorità dark-waver / post-punk / gothic colme di desolazione e nostalgia, distinguibili soprattutto dagli accenti bassi, disillusi, elegiaci del cantato, plasmati su concise partiture ritmiche midtempo, le quali supportano tratteggiate scale di chitarra e basso, impreziosite da fosche orchestrazioni di tastiera. "Touch" propaga sensazioni di agitazione e turbamento, create prevalentemente dalla tetra severità del vocalismo e dalle convulse progressioni della chitarra, in un claustrofobico, oscuro e ballabile post-punk, suddiviso da sistematiche ripartizioni uptempo e da simmetrici avvicendamenti di basso. "Use You In Pogo" seduce con la sua indefinibile, eccitante bellezza; la perfetta sincronia tra il drum-programming, il sequencer, la chitarra e le bass-lines, tramuta il ritmo in una continuità di aritmetici contrappunti midtempo, avvolti dalla voce abissale e sezionata di Nuno Varudo, mentre il synth dissemina scie di inespressivi accordi e fredde, micrometriche armonie, tutto ciò in un electro-dark wave / post-punk dalle spiccate virtù dancefloor-minded. L'oscurità sonica culmina con la conclusiva, "The End", lussuriosa, carnale, declinata da vocals ossessivamente tenebrosi e profondi, armonizzati ritmicamente con le algide battute midtempo del drum-programming, al quale si affiancano i meccanici arpeggi della chitarra, del basso ed i flussi sotterranei della tastiera, in un insieme di desiderio, eros e provocazione, simboleggiati in questo episodio darkwave / dark-electro / industrial / post-punk. Full-lenght che resterà a lungo nella memoria, "Fetish" è l'annientamento dell'innocenza, della purezza. Esso è invece un'audace metafora della concupiscenza, del feticismo, l'intima venerazione del proibito, la celebrazione dell'inconfessabile, un documento sonoro di notevole entità il cui concept e musiche esprimono senza pausa una raffinata, inebriante dissolutezza. Il canto glacialmente didascalico di Nuno Varudo abduce, circondando interamente un suono incantatore, rabbuiato, totalizzante, nel quale predominano melodismi torbidi e surreali come i pensieri di un maestro del bondage. I She Pleasures Herself sono immagine oggettiva, sensoriale, non astrazione, così come le emozioni che scaturiscono dai loro brani sono percettibilmente fisiche, non mentali. Creare un album intensamente 'vivo' come questo non è solo sinonimo di abilità creativa, ma di inarrivabile supremazia.

* T *

torna su

Telekon - "Hope For Believers" - by Maxymox 2017

FOTO  Electro-duo spagnolo fondato nel 2016 come side-project di Raúl Muñoz-Torrero Gálvez ( vox / lyrics ), aka il solo-act synthpopish Insight, in collaborazione con Juan Perez Grande ( music ), alias l'one man venture Techni-ka, anch'egli artista presente sulla scena synthpop, noto inoltre come produttore, masterizzatore e remixer di musica elettronica / electroclash / electropop. Dall'incontro professionale tra i due artisti, finalizzato all'epoca alla realizzazione dei remixes di Insight, nacque successivamente l'idea di creare un suono ibrido che fondesse le rispettive tendenze stilistiche: il risultato di questa sideline è Telekon, un carismatico disegno electro pop-rock che integra nelle sue musiche reninescenze 70's - 80's synthpop / synthwave, caratterizzate da melodie gradevoli, immediate e vagamente oscure, prive di sovrastrutture e ritmicamente variabili, nelle quali il limpido vocalismo di Raúl si amalgama con innata disinvoltura alla strumentalità analogica, facendo percepire nei testi una palese inclinazione verso un mood malinconico. La discografia dei Telekon enumera inizialmente due singoli autoprodotti: il primo, "In The Darkness", pubblicato nel 2016, include sei tracce, nelle quali spiccano i remixes del synthpop / futurepop / new wave solo-project messicano Nórdika, del music producer spagnolo VictorM - membro della electropop / new wave band Conmutadores - dell'electronic solo-act ungherese ALexis Voice, del techno / EBM / dub-techno solo-act polacco Kromproom e dell'electro music producer Jamick, proveniente anch'egli dalla Polonia. Il secondo, "Lost For The First Time", edito nel 2017, contiene cinque tracce impreziosite dai remixes pianificati dal terzetto electropop russo WANT/ed, da Davide Colella - membro del synthpop duo italiano Telegraph - dalla synthpop band argentina Reflection e dall'electro-rock solo-act spagnolo Dieddro. Il debut album "Hope For Believers", licenziato nel 2017 dalla super-produttiva label moscovita ScentAir Records, è la funzionale convergenza delle peculiarità musicali di Insight e Techni-ka, i quali applicano le migliori tattiche sonore in loro possesso, dimostrando notevoli livelli di competenza ed una perfetta coesione. La tracklist predispone dieci songs suonate esclusivamente dai due protagonisti, seguite da cinque remixes sviluppati da altrettante electro-piattaforme; l'episodio di apertura è "Restless Days", traccia da hit-chart impeccabilmente eseguita e di altissimo effetto scenico, un synthpop / electropop colmo di freschezza, melodico e ballabile, in cui la luminosa voce di Raúl magnetizza l'ascolto, modellandosi armoniosamente con le stupende evoluzioni del synth e con la pulsante ritmicità midtempo del drum-programming. La configurazione synthpopish di "Promise Of Radio" è costruita attraverso regolari cicli di sequencer sincronizzati alle battute midtempo della drum-machine, strutture sulle quali il vocalist incastona il suo prezioso canto, adornato da semplici contrappunti tastieristici. La successiva "Shining Lights" è un moderno, seducente affresco synthpop / synthwave, dipinto dalle malinconiche tonalità vocali di Raúl supportate da una vivace e trascinante musicalità tecnologica, eseguita codificando bpm's uptempo di drum-programming e melodici flussi di synth. Il lirismo nostalgico mediante il quale è cantata "Time" si colloca squisitamente tra eleganti geometrie synthpop, scandite dal drum-programming midtempo e decorate dalle avvolgenti spire delle keyboards, tutto ciò in una song contraddistinta da raffinatezza e sentimentalismo. Il synthpop crepuscolare di "In the Darkness" emana arie di malinconica introspezione, sublimate in modo particolare dai vocals, mentre la pavimentazione strumentale di Juan accompagna le strofe ben cadenzate, riversando su esse artificali eufonie di synth, meccanicamente ripartite in modalità slow-midtempo dalla drum-machine. Le leggiadre sonorità synthpop / electropop della seguente "Lost For The First Time" mesmerizzano l'ascolto, propagando tutt'intorno adamantine diffusioni di voce ed atmosferiche emissioni di tastiere, punteggiate dal sequencer e dal drumming midtempo. La musicalità synthpop / electropop di "My Sorrows" è suddivisa ordinatamente da ciclici comparti di synth e drum-programming downtempo, sulle cui ombrose metriche Raúl plasma il suo canto intriso di romanticismo depresso, così come le traiettorie synthpop / electropop della successiva "King Of Nothing" sono ritmate da un'energica, ballabile percussività midtempo, attorniata da avvincenti architetture di synths e da vocals melodicamente nostalgici. "Be Grateful For What You Have" offre altrettante suggestioni tecnologiche, racchiuse in un incantevole dinamismo synthpopish edificato con sobrietà ed armonia, nel quale il singer intona liriche sempre venate di spleen, mentre radiose sezioni tastieristiche e spinte ritmiche midtempo completano questo adorabile episodio synthpop / electropop. Mestizia e passionalità costituiscono la fisionomia di "Turn Around", una sad-synthpop song in cui è interiorizzato un susseguirsi di emozioni tormentate, espresse attraverso sfioriti melodismi canori, pads intensamente malinconici e lente simmetrie di drum-programming. La prima delle cinque rebuild-versions è remixata dal progetto Nórdika, il quale rielabora la nuova forma di "In The Darkness" rendendola più sofisticata attraverso l'aggiunta di intriganti arrangiamenti elettronici, ampie coperture tastieristiche ed un drumming dance-oriented, mentre il synthpop solo-act svedese Uncreated rinventa anch'egli in versione dancefloor la medesima "In The Darkness", intensificandone la ritmicità mediante aspri forcing di sequencer e rinnovandone interamente le originarie melodie del synth. I WANT/ed a loro volta remixano in modalità 'TransWerk' "Lost For The First Time", snellendone la configurazione di drum-programming ed introducendo nel contempo rinnovate sonorità di tastiere e di modulazioni sintetiche, così come Cyborgdrive - aka Paco Butrón, electronics / IDM solo-venture spagnolo - trasforma "Lost For The First Time" in un esempio di avanzata scienza del suono, processando robotiche bpm's in un dilatato contesto di synth ed estensioni sequenziate. Il segmento finale della tracklist è costituito dall'ottima reinterpretazione di "Lost For The First Time", remixata in fase 'Pop Commercial Mix' da Dieddro, il quale modifica lo schema strumentale del brano arricchendolo di differenti tonalità tastieristiche e di arpeggi sequenziati, conferendo maggiore linearità al drumming. Full-lenght ben riuscito, carismatico e dotato di verve: esso rappresenta pienamente lo spazio prospettico all'interno del quale è generata la musicalità elettronica dei Telekon, definibile a tutti gli effetti easy-listening e creata con marcato gusto estetico. L'interazione tra i due artisti segue i paramentri del classico pop elettronico, in cui trionfano armonie sempre garbate e morbide, comunicate vocalmente con sentimento e calore umano, capaci di farsi comprendere con estrema semplicità, combinate a formule strumentali magicamente catturanti; tutto ciò farà raggiungere presto, molto presto, al progetto Telekon la popolarità che merita. A tutti i 'believers' del synthpop presenti nel Mondo: questo album è per voi e solo per voi!

torna su

Ten After Dawn - "Best Of Both Words - EP" - CD - by Maxymox 2017

FOTO  Attivi dal 2009 inizialmente nel panorama heavy-rock / metal / grunge, i polistrumentisti finlandesi Teemu Salo e Toni Viholainen aquisirono negli anni notevoli capacità compositive e di controllo del suono durante le live-sessions delle bands con le quali collaborarono, sviluppando nel contempo un interesse parallelo verso la sperimentazione di minimali, distorte ed oscure modulazioni elettroniche, creando quindi nel tempo le solide basi sulle quali fondare gli originari Ten After Dawn. Promettenti ed incoraggianti, i consensi dei primi fans costituirono i presupposti per incominciare una serie di propizi concerti in Finlandia; le sonorità fredde ed alchemiche degli early Ten After Dawn si trasformarono in altre più armoniose ed intelligibili, giungendo nel 2012 alla pubblicazione dei due singoli d'esordio autoprodotti, "Protest Song" e "Red Carpet Fever", songs circoscrivibili in un contesto industrial-rock. Dopo aver tramutato radicalmente lo stile musicale degli esordi, la band reclutò nel 2014 Erkka Pynnönen, con l'obiettivo primario di completare e valorizzare ulteriormente il sound-system durante le esibizioni dal vivo; l'ensemble finalizzò quindi nel 2015 "Visions", singolo rilasciato dalla label finlandese Macaroni Penguin Music, remixato ed edito nel 2016 come self-produced release dal celebre duo electro / synthpop / EBM / industrial / wave tedesco Solar Fake. Le competenze individuali dei tre membri all'interno della line-up sono oggi le seguenti: Teemu Salo ( vox / lyrics ), Toni Viholainen ( keyboards ) ed Erkka Pynnönen ( live bassist ). Attualmente la musica interpretata dai Ten After Dawn è unasplendida commistione di electro / dark-pop, con rarefatte modulazioni industrial-rock ed inclinazioni vocali spesso tendenti ad un rattristato, ombroso sentimentalismo, elementi attraverso cui furono concepite nel 2017 le quattro tracce incluse nell'Extended Play ufficiale "Best Of Both Words", release sempre licenziata dalla Macaroni Penguin Music ed ora analizzata da Vox Empirea, nel quale Teemu e Toni sfoggiano elevatissime qualità di performers. "Melody", opener song nonchè stratosferico singolo clubby riempista - disponibile sul web anche in formato video - è mixato da Teemu in cooperazione con il sound-engineer / producer / composer / recordist finlandese Daniel Hagström; il suo schema electro-synthpop è creato attraverso ballabili pulsazioni di drum-programming midtempo e sequencer, le quali sospingono catturanti partiture di synth ed arrangiamenti tecnologici di alto livello, mentre la voce di Teemu, dotata di un innato charme, arricchisce splendidamente le strutture, conferendo ad esse un'autentica forza trascinatrice. La successiva "Gone" è un synthpop incentrato prevalentemente sul vocalismo malinconico e sulle introspettive atmosfere strumentali generate dalla tastiera e dal battito downtempo della drum-machine, in un insieme di mesto romanticismo, armonie meditative ed avanzata arte elettronica. "Scarlett" diffonde nel canto una vaga oscurità combinata ad accenti rattristati, i quali, proiettandosi su un lineare tracciato midtempo di drum-programming e sequencer, si plasmano perfettamente al suggestivo climax synthpop propagato dalla tastiera, così come l'episodio di chiusura "Tell Me" infonde nell'ascoltatore vivide sensazioni di purezza armonica e nostalgia synthpopish, tutto ciò grazie in particolare ai fascinosi accenti del canto, articolato con grazia tra le meccaniche scansioni mistempo del drumming e rasserenanti luminanze tastieristiche. Gli odierni Ten After Dawn propendono verso un modello pop assolutamente contemporaneo e di grande effetto, in cui il transito delle formule elettroniche è caratterizzato da una raffinata tecnicalità e da un immediato feeling. La breve tracklist di "Best Of Both Words", intensamente ispirata ai classici stilemi synthpop, è un flusso ininterrotto di emozioni, di ballabilità e piacevolezza d'ascolto; esso anticipa un prossimo debut-album che susciterà sicuramente l'interesse ed il fermento di tutta la scena alternativa internazionale, sempre entusiasta di accogliere validi, rappresentativi fenomeni come questo progetto Nord-europeo. Ten After Dawn. Dieci metri oltre la convenzionale media electro.

* Z *

torna su

Zynic - "Neon Oblivion" - cd - by Maxymox 2017

FOTO  Una dettagliata biografia di Zynic è disponibile consultando la recensione dell'album "Fire Walk With Me", pubblicata nella sezione 2011 di Vox Empirea. Proseguendo l'ordine cronologico delle releases licenziate da quell'anno fino ad oggi, elenchiamo quindi l'EP "Clubsided" contenente quattro tracce edite nel 2013 dalla home tedesca Conzoom Records, rilasciate poco prima dall'album "Blindsided", al cui interno sono inclusi dieci episodi, compresa la song "Dead End" ripubblicata nel 2016 in un two-songs digital single autoprodotto. Zynic alias H.P. Siemandel, di Nuremberg, Germania, membro con Boris Fakoff del duo oldschool EBM Kälteidiotie, ritorna nel 2017 riproponendo nel suo terzo atteso full-lenght "Neon Oblivion" la sua inconfondibile, straordinaria, multisfacettata combinazione dance electropop-retro-pop / futurepop / electro-wave marcatamente 'post-80's'/ post-Depeche Mode oriented, offrendo come sempre all'ascoltatore spettacolari effusioni di musicalità sintetica e di dancing-energy. Licenziato dalla label tedesca Zedsdead Records e masterizzato in Germania presso il Railroad Tracks Studio di Kerpen / Buir da John Cremer - autoharp player nella storica progressive folk-rock band tedesca Gurnemanz - "Neon Oblivion" incorpora dieci nuovi episodi tecnicamente impeccabili e di qualità nettamente superiore alla media; la tracklist apre con l'omonima "Neon Oblivion", esposta attraverso vocalizzazioni e strumentalità 'very catchy', in cui le terse intonazioni del canto, soprattutto nel refrain, diffondono arie vagamente malinconiche e ricche di fascino, ritmate dal drum-programming con millimetrica precisione midtempo, mentre il synth formula meravigliose armonie che completano questo electropop / wave estremamente accattivante e ballabile. "Fear My Love" è un electropop nel cui nucleo sono ben impresse reminescenze 80's: esso è scandito da sezioni midtempo di drum-machine e sequencer, sulle quali le limpide melodie dei vocals si combinano agli avvincenti hit della tastiera, in un insieme di verve elettronica e seducenti eufonie. "Would" rallenta di poco le bpm's, propagando brezze electropop intensamente atmosferiche e cariche di nostalgico romanticismo, ulteriormente impreziosite da luminose architetture di synth e ritmate da un drumming midtempo, sulle cui simmetrie si innalza il canto appassionato del guest-singer Stefan Netschio, vocalist del celebre progetto synthpop / electropop tedesco Beborn Beton. La successiva "Powered By Death" vivacizza nuovamente il suono electropop mediante dinamiche ripartizioni di drum-programming midtempo, circondate da eccitanti flussi di synth, da ordinate traiettorie di sequencer e da polarizzanti soluzioni vocali. "Say Just Words" - reinterpretazione in chiave electropop / futurepop della song originariamente appartenente alla metal / gothic-metal band inglese Paradise Lost - possiede tutte le caratteristiche di un ottimo dancefloor: ritmo uptempo vigoroso, aritmeticamente calcolato dalla drum-machine, super bass-lines e vibranti innesti di synyh, unitamente a vocals grintosi che conquistano con disarmante naturalezza. Un altro capitolo 'very danceable' è la seguente "Slice Of Life", con le sue procedure electropop / futurepop sapientemente eseguite: pulsanti drum-beats midtempo e segmenti di sequencing creano un inebriante schema ritmico, mentre il canto razionalmente modulato, i vocal-loops e le melodiche scie del synth allestiscono questa song 'clubby' adattissima come riempipista. La meccanica struttura futurepop di "Truemmer", unica traccia cantata in tedesco, rivela nel suo complesso anche indirette similitudini con il registro techno-pop dei Kraftwerk: percussività down-midtempo ipnoticamente cadenzata, alternanze vocali umane e robotizzate dai filtraggi, tratteggi sequenziati e minimali armonie di synth, creano un electro-climax suggestivamente avveniristico. Più solare, la successiva "Free To Decide" riattiva il processo ritmico attraverso un gagliardo, ballabile drumming midtempo, sul quale si evolvono regolari suddivisioni di sequencer, trascinanti punteggiature tastieristiche ed un canto pulito, assolutamente esaltante, che magnetizza dall'inizio fino all'ultima strofa, tutto ciò in un electropop / synthpop contraddistinto da limpidezza ed immediatezza. Un'esuberante drum-programming midtempo ed un'avvenente forma vocale-strumentale generano "Distance", le cui traiettorie sono pianificate impiegando i più funzionali, intelligenti estetismi electropop / futurepop, ciò attraverso fluide nervature percussive-sequenziate che stimolano il desiderio di ballare, un canto malinconicamente euritmico e leggiadre estensioni di synth. Il carezzevole paradigma vocale di "Side Effects", traccia di chiusura, evoca nelle sue espressioni synthpopish remote analogie con gli Erasure più assortamente sentimentali, prerogativa che, congiuntamente ad un andamento ritmico downtempo ed a leggiadre sinfonie tastieristiche, trasforma questo brano in una proiezione sonica capace di rapire l'immaginazione. Come ampiamente dimostrato con le precedenti due album releases, anche in questa occasione la supremazia di Zynic è indiscutibile, evidente fin dal primo ascolto. H.P. Siemandel nel nuovo album sfrutta al massimo tutte le sue potenzialità di grande compositore, raggiungendo eccelsi livelli di entertainment, riconfermandosi brillantemente come una delle più autorevoli istituzioni europee nell'area electro e raccogliendo in breve tempo ulteriori, meritati riconoscimenti sia da parte degli opinion makers che da un numero sempre crescente di fans internazionali. Dieci tracce, dieci incantevoli esempi di ingegno sonoro. Amplificare all'infinito il vostro personale concetto di "fantastico". Ciò che percepirete da questa visione mentale è il significato intrinseco, la vera matrice di "Neon Oblivion".