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Autunna Et Sa Rose - "Entrelacs Du Rêve" - by Maxymox 2018

FOTO  Il lettore interessato alle informazioni dettagliate concernenti la discografia degli Autunna Et Sa Rose, potrà attingerle collegandosi alla sezione dell'anno 2012 di Vox Empirea, precisamente all'interno della recensione riguardante l'album "Phalène D'Onyx". Il collettivo, fondato / diretto dal 1994 dal musicista Saverio Tesolato, rilancia il proprio, originale e composito stile sonico-visual-recitativo basato sull'esaltazione di una musicalità figurativa, essenziale, poeticamente drammatica, intrecciata indissolubilmente alle emozioni più recondite e tumultuose dell'animo umano. L'attuale line-up, rapportata ai tempi dell'antecedente full-lenght, risulta integralmente riassemblata mediante il reclutamento di nuovi strumentisti, conservando tuttavia invariate le due vocalists e disponendo quindi il seguente schema: Francesco Rossi ( percussioni ), Simone Montanari ( violoncello ), Saverio Tesolato ( pianoforte / voices / poems / elettronica / composizione ), Sonia Visentin ( soprano ) e Matilde Secchi ( mezzosoprano ). Il suono non costituisce il solo linguaggio impiegato dall'ensemble per materializzare in forma tangibile gli intricati astrattismi formulati dalla mente; Autunna Et Sa Rose, infatti, rappresenta una delle diramazioni di un più articolato, eterogeneo progetto multimediale, il quale rivela tutta la sua profonda intensità comunicativa mediante variegate iniziative artistiche, soprattutto teatrali, avvalendosi inoltre di realizzazioni grafiche, video, letterarie e cinematografiche, ciascuna di esse, seppure esteriormente disconnessa l'una dall'altra dal punto di vista tecnico, converge in un efficace nucleo divulgativo trasmittente stimolanti sensazioni e dinamismo psichico. "Entrelacs Du Rêve", circoscrivibile in uno stile eclettico sintetizzabile come 'astrattismo neoclassico', è sommariamente la trasposizione in tema musicale di due sogni particolarmente significativi rimasti impressi nella memoria di Saverio durante l'estate 2014, analizzati nella loro straniante enigmaticità e convertiti orchestralmente fino al raggiungimento di sonanze 'surrealmente concrete', espressive, modellate in un vibrante pentagramma che segue i differenti stadi del fermento onirico vissuto così vividamente nottetempo dal protagonista. "Entrelacs Du Rêve", ideazione complessa, colta ed intima - il cui raffinato artwork ritrae nella sua front-sleeve la visionaria illustrazione intitolata "Dreamworms" - è stata pubblicata nel Novembre 2017 dalla label bolognese Atmosphere Records ed anticipata nell'Agosto del medesimo anno in versione libro-preludio dal titolo "Intrecci Del Sogno". La tracklist dell'album enumera otto episodi, suddivisi, come i sogni dai quali la release trae energia, in due distinti capitoli: il primo di essi ed opening song, "Dromomania 11-16", consta in una crepuscolare esecuzione suonata mediante grevi ed imprevedibili scale di pianoforte tratteggiate da malinconiche sezioni di cello, una funambolica, claustrofobica sinfonia nella quale si susseguono senza pausa repentine fughe ed atmosferici interludi. "Marsch Des Dumpfen Herumwanderers" è una romanza antelucana da cui scaturiscono percezioni di turbamento, di disturbata suggestione, ciò grazie ad un'agogica lenta e nel contempo intricata, intonata attraverso lo spettrale lirismo del mezzosoprano Matilde Secchi, oscuri preziosismi di cello, percussività marzialmente rarefatta ed incorporei flussi elettronici che si diffondono nel background, in una combinazione di ascese e sospensioni, trionfanti nell'apoteosi del tratto finale della song. "Flutter Of Asbestos And Quartz Wings", prima delle due improvvisazioni della tracklist, è un componimento dalle sonorità cristallizzate, tenebrosamente decadenti, edificate avvicendando subitanee toccate di pianoforte dalle nuances color ebano, abissali irradiazioni di elettronica, silenzi colmi di ansietà ed estemporanei battiti ritmici. Sonia Visentin e Matilde Secchi duettano estaticamente nella minimale "S’engouffrer Dans Ces Noeuds", intrecciando registri di acuti e di altezze tonali intermedie, strutturando un canto poeticamente sfiorito, diafano, mentre la seguente "Ossescacco", secondo atto dei due sogni, contempla pallide, lisergiche fioriture dal potere subliminarmente incantatore, disorientante, propagate intervallando flemma e phatos, dialogando attraverso basse fluttuazioni pianistiche, inaspettate quanto brevi verticalizzazioni e carezze di cello, conducendo così la fantasia in una dimensione irreale, alterante. "Tanz Der Toten Schachfiguren" emana fascino chimerico ed inquietudine, facendo interagire i gorgheggi del soprano Sonia Visentin con sotterranee effervescenze elettroniche, periodici cicli di militaresco tambureggiare e pindariche acrobazie del cello, fino a far scaturire, come ad un risveglio precipitoso dal sonno, picchi di smarrimento cognitivo. Suonata empiricamente, "Sharp Glitches And White Noise (On The Screen)" è la seconda improvvisazione, baricentrata su assorti melodismi di piano, talvolta sconfinanti in brusche nevrastenie e su sporadiche, polifonistiche ondate elettroniche, in una successione di trascendenti dilatazioni , istanti di vibrante sconcerto e progressive discese nel torpore sensoriale. "Au-Delà...De La Borne X" - visualizzabile sul web anche in video e concettualmente collegata all'avversione di Saverio verso i confini - ripropone le conturbanti estensioni del soprano e del mezzosoprano, in una concatenazione di femminee partiture dalla metrica essenziale e abducente, le quali decorano con altrettanta basilarità questo tema psichicamente destabilizzante, iconografia in chiave sonora del dipinto "Intrecci" del pittore astrattista Vinicio Berti, ove si evidenziano quelle geometrie 'aperte' capaci di infrangere i limiti spazio-temporali evolvendosi all'infinito. Anticipata da un prolungato silenzio, l'inattesa chiusura dell'album è affidata alla ghost track "Le Compositeur Des Rêves" - i cui testi sono tratti da una poesia della verseggiatrice Lory Fayer - vocalizzata unicamente dai bassi, mantrici contrappunti di Saverio e dal nobile spartito del mezzosoprano. "Entrelacs Du Rêve" è trasversalità, simbolismo, interpretazione. La sua musica, totalmente scorporata di ogni esplicita eufonia, accentua ciò che si definirebbe 'la fisicità del dramma', descrivendo scenicamente i due sogni di Saverio e proiettandoli sullo schermo bianco dell'immaginazione. L'elementarietà delle architetture strumentali e degli allestimenti vocali, solo apparentemente catatonici e di non immediata decrittazione, sono invece ampiamente compensati dalla loro notevole potenzialità evocativa che l'auditore assimilerà in misura graduale, perfetta e duratura nelle successive fasi d'ascolto. Con la soundtrack onirica "Entrelacs Du Rêve", ennesimo capolavoro di introspezione e di avanguardia neoclassica, gli Autunna Et Sa Rose avvalorano l'ingegnosità che da sempre li contraddistingue, consapevoli di riservare anche questa creazione ad un pubblico musicalmente erudito, anticonformista e sensibile, il quale, stregato dalla trasmutazione 'sogno-suono' parteciperà attivamente ad essa, ricambiando cotanta Arte con una gratitudine che farà innalzare gli elogi ben oltre le usuali convenzioni. Opera esclusiva ed irripetibile nel suo genere.

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Cold Fusion - "Cross My Heart" - by Maxymox 2018

FOTO  Cold Fusion è l'espressione solistica del musicista e discografico polacco Marcin Bachtiak, sfuggente e talentuoso titolare - unitamente al suo collaboratore Robert J. Marciniak - dell'ormai leggendaria Rage In Eden, label istituita ufficialmente nel 2007 e tramutazione dell'ex brand War Office Propaganda, le cui origini risalgono al 2003. L'artista, da sempre intraprendente ed ispirato, è inoltre protagonista dei seguenti tre progetti: il primo, Across The Rubicon, costituisce una band modern-classical / industrial fondata da Marcin con lo stesso Robert J. Marciniak - aka l'one-man act dark-ambient / industrial / martial / neoclassical Rukkanor, autore inoltre del disegno ambient / industrial chiamato Insphera, nonchè di quello minimal / dark ambient Needful Things - e Radoslaw Kaminski - aka il solo-act dark ambient Ab Intra - la seconda, Insuffer, è invece una formazione parallela ambient / industrial costituita sempre da Marcin e Robert, mentre la terza, Hotel De Prusse, è un one-man act orientato verso un range ambient / industrial. La discografia di Cold Fusion ha origine nel 2002 con "Elisabeth Bukez", debut album limited edition di dieci tracce licenziato dalla label polacca Beast Of Prey, la quale distribuì nel medesimo anno "Parabellum", two-tracks release condivisa con Krepulec - aka Wojciech Zieba, solo-project polacco martial industrial / ambient e mastermind della label Beast Of Prey - mentre "Prince De La Mort / Libertine" è il titolo dello split album limited edition di quindici songs edito nel 2004 dalla Beast Of Prey e realizzato in cooperazione con il progetto industrial / noise / ambient V-1. Sempre nel 2004 fu la volta di "Scontrum Act I", split release di nove tracce licenziata dalla War Office Propaganda, alla quale aderì il duo modern classical / industrial tedesco Schwadron. "Wunderwaffe" è invece lo split EP limited edition di due tracce e pubblicato nel 2004 dalla War Office Propaganda nel quale Cold Fusion partecipò con Rukkanor, seguito ancora nel 2004 dallo split album "Scontrum Act III", produzione limited edition di nove songs promossa dalla War Office Propaganda ed edificata da Cold Fusion con il solo-act dark ambient / industrial tedesco Stahlwerk 9 e Krepulec. Due albums limited edition caratterizzarono l'anno 2005 di Cold Fusion: "Report", includente sette episodi e pubblicato dalla War Office Propaganda, avvicendato dalle dieci tracce di "Occupatria", full-lenght rilasciato dalla label austriaca Steinklang Industries, seguiti nel medesimo tempo dalle due sides di "63 Days (Part IV)", 7" vinyl limited edition edito dalla label polacca Fluttering Dragon. Nel 2006 Cold Fusion pubblicò attraverso la War Office Propaganda "ORP Orzel", album limited edition composto da dodici tracce, seguito quindi da "Triumvire", split release di nove atti eseguita con Rukkanor e Stahlwerk 9. Anno 2007: fu pubblicato "Simmetria", full-lenght enumerante undici songs promosso dalla War Office Propaganda, al quale seguì nel 2008 dapprima un box-set limited edition, licenziato dal binomio Rage In Eden / War Office Propaganda, contenente la riedizione dell'album "Wunderwaffe" con l'extra release "New Apocalypse" di sette tracce, mentre poco più innanzi la Rage In Eden pubblicò l'album limited edition "Silk Road", le cui nove tracce furono forgiate da Cold Fusion e Rukkanor. Anno 2010: fu realizzato attraverso la Rage In Eden il box-set limited edition compilation di undici songs "Rundfunktechnische Versuchsanstalt I" - stesso nome della sottoetichetta della Rage In Eden, specializzata in edizioni di unpublished music, sold-out e limited publications - giungendo quindi nel 2011 al box-set limited edition by Rage In Eden "Architecture", racchiudente sia il volume regolare del full-lenght di undici tracce, sia un secondo bonus disc di quattro. "Cross My Heart", edito per la Rage In Eden nel 2017 ed ora recensito da Vox Empirea, è il sesto album di Cold Fusion; in questo formato digipak limited edition, Marcin Bachtiak fornisce un'ulteriore dimostrazione della sua straordinaria arte mediante undici esecuzioni non titolate e stilisticamente orientate, in differenti misure ed interpretazioni, verso una congiuntura tra symphonic martial-industrial, bombastic, dark-folk, neoclassical e dark-ambient. L'opera, grandiosa, altamente coinvolgente e simbolica, incominciando dall'artwork della sleeve - raffigurante il fumoso scenario di un quartiere ubano appena bombardato durante il secondo periodo bellico - fino ad ogni istante della tracklist, presenta anche una versione wooden box-set limited edition completa di 11 photo cards d'epoca. "01 Untitled" è il brano d'apertura, orchestrato attraverso un tastierismo malinconicamente austero, nelle cui nobili eufonie l'ascoltatore rivive lontani echi di atmosfere guerresche, drammaticità e glorie dimenticate, tutto ciò marzialmente enfatizzato da roboanti ripartizioni di tamburi. "02 Untitled" è un dark-ambient / industrial ad altissimo livello di coinvolgimento emotivo, esaltato mediante una prima estensione di oscurità cosmica nelle cui profondità si distingue un minaccioso rimbombare con il breve preludio delle tenebrose sezioni tastieristiche e percussive che adombrano la successiva "03 Untitled", traccia dalla musicalità scultorea, così severa e colma di phatos, suonata alternando ciclicamente interludi carichi di suspense ed impetuose consonanze dark-neoclassical / martial che si susseguono come ondate. "04 Untitled" riversa flussi dark-ambient, dilatando all'infinito un accordo monodimensionale, ritmato da lente cadenze sotterranee e minimalmente ornato nel background da opache, ossessive sonanze prive di alcuna armonia, mentre la seguente "05 Untitled", sorretta dal passo militaresco downtempo del tamburo, integra nel suo percorso fasi di trionfale sinfonicità e suggestività marziale. "06 Untitled", celebrazione guerresca di smisurata intensità, è formulata attraverso altisonanti sequenze corali, ordinatamente allineate in un soldatesco, tuonante tracciato di percussività downtempo. Le strutture dark-ambient / industrial / neoclassical di "07 Untitled" predispongono prolungate e torbide sequenze formate da battiti riverberati downtempo di drum-programming uniti ad una bassa nota di piano, replicazioni sulle quali volteggiano vocal loops e fredde correnti di suono processato. In "08 Untitled" imperversa un segmento marzial-sinfonico di tastiere, razionalmente suddiviso in quattro quarti e ripetuto sistematicamente in un contesto di modulazioni oscure, autoritarie, sincronizzate con le stentoree rullate del tamburo, così come nella successiva "09 Untitled" la maestosità del climax militaresco è declamata mediante fiere orchestrazioni tastieristiche lentamente scandite da metronomici hits di tamburo, per un tema martial / industrial / neoclassical emanante sensazioni di ferrea, indomita volontà, coraggio, orgoglio e visioni di imperi totalitaristi, antichi e futuri. "10 Untitled" incorpora un'aggregazione tra dark-ambient e shamanic-tribal folk, un'esperienza sonico-trascendentale, un contatto con l'Infinito ed il mistico, resi possibili grazie al trasporto psichico attivato dall'ipnotico tambureggiare, alle abissali espansioni delle tastiere ed alle folate di rumore elettronico diffuse periodicamente durante l'intera percorrenza della traccia. Il finale dell'album, "11 Untitled", di indescrivibile fascino evocativo, è affidato ad un cantico allo stesso tempo nostalgico e regale: due comparti di voci intonano estatiche polifonie da liturgia che si innalzano solennemente verso il cielo a formare un inno, le cui note, perfettamente armonizzate ad 'effetto cattedrale', creano una placida forza in grado di illuminare di immenso l'anima dell'ascoltatore. L'elevatezza, l'emblematicità ed il potere di sublimazione delle elaborazioni contenute in questa release sono inestimabili. Arditimentoso sinfonismo, marzialità, oscuro sperimentalismo e nuovi concetti neoclassici, contraddistinguono l'intero repertorio di Cold Fusion ed, in particolare, gli undici componimenti di questo album, apice della destrezza strumentale e della creatività di Marcin Bachtiak, uomo capace di adattare con grazia suprema l'astrazione dell'immaginario alla concretezza del suono. Ogni paragrafo della tracklist ostenta colta ricercatezza ed algida beltà, richiamando in modo incisivo allegorie militaresche, eroismo e le reminescenze della Guerra, consacrando tutto ciò in una musicalità statuaria, iconografica, trait d'union tra passato e presente. Il tempo consumerà un infinito numero di elementi, ma la la magnificenza di "Cross My Heart" non ne verrà mai minimamente intaccata. Full-lenght fondamentale ed imprescindibile. Nei termini più assoluti.

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Miseria Ultima - "Phosphor" - by Maxymox 2018

FOTO  Fondato nel 2016 dai finlandesi Aleksi Martikainen ( vocals / lyrics ) e da Kimmo Huhtala ( synths / programming ), il disegno Miseria Ultima denota qualità tecniche ed un'incisività sonora particolarmente interessanti. Questo emergente duo-act, attraverso un biennio dedicato all'attività live, ha saputo conquistare le lodi dei fans ed un numero sempre crescente di consensi nella scena elettronica europea, fino alla concretizzazione dell'ambizioso obiettivo di un full-lenght ufficiale con cui dimostrare totalmente le proprie capacità e sconfinare verso orizzonti più vasti. Il debut album "Phosphor", ora recensito da Vox Empirea, è stato pubblicato nel 2017 dalla label ungherese Advoxya Records; esso è stato a sua volta preceduto nel medesimo anno da due demo releases autoprodotte intitolate rispettivamente "Unfocus", contenente sette tracce, seguita da "Of Satellites And Rusted Reveries" costituita invece da un solo episodio. La musica dei Miseria Ultima, volitiva e 'very danceable', possiede come principio un trend fortemente dark-electro combinato con marcati stilemi EBM / industrial circondati da una percepibile atmosfera gothic, mentre i testi, comunicati con voce perennemente in modalità harsh, trattano svariate tematiche concernenti prevalentemente l'interiorità umana, con sostanziali riferimenti rivolti verso le sensazioni di paura generate dall'attuale società tecnologicamente evoluta, evidenziando sofferenza esistenziale, conflittualità interiore e la consapevolezza di un futuro inevitabilmente apocalittico. Il debut album "Phosphor" - la cui artwork sleeve è stata concepita dall'illustratore e graphic designer finlandese Jarno Lahti - include dodici tracce straordinariamente vibranti, perfettamente adatte agli underground dancefloors, nelle quali spiccano dinamismo, oscurità, potenza trascinante e sollecitazioni al movimento ritmico del corpo. L'opener è l'incendiaria "Omega Transmission", un dark-electro / EBM / industrial pilotato da rabbiose, abrasive esortazioni vocali, allineate ritmicamente ad un pneumatico drum-programming midtempo ed irradiate da accattivanti sezioni di synths / sequencer. L'ipnotica congiuntura tra drumming midtempo e partiture sequenziate costituisce lo schema dark-electro / EBM / industrial di "Shift To Crimson", brano dotato di una fascinosa, danzabile tenebrosità, evidenziata in modo sublime dal canto velenosamente sibilato di Aleksi. "Morningstar" propone sonanze dark-electro / EBM / industrial caratterizzate da un'elevata ballabilità, edificata attraverso lineari traiettorie midtempo di drum-programming e sequencer, corroborata da acidi vocals e da catturanti complementi tastieristici, così come la struttura dark-electro / industrial della successiva "Garden Of Abstractions" è sospinta da ciclici drum-beats downtempo sui quali vorticano cupe rifrazioni di synths e minacciose inflessioni vocali proferite mediante caustiche tonalità, in una song tecnologicamente sotterranea, melodicalmente plumbea. "Scarlet" dinamizza sonorità dark-electro / EBM / industrial 'dance-oriented' processando sistematiche cadenze midtempo ornate da razionali estensioni tastieristiche e da rivoli di sequencing, mentre un canto corrosivo domina con tutto il suo livore, diffondendo nelle musiche aggressità, astio e risolutezza. "Neuroveil" aumenta la velocità ritmica attraverso un planning percussivo uptempo di drum-machine e sequencer, affiancato dalle taglienti vocalizzazioni di Aleksi e dalle sintetiche armonie di keyboards, in una catturante traccia dark-electro / EBM / industrial da ballare freneticamente senza sosta. Dalla seguente "The Deep Red Heart" scaturiscono impetuose sonanze che infervorano mente e corpo, esaltando un pulsante drumming midtempo eroso dalle perfide modulazioni vocali che si riversano sulle fredde armonie dei synths, ciò in un dark-electro / EBM / industrial eseguito con determinazione e rigore. "Submerged" rivela più che mai l'equilibrio tra classicismo Neue Deutsche Welle e formule dark-electro / industrial che distingue l'impronta sonora dei Miseria Ultima; il binomio drum-programming / sequencer elabora vigorose propulsioni uptempo, sincronizzate ai fluorescenti hit tastieristici ed all'asprezza del canto, il cui insieme punteggia geometricamente questa traccia dalle notevoli tendenze clubby. Percussività sinotticamente downtempo, vocals robotici, intensi flussi di pads ed effetti spaziali, compongono il melodismo evoluto della magnifica "Halo Of Affliction", ovvero ciò che si ascolterebbe all'interno di una Mothership aliena; il ricercato magnetismo futurepop / dark-electro insito in questa song dimostra in modo esaustivo ulteriori inclinazioni di Aleksi e Kimmo verso la sperimentazione elettronica. "Latter Disarray" rilancia l'efficace modello dark-electro / EBM / industrial mediante ultra-ballabili architetture ritmiche midtempo, mordaci harsh vocals e metallizzate armonie di synths, mentre la susseguente "Shapeshifter Of Dreams" predilige simmetrie percussive midtempo più snelle, conservando intatta la naturale asperità del canto e le solide, melodiche congiunture dei synths, a compimento di un dark-electro / industrial, come sempre, di grande attrazione. Intermittenti bass-lines, drumming stroboscopico midtempo, urticante durezza vocale, imponenti muraglie di synths ed ossessive replicazioni di sequencers, sono invece le peculiarità della conclusiva "Vertigo", la quale interpreta in modo più che mai energicamente ballabile il paradigma dark-electro / EBM / industrial fin'ora così abilmente suonato. Un'egregia performance. Un newcomer duo che sa trasmettere senza compromessi esuberanza sonica, determinatezza concettuale ed altissimi livelli di intrattenimento. Questa è la strategia che fa dei Miseria Ultima un progetto vincente, ciò grazie alla sinergia di tre distinte attitudini: spiccate risorse ispirative, completa padronanza degli strumenti e, soprattutto, perfetta conoscenza delle aspettative dell'audience. "Phosphor" congloba praticamente ciascuno degli elementi bramati dai followers della musica dance-avanguardistica, soddisfando anche i cultori di questo genere più esigenti e disincantati, confermandosi quindi a pieno titolo come un 'must' del recente paragrafo alternative electro. Ogni ascolto di questo stupendo album non sarà mai l'ultimo.

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Unitary - "Woke" EP - by Maxymox 2018

FOTO  Piattaforma hi-tech dello stoccolmese Johan Hansson, Unitary è un solo-act nato nel 2001, supportato nelle live sessions dal musicista e mastering engineer Daniel Söderberg. La carriera musicale del protagonista fu caratterizzata inizialmente, durante il periodo compreso tra il 1992 ed il 2003, dalla sua militanza, nel ruolo di drummer, tastierista e produttore, in una black/trash metal, attività intrapresa parallelamente al progressivo interesse di Johan verso le strumentazioni elettroniche, nonchè verso quelle forme avanzate di suono delle quali egli è tuttora artefice. Il primo, concreto start-up nella scena electro-synthpop, avvenne solisticamente con l'appellativo Cyanide, attraverso cui Johan realizzò le quattro tracce di "Desolate Ways", mini CDr licenziato nel 2002 dal brand svedese Off Label Production. Oggi, Johan Hansson è titolare, fondatore ed unico membro dei progetti individuali Unitary e We The North, due interpretazioni che a loro volta seguono differenti percorsi concettuali-musicali basati su molteplici elementi spazianti da un'esclusiva decodifica percettiva dei suoni e dei rumori circostanti, dai personali stati emozionali, fino all'elaborazione delle esperienze di vita che la sensibilità dell'artista esamina quotidianamente: tutto ciò è trasformato in modulazioni accattivanti, inconfondibili, impreziosite da liriche sempre capaci di raggiungere con estrema efficacia intelletto ed anima. Il sound system di Unitary differisce da quello appartenente a We The North per la sua impronta denominata dallo stesso artista 'Emotional Body Music', ispirata dall'analisi riguardante le intricate, corrotte dinamiche che caratterizzano i livelli più alti della moderna società e musicalmente orientata attorno uno stile elettronico EBM / futurepop / dark-synthpop ritmicamente veloce, mentre We The North predilige malinconiche sonanze definite 'Nordic Noir, emblemi delle oscure stagioni scandinave ed integranti prevalentemente classiche eufonie synthpopish. Sono inoltre segnalabili per la loro rilevanza le precedenti ed estemporanee collaborazioni di Johan come guest vocalist con il duo-act electro / synthpop tedesco Frozen Plasma e con il floridian dark electronic / future-darkwave duo Les Anges De La Nuit nel loro album del 2015 "Vanity Will Perish", mentre il duo-project electro / industrial / EBM svedese Neurobash creò nel 2014, per la propria label Aeongate, la cover di "Mkultra", song di Unitary estratta dall'album "Misanthropy". Unitary debuttò discograficamente con "Second To None", full-lenght di otto tracce pubblicato nel 2003 dalla Off Label Production, seguito nel 2011 - dopo un lungo periodo dedicato a cooperazioni musicali sotto diversi pseudonimi ed alla partecipazione dal 2004 al 2012 a quattro prestigiose complilations della label tedesca Zillo Music Media - da "Safe From Harm", superlativo album di dodici tracce che siglò la firma di Unitary con la celeberrima label tedesca Infacted Recordings, la quale licenziò nel 2012 anche "Misanthropy", full-lenght di tredici songs. Nell'anno 2015, oltre all'apparizione di Unitary nell'antologia edita dalla Infacted Recordings "Digital Infaction - Strike 1", vennero pubblicati due Extended Play: il primo, nuovamente edito dalla Infacted Recordings, fu "Torching Utopia" di otto episodi - uno dei quali vocalizzato da Reagan Jones, lead-singer dei texani synthpopper Iris - con i remakes dell'electro / EBM / synthpop duo svedese Mechatronic, del dark-electro / EBM duo norvegese Kant Kino, del duo dark-electropop svedese Machinista, dell'EBM / electro / industrial band svedese Trakktor, di quella synthpop / futurepop messicana Electrovot e dell'one-man act industrial/EBM austriaco Nachtmahr, succeduto dall'EP limited edition di sette tracce "Unafraid" licenziato dalla Off Label Production, con remixes della electro / EBM band svedese Autodafeh, del progetto americano EBM / industrial / synthpop di Tom Shear Assemblage 23, della electro-pop band francese Dekad e di Nico J. aka il solo-act industrial / synthpop / dark ambient sudafricano Acretongue. "Woke", la nuova release di Unitary pubblicata nel 2018 dalla Off Label Production ed ora trattata da Vox Empirea, costituisce un evento di grande rilevanza nel panorama electro ed ancora un inappuntabile modello di interazione artistica; sei dei sette capitoli della tracklist sono infatti affidati al remixaggio di notabili progetti internazionali, i quali, grazie ai loro contributi, aggiungono valore a questo EP che risulterà certamente gradito a tutti i fans del genere e che lascerà dietro di sè una positiva risonanza mediatica. Il testo della song parla intrinsecamente del 'risveglio' da una situazione collettiva di 'torpore mentale', quella condizionata dal mainstream globale - ingannevole simulazione della realtà - i cui effetti impediscono alle manipolate-dormienti masse industrializzate di comprendere e valutare obiettivamente ciò che accade a loro stesse e nel mondo, inibendo il desiderio di conoscere, di pensare e decidere autonomamente. "Woke" scuote dalla narcosi psichica, riattivando la ragione e la capacità di guardare oltre le illusorie apparenze; l'original version della song apre la title-track della release, esibendo la sua struttura 'intelligent electro / synthpop' creata mediante lineari traiettorie midtempo di drum-programming e sequencer, sulle quali Johan accorda un canto catturante ed intensamente comunicativo, intonato con timbriche armoniose, profonde, accompagnate da un incalzante quanto polimorfo tastierismo. Il secondo atto dell'EP è "In The Age To Come", un formidabile electro / synthpop abbellito dall'inebriante voce di Reagan Jones e remixato dal progetto electro / synthpop norvegese Spektralized, il cui schema sonico predispone un ballabile drumming midtempo, euritmiche intarsiature tastieristiche, pulsanti bass-lines e forforescenti segmenti di sequencer. Gli ex Code 64, ora Xenturion Prime, synthpop / EBM / electro duo norvegese, rielaborano "Woke" accentuandone la ballabilità attraverso un irresistibile binomio di drum-programming midtempo e fulgidi synths, configurando vocals androidi ed arrangiamenti avanguardistici, rendendo questo remake perfettamente adatto per gli alternative dancefloors. La terza trasposizione di "Woke" è remixata da Acretongue, il quale processa il canto di Johan all'interno di un'atmosferica, minimale ed estesa introduzione di tastiera e flussi di sequencer, seguita verso la metà della traccia da una musicalità dark-synthpop più consistente, fatta di accordi trasversali, echeggiati vocal sampling ed interferenze elettroniche sincronizzate con il drumming midtempo. "Woke", riassemblata questa volta dal duo electro / synthpop svedese Vanguard, riacquisisce leggerezza e ballabilità attraverso una morfologia synthpopish più snella avente per prerogative smaglianti hits tastieristici, le cui seducenti melodie si alternano ai vocals, fondendosi quindi con le meccaniche scansioni midtempo del drum-programming e del sequencing. La rilettura di "Woke" eseguita dal solo-project electro / synthpop / industrial americano IIOIOIOII - aka Christopher Gurney - diminuisce i parametri ritmici della traccia, settando il drum-programming su una modalità intermedia downtempo-midtempo sistematicamente cadenzata, circondata dalle cristalline luminescenze delle tastiere e dalle suggestive intonazioni di Johan, in un insieme di cerebralismo sonoro e stimolazioni sensoriali che abducono al primo ascolto. Altrettanto dinamica quanto la prima versione, "In The Age To Come", vocalizzata da Reagan Jones e riedizionata dal D.J. / producer / remixer tedesco Rob Dust, chiude magnificamente la tracklist, combinando trascinanti, ballabilissime metriche percussive midtempo di drum-programming e sequencer, le quali sospingono sonorità futurepop / synthpop composte mediante tratteggiate bass-lines, potenti-funzionali sezioni di drumming midtempo, fascinose congiunture di tastiere e limpide melodie vocali. Scrupoloso 'osservatore-captatore' delle vicende umane e delle acustiche attornianti, Johan converte il suo universo interiore in espressioni musicali tecnicamente progredite. Annoverabile come esponente di spicco della 'new electro generation' europea e, sicuramente, come uno dei progetti maggiormente rappresentativi di quella boreale, Unitary stupisce ancora una volta con un nuovo repertorio di suoni sintetici proporzionalmente armoniosi e pensieri contraddistinti da una visione esistenziale indagatrice, tutto ciò con la finalità di congiungere udito ed intelletto, suono e riflessione: "Woke" è una coinvolgente release che riceverà oggi come domani la meritata acclamazione in ogni ambito. Attraverso Unitary e We The North, la technological music attuale acquisisce un significato ancor più importante ed autentico, abbandonando quello generico in uso semplicemente per definire uno stile musicale. Non serve aggiungere altro per rendere onore a questo grande artista scandinavo altamente quotabile ed alla sua ennesima, straordinaria performance, collocabile con orgoglio in ogni rispettabile collezione. Grazie per la tua insostituibile presenza nel macrocosmo electro, Mr. Hansson.

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Urze De Lume - "Vozes Na Neblina" - by Maxymox 2018

FOTO Ensemble portoghese composta ufficialmente dai quattro membri quì descritti con le rispettive strumentazioni suonate durante le live sessions: Ricardo Brito ( studio-composition / Portuguese bagpipe / rabel / viola campaniça / classical guitar / folk guitar / horns ), Tiago Matos ( war drums / percussions / horns ), Gonçalo do Carmo ( war drums / galician bagpipe / viola campaniça / bass / small percussions / horns ) e Hugo Araújo ( sampling and 'shamanic' percussions ). Concettualmente ispirata dalle mitologie derivanti dagli indoeuropei lusitani - antenati dei moderni portoghesi, i quali popolarono nell'Era pre-romana il settore più occidentale della penisola iberica, corrispondente all'attuale Portogallo e alla regione spagnola Estremadura - la musica degli Urze De Lume è dimensionalmente sospesa in un remoto passato collegato alle leggende ereditate dai loro progenitori, fortemente radicate a loro volta nei rituali dedicati alla primordiale ed eterna appartenenza dell'Uomo alla Natura, intesa come 'unità inscindibile', nella quale si combinano contemporaneamente devozione verso la Forza generatrice, fierezza delle proprie origini, culto della Madre Terra, esoterismo, sciamanesimo, rivalutazione delle tradizioni e misteriche liturgie pagane. La band, fondata nell'ultima parte del 2009 da Ricarco Brito, Tiago Matos e José Marques, si avvale fin dagli esordi dell'amichevole collaborazione artistica di musicisti esterni, da sempre sostenitori degli Urze De Lume. Allo scopo di ottenere l'adeguata musicalità finalizzata alla proiezione mentale di soundscapes risalenti ad epoche remote, il progetto impiega con rara destrezza strumentazioni folcloristiche iberiche, le cui orchestrazioni, caratterizzate da sonorità vividamente coinvolgenti, espandono un'ininterrotta sequenza di atmosfere suggestive e visionarie, le quali trasportano a ritroso la materialità del presente oltre i secoli, raggiungendo con la fantasia luoghi incantati, arcani contesti celebrativi e scenari di vita perduti nel tempo; ne conseguono esecuzioni sonore simultaneamente circoscrivibili in un range dark-folk ed in una personalizzazione stilistica definibile come 'natural-ambient'. La discografia degli Urze De Lume risale al 2012, anno di pubblicazione del self-produced debut album “Ibéria Oculta” contenente tredici tracce, seguito nel 2014 dalla digital release autoprodotta “11”, un live album composto da undici songs registrate durante il concerto tenutosi nel 2011 a Maia, Portogallo. Successivamente, nel 2015, la band rilasciò “Caminhos Da Urze”, self-produced full-lenght limited edition di quindici tracce distributo dalla label spagnola Soliferro, i cui sei pannelli della digipak sleeve sono impreziositi dalle immagini realizzate dall'illustratrice di folk-art spagnola Albæ Mostazovska. Segnalabili per la loro importanza sono inoltre le partecipazioni della band a due compilations: “Devotioceltibérica”, datata 2015 e licenziata dalle labels spagnole Gradual Hate Records / Soliferro, susseguita da “Raíz Ibérica”, rilasciata unitamente nel 2014 dalla label austriaca Ahnstern e dalla Soliferro. Un'altra eccellente apparizione degli Urze De Lume è quella all'interno di “Mar Deserto”, album solistico autoprodotto nel 2014 dal musicista-chitarrista portoghese Ricardo Gordo, nel quale la band partecipa con una traccia. “Vozes Na Neblina”, ora analizzato da Vox Empirea, è l'EP del 2017 edito dal celebre brand portoghese Equilibrium Music: esso include quattro tracce suddivise in due preludi narrati e due episodi strumentali. L'opener è l'omonima "Vozes Na Neblina", poema raccontato attraverso le spoken-words pronunciate con voce magicamente assorta e profonda da Carles Jimenez, primo dei due protagonisti del duo-act acoustic neofolkish / apocalyptic psychedelic iberico Àrnica, i cui fraseggi riverberano tra il crepitante rumore di fuoco udibile nel background. Arpeggi di chitarra acustica che diffondono malinconiche armonie dark-neofolk, congiunte ad un ritmo lentamente ed ipnoticamente scandito richiamante l'estasi sciamanica, costituiscono la struttura di "Quando As Nuvens Escurecem", anticipante "Vozes Na Neblina II", componimento vocale enunciato dal secondo elemento dgli Àrnica, Daniel Pablo, le cui cogitabonde tonalità, congiuntamente allo scoppiettio di fiamme percepibile nei sottostrati della traccia, conferiscono all'esposizione un'intensa aura evocativa. Tribale strumentalità aerofona, trascendenti flussi di melodie dark-folkish generate da equipaggiamenti cordofoni ed attraverso una percussività minimale, contraddistinta da tambureggiare guerresco con rarefatti contrappunti di sonagli, formano un vortice spazio-temporale che attira virtualmente in una prospettiva arcaica: tutto ciò in "Outono Eterno". Musica coinvolgente ed emozionalmente fatata, quella degli Urze De Lume seduce attraverso la polarizzante fascinazione e l'originalità di suoni millenari, epigonici delle primordiali acustiche degli Avi lusitani, fedelmente interpretati con passione ed autenticità. Tutta la discografia della band costituisce un'interessante opportunità per scoprire culture perdute tra le spirali del Tempo, tuttavia mai dimenticate ed oggi rivissute sottoforma di melodismi poeticamente ancestrali, formulati conservando intatte le loro peculiarità tramandate nel corso delle generazioni; l'Extended Play "Vozes Na Neblina" condurrà l'ascolatore nell'esplorazione di questo atavico, illusorio macrocosmo con il quale egli relazionerà spiritualmente, catturato da un'energia imperscrutabile, contemplativa, potente. Tutto ciò è possibile. Gli Urze De Lume non hanno mai smesso di crederci.

Recensioni 2018 ita
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